Una giornata di studio alla Palazzina di Caccia di Stupinigi celebra il tricentenario della nascita del sovrano
L’Accademia delle Scienze di Torino e l’Accademia di Agricoltura celebrano con un convegno il trecentesimo anniversario della nascita di Vittorio Amedeo III (1726–1796). Fu proprio Vittorio Amedeo III a concedere, nel 1783, le lettere patenti di fondazione della Reale Accademia delle Scienze e a favorire il clima che avrebbe portato, il 24 maggio 1785, alla nascita della Società Agraria, poi divenuta Accademia di Agricoltura. La vita culturale, scientifica e politica del secondo Settecento in Piemonte sarà al centro di una giornata di studio, lunedì 15 giugno 2026, a partire dalle ore 9:30, presso il Salone juvarriano della Palazzina di Caccia di Stupinigi, con ingresso libero e gratuito.
L’evento propone un percorso a più voci attraverso una delle stagioni più vivaci della storia subalpina: dalle origini dell’Accademia stessa alle trasformazioni del paesaggio agrario, dai tesori di Palazzo Reale ai rapporti tra il sovrano e Vittorio Alfieri, fino alle relazioni politiche e commerciali tra Piemonte e Liguria. I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Marta Fusi, Direttrice della Palazzina di Caccia di Stupinigi; Marco Mezzalama, Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino; Marco Devecchi, Presidente dell’Accademia di Agricoltura; Paola D’Agostino, Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino e Giulia Carluccio, Presidente della Fondazione Centro di Studi Alfieriani.
Gli interventi scientifici vedranno la partecipazione di storici, storici dell’arte e studiosi di letteratura provenienti dagli atenei e dalle istituzioni culturali del territorio: Vincenzo Ferrone (Accademia delle Scienze di Torino) affronterà il tema delle origini dell’istituzione accademica nell’età di Vittorio Amedeo III; Paola Bianchi (Università di Torino) esplorerà le dinamiche di sociabilità e le realtà accademiche torinesi nel secondo Settecento; Carlo Tosco (Politecnico di Torino) analizzerà i catasti e il paesaggio agrario dell’epoca; Carla Eugenia Forno (Fondazione Centro di Studi Alfieriani) ricostruirà il complesso rapporto tra Alfieri e i Re di Sardegna; Lorenza Santa (Musei Reali di Torino) presenterà Vittorio Amedeo III al Palazzo Reale; Alessandro Carassale (Accademia di Agricoltura, Presidente CeSVin) e Luca Lo Basso (Università di Genova) chiuderanno con un approfondimento sui rapporti tra Liguria e Piemonte nell’età del sovrano.
La dimensione culturale della giornata sarà arricchita dagli interventi musicali dell’Accademia Corale Stefano Tempia, diretta da Luigi Cociglio con Francesco Cavaliere al pianoforte. Il programma prevede un prologo con musiche di Adriano Banchieri e, a chiusura dei lavori, un concerto con brani della tradizione vocale europea tra Rinascimento e Settecento, da Josquin Desprez a Bach, Mozart, Vivaldi e Haendel.

Il prezioso






I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e Giorgio Rochat in relazione al colonialismo italiano in Africa Orientale sono ancora evidenti. Una trasmissione televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano. Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna di guerra africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza del maresciallo Graziani non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare la colonia del Duca Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa sotto falso nome nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate dalla trasmissione mentre sono aspetti molto importanti. E anche l’eroica resistenza e la inevitabile resa sull’ Amba Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata perchè ne dimostra la falsità storica.
