SOMMARIO: Quando il Pli torinese era molto forte, ma poco incisivo – Piero Fassino – L’Iran brucia – Lettere

Quando il Pli torinese era molto forte, ma poco incisivo
In seguito all’apertura a sinistra della Dc che portò il Psi al governo, nelle elezioni politiche del 1963, il Pli ebbe in Italia, in Piemonte e a Torino un grande successo elettorale sotto la guida di Malagodi. Chi fa le Messe cantate per Zanone escludendo personalità della cultura che hanno una loro importanza, dovrà dire, anche solo recitando a bassa voce, che il Pli di Zanone rischiò di scomparire dal Parlamento e divenne un partitino. Solo Zanone venne eletto nel 1976. Il Pli di Malagodi ebbe invece un grande successo, anche se la sua opposizione non raggiunse obiettivi politici e solo nel 1972 il partito riuscì per pochi mesi a tornare al governo con Andreotti. Fu l’effetto dell’avanzata missina Dn e delle tentazioni filocomuniste del Psi di De Martino che mandarono in crisi il centro – sinistra. A Torino vennero eletti i seguenti deputati: Giuseppe Alpino, unico uscente, il dirigente FIAT Vittore Catella, il droghiere all’ingrosso Enrico De Marchi e l’imprenditore Luigi Cerutti (che dopo poco tempo uscì dal partito). Al Senato vennero eletti l’ imprenditore Giacomo Bosso , il medico dirigente Fiat Cesare Rotta e il pensionato Perpetuo Massobrio. Nella circoscrizione di Cuneo venne riconfermato Vittorio Badini Confalonieri. Nella circoscrizione di Cuneo, terra di Giolitti, Einaudi e Soleri, il successo fu minore. Novara, Biella e Vercelli non riuscirono ad eleggere un parlamentare liberale. Un motivo che spiega un successo limitato fu la mancanza di uomini e donne conosciuti in zona e la presenza di molti democristiani moderati come Giuseppe Pella. I parlamentari eletti in Piemonte, se si esclude la caratura politica di Badini Confalonieri, furono di rilievo politico limitato: professionisti, dirigenti Fiat, imprenditori, pensionati, persino il presidente dell’associazione dei padri di famiglia salesiani che a Mirafiori venne eletto senatore in modo sorprendente.

Erano quasi tutti filo monarchici. A loro non si aggiunse non eletto per mancanza di voti l’ex monarchico Mario Altamura che era passato al Pli dal Pdium pochi mesi prima delle elezioni, decretando la fine del partito monarchico. Un grande artefice del successo liberale fu Filippo Arrigo, storico segretario torinese del Pli a cui subentrò in tempi successivi l’improvvido ed incapace Mario Arcari , destinato nel 1975 a passare a sostenere la giunta socialcomunista di Novelli in cambio di posti di sottogoverno. Arrigo meriterebbe un ricordo a sé. Abitava ad un portone di distanza da dove abitavo io, ma non si stabilì mai tra noi un rapporto che sicuramente sarebbe stato interessante almeno per un giovane come me. Arrigo – mi diceva mio padre – è una vecchia volpe della politica , ma è un uomo onesto e in questo giudizio lo appaiava con la preside Pangallo Barella, l’unica liberale che aveva le qualità per andare in Parlamento , ma che un partito misogino come il Pli non ritenne mai di sostenere. Sta di fatto che quel gruppo di parlamentari – salvo Badini che nel 1972 divenne ministro – non riuscì mai ad emergere nell’attività a Roma . Alpino era poco più che un funzionario di banca e non era l’economista che diceva di essere.

Divenne sottosegretario con Andreotti. Fuori dal Parlamento, alla guida del (San Paolo) c’era Luciano Jona, il più eminente liberale torinese in assoluto. I valori della laicità erano quasi esclusi e uno dei deputati, Catella, era stato un pluridecorato combattente in Spagna dalla parte di Franco . Il Senatore dei padri di famiglia, un pensionato assai poco addentro alla politica e quasi in nulla liberale. Nel 1968 il gruppo fu drasticamente ridotto , nel 1972 , malgrado l’ ingresso al Senato del grande Manlio Brosio, fu ulteriormente ridimensionato e nel 1976 con Zanone si ridusse ad un solo deputato a Torino, Zanone stesso e Costa a Cuneo che, usando anche l’arma clientelare, sconfisse Badini Confalonieri .Entro’ in Senato a Saluzzo, ma solo nel 1976 ,perché prima fu vice presidente del Consiglio Regionale, il prof. Beppe Fassino, che divenne in tempi successivi stottosegretario e capo gruppo in Senato.Nel 1972 fece la sua comparsa alla Camera Renato Altissimo, imprenditore, togliendo il seggio a De Marchi. Allora Altissimo era il capo e il finanziatore della corrente a cui aderiva Zanone. Questi appunti di storia liberale non sono certo completi ed esaustivi, ma nessuno finora ha incominciato a scriverne. E’ bene che rimanga qualcosa di nero su bianco a dire se non la verità assoluta, almeno una lettura distaccata di un osservatore liberale non militante che ha seguito con attenzione la politica piemontese della seconda metà del secolo scorso.
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Piero Fassino
La piccola vicenda di Piero Fassino conclusasi senza interventi giudiziari di sorta per lo strombazzato profumo all’ aeroporto di Roma, deve considerarsi strachiusa. Fassino è un esponente politico importante. La fusione a freddo del Pd avrebbe avuto ben altri esiti con lui alla guida. E’ stato due volte ministro, sindaco di Torino dí straordinario valore, uomo politico colto.
Adesso è stato stato quasi condannato al silenzio dal suo partito, anche perché non è ProPal come Violante.

Sono uomini che non conoscono la demagogia. Persino Bonacini è andato con la Segretaria che appare dogmatica e un po’ autoritaria ,alla ricerca frenetica di una candidatura a presidente del Consiglio che non avrà quasi sicuramente. La segretaria boicotta il sì al referendum come fosse una crociata ed è sempre astiosa. Il Pd sta perdendo la sua qualità principale : la democrazia interna diventa sempre più asfittica. Quasi a rimorchio della sinistra estrema e dei 5 stelle.La componente democratica liberale è quasi inesistente . Fassino sapeva tenere dialoghi aperti anche quando era segretario del PCI a Torino. Oggi il sistema si ispira a Livia Turco e a Rosi Bindi.
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L’Iran brucia
Quanto sta accadendo in Iran è la premessa per sconfiggere la dittatura islamista che opprime il paese. E’ un momento storico di grande importanza che può significare per gli uomini e le donne iraniane la possibilità di risorgere a nuova vita. La condizione delle donne ha raggiunto livelli che non esiterei a definire barbari. In Iran hanno bruciato chiese cristiane, i cattolici e gli armeni sono stati perseguitati. La dittatura komeinista imperversa sempre più soffocante, anche con i musulmani non servi del regime che si stanno ribellando al Medio Evo islamico. E’ il momento di schierarsi con la lotta coraggiosa degli Iraniani senza esitazioni ed ambiguità.E’ un dovere morale prima ancora di un impegno civile che deve partire in primis da tutta Europa. In Italia bisogna muoversi.

Le diplomazie devono attivarsi. Finora si fa troppo poco. Ci sono forze politiche che ignorano il regime iraniano per difendere Maduro. Una scelta scellerata e incredibile che ci fa comprendere la ristrettezza mentale di certa sinistra estrema. Non è solo faziosità estrema, ma un limite mentale penosamente evidente. Ciò che accade in Iran non ci impedisce di dire che Trump deve invece calmarsi. Il dire che il suo unico limite è la sua morale, non il diritto è una provocazione che evidenzia una rozzezza intollerabile in un capo di Stato. Bene aver neutralizzato Maduro, molto male mirare in primis al petrolio. Non credo abbia mai letto Romiti, ma anche per lui l’unica morale è il profitto.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com.
Rituali di corte

Noi non ci sentiamo toccati dalla comunque opportuna smentita del Principe. Noi abbiamo scritto che la sua vicenda privata non ci interessa. Dare così rilievo ad essa con un comunicato ufficiale forse oscura un po’ la privatezza della vicenda stessa. Ma è solo un’impressione. Noi siamo estranei a certi rituali di corte.
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Badanti
Mia suocera negli ultimi anni di vita ha dovuto far ricorso ad una badante rumena. Gli italiani non erano disponibili. Morta mia suocera, abbiamo ricevuto una lettera dalla badante con la richiesta di oltre 12 mila euro di festività non pagate, pena il ricorso al giudice. Abbiamo dovuto mettere un avvocato. La verità è che la signora che ricevette anche favori e benefit di ogni tipo da mio cognato e figlio dell’anziana, venne pagata su sua tassativa e ultimativa richiesta in nero per i giorni festivi, affermando che diversamente non sarebbe venuta a lavorare per una signora in agonia da oltre un anno e voleva anche un passaggio in auto fino a casa. Questa è una situazione generalizzata? Aggiungo un particolare che ebbe una cifra transata di circa la metà, ma in nero! Lettera firmata

Ho avuto anch’io esperienze analoghe con mio padre. Fu difficile avere badanti, mia moglie ne ebbe per suo padre anche di disoneste e ladre, che portavano a trascorrere la notte un compagno per scopi erotici, senza ovviamente assistere l’ammalato, travolte dal sesso. Mal comune mezzo gaudio ? No, mancanza invece di rispetto per gli anziani, mancanza di controlli adeguati, sfruttamento cinico delle emergenze. Anche un’associazione che doveva tutelare i datori di lavoro incamerò la quota, ma non fece quasi nulla. Ma i giornali non scrivono di queste cose.
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Bipolarismo
Fino a che non si faccia una riforma istituzionale come vorrebbe la Casellati e la premier Meloni, il sistema bipolare è indispensabile nelle elezioni, anche per evitare ”certe porcate“. Lei cosa ne pensa? Vittorino Pes Sassari

Io nel ‘93 ero fiero oppositore del bipolarismo e convinto sostenitore del proporzionale. Avevo votato contro ai referendum di Segni che diedero un colpo mortale alla prima Repubblica che io amavo e rimpiango anche oggi. Fu la storia migliore d’Italia. Mancava la governabilità perché non si votò per il premio di maggioranza nel 1953. Ma un forte partito democristiano consentì lo stesso la continuità che andò in crisi quando Moro strizzò l’occhio lino al PCI. Dal 1994 lentamente, nei decenni, sono diventato maggioritario e favorevole al bipolarismo. Berlusconi e Prodi hanno fatto miracoli. Pertanto, pur con tutti i limiti attuali, sono contrario ai vari moderati, centristi, terze forze che sono solo debolezze. Io voglio sapere chi vince il giorno degli scrutini e non voglio delegare ai partiti nulla dopo il voto o, almeno, pochissimo. Vorrei però un ritorno delle preferenze , ma capisco che il Mattarellum, il sistema migliore, non può prevederle. Le piccole forze centriste devono fare come Lupi e Renzi. Devono aggregarsi ai due poli senza pretendere di fare i Casini o i Fini o i Follini o i Calenda. Oppure devono accontentarsi di qualche seggio nel proporzionale previsto nel Mattarellum. I due poli sono l’unico avvenire italiano, meglio se in una repubblica semipresidenziale. Macron e Trump hanno ucciso le repubbliche presidenziali.

