Boero: “l'unica scommessa in cui si è sicuri di vincere è quella della famiglia”

in POLITICA

Di Romana Allegra Monti
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Il candidato Presidente del Popolo Della Famiglia, Valter Boero, e la sua ricetta per il Piemonte: famiglia al centro con il reddito di maternità e premi agli imprenditori che permettono ai giovani di costruirsi un futuro sul territorio
 
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Da candidato alla presidenza, qual è la visione per la Regione?
 
Tutto il programma è dedicato alla famiglia. Si tratta di una scelta sentimentale? No, nasce dall’inverno demografico del Piemonte di cui nessuno si accorge e nessuno parla. Ogni anno in Piemonte ci sono circa 55 mila decessi, per avere un equilibrio ci vorrebbero 55 mila bimbi, invece ne abbiamo solo 30 mila. In cinque anni siamo a meno 125 mila bimbi. In realtà non si dovrebbe stare in pari, ma la natalità dovrebbe essere superiore. Portare il tema della famiglia al centro dell’attenzione della politica pensiamo possa esser un modo per risolvere il problema. Il tema della maternità sembra essere a sé stante, invece è centrale e travolge il clima dell’intera società e la sua economia: noi parliamo molto di cambiamento climatico, ma il maggior cambiamento che stiamo avendo è proprio questo, perché determina una mancanza di motivazione e un rallentamento dell’economia. Gli economisti sanno bene che quando la natalità cresce, si muove tutto il resto.
 
Non crede che proprio la crisi economica degli ultimi anni sia un grosso freno per la natalità, specie per i più giovani?
 
No, credo sia l’effetto di questa mancanza, non la causa. Si tratta di una conseguenza. Il clima sociale è fondamentale, continuiamo a occuparci di una cornice quando il quadro, ovvero la famiglia costituita da papà e mamma che generano figli, è abbandonato. Esistono persone senza figli molto motivate, ma chiunque sia genitore lo sa: la determinazione e l’energia derivante dall’avere figli è incredibile. Serve più attenzione nei confronti delle madri che offrono il più grande investimento che si possa fare alla società: finora vi è stata una difesa solo apparente della donna, in realtà essa è strumentalizzata. Oggi le donne che in un colloquio dicono che desiderano avere una famiglia spesso vengono penalizzate e al contempo il lavoro educativo è considerato di serie B, è più apprezzato quello di pulire le scale a 800 euro al mese. Leggere la fiaba al proprio figlio la sera oggi è considerato zero! Anzi ci sono situazioni in cui i mariti dicono alle mogli “ma si ma tu stai a casa tutto il giorno”, oppure “perché non vai a lavorare?”, come se quello casalingo non fosse un lavoro. Secondo me l’educazione è fondamentale, formare i figli sopratutto nei primi anni, è essenziale: vi sono fior fiore di studi pedagogici e psicologici su questo. Crediamo che questo lavoro straordinario della donna dovrebbe essere riconosciuto, tant’è e vero che proponiamo l’introduzione del reddito di maternità.
 
Perché in relazione all’educazione dei figli si riferisce esclusivamente alla donna? Non vale lo stesso per il padre?
 
La donna porta in grembo suo figlio per nove mesi, la figura del padre interviene in un secondo momento. Un figlio ha bisogno di un padre e di una madre, ma ci son poi situazioni particolari come il caso di don Bosco, orfano di padre già dalla prima infanzia: la presenza della figura maschile è rilevante, ma non indispensabile. Dobbiamo dare una rotta diversa a questa nave da crociera che è la Regione Piemonte e che sta andando verso l’isola del Giglio. Per farlo dobbiamo cambiare comandante, perché è colui che ci ha guidato finora a non aver preso i dovuti accorgimenti per la situazione. Molti pensano che le energie lavorative necessarie al Paese possono esser prestate dagli immigrati, ma questo ha un costo, prima di tutto sociale e umano: l’immigrato è sradicato dalla sua famiglia per integrarsi altrove ed è una fatica enorme, lo so perché ci sono passato, ho vissuto in Germania. Perché non possiamo incoraggiare le coppie a metter su famiglia, dando certezze in più? Impegnarsi e creare una vita è un atto rivoluzionario in tutti i sensi e noi vogliamo sostenerlo con il reddito di maternità.
 
Avete fatto la raccolta firme, ancora in corso, per presentarlo come disegno di legge: come sta andando?
Sta riscuotendo successo sul territorio, nonostante i mezzi di comunicazione ci abbiamo volutamente oscurato o comunque non ci abbiamo dato spazio. Eppure nelle piazze e nei mercati le persone erano entusiaste, la considerano una chance in più per i propri figli/e.
 
Ci può spiegare cosa prevede questa vostra proposta?
 
Ringraziare le madri che fanno un investimento per la nostra società. Si tratta di un reddito di mille euro al mese esentasse per otto anni, per le madri che decidono di dedicarsi in via esclusiva alla cura del bimbo. Se nel frattempo arriva un altro figlio, il contatore si azzera e riparte fino al terzo figlio, dopodiché il reddito diviene un vitalizio sempre di mille euro, come quello dei parlamentari. Il vitalizio è previsto anche in caso di figlio con disabilità, perché richiede un impegno maggiore. Potremmo sperimentare questo progetto in Piemonte già dal prossimo anno, si tratterebbe poi di utilizzare solo il 2% del bilancio.
 
L’Italia occupa il penultimo posto tra i paesi UE nella classifica dei tassi di occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni e secondo i dati, le donne con almeno un figlio registrano un tasso di occupazione inferiore del 15% rispetto a quello delle donne senza figli: al crescere del numero di figli, insomma, diminuisce proporzionalmente il tasso di occupazione femminile (2018). Non crede che il reddito di maternità possa contribuire ad allontanare le donne dal mondo del lavoro?
 
No, è una possibilità in più e una prospettiva di respiro. Inoltre nulla esclude che possa reiserirsi posteriormente. Pensi ad esempio alle studentesse: se rimanessero incinte durante gli studi, potrebbero permettersi con mille euro al mese, di continuare gli studi e tenere il bambino. Una scelta fra le due cose sarebbe drammatica, sia in caso di abbandono degli studi, sia di aborto che non voglio nemmeno considerare. La prospettiva è diversa. In caso di divorzi o fine della convivenza, il reddito resterebbe alla madre, perché è lei che ha fatto questo dono alla società.
 
Sui temi di competenza regionale come la sanità, qual è la sua linea?
 
La sanità assorbe più del 70 % del bilancio regionale e va armonizzata con le famiglie, solo così può funzionare meglio. Distribuendo il servizio medico domiciliare è possibile completare la propria degenza a casa: se si viene aituati, tutto ciò che non è nell’acuto può essere benissimo affrontato a casa con la famiglia. Dare 500 euro al mese a una famiglia per curare i propri anziani in casa, non solo fa risparmiare il nucleo familiare e libera un posto letto, ma fa star meglio anche l’anziano che resta vicino i suoi cari. Lo stesso vale per le residenze per anziani. Si spostano i medici, perché i medici li abbiamo, bisogna aprire i concorsi.
 
Qual è la sua posizione rispetto alla Città della Salute?
 
Lo scontro tra Salizzoni e Abbruzzese è un teatrino, dicono tutti le stesse cose. In generale lo scenario politico è quello del litigio per primeggiare e ottenere audience, la verità è che nei consigli regionali serve un clima di concordia che deve operare per il bene delle famiglie e non la propria visibilità e poltrona. Con la questione Tav si fa lo stesso. La priorità per noi è la natalità: vogliamo premiare i cittadini che si vogliono impegnare per la loro regione, tirando fuori il loro meglio, premiando le imprese familiari ad esempio.
 
In quale modo?
Incentivando l’assunzione di giovani e premiando gli imprenditori che tutelano il lavoro dei giovani che hanno o vogliono una famiglia. Quelli che lavorano da quarant’anni devono andare in pensione lasciando spazio ai giovani su cui noi e il nostro Stato abbiamo investito, permettere loro di costruirsi un futuro qui, senza dover emigrare. Molti vanno all’estero perchè ci sono più possibilità di lavoro e per quale motivo? Perché ci sono aiuti alle famiglie in tutta Europa: Francia, Germania, Danimarca. Occorre aiutare senza passivizzare. Se diventerò Presidente della Regione spingerò le aziende familiari in questa direzione, perché a causa delle condizioni che abbiamo qui avere un figlio ormai è visto come una disgrazia, ma è il contrario: una benedizione che ti cambia la vita in meglio, per sempre.
 
Un ultima domanda: in tema di trasporti e inquinamento, quali sono le sue proposte?
 
La linea dura delle Ztl ad esempio, secondo me non serve. Il trasporto pubblico deve essere potenziato, tutti lo dicono ma non ci sono i soldi. E dove sono? Sui conti correnti delle famiglie. Chi è che genera risparmio? Le famiglie. La Regione, se avesse uno sguardo più ampio e un vero progetto, potrebbe dire alle famiglie: “prestatemi dei soldi, così facciamo altre due linee della metro”. Farsi dare i soldi dal governo, magari di un altro colore politico, diventa difficile. Saresti disposta a scommettere in una città dove gli amministratori litigano continuamente e non ci son prospettive? No. Le scommesse si fanno se si sa di poter vincere e l’unica scommessa dove si vince, è quella sulla famiglia.