Imu: “il Comune vanifica le misure di sostegno all’abitare e contrasto alla povertà”

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Grimaldi: “Intervenga la Regione”

È notizia di oggi che, con l’ultimo bilancio, la Giunta Appendino ha effettivamente deciso di ritoccare le aliquote IMU per i proprietari titolari di affitti concordati con studenti e famiglie in difficoltà. La scadenza per pagare l’acconto è fissata per il 17 giugno. Sui canoni liberi si applica già l’aliquota massima (10,6 per mille). Sui canoni concordati è aumentata di un punto (dal 4,31 al 5,31 per mille). Sono state inoltre annullate le agevolazioni sulle case affidate in comodato gratuito a parenti di primo grado, che consentivano di pagare il 7,6 per mille anziché il 10,6.

Già un mese fa il Capogruppo di LeU in Consiglio Regionale, Marco Grimaldi, aveva sollevato il problema dopo le prime indiscrezioni. In seguito all’intervento dell’Assessore alle Politiche Sociali, la Città sembrava intenzionata a tornare indietro.

Proprio un anno fa, per costruire un sistema di politiche più adeguato all’evoluzione dei bisogni sociali, la Regione ha approvato la Strategia per lo sviluppo di comunità solidali, ponendo al centro del progetto l’edilizia sociale. Punto fondamentale della programmazione è stata l’individuazione di 30 distretti della coesione sociale, coincidenti per quanto riguarda i servizi sanitari, le politiche sociali e attive del lavoro e, appunto, le politiche per l’abitare.

A febbraio di quest’anno la Regione ha predisposto una ricerca che analizzasse e rivedesse la mappa del rischio di disagio abitativo per tutti i Comuni del Piemonte. La rilevazione vede ai primi posti, nell’ordine, Torino, Novara, Alessandria e Asti, Vercelli, Cuneo, Moncalieri, Biella, Casale Monferrato e Collegno. Per ogni distretto, individuato un Comune capofila, si prevede la creazione di uno sportello casa che sappia supportare le famiglie nella scelta del percorso di sostegno più consono alle loro esigenze.

Grazie a queste politiche, famiglie in difficoltà e aventi un Isee pari o inferiore a 26.000 euro potranno rivolgersi alle (Aslo) Agenzie sociali per la Locazione e recarsi al Comune di appartenenza per stipulare un contratto di locazione con un soggetto privato a canone calmierato. Si prevede così di offrire, con 2 milioni di euro, una soluzione abitativa a 500 famiglie all’anno, abbattendo di circa 1/3 il canone al quale sarebbero soggette.

Tuttavia, l’ultima decisione dell’Amministrazione comunale torinese è nettamente in contrasto con questi indirizzi e annulla uno dei pochi strumenti a disposizione per calmierare il mercato degli affitti privati, utile a contrastare il problema del disagio abitativo nella nostra città. Una scelta che vanifica il lavoro svolto da anni dai sindacati inquilini e dalle associazioni dei proprietari che, di concerto con gli uffici del settore ERP e l’Assessorato alle politiche sociali del Comune, ha portato al rinnovo dell’accordo territoriale che definisce le linee guida e i parametri per i contratti a canone agevolato, conciliando gli interessi reciproci di proprietari e inquilini.

“L’esigenza di assestare il bilancio della Città non giustifica la scelta di fare cassa sulle politiche per la casa. Come abbiamo già detto, ridurre la convenienza fiscale scoraggia i proprietari a utilizzare i contratti a canone agevolato e indebolisce le nostre misure di contrasto alla povertà. È chiaro che a pagare per questa decisione saranno proprio le categorie in difficoltà, perché i proprietari colpiti non avranno altra scelta che caricare l’aumento sugli inquilini. In gran parte si tratta di studenti, che stanno progressivamente subendo anche i tagli alle linee di trasporto pubblico, la chiusura di spazi di aggregazione e l’imposizione di vincoli e divieti a qualsiasi evento. Fra affitti aumentati, collegamenti inesistenti ed eventi culturali annullati, la Giunta ogni giorno smonta un pezzo della città universitaria che Torino potrebbe essere.” – dichiara Grimaldi. – “Chiediamo a questo punto alla Regione di avviare un’immediata interlocuzione con il Comune, che forse ha inteso la vittoria della Lega alle Regionali come un “liberi tutti”. Speriamo che almeno il profilo universitario di Torino non diventi l’ennesima vittima della tagliola gialloverde”.

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