“Chi scriverà la nostra storia”

in CULTURA E SPETTACOLI

Per il Giorno della Memoria, la Fondazione Bottari   Lattes presenta la docufiction di Roberta Grossman

Domenica 26 gennaio e martedì 28 gennaio

Monforte d’Alba (Cuneo)

Un omaggio alla determinazione di uomini e donne che hanno permesso di creare la più grande raccolta di testimonianze oculari scampate alla guerra, relative ai crimini nazisti compiuti contro la popolazione ebrea all’interno del Ghetto di Varsavia. Un vero e proprio archivio diventato “Patrimonio dell’Unesco” e raccontato nel film documentario “Chi scriverà la nostra storia”, proposto dalla Fondazione Bottari Lattes per commemorare il Giorno della Memoria (ricorrenza internazionale dedicata, il 27 gennaio di ogni anno, alle vittime dell’Olocausto) e per ricordare i temi fondamentali presenti ne “Il Ghetto di Varsavia” (tesi di laurea e saggio fra i più completi sull’argomento) scritto nel 1960 da Mario Lattes, pittore, scrittore ed editore sfuggito alle leggi razziali, cui è titolata la Fondazione voluta a Monforte d’Alba nel 2009 dalla moglie   Caterina. Basato sul saggio “Who will Write our History?” di Samuel D. Kassow, la docufiction – diretta nel 2018 dalla regista americana Roberta Grossman con le voci narranti della tre volte candidata all’Oscar Joan Allen e del premio Oscar Adrien Brody – è in programma a Monforte d’Alba all’Auditorium della Fondazione Bottari Lattes (via Marconi 16): domenica 26 gennaio per il pubblico, alle ore 17,30, preceduta da una introduzione del professore Valter Boggione (ingresso gratuito fino a esaurimento posti); martedì 28 gennaio alle ore 9,30 per gli studenti delle scuole di Monforte d’Alba, Barolo e La Morra, con un’ introduzione della professoressa Eva Vitali. La proiezione è organizzata con il patrocinio della Comunità Ebraica di Torino in collaborazione con il Comune di Monforte d’Alba, l’Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo, l’Istituto Comprensivo di La Morra.

Il film documentario racconta le vicende dello storico Emanuel Ringelblum che, proprio all’interno del Ghetto di Varsavia (450mila gli ebrei lì rinchiusi nel novembre del 1940 e sottoposti a terribili vessazioni), riuscì a riunire un gruppo segreto, lo “Oyneg Shabes” (la “Gioia del Sabato”, in yiddish), composto da giornalisti, ricercatori e capi della comunità, per combattere le menzogne e la propaganda degli oppressori con carta e penna anziché con le armi e la violenza. Il gruppo commissiona diari, saggi, storie, poesie e canzoni, raccoglie clandestinamente i manoscritti delle vittime della persecuzione polacca e documenta le atrocità con testimonianze oculari durante l’occupazione nazista e fino alla rivolta del Ghetto, riuscendo a far arrivare fino a Londra i resoconti sugli stermini compiuti dai tedeschi. Mentre i treni deportavano ebrei verso le camere a gas di Treblinka e il ghetto veniva distrutto dalle fiamme, il gruppo clandestino riuscì a seppellire 60.000 pagine di scritti e immagini nella speranza che l’archivio sopravvivesse alla guerra e alla loro stessa fine.

Delle sessanta originarie del gruppo “Oyneg Shabes” sono rimaste in vita dopo la guerra solo tre persone, fra cui Rachel Auerbach, figura centrale del film, sopravvissuta alla caduta del Ghetto, dove si dedicava non solo all’esercizio della critica in campo artistico ma anche a una mensa per i poveri e che ha dedicato la propria vita alla conservazione del ricordo.

“Chi scriverà la nostra storia” intreccia immagini dei testi d’archivio e materiali d’epoca con nuove interviste e rari filmati arricchiti da ricostruzioni storiche, che permettono allo spettatore di essere trasportato all’interno del Ghetto e delle vite dei coraggiosi combattenti della Resistenza.

 

Info: 0173.789282 – organizzazizone@fondazionebottarilattes.it

WEB fondazionebottarilattes.it | FB Fondazione Bottari Lattes | TW @BottariLattes | YT FondazioneBottariLattes

g. m.

 

Nelle foto

– “Lewin Family”, Photo Credit Anna Wloch
– “Warsaw Ghetto Market scene”, Photo Credit Anna Wloch
– “Andrew Bering portrays Israel-Lichtenstein Preparing First Cache”, Photo Credit Anna Wloch