Berlinguer e altri miti di quando la Politica era grande

in POLITICA

Enrico Berlinguer è un Mito. Dalla Storia al Mito.
La Storia con la esse maiuscola. Entra appieno
nel Mito anche perché ci si confronta con l’ attuale
pochezza dei politici e del quadro politico. Lo
si rimpiange. Come, sicuramente, si rimpiangono altri
uomini politici di quel tempo. Rimpianto con una sana
polemica in un paese che è stato la patria di guelfi e
ghibellini. Mille anni di scontro tra potere temporale
e potere spirituale. Al di là delle attuali convinzioni
politiche si stima Enrico Berlinguer per il suo sapere
ed il suo dire. Soppesava le parole e non straparlava
mai. Esatto opposto di questo nostro nostro oggi dove
straparlare è  una necessità e l’ incoerenza portata a
metodo e sistema. Enrico Berlinguer non decideva
mai da solo e subito. Sentiva, si informava, studiava,
cercava di condividere e poi decideva. Difficilmente
cambiava idea. Anche qui non per cocciutaggine ma
per convinzione.
Pure, se non sopratutto, nei momenti più drammatici
della sua vita e di  quella del suo partito e del suo paese.
Come nel 1973, con l’incidente in Bulgaria. Incidente
che non fu tale. Era convinzione di tutti ( primo fra tutti
lo stesso Berlinguer) che fosse un tentato omicidio ordito dai comunisti
bulgari ed ordinato dai sovietici. Enrico Berlinguer
rimase cocciutamente e fieramente comunista.
Con una grande, grandissima novità teorica: il
comunismo si costruiva con la democrazia e non
più con la rivoluzione. La presa della Bastiglia come
la presa del Palazzo d’ Inverno superati dalla Storia.

Cari compagni sovietici,
si è esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d’
Ottobre. Ci voleva tanto tanto coraggio ed Enrico
Berlinguer lo ebbe. Gli mancò l’ aggancio per arrivare
al 50 per cento per governare e dunque dimostrare
capacita e fedeltà alla democrazia. Semplice non era.
Aveva contro tutti. Dagli Usa all’ Urss, i due Impierialismi .
Lui imperterrito voleva essere comunista e segretario
di in Partito Comunista. Voleva essere un comunista
democratico. Capisco che per molti è un ossimoro. Lui
ci ha tentato, diamogli atto. Il Mito travalica le umane
cose .
Per antonomasia è qualcosa di irraggiungibile.
Per ciò che ha detto, per ciò che ha scritto e per il suo
inconfondibile stile sobrio raccontati da precisi episodi. Due
avvenuti a Torino. 1977, dopo la conclusione dell’
ennesima Conferenza operaia. Pranzo con i vertici del
PCI Torinese. Presenti Piero Fassino e Giuliano Ferrara. Giovani
cavalli di razza della scuderia comunista subalpina.
Entrambi ambivano a diventare Segretario
provinciale. Fassino nervosetto, impaziente ma
sempre compito.
Ferrara intelligente e scalpitante. Derise
pesantemente Bruno Ferrero segretario regionale
uscente, da lì a poco eurodeputato PCI. Ferrero era
un figlioccio politico di Giorgio Amendola mentore di
Giorgio Napolitano che aveva perso la corsa contro
Berlinguer per fare il segretario nazionale. Il pesante
gioco di Ferrara durò poco. Berlinguer spazientito lo
riprese. Non sopportava questi metodi. Dopo eravamo
certi che Giuliano  non avrebbe mai fatto il
Segretario di Torino. Un anno dopo, altro episodio:  durante i 35 giorni
alla Fiat.
Zona Nizza, davanti al Lingotto. Primo stabilimento
Tailoristico costruito in Italia. Enrico Berlinguer
accompagnato da Lorenzo Gianotti, segretario
provinciale, comparve negli uffici della Zona Lingotto
Millefonti. Parapiglia tra i compagni presenti e relativo
cuore in gola. Il capo del Partito era lì.
Paolo Ielasi responsabile di zona era  il capo locale. Enrico
Berlinguer si accede una sigaretta chiedendo prima
se a qualcuno dava fastidio. Sorrise e domandò.
Domande sulla realtà e sullo stato del Partito.
Classico.
Paolo non riusciva a rispondere. Solertissimo
Gianotti lo anticipava e rispondeva prontamente.
Un sorriso di Berlinguer lo interruppe alla seconda
risposta.
“Caro Renzo, desidero ascoltare le risposte dei
compagni. Non la tua”. Proprio così; una questione di
stile. Enrico Berlinguer è un Mito anche per l’ attuale
pochezza dei politici,  in particolare i leader. Da Giorgio
Almirante alla Meloni, “coatta” di Garbatella.
Da Ugo La Malfa passando per Spadolini al giullare
Beppe Grillo. Dallo statista Aldo Moro alle cose di
piccolo gusto del Presidente del Consiglio Conte. Dal
ribellismo radicale di Marco Panella al Matteo Renzi e
Luigi di Maio, ago della bilancia della politica attuale.
Continuare è inutile. Hanno chiesto ad Emanuele
Macaluso un raffronto tra i padri costituenti e l’ attuale
classe politica.
Impossibile. Li dividono mille anni.
Il tutto è notevolmente peggiorato.
Appunto, inutile aggiungere altro.
Noi ci teniamo ben stretto il Mito di Enrico
Berlinguer.

 

Patrizio Tosetto