Il fenomeno Artissima, la performance d’arte a Torino

in CULTURA E SPETTACOLI

Artissima non è solo una fiera: è una performance.

Una performance in cui l’arte contemporanea di tutto il mondo si mette in mostra su pareti, invade stanze intere, si fa argomento di talk, è protagonista di premi, oggetto di critiche, motivo di raduni, dispute e suggestioni continue, ma soprattutto, ha un’eco di riverbero su tutta Torino che va in fermento per 4 giorni.

Il grande contenitore di questa performance è, come sempre, l’Oval del Lingotto. La mente che dirige il tutto è la stessa da tre anni: Ilaria Bonacossa. Desiderio e censura invece, il tema di quest’anno: il desiderio umano più intimo e la censura imposta dal protocollo sociale prendono forma attraverso le opere d’arte, che sono da sempre lo stendardo dell’emancipazione, della legittimazione di tabù.
Ambasciatrice del tema è la sezione speciale Abstract Sex: we don’t have any clothes, only equipment. Ospitato negli spazi di una storica boutique torinese, Jana, il progetto curato da Lucrezia Calabrò Visconti e Guido Costa ha esaminato la rilevanza del desiderio nella ricerca artistica e culturale contemporanea, attraverso video, sculture, opere su tela o carta e oggetti selezionati dalle gallerie che hanno partecipato ad Artissima 2019.


(foto Jacopo Milani, deserto 1)

Un altro progetto giovane e divertente è stato Artissima Telephone, in continuità con l’indagine del suono cominciata lo scorso anno, che ha offerto una ricognizione sul telefono come mezzo espressivo artistico.


(foto Selma Selman)

Molto interessante anche è stato osservare Back to the future: uno studio per celebrarne il decennale: una ricognizione in forma di infografiche sugli artisti che hanno preso parte a Back to the Future dal 2010, sullaloro carriera e sugli andamenti del mercato dell’arte: un ottimo quadro dell’andamento del mercato dell’arte e di una forma di avanguardia che ha avuto successo.


(foto BF Galierie in situ Fabienne Leclerc Paris Cohen Untitled submarines 2007)

Testimone dell’eco immensa del fenomeno Artissima è il progetto Galleria Cracco, di cui Artissima è stata guest curator quest’anno, progetto a cura di Sky Arte che ha invitato artisti contemporanei a “invadere” le lunette del Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Surreale e dunque notevole invece è stata l’installazione di Richard Wilson, a cura di Mark Hinchcliffe con Heidi Donohoe e promosso dal Gruppo Building, che vede protagonista il celebre film The Italian Job.


(foto Richard Wilson De La Warr Pavillon)

 

Artissima quest’anno ha contato 208 gallerie, provenienti da 43 paesi diversi il cui 62% stranieri, ad occupare un totale di ventimila metri quadri di esposizione, calpestati da ben cinquantacinque mila visitatori anche quest’anno.

Sette erano le sezioni in fiera: Main Section, che ha raccolto una selezione delle gallerie più rappresentative del panorama artistico mondiale; New Entries, sezione riservata alle gallerie emergenti sulla scena internazionale; Dialogue, dedicata a progetti specifici in cui le opere di un massimo di due artisti erano messe in stretta relazione tra loro; Art Spaces & Editions, che ha ospitato gallerie specializzate in edizioni e multipli di artisti, project space e spazi no profit.

Più tre sezioni curate: Present Future, dedicata ai talenti emergenti, Back to the future, tutta volta alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea, e Disegni, sezione dedicata a tutte le forme del disegno contemporaneo.

Ad aggiudicarsi gli ambiti premi di artissima quest’anno sono stati Aaajiao (Cina, 1984), introdotto dalla galleria House of Egorn di Berlino, che vince il premio illy Present Future, relativo alla ricerca di nuovi artisti tra quelli esposti nell’omonima sezione Present Future, con le sue ricerche innovative focalizzate su blog, software e comunicazione nell’era digitale.


Il premio sardi per l’arte, il riconoscimento riservato alla riscoperta degli artisti del secolo scorso facenti parte della sezione Back to the Future di Artissima, viene vinto da Kimiyo Mishima (Giappone, 1932), rappresentata dalla galleria Sokyo di Kyoto.


Il premio Refresh Irinox, dedicato alla sezione Disegni, va invece a heroanawe Hakihiiwe (Venezuela, 1973), presentato dalla galleria ABRA di Caracas, con il suo simbolismo dei nativi dell’Amazzonia nelle sue forme primordiali.


Ogr Awards, premio finalizzato all’acquisizione di un video selezionato tra tutte le gallerie partecipanti, viene assegnato invece a Yuri Ancarani (Ravenna, 1972), presentato dalla galleria Bortolozzi di Berlino. L’opera vincitrice, Lapidi, entrerà a far parte della Collezione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e verrà presentata presso le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino.


Il premio Ettore e Ines Fico, dedicato ai giovani artisti italiani che da la possibilità al vincitore di esporre negli spazi del MEF, viene assegnato a Guglielmo Castelli (Torino, 1987) e ai suoi dipinti intrisi del connubio tra figurativo e astrazione.

Ultimo ma non per importanza, il premio Campari Art Prize, che come il sopra citato dona la possibilità al vicnitore di esporre negli spazi della Galleria Campari di Sesto San Giovanni, viene assegnato a Julian Irlinger (Germania, 1986), presentato dalla galleria Thomas Schulte di Berlino.

La settimana dell’anno che stravolge la città con tutti gli eventi, le personalità, le opere e le suggestioni dall’estero che si fanno osservare come un incredibile spettacolo teatrale, si è conclusa così, lasciando a torino una ventata di aria fresca e la speranza sempre rinnovata di reitare nell’anno successivo.

 

Martina Calissano

(le foto senza didascalia sono di Giada Maccioni)