Domenica 26 aprile, alle ore 15, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, si terrà una visita alla scoperta di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte, Jaquerio
“Viva Jaquerio!” è una speciale visita per conoscere la vita, il lavoro e la bottega d’artista di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte che, a Ranverso, ha lasciato la propria firma e il suo più grande capolavoro. Nato da una famiglia con una grande tradizione nella pratica della pittura, Giacomo Jaquerio vive la prima parte della sua vita tra continui spostamenti fra Torino, Ginevra, Thonon Le Bains ed altre località d’Oltralpe, lavorando al servizio di Amedeo VIII di Savoia e ricevendo commesse da istituzioni religiose e da importanti casate nobiliari. Dal 1429 in poi, abitò stabilmente a Torino, e della sua vasta produzione, solo pochissime opere sono documentate. Il primo documento certo relativo a Jaquerio è la sua firma, scoperta solo nel 1914 sugli affreschi dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, databile intorno al 1410, epoca in cui l’artista doveva essere già a capo di un’ampia bottega. La “Salita al Calvario” è il suo capolavoro dai tratti profondamente realistici, di crudeltà e dolore, che ne fanno un brano pittorico di grande tensione drammatica.
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO) – Domenica 26 aprile ore 15
Costo visita: 5 euro oltre al prezzo del biglietto. Indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente. Info e prenotazioni da mercoledì a domenica a 011 6200603 – ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it
Mara Martellotta
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Molti di questi racconti sono nati secoli dopo la nascita dell’abbazia nel 1123 e hanno reso il posto molto famoso. In effetti, entrando nei giardini, nel refettorio dei monaci e nell’aula capitolare si respira un’atmosfera medievale che rimanda alle numerose storie che aleggiano intorno a quella che oggi è una grande e moderna azienda agricola che ha conservato gli ambienti medievali e il suo fascino antico è rimasto intatto. Lucedio è la culla del riso italiano e da questi luoghi si sviluppa il territorio delle Grange, una serie di aziende agricole che si intervallavano su un vasto comprensorio agricolo. Grazie ai monaci nacquero le risaie della pianura vercellese ed entrarono in funzione sistemi idraulici ancora oggi utilizzati. Dell’abbazia dei cistercensi, ampliata nei secoli, si sono conservate importanti strutture architettoniche, dal campanile a pianta ottagonale in stile gotico lombardo al chiostro, dalla sala capitolare del Duecento con capitelli altomedievali alla Sala dei Conversi con volte a vela che poggiano su basse colonne. Fondata dai monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna (quelli della Regola di San Benedetto, “ora et labora”, una vita semplice e rigorosa basata sulla preghiera e sul lavoro nei campi) l’abbazia sorse

