Ulisse si salvò chiamandosi Nessuno

La donna del quadro

Le poesie di Alessia Savoini
***
Rimane sedotto
Inerme innanzi 
O per quel che sarebbe stato poco dopo
Al visivo contatto
Di una donna che si sfiora
Strofinando con le dita sui capelli
Un’intima voglia
Di affannare il respiro.
Sinuoso tutt’altro
Per l’epoca manifesta
Ma è profondità eterna
Il bianco cadere del lenzuolo sulle sue cosce.
Il fiato trattenuto
Tra la folla si sarebbe disperso
Il timore di non poterlo sentire
In qualcosa di concreto.
Non è lei che sogni
Ma la cerchi fuori dal quadro
E allo stesso modo t’osservavo
Pochi passi più indietro.
Non potesti notarlo,
Ma forse qualcuno
Nel tempo del tuo fascino 
Dipinse il mio sentimento.
Ci si voltò, poi,
E si camminò altrove.
Svanì l’incanto
E l’erotico istante
Dietro la cornice resta.

The day before Sunday

Le poesie di Alessia Savoini
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Riverbera il coito di umidi gemiti
Per l’espanso amplesso che dell’universo fu punto primo
Inerme al fascino del suo circostante
Che la pelle iniziò a sentire.
Astrale il moto di quel ventre 
Maree nel grembo, flusso di origine del fato
Rimane addormentata sotto una folta chioma
Che i sogni non muoiono annodati.
Socchiusi gli occhi con cui si guarda
L’affanno tace e il corpo trapela
Così traspare
E il sol vedere più non può che essere il restante percepire.

Riccioli cobalto

Le poesie di Alessia Savoini
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Timida sotto il derma lunare
Boccoli del colore della notte
Si muove la polvere di un vecchio capanno
Nel mentre in cui il suono si sostituisce al battito.
Lo mnemonico spirito si confonde a causa di Bacco
Nel quartiere dove il mondo collide in una piazza
E poi gli incontri senza dirsi troppo
Dove illegale è l’ascesa verso il chimico io.
Talvolta traspare il disapprovato gesto
Di canti e chitarra nel tuo silente cosmo
Così borbotti, ma non disdegni
Perché ami senza nessuna pretesa.

L’eco delle palpitazioni

LE POESIE DI ALESSIA SAVOINI
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Ventre piatto, in apnea
dopo aver inspirato e poi trattenuto
il perpetuarsi di coiti aviti, ancestrali
incensurati al primogenito degli istinti
che indusse l’uomo a procacciar sensazioni
anestetizzato dalla comprensione del tutto
che
tal immensità
gli mise a tacere l’intelletto.
E l’ontologica comprensione è sfiorata appena
Nei corpi che si respirano, nelle pelli che si scoprono limite,
che si manifestano orgasmici e collaterali palpiti di oltre
e l’universo replica la sua origine
in due corpi che si uniscono.
Gravido il ventre astrale
Si incarna la temporalità affinché possa esistere
Respirando nei corpi, limitandosi nella pelle
Partorito da circostanze eterne.
A ogni orgasmo
Prende vita un numero infinito di universi.

Il declino dei cumuli di polvere

LE POESIE DI ALESSIA SAVOINI
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Alterazione di significato
Percezione attribuita al ritmo con cui le cose accadono
L’importanza conferita a un’abitudine accomodata, correlata
Di qualcosa vissuta di sbieco.
Sbiancano invecchiando le considerazioni
Rivelandosi inermi a circostanze 
Al calore trattenuto tra le gambe di una donna
Quando ama.
Si accumulano nella polvere di carni incenerite
Colline erose dal fato per non essere bellezza eterna
Rimuovono le tracce gli uomini dopo aver vissuto
Per spazzare via il tempo depositato.

La timida migrazione d’autunno

LE POESIE DI ALESSIA SAVOINI
Soccombe la gravitante condizione sull’ingiallita foglia
frenante è la caduta per un palpabile attrito
che si respira appena.
Trasuda l’affanno di un albero stanco
dalla corteccia si screpola il tempo circoscritto
attonito al crepuscolo l’uccello che migra
sentì in cuor suo il giorno per cui cambiar stagione.
E ancor si desta su quel ramo spoglio
per un’attesa che ogni estate valse
e chi volar non può s’accinge ad addormentare il suo corpo,
la radice che s’infrange nel fango non fa rumore.

Inequivocabile circostanza di adesso

LE POESIE DI ALESSIA SAVOINI
Arrampica sul fango arricciato
più in alto delle fronde che tengono umida la terra
infilando le dita nelle ferite della roccia.
Gli occhi socchiudono la corporea esistenza
in un trapelato palpito in accelerazione
senza toccarsi.
L’ambigua fonte di quel tepore
incatenò ad adesso il non accadere
per non tradir sé stesso, un momento più tardi
quando i corpi avrebbero finto di essersi respinti.
Quel che rimane,
la sospensione delle circostanze,
è il limite delle scelte
che ad ogni incontro di sguardi
qualcosa smuove.

Sorella, sul filo dell’Equatore

Le poesie di Alessia Savoini
Arde la radice sacra bruciando nel profumo 
Il nostro centro la luce di un legno che muore
Intenso, quel castano
Di cui il suo sguardo si colorava
Il nero dei capelli colava sul volto
Come macchie armoniche di colore
Sulla tela di un pittore affascinato.
Muse reciproche di quella creazione
L’eco di quell’incontro pulsava nei nostri sguardi
Ridevamo, stupite, per l’immenso
Che in pancia scaturiva quelle circostanze.
Una notte, quella notte
Fittizie sconosciute rannicchiate su una panchina
Innamorate, forse, di quell’inaspettata gioia
Nel vedersi, per la prima volta, come se non fosse vero.
Sorella, sul filo dell’Equatore,
Nelle nostre vene non scorre lo stesso sangue
Ma nei nostri occhi vive lo stesso significato
Che alle cose, quella notte, abbiamo attribuito.
Ci siamo abbracciate, senza più trovarci
Ma rasserenate e ridenti per esserci finalmente incontrate
Che poi poco avrebbe importato se non fosse più accaduto
Sto allenando i pensieri per trovarti nell’universo.
Sorella d’anima
Sul filo dell’Equatore.

Drammaturgia n.1

Le poesie di Alessia Savoini
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Odore di pioggia,
Di cielo che cola,
plana a gocce
Il dipinto astrale che si scioglie.
Lei leggeva Dostoevsky
Stringendo tra le dita una sigaretta spenta,
Alle sue spalle il mondo si sgretolava
Senza perdere i contorni.
S’affollavano i drammi tra quei capelli arancioni
Tanti
E l’amore che per ogni donna provò
Non trovò resistenza alla poesia.
Nella selva lacustre
Sullo specchio in cui s’annega,
Se troppo in largo lo sguardo si volge,
Spolveravamo i corpi dalle vecchie abitudini.