L’uomo e il cosmo (parte seconda)

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Con l’ausilio di diapositive, il prof. Galeotti offrirà una visione a 360 gradi della storia delle scoperte sul cosmo, dall’antica Grecia fino ai nostri giorni, delineando le conoscenze e le credenze dell’uomo sulla volta celeste, a partire dalle varie teorie che si sono succedute nei secoli

Via Maria Vittoria 12 – Torino
Martedì 12 marzo 2019, ore 18
L’uomo e il cosmo (parte seconda)
Struttura e costituenti dell’universo
Piero Galeotti, astrofisico e docente universitario
L’associazione Cromie – Vivere a Colori, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino, organizza un incontro-conferenza del Prof. Piero Galeotti, noto astrofisico e docente universitario su “L’uomo e il cosmo“, seconda parte. Con l’ausilio di diapositive, il prof. Galeotti offrirà una visione a 360 gradi della storia delle scoperte sul cosmo, dall’antica Grecia fino ai nostri giorni, delineando le conoscenze e le credenze dell’uomo sulla volta celeste, a partire dalle varie teorie che si sono succedute nei secoli. “In principio era il … la Voragine, un vuoto oscuro, un abisso cieco, notturno, sconfinato dove nulla può essere distinto …” Al termine, dibattito con il pubblico e, a seguire, brindisi conviviale. I posti sono limitati, occorre prenotare al 338/2539740. I soci di Cromie hanno la priorità. Piero Galeotti, Professore di Fisica Sperimentale all’Università di Torino, svolge attività scientifica nel campo della fisica astroparticellare. E’ famoso per le ricerche di astrofisica neutrinica effettuate nel laboratorio del Monte Bianco e in quello del Gran Sasso per studiare le fasi evolutive finali di stelle che possono esplodere come Supernove. Altre ricerche riguardano lo studio dei raggi cosmici di altissima energia dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). E’ autore di libri e pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Associato al CERN e Vice Presidente del Planetario di Torino. Ha partecipato e partecipa tuttora come relatore di conferenze e incontri in diversi Paesi del mondo. In riconoscimento della sua attività di ricerca, didattica e divulgativa l’Unione Astronomica Internazionale ha attribuito il suo nome al pianetino JR134 (20461) scoperto nel maggio 1999.
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