“Mario Lattes artista poliedrico”

in CULTURA E SPETTACOLI

In mostra alla Famjia Albèisa la multiforme avventura artistica dell’indimenticato intellettuale torinese

Fino al 27 ottobre

Alba (Cuneo)

Segni e colori come voci urlanti. Dell’anima del corpo della memoria. Segni e colori che seguono vie senza tracce predefinite o pianificate, nel solco di un’espressività corrosiva, tenue e aggressiva a un tempo, fra tentazioni informali e inquiete linearità figurative. Così è la pittura di Mario Lattes (Torino, 1923 – 2001), uomo e artista di assoluta e singolare versatilità. Pittore, incisore, scultore, ma anche acuto editore nonché scrittore e ideatore di significative iniziative culturali, a lui la Fondazione Bottari Lattes (nata a Monforte d’Alba nel 2009 per volontà della moglie Caterina, che oggi ne è presidente onoraria) dedica fino al 27 ottobre – in concomitanza con la nona edizione del Premio Lattes Grinzane – una suggestiva mostra allestita negli spazi della Famjia Albèisa, in via Pietrino Belli 6, ad Alba.

 

Con l’obiettivo, che già il titolo mette in chiara evidenza, di proporre ancora una volta al pubblico la sintesi di una narrazione pittorica di fascinosa “poliedricità”, la rassegna assembla oltre trenta lavori poco conosciuti e mai esposti ad Alba e nel Cuneese, concentrandosi in particolare su acquerelli, gouache e opere a tecnica mista realizzate su carta. Non mancano gli oli, come il klimtiano – permeato di armonioso erotismo – “Nudo sul tappeto” dell’’85, e le incisioni, con “La rosa” del ’70. Pezzi, questi, più noti al grande pubblico, rispetto alle inquietanti “Marionette” dell’ ’89 o all’accademico “Studio di testa” dell’’84, accanto al cupo “Anfiteatro con nuvola nera” del ’70 e al fantasioso “Soggiorno di via Calandra” del ’78. Opere in cui s’intrecciano sogni, realtà e le personalissime emozioni di un “uomo solitario e complesso”, impegnato a regalarci e a regalarsi racconti spesso intrisi di “quell’epico senso dell’inconcludenza umana” e di quel pessimismo – soffuso ma pesante – propriamente legati alle sue origini ebraiche.

Il tutto attraverso tecniche e linguaggi assolutamente eterogenei, ma accomunati dalla precisa volontà di andare sempre e comunque oltre gli schemi, oltre le categorie, oltre i movimenti. Se infatti è vero che l’iter artistico di Lattes racchiude momenti di ispirazione ora astratta e informale (in particolare nel decennio dagli anni ’50 ai ’60), ora espressionista e simbolicamente visionaria, è pur vero che ogni sua opera mantiene, in tutti i casi, cifre stilistiche e atmosfere narrative del tutto originali. Uniche, fuori dal tempo e libere dalle “mode”. Sono pennelli e colori dati in mano a un fanciullo un po’ triste e ombroso, ma anche talvolta ironico e ricco di imprevedibili fantasie. “Lattes – scriveva, in tal senso, Marco Vallora nel 2008 in occasione di una grande retrospettiva a lui dedicata presso l’Archivio di Stato di Torino – è sempre là dove non te l’attendi, anche tecnicamente”. Realizzata con il sostegno di Regione Piemonte, Comune di Alba, Fiera Internazionale del Tartufo, Comune di Monforte d’Alba e Cantina Terre del Barolo, la mostra è arricchita dall’esposizione di volumi e scritti di Mario Lattes, tra cui romanzi come “Il borghese di ventura” (Einaudi, 1975; Marsilio, 2013), “L’incendio del Regio” (Einaudi, 1976; Marsilio, 2011), la tesi di laurea del ’60 “Il Ghetto di Varsavia” (da considerarsi ancora oggi il più completo e ampio saggio scritto in Italia sull’argomento, ma rifiutata allora da Einaudi e pubblicata solo nel 2015 da Cenobio, a cura di Giacomo Jori) e alcune pubblicazioni di “Questioni”, rivista fondata da Lattes nel 1953, dapprima con il titolo di “Galleria”.

Gianni Milani

“Mario Lattes artista poliedrico”

Famjia Albèisa, via Pietrino Belli 6, Alba (Cuneo). Per info: Fondazione Bottari Lattes tel. 0173/789282 o www.fondazionebottarilattes.it

Fino al 27 ottobre

Orari: dal merc. al ven. 15/18, sab. e dom. 11/18

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Nelle foto

– “Nudo sul tappeto”, 1985
– “Marionette”, 1989
– “Studio di testa”, 1984
– “Anfiteatro con nuvola nera”, 1970
– “Soggiorno di via Calandra”, 1978