"Il volo di un aquilone": tuffarsi nel passato alla ricerca del senso della vita - Il Torinese

“Il volo di un aquilone”: tuffarsi nel passato alla ricerca del senso della vita

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MARIA LUCE ALFIERI E L’AMORE PER LA NARRATIVA E LA POESIA

L’autrice si racconta 

 

Scrivere questo libro ha significato per me un aprire la porta dove avevo nascosto sensazioni, emozioni e poesia. È stato come entrare in contatto con la me stessa di oggi e con la bambina di ieri e farle dialogare…

Sono nata a Siracusa dove risiedo. Sono Psicologo e Sociologo e mi sono laureata alla università “Sapienza” di Roma e alla università degli studi di Catania. Lavoro presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche della Asp 8 di Siracusa, dove mi occupo di problematiche e di patologie della adolescenza, di prevenzione del disagio giovanile e di conflitti nelle relazioni intrafamigliari. Ho condotto diverse ricerche sulla condizione giovanile, sulla comunicazione a scuola, in famiglia e in ambito lavorativo, sugli stili relazionali, sui principali disturbi in età adolescenziale.

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Amo molto la narrativa e la poesia, e scrivere racconti nel tempo libero è la mia passione. Scrivere rappresenta per me un viaggio interiore, un entrare in contatto con i sentimenti e le emozioni. È un dar voce al bambino che si è stati.
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Il libro “Il volo di un aquilone”, edito da Booksprint edizioni, è stato premiato al Concorso letterario internazionale “Maria Cumani Quasimodo”, e rappresenta il mio esordio nella narrativa. A questo libro ha fatto seguito un’altra pubblicazione edita da Albatros, dal titolo “Il Suonatore di violino”, e un altro racconto ancora inedito dal titolo “C’è ancora tempo!”.
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Il racconto “Il volo di un aquilone” rappresenta  un viaggio introspettivo nel vissuto dei protagonisti, Giulia e Riccardo, ognuno con la sua narrazione, ognuno alla ricerca di un senso che dia significato alle esperienze vissute e alle proprie ferite. Ognuno con il proprio grido di dolore. Un tuffo nel passato che vive ancora nel presente. Poesia e narrazione si intrecciano creando un legame ancora più forte tra emozioni e realtà vissute, tra la vita e la morte.
Nella lettura entriamo in punta di piedi nella vita dei due protagonisti, li vediamo bambini e quindi adulti con il loro bagaglio di passato e con l’infanzia nel cuore. Vediamo le loro vite intrecciarsi per poi distaccarsi. Ma il sottile filo che li ha uniti, li rivede dopo anni rientrare, attraverso altri personaggi, l’uno nella vita dell’altro.
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Alcuni episodi narrati, alcune sensazioni di Giulia nel racconto, sono legati a dei ricordi della mia infanzia. Tutti episodi e sensazioni che ho veramente vissuto da bambina. Così le estati passate in campagna, le arrampicate sugli alberi con i compagni di giochi e le ginocchia sbucciate, l’odore della terra bagnata dopo il temporale, i gechi sui muri, il pozzo di cui avevamo paura.
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Scrivere questo libro ha significato per me un aprire la porta dove avevo nascosto sensazioni, emozioni e poesia. È stato come entrare in contatto con la me stessa di oggi e con la bambina di ieri e farle dialogare. Ho dato voce ad ogni mio “io”. In ogni personaggio ci sono tracce di me. Il volo di un aquilone sempre sullo sfondo, una perdita e un nuovo inizio.

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