Scuola, il sindacato Sisa: “Trasferimenti d’ufficio per i non vaccinati?”

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Caro direttore, trasferimenti d’ufficio per i non vaccinati e altre scelte strampalate e di dubbia costituzionalità rischiano di portare a una catastrofica apertura dell’anno scolastico

Scrive il quotidiano “La Repubblica”: “Obbligo vaccinale per il personale della scuola, chi non si adegua subirà prima il trasferimento in un’altra città, poi la sospensione dello stipendio. Si lavora a questo schema nel governo, immaginando di introdurre questa novità per decreto già martedì.”
Di fronte a ciò sorgono alcune domande.
Come faranno i dirigenti scolastici a verificare l’avvenuta vaccinazione? Se devono farlo loro, occorre una specifica normativa che obblighi i docenti, gli ATA al momento appaiono esclusi, a presentare la cosiddetta “carta verde” – “green pass”, superando tutta la vigente normativa sulla privacy. Si presenta poi un secondo problema, tra i docenti vi sono coloro che hanno preferito vaccinarsi con il cinese Sinovax,  oppure il russo Sputnik, o ancora hanno partecipato alla sperimentazione del’italiano ReiThera, così come a quella praticata in Italia con il cubano Soberana, tutti loro non possono essere vaccinati di nuovo e al contempo non hanno accesso per le deprecabili e insostenibili scelte dell’Unione Europea al “green pass”, venendo, con somma assurdità, equiparati ai non vaccinati. Come SISA ribadiamo invece che debbano essere considerati vaccinati, non il contrario, ma purtroppo ci pare che il governo non intenda procedere in questo senso.
Riguardo al trasferimento dei non vaccinati ad altra città e altre mansioni, nessuna norma contrattuale e nessuna legge dello stato li prevede e li contempla. Gli affitti nella precedente sede di servizio e in quella nuova, il trasloco, chi li paga? Per altro per molti docenti delle regioni meridionali costretti a lavorare in quelle settentrionali potrebbe aprirsi forse lo spiraglio del rientro a casa, in altro posto di lavoro della pubblica amministrazione. Quindi allora meglio per loro sarebbe non vaccinarsi. Tornado alla proposta, chi decide dunque e con quali criteri, abitativi, chilometrici, il trasferimento in altra città? Il trasferendo ha facoltà di scegliere? Da Milano un docente può chiedere di andare a Catania, o per forza dovrebbe andare a Trieste, in quali comparti poi dell’amministrazione? Non si ledono così i precari degli uffici pubblici che da anni attendono una regolarizzazione che tarda ad arrivare? È costituzionale chiedere il “green pass” obbligatoriamente? E poi perché chiederlo per le scuole e non per le poste? E ancora, come si può avviare l’anno scolastico a metà settembre con regolarità, se si dovrà assistere al teatrino della maestra e del professore cacciati dalla cattedra di titolarità per assenza di “green pass”? Si può distruggere in questo modo la continuità didattica? I supplenti annuali, una volta preso l’incarico, decadranno se non in possesso di “green pass”, oppure rientreranno nel girone dantesco dei trasferimenti d’ufficio ad altra città e ad altre mansioni? Nel caso venisse chiesto il “green pass” prima della firma della nomina, ciò avverrebbe sulla base di quale legge? Anche tale rimozione dei titolari e di esclusione dei supplenti si baserebbero su quali norme? A noi paiono scelte del tutto incostituzionali, al pari della eventuale sospensione dello stipendio. Secondo quali regole poi scatterebbe il blocco stipendiale? Da ultimo potrebbe essere possibile senza un sistema normativo preciso? Si può procedere solo per decretazione emergenziale? A noi del SISA non risulta proprio.
Intanto nulla è previsto per le classi con molti ragazzi, le cosiddette “classi pollaio”, perché il presidente del consiglio ha zittito il ministro Bianchi dicendo, come sempre per la scuola, che non ci sono i soldi.
Se tale confusione, degna di una burletta del Ruzzante, non bastasse, si aggiunge il marasma sulle lezioni in presenza e a distanza.
Dapprima il Ministero dell’Istruzione proclama che tutto l’insegnamento e tutte le scuole saranno in presenza, ma che gli studenti delle medie di primo e di secondo grado non vaccinati potrebbero essere tenuti a casa, quindi obbligando il docente in classe a praticare una didattica mista, in presenza per gli uni e a distanza per gli altri, facendo sorgere una immediata domanda, ogni singola classe di ogni scuola italiana è attrezzata con LIM e computer per permettere questa didattica simultanea mista? A noi del SISA risultano impossibilitate a ciò almeno i tre quarti delle aule. Nel caso dovrebbero sopperire i docenti con i loro cellulari? Un secondo caso vedrebbe scattare la didattica simultanea mista solo in presenza di contagiati, ma non cambia molto.
Vi e poi un altro pasticcio, con la proroga dello stato d’emergenza al 31 dicembre 2021 si è proceduto all’estensione dell’assunzione del personale docente e ATA / Covid al 30 dicembre 2021, nonché al mantenimento in lavoro agile, ovvero a distanza, dei docenti e degli ATA fragili attualmente per decisione del Ministero al 31 ottobre 2021, ma probabilmente in proroga allo stesso 30 dicembre 2021. Se tutta l’attività didattica, come vorrebbe il Ministero, sarà in presenza o in simultanea mista, è opportuno che fin dal 1° settembre i supplenti dei docenti fragili siano in servizio, così come nei primi collegi venga concordato il supporto didattico che a distanza i fragili potranno apportare nel quadro dell’offerta formativa, ma evidentemente slegati da una responsabilità diretta verso le classi. In più sappiamo anche che tra i docenti fragili taluni non hanno potuto vaccinarsi per incompatibilità o gravi rischi tra le loro patologie e i vaccini, è quindi vivo auspicio che tali docenti, al pari di quelli vaccinati con altri vaccini, non vengano come ora relegati tra coloro che, essendo privi di “green pass”, dovrebbero sottostare alle proposte vessatorie e di dubbia costituzionalità avanzate dal governo. Come SISA chiediamo che i fragili non vaccinabili e – lo ripetiamo – i vaccinati con altro vaccino vengano immediatamente considerati al pari dei vaccinati che possiedono il “green pass”.
Da ultimo come SISA avanziamo l’amara constatazione che le premesse per un catastrofico inizio di anno scolastico, ben peggiore di quello dello scorso anno, siano state poste da un governo che preferisce arrabattarsi con proposte estemporanee e incostituzionali, quando basterebbe consultare gli uffici giuridici della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Istruzione per addivenire a scelte ragionate e legislativamente fondate, che non creino confusione e una marea di ricorsi che obbligheranno lo stato a sonori risarcimenti e le scuole a navigare per tutto settembre e forse non solo nella più generale confusione.

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