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Il riformismo cattolico di Ezio Alberton

 

Ingegnere all’Olivetti, riformatore cattolico colto e preparato, legatissimo al canavese ma capace di una visione politica dall’orizzonte più ampio, accompagnata da spiccate doti di impegno, rettitudine e tenacia che lo fecero conoscere e apprezzare, Ezio Alberton era nato a Ivrea il 22 marzo del 1940. Impegnatosi politicamente in giovanissima età partendo, come si usava dire un tempo, dalla “gavetta” si distinse nelle file della Democrazia Cristiana e nelle istituzioni. Autorevole dirigente di partito a Ivrea, presidente del Movimento giovanile dello scudo crociato canavesano, vicesegretario provinciale e regionale, consigliere nazionale della DC, svolse un’intensa attività come pubblico amministratore a Ivrea, in provincia e in Regione durante la seconda e la quarta legislatura. Se durante la sua prima esperienza in Consiglio regionale fu vicepresidente della prima commissione permanente (Programmazione, Bilancio, Patrimonio, Personale, Enti Locali, ecc.) Ezio Alberton ricoprì l’incarico di assessore nel corso della quarta legislatura  che segnò la fine dell’esperienza decennale delle giunte di sinistra in gran parte degli enti locali  e alla Regione. La svolta politica, nell’estate del 1985, portò  alla formazione di una maggioranza di pentapartito che in Consiglio regionale poteva contare sul voto di 36 consiglieri. Vittorio Beltrami, democristiano nato a Omegna sul lago d’Orta, venne eletto presidente della Giunta. Insieme ad Alberton, al quale toccò l’assessorato all’Istruzione, entrarono in giunta Bianca Vetrino (PRI)  come vice presidente, i democristiani Mario Carletto, Emilio Lombardi e Riccardo Sartoris, i socialisti Eugenio Maccari, Michele Moretti e Aldo Olivieri , Antonio Turbiglio  del PLI e Giuseppe Cerutti in quota ai socialdemocratici. Anni intensi con il varo del piano regionale di metanizzazione, gli interventi sulla rete dei musei in collaborazione con la scuola, la ricerca di risorse per il finanziamento di grandi progetti come l’interporto di Orbassano, il sistema degli acquedotti, i progetti per il disinquinamento e l’agricoltura. Un serrato confronto si sviluppò sull’attuazione della “legge Galasso” per la tutela paesaggistica delle aree fluviali.

I temi ambientali irrompono con l’incidente di Chernobyl quando un’esplosione nella centrale nucleare provocò la nube radioattiva con i  danni e le preoccupazioni che l’accompagnarono  anche in Piemonte dove si  riaccese la discussione sulla scelta dell’insediamento della centrale elettronucleare di Trino Vercellese e sulla sicurezza degli impianti. Tra i violenti nubifragi che sconvolsero la val Formazza e l’alta Ossola, l’alto Cavanese e l’alessandrino, dimostrando una volta di più la fragilità del territorio piemontese e la questione dell’ ACNA l’ambiente restò una spia rossa accesa nel lavoro e nell’attenzione della Regione. Nel maggio del 1988, con il contributo e il patrocinio della Regione si aprì a Torino il Primo Salone del Libro. Un evento culturale importante al quale Ezio Alberton collaborò con passione, “un’idea luminosa con un pizzico di follia” come la definì lo scrittore premio Nobel Josif Brodskij nel corso della cerimonia inaugurale del Salone al Teatro Regio il 18 maggio 1988. Pochi mesi dopo, il 2 luglio del 1988, a soli 48 anni il giovane assessore regionale di Ivrea perdeva la vita stroncato dal male incurabile che aveva combattuto con tenacia lavorando sino alle sue ultime settimane, lasciando un grande vuoto nella politica piemontese. Aldo Viglione, Presidente del Consiglio regionale a quell’epoca, rammentò come Alberton facesse parte di quella categoria di persone che consideravano la politica servizio e speranza soprattutto “per il suo Paese e per la società, per i più umili, per quelli che hanno sempre e solo conosciuto l’ombra e mai il sole”. L’allora capogruppo della DC a Palazzo Lascaris era Gian Paolo Brizio. A lui toccò l’ingrato compito di commemorarlo, reprimendo per quanto possibile commozione e dolore anche se le parole sofferte tradirono quei sentimenti: “La morte fa parte della vita, ne è momento ineludibile, tuttavia anche per noi che pure abbiamo un preciso riferimento di fede quando la morte colpisce un uomo ancora giovane, nella piena maturità, che sta dando il meglio di sé alla famiglia e alla società accettarla è difficile. Potremmo ripetere più umilmente l’invocazione di Paolo VI ai funerali di Aldo Moro: “Signore, Tu non hai accolto la nostra preghiera poiché anche noi abbiamo pregato per una guarigione tanto sperata, risultata peraltro impossibile”. Tratteggiò il profilo di un uomo che godeva della stima e dell’apprezzamento di tutti, anche degli avversari più tenaci e accaniti. Disse: “Ezio Alberton è stato esemplarmente uno di quei liberi e forti che hanno accolto il sempre attuale invito sturziano ai cattolici democratici per un impegno nella vita sociale e politica”.  Un uomo libero nelle sue scelte e nel confronto, cultore di quella libertà “che secondo la massima mazziniana non ha pericoli se non per chi ha in animo di tradirla”. Libertà come diritto e come dovere per un uomo forte nelle passioni e nei sentimenti, nel rigore del lavoro e anche nella sofferenza. La raccolta di scritti  di Alberton “Fare politica per la città dell’uomo” (pubblicata postuma dalla Litografia Bolognino di Ivrea nel 1989) è ancora oggi una fonte documentale preziosa per conoscere meglio questo protagonista della vita politica piemontese scomparso troppo presto.

Marco Travaglini

 

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