Il mio 25 aprile è anche legato ai miei ricordi giovanili che per fortuna mia riguardano il periodo di pace e non di guerra. Ma la fine della guerra e la Liberazione hanno condizionato la mia infanzia già in famiglia nei ricordi dei miei nonni ambedue antifascisti che ho citato in un mio libro Una delle amicizie più importanti è stata quella con Valdo Fusi , partigiano cattolico ed autore del più bel libro sulla Resistenza, “Fiori rossi al Martinetto” di cui ho curato con rigore storico l’ultima edizione.
Un altro mio amico è stato Silvio Geuna che offri’ la sua vita in cambio di quella del Generale Giuseppe Perotti che aveva tre figli. Ho avuto il piacere di avere come allieva la nipote del generale, anche lui Medaglia d’oro, fucilato al Martinetto ,Laura Marruccelli, più che mai oggi mia carissima amica. E sono stato allievo di resistenti come Alessandro Galante Garrone ed Aldo Garosci oltre che del grande storico Franco Venturi .Sono stato anche allievo ideale ed amico di Raimondo Luraghi,storico e partigiano . Mario Bonfantini e il fratello Corrado furono valorosi partigiani con cui ebbi rapporti molto cordiali. Mario divento’ anche presidente del Centro “Pannunzio”. Anche l’irriducibile partigiano comunista Gianni Dolino e’ stato mio amico e si presto‘ a titolo amichevole a correggere le bozze di un mio giornale; era un uomo ironico che sapeva trovare un saggio equilibrio.
Ho avuto un cugino deputato fascista, l’ on. Arnaldo Viglino, con cui i miei non erano in buoni rapporti, anche se andarono tutti ai suoi funerali ,improntati allo stile fascista negli Anni Cinquanta. Io divenni amico di suo figlio Giorgio, giornalista e giovane monarchico che nella maturità divenne comunista. Quelle esperienze vissute mi hanno formato e hanno lasciato in me una traccia indelebile che però non mi ha impedito di cercare di essere uno storico distaccato dalle passioni politiche. Galante Garrone una volta mi disse che non avrebbe mai scritto una storia del fascismo perché troppo coinvolto politicamente nell’antifascismo, una scelta che fu in primis di Benedetto Croce, riferimento morale di tutti gli oppositori del regime fascista.

Punto di riferimento per gli abitanti della zona che raggiungono questi edifici religiosi per pregare, per partecipare a una processione o anche solo per fare una passeggiata e passare alcuni momenti in silenzio e in meditazione, le chiesette campestri sono uno scrigno di fede e devozione popolare. Purtroppo vengono sovente devastate da bande di giovani vandali annoiati che non trovano niente di meglio da fare. Accade in diversi paesi del Piemonte ma ora in alcune chiesette, più volte sfregiate dai delinquenti, sono finalmente arrivate le telecamere di sorveglianza, come al piccolo santuario campestre di Vicomanino nel parco di Stupinigi. È visitabile solo in rare occasioni ma è un’oasi di pace che merita una visita anche solo dall’esterno. Costruito nel 1817 mentre erano in corso guerre ed epidemie, proprio come ex voto al termine di una terribile pestilenza che colpì duramente l’area torinese, il santuario è dedicato alla Vergine Maria. Alla chiesetta della Madonna del rumanin, come la gente del posto chiama il santuario per le sue presunte origini romane, ci si arriva a piedi o in bici percorrendo una stradina tra boschi e terreni agricoli a un paio di chilometri dalla Palazzina di Caccia. Lì vicino si trova la cascina della “fasanera”, mantenuta un tempo dalle guardie dei boschi dell’Ordine Mauriziano con un grande allevamento di fagiani. Al santuario si giungeva a piedi con la Madonna a spalle per la tradizionale processione, poi venne posta su un carro trainato prima dal trattore e in seguito dai cavalli. L’interno presenta una ricca collezione di ex voto tra cui disegni, acquerelli e tante fotografie con episodi di vita agricola con persone malate o in pericolo, carri che si ribaltano, animali sofferenti e fatti di guerra. È ciò che resta di una devozione popolare ancora esistente al giorno d’oggi ma che purtroppo è oggetto di furti e saccheggi da parte di gruppetti di vandali che sfogano così i loro beceri “momenti di gloria”. Il santuario di Vicomanino è stato più volte vittima di atti vandalici, dal portone quasi sfondato alle scritte sulla facciata, ma ora le telecamere terranno lontano, si spera, i distruttori. Fa parte della parrocchia di Stupinigi ed è aperto solo in occasione di celebrazioni speciali, alla fine di maggio per la ricorrenza della Visitazione della Vergine e nella seconda domenica di settembre con la celebrazione della Messa al posto della processione che non si tiene più da qualche anno. Nel Seicento in questo luogo fu eretto un pilone votivo attorno al quale all’inizio dell’Ottocento fu costruita la piccola chiesa che vediamo oggi. La campana in bronzo, rubata alcuni anni fa insieme ai candelabri e alla cornice della pala d’altare, ebbe come madrina la regina Margherita di Savoia. Fu l’arcivescovo cardinale Michele Pellegrino a celebrare nel 1967 i 150 anni dell’edificazione del santuario.