La tranquilla natura di Ivo Bonino, gli acquerelli di Mario Cavazza e Mirella Gini

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Quello che più colpisce nella pittura di Ivo Bonino – che con il titolo L’arte tra materia e colore, a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino, espone sino a domenica 26 maggio (visite dalle ore 15 alle 19 sabato 25 e domenica 26) nella chiesa di Santa Croce ad Avigliana (piazza Conte Rosso) – è l’immergersi totalmente nella natura. E totalmente solitario, cancellando del tutto ogni presenza umana o animale, restituendo ai luoghi i silenzi, i respiri soffici e immacolati, le luci di un grande palcoscenico naturale che lì sono propri. Una rarefatta tranquillità che si riappropria dei propri ritmi, delle leggi che da sempre porta con sé, una contemplazione assoluta di quanto sta pressoché immobile tutt’intorno, in ogni sguardo parcellizzato e attento, in ogni stelo riproposto con l’estrema abilità del tratto (Pian delle Betulle, credo, potrebbe essere il manifesto di un simile modo di approcciarsi alla tela, una partitura in verticale vivificata da quegli spruzzi di papaveri proposti in primo piano) o corteccia d’albero che s’affacci, in ogni diverso ambiente che si mostri all’improvviso. È come riprenderne possesso umanamente, libero da tutti e da ogni cosa, ogni angolo ripresentandosi incontaminato, restituito nella propria semplicità e allo stesso tempo nella propria grandezza, antica e accomunata nei tanti colori che la compongono. Colori che al di là della predominante di dolcezza della loro presenza autunnale (I miei boschi) o partecipi dell’occhio che s’insinua tra i ripiegati canneti giallognoli del Lago piccolo di Avigliana, aprono varchi più aperti e squillanti alle prospettive lanciate sui campi di lavanda (Altopiano Vallensole), un mondo quasi irreale, un fermo immagine sospeso nel tempo, oppure offrono allo spettatore un violaceo schermo di Glicini di suggestiva bellezza.
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Ancora a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino la mostra Alberi che allinea nelle sale della Galleria “Arte per Voi” di piazza Conte Rosso 3 ad Avigliana (ultimi appuntamenti sabato 25 e domenica 26 maggio dalle 15 alle 19) gli acquerelli di Mario Cavazza (disseminati attraverso un ampio arco di anni) e Mirella Gini. Nell’immediatezza del colore posato sul foglio di carta, ritroviamo il grande palazzo del corso torinese, gli slanci all’interno della natura, gli alberi più o meno spogli o le cime innevate delle montagne che si stagliano lunghe le valli piemontesi, gli inverni che hanno imbiancato nel freddo le campagne ed i piccoli paesi arroccati su alture in altre stagioni piene di verde e di vita, i moderni tratti impressi nello scorcio che spinge chi guarda dentro il Fondovalle (bella opera della Gini). Impressioni, ricordi, desiderio di fermare un attimo più o meno recente o del tutto trascorso, in percorsi semplici ma accattivanti, indirizzati verso esperienze più classiche o verso altre più moderne e intriganti. Basterebbero, di Cavazza, i tratti attualissimi che delineano Il Clot del 1972, come, della Gini, la grande macchia nevosa rotta dai massi grigi ancora scoperti nel primo piano di Inverno sul Chisone che lascia il posto, sullo sfondo, alle sterpaglie e agli arbusti che sono in attesa della stagione migliore. E ogni impressione o ricordo è offerto allo spettatore con estrema poesia, con passione, con l’intensità autentica di chi ha scavato a lungo nel proprio mestiere.
 

Elio Rabbione

 
In sequenza, di Ivo Bonino “Autunno – I miei boschi”, 60×120 cm., “Lago piccolo di Avigliana”, 80×90 cm; di Mario Cavazza “Il Clot”, acquerello, 56×42 cm.; di Mirella Gini “Inverno sul Chisone”, acquerello, 34×50 cm.
 

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