“Klimt on Ice”
Giovedì 1° dicembre, ore 21
“Nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche…”: parole di Gustav Klimt (Baumgarten, 1862 – Vienna, 1918), il grande pittore austriaco, padre della “secessione viennese”, le cui opere più celebri – prima fra tutte l’iconico “Bacio” del 1907 – trovano perfetta e geniale collocazione (e Klimt approverebbe!) nelle immagini in video mapping disegnate sulla pista olimpionica da ghiaccio del “Palavela” (via Ventimiglia, 145), in occasione di “Klimt on Ice”, lo spettacolo in anteprima mondiale che (a distanza di un anno dal successo di “Van Gogh on Ice”) torna a riproporre a Torino alcune fra le più celebri stelle del pattinaggio artistico internazionale.

L’appuntamento è per giovedì prossimo, 1° dicembre (ore 21). Una sola notte per entusiasmare il pubblico, con uno spettacolo che sapientemente e “alla grande” unisce sport, arte e musica dal vivo. Le stars del ghiaccio, nelle loro suggestive danze, giravolte e acrobazie, saranno infatti accompagnate da un’orchestra live, condotta da Edvin Marton con il suo magico “Stradivari”. L’organizzazione – come sempre carica di effetti spettacolari e mirabolanti – è di “Dimensioni Eventi”, in collaborazione con “Next Exhibition”, “Associazione Culturale Dreams” ed il patrocinio dell’“Assessorato allo Sport” del Comune di Torino. Per l’atteso evento, è in arrivo in città un ben articolato roster di campioni capitanati dallo spagnolo Javier Fernandez Lopez, rappresentante della Spagna per tre volte alle Olimpiadi invernali ( nel suo palmarés sette titoli nazionali, sette europei, un bronzo olimpico e due titoli mondiali); con lui la tedesca Annette Dytrt e il francese Yannick Bonheur che tornano a Torino dopo aver infiammato il pubblico del “Palavela” nello spettacolo “Van Gogh on Ice” dello scorso anno.

A presenziare l’Italia saranno Carolina Moscheni e Francesco Fioretti (coppia storica del pattinaggio italiano, medaglia di bronzo, plurititolati in Europa e vincitori di competizioni internazionali) che, abbandonato l’agonismo, si dedicano da circa un anno ai grandi show sul ghiaccio. Dalla Lettonia arriveranno la grazia e la tenacia di Angelina Kucvalska, cinque volte campionessa assoluta del suo Paese, nonché quarta ai campionati europei del 2016, mentre dalla Francia Clement Pinel darà pratica dimostrazione del suo super “flip”, il salto mortale, da brividi, all’indietro sui pattini da ghiaccio. Fra i nomi eccellenti, attesi al “Palavela”, anche Makysym Nikitin e Oleksandra Nazarova, fra le prime dieci coppie a livello internazionale, sei volte campioni di Ucraina e tre campioni del mondo junior; con loro la campionessa nazionale svizzera (2017) Yasmine Kimiko Yamada e lo statunitense Philip Warren, con la sua cascata di riccioli scuri, uno spericolato sui pattini e nella vita quotidiana, dove pratica skateboarding e parkour.

Sottofondo delle performance dei pattinatori, le note degli archi della “ Montecarlo Orchestra”, quattro affascinanti musiciste dell’“Opera Ungherese”, dirette da Edvin Marton, compositore e violinista ungherese di fama mondiale, noto come “il violinista dei pattinatori sul ghiaccio”, cui si devono anche musiche e arrangiamenti dello spettacolo e che si esibirà con uno “Stradivari” originale, costruito nel 1697, utilizzato duecento anni fa da Paganini e vinto in giovane età da Marton, in una competizione mondiale dove ha sbaragliato oltre trecentocinquanta violinisti. Ciliegina sulla torta, tre performance mozzafiato di “arts du cirque” degli artisti del gruppo internazionale “Cirko Vertigo”, diretto magistralmente da Paolo Stratta. Il tutto sotto la regia di Davide Allena, più volte aiuto regia, consulente artistico e direttore di scena di Arturo Brachetti, nonché director delle produzioni internazionali targate “Dimensione Eventi”.
Per ulteriori info: “Dimensioni Eventi”, corso Regina Margherita 371/10, Torino; tel. 011/19214730 o www.klimtonice.com
g.m.
Nelle foto:
– “Video Mapping”
– Carolina Moscheni e Francesco Fioretti
– Clement Pinel
– Edvin Marton
Le prime immagini del 40° Torino Film Festival arrivano dal Nicaragua (ampia coproduzione supportata da Messico/Olanda/Germania/Francia/Norvegia/Spagna) con “La hija de todas las rabias” della quarantenne regista Laura Baumeister: immagini di povertà, di violenza sociale, di una fanciullezza negata, terribili angosciose. La vita è terribile, uno spiraglio di folle speranza va cercata in un mondo altro, di protezione, di sogno che è soltanto della piccola protagonista. Maria, ragazzina di 11 anni, vive con la madre Lilibeth e passa gran parte delle sue giornate in cima a quelle montagne di rifiuti che sorgono a due passi dalla capitale e che danno un lavoro e a tratti anche un minimo di sostentamento a tanta gente. Un giorno Lilibeth sparisce su un camion per andare in città e Maria si ritrova in mezzo ad una piccola comunità di bambini schiavizzati a ripulire faticosamente i tanti oggetti che quelle discariche possono restituire e che possono essere riciclati. L’aiuta e quasi si prende cura di lei il giovane Tadeo, per restituirla a una madre che Maria al contrario ha perso per sempre. Le resta il sogno e in questo un abbraccio protettivo. La regista imprime dolcezza e rabbia e sacrosanti momenti di ribellione alla giovanissima protagonista, offre soprattutto un panorama d’angoscia di questo angolo di mondo che noi guardiamo con occhio incredulo dall’altra parte del mondo.
Al contrario apprezzabilissimo “Il nostro generale” (dal 9 gennaio su Rai 1) con cui Lucio Pellegrini e Andrea Jublin ci riconsegnano la figura solida, paterna, combattiva di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Grazie anche all’apporto dell’Arma dei Carabinieri e con il sostegno della famiglia, rendendo onore al servitore dello Stato come all’uomo colto nel privato, con materiali di repertorio (grazie alle teche Rai) ed esatte ricostruzioni, ci ritroviamo al centro degli anni Settanta, ad iniziare esattamente dal quel 1973, quando Dalla Chiesa viene trasferito da Palermo dove è impegnato nella lotta alla mafia per operare a Torino, la presenza combattiva e affettuosa dei componenti del “Nucleo speciale antiterrorismo”, gli intenti a muoversi come un vero e proprio gruppo operativo di combattimento guardando agli altri come a degli avversari da combattere sul loro stesso terreno. Sono gli anni di Curcio, del primo processo alle BR, che al nord hanno steso una rete di uccisioni e di ferimenti di industriali e di giornalisti, di attentati, come quello a Fulvio Croce, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino, dell’amicizia con Caselli, dei giorni di paura (la figlia costretta a sposarsi in un garage, protetta a vista), della pretesa affiliazione alla P2, accettata nel disordine del tempo e immediatamente rifiutata, del sequestro Vallarino Gancia e della morte di Mara Cagol durante la liberazione del re dello spumante nella cascina sperduta sulle colline dell’Astigiano. Anni, quelli “piemontesi” del generale, fatti anche di amarezza e d’isolamento (rintanato in un piccolo ufficio, in attesa di “mi hanno dato un incarico”), man mano che la sua lotta ai brigatisti diveniva sempre più serrata Dalla Chiesa si ritrovava sempre più solo, conteggiando un buon numero di nemici anche all’interno delle istituzioni e dell’Arma stessa. È un’opera, quella firmata da Pellegrini e Jublin, decisamente robusta, accorata, anche capace di mostrare di un uomo combattivo i momenti forse più deboli, di ridare alla società di oggi la dichiarata integrità e la grandezza nell’obbedienza. Sergio Castellitto è autenticamente presente, in ogni momento, con a fianco una Teresa Saponangelo esempio di remissiva dolcezza, con tutta la squadra dei giovani attori che sono i suoi collaboratori, Antonio Folletto in testa, voce narrante di tutti quegli anni. Gli angoli torinesi aggiungono un che di verità in più alla forza e alla bellezza della vicenda.
Comunque, esuli ancora dall’euforia generale, venerdì scorso, alle 9 del mattino, il festival s’è svegliato con la sala 3 del Massimo gremita di addetti ai lavori, di curiosi, di operatori, di un selezionato gruppo di ospiti, in presenza e in streaming, per cui Gaetano Renda, agguerrito esercente di Centrale, Due Giardini e Fratelli Marx, ha potuto da provetto entertainer dare corpo a “Cinema mon amour – L’avventurosa storia del cinema nelle sale”, a quel convegno preparato per intere settimane forse per mesi, con cui poter rivedere e fare il punto sull’importanza della sala, sul suo rapporto “prioritario e imprescindibile” con la collettività, sul desiderio di tornare a incontrarsi e a scambiarsi idee, sul presente e sul futuro. “Vi siete contati, ragazzi?”, direbbe il cinefilo riportandoci alla mente “I guerrieri della notte” di Walter Hill: sì, siamo in tanti e si può cominciare.
