Il Toret: piccolo, verde simbolo di Torino

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato

Torino e l’acqua

 

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
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7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino

10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino

In dialetto significa “piccolo toro”, “toretto”, in senso traslato la parola viene comunemente usata per indicare la tipica fontanella pubblica della città di Torino, che è diventata nel tempo una celebre caratteristica dell’arredo urbano.  La fontana è una fusione in ghisa a forma di parallelepipedo chiuso da una volta semicilindrica, dipinta in un caratteristico colore verde bottiglia, la cannella di erogazione posta sul fronte è costituita da una piccola testa di toro dalla cui bocca sgorga l’acqua. L’animale richiama il simbolo di Torino, il toro rampante presente anche nelle insegne ufficiali.

In effetti il nome antico di Torino, “Augusta Taurinorum”, indica la città del popolo dei Taurini, che vollero così chiamarsi in nome di una leggendaria lotta tra un terribile drago e un possente toro (“taurus” in latino) che, dopo aver sconfitto il drago, muore per le ferite subite.  Chiarite le origini etimologiche dell’animale simbolo di Torino, precisiamo che la fontanella del “toret” è dotata anche di una griglia semicircolare munita di una conca centrale per l’abbeveraggio degli amici a quattro zampe.

Secondo quanto scritto nei documenti conservati nell’archivio storico di Torino, il primo progetto per l’installazione dei toret in città risale al 1854. Nel 1868 sulle pagine della Rivista Contemporanea, si legge un articolo intitolato “La condotta dell’acqua potabile ed il municipio di Torino. Cenni storico-statistici”, in cui viene fatto riferimento alle “piccole fontane che le numerose teste di toro perennemente stanno versando nei vari punti della città”. Da subito i torinesi si affezionano alle fontanelle. Negli anni Trenta del secolo scorso i toret erano ormai numerosi per le strade e per le piazze di della nostra città, in particolar modo vicino alle aree mercatali, lungo i grandi viali e nei giardini pubblici.

A produrli è stata la Fonderia Pinerolese di Frossasco. Prima che venissero costruite le piccole fontanelle in ghisa, si preferivano utilizzare dei modelli in pietra, oggi presenti nelle grandi aree auliche dei giardini monumentali e in collina. Ad oggi si contano complessivamente 800 toret sparsi per le vie della città. E pare che più il numero aumenti, più l’affetto dei torinesi si faccia più forte. L’acqua inizialmente proveniva dall’acquedotto del Pian della Mussa, oggi, invece, la rete idrica dei toret è alimentata dalla rete dell’acquedotto civico, che miscela l’acqua di sorgente a quella attinta dalle falde sotterranee e a una frazione sanitarizzata dell’acqua del fiume Po.

L’importanza di questo piccolo simbolo verde è tale che dal 2010 i toret appaiono a fianco della Mole Antonelliana e del gianduiotto nella gamma dei gadget studiati dal comune di Torino, in collaborazione con alcune aziende locali per promuovere l’immagine della città.  I torinesi sono molto legati ai toret, che riconoscono come un simbolo della città subalpina. Ricordiamo che il sindaco Castellani festeggiò la propria elezione dissetandosi con l’acqua di un toret e in questo atto fu ripreso dalle telecamere Rai del telegiornale regionale.

La proposta di alcuni artisti di ridipingere le fontanelle, alterandone i colori, ha suscitato grande dissenso tra la cittadinanza, ed è stata respinta oltre che dalla maggioranza delle persone comuni anche da alcuni artisti come Ugo Nespolo e Luigi Mainolfi. Parimenti, quando era stato proposto di sostituire le fontanelle delle principali piazze di Torino con dei nuovi modelli in pietra, la vicenda si era conclusa in una bufera di critiche e lettere di protesta, tanto che l’allora soprintendente ai beni architettonici Luisa Papotti si era vista costretta a comunicare ufficialmente a mezzo stampa che la soprintendenza non aveva nulla a che spartire con la proposta civica.

Nel pieno della polemica La Stampa lanciò un instant poll in rete con il quale chiedeva ai cittadini di esprimersi sulla questione: ben 7000 persone parteciparono alla votazione con il risultato che il 96% dei votanti voleva mantenere i tradizionali toret intatti.Memori degli avvenimenti passati, sia Piero Fassino che Michele Coppola si espressero a favore del mantenimento dei toret tradizionali ed entrambi hanno impiegato le fontanelle come strumenti della propria campagna elettorale. Tra i torinesi è diffuso il piacevole scherzo che consiste nell’invitare un forestiero a bere al “toro verde”, lasciando intendere che si tratti di un locale rinomato, quando in realtà è un invito a bere alla fontanella pubblica e, soprattutto, gratuita.

Nella nuova era digitale il toret si impone anche nel web. Nel 2011 nasce un’applicazione per iPhone che consente di geolocalizzare le fontanelle e capire quella più vicina alla posizione di ricerca.
Dal 2012 i torinesi possono adottare moralmente un toret ed inviare fotografie o racconti ad esso collegati ad un apposito sito internet, creato da Mauro Allietta con il patrocinio di SMAT, Città di Torino e Regione Piemonte.

I miti per i torinesi sembrano quasi un vizio, ed essi paiono volerli mettere anche là dove non c’è niente da dire, ma per chi è abituato ad avere sempre storie da raccontare ogni scusa è buona. La tradizione storica che vede l’acquedotto del Pian della Mussa come l’iniziale fornitore di acqua delle fontanelle è all’origine della leggenda metropolitana secondo cui il toret di piazza Rivoli sia rimasto l’unico a erogare ancora la stessa acqua del Pian della Mussa. Alcune storie a furia di essere raccontate diventano vere: in effetti pare che ancora adesso (come nel secolo scorso) numerose persone, munite di taniche e bottiglioni, si rechino alla fontanella per far scorta di “acqua buona”.

Alessia Cagnotto

 

Anche il nostro giornale, “Il Torinese”, ha scelto il toret verde come proprio simbolo, in omaggio a Torino

 

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