Nostalgie di Coppa Italia

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E’ iniziata nuovamente la Kermesse della Coppa Italia e purtroppo la nostra squadra, la FIAT Torino Auxilium, non è presente dopo averne vinto l’ultima edizione

Per tutti coloro che l’altr’anno si affacciavano chi alla TV e chi, i più eroici e “fortunati” , dal vivo, è un tuffo al cuore rivedere i canestri “ruvidi” del Palazzetto di Firenze e quel campo dove si era vinto in maniera sorprendente ma meritata. Un campo dove si scivola come non mai e i palloni nuovi sono difficili da controllare, ma, d’altra parte, un campo usato poco ha qualche pregio e qualche difetto. Ma a noi, che ormai siamo solo spettatori, lo spettacolo delle “final 8” fa male. Soprattutto dopo aver visto lo spettacolo delle prime quattro partite, dove per spettacolo intendiamo aver vinto o perso all’ultimo secondo e non il vero e proprio gioco. Apro una parte tecnica, da “vecchio” coach di basket, in cui vorrei dire che queste partite “ad onde” (in cui una squadra va sopra di tanto e poi l’altra recupera e poi ancora si ribaltano… ecc. ecc. ) sono indice di carenza gestionale e tecnica della partita da parte degli allenatori, in cui, se proprio volessimo essere pignoli, non è di solito la bravura di uno o dell’altro allenatore a far la differenza, ma gli errori dell’uno o dell’altro a permettere rimonte “storiche”. Un esempio? L’allenatore di Venezia chiama time out sopra di uno a tre secondi dalla fine con palla in mano a Sassari. Sassari non aveva più time out e avrebbe fatto una rimessa non organizzata per l’ultimo tiro. Venezia esaurisce con questo i time-out. Grazie alla presunzione di organizzare una difesa il risultato è che Sassari organizza un ultimo tiro perfetto, e, non avendo più time-out Venezia a un secondo dalla fine butta in campo la palla senza schemi e ovviamente perde. Di esempi in queste quattro partite siamo pieni…ma la dimostrazione viene omessa… . In tutto questo, l’assenza della FIAT Torino è un dispiacere multiplo, in quanto ultimamente, tutti i “disastri” purtroppo accaduti non hanno consentito di essere presenti, ma visti i risultati, non credo che oggi avremmo sfigurato. 

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La gestione dei nostri colori è stata sempre difficile e in alcuni casi, come la Coppa Italia vinta l’altr’anno, addirittura eroica. Ma, a tutti coloro che a tutti i livelli si stanno occupando di regalare da anni emozioni al basket Torinese, dovrebbe andare, anche dai più reconditi ambiti del proprio cuoricino, un piccolo grazie per il sogno vissuto fin qui, che mai era arrivato a vincere qualcosa. Come disse il nostro capitano…non avevamo mai vinto un c…o ..! Ora si sta lavorando per proseguire al meglio, e non è facile, ma lo sport professionistico non è il dilettantismo, non è amatoriale: è un’industria, con tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Peccato per non essere di nuovo a Firenze, ma speriamo nel futuro. A tutti coloro che credono in Torino cestistica arrivi un invito: tanti lavorano nell’ombra (e sono sempre coloro che nessuno vede ma senza di loro “lo spettacolo non va in scena”) e sono tutti quelli che non vedete ma che ci permettono di emozionarci e a loro vada il nostro grazie “occulto”; alcuni sono quelli che vanno in campo, e sono il “clou” dello spettacolo e a loro vanno gli applausi e le grida della partita; molti sono i tifosi e hanno bisogno del basket per “vivere”, e quindi, a tutti arrivi l’invito di stare vicino a tutti coloro che lavorano presso la FIAT Torino Auxilium, perché il sogno possa continuare e perché i sogni tornino realtà. Quel pallone che entra nel canestro è il nostro mantra per la salute, quel rimbalzo preso è il nostro adesivo sul cuore, quel passaggio smarcante è l’apertura del nostro respiro. Viviamo di basket: facciamo vivere il basket a Torino. GO on AUX, questa è Torino.

Paolo Michieletto

 

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