IN ‘VIVA L’ITALIA LIBERA !”
‘Vent’anni fa, nel freddo mattino del 5 aprile 1944, un carrozzone cellulare uscì dalle Nuove, le carceri di Torino. Nel furgone c’erano otto condannati a morte, un sacerdote missionario della Consolata, e due militi fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana’. Con questo incipit viene descritta la vicenda che portò alla morte per fucilazione al poligono di tiro del Martinetto di 8 componenti del primo Comitato militare del Cln piemontese: Giuseppe Perotti, Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone e Massimo Montano.
L’episodio è riportato in un agile volumetto a cura dell’Istituto per la storia della Resistenza in Piemonte, ‘Vita l’Italia libera ! – Storia e documenti del primo Comitato Militare del Cln regionale piemontese’, editato nel 1964 a vent’anni da quell’inutile eccidio, la cui realizzazione venne affidata come scrisse Gian Carlo Anselmetti, presidente del Comitato per le celebrazioni ad ‘un giovane studioso della Resistenza’, opera ‘destinata specialmente ai giovani’. E quel giovane studioso era un ‘certo’ Giampaolo Pansa avviato a diventare una delle più grandi firme del giornalismo italiano.
La pubblicazione, che precede la monumentale opera ‘Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in Provincia di Alessandria’ del 1967, è un agile ricordo dei fatti, scritto con la penna del giornalista, ma anche la meticolosità del ricercatore, arricchito da una preziosa documentazione che comprende, tra gli altri la sentenza del Tribunale speciale per la difesa dello Stato e due lettere di Duccio Galimberti alla moglie di Massimo Montano, uno dei giustiziati e un profilo di ognuno di coloro che diedero la vita per l’Italia.
E’ un Pansa sicuramente diverso da quello degli ultimi anni, quando raccontò i ‘Vinti’, ovvero i ragazzi e le ragazze che fecero la scelta della Repubblica Sociale, senza per questo mai mutare la propria posizione di antifascista.
Ed è comunque un Pansa che vale, ora come allora, la pena di leggere.
Devo ringraziare un’amica che donandomi questo volumetto mi ha permesso di conoscere anche questa opera, che non mi risulta sia mai stata ristampata, almeno in tempi recenti.
Massimo Iaretti








Nelle sale espositive a due passi dal Louvre, À la rencontre du petit prince celebra uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale, probabilmente l’opera più tradotta dopo la Bibbia tanto da contare edizioni in oltre cinquecento lingue e dialetti differenti. Una mostra composta da oltre seicento pezzi (acquerelli, schizzi e disegni, anche inediti, oltre a fotografie, poesie, ritagli di giornale, estratti delle corrispondenze) che raccontano le tante sfaccettature di Antoine de Saint-Exupéry che fu scrittore e poeta, aviatore e filosofo, esploratore e giornalista sempre animato da un profondo ideale umanista. “È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttate via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio“. Una frase che condensa il messaggio contenuto nell’opera più famosa di Saint-Exupéry, pubblicata il 6 aprile 1943 da Reynal e Hitchcock in inglese, e solo tre anni dopo in Francia. Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry era nato a Lione il 29 giugno del 1900 in una famiglia di antiche radici nobiliari ( uno dei suoi antenati aveva combattuto con gli americani a Yorktown, la battaglia che decise l’esito della Guerra di Indipendenza americana). Aviatore e scrittore francese, guardava all’avventura e al pericolo con gli occhi del poeta e, come si può leggere nelle pagine de Il Piccolo Principe, anche con quelli di un bambino. Di grande impatto emotivo sono i racconti dedicati ai voli aerei, tra i quali Volo di notte, L’aviatore e Terra degli uomini. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nell’aeronautica militare francese e dopo l’armistizio nelle Forces aériennes françaises libres, schierate al fianco degli Alleati contro i nazisti. Il libro Lettera al Generale X e il senso della guerra, pubblicato nel 2014, propone una raccolta di lettere e brani (alcuni inediti in Italia) di Saint-Exupéry, dove si possono leggere anche le ultime commoventi parole scritte all’amico Pierre Dalloz in una breve missiva che non fu mai spedita , datata 30 luglio 1944, il giorno antecedente il suo abbattimento mentre era in volo sul mar Mediterraneo. Queste pagine rappresentano di fatto il testamento spirituale e artistico di uno dei più straordinari personaggi del Novecento, dove Saint-
Exupéry racconta una storia diversa da quella del ragazzino dai capelli d’oro che apprende e soprattutto insegna. In questo libro l’autore si presenta al lettore come aviatore e uomo in guerra ma soprattutto come una persona alla quale stanno a cuore la ricerca di un senso per l’uomo e per la vita, con domande sulle ragioni di tante crudeltà e follie che fanno parte del conflitto bellico. La sua morte in volo restò per molti anni misteriosa, finché nel 2004 venne localizzato e recuperato il relitto del suo aereo. Colpito da un caccia tedesco nel mare antistante la costa marsigliese, il Lockheed P38 Lightning a bordo del quale volava Antoine de Saint-Exupery si inabissò a una settantina di metri di profondità. Lo scrittore francese, partito in missione ricognitiva, era scomparso senza lasciar traccia all’alba del 31 luglio del 1944, poco dopo il decollo da una base in Corsica. Il 29 giugno del 2000, nel centenario della nascita, gli è stato intitolato l’aeroporto di Lione. Per raccontare in sintesi estrema l’insopprimibile spirito d’avventura che ne segnò l’intera, seppur breve vita, bastano forse queste poche parole: “Quando si arriva al futuro, il nostro compito non è di prevederlo, ma piuttosto di consentire che accada“. Merci pour tout, monsieur de Saint-Exupery.