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Indagine Doxa – Paideia: genitori con figli con disabilità, uno su due ha vissuto discriminazioni

Sono stati presentati  nell’ambito di Insieme – il festival sul tema della disabilità e dell’inclusione sociale organizzato a Torino da Fondazione Paideia – i risultati dell’indagine, condotta da Doxa e dalla fondazione, che esplora l’impatto della disabilità sul sistema familiare.

 

Tra i genitori con figli con disabilità, uno su due ha vissuto una esperienza di discriminazione sul luogo di lavoro e il 36% delle madri dichiara che l’essere genitore ha condizionato “moltissimo” gli avanzamenti di carriera. Più di 6 famiglie su 10 hanno dichiarato di aver dovuto acquistare prestazioni sanitarie o riabilitative private per il figlio o la figlia con disabilità nell’ultimo anno (dato doppio rispetto al campione senza disabilità). Il 24% delle famiglie con bambini con disabilità dichiara che il figlio o la figlia non frequenta “mai” amici al di fuori della scuola, contro il 3% del campione di bambini che non hanno disabilità. Un bambino su tre con disabilità non viene “mai” o “raramente” invitato alle feste di compleanno degli amici o compagni di scuola. Il 39% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha sperimentato l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica negli ultimi due anni, dato che sale al 50% al Sud e Isole.

 

Sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine condotta attraverso interviste a più di mille famiglie italiane, di cui la metà con figli con disabilità. L’indagine, ove possibile, ha posto quindi a confronto le evidenze provenienti dai due campioni: famiglie in cui è presente e famiglie in cui non è presente un bambino o ragazzo con disabilità. La rilevazione, in particolare, si è concentrata su alcuni ambiti di interesse emersi in seguito a focus group preliminari che hanno coinvolto operatori sociali, professionisti sanitari e familiari di bambini con disabilità: rete e percezione di aiuto, siblings, scuola, servizi socio-sanitari, tempo libero, lavoro e futuro dei figli.

 

ALCUNI RISULTATI

Rete e percezione di aiuto

Le famiglie con figli con disabilità dedicano significativamente molto tempo all’accudimento: oltre 8 ore nei giorni feriali e fino a 14 ore al giorno nel weekend, soprattutto quando il figlio ha meno di 6 anni. In particolare, risulta evidente una differenza di genere, con le madri dei figli con disabilità che risultano impegnate nella cura per 14 ore al giorno nei fine settimana (9 ore e mezza per i padri), contro le 12 ore delle madri di figli senza disabilità (8 ore e mezza per i padri). Si conferma l’elevato carico di cura, spesso invisibile, che incide sulla qualità della vita familiare.

Principali criticità – Le principali criticità che condizionano il benessere familiare indicate dai genitori sono la mancanza di tempo per sé (70% nel caso delle famiglie con bambini con disabilità), lo stress da accudimento (64% nello stesso campione) e le difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata (sostanzialmente sugli stessi valori nei due campioni, 57%-58%). Lo stress da accudimento dei figli risulta la voce più distante tra i due campioni (criticità indicata dal 64% delle famiglie con bambini con disabilità vs 41% nel caso delle famiglie che non hanno bambini con disabilità).

 

Siblings

Una parte dell’indagine è stata dedicata all’approfondimento del tema dei siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilità. Rilevante il dato che riguarda la partecipazione a percorsi dedicati ai siblings: il 67% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha dichiarato di non aver mai partecipato a queste iniziative (dato che sale al 78% al Centro Italia). Il 45% di questi ha motivato la risposta con il fatto di “non essere a conoscenza di questa possibilità” o con la “non disponibilità di percorsi nella zona in cui vive” (25%). L’86% di chi ha partecipato ai percorsi ha dichiarato di averlo ritenuto “molto utile” o “abbastanza utile” per il fratello o la sorella partecipante.

 

Scuola e partecipazione

L’indagine dedica una sezione specifica al mondo scolastico, con l’obiettivo di esplorare il ruolo della scuola nel favorire la partecipazione dei bambini con disabilità. Tra i genitori di figli con disabilità, il 71% valuta positivamente l’efficacia della scuola nel favorire lo sviluppo di una maggiore autonomia, rispetto all’85% dichiarato dai genitori di figli senza disabilità. Di contro, il 29% delle famiglie con bambini con disabilità ritiene che la scuola aiuti “poco” o “per nulla” il/la figlio/a a sviluppare una maggiore autonomia. Anche per quanto riguarda la capacità della scuola di incoraggiare la socializzazione, le risposte fornite dai genitori di figli con disabilità sono inferiori (74%) rispetto all’altro campione (88%).

Partecipazione alle gite scolastiche – Il 39% delle famiglie con bambini o ragazzi con disabilità ha sperimentato l’impossibilità di partecipare a una gita scolastica negli ultimi due anni. Questo dato, se si guarda al sotto-campione che risiede al Sud e Isole, sale a 50%, quindi un bambino su due. Le ragioni più frequenti per la rinuncia alla gita scolastica da parte dei bambini con disabilità sono la mancanza di personale dedicato (13%) o l’assenza di assistenza notturna nelle gite su più giorni (11%). Solo il 6% delle famiglie che hanno bambini con disabilità indica come fattore ostativo i motivi economici.

Impatto della presenza di bambini con disabilità a scuola – Secondo l’80% delle famiglie italiane, la presenza a scuola di bambini con disabilità favorisce nuove forme di apprendimento e migliora il clima in classe (75%). Tuttavia, per il 41% delle famiglie che non hanno bambini con disabilità, la presenza in classe di un bambino o una bambina con disabilità rallenta “molto” o “abbastanza” la didattica.

 

Servizi socio-sanitari

Il 45% delle famiglie che hanno bambini con disabilità dichiara di usufruire di servizi sanitari in ambito pubblico per i propri figli “quotidianamente” o “settimanalmente”, contro il 18% delle famiglie in cui non sono presenti bambini o bambine con disabilità. Il dato si conferma anche sul fronte dei servizi socio-assistenziali (42% per le famiglie con bambini con disabilità vs 12%).

Acquisto prestazioni sanitarie o riabilitative private – Più di 6 famiglie su 10 hanno dichiarato di aver acquistato prestazioni sanitarie o riabilitative private per il figlio o la figlia con disabilità nell’ultimo anno (dato doppio rispetto al 31% del campione senza disabilità). Tra questi il 14% ha dichiarato di aver speso tra 1.000 e 2.000 euro, mentre per il 16% la spesa è stata superiore ai 2.000 euro. Quest’ultimo dato è nettamente più alto se confrontato con il campione di famiglie che non hanno bambini con disabilità, in cui solo l’1% dichiara di aver speso oltre 2.000 euro nell’anno.

Motivazioni dell’acquisto di prestazioni private – Le famiglie si rivolgono al privato soprattutto perché garantisce tempi di attesa inferiori (38% per le famiglie che non hanno bambini con disabilità, 36% per le famiglie con bambini con disabilità), ma queste ultime acquistano prestazioni sanitarie o riabilitative private soprattutto per integrare quanto offerto dal Servizio Sanitario Nazionale (32% vs 16%) o perché il privato garantisce un maggior numero o una maggiore frequenza di prestazioni (31% vs 14%).

 

Tempo libero

Il 24% delle famiglie con bambini con disabilità dichiara che il figlio o la figlia non frequenta “mai” amici al di fuori della scuola, contro il 3% del campione di bambini che non hanno disabilità. Anche tra chi li frequenta, però, si rileva una differenza tra i due campioni, perché solo il 43% dei bambini con disabilità li incontra almeno una volta alla settimana contro il 76% del campione senza disabilità.

Inviti alle feste da parte di amici o compagni di scuola – Il 35% dei bambini o ragazzi con disabilità non viene “mai” o “raramente” invitato alle feste di compleanno degli amici o compagni di scuola, contro il 14% dei bambini senza disabilità. Il dato peggiora con l’avanzare dell’età dei bambini/ragazzi con disabilità: se nella fascia 0-5 anni la risposta “raramente” o “mai” è pari al 26%, nella fascia 6-18 anni sale al 38%.

Occasioni di svago e tempo libero – Alla domanda “Quanto spesso riesce a dedicarsi una serata libera o un altro momento di svago come adulto, senza bambini?”, il 18% delle famiglie in cui è presente un figlio con disabilità dichiara “mai”, contro il 14% dell’altro campione. In entrambi i campioni si rileva una differenza di genere: il 21% delle donne in entrambi i casi dichiara “mai”, contro il 14% dei padri di bambini con disabilità e il 6% dei padri di bambini che non hanno disabilità.

 

Lavoro e genitorialità

Essere genitori comporta spesso una riorganizzazione della vita lavorativa. Per le famiglie con figli con disabilità, questo impatto è ancora più evidente: il 48% ha dichiarato di aver richiesto la riduzione dell’orario di lavoro, contro il 31% del campione di famiglie con figli senza disabilità.

Avanzamenti di carriera e discriminazione – Il 28% dei genitori di bambini con disabilità dichiara che l’essere genitore ha condizionato “moltissimo” i propri avanzamenti di carriera (valore che si dimezza quando riferito all’altro campione), con un dato molto più alto per le madri (36%) rispetto ai padri (17%). Un rispondente su due del campione di genitori con figli con disabilità ha vissuto una esperienza di discriminazione sul luogo di lavoro, con il 19% che ha dichiarato di essersi sentito discriminato o penalizzato “moltissime volte”. Anche in questo caso il dato che riguarda le madri di figli con disabilità (22%) è ampiamente superiore a quello dei padri (15%).

Quali sono i motivi per cui i rispondenti non lavorano o non hanno mai lavorato? Per il 38%  dei genitori che hanno figli con disabilità (il 42% delle madri) “il carico familiare non permette di avere tempo per un lavoro”; questo valore è invece pari a meno di un terzo (12%) per i genitori di figli che non hanno disabilità.

 

Preoccupazione per il futuro dei figli

La sezione finale dell’intervista è stata dedicata al tema della preoccupazione per il futuro dei figli: più di un rispondente su due (54%) tra le famiglie in cui è presente un minore con disabilità si dichiara “molto preoccupato” rispetto al 35% riferito alle famiglie in cui non è presente un figlio con disabilità.

Le preoccupazioni maggiori per le famiglie in cui sono presenti minori con disabilità riguardano in primis la capacità dei figli di sopravvivere ai genitori, anche quando questi non ci saranno più (66%), voce che si ferma al 29% per il campione delle famiglie in cui non sono presenti minori con disabilità. A seguire, per i genitori di bambini con disabilità, si registrano le voci riferite alla salute (60%), alle relazioni amicali e sentimentali (52%) e all’indipendenza economica dai genitori (49%). Nell’altro campione invece prevalgono le preoccupazioni per il lavoro (57%), la salute (47%) e la violenza di genere (46%).

 

La traccia della tentazione in un gioco di ruolo

In un’atmosfera sospesa tra realtà storica e immaginazione, ispirata a “Il nome della Rosa”, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, nel torinese, apre le porte a un’esperienza di gioco unica, ambientata nel Medio Evo, tra chiostri, reliquie e leggende popolari.

“I misteri di Ranverso-la traccia della tentazione” è un’avventura originale scritta dal Departmets & Dragons dell’Università degli Studi di Torino, con il contributo dell’associazione ludica “Fortuna Dado”, pensata appositamente per il suggestivo complesso gotico. L’iniziativa rientra nell’ambito delle Gep, le giornate europee del patrimonio. Il gioco è costruito su Rosewood Abbey, titolo pubblicato in Italia da Grumpy Bear e ideato da Kalum, basato sul sistema narrativo “carved from brindelwood” (PbtA), in cui i misteri si svelano durante il gioco, senza un finale prestabilito. La vicenda prende il via il giorno di Sant’Antonio, quando una strana impronta viene rinvenuta nei pressi del chiostro. I giocatori, nei passi dei frates herodotes sono chiamati a investigare fra voci, simboli e interrogatori, e scopriranno il segreto nascosto dietro la comparsa di quella impronta. Nel corso dell’avventura, ambientata nei luoghi più emblematici della precettoria, potranno incontrare virtualmente figure realmente vissute, come il pittore Giacomo Jaquerio o il precettore Jean de Monte Chenu, accanto ad altri personaggi immaginari, creati per intrecciarsi con la storia autentica del luogo.

Il gioco di ruolo è uno strumenti potente che, attraverso la finzione e l’interazione può essere utilizzato per esplorare la mente e le emozioni umane. Il gioco di ruolo stimola la creatività e la memoria, il problem solving e la capacità di adattamento. Il fatto che ciò avvenga in un luogo ricco di storia, come Ranverso, che ne diventa la cornice e il contenitore ideale, affianca a tutte queste caratteristiche e qualità un modo straordinario per vivere i luoghi straordinari della precettoria.

Per i partecipanti, il ritrovo sarà alle 11.30 con una visita guidata alla precettoria e pranzo al sacco nel chiostro, e dalle 14 alle 18 il gioco di ruolo.

Mara Martellotta

Vivere il verde: biofilia, biodiversità e spazi urbani per una nuova cultura della salute.

L’interazione con la natura e’ terapeutico e migliora la qualita’ della vita.

Nei giorni scorsi si è tenuto al Museo regionale di Scienze Naturali, il convegno “Vivere il verde: biofilia, biodiversità e spazi urbani per una nuova cultura della salute” organizzato dalla Cooperativa sociale One Health – Uomo Animale Ambiente, in collaborazione con l’Assemblea legislativa regionale, il Garante dei diritti degli animali e con il patrocinio di enti quali la Regione Piemonte, ASL Torino e l’Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese.

Riflettere sul rapporto profondo con la natura, esplorare come il verde urbano, la biodiversità e le relazioni uomo-animale possano contribuire ad una nuova cultura del benessere è stato l’obiettivo centrale con cui è stato organizzato questo incontro svoltosi all’interno del suggestivo e scientifico scenario.

L’uomo non si cura solo con le medicine, ma anche con la prevenzione e conducendo una vita serena. È fondamentale, in quest’ottica, l’interazione tra benessere, salute, natura e il rapporto con l’ambiente e con gli animali”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco aprendo i lavori del convegno dopo i saluti istituzionali del direttore del Museo Marco Fino, dell’assessore regionale alla Programmazione Territoriale Marco Gallo e dell’assessore all’Ambiente del Comune di Torino Francesco Tresso; sono intervenuti i moderatori Paolo Guiso, Garante regionale dei diritti degli animali, e Fulvia Pedani, presidente di Andos.

Tra i temi più importanti si è affrontato quello della biofilia, l’istinto innato dell’essere umano a cercare contatto con la natura come elemento essenziale e piacevole, ma anche terapeutico. È oramai assodato da studi medici, psicologici e anche filosofici come il green possa contribuire alla prevenzione dello stress, al miglioramento della salute in tutte le sue sfaccettature e donare un’ottima e auspicabile qualità della vita.

Paolo Guiso, Garante per i diritti degli animali del Consiglio Regionale del Piemonte, ha definito il convegno come “’destrutturato’, perché mette insieme eccellenze e diverse competenze, che vanno dall’architettura alla medicina, dalla psicologia alla naturalistica e alla veterinaria con l’intento di farli conoscere e interagire per fare in modo che esseri umani e animali possano godere dei propri spazi all’interno delle aree urbane”.


Un’attenzione particolare è stata dedicata ai giardini terapeutici, con un interessante intervento di Monica Botta, spazi costruiti o “riorganizzati” che favoriscono la cura emotiva e fisica; inoltre sono intervenuti esperti che hanno illustrato come gli insetti, le aree protette, le riserve naturali e i corridoi ecologici siano elementi che non possono essere trascurati nelle città; infine sono stati presentati esempi concreti, come quelli di Coldiretti sull’agricoltura solidale o progetti locali, come gli orti urbani, utili oltre alla produzione anche all’ inclusione sociale e tutela dell’ambiente.

Vivere il verde ha messo in evidenza l’importanza dell’interdisciplinarità, con spunti concreti, con un impegno anche di politica locale nel riconoscere l’importanza del verde, della biodiversità, del rapporto con gli animali, della salute mentale.

Durante il convegno sono state mosse alcune critiche dai comitati di Resistenza Verde nei confronti di una dissonanza tangibile tra le discussioni e le effettive politiche attuate sul territorio; in particolare le proteste si rivolgevano al tema dei tagli degli alberi nei viali, opere su zone naturalisticamente sensibili come la Pellerina e alla mancanza di punti di riferimento istituzionali nonostante l’importanza della tematica.

A conclusione dell’evento la presidente della Cooperativa sociale One Health, Elisa Irato, ha spiegato la relazione sul Progetto One Health che prevede una serie di attività per coloro che sono portatori di problemi fisici e psichici, ma anche per i loro caregivers; la presidente, inoltre, ha sottolineato la preparazione degli operatori e l’efficacia delle azioni messe in atto che vedono come unico obiettivo quello di portare in natura l’individuo per contribuire al suo benessere e alla sua salute.

Maria La Barbera

Cura, accessibilità, partecipazione: Coop Culture, le sfide del patrimonio culturale

CON IL PATROCINIO DEL MAO DI TORINO

Due giornate internazionali di studio al Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” e al Complesso Monumentale dello Steri di Palermo.
Venerdì 19 e sabato 20 settembre, Fondazione Changes e CoopCulture presentano a Palermo le Giornate di Studio “Patrimoni disponibili”, un incontro internazionale che riunisce studiosi, esperti, artisti e operatori culturali per riflettere sulle nuove sfide del patrimonio culturale: cura, accessibilità e partecipazione.
L’iniziativa si inserisce nel programma del partenariato esteso CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, finanziato dal PNRR – NextGenerationEU e sviluppato attraverso lo Spoke 9 “CREST – Cultural Resources for Sustainable Tourism”, guidato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, che affronta il rapporto tra patrimonio e turismo sostenibile. Il convegno ha raccolto altre prestigiose collaborazioni e patrocini: l’Università degli Studi di Palermo, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, la Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino e l’ICOM – International Council of Museums Italia.
Al centro del dibattito la prospettiva della Convenzione di Faro del 2005, che riconosce il diritto dei cittadini al patrimonio culturale e la responsabilità condivisa della sua cura.
Le due giornate intendono ridefinire il concetto stesso di patrimonio, superando la logica estrattiva del consumo turistico di massa e promuovendo una visione community-based, in cui cittadini, attori di un territorio e istituzioni siano co-protagonisti in tutto il ciclo del patrimonio, dalla mappatura, alla tutela, alla fruizione e valorizzazione, fino alla misurazione dei suoi impatti trasformativi in tanti diversi ambiti. Anche per questo il dibattito si svilupperà con l’apporto di tanti soggetti diversi e con approcci multidisciplinari: oltre 30 partecipanti si incontreranno per la prima volta a riflettere insieme sul patrimonio del futuro.
Il convegno, si aprirà con un inedito “trialogo” tra l’artista Fulvia Carnevale (Claire Fontaine), l’economista Sebastiano Bavetta e il costituzionalista Alfonso Celotto, per esplorare il patrimonio sotto tre prospettive, apparentemente distanti, ma complementari, creativa, economica e giuridica, offrendo un’occasione di riflessione sugli obiettivi dell’art.9 della Costituzione verso una piena attuazione della cultura come bene comune.

I lavori proseguiranno con tre sessioni dedicate rispettivamente alla cura, all’accessibilità e alla partecipazione. La prima analizzerà il principio di cura come responsabilità collettiva e processo dinamico che valorizza tanto i grandi monumenti quanto il patrimonio diffuso, con i contributi di Manuel Borja-Villel, Luisella Pavan-Woolfe, Riccardo Pozzo, Davide Quadrio, Catterina Seia e Giuliano Volpe.
La sessione successiva affronterà il tema dell’accessibilità come requisito politico e sociale, volto a garantire il diritto universale alla cultura, con gli interventi di Stefano Karadjov, Emanuela Totaro, Annalisa Trasatti, Andrea Viliani, Laura Barreca e Alessandra Ferrighi.
Infine, la sessione dedicata alla partecipazione esplorerà nuovi modelli di governance condivisa e co-creazione culturale, con gli interventi di Sandro Debono, Angela Rui, Vania Virgili, Diego Calaon e Diego Mantoan.
Le giornate si chiuderanno con un dibattito finale introdotto dall’Assessore all’Economia della Regione Siciliana Alessandro Dagnino, con la partecipazione di Giovanna Barni, Laura Barreca, Monica Calcagno, Anna de la Torre Fornell, Diego Mantoan, Ilaria Manzini, Giuliano Volpe. Interverranno inoltre Silvia Mascheroni, Coordinatrice gruppo di lavoro “Welfare culturale” ICOM-Italia ed Emma Amiconi, Presidente Fondaca – Fondazione per la cittadinanza attiva.
Il comitato scientifico è composto da Giovanna Barni (CoopCulture), Laura Barreca (Accademia di Belle Arti di Catania), Diego Calaon, Monica Calcagno (Università Ca’ Foscari Venezia), Diego Mantoan (Università degli Studi di Palermo), Ilaria Manzini (Fondazione CHANGES) e Giuliano Volpe (Università di Bari).
L’ideazione e il coordinamento scientifico sono a cura di Giovanna Barni e Laura Barreca.
La scelta di Palermo, del Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” e dello Steri, nel cuore storico della città, non è casuale: in Sicilia CoopCulture ha sviluppato negli anni un modello innovativo di valorizzazione culturale diffusa e partecipazione comunitaria: alla Valle dei Templi di Agrigento (sito UNESCO) a Selinunte, Segesta, al Museo Archeologico A. Salinas, al chiostro dei Benedettini di Monreale e alla Zisa, fino ai progetti più recenti come il nuovo hub culturale di Palazzo Bonocore, e la sperimentazione del modello “cooperativo” di Partenariato Speciale Pubblico-Privato con l’Università di Palermo per l’Orto Botanico. Questi luoghi sono stati rigenerati attraverso strumenti di fruizione inclusiva e sostenibile, biglietti cumulativi e card dedicate alle famiglie, festival, spettacoli immersivi e iniziative di accessibilità che hanno portato i siti siciliani a risultati straordinari: oltre un milione di visitatori alla Valle dei Templi, record di presenze a Segesta e Selinunte e una crescita continua di nuovi pubblici.

“Patrimoni Disponibili nasce dall’esperienza sul campo e dall’urgenza di un cambio di paradigma – dichiara Giovanna Barni, Consigliera delegata innovazione CoopCulture – Non solo conservazione, ma cura di tutti. Non solo apertura ma piena accessibilità per tutti. Non solo fruizione, ma partecipazione attiva. Sono queste le direttrici per rendere il patrimonio realmente disponibile, vivo e condiviso.
Solo adottando strumenti di partecipazione allargata e di co-progettazione, potremo diversamente orientare i flussi turistici verso una fruizione più consapevole e diffusa e una più equa e sostenibile distribuzione dei suoi benefici per le comunità. I picchi registrati quest’anno e concentrati in pochi luoghi impattano negativamente sui cittadini e non generano sviluppo sostenibile”.
“Le Giornate di studio rappresentano l’occasione per sviluppare in Sicilia un confronto a più voci tra esperti provenienti da campi ed enti disciplinari differenti, attorno al ripensamento del patrimonio come ambito di intervento non più e solo destinato a conservatori o specialisti, ma a tutte le persone che, avvicinandosi attivamente ad esso possono contribuire responsabilmente ad una narrazione comune. La partecipazione è infatti una poetica da vivere, non un tema da sviluppare. Il patrimonio “disponibile” si costruisce per e con la collettività. Anche i musei, per tradizione dedicati alla tutela dei beni, possono agire come “dispositivi” di relazione e spazi per l’esercizio del pensiero critico”. – dichiara la professoressa Laura Barreca.
“La partecipazione e l’accessibilità sono oggi le vere chiavi per ripensare luoghi della cultura come spazi realmente aperti, non solo da visitare, ma da vivere” – aggiunge Ilaria Manzini, Direttrice Scientifica della Fondazione CHANGES – “Come Fondazione CHANGES crediamo che questi luoghi debbano diventare laboratori condivisi, capaci di accogliere comunità, cittadini e mondo della ricerca in un dialogo continuo. È questo lo spirito che anima le giornate di studio palermitane e altre iniziative future della Fondazione, come ‘Doors of Change’, pensata per aprire letteralmente e simbolicamente le porte del patrimonio: un invito a entrare, a contribuire e a costruire insieme nuove narrazioni, nuove forme di conoscenza e di partecipazione”.
Obiettivo finale delle Giornate sarà la definizione di un documento di raccomandazioni e indirizzi di policy, frutto del confronto interdisciplinare, da utilizzare come base programmatica per nuove strategie di governance culturale e investimenti futuri.

“La speranza è una radice” al Festival dell’Accoglienza di Torino

Proseguirà fino al 31 ottobre con un fitto programma di appuntamenti

Con il concerto inaugurale di giovedì 18 settembre, che ha visto protagonisti nove musicisti da tutto il mondo, ha preso ufficialmente il via la quinta edizione del Festival dell’Accoglienza, entrando nel vivo delle prime settimane della programmazione che terminerà il 31 ottobre prossimo. In questo arco temporale il Festival dell’Accoglienza proporrà oltre 100 eventi diffusi con più di 150 ospiti intorno al tema “La speranza è una radice”, per approfondire attraverso più voci i temi della comunità, della mobilità umana e della multiculturalità.
Organizzato dalla Pastorale Migranti della Diocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni Migranti, il festival è un appuntamento aperto alla riflessione, un luogo di dialogo ed esperienze che propone al pubblico e al territorio un’occasione per comprendere le sfumature del verbo accogliere, inteso come scelta di costruzione, comunità, giustizia e fraternità.
fino al 30 settembre 2025, sono in programma più di venti appuntamenti, tra incontri, panel, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, eventi dentro e fuori la città, che coinvolgeranno ospiti di rilievo, tra i quali il Cardinale Matteo Maria Zuppi, l’attivista israeliana Irit Hakim e l’attivista palestinese Aisha Khatib, entrambe dell’associazione Combatants for Peace, l’autrice Paola Cereda, il giornalista Luca Attanasio, l’On. Sandra Zampa, in collegamento da remoto, il musicologo e divulgatore Giovanni Bietti e Alice Turra, responsabile del Centro Interculturale della Città di Torino. Numerosi gli appuntamenti aperti al pubblico, all’insegna dell’arte, della musica e dell’interculturalità, come lo spettacolo di danze folkloriche romene  a cura del Centro di cultura e tradizioni italo-romena e Ansanbul Folkloric Carpatica Torino, il festival dei cori interculturali a cura di BabeleBab, che invaderanno pacificamente la città, e i laboratori per ragazzi e adulti in occasione  della festa cinese della Luna, tra attività culinarie, giochi e osservazioni astronomiche, in collaborazione con l’associazione Zhisong e l’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Venerdì 19 settembre, alle ore 18, presso il Sermig, a cura del festival della Missione, si è parlato di conquistare la pace e organizzare la speranza. Come si costruisce la pace in tempo di guerra e come si organizza concretamente la speranza. Si è tenuto un dialogo tra il Cardinale Zuppi e Dario Fabbri, introdotto da Agostino Rigon e Lucia Capuzzi, moderato da Francesca Caferri.
Sabato 20 settembre, dalle ore 15, si terrà “Il tesoro degli avi”, flashmob di danze internazionali rumene. In piazza San Carlo, attraverso via Garibaldi con arrivo alle ore 17 in piazza Statuto, ci sarà una parata di costumi tradizionali romeni. Intervengono Cosmin Dumitrescu, Maurizio Marrone, Iulian Herciu, Anca Manole ed Elisabeta Cioata-Burduja.

Domenica 21 settembre, dalle ore 15 al teatro Gioiello, in via Colombo 31, si terrà lo spettacolo di chiusura e premiazione del festival di danze floklorche e romene “Il tesoro degli avi”. Un progetto finanziato dal Departamentul Pentru Romanii de Pretutindeni. Alle 16.30, a partire dal Santuario della Consolata di via Maria Adelaide 2, in collaborazione con Azione Cattolica Diocesana di Torino, si terrà il ‘Frassa-Tour’ sui passi di Pier Giorgio Frassati. Una visita guidata sui luoghi frequentati dal Santo per raccontare la sua figura e il suo messaggio d’accoglienza nella vita quotidiana. Accompagna il tour Giovanni Belingardi. Dalle 17 alle 19 l’appuntamento è con “C’era una volta un rifugio diffuso”, presentazione della ricerca e il progetto Rifugio Diffuso, pratiche e reti d’accoglienza della Pastorale Migranti in via Cottolengo 24 bis. In collaborazione con FIERI e Famiglie Accoglienti.

Sono previsti i saluti dell’Assessore al Welfare, Diritti e Pari Opportunità Jacopo Rosatelli e Sergio Durando. Intervengono i ricercatori Magda Bolzoni e Davide Donatiello. In collegamento l’On Sandra Zampa. Dalle ore 16 prenderà il via l’appuntamento “La città che si prende cura-viaggio nel distretto Barolo + rassegna Mondi di Musica” presso il Giardino della Magnolia di via Cottolengo 24 A. Sarà una visita alla scoperta della cittadella del welfare nel cuore di Torino con le guide di Associazione Migranti. Il progetto è a cura di Mariia Shatailo e Maria Teresa Stella. A seguire un doppio concerto alla fisarmonica con Antonio Zappavigna, che propone arie della tradizione  mediterranea e La Pleamar, quartetto che porta in scena i suoni e le tradizioni dell’America latina, con brani originali e perle della tradizione. Presenta Lea Palmulli.

Per informazioni dettagliate sui numerosi eventi che si svolgeranno fino al 31 ottobre, è possibile consultare il sito del Festival dell’Accoglienza https://festivalaccoglienzatorino.it

Mara Martellotta

Nella foto di Igino Macagno: Olivero, Zuppi, Fabbri

Nuove opportunità per i giovani a Mirafiori sud

Riceviamo e pubblichiamo un programma di nuove iniziative rivolte ai giovani

Documentario: uno strumento per raccontare la comunità

Dal 13 al 17 ottobre 2025 si terrà il workshop residenziale, pratico e teorico, sul documentario a soggetto sociale e antropologico, condotto dai tutor di YEPP Italia APS.

Tra le attività che verranno svolte sono previste: definizione dell’idea narrativa, identificazione e interviste dei protagonisti, strutturazione dello storytelling, scelta dello stile visivo, riprese video e audio, montaggio, organizzazione della restituzione alla comunità. Un’esperienza di storytelling che avrà come prodotto finale un doc sul nuovo progetto Mirafiori dopo il Mito | Arte sulla valorizzazione di Mirafiori sud attraverso l’arte internazionale in connessione con la natura, il patrimonio storico e i temi della rigenerazione urbana.

Possono candidarsi ragazzi/e maggiorenni che hanno interesse per il documentario a carattere sociale e antropologico.

Partecipazione a pagamento: 50 – la quota comprende lezioni, vitto, apparecchiature professionali per la pratica (per chi viene da fuori Torino: alloggio e trasporti locali).

La quota non comprende viaggi di andata e ritorno per Torino.

Sono disponibili borse di sostegno alla quota di partecipazione, per chi fosse interessato/a a partecipare ma in difficoltà sul pagamento della quota. Per informazioni sul sostegno, scrivere a info@fondazionemirafiori.it

ISCRIZIONE compilando il form online entro il 30 settembre – Posti limitati.

Verrà rilasciato a tutti un certificato di partecipazione

INFORMAZIONI: Andrea Serafini andrea@yepp.it

MAGGIORI INFORMAZIONI: fondazionemirafiori.it/doc-mdm-arte

Giovani: diteci la vostra!

Entro il 30 settembre è possibile partecipare all’indagine rivolta a giovani dai 16 ai 30 anni che frequentano Torino, per migliorare le attività delle Case del Quartiere e progettare iniziative più vicine agli interessi di giovani come te.

Rispondi al breve questionario relativo alla Casa nel Parco – Casa del Quartiere di Mirafiori sud per aiutarci a raccogliere opinioni, bisogni e proposte: bit.ly/3VHoy33

Diventa Youth Banker!

Entro il 31 ottobre è possibile candidarsi per entrare a far parte della YOUTH BANK della Fondazione della Comunità di Mirafiori. Il gruppo di giovani che verrà selezionato, tra i 19 e i 25 anni, avrà l’occasione di mettersi in gioco per fare la differenza all’interno della comunità, decidendo come utilizzare il fondo erogato da Fondazione Mirafiori per sostenere progetti di coetanei e migliorare il territorio di Mirafiori Sud.

Con Youth Bank si intende un nuovo modello di leadership giovanile, in cui sono i giovani a prendere le decisioni su come utilizzare fondi volti al sostegno di progetti ideati dai propri coetanei. Un’opportunità per i giovani di partecipare allo sviluppo del territorio, e di essere protagonisti del cambiamento attraverso progetti strutturati.

Cosa farai all’interno della Youth Bank?

  • Avrai il compito di ascoltare i bisogni e le idee dei tuoi coetanei

  • Entrerai a far parte di un team di giovani con cui crescere e confrontarti, prendendo insieme decisioni

  • Frequenterai un corso di formazione gratuito sui temi della progettazione sociale, gestione di fondi e analisi dei bisogni della comunità locale

  • Progetterai e scriverai il bando rivolto ad altri giovani e ti occuperai della promozione e del lancio del bando

  • Deciderai insieme agli altri YouthBanker quali progetti sostenere e finanziare 

  • Seguirai l’andamento e la visibilità dei progetti selezionati 

  • Verificherai i risultati e l’impatto sul territorio

ISCRIZIONE compilando il form online entro il 31 ottobre

INFORMAZIONI: Giulia Serracchioli g.serracchioli@fondazionemirafiori.it | 011 6825390

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La Youth Bank di Mirafiori è un progetto sostenuto e promosso da Fondazione Mirafiori in collaborazione con YEPP Italia APS.

 

È “Insieme” il festival di Paideia, fare cultura sul tema della disabilità 

Da trent’anni Fondazione Paideia, oltre al supporto diretto alle famiglie con bambini con disabilità, si impegna nel fare cultura sul tema della disabilità, per contribuire alla nascita di una nuova società più responsabile e attenta agli altri. Il festival Paideia è stato immaginato come spazio di incontri, dialoghi e confronti, un’occasione dedicata alla cittadinanza tutta per raccontare storie, condividere strumenti, individuare storie e sfide emergenti coinvolgendo genitori, fratelli e sorelle di bambini con disabilità, istituzioni, giornalisti, scrittori e personaggi dello spettacolo. Giunto alla sua sua terza edizione, il festival Paideia si svilupperà da domani a sabato, proponendo un programma ricco di eventi. A inaugurare il festival sarà il Conservatorio Verdi, giovedi 18 settembre alle ore 21, con un concerto acustico di Daniele Silvestri. L’artista romano sarà accompagnato da una speciale formazione in trio. I biglietti per il concerto sono già andati esauriti. La mattina del 19 settembre, sempre al Conservatorio Verdi, avranno luogo i saluti istituzionali, alle ore 10, del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, della Vicesindaca della Città di Torino Michela Favaro, del Segretario Generale della Fondazione Paideia Fabrizio Serra. Alle 10.30 interverrà Mario Calabresi, direttore editoriale Cora e Will, che condurrà una riflessione sui cambiamenti e trasformazioni sociali a partire dalle nuove politiche americane inerenti al terzo settore, unendo giornalismo, esperienza e visione. Alle ore 11 intervento di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, sul tema “La cultura è di tutti”. L’egittologo cercherà di rispondere alla domanda su cosa significhi “accessibilità” nel mondo della cultura, in un’epoca frammentata dall’accelerazione digitale è possibile pensare alla cultura come bene comune, capace di unire passato e presente, di costruire inclusione attraverso la conoscenza, la partecipazione e la responsabilità collettiva. Alle 11.30 verrà presentata un’indagine Paideia Doxa sull’impatto della disabilità sul sistema famigliare. Nel pomeriggio, al Centro Paideia di via Moncalvo 1, si terrà un workshop su migrazioni e disabilità: quali diverse sfide affrontano le famiglie con bambini portatori di disabilità con background migratorio? Il workshop, tenuto in collaborazione con le Fondazioni MAMRE e Paideia, è aperto ai genitori, agli operatori di servizio, agli insegnanti e a tutti gli interessati. Un altro workshop, presso IC Tommaseo, in via dei Mille 15, riguarderà “scuola e famiglia-ricostruire insieme”, a cure di Alice Calcagno e Valeria Agaliati, pedagogista e psicologa della Fondazione Paideia. L’obiettivo è di offrire la possibilità, dialogando sul tema della disabilità, accogliendo punti di vista differenti e riflettendo su criticità e risorse presenti nel contesto scolastico. Sempre al Tommaseo si terrà l’incontro “Insieme si cresce-il ruolo della Peer Education nella disabilità intellettiva”. Il workshop, Interattivo, esplorerà il supporto tra pari “peer to peer” nell’ambito della disabilità intellettiva. L’incontro mira a introdurre il partecipante a questa pratica educativa.

Al Conservatorio di via Mazzini 11 si terrà l’ultimo workshop dal titolo “Il mondo dei Siblincs: esperienza e confronto”. Ha l’obiettivo di condividere le esperienze legate al tema dei fratelli e delle sorelle di bambini affetti da disabilità, costruire connessioni può essere un ottimo strumento per rendere più visibile e supportata l’esperienza dei Siblincs. Sempre nel pomeriggio si terrà il dialogo tra il teologo laico e filosofo Vito Mancuso e il direttore della Stampa Andrea Malaguti, alle 17.30, sul tema “Cosa è per te l’essere umano”.

Nella giornata conclusiva di sabato 20 settembre, presso il Conservatorio Verdi di Torino, alle ore 10, si terrà il dibattito “Spiegato ai bambini e alle bambine”. Illustrazioni, metafore e storie: gli strumenti per parlare ai bambini di temi profondi e importanti sono differenti, ma non semplici da usare. Come raccontare la disabilità senza  avere nei cliché? Come affrontare il tema della perdita e della morte con delicatezza e verità? Un percorso tra parole e immagini per costruire narrazioni accessibili, rispettose e autentiche. Alle 11.30 si parlerà di “anime fragili” con Matteo Saudino, insegnante e divulgatore filosofico, ideatore del canale Barbasophia. Il nostro è un tempo con poche certezze e tante cose che non funzionano più, una fase storica in cui risulta difficile orientarsi. Il creatore di Barbasophia ci racconta come Platone e Aristotele possano rappresentare due bussole per navigare nei mari della fragilita, nel tentativo di dare senso alle nostre esistenze. Ingresso gratuito. Nel pomeriggio, al Conservatorio, alle ore 15, Debora Villa, comica e attrice, parlerà di Viva le Donne, alle 15.30 il tema trattato sarà “Genere e Disabilità- chi se ne cura?”, cosa succede quando le discriminazioni si sommano, o quando dietro la retorica del sacrificio si nascondono carichi non riconosciuti? Parlarne è il primo passo per cambiare. Alle 17 il tema del format sarà “Ridere di nulla”, in un’epoca in cui le parole pesano e i confini dell’umorismo paiono sempre più stretti, comici e autori si interrogano. È ancora possibile ridere di tutto? Dove sta il confine? Un talk che esplora il ruolo del comico oggi, tra libertà espressiva e rispetto dell’altro.

La novità di questa edizione è la mostra personale dell’illustratore Andrea Antinori, dal titolo “Pioggia di topi e fantasmi nel bel mezzo della notte”, allestita alla galleria Caracol, in via San Pio V 20/C, che si inaugura giovedì 18 settembre alle ore 18. Sarà visitabile fino al 4 ottobre, con orari il lunedi dalle 15 alle 19, dal martedi al venerdi 10 – 13 e 14 -19.30 e sabato 11 – 19. La mostra consisterà nell’esposizione di tavole tratte da alcuni dei suoi ultimi libri. Per l’occasione verrà realizzata una tiratura limitata di trenta copie, firmate e numerate dall’autore, di un’illustrazione dedicata alla Fondazione Paideia su carta di pregio.

Sabato 20 settembre, i volontari di Paideia daranno vita, dalle 10 alle 18, a una serie di attività di laboratorio dedicate ai bambini e alle loro famiglie, per provare nuove attività sportive, dare sfogo alla fantasia con i laboratori creativi, e partecipare alle esperienze di lettura multimodali.

Tutte le attività sono a libero accesso.

Mara Martellotta

“Quello che finora ho capito sulla gioia di vivere”, conferenza di Vito Mancuso presso la Casa della Madia

Vito Mancuso è un teologo e filosofo italiano, autore di numerosi saggi e attivo ricercatore di una fede autentica, consapevole e aperta al dialogo.

Nella conferenza che si è tenuta questa domenica, presso la Casa della Madia di Enzo Bianchi, dal titolo “Quello che finora ho capito sulla gioia di vivere”, Mancuso espone una visione chiara di cosa significhi questa gioia e di come potersi avvicinare ad essa.

La gioia di vivere viene descritta come un traguardo e non un qualcosa di contingente: ogni individuo dovrebbe aspirare a raggiungerla, come fine ultimo della propria esistenza.

Eppure, è proprio il pensiero della nostra finitudine che il filosofo tedesco Heidegger definiva come “essere per la morte”, che ci spaventa e ci porta nella direzione opposta a quella della gioia.

Il principale ostacolo, infatti, nasce dalla paura della conoscenza poiché essa comporta sensazioni, sentimenti e pensieri spiacevoli e ci obbliga a guardare le cose in profondità, chiedendoci di compiere un lavoro interiore per poter risalire da quegli abissi.

Avvertiamo che la conoscenza delle notizie e di quello che proviene dal mondo attorno a noi, compromette il nostro benessere psichico e ci distoglie dalla spensieratezza: ecco perchè le persone amano guardare le fiction, poiché hanno bisogno di finzione per poter evadere da ciò che le circonda.
Questa evasione porta ad una gioia dell’irrealtà e ci sono tanti modi per ottenerla, la religione stessa può essere vissuta in questa modalità distorta, senza profondità d’animo e come via di fuga dal mondo esterno.

Si preferisce, quindi, la felicità alla gioia. La prima è effimera, fatta di attimi e cose fugaci, dipende dall’esterno e può cambiare rapidamente in base alle condizioni. La seconda, invece, è consistente poiché dipende da noi stessi: è una condizione del vivere, nella quale siamo capaci di accettare anche il dolore, poiché tutto è vissuto con profondità e consapevolezza.
Possiamo definire la gioia come un “accordo di sé con sé stessi” mentre la felicità rappresenta un “accordo di sé con il mondo esterno”.

Ed è molto importante che questa gioia venga condivisa, che non sia solo una ricerca egoistica, ma che sia impregnata di altruismo e che arricchisca anche gli altri. La gioia vera la si riconosce poiché è pace interiore, è la sensazione di un avere un cuore calmo e di sentirsi sempre a casa e al sicuro.

Per arrivare alla gioia serve la consapevolezza: è necessario aprirsi al trascendente, alla profondità delle cose, accogliere i dolori e le difficoltà, compiere dei gesti concreti e coltivare onestà intellettuale e spirituale.
Si tratta di un vero e proprio cammino e la metafora che Mancuso sceglie per trasmettere questo messaggio è “Il mito della biga alata” di Platone: un messaggio lampante per comprendere come la gioia autentica emerga dalla sintonia tra le diverse dimensioni del nostro essere, con la consapevolezza come guida verso il bene e la verità.

IRENE CANE

Ecco i giovani futuri professionisti della cybersicurezza

Sono stati presentati al Campus di formazione ONU ITCILO di Torino, i 10 studenti, tra i 18 e i 24 anni, che faranno parte della squadra nazionale italiana di Cyber Defender “TeamItaly” che rappresenterà l’Italia nelle prossime competizioni, a partire dal prossimo ottobre, a Varsavia. Si tratta dei futuri professionisti della Cybersicurezza, strumento essenziale nel complesso mondo odierno che hanno fruito del percorso di formazione gratuito organizzato dal Cybersecurity National Lab del Cini – Consorzio Interuniversitario Nazionale Informatica.

All’incontro ha partecipato l’assessore alla sicurezza e Cybersecurity di Torino, Marco Porcedda: “Formare le nuove generazioni di cyber-defender è una delle priorità strategiche per il sistema Paese. La rivoluzione digitale – spiega – sta trasformando economia, lavoro e relazioni globali, e chi non saprà intercettare questa rivoluzione investendo in conoscenza e talenti resterà vulnerabile, dalle PMI alle multinazionali fino alla pubblica amministrazione. In questo quadro, il coinvolgimento dei giovani è cruciale, come dimostrano le iniziative del CINI – Cybersecurity National Lab – e Torino si sta affermando sempre di più come un polo centrale per la cybersicurezza e la difesa cibernetica in Italia”.

Paolo PRINETTO, referente scientifico delle attività di formazione e addestramento del Cybersecurity National Lab, si è soffermato, invece, sull’importante significato del percorso di formazione gratuito del CINI: “Big Game, il percorso gratuito del Cybersecurity National Lab per studenti delle scuole superiori e università, sostenuto dall’ACN, rappresenta un investimento strategico per l’Italia. Mira a creare un ecosistema della cybersicurezza, proteggendo settori fondamentali come sanità, trasporti e PMI. I talenti del TeamItaly sono considerati una risorsa preziosa, con la responsabilità di difendere le infrastrutture del Paese”.

Un plauso, da parte dell’Amministrazione comunale della Città di Torino, ai 10 Cyber Defender che parteciperanno agli europei e rappresenteranno l’Italia in competizioni future:

Salvatore ABELLO – Università degli Studi di Bari Aldo Moro – classe 2005

Donato BARONE – Sapienza Università di Roma – classe 2006

Roberto BERTOLINI – Politecnico di Milano – classe 2002

Carlo COLLODEL – ETH Zurigo – classe 2004

Jacopo DI PUMPO – ITSOS M. Curie Cernusco sul Naviglio (MI) – classe 2007

Lorenzo LEONARDINI – Università degli Studi di Pisa-– classe 2001

Leonardo MATTEI – LSA Labriola Roma – classe 2007

Marco MEINARDI – Politecnico di Milano – classe 2001

Manuele PANDOLFI – IIS B. Pascal Roma – classe 2007

Gennaro PIERRO – ETH Zurigo – classe 2003

Un ringraziamento anche al coach Mario POLINO, al team manager Emilio COPPA, ai due Technical Manager della squadra, Giulia MARTINO e Matteo ROSSI e agli altri 10 membri del TeamItaly: Alan Davide BOVO – IS Pascal Comandini Cesena (FC), Francesco DI GREGORIO – IIS G. Ferraris Molfetta (BA), Simone DI MARIA – Università di Verona, Alessio GHIDINI – Università degli Studi di Padova, Luigi LOFFREDO – Università di Napoli Federico II, Alessandro MIZZARO – Università degli Studi di Trento, Gabriel PROSTITIS – Politecnico di Milano, Lorenzo SIRIU – Università degli Studi di Cagliari, Samuel SIVIERO – IIS Leonardo da Vinci Carate Brianza (MB), Alessandro ZANIER – Università degli Studi di Padova.

Questi venti studenti hanno partecipato alla selezione tenutasi a Torino nei giorni scorsi. Tutti gli studenti arrivano dai percorsi di formazione e gaming organizzati dal Cybersecurity National Lab del Cini – OliCyber.IT, CyberChallenge.IT, CyberTrials – iniziative che negli anni hanno coinvolto migliaia di studenti e studentesse insieme ai loro insegnanti per formare i professionisti della Cybersicurezza.

TORINO CLICK

La mostra fotografica del Summer Camp di Fondazione Time2

Un’occasione per esserci

Inaugurazione giovedì 18 settembre 2025, ore 15:00  Ospedale Regina Margherita – Torino

 

TGiovedì 18 settembre alle ore 15:00 presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita (piazza Polonia 94, Torino) si inaugura la mostra fotografica “Un’occasione per esserci: il Summer Camp di Fondazione Time2”, un racconto corale che ripercorre cinque anni di avventure, attività e relazioni che hanno segnato la crescita di tante ragazze e ragazzi con disabilità. L’esposizione raccoglie le immagini realizzate dalle giovani e dai giovani che frequentano C’entro, il progetto di aggregazione giovanile di Fondazione Time2 a Casa Mistral, che hanno restituito attraverso il loro sguardo l’essenza di un’esperienza unica: un Summer Camp in Alta Val di Susa — non solo una vacanza, ma un’esperienza di autonomia, spesso per la prima volta lontano da casa, che ha coinvolto giovani con e senza disabilità in una settimana pensata per offrire a ciascuno la possibilità di vivere la pienezza dell’estate, in un contesto accessibile e a misura di ogni persona.

 

Ogni scatto racconta amicizie, sfide vinte insieme durante le attività all’aria aperta, gite, momenti sportivi e uscite serali che trasformano il tempo libero in opportunità di condivisione e scoperta. La mostra vuole rendere visibile ciò che spesso resta invisibile: il valore della partecipazione, il diritto di ogni giovane a vivere esperienze inclusive, l’importanza di spazi pensati per tutti e la forza delle comunità capaci di progettare e crescere insieme.

 

«Per la realizzazione di progetti di vita indipendente sono fondamentali le reti sociali, i sostegni e la ricchezza di relazioni personali e contesti. 5 anni fa il Summer Camp è nato proprio per questo e con la mostra vogliamo raccontare cosa succede quando le persone si incontrano e condividono le loro esperienze. In 5 anni hanno partecipato 603 persone. In futuro vogliamo continuare a lavorare a questa opportunità come parte integrante del contesto capacitante che Fondazione Time2 si prefigge di essere per i giovani con disabilità» ha detto Samuele Pigoni, Segretario Generale di Fondazione Time2.

 

La mostra sarà allestita nel corridoio dell’ex Bibliomouse, primo corridoio a sinistra all’ingresso dell’Ospedale Infantile. La scelta non è casuale, anni fa proprio Iì alla Bibliomouse iniziò un percorso di trasformazione del concetto di cura e di accoglienza del bambino e delle famiglie. La parola Umanizzazione racchiude aspetti molteplici di approccio, dal momento dell’insorgenza del fatto acuto al periodo più o meno lungo delle cure, fino alla guarigione e al ritorno alla vita di tutti i giorni. L’ospedalizzazione non deve essere un distacco traumatico dalla propria dimensione di individuo, soprattutto quando irrompe nella routine dei bambini e delle bambine o dei ragazzi e delle ragazze. Nell’ottica di questa visione l’Ospedale Infantile Regina Margherita è all’avanguardia per aver organizzato al suo interno una rete di supporto capillare che raggiunge ogni piccolo paziente e che assume una valenza terapeutica. In primis con la Scuola in Ospedale, che permette a tutti i pazienti con degenze medio-lunghe di mantenere il passo dei propri compagni di scuola, con 48 insegnanti di ogni ordine e grado che ogni mattina entrano in ospedale e raggiungono al letto gli studenti, permettendo lo svolgimento dei programmi della scuola di appartenenza. Poi c’è la Pet Therapy in ogni reparto, la ceramico-terapia, l’arteterapia, il Teatro in Corsia, i Clown, i laboratori di lettura, di musica, di scienze, l’intrattenimento di Supereroi e Principesse, il supporto assistenziale di Volontari in ogni Struttura. In questo panorama la nostra Fondazione ha trovato terreno fertile e ha potuto esprimere le proprie potenzialità. Questa iniziativa potrà allietare i piccoli pazienti durante le lunghe ore di degenza e permetterà ai Volontari di trovare nuovi stimoli e di operare in un ambiente ospedaliero pediatrico. Inserita in questo percorso, la mostra diventa non solo un’esposizione artistica ma un’occasione concreta di incontro.

 

In continuità con l’impegno della Fondazione Time2 per una società pienamente inclusiva, la mostra vuole sottolineare un principio fondamentale: il diritto allo svago, al tempo libero e alla vacanza, sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, deve essere garantito a tutti, come parte integrante di una vita piena e dignitosa.

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 18 ottobre 2025 presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita, al piano terra (primo corridoio a sinistra, ex Bibliomouse), durante gli orari di apertura della struttura.