“Grazie a Saitta in Piemonte saranno realizzati otto nuove strutture paramanicomiali, migliaia di famiglie saranno abbandonate nell’affrontare la malattia mentale dei propri cari e centinaia di operatori perderanno il lavoro. E’ evidente che non si è di fronte ad una riforma ma al tentativo di cancellare tutte le buone pratiche di cura dall’approvazione della Basaglia ad oggi” lo dichiara il capogruppo in Regione del Movimento nazionale per la sovranità Gian Luca Vignale che è stato il richiedente del Consiglio straordinario convocato questa mattina.“La DGR 29 – spiega Vignale – stravolge, in peggio, il sistema psichiatrico piemontese. Un vero e proprio condono psichiatrico che espellerà dal Sistema Sanitario Nazionale più di 1800 pazienti che oggi sono curati all’interno di gruppi appartamento o comunità alloggio. Pazienti che avranno solo più diritto all’assistenza e non più alla cura, ma a carico delle famiglie.”“Qual è stata la differenza fra l’esistenza dei manicomi e la legge Basaglia. Non solo la scomparsa di enormi strutture di tortura, ma soprattutto il concetto
fondamentale che una persona malata ha sempre diritto alla cura e non solo all’assistenza. Questa differenza –continua Vignale- oggi viene messa completamente in discussione.”“Chiamparino e Saitta in meno di tre anni – attacca il capogruppo – hanno messo in ginocchio un intero mondo e presto assesteranno l’ultima raccapricciante decisione di riaprire strutture simil manicomiali in Piemonte. Infatti, per effetto di una delibera approvata lo scorso agosto più di 600 posti letto saranno trasformati da sanitari a residenziali e saranno accorpati in otto strutture. Possono chiamarli come vogliono e continuare a raccontarci le loro favolette preferite ma è evidente che queste nuove strutture saranno a tutti gli effetti dei nuovi manicomi”.“Dopo aver provato in ogni modo – prosegue Vignale – a far ragionare Giunta e maggioranza, abbiamo chiesto al Consiglio di volere prevedere una dilazione dei termini di adeguamento alle nuove linee di indirizzo previste dalla delibera della Giunta regionale di almeno 12 mesi. Ci saremmo augurati che almeno la maggioranza di centro sinistra capisse le nostre richieste, ed invece, mettendo la tutela della propria parte politica davanti ai diritti dei pazienti, ha preferito sottostare al diktat di Saitta, votando un ordine del giorno che non cambierà nulla”.“ Se la maggioranza e la Giunta avessero utilizzato un minimo di dialogo – conclude Vignale – si sarebbe potuto modificare la DGR 29 senza vinti né vincitori in termini politici, gli unici vincitori sarebbero stati i pazienti e le loro famiglie”.
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