Di Pier Franco Quaglieni
Il principe Vittorio Emanuele, Duca di Savoia e Principe di Napoli, capo della Casa, ha decretato la fine della medievale legge Salica che regolava la successione al trono dei soli figli maschi
Con questo provvedimento si è stabilito un criterio di parità uomo-donna che solo i parrucconi incipriati non accettano e stentano a capire. La sedicente consulta dei sedicenti senatori del regno con sede a Saluzzo, provincia di Cuneo, ha stabilito, non si sa in base a quale titolo, che Vittorio Emanuele non poteva abolire la legge Salica.
La monarchia inglese è un esempio virtuoso di alternanza tra re e regine che ha fatto la storia della Gran Bretagna e costituisce la forza della monarchia britannica. Semmai l’abolizione di questa legge obsoleta forse avrebbe potuto decretarla Umberto II di Savoia che fu re aperto alle novità più avanzate e varò il voto alle donne, anche perché scelse come suo ministro il socialista Falcone Lucifero, uomo che ebbe un ruolo determinante nella nuova monarchia voluta da Umberto II è fondata sull’autogoverno di popolo e sulla giustizia sociale.
Che abbiano da eccepire dei repubblicani convertitisi improvvisamente alla Monarchia in tarda età, appare una cosa eccentrica ed incomprensibile. Questi signori di Saluzzo e dintorni vogliono stabilire nella loro arroganza del tutto autoreferenziale niente meno che la linea di successione nella millenaria dinastia sabauda. Vittorio Emanuele ha stabilito del tutto legittimamente la successione del capo della Casa. Il suo matrimonio con una borghese fu una scelta controcorrente che prefigurò una visione moderna della monarchia che andava oltre certi schemi.
L’Italia e’ una repubblica dal 1946 e non è in agenda un cambio istituzionale, ma va riconosciuto al Principe sabaudo il diritto di una scelta che gli fa molto onore. Il Duca d’Aosta che porta casualmente solo nel nome Amedeo la gloria del Principe dell’Amba Alagi che morì eroicamente in prigionia a Nairobi, ha voluto sgomitare rispetto al legittimo erede, supportato dalla sedicente consulta che si è autoproclamata tale. Forse è il caso che lui e suo figlio facciano un passo indietro. Una donna erede dei Savoia è un’ idea molto convincente che merita rispetto e non tollera personalismi dinastici che contrastano con la grande storia sabauda del passato. Umberto II che chi scrive ha conosciuto di persona, sarebbe indignato del comportamento di Amedeo e dei sedicenti consultori. Come sarebbero indignati dignitari di corte come Vittorio Prunas Tola e Umberto Provana di Collegno che fecero della fedeltà al re una ragione di vita.Un altro mondo che esige rispetto ed è un esempio
ancora oggi.
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(nelle foto grandi il prof. Quaglieni con Emanuele filiberto di Savoia e Umberto II)
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