Esiste ancora la morale?

Il concetto di morale è quanto mai soggettivo ed è fortemente influenzato dalla cultura del luogo, dalla latitudine e dall’epoca storica; vi sono comportamenti che ai giorni nostri sono totalmente accettati (si pensi al topless, ad una donna da sola al bar, una donna che fuma per strada) mentre solo 50 anni fa alcuni erano addirittura un reato.

Che dire allora dello ius primae noctis, che ora equivarrebbe a violenza sessuale, sequestro di persona e sfruttamento della schiavitù?

Ai giorni nostri si sente un gran fermento intorno ai valori morali dei giovani e, in generale, alla perdita di valori che la nostra società mostra quotidianamente, con critiche nei confronti delle unioni civili e dell’adozione omogenitoriale, della possibilità di adozione per i single.

Vi sono anche esempi di come sia possibile superare tali scogli; un esempio fra tutti: una donna, vicebrigadiere dell’Arma, che ha sposato in uniforme e col picchetto di commilitoni in alta uniforme la sua compagna.

Non voglio entrare nel dettaglio delle singole realtà, né posso e voglio sostituirmi all’opinione che ognuno si crea di fronte a eventi nuovi; credo fermamente che ognuno sia libero di manifestare i propri affetti, le proprie inclinazioni o le proprie scelte senza divieti, a condizione che ciò non violi la libertà altrui (che è poi la base della democrazia).

Detto questo, ritengo che ogni cambiamento di abitudini in una società (la verginità ora notevolmente meno importante di un tempo, la convivenza more uxorio, il divorzio o l’aborto, minor cura del proprio corpo e dell’abbigliamento, abitudini sociali diverse) vadano viste ed analizzate alla luce del contesto in cui viviamo.

Pensiamo soltanto alle minigonne che fecero la loro comparsa nel 1964: molti sostennero che ad indossare tale abbigliamento fossero donne facili, esibizioniste ma sappiamo che non fu così, almeno non genericamente. E che dire dell’avvento della pillola anticoncezionale? Con tale farmaco le donne potevano tradire impunemente: perché, usando il profilattico era molto più difficile? E potremmo trovare decine di altri esempi.

Particolarmente dopo la pandemia, ma già negli ultimi venti anni, viviamo in una società in cui il risparmio non viene più premiato come anni addietro (le banche erogano denaro facendoselo pagare, ma se glielo dai tu è pro bono), orari lunghi delle lezioni scolastiche portano i giovani a vivere molto di più fuori casa e, quindi, a stare meno in famiglia, famiglie che non sanno offrire affetto ai figli rimediano riempiendoli di regali o accondiscendendo a qualsiasi loro richiesta; è evidente che, visto dall’esterno, questo cambiamento radicale nella società sia preoccupante, prodromico a una perdita totale di valori, di ideali, di capacità. I nati fino agli anni 70 avevano tra gli ideali quello della politica, lo scoutismo, le mega compagnie, musica spesso eseguita in salotto, in cantina o intorno ad un falò perché alla base di tutto c’era la socializzazione, il confronto tra amici, l’identificarsi in un’ideale e non in un’idea.

Considerando che ora è proibito bivaccare in spiaggia, che troppi politici per primi hanno dato un pessimo esempio di correttezza e di senso civico, che alcune ideologie sono cadute in disgrazia, ecco che la nostra società ha sviluppato tendenze e coniato stili di vita apparentemente caotici ma determinati dall’insicurezza e dalle incertezze che vediamo intorno a noi.

La denigrazione di un valore, qualsiasi esso sia, parte dall’attaccamento da parte nostra ai valori che conosciamo, che riteniamo tali e, proprio per non uscire dalla nostra zona di confort, preferiamo evitare di scoprirne di nuovi e farli propri.

In un prossimo articolo sulla differenza analizzerò più in dettaglio come spesso qualcosa di diverso da noi crea un pregiudizio, nell’accezione originale del termine, cioè un giudizio a priori, prima di aver verificato i fatti: pensiamo, ad esempio, al razzismo, all’omofobia, al rifiuto di recarsi in certi Stati o di mangiare cibi sconosciuti; è una grossa limitazione alla nostra vita perché ci priviamo delle emozioni che conoscere qualcosa di nuovo comporta, dell’arricchimento culturale e spirituale che apprendere qualcosa di diverso può generare in ognuno di noi e ogni esperienza viene viziata da quel pregiudizio: il mondo intorno a noi continua e si modifica, noi possiamo decidere di prendere quel treno ed esplorare nuovi mondi o di restare al nostro paesello.

Sergio Motta

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