Biella – Reale Mutua Torino: meglio vincere che perdere

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Il Basket visto a distanza… Difficile commentare una partita vinta con tranquillità  (60 – 76)  senza però pensare a quanto sia stato difficile farlo.

Sembra un controsenso, quanto sopra scritto, ma è così. Contro una squadra già menomata dai soliti problemi “stagionali” e infortuni Torino si è ritrovata a pochi minuti dalla fine con la partita ancora ampiamente a rischio. Sorrido al pensiero dei commenti avversari che rivolgono la colpa della sconfitta ad un possibile errore arbitrale in una fase topica della partita, senza guardare l’imbarazzante 1 su 24 (circa) da Tre della loro squadra e altre statistiche inquietanti. Torino non è stata poi così meglio ed infatti se si era “lì lì” qualcosa vorrà pur dire, pur se nel finale si è dilagato, come si dice in gergo.

Comunque si è vinto, e, come dice il titolo, è sempre meglio vincere (magari male) che perdere (magari bene). Come diceva Julio Velasco “Chi vince festeggia; chi perde spiega.”

La Reale Mutua era come al solito senza il suo straniero Pinkins, ma avrebbe potuto, se solo avesse tirato un po’ meglio (diciamo che dovrà alzare il suo livello nel corso della stagione, ma non di poco), ampiamente chiudere la partita molto prima. Forse l’atteggiamento mentale che già mancava l’altr’anno del Killer Istinct sportivo sarebbe bene inculcarlo nella mente di tutti i protagonisti della Reale Mutua. Torino va spesso sopra ma poi, vuoi per cambi almeno “un pochino discutibili”, vuoi per errori assurdi in momenti importanti, la situazione non si chiude.

E’ solo la prima giornata, di un campionato tra l’altro completamente in bilico per la sua prosecuzione, ma sicuramente Torino è una squadra più forte delle altre, e sarebbe bene che se ne rendesse conto imponendo il suo gioco senza timore dell’avversario. Clark, pur giocando in souplesse, infila quasi trenta punti, dimostrando che lui in questa categoria è “sprecato”, ma bene per Torino che si ritrova un fuoriclasse in squadra. Sembra assurdo, ma dovrebbe fare di più: è immarcabile per la categoria e piuttosto che far tirare qualcun altro (con percentuali al tiro inquietanti, almeno negli ultimi tempi) sarebbe bene che fosse lui a finalizzare ancora di più.

Diop, come al solito, spadroneggia in area, ma se vorrà fare un salto di qualità verso categorie più alte dove il suo potenziale sembra proiettarlo, dovrà acquisire anche una dimensione lontano da canestro e, quando si trova in mezzo all’area, deve imparare a non fare solo il “compitino” appoggiando al tabellone, ma tirare fuori la grinta per schiacciare a canestro spazzando via tutti e tutto ciò che gli si ponesse davanti. Il suo futuro è nello show time, accontentarsi… con i mezzi fisici che ha, sarebbe uno spreco.

Degli altri si fa probabilmente miglior figura a stendere un velo pietoso salvando solo Campani che in alcuni momenti si fa ricordare come buon giocatore di serie A. Alibegovic litiga molto con il ferro, Cappelletti si muove bene ma con buoni spunti solo a tratti ed è il caso che lui torni a giocare al più presto al meglio, perché, come direbbe il poeta, “dopo di lui, il deliquio…”.

La Reale Mutua parte vincendo e non convincendo. Ma si sa che tutta la Città attende solo di salire in serie A dopo che si era comunque abituata, nonostante le super note vicissitudini del basket torinese degli ultimi anni, a vedere gioco e giocatori di altissimo profilo. Si spera che il gruppo al completo, con il rientro di Pinkins sia ampiamente sufficiente rispetto a ciò che “gira” intorno per conquistare ciò che tutti desiderano, anche se, se fosse possibile, un pochino di bel gioco sarebbe gradito, intendendo non giocando come nella vittoria di Biella contro una squadra di 6 giocatori che si dispone in alcuni momenti in difesa (per necessità di fiato e falli da non spendere) nella più becera zona 2 1 2 stile “prima divisione” lasciando buchi per tirare che un attacco più concentrato o più abile avrebbe liquidato in pochi minuti.

Con poco si è fatto il proprio dovere: vincere.

Siamo già a distanza, e speriamo di accorciarla. Ma se le emozioni non arrivano, in un momento non sicuramente allegro come questo, trascinare tifosi (sperando prima o poi si possa) al Parco Ruffini diventerà un’impresa.

Go on Torino. Noi ci siamo. Anche a distanza.

Paolo Michieletto

 

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