STORIA

“Viva Jaquerio!” Visita speciale a S. Antonio di Ranverso

Domenica 26 aprile, alle ore 15, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, si terrà una visita alla scoperta di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte, Jaquerio

“Viva Jaquerio!” è una speciale visita per conoscere la vita, il lavoro e la bottega d’artista di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte che, a Ranverso, ha lasciato la propria firma e il suo più grande capolavoro. Nato da una famiglia con una grande tradizione nella pratica della pittura, Giacomo Jaquerio vive la prima parte della sua vita tra continui spostamenti fra Torino, Ginevra, Thonon Le Bains ed altre località d’Oltralpe, lavorando al servizio di Amedeo VIII di Savoia e ricevendo commesse da istituzioni religiose e da importanti casate nobiliari. Dal 1429 in poi, abitò stabilmente a Torino, e della sua vasta produzione, solo pochissime opere sono documentate. Il primo documento certo relativo a Jaquerio è la sua firma, scoperta solo nel 1914 sugli affreschi dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, databile intorno al 1410, epoca in cui l’artista doveva essere già a capo di un’ampia bottega. La “Salita al Calvario” è il suo capolavoro dai tratti profondamente realistici, di crudeltà e dolore, che ne fanno un brano pittorico di grande tensione drammatica.

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO) – Domenica 26 aprile ore 15

Costo visita: 5 euro oltre al prezzo del biglietto. Indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente. Info e prenotazioni da mercoledì a domenica a 011 6200603 – ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

“Sentinelle di Torino. Dove la memoria incontra la città”

Evento/Incontro tra “Veterani della Difesa”, Scuole e Artisti, presso il “Monumento Nazionale dell’Arma di Artiglieria” o “Arco del Valentino”

Martedì 21 aprile, dalle 9,30 alle 12,30

La realizzazione per immagini di un vero e proprio “Carnet de Voyage” attraverso il quale “valorizzare i Monumenti Militari di Torino, il loro significato ed il ricordo dei Caduti”: è questo l’obiettivo principe del Progetto realizzato dalla Sezione Provinciale di Torino dell’“Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia (A.N.Art.I.)” in sinergia con la sezione torinese dell’“Associazione Nazionale Ufficiali” provenienti dal “Servizio attivo” (“ANUPSA”) e quella, sempre subalpina, dell’“Associazione Marinai d’Italia (A.N.M.I.)”, che prevede l’organizzazione di un “Laboratorio” tra “Veterani della Difesa”esperti militari e studenti delle Scuole torinesi, volto, per l’appunto a favorire il dialogo intergenerazionale sulla “memoria storica dei monumenti militari”. L’iniziativa nasce, in origine, da un “Bando” della “Regione Piemonte” e dal “Comune di Torino”, concordato in occasione del “Centenario” del “Parco della Rimembranza” al “Bric della Maddalena” (inaugurato nel 1925 da re Vittorio Emanuele III) e rivolto alle “Associazioni d’Arma Nazionali (ASSOARMA)” – su proposta del Consiglio Periferico di “ASSOARMA Torino” – teso a valorizzare l’area dedicata ai “Caduti della Città”.

Il Progetto di “A.N.Art.I.”, unico nel suo genere in Italia, mira a porre e a riportare (se mai ce ne fosse bisogno) nella giusta considerazione la memoria storica delle “Armi militari”, in una prospettiva di doverosa valorizzazione del servizio e del sacrificio dei “Caduti”, nonché delle risorse umane e tecnologiche del territorio nella prospettiva di “offrire un racconto originale della genesi architettonica e politica dei ‘Monumenti’, arricchito da dettagli sulla vita materiale del passato”.

Primo evento in avvio del “Progetto”: l’incontro, martedì 21 aprile ( ore 9,30 – 12,30), presso l’“Arco monumentale all’Arma di Artiglieria” (noto anche come “Arco del Valentino” o “Arco di Trionfo”, realizzato su progetto di Pietro Canonica ed inaugurato il 15 giugno 1930, in occasione dell’anniversario della Battaglia del Piave, 1918), situato all’ingresso Nord del “Parco del Valentino”, dove si terrà un workshop di “disegno dal vivo”Oltre cinquanta partecipanti – tra “Veterani della Difesa”, studenti, artisti e disegnatori professionisti – collaboreranno alla realizzazione di un ‘Carnet de Voyage’, coordinati dall’“Artigliere Cartoliniere” Antonio Mascia, per quarant’anni docente di “materie artistiche” nelle Scuole cittadine, nonché “socio volontario” dell’Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706”. Agli studenti verranno distribuiti appositi taccuini e l’opera ritenuta migliore sarà stampata in forma di “Manifesto”. La documentazione foto-video, realizzata da “SHOWBYTE” sarà pubblicata sul sito https://www.patres.eu/ e integrata nell’applicazione di un “Progetto”, in cui “ in un clima di libertà e responsabilità – sottolinea il Generale Luigi Cinaglia, Consigliere ‘A.N.Art.I.” e responsabile dello stesso ‘Progetto’ – i monumenti militari diventano protagonisti, poiché, sebbene siano sotto gli occhi di tutti, è necessario conoscerne a fondo la genesi storica e i valori che rappresentano, i quali non celebrano tanto la guerra quanto il sacrificio degli uomini per la propria Patria, grazie al quale è stata possibile la crescita economica e lo sviluppo tecnologico dell’Italia in un clima di Pace e di Democrazia”. Parole cui fanno eco le riflessioni del “Cartoliniere” Antonio Mascia“In quest’ era tecnologica, dove l’IA spesso sostituisce la mano ‘pensante e creativa’ dell’uomo, è fondamentale che questo ‘Progetto’ dedichi uno spazio adeguato al disegno. E disegnare, in questo caso, non è un’operazione nostalgica, ma significa proiettare sul foglio le proprie osservazioni ed emozioni nate dall’incontro con i ‘Veterani della Difesa’ e dal confronto con artisti professionisti e giovani della ‘Generazione Z’, che con la loro spontaneità ci aiutano a vedere il mondo con occhi diversi”.

Le Attività Future

Le Associazioni realizzeranno una “app” collegata con il sito internet già “on line” https://www.patres.eu/ per raccontare e valorizzare tre “Monumenti” ed un “Parco”. Dopo l’“Arco Trionfale del Valentino”, sarà la volta del “Monumento al Duca d’Aosta” di piazza Castello, di quello all’“Artigliere da Montagna” (nel Giardino tra i corsi Ferrucci e Vittorio Emanuele, a fianco dei campi sportivi di “Cit Turin”) e il “Parco della Rimembranza” in occasione del suo Centenario. Le attività consisteranno nella raccolta di testimonianze da parte di esperti, “Veterani della Difesa”, architetti e testimonial della materia e nella conseguente realizzazione di decine di video-contributi, podcast, materiali iconografici anche d’epoca rigenerati e canali social per la massima fruizione del “Progetto”. Il prodotto multimediale, che sarà realizzato entro dicembre 2026, sarà aperto a tutti e potrà accogliere in futuro anche altri contributi su ulteriori “Monumenti” della città.

Gianni Milani

Nelle foto: “Arco Monumentale all’Arma di Artiglieria”, Gen. Luigi Cinaglia e il “Cartoliniere” Antonio Mascia

Il forte di Ceva riapre al pubblico da domenica 19 aprile

Il Forte di Ceva riapre al pubblico domenica 19 aprile, inaugurando una stagione 2026 che promette di coniugare il fascino dell’architettura militare a momenti di svago e cultura per tutte le età.  Aperture e visite guidate saranno garantite da Itur, società monregalese che gestirà il servizio per il quarto anno consecutivo.
La stagione si aprirà con un appuntamento dedicato ai più piccoli, domenica 19 aprile dalle 15 alle 17, dal titolo “Disegniamo l’arte”, un laboratorio creativo organizzato in collaborazione con l’Associazione Abbonamento Musei, per scoprire i segreti del Forte attraverso il disegno. Al termine dell’attività è prevista una gustosa merenda per tutti i bambini ( costo di 3 euro per i bambini dai 5 ai 12 anni, 3 euro per gli accompagnatori, 3 euro se possessori Abbonamento Musei e 5 euro se non abbonati).

Per  chi, invece, è  alla ricerca di un’atmosfera più sofisticata,  dopo l’enorme successo del 2025, tornano gli attesi “Aperitivi al tramonto”, previsti nelle serate del 28 giugno, 26 luglio  e 27 settembre, a partire dalle ore 18, su prenotazione. Il Forte, in queste occasioni, si trasformerà nella cornice ideale per ammirare il panorama delle Alpi e vivere la magia del tramonto della rocca che domina la città.

“Riaprire le porte del Forte è ogni anno un’emozione che si rinnova – ha dichiarato l’assessore Luca Prato –  Quest’anno abbiamo voluto puntare su di un’offerta che non fosse solo culturale, ma anche esperienziale. Vogliamo che il Forte sia un luogo dove le famiglie possano divertirsi e dove i turisti possano godersi la bellezza del nostro paesaggio in momenti di convivialità.  Vedere questo monumento animarsi con laboratori per bambini e visite al tramonto rappresenta la prova di quanto questa struttura sia una risorsa preziosa e dinamica per Ceva e l’intero territorio.
A partire dal 19 aprile, il Forte sarà  visitabile ogni domenica e festività con orario dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Le visite guidate partiranno regolarmente ogni ora e l’ultima partenza sarà alle ore 17.

Valore aggiunto per i visitatori sarà l’adesione al circuito Abbonamento Musei. I possessori della tessera potranno accedere gratuitamente  per la visita libera o usufruire della visita guidata con un’integrazione di soli 3 euro. Per tutti gli altri il costo è di 8 euro per la visita guidata e 5 per quella in autonomia.
Mara Martellotta

Al “Pannunzio” due incontri su Amendola e la storia delle repubbliche

Lunedì 20 e lunedì 27 aprile – ore 17.30

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H, Torino

Il Centro Pannunzio di Torino dedica due appuntamenti del mese di aprile a temi centrali della storia politica e istituzionale italiana ed europea, confermando la propria vocazione a promuovere occasioni di approfondimento civile, storico e culturale.

Lunedì 20 aprile alle ore 17.30, presso la sede del Centro, Gerardo Nicolosi ricorderà Giovanni Amendola nel centenario della morte. Giornalista, parlamentare liberale, già ministro e fermo oppositore del fascismo, Amendola appartiene a pieno titolo alla storia del liberalismo del Novecento. Il suo percorso politico e intellettuale verrà ricostruito anche alla luce del recente saggio che Nicolosi, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, ha dedicato a questa figura fondamentale dell’antifascismo liberale.

L’incontro offrirà anche un momento di intensa memoria civile: Marvi Del Pozzo leggerà infatti la commemorazione pronunciata alla Camera il 29 aprile 1926 dal deputato piemontese ed ex ministro Marcello Soleri a nome del Gruppo liberale, in un clima ormai segnato dall’asservimento al regime. Sarà l’occasione per tornare a riflettere sulla statura morale e politica di Amendola, che dopo il delitto Matteotti diede vita, insieme alle altre opposizioni, all’Aventino e pagò con la violenza squadrista la sua coerente battaglia per la libertà.

Lunedì 27 aprile alle ore 17.30 il Centro Pannunzio proporrà invece un incontro dal titolo “La Repubblica italiana e le repubbliche nella storia”, con il giurista Fabrizio Fracchia e lo storico Pier Franco Quaglieni. L’iniziativa si presenterà come una ampia ricognizione storico-giuridica sul concetto di repubblica, dalle esperienze del mondo classico alla nascita della Repubblica democratica italiana.

Il percorso prenderà avvio dalla Grecia di Pericle, Platone e Sparta, per proseguire con la repubblica romana e con figure come Catone, Cicerone e Livio. Saranno inoltre analizzate le repubbliche marinare, con particolare attenzione a Venezia, la repubblica fiorentina e Machiavelli, le repubbliche giacobine, la repubblica romana di Mazzini e la tragica parentesi della repubblica sociale italiana. Il confronto si concluderà con una riflessione sui tratti storici e istituzionali della Repubblica italiana nata il 2 giugno 1946, a ottant’anni dalla sua fondazione.

Con questi due incontri il Centro Pannunzio prosegue il proprio lavoro di valorizzazione della memoria storica come strumento di consapevolezza civile, riportando al centro del dibattito figure, idee e passaggi decisivi della tradizione liberal-democratica italiana.

Il Centro Pannunzio

Fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio, il Centro Pannunzio rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei più solidi punti di riferimento del dibattito culturale liberal-democratico italiano.

Nato per iniziativa di Arrigo Olivetti, Mario Soldati e Pier Franco Quaglieni, il Centro si è distinto fin dall’origine per la sua indipendenza da appartenenze partitiche e per una vocazione dichiaratamente pluralista. La sua attività si sviluppa attraverso conferenze, incontri di studio, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati ai temi della libertà, della responsabilità civile, della cultura storica e della difesa delle istituzioni democratiche.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura della Repubblica Italiana, il Centro Pannunzio continua a promuovere un confronto rigoroso e non conformista, offrendo uno spazio stabile di dialogo tra studiosi, intellettuali e cittadini.

La sua identità si fonda su un principio semplice ma esigente: coltivare la libertà come metodo e come valore, nella convinzione che la cultura non sia mai esercizio ornamentale, ma responsabilità pubblica.

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino

Tel. 011 8123023 – Email: info@centropannunzio.it – Sito web: www.centropannunzio.it

Ufficio Stampa Due Punti – Email: ufficiostampa@duepunti-srl.it – Tel. +39 335 650 5656

A Zuccarello il 700° delle nozze tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana

Domenica 26 aprile 2026 il Comune di Zuccarello (SV) e il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv hanno ricordato il 700° anniversario delle nozze tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana. Questo matrimonio, seppur oggi quasi dimenticato, si rivelò di cruciale importanza in quanto cambiò il destino di una vasta area geografica compresa tra Piemonte meridionale e Ponente Ligure.
La cerimonia è stata patrocinata dai Consigli Regionali di Liguria e Piemonte, dalle Province di Savona e Cuneo e dal Comune di Zuccarello.
I partecipanti si sono ritrovati alle ore 11,15 davanti alla Chiesa Parrocchiale dedicata a San Bartolomeo Apostolo, risalente al XIII secolo.
Successivamente i gruppi storici, partendo dal
la Porta Soprana o “del Piemonte”, che rappresentava l’ingresso nord del borgo, hanno sfilato lungo Via Armando Tornatore fino al Teatro Comunale Quinzio Delfino, dove si è tenuta una solenne cerimonia aperta dai saluti del Sindaco Claudio Paliotto, il quale ha affermato che “Un grande grazie va ad Andrea Carnino, che con la sua tenacia sta facendo rivivere in tutti i nostri Comuni il medioevo, ci ha aggregati con il discorso storico dei Grimaldi, dei Clavesana e dei Del Carretto, sta unificandoci, oggi un po’ tutti ci conosciamo, uno va a conoscere il Comune vicino e apprende la sua storia, che è una cosa importantissima”.
Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN), Comune che grazie a questa cerimonia ha rinnovato il suo secolare legame con Zuccarello, ha rammentato che “ Clavesana negli ultimi trent’anni è stata colpita da una tremenda alluvione che ha distrutto mezzo paese. Proprio lo scorso 8 febbraio a Cervo il Sindaco mi ricordò che da Cervo vennero volontari a Clavesana. Credo che anche da queste parti siano venuti volontari, abbiamo avuto volontari da ogni parte d’Italia che ci hanno aiutati in quei tragici momenti, Clavesana è stata ricostruita, l’unica cosa che non torneranno sono i morti”.
Ha quindi preso la parola il Consigliere regionale Sara Foscolo, per la quale “Tramandare la storia è importantissimo perché se no poi la si dimentica, questi aspetti della storia non ci vengono spiegati a scuola e per noi che viviamo i nostri Comuni è importante saperla e tramandarla alle nuove generazioni”.
Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV) e Fiduciario della Provincia di Savona del Sodalizio, ha ricordato che “in tempi come questi caratterizzati da violenza, odio e disprezzo della vita, noi, grazie a queste manifestazioni, siamo uniti dall’amore per i nostri territori, per la nostra storia, per le nostre radici ed è importante lasciare questa bellezza, questa cultura e questo amore a chi verrà dopo di noi”.
Lo scrivente nel suo intervento ha fatto scoprire ai numerosi presenti la storia del Marchesato di Zuccarello.
Il borgo venne fondato il 4 aprile 1248 dai Marchesi Bonifacio IV, Emanuele I e Francesco di Clavesana. L’atto fu siglato nel castello che sovrasta il paese, edificato tra il XII e il XIII secolo. Con questo documento i Marchesi di Clavesana si impegnarono a difendere la Val Neva, allora sfiancata da continue contese armate ed in cambio i rappresentanti locali promisero di costruire il paese entro il Natale 1249. Nel 1281 i Clavesana diedero a Zuccarello i sui primi statuti, tra i più antichi della Liguria.
Nel 1326, dopo un lungo periodo di trattative, Caterina di Clavesana, figlia del Marchese Francesco II (figlio di Emanuele I, uno dei fondatori di Zuccarello),
sposò il suo lontano cugino Enrico Del Carretto, figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure e di Agnese Valperga di Masino portandogli in dote metà dei feudi savonesi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che aveva sposato Argentina di Clavesana, sorella di Caterina.
Nel 1336 Enrico conquistò Cervo (IM), ma l’anno seguente insieme alla moglie si trasferì a Mombaldone (AT), dove diede vita ad una linea marchionale tutt’oggi esistente. I sopraccitati feudi passarono a suo fratello il Marchese Giorgio di Finale Ligure, il quale dalla consorte Venezia
Fieschi dei Conti di Lavagna ebbe tra gli altri i seguenti figli: Ilaria Maria, che andò in sposa a Ranieri II Grimaldi, co-Signore di Monaco dal 1352 al 1357, ma morì nel 1368 senza avergli dato eredi; Lazzarino I, che succedette al padre come Marchese di Finale Ligure e Carlo, il quale nel 1397 divenne il primo Marchese di Zuccarello.
Il Marchesato di Zuccarello comprendeva in Val Neva Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli e Vecersio ; in Val Pennavaira i castelli e gli abitati di Alto, Castelbianco e Nasino; nella Valle dell’Arroscia la Castellania di Aquila d’Arroscia; Balestrino e Bardineto.
Era ubicato in posizione strategica, lungo la principale arteria che metteva in comunicazione Albenga con il Piemonte meridionale e da qui passavano i commerci di sale, legno, pellame da conciare, ferro e canapa.
Carlo I da Pomellina Adorno, figlia di Gabriele Adorno, Doge della Repubblica di Genova, ebbe diversi figli, tra i quali il suo erede Enrico e Ilaria, nata nel Castello di Zuccarello nel 1379. Quest’ultima il 3 febbraio 1403 sposò Paolo Guinigi, Signore di Lucca, ma si spense l’8 dicembre 1405 a causa delle conseguenze del parto della sua secondogenita Ilaria Minor. Divenne celebre per il magnifico sarcofago, considerato uno tra i migliori esempi di scultura funeraria italiana del XV secolo, che il marito commissionò per lei allo scultore senese Jacopo della Quercia.

Il Marchese Antonio di Zuccarello, bisnipote di Carlo I, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Gian Bartolomeo, che portò avanti il Ramo di Zuccarello e Pirro II, il quale nel 1545 divenne il primo Marchese di Balestrino, conservando però un quarto dei diritti sul Marchesato di Zuccarello. Giovanni Antonio figlio di quest’ultimo, nel 1567 cedette questa quota zuccarellese alla Repubblica di Genova insieme al diritto di prelazione sulle altre.
Nel 1588 Scipione di Zuccarello, nipote di Gian Bartolomeo, cedette il marchesato al Duca di Savoia Carlo Emanuele I in cambio di Saliceto con il titolo marchionale, Bagnasco, Murialdo, altre località e 60.000 scudi d’oro. Scipione si trasferì quindi a Saliceto, ma la cessione del Marchesato di Zuccarello ai Savoia venne bloccata dall’Imperatore dei Romani Rodolfo II, al quale si era rivolta la Repubblica di Genova in segno di protesta. Il marchesato fu addirittura confiscato e affidato per un decennio a due commissari imperiali e poi dal 1598 a Prospero Del Carretto, fratello di Scipione. Nel 1624 la Repubblica di Genova ottenne la quasi totalità del marchesato e 1632, con la morte di Ottavio Del Carretto, un altro fratello di Scipione, i genovesi ottennero anche l’ultimo pezzettino mancante.
L’ultimo Marchese di Saliceto appartenente al Casato dei Del Carretto fu Giuseppe, bisnipote di Scipione, che si spense nel 1717. Il titolo passò quindi a suo nipote Giuseppe Damiano, figlio della sua sorellastra Paola Maddalena, il quale aggiunse “Del Carretto” al suo cognome.
Ha quindi preso la parola il Marchese Roberto Giordano Icheri di San Gregorio Del Carretto di Balestrino, il quale ha affermato che “siamo un po’ in casa qui a Zuccarello perché come ha spiegato bene prima il Dott. Carnino, il Ramo di Balestrino comincia con Pirro II in seguito alle divisioni ereditarie del Ramo di Zuccarello, quindi ci sentiamo a casa. Mia moglie e io durante le nostre permanenze a Balestrino non ci facciamo mai mancare una gita a Zuccarello e faccio i complimenti all’amministrazione perché non è così scontato trovare un borgo così ben tenuto e pulito”.
Sua moglie, la Marchesa Mara ha ricordato che “a scuola a tutti noi hanno insegnato che i colonizzatori culturali ci sono a Roma, a Firenze e a Venezia, non è così, l’Italia ha una storia locale, una cultura locale molto importante e significativa che non è indagata e studiata, che passa attraverso le tradizioni. E’ una cultura importante, l’arricchimento di tutte queste terre, soprattutto di confine, che ai tempi erano significative ed era importante difenderle, ci ha lasciato un patrimonio culturale importante (…) Gli incastellamenti che c’erano nei vari paesi erano il significato di una famiglia che difendeva una comunità da tutto quello che c’era allora. I nostri antenati ci hanno lasciato un mondo migliore di quello che loro hanno trovato, forse noi dovremmo fare altrettanto, è quello che noi dobbiamo ai nostri figli”.

Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha quindi conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Zuccarello e allo storico Giorgio Casanova, autore del libro “Il Marchesato di Zuccarello – dalla Val Neva alla Val Pennavaira, un viaggio tra millenni di storia ligure”.
La cerimonia è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:

  • Gruppo Storico Marchesato di Clavesana” i cui rievocatori hanno impersonato tra gli altri il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto con la nipote Adelaide, Gran Contessa di Sicilia, Emanuele di Clavesana, cofondatore di Zuccarello, con la consorte e Caterina di Clavesana;

  • I rievocatori della Proloco di Zuccarello, che hanno impersonato Carlo I, primo Marchese di Zuccarello, la consorte Pomellina Adorno, figlia di Gabriele Adorno, Doge della Repubblica di Genova e la loro figlia Ilaria, diventata per matrimonio nel 1403 Signora consorte di Lucca;

  • I Signori del medioevo da Torino;
  •  I Signori di Rivalba di Castelnuovo Don Bosco, i cui rievocatori hanno impersonato i membri della famiglia che nel medioevo possedette il feudo di Castelnuovo per circa 350 anni;
  • I Marchesi Paleologi” di Chivasso, i cui rievocatori hanno impersonato i Marchesi del Monferrato ad inizio XIV secolo, tra i quali il Marchese Teodoro I Paleologo e la consorte Argentina Spinola, nonni materni del Conte di Savoia Amedeo VI detto il “Conte Verde”.

Alla cerimonia hanno presenziato anche le seguenti autorità:
il Consigliere Regionale Sara Foscolo; Mario Basso, Sindaco di Bardineto (SV); Daniele Galliano, Sindaco di Bormida (SV); Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN); Flavio Borgna, Sindaco di Cerretto Langhe (CN); Natalina Cha, Sindaco di Cervo (IM); Sergio Bruno, Sindaco di Erli (SV), accompagnato dal Vice Sindaco Massimo Gai; Renato Adorno, Sindaco di Rezzo (IM); Claudio Paliotto, Sindaco di Zuccarello (SV); Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV); Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive (CN); Bruna Migliora, Consigliere Comunale di Toirano (SV) e Franco Scrigna, Consigliere Comunale di Villanova d’Albenga (SV).
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale, da Silvia Molino, Fiduciario della Provincia di Savona e da soci.

ANDREA CARNINO

Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana: il 700° anniversario di un matrimonio storico

 

Quest’anno ricorre il 700° anniversario di un matrimonio che si rivelò di cruciale importanza per il savonese e il Piemonte meridionale: quello tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana.
Lui era figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure, capostipite dei Del Carretto di Finale e di Agnese Valperga di Masino, lei era figlia di Francesco II di Clavesana.
Queste nozze, celebrate dopo un lungo periodo di trattative, ebbero una rilevanza strategica perché Caterina portò in dote ad Enrico metà dei feudi savonesi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che aveva sposato Argentina di Clavesana, sorella di Caterina.
Nel 1336 Enrico conquistò Cervo, in Provincia di Imperia, ma l’anno seguente insieme alla moglie si trasferì a Mombaldone (AT), dove diede vita ad una linea marchionale tutt’oggi esistente ed oggi guidata dal Marchese Umberto Scaliti Del Carretto, il quale gestisce un ristorante ubicato nel palazzo nobiliare detto “la Fortezza”, documentato già nel 1209.
Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Cervo, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello passarono al fratello di Enrico, il Marchese Giorgio di Finale Ligure, il quale dalla consorte Venezia Fieschi dei Conti di Lavagna ebbe tra gli altri i seguenti figli:

  • Ilaria Maria, che andò in sposa a Ranieri II Grimaldi, co-Signore di Monaco dal 29 giugno 1352 al 15 agosto 1357 insieme a suo fratello minore Gabriele, a suo padre Carlo I, primo Signore sovrano di Monaco e al suo prozio Antonio. Ilaria Maria morì nel 1368 senza aver dato eredi a Ranieri II, il quale si risposò con Isabella Asinari ed è l’antenato dell’attuale Principe sovrano Alberto II;
  • Lazzarino I, che succedette al padre come Marchese di Finale Ligure. L’ultimo sovrano del Marchesato fu il suo discendente Sforza Andrea, deceduto nel 1602;
  • Enrico, che fu il capostipite di un breve Ramo dei Del Carretto di Calizzano;
  • Maria, che sposò Azzone di Saluzzo, secondogenito del Marchese di Saluzzo Tommaso II e capostipite dei Saluzzo-Paesana. Azzone ebbe il suo erede Giovanni dalla prima moglie Onofria della Rovere di Vinovo;
  • Carlo, il quale nel 1397 divenne il primo Marchese di Zuccarello e fu il padre della celebre Ilaria Del Carretto, Signora di Lucca dal 3 febbraio 1403 all’8 dicembre 1405 quando morì in seguito alle conseguenze del parto della sua secondogenita Ilaria Minor.
    Il Marchese Antonio di Zuccarello, bisnipote di Carlo I, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Gian Bartolomeo, che portò avanti la linea di Zuccarello, oggi estinta e Pirro II, il quale diventò il primo Marchese di Balestrino. Quest’ultima linea è ancora esistente ed è guidata dal Marchese Roberto Giordano Icheri di San Gregorio Del Carretto di Balestrino.

La scoperta delle nozze tra Ilaria Maria Del Carretto e Ranieri II di Monaco ha permesso allo scrivente di effettuare la consulenza gratuita ai Comuni di Balestrino, Castelvecchio di Rocca Barbena e Zuccarello per il loro ingresso nell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, il cui Presidente è il Dott. Fulvio Gazzola, Sindaco di Dolceacqua.
Il 700° anniversario del matrimonio di Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana verrà celebrato domenica 12 aprile a Zuccarello dal Comune in collaborazione con il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.

MA QUAL’E LA STORIA DEL MARCHESATO DI CLAVESANA?

Dopo la morte di Adelaide di Torino il 19 dicembre 1091, suo nipote il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, figlio di sua sorella Berta, occupò le Contee di Alba, Asti, Albenga, Auriate e Bredulo. Egli dalla seconda moglie Agnese di Vermandois ebbe otto figli, i quali nel 1142, diciassette anni dopo la morte del padre, si divisero i possedimenti: 

  • Manfredo fu il capostipite dei Marchesi di Saluzzo; 
  • Berengario, figlio di Guglielmo, diede origine ai Marchesi di Busca; 
  • Anselmo diede origine ai Marchesi di Ceva; 
  • Ugo ereditò Clavesana;
  • Enrico ereditò i territori di Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte e alcuni castelli e borghi minori, tra i quali Altare, Calizzano e Sassello. Alla morte del fratello Bonifacio il Minore, Vescovo e Marchese di Cortemilia, ereditò anche il Marchesato di Cortemilia, con castelli e ville delle Langhe. I suoi due figli Enrico II e Ottone presero il cognome Del Carretto dal poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes.

Anselmo ebbe tra gli altri i seguenti figli: Guglielmo, che fu il capostipite dei Marchesi di Ceva e Bonifacio, il quale alla morte senza figli dello zio paterno Ugo di Clavesana, ereditò il Marchesato di Clavesana e fu quindi il capostipite di questa linea marchionale. 

Il Marchesato di Clavesana comprendeva in Piemonte oltre alla capitale anche Farigliano, Mombarcaro, Dogliani, Saliceto e La Morra e al di là delle Alpi la Marca d’Albenga, che si estendeva da Finale Ligure fino a Bussana e dalle sorgenti dell’Arroscia fino al mare.

I Clavesana fecero edificare numerosi manieri tra i quali quello di Castelvecchio di Rocca Barbena nell’XI secolo (tra il XII e il XIII secolo fondarono il borgo) quelli di Andora, Rezzo e Stellanello nel XII secolo, quelli di Cervo e Zuccarello tra il XII e il XIII secolo e quello di Ortovero nel XIII secolo.
Bonifacio sposò la figlia del Marchese di Tolosa ed ebbe tra gli altri i seguenti figli:

  • Bonifacio II, che gli premorì; 
  • Berta, la quale nel 1202 sposò il Marchese del Monferrato Guglielmo VI, portandogli in dote Mombarcaro. 

A Bonifacio I, essendogli premorto il figlio Bonifacio II, succedettero i nipoti Bonifacio III Tagliaferro, così soprannominato perché secondo la tradizione era in grado di spezzare fili di ferro con i denti (a lui è dedicato Palazzo Tagliaferro ad Andora) e Oddone I. Essi si allearono con Albenga e Savona contro la Repubblica di Genova, pagando a caro prezzo questa decisione: nel 1228 dovettero infatti cedere alla repubblica ligure i loro diritti su Diano, Taggia, Dolcedo e Porto Maurizio. Nel 1233 i Clavesana fondarono Pieve di Teco. Il 4 aprile 1248 Bonifacio IV, Emanuele I e Francesco di Clavesana, figli di Oddone I, fondarono Zuccarello. Nel 1252 i Clavesana cedettero Andora alla Repubblica di Genova. Emanuele I, cofondatore di Zuccarello, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Oddone II e Francesco II. 

Seguiamo il Ramo di Oddone II. Suo figlio Federico I nel 1324 acquisì il Marchesato di Clavesana; sposò Margherita di Saluzzo-Dogliani, figlia di Giovanni, sestogenito del Marchese di Saluzzo Tommaso I. Giovanni alla morte del padre aveva ereditato la parte del marchesato al di là del Tanaro. Manuele, figlio di Federico I e Margherita, alla dipartita del genitore, ereditò soltanto le briciole dell’antico marchesato: gli rimanevano infatti soltanto Rezzo e parte della Valle Arroscia. Al suo decesso nel 1387 il Marchesato di Clavesana cessò di esistere, ma i suoi discendenti mantennero il feudo di Rezzo, che rimase di proprietà della nobile famiglia fino al 1744, quando alla morte senza eredi del Marchese Francesco Maria, passò a sua nipote Maria Gabriella da Passano, figlia di sua figlia Giulia Maria e di Bartolomeo da Passano.
Maria Gabriella era sposata con Ranieri Grimaldi, discendente alla dodicesima generazione di Luca Grimaldi, colui che insieme al fratello Boverello controllò il Castello di Andora dal 1248 al 1251 e possedette i feudi di Carrosio (AL) e Stella (SV).
Dall’unione tra Ranieri e Maria Gabriella da Passano nacquero tre figlie, delle quali solo Maria  Giovanna prese marito, sposando Giovanni Carlo Pallavicini. Rezzo passò così ai Marchesi Pallavicini.

Passiamo al Ramo di Francesco II. Sua figlia Caterina nel 1326, come sopraccitato, dopo un lungo periodo di trattative sposò Enrico Del Carretto, figlio di Antonio, Marchese di Finale Ligure.
Quest’ultimo era il bisnipote di Enrico I, uno dei figli di Bonifacio del Vasto. 

Clavesana passò invece a Nicolino, un altro figlio del sopraccitato Giovanni di Saluzzo-Dogliani, che sposò Selvaggia, figlia di Nano, Marchese di Ceva. Dalla loro unione nacque Antonio, il quale diede inizio ai Marchesi di Clavesana della seconda stirpe. Nel 1382 fece omaggio del suo feudo al Conte di Savoia Amedeo VI, detto “il Conte Verde”, che lo investì immediatamente del medesimo.
Nel 1603 alla morte di Bongiovanni Saluzzo-Dogliani, la sua parte di Clavesana passò alla sua vedova Anna di Ceva, la quale si risposò con Ottavio Asinari di Bernezzo, esponente di una famiglia astigiana già esistente nel XII secolo. Alla dipartita di Anna Clavesana venne ereditata da Carlo Asinari di Bernezzo, figlio di primo letto di Ottavio, il quale diede vita ai Marchesi di Clavesana della terza stirpe, tutt’oggi esistente.

ANDREA CARNINO

Nel Principato di Lucedio tra risaie e cripte segrete

Una cripta maledetta con forze demoniache al suo interno, una colonna di marmo che “piange”, un pavimento che emette suoni e strane vibrazioni e ancora rituali oscuri dei monaci, peraltro mai confermati storicamente. Lucedio è conosciuto anche per questo, come uno dei luoghi più “infestati” d’Italia. Passaggi sotterranei, salme mummificate, abati seduti su troni disposti a cerchio e perfino fiumi sotterranei. Varcando i poderosi cancelli del Principato di Lucedio, (come c’è scritto sul portale d’ingresso della tenuta), antico monastero cistercense del XII secolo, a pochi chilometri da Trino Vercellese, il pensiero vola alle tante leggende che avvolgono questo luogo che tra aprile e maggio galleggia sulle risaie formando “un mare a quadretti”. Lo stesso nome Lucedio è intrigante, può significare “luce di Dio” o “Dio di luce”, in una parola Lucifero e proprio da qui nasce l’associazione dell’abbazia con il diavolo stesso. Leggende, solo leggende oscure che tuttavia non guastano e anzi affascinano visitatori e lettori.

 

Molti di questi racconti sono nati secoli dopo la nascita dell’abbazia nel 1123 e hanno reso il posto molto famoso. In effetti, entrando nei giardini, nel refettorio dei monaci e nell’aula capitolare si respira un’atmosfera medievale che rimanda alle numerose storie che aleggiano intorno a quella che oggi è una grande e moderna azienda agricola che ha conservato gli ambienti medievali e il suo fascino antico è rimasto intatto. Lucedio è la culla del riso italiano e da questi luoghi si sviluppa il territorio delle Grange, una serie di aziende agricole che si intervallavano su un vasto comprensorio agricolo. Grazie ai monaci nacquero le risaie della pianura vercellese ed entrarono in funzione sistemi idraulici ancora oggi utilizzati. Dell’abbazia dei cistercensi, ampliata nei secoli, si sono conservate importanti strutture architettoniche, dal campanile a pianta ottagonale in stile gotico lombardo al chiostro, dalla sala capitolare del Duecento con capitelli altomedievali alla Sala dei Conversi con volte a vela che poggiano su basse colonne. Fondata dai monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna (quelli della Regola di San Benedetto, “ora et labora”, una vita semplice e rigorosa basata sulla preghiera e sul lavoro nei campi) l’abbazia sorse in un’area paludosa di proprietà del marchese Ranieri I del Monferrato (1075-1137). L’Abbazia resta per secoli sotto il controllo dell’Ordine cistercense e poi diventa motivo di scontro tra varie casate dinastiche.

Dai Gonzaga passa ai Savoia e poi diviene proprietà di Napoleone all’inizio dell’Ottocento. Successivamente passò al marchese Giovanni Gozani di San Giorgio, antenato dell’attuale proprietaria, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff che conduce l’azienda agricola che produce riso di altissima qualità. Si racconta che nei sotterranei dell’abbazia si trovino cripte segrete dove sarebbero seduti i corpi mummificati degli abati posti a guardia di presenze demoniache. Non manca una “colonna che piange”. Nella sala Capitolare si trova infatti un pilastro che sembra trasudare acqua. Secondo la tradizione “piangerebbe” per le torture e i riti oscuri avvenuti in abbazia ma la spiegazione scientifica è che la pietra porosa assorba e rilasci l’umidità dal terreno. A poca distanza dal complesso c’è una piccola chiesetta sconsacrata, la Madonna delle Vigne che custodisce il cosiddetto “Spartito del Diavolo” che, se viene suonato in un certo modo, libererebbe il demone che aveva già sottomesso i monaci. La chiesa, tra l’altro, è stata più volte razziata ed è forse meta di raduni di sette sataniche ma ora giace abbandonata. Il Principato di Lucedio è visitabile al pubblico secondo il calendario segnalato sul sito online “Visita Lucedio”.

Info@principatodilucedio.it, Trino Vercellese

Filippo Re

 

 

 

La Regina Margherita e i suoi affetti

 

Racconti di vita familiare tra Stupinigi e Racconigi

 

12 aprile – 4 ottobre 2026

Storie di famiglia a corte nel ciclo di quattro visite e laboratori per famiglie nelle due residenze reali

 

Non una biografia, ma uno sguardo sulla vita quotidiana, sugli affetti e sulle relazioni familiari: è questo il punto di partenza del ciclo di incontri “La Regina Margherita e i suoi affetti”, in programma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO) e al Castello di Racconigi (CN) che sottolinea il rapporto tra le due residenze sabaude all’inizio del Novecento: una legata alla presenza della Regina Madre, l’altra residenza della famiglia reale e dei principini. Quattro appuntamenti pensati per le famiglie, e in particolare per nonni e nipoti, che mettono al centro la dimensione privata della corte e il ruolo di Margherita di Savoia come nonna.

 

Il progetto si articola in due incontri a Stupinigi e due a Racconigi, ciascuno costruito attorno ad un tema e accompagnato da una attività laboratoriale.

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi gli incontri sono in programma domenica 12 aprile e domenica 4 ottobre alle ore 15. Il primo appuntamento è dedicato alla quotidianità della regina tra comfort moderni e vita di corte, con un percorso nell’Appartamento di Levante che racconta le innovazioni introdotte nella residenza (impianti, servizi e organizzazione domestica) e come cambiò la vita tra fine Ottocento e primo Novecento.

Il secondo incontro, in occasione della Festa dei Nonni, sarà invece dedicato alle memorie familiari e al rapporto tra Margherita e i giovani principi, leggendo gli ambienti della residenza come spazi di vita, educazione e condivisione. In entrambe le date, al termine della visita, è previsto il laboratorio “La scatola dei ricordi”, un’attività individuale in cui “scavare” a partire da fotografie d’epoca e memorie familiari.

 

Al Castello di Racconigi il ciclo proseguirà sabato 9 maggio e sabato 12 settembre. I due incontri saranno dedicati rispettivamente ai ritratti ufficiali e alle stanze di famiglia e al rapporto tra immagine pubblica e vita quotidiana tra moda, eleganza e tradizione. Ogni appuntamento prevede visita tematica e laboratorio.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 12 aprile 2026, ore 15

La quotidianità della Regina Margherita tra comfort moderni e vita di corte

Durata: 2 ore circa

Costo laboratorio: 8 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente:

011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

www.ordinemauriziano.it

 

Castello di Racconigi

Via Francesco Morosini 3, Racconigi (CN)

drm-pie.racconigi.sed@cultura.gov.it

Sito e app Musei Italiani

Tracce di Templari, da Ventimiglia a Seborga

Quel giorno, nel dedalo di viuzze a Ventimiglia Alta, tra chiese quasi millenarie, San Michele, la cattedrale di Santa Maria Assunta e la chiesa di San Francesco, un templare pugnalò a morte un capitano genovese. Templari e genovesi venivano spesso alle mani in città. Sovente si accendevano zuffe e risse anche per futili motivi e a volte finiva proprio male. L’ostilità tra i contendenti aveva raggiunto livelli molto alti dopo la conquista genovese della città più occidentale della Liguria. I ventimigliesi, gli antichi intemelii, non volevano finire sotto il controllo della Repubblica di Genova, cercarono di resistere con tutte le loro forze ma nel 1221 dovettero arrendersi al lungo assedio per mare e per terra. La durezza del dominio della Superba scatenò ben presto la reazione violenta degli abitanti che facendosi scudo dei templari, più energici e meglio armati, affrontavano spavaldi i genovesi e talvolta ci scappava il morto. Ebbene, quel giorno di otto secoli fa, le cronache del tempo riportano la notizia che il templare fra Raimondo Galiana scatenò la propria rabbia contro gli occupanti genovesi uccidendo un capitano della Superba. Perché i Templari si trovavano a Ventimiglia? La città dell’estremo ponente ligure era un importante centro commerciale e marinaro con un continuo viavai di gente.
I Templari assicuravano la scorta armata ai pellegrini diretti a Santiago di Compostela, nella Galizia spagnola, e ai mercanti in cammino verso le fiere di Arles e di Nimes. Tra templari e genovesi non correva buon sangue né in patria né nei territori d’Oltremare. Cavalieri rosso-crociati e genovesi erano schierati in due opposti partiti nel Vicino Oriente e le lotte tra di loro erano frequenti. I genovesi erano alleati con i cavalieri di Gerusalemme e con gli spagnoli mentre i templari erano insieme a veneziani e pisani, Ma accadeva anche qualcos’altro. Correva infatti la voce che nell’estremo ponente ligure, transitavano antiche reliquie sacre e altri oggetti misteriosi. Furono i Templari della vicina Seborga, piccolo borgo di meno di 300 abitanti nell’entroterra di Bordighera, a portarli via e a nasconderli? È solo leggenda o c’è qualcosa di vero? In fondo, sia l’Ordine del Tempio sia il fantomatico Principato di Seborga sono spesso avvolti in un’aura di mistero e non si può escludere che qualcosa potrebbe essere ancora nascosto nello stesso Principato ligure. E che dire di Ventimiglia che ancora oggi ospita i raduni mondiali di Templari del terzo millennio organizzati dal Gran Priorato del Principato di Monaco dell’Ordre du Temple de Jèrusalem? Perché proprio nell’antica Albintimilium, l’odierna Ventimiglia? Anche qui, nella parte più occidentale della costa ligure, la memoria dei cavalieri Templari è ancora viva. Quanti misteri…alla Giacobbo, il gigante di Freedom che li risolve…quasi sempre.
Eppure una spiegazione c’è anche in questo caso: qui i Cavalieri Bianchi ci sono stati davvero. E a Seborga? Non ci sono prove storiche concrete che dimostrino la presenza dei Templari in questo piccolo paese anche se la tradizione locale e alcune leggende mantengono in vita il legame tra il borgo e l’ordine cavalleresco. Un modo sicuro per arricchire il fascino storico e culturale della località collinare a nord di Bordighera. Si narra addirittura, secondo alcune leggende, che nel 1117 San Bernardo di Chiaravalle, monaco, abate e promotore della II Crociata (1147-1150) si recò a Seborga e consacrò i primi nove cavalieri templari nella chiesa a lui dedicata, prima della loro partenza per le Crociate. In paese si svolgono raduni che richiamano la presenza dei Templari e il Principato di Seborga, nato negli anni Novanta del secolo scorso per rivendicare una “favolosa” indipendenza, riconosce l’Ordine dei cavalieri bianchi. Secondo alcuni storici non si tratta solo di leggenda ma la tradizione templare di cui Seborga si vanta sarebbe suffragata da una documentazione di tutto rispetto. In effetti, camminando per il paese si vedono croci templari ovunque, nelle vie e sugli edifici. Perfino una birra locale riporta l’effigie dei cavalieri sulla bottiglia, Siamo nel cuore dell’Ordine del Tempio? Qualcuno dice di sì, tanti altri sono molto più prudenti anche se la tradizione seborghina vede proprio in questo borgo i primi passi compiuti dai mitici cavalieri templari.
Filippo Re
nelle foto, paese collinare di Seborga , Cattedrale di Santa Maria Assunta a Ventimiglia Alta, Templari a Seborga

Asti, riapre la Torre Troyana… che toglie il fiato

Era il simbolo del Medioevo astigiano e per secoli ha scandito la vita degli astigiani con i rintocchi per le feste, il lavoro, i pericoli e gli allarmi. Ai battiti della sera si chiudevano le botteghe e ci si ritirava per la notte ma era anche il segnale dell’apertura delle scuole e perfino delle punizioni che venivano comminate sulla pubblica piazza. Narra la storia della città e di una delle famiglie astigiane più potenti del Medioevo. Delle oltre 120 torri che quasi mille anni fa dominavano il paesaggio urbano di Asti, oggi ne sopravvive una decina. Ma è stata anche simbolo di potere e prestigio. È la Torre Troyana, nota come Torre dell’Orologio, che, costruita all’inizio del Duecento, divenne proprietà dei Troya, da cui ha preso il nome, una delle casate nobiliari astigiane più potenti dell’epoca che la sopraelevarono di tre piani con eleganti bifore e cornici marcapiano. Alta 44 metri signoreggia in piazza Medici, accanto al Palazzo Ducale, nel quartiere di San Secondo, nel cuore del centro storico di Asti, e ora è stata riaperta al pubblico dopo la pausa invernale. Si arriva piacevolmente in cima, senza fare troppa fatica, dopo aver superato 199 scalini e da lassù la vista panoramica e spettacolare sulla città e sulle colline monferrine non manca di certo. Estinta la famiglia Troya, nel 1560 la Torre passò al duca di Savoia Emanuele Filiberto che la affidò al Comune di Asti e da allora cominciò a battere le ore con una grande campana, risalente al 1531, ancora oggi collocata e restaurata in cima alla torre. Anche l’orologio è stato aggiunto più tardi, nel Cinquecento, ed è ancora funzionante. Tra le campane che scandiscono le ore della giornata, quella della Torre Troyana è una delle più antiche del Piemonte. Oggi fa parte della rete museale dei Musei di Asti. Il biglietto per visitare i musei cittadini è in vendita a Palazzo Mazzetti in corso Alfieri 357. La Torre è aperta ai visitatori da lunedì a domenica con orario 10-19.
 Filippo Re