La sessualità femminile

La sessualità è sicuramente cambiata negli ultimi anni, quella femminile in particolare.

Complice il cambiamento che ha interessato il ruolo sociale delle donne, queste hanno modificato (e in parte subìto) anche le abitudini sessuali. Si è passati da una donna, il cui ruolo era quasi esclusivamente quello di donare piacere al maschio e consentirgli la prosecuzione della specie, grazie anche alla pratica di assegnare ai nascituri il cognome paterno, ad una donna partecipe della propria sessualità, del proprio piacere.

In una società che tuttora è patriarcale, dove i Comandamenti non dicono di non desiderare l’uomo di altre ma solo la donna, dove molte madri continuano ad insegnare alle figlie che, anche se il marito ogni tanto si prende qualche svago con una collega, l’importante è che la famiglia resti unita, la vera emancipazione femminile e la parità di fatto faticano ad affermarsi. Per fortuna tra i giovani c’è maggior sensibilità su questo tema e se da un lato le donne sono più attente a reclamare i propri diritti, dall’altro gli uomini sono più disposti, direi favorevoli, a questa parità anche sotto le lenzuola.

L’ingresso delle donne nella politica, la maggior presenza nel mondo del lavoro, della cultura e della scienza ha permesso alle stesse di acquisire una maggior consapevolezza del proprio valore, di quale possa e debba essere il loro ruolo nella società.

L’unico baluardo del maschilismo consiste, forse, nell’allevamento e nell’educazione dei figli troppo spesso ancora oggi delegato in toto alle mamme.

E’ innegabile che le donne abbiano, finalmente e tranne casi di interesse psichiatrico, conquistato il diritto a non subire il concepimento e la gravidanza, a raggiungere il piacere e non solo a concederlo al partner diventando così protagoniste della propria vita, indipendentemente dal diventare madre o no, separando il raggiungimento del piacere dalla funziona meramente riproduttiva.

In Inghilterra ogni donna, dall’adolescenza in poi, possiede un vibratore (o dildo, come preferite) perché la masturbazione viene vista come una pratica perfettamente normale, anche quando si ha un partner o, a maggior ragione quando non lo si ha, se si decide di praticare autoerotismo; in Italia il solo parlarne provoca ancora imbarazzo.

I preliminari, un tempo appannaggio esclusivo degli adolescenti che praticavano il petting non potendo andare oltre, ora sono richiesti dalle donne e talvolta preferiti alla penetrazione, anche per il minor rischio che comportano di contrarre malattie o iniziare gravidanze indesiderate se ci si trova, all’improvviso, privi di precauzioni.

Se, come dicono le ricerche, le donne hanno in prevalenza orgasmi clitoridei va da sé che i preliminari possono essere la forma più semplice e più immediata di procurare piacere alla partner, riducendo a zero i rischi di trasmissione delle malattie.

Non dimentichiamo, inoltre, che lo sdoganamento nell’omosessualità, almeno nella maggioranza della popolazione, consente alle donne di sperimentare nuove forme di incontro, nuove forme di piacere arrivando, non di rado, a cambiare orientamento sessuale specie dopo una delusione d’amore.

Ma come reagiscono i maschi a questo cambiamento sociale?  Partendo dal fatto che, nelle dinamiche di coppia, Il sesso occupa un posto importante con tutta la sua complessità ed in tutte le sue sfaccettature dobbiamo considerare che ognuno dei partner di una coppia non vive la sessualità soltanto come spinta propria ma anche di riflesso alla relazione stabilita col partner, delle soddisfazioni che riceve e della gratificazione che la coppia produce l’un l’altro; questa conquista da parte delle donne provoca non di rado e soprattutto fra i meno giovani ansia da prestazione e problemi di disfunzione.

Per contro, nelle fasce di età più avanzate non vi è grande tale sensibilità nei confronti della sessualità di coppia: troppo spesso, di fronte ad una partner che rifiuta il sesso, non ci si domanda quale possa essere la causa (problemi sul lavoro, menopausa, igiene del partner, preoccupazioni, malattia di cui il partner non è a conoscenza, e così via) ma si preferisce ovviare al problema rivolgendosi altrove, cosicché il problema, anziché risolversi, si cronicizza.

Anche in questo caso, i giovani hanno molto da insegnare ai più anziani.

Sergio Motta

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