Agrigento – Reale Mutua Basket Torino: non è che si perde… è che non si vince!

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Il BASKET VISTO DA VICINO

Il titolo evidenzia un problema che la squadra di Torino ha e che comincia a sembrare presente nel suo DNA: l’incapacità a vincere imponendosi. Sono tre le sconfitte e, sommando insieme i punti di differenza con cui sono maturate, arriviamo a soli cinque punti di differenza.

C’è chi potrebbe dire che sono solo pochi  punti e che se ieri non avessimo subito un canestro all’ultimo secondo (come con Bergamo e con Latina) saremmo in testa a punteggio pieno, ma dei se e dei ma sono piene le “fosse” delle cattive gestioni.

In realtà la Reale Mutua gioca male in attacco e difende peggio. Solo quando sono artefici i giocatori stranieri Pinkins e Marks e l’italiano Alibegovic di giocate di buon livello estemporanee la squadra si stacca e va in vantaggio. Ma poi non solo non ha il Killer Istinct ma ha il “Nursery Istinct” con cui permette ad ogni squadra di rialzare la testa e talvolta si vince ma di solito si perde.

Sicuramente la panchina ha le sue colpe. Infatti quando entra nelle scelte tattiche confonde le idee e impone soluzioni “inquietanti”. Una per tutte: mancano circa due secondi e viene chiamato timeout; siamo sotto di uno e ci aspettiamo una giocata finale anche se sappiamo già cosa accadrà, ma non che non si riesca neanche a mettere la palla in campo!!!

In pratica non si discute che si potesse anche vincere, ma non si doveva perdere. Torino non ha personalità, non ha carattere e non ha spirito combattivo,difficile dare la colpa solo alla sfortuna. E’ stata più volte in vantaggio. Se quando mancano due secondi alla fine sei sopra di dieci punti (cosa che sembrava essere il minimo scarto tra le due squadre viste ieri) poco conta se entra o non entra l’ultimo tiro. E’ questo che conta, non perdere di uno o di due all’ultimo secondo, ma vincere di dieci quando sei più forte. E questo è quello che sarebbe giusto vedere.

E’ vero manca Diop, ma con tutto il bene che gli vogliamo, non è Lebron James (anche se il fisico ce l’ha!) e non si possono giustificare  le sconfitte con la sua assenza.

Cappelletti sembra non essere più in grado di giocare a basket da play di livello. E’ vero che ha segnato quasi da metà campo, ma è entrato negativamente nella perdita di almeno sette palloni. Degli altri poco o nulla si può dire se non che se un giocatore infila 6 tiri da tre non marcato, forse direi che la gestione anche fisica della difesa sia alquanto carente.

Torino non è questa e non può essere questa. I commentatori esterni la chiamano corazzata, ma forse gli unici a non saperlo sono proprio allenatore e giocatori.

Un po’ di sana umiltà va bene, ma non mai e poi mai sottomissione o paura dell’avversario. Rispetto non timore! E dalle parole che ascoltiamo e leggiamo in settimana sembra proprio che a Torino manchi personalità e a Torino, senza personalità, nello sport non si fa molta strada. Il provincialismo è nella mente non nel luogo di nascita. Ci si eleva solo lavorando al meglio, senza urla, strepiti e inutili momenti di isteria con cambi frenetici, improvvisi e punitivi.  

Siamo sempre ai vertici di una classifica incredibilmente corta e con Casale e Biella (incredibile!) in testa. Torino non può stare dietro. Torino ha tanta gente che vorrebbe il basket di vertice e lo merita una piazza che vuole il meglio. Speriamo in un cambio di mentalità: altrimenti sarà dura.

Paolo Michieletto