Quelle sere d’estate con Nino ai “gonfiabili” di Finale Ligure. Un mese fa ci lasciava Nino Battaglia - Il Torinese

Quelle sere d’estate con Nino ai “gonfiabili” di Finale Ligure. Un mese fa ci lasciava Nino Battaglia

Volto noto del giornalismo piemontese

Io: tò chi si vede! Lui: Non potevamo certo mancare al solito appuntamento estivo! Gentile, sorridente e ironico come sempre. Il “lui” di cui vi scrivo e parlo è “Antonino” Nino Battaglia. Brillante, bravo giornalista, volto e “mezzo busto” supernoto del “Tgr Piemonte” dove si occupava, oltre che della conduzione del giornale, di cultura, cronaca e, ultimamente, delle vicende politiche regionali, Nino era in pensione da qualche tempo. Prima che in Rai, aveva lavorato negli anni ’70 all’“Agenzia Giornalistica Italia”, alla benemerita “Gazzetta del Popolo” e collaborato ad altre testate e quotidiani vari. Sua grande passione, da sempre – nella vita e nel mestiere – il cinema. Quel palco sberluccicante della “celluloide”, di cui scriveva e che seguiva con grande competenza e passione e che pure aveva calcato in gioventù, mi pare di ricordare (ebbe forse a raccontarmelo – se non sogno – lui stesso un giorno) dietro la macchina da presa. Forse quale aiuto-regista (?) di qualche nome più o meno blasonato del nostro gotha cinematografico. Mi verrebbe da chiederglielo. E’ un pensiero che mi sfruguglia per la testa in questo momento. Chissà!? Esattamente un mese fa, nella notte fra il 27 e il 28 ottobre scorsi Nino ci lasciava. Lasciava i suoi cari, i suoi amici e colleghi. Lasciava questo mondo, con il solito garbo, in modo (penso per molti) inaspettato. Senza far rumore, com’era suo solito. Forse con un ironico sorriso. Era ricoverato alle “Molinette”, aveva 71 anni. E ancora tanta vita e tanto affetto da dare alla sua compagna e al suo amatissimo figlioletto. Nino era un gentiluomo d’antan. L’avevo rivisto l’estate scorsa. Come capitava, da un po’ di anni, nel mese di agosto a Finale Ligure, dove entrambi trascorrevamo qualche giorno di vacanza. Nostro luogo consueto di ritrovo serale, il gigantesco “scivolo gonfiabile” piazzato davanti ai “Bagni Boncardo”, dove di giorno s’andava “a mare”. I saluti. I commenti bonari alla “pancetta” senile. E ti pare che non ci ritrovavamo ancora qui…solito posto solita ora! Io con la nipotina scavezzacollo, lui con il piccolo Mattia. Attentissimi tutti e due ai nostri pargoli. Nino era un babbo affettuosissimo. Fra un’estiva battuta e l’altra, non perdeva un attimo di vista il suo piccolo. Anche in spiaggia che frequentava con attenta parsimonia (perfino più di me, “ombrellaio” incallito), arrivava con “slipponi” un po’  démodé (ma chissenefrega!) all’ora giusta del bagno e sorvegliava il piccolo in acqua o da riva senza mai levargli gli occhi di dosso, poi la doccia e la meticolosa asciugatura. Fino all’ultima goccia! Mi stancavo meno a lavorare! Sorrideva. Prima del pensionamento, lo incontravo spesso in giro per conferenze e, fine anni ’90 primi Duemila, in “Ascom” in via Massena, dove io mi occupavo dell’“Ufficio Stampa”. Era geniale nel suo mestiere. I pezzi credo che in buona parte li “confezionasse” a braccio, quand’era ancora in macchina con i colleghi operatori. Ai tempi del buon Pino De Maria, presidente “Ascom”, arrivava sfoggiando la consueta sobria elegante gentilezza. Al pacioso “sorrisone” e all’affettuoso abbraccio del presidente rispondeva con un leggero, un po’ sornione sorriso. Del tipo adesso so io come imbastire ben bene l’intervista. E gira e rigira, finiva sempre così. Ma io devo rispondere quello che vuoi tu o quello che voglio io? Sbottava ridanciano De Maria. E replicava, a fine intervista, ma guarda un po’, riesci sempre a farmi dire quello che vuoi tu! Grande Nino! Che in via Verdi, secondo me, ritornava con il pezzo già bell’e fatto. E alla sera, all’ora di cena, si presentava ai piemontesi con la sua consueta moderazione nei toni della voce, nel sorriso piazzato lì al momento giusto e con quella bravura e quella credibilità, vera, che pochi riuscivano a trasmettere al par suo. Alla tua assenza televisiva, caro Nino, da qualche anno ci eravamo abituati. Ma sapevamo di poterti, comunque, anche solo per caso, incontrare. Incrociare, una pacca sulle spalle, due battute, un sorriso. E ora? Quelle serate estive ai “gonfiabili” di Finale, fronte “Boncardo”, saranno di sicuro per me un po’ più vuote. Mi verrà forse spontaneo cercarti nel gruppone di nonni, papà e mamme e bimbe e bimbi. E sarà molto triste non rivederti, caro Nino!

Gianni Milani

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