società

Una vita in prima linea: la storia di Ada Gobetti

Torino e le sue donne

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

 

Con la locuzione “sesso debole” si indica il genere femminile. Una differenza di genere quella insita nell’espressione “sesso debole” che presuppone la condizione subalterna della donna bisognosa della protezione del cosiddetto “sesso forte”, uno stereotipo che ne ha sancito l’esclusione sociale e culturale per secoli. Ma le donne hanno saputo via via conquistare importanti diritti, e farsi spazio in una società da sempre prepotentemente maschilista. A questa “categoria” appartengono  figure di rilievo come Giovanna D’arco, Elisabetta I d’Inghilterra, Emmeline Pankhurst, colei  che ha combattuto la battaglia più dura in occidente per i diritti delle donne, Amelia Earhart, pioniera del volo e Valentina Tereskova, prima donna a viaggiare nello spazio. Anche Marie Curie, vincitrice del premio Nobel nel 1911 oltre che prima donna a insegnare alla Sorbona a Parigi, cade sotto tale definizione, così come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Rientrano nell’elenco anche Coco Chanel, l’orfana rivoluzionaria che ha stravolto il concetto di stile ed eleganza e Rosa Parks, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, o ancora Patty Smith, indimenticabile cantante rock. Il repertorio è decisamente lungo e fitto di nomi di quel “sesso debole” che “non si è addomesticato”, per dirla alla Alda Merini. Donne che non si sono mai arrese, proprio come hanno fatto alcune iconiche figure cinematografiche quali Sarah Connor o Ellen Ripley o, se pensiamo alle più piccole, Mulan.  Coloro i quali sono soliti utilizzare tale perifrasi per intendere il “gentil sesso” sono invitati a cercare nel dizionario l’etimologia della parola “donna”: “domna”, forma sincopata dal latino “domina” = signora, padrona. Non c’è altro da aggiungere.  

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8. Una vita in prima linea: la storia di Ada Gobetti

Dopo l’annuncio dell’armistizio, l’ 8 settembre 1943, le donne aprono le porte delle loro abitazioni ai soldati allo sbando, stravolti dal conflitto bellico. È il primo atto di resistenza femminile. Secondo i dati ufficiali dell’epoca, le donne partigiane sono state 35mila e le stime successive arrivano a contarne almeno 2 milioni. Eppure le partigiane non sfilano nei cortei insieme agli uomini, le foto mentre imbracciano i fucili per molto tempo rimangono nascoste, così come il loro coraggioso operato. È una strana contrapposizione di pensiero immaginare sul campo uomini e donne sulla stessa linea, spalla a spalla, e veder riconosciuto il valore più degli uni che delle altre, eppure, alla fine, al di sopra di ogni cosa valgono le azioni, l’unico modo che l’essere umano ha per dimostrare quanto vale. Ada Gobetti ha agito e combattuto tutta la vita e nessuno potrà mai mettere in ombra il suo mirabile e costante impegno. Ada Gobetti nasce a Torino il 23 luglio del 1902, da un commerciante di frutta svizzero originario della Valle di Blennio e da una casalinga torinese. Brillante studentessa al liceo classico Vincenzo Gioberti di Torino, collabora attivamente alle riviste “Energie nove”, “la Rivoluzione liberale” e “il Baretti” di Piero Gobetti. Con quest’ultimo si sposerà nel 1923 e da lui avrà nel 1925 il figlio Paolo. In quegli anni con Piero, Ada è testimone delle rivolte operaie del biennio rosso torinese, alle quali guardano entrambi con vivo interesse e per cui esprimono fin da subito una appassionata solidarietà. Nel 1925 Ada si laurea in Filosofia e in seguito si dedica all’insegnamento, continuando ad approfondire studi letterari e pedagogici. Nello stesso anno la rivoluzione liberale viene soppressa dal regime mussoliniano. Nel 1926 Piero Gobetti è costretto a emigrare a Parigi, dove morirà nel febbraio dello stesso anno, in un ospedale di Neuilly sur-Seine, a causa di problemi di salute aggravati da una violenta aggressione squadrista, che aveva subito due anni prima a Torino, mentre usciva dalla sua abitazione, che era anche sede della sua casa editrice. Di grande esacerbato dolore le parole vergate da Ada sul suo diario per la morte del marito: «Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. E io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova di fronte a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere». 

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Nel 1928 Ada vince la cattedra di Lingua e Letteratura inglese, insegna per alcuni anni a Bra e a Savigliano. Dal 1936 è docente presso il ginnasio del Liceo Cesare Balbo di Chieri (TO). In quegli anni rafforza la propria amicizia con Benedetto Croce, che la sprona a proseguire gli studi e a compiere le prime traduzioni dall’inglese, con le quali introdurrà in Italia gli scritti di Benjamin Spock. Negli anni precedenti l’8 settembre 1943, la casa di Ada Gobetti costituisce un punto di riferimento per l’antifascismo intellettuale e per gli ambienti legati al movimento Giustizia e Libertà. Nel 1937 si risposa con Ettore Marchesini, tecnico dell’ EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Ada continua ad essere una donna forte e decisa, politicamente attiva e schierata; nel 1942 è tra le fondatrici del Partito d’Azione (PdA), mentre nel 1943, durante la Resistenza, coordina le Brigate Partigiane e fa la staffetta in Val Germanasca e in Val di Susa, dove è attivo il figlio Paolo. Mai stanca di battersi anche su più fronti, nel 1943 è fondatrice dei Gruppi di Difesa della Donna e si prodiga per la nascita del Movimento Femminile. Terminata la guerra, il suo coraggio viene formalmente riconosciuto e viene insignita della medaglia d’argento al valore militare. Dopo la Liberazione è la prima donna a venire nominata vicesindaco di Torino, designata dal CLN, (Comitato di Liberazione Nazionale), in rappresentanza del PdA. Ricopre la carica sino alle elezioni del 1946, interessandosi e occupandosi particolarmente di istruzione e assistenza. Negli anni Cinquanta scrive su molte testate comuniste, tra cui l’Unità, sempre negli stessi anni affianca al costante impegno letterario l’interesse per la pedagogia e nel 1955 entra nella redazione di “Riforma della Scuola”. Nel 1957 fa parte della prima delegazione femminile italiana nella Repubblica Popolare Cinese. Nel 1959 fonda e dirige la rivista “Il giornale dei genitori” a cui collabora, tra gli altri, Gianni Rodari. Dopo una lunga vita avventurosa e dai molteplici interessi politici e culturali, Ada Gobetti muore il 14 marzo del 1968 nella sua casa nella frazione torinese di Reaglie È sepolta nel cimitero di Sassi a Torino, città per cui si è sempre impegnata, che ha tanto amato e che, di rimando, la ringrazia, proteggendola nel suo grembo di terra.

 

Alessia Cagnotto

Economia sociale, a Torino c’è ancora molto ma molto da fare

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L’INTERVENTO

Per chi ha scelto di non vivere solo per se stesso ma anche per la propria comunità ieri era una giornata speciale, la Giornata mondiale della Giustizia sociale. Così  ho seguito il Convegno internazionale organizzato dalla Camera di Commercio e da Torino social impact. Un convegno importante in anni in cui sono aumentate le diseguaglianze sociali . Un convegno molto partecipato  di quello che viene chiamato il terzo settore, con relatori  nazionali e internazionali. Perché è vero, il mercato non riduce le diseguaglianze e allora l’impegno del governo centrale agli Enti locali e’ quello di ideare, programmare, mettere in campo iniziative che puntino più sul sociale che sul profitto. Due annotazioni positive sono rappresentate dalla età media relativamente bassa dei partecipanti e dalla carica emotiva che traspariva anche dalla attenzione agli interventi. I risultati però sono ancora insufficienti perché sè vero che gli undici milioni di persone che in Europa operano nel campo sociale producono il 6% del PIL europeo mentre gli altri 199 milioni di lavoratori producono il 94% del PIL europeo, e altrettanto vero che negli ultimi vent’anni la bassa crescita economica ha aumentato le diseguaglianze in particolare a Torino al punto che le iniziative nel sociale in Piemonte valgono meno del 5% del PIL regionale.  D’altronde il disagio e le diseguaglianze in questi nani di bassa crescita a Torino sono cresciute.

Il divario tra le due Città di cui parlava Mons. Cesare Nosiglia nel 2012, in questi anni è ancora aumentato.
Secondo il CRESME Torino tra le 44 Aree Metropolitane europee con oltre un milione e mezzo di abitanti, e’ solo 41a mentre Napoli e 43a, Milano 23a e Lione 11a. Qui non ho capito l’ottimismo del Vice Sindaco dell’Area Metropolitana cui sono sfuggiti alcuni dati sociali pesanti. Se Torino è capitale della cassa integrazione questo vuol dire che 50-70.000 nuclei famigliari d anni vivono con un salario ridotto del 40%  Se il 45% dei torinesi non riesce a risparmiare vuol dire non sarebbero in grado di contare un spesa imprevista senza pensare ai tanti lavoratori precari. Sicuramente la metà della Città che stava male nel 2021 oggi sta peggio. Ecco perché Torino come gran parte del nostro Paese deve rilanciare la crescita della economia,  unico modo per creare i tanti buoni posti  di lavoro di cui c’è bisogno e aumentare le risorse per le politiche sociali. Ecco perche alcune politiche green europee come quella per il settore auto vanno rapidamente corrette . Ecco perché i ritardi nella costruzione delle infrastrutture green come la TAV sono pesanti e pesano soprattutto sulla speranza di futuro dei più deboli . Il genericismo non diminuisce le diseguaglianze. Se non si dichiara la malattia il medico non l può curare e Torino non vuole ammettere che le politiche di questi anni l’hanno impoverita. Così stamane non si è parlato né di politiche di sviluppo, né di TAV, né di correggere la politica europea dell’auto. Ma senza aumento della crescita economica sarà impossibile diminuire le diseguaglianze, malgrado il grande impegno del terzo settore Se nelle università italiane si studiasse ,come fanno nelle Università cinesi e giapponesi, i provvedimenti dei Governi DC e alleati nei primi 15 anni del secondo dopo guerra che ci diedero il Boom economico potrebbero capire che in quegli anni invece le diseguaglianze  diminuirono. Torino deve rilanciare il suo sviluppo ma per farlo occorre smetterla con l’ottimismo di maniera, guardare in faccia la realtà e dare maggiore attenzione alle difficoltà sociali particolarmente forti nei Quartieri svantaggiati mentre tutti continuano  scegliere di localizzare eventi e interventi nella zona centrale della Città. Ecco perché la periferia  deve partecipare di più al voto se vuol cambiare finalmente la qualità della Amministrazione cittadina.
Mino GIACHINO
Commissario UDC Torino

Amico cane

Chiunque vada abbastanza regolarmente a fare la spesa, avrà notato che nel giro di pochi anni i reparti dedicati alla prima infanzia si sono ridotti di volume, per lasciare posto a quelli per gli animali il cui spazio è praticamente raddoppiato: alimenti di tutti i generi, lettini, cucce, tiragraffi, giochi di ogni genere; la parte preponderante è destinata, naturalmente, a cani e gatti.

Sembrerebbe un aumento di sensibilità nei confronti di questi animali tale da far ipotizzare che sia, di pari passo, migliorata la condizione in cui questi animali vengono accuditi.

In realtà, sentendo le relazioni di molti Comuni e canili, è in aumento il numero di animali abbandonati, o dei quali è stata omessa la custodia, per cui non possiamo validare l’equazione “più ne adottiamo, meglio stanno”.

Sfatiamo, intanto, un mito: Rottweiler, Pitbull, Dogo Argentino, Cane Corso e così via possono essere pericolosi, soprattutto in rapporto al loro peso, ma dipende da come vengono tenuti: le uniche due volte in cui sono stato morso da un cane, si trattava di un meticcio alto 40 cm in tutto e di un pincher. Le uniche due volte in cui ho avuto incontri ravvicinati con un rottweiler, in un caso mi è saltata addosso per leccarmi tutto (nonostante i suoi 60 kg) e nell’altro, arrivato a 1 metro da me, si è buttato a zampe all’aria per farsi fare i grattini.

La proposta di legge di prevedere un patentino per condurre i cani mi trova comunque d’accordo; se il cane viene lasciato libero di girare senza guinzaglio e senza museruola è palese che possa costituire un pericolo a prescindere dalla mole. Certo, un pincher non sbranerà qualcuno, ma se attraversa di colpo la strada ad un ciclista o si infila tra i piedi di un anziano claudicante ecco che diventa più pericoloso di un dogo argentino correttamente condotto.

Per molte persone, quella di detenere un cane è sicuramente una moda, come il veganesimo o la spiritualità, dettata dalla non conoscenza degli animali, di quella specie in particolare, dall’egoismo di pensare a sé stessi anziché a sé in rapporto all’animale.

Tenere il guinzaglio lungo 3 metri è come non averlo affatto perché, nel momento in cui devi richiamare l’animale, tempo di reazione del conduttore, tempo meccanico di riavvolgimento mentre, magari, il cane va nella direzione opposta fanno si che non si riesca a scongiurare il pericolo.

Molti, inoltre, non sanno (o fingono di non sapere) che il conduttore è sempre responsabile della condotta del cane, civilmente e penalmente, anche se questi è stato affidato loro temporaneamente (dog sitter, custode di casa, ecc.) per cui, se non siete sicuri di conoscere l’animale, declinate l’invito o, quantomeno, stipulate una polizza RC temporanea che potrà rifondere eventuali danni civili.

Non parliamo di come alimentarlo o come farlo svagare perché ci addentreremmo in un ginepraio (quali piante sono da evitare se si hanno animali domestici? quali cibi sono veleno per i cani? se il gatto non beve come modificare la sua dieta?) ed è la prova che molti adottano un cane perché in un primo momento è gratis mentre la playstation costa molto di più.

Ricordiamo, inoltre, che nel caso il cane venga trovato in strada, libero, dev’essere affidato al canile convenzionato che, nel caso il cane sia dotato di microchip, restituirà l’animale al proprietario dietro pagamento delle spese sostenute; è assolutamente vietato impossessarsene perché, al di là degli aspetti legali, potrebbe essere stato rubato o essere affetto da patologie trasmissibili che solo il Servizio Veterinario dell’ASL può verificare.

Nel caso quel cane venga trovato nuovamente in giro da solo, il proprietario verrà denunciato per omessa custodia e, nei casi più gravi, potrebbe essergli impedito di custodire altri cani.

Ne vale la pena?

Sergio MOTTA

Il Mercoledì delle Ceneri

Con il Mercoledì delle Ceneri, la cui data è variabile, inizia la Quaresima, un periodo di penitenza e redenzione in attesa della Santa Pasqua.
Si tratta di una giornata di digiuno ed astinenza dalle carni, che segna l’inizio del lungo cammino penitenziale, quasi un deserto, che ci condurrà all’ambita meta: Pasqua.
Il Mercoledì delle Ceneri pone fine al Carnevale, il cui nome deriva da latino
carnem levare, ossia eliminare la carne, in riferimento al banchetto che si teneva il Martedì grasso. Le origini del Carnevale sono antichissime, già gli egizi celebravano la Dea Iside, in onore della quale si esibivano gruppi mascherati, mentre nelle Dionisiache greche e nei Saturnali romani lo scherzo e il divertimento erano all’ordine del giorno e venivano sciolte le formalità che solitamente contraddistinguevano e governavano la vita sociale. In occasione di quelle festività il caos sostituiva l’ordine e si lasciava spazio al divertimento e al rinnovamento simbolico.
Il giovedì di apertura del Carnevale ed il martedì successivo di chiusura si definiscono “grasso” perché si festeggia e si mangiano cibi grassi in vista del periodo di magro della Quaresima.
La celebrazione delle Ceneri nasce dall’esigenza di una pubblica penitenza dei fedeli, i quali sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
In questa giornata il sacerdote impone ai credenti le ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Fino al Concilio Vaticano II la frase pronunciata era: “
ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. Dopo il Concilio è stata modificata nel modo seguente: “convertitevi e credete al Vangelo”. Questo per sottolineare i due aspetti della Quaresima: quello penitenziale e quello di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
La cenere con cui ci si cosparge il capo oggi, ricorre spesso nella Bibbia ed indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore ed un segno di pentimento.
Nelle Chiese cattoliche di Rito ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima inizia la domenica immediatamente successiva; il Carnevale termina quindi con il Sabato grasso.
L’imposizione delle ceneri avviene il lunedì seguente ed il giorno di digiuno e astinenza è posticipato al primo venerdì di Quaresima.
Siccome il capo del Rito ambrosiano è l’arcivescovo di Milano, la tradizione fa risalire questa differenza di giorni al fatto che Sant’Ambrogio, nel IV secolo d.C., essendo impegnato in un pellegrinaggio, tornò in città più tardi.
In antichità la cerimonia prevedeva l’imposizione delle ceneri sul capo del Papa per mano del cardinale protovescovo, si teneva nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino ed era seguita dalla processione penitenziale, che saliva fino alla prima stazione quaresimale della Basilica di Santa Sabina all’Aventino. Qui i pontefici celebravano la S. Messa e pronunciavano la loro omelia. Questa tradizione, interrotta nel Settecento, è stata ripresa da Papa Giovanni XXXIII nel 1962.
I riti oggi prendono il via dalla Chiesa benedettina di Sant’Anselmo.
In molte parti d’Italia, dopo la S. Messa delle Ceneri, si purificava con il fuoco la grattugia per prepararsi alla penitenza seguendo un’antica usanza pagana: in questo modo ci si preparava infatti all’assoluto divieto di mangiare carne e tutti quegli alimenti di derivazione animale come formaggio e latte. La grattugia, una volta purificata, era pronta per passarvi il pane raffermo che, sfarinato, costituiva la base principale per la preparazione dell’unico condimento consentito nel periodo quaresimale. Il pangrattato, fritto in olio di oliva, lo si mescolava con acciughe salate, soffritte a parte.
Negli anni passati, in un recipiente si seminavano grano, orzo e lenticchie, che tenuti in penombra ed annaffiati regolarmente, germogliavano prendendo un colore giallastro; da qui il nome di piante vergini, che significa non contaminate dalla luce. Il Giovedì Santo venivano portate in chiesa e posizionate sull’altare.
Un’altra usanza è quella di preparare un fantoccio di stoffa con i caratteri di una donna anziana, unito ad una patata nella quale sono infilzate sette penne di gallina vecchia che non fa più uova.
Il burattino viene posizionato all’esterno delle abitazioni e ogni venerdì di Quaresima una penna viene estratta e bruciata. Il Venerdì Santo la vecchietta viene arsa con l’ultima penna rimasta conficcata nella patata. Quest’usanza è legata ai simboli della morte e della non prolificità.
Secondo un proverbio, se il giorno delle Ceneri il tempo è bello, l’inverno è terminato, se piove il freddo proseguirà.

ANDREA CARNINO

La montagna raccontata dall’Unione Buddhista Italiana

Torino 21 febbraio – Milano 28 febbraio e 14 marzo 2026.

Iniziativa inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026

Tre incontri gratuiti resi possibili grazie ai fondi 8xmille dell’Unione Buddhista Italiana.

Tra i protagonisti il meteorologo Luca Mercalli.

 

Riflettere sulla montagna con uno sguardo ampio e consapevole che vada oltre la narrativa comune e gli stereotipi. È questo l’obiettivo del ciclo di tre incontri gratuiti promossi dall’area Cultura dell’Unione Buddhista Italiana il 21 febbraio a Torino e il 28 febbraio e 14 marzo a Milano per offrire una riflessione sulla montagna, analizzata e raccontata secondo vari punti di vista: spirituale, femminile e della cura. L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

Il ciclo di incontri è reso possibile grazie ai fondi 8xmille dell’Unione Buddhista Italiana.

 

Si parte sabato 21 febbraio al Museo Nazionale della Montagna di Torino (Piazzale Monte dei Cappuccini, 7 – h.11) con “Diventa montagna. Sacralità e simbologie di un ecosistema“: l’incontro, il cui titolo si ispira al verso del mistico tibetano Shabkar, yogi e poeta del XIX secolo, intende riflettere sulla montagna nella sua potente valenza spirituale, in quanto simbolo di elevazione e ricerca interiore, metafora di uno stato meditativo imperturbabile, ma anche contesto ambientale per lo sviluppo di importanti tradizioni buddhiste. È l’occasione per affrontare tra gli altri il tema delle conseguenze del turismo di massa, proponendo sguardi consapevoli e modelli virtuosi, esaminando la montagna attraverso una più ampia prospettiva culturale, antropologica e artistica. A parlarne Enrico Camanni, scrittore e alpinista; Marco Albino Ferrari, scrittore esperto di cultura di montagna; Andrea Staid, antropologo; Chiara Bellini e Stefano Beggiora, docenti dell’Università Ca’ Foscari; Andrea Cassi e Michele Versaci, dello studio di architettura EX e il fotografo Mattia Micheli.

 

L’appuntamento è preceduto da un reading letterario, venerdì 20 febbraio, presso la storica Libreria della Montagna di Torino (via Paolo Sacchi, h.19) per una serata ricca di suggestioni, in cui due attori si alterneranno nella lettura di passi scelti dall’antologia Meditare tra le montagne del Tibet. Canti sull’impermanenza, a cura di Kurtis S. Schaffer, edita da Ubiliber, casa editrice dell’Unione Buddhista Italiana.

 

Sabato 28 febbraio alla Casa della Cultura di Milano (via Borgogna, 3 – h.14.30) si tiene “L’altra montagna. Sguardi di donne sulle alte terre” dedicato al tema della montagna al femminile, intesa nella sua più estesa accezione di rigenerazione e comunità, accompagnata dal racconto di donne illustri. Fra le voci chiamate a riflettere sul tema Tona Sironi, tibetologa e pioniera dell’alpinismo femminile; Marion Chaygneaud-Dupy, attivista ed ex monaca buddhista, alla quale va il merito di aver dato vita all’operazione ecologica Clean Everest; Rossella Marangoni, studiosa di Giappone e l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale di Regione Lombardia, per il progetto Alps Textyles; Claudia Losi, artista che ha coinvolto le comunità di due borghi alpini, all’insegna di pratiche artistiche collaborative e tradizioni locali.

 

Il ciclo si conclude sabato 14 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano (corso Buenos Aires, 33 – h.14.30) con “Cura la montagna. Un approccio interdipendente fra uomo e natura” che vede protagonisti Luca Mercalli, meteorologo e divulgatore scientifico; l’etno-biologo Alessandro Boesi; il biologo Marco Granata; la psichiatra Roberta Sabbion, presidente della Società Italiana di Montagnaterapia; l’associazione Arrampi_Care, che coinvolge bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico in attività di arrampicata e Kidsmeetalps, progetto avviato da una giovane designer, con l’intento di preservare e rivitalizzare i borghi montani, avvicinando le giovani generazioni alla scoperta dei loro tesori.

Questo appuntamento è dedicato alla montagna e alla cura, intesa nella sua duplice valenza di beneficio che l’uomo può ricevere da questo habitat, ma anche di rispetto e tutela da parte dell’uomo nei suoi riguardi, in una visione circolare, interdipendente e virtuosa. Le diverse voci affrontano il tema da diverse angolature: cura della biodiversità ed emergenza climatica; dell’uomo, come nella pratica della medicina tradizionale tibetana; del paesaggio montano e del patrimonio intangibile e, infine, della salute mentale, tramite la Montagnaterapia.

 

L’ingresso a tutti gli incontri è libero fino a esaurimento posti.

Info https://gategate.it/il-programma-ubi-per-le-olimpiadi-invernali-2026/

Ghiacciao dell’Aletsch @Enrico Camanni

Il Festival della Felicità arriva a Torino all’Inalpi Arena

Dopo il successo delle prime due edizioni, il progetto dedicato alla felicità e al benessere emotivo compie un ulteriore passo avanti e si trasforma in un vero e proprio Festival della Felicità, scegliendo Torino come palcoscenico d’eccezione. Il capoluogo piemontese ospiterà una settimana di appuntamenti diffusi sul territorio, con iniziative educative, sociali e formative.

L’edizione 2026 non si limiterà a un singolo evento, ma proporrà un percorso articolato capace di coinvolgere luoghi, comunità e pubblici differenti, con l’obiettivo di portare il tema della felicità anche nei contesti in cui risulta maggiormente necessario.

Il momento centrale del Festival sarà martedì 17 marzo 2026, quando l’iniziativa approderà all’Inalpi Arena con il più grande show formativo sulla felicità mai realizzato in Italia, aperto gratuitamente al pubblico previa registrazione.

Il Festival della Felicità nasce dall’evoluzione di un format che negli anni ha coinvolto migliaia di studenti, docenti e famiglie in tutta Italia. Oggi il progetto si amplia e diventa un festival urbano capace di generare un impatto sociale concreto attraverso incontri diffusi, momenti di ascolto e iniziative sul territorio.

Tra i primi appuntamenti in programma, venerdì 13 marzo, il Festival farà tappa all’Ospedale Regina Margherita di Torino con un’iniziativa speciale dedicata ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia e neuropsichiatria infantile, con l’obiettivo di offrire loro un momento di condivisione e leggerezza.

L’evento principale del 17 marzo all’Inalpi Arena sarà articolato in due momenti distinti:

  • al mattino, dalle 10 alle 12.30, si terrà un appuntamento educativo gratuito rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori, con la partecipazione di docenti e istituti del territorio;

  • in serata, dalle 21 alle 23, andrà in scena un coaching live show aperto al pubblico, che unirà formazione, ispirazione, storytelling e musica.

Sul palco si alterneranno formatori, artisti, sportivi, professionisti, creator e testimonial, chiamati a raccontare esperienze personali e percorsi di crescita attraverso interventi in stile TED Talk, con l’obiettivo di stimolare consapevolezza, dialogo e partecipazione emotiva.

Il Festival nasce come risposta a un bisogno sempre più evidente. I dati segnalano infatti un crescente disagio tra i giovani, legato a isolamento sociale, dipendenza dai social media, fragilità emotive e difficoltà nella gestione delle paure.

L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla Fondazione Felicità ETS, impegnata da anni nella diffusione dell’educazione emotiva e delle soft skills nelle scuole e nella società. Finora il progetto ha coinvolto oltre 80 mila partecipanti e più di 30 mila scuole, registrando una partecipazione sempre crescente di studenti e famiglie e affermandosi come una delle principali realtà italiane dedicate al benessere emotivo.

Festival della Felicità 2026
www.fondazionedellafelicita.com

Mara Martellotta

La Giornata dell’Energia Sociale

SABATO 11 APRILE IL PIEMONTE SI RICARICA DI RELAZIONI UMANE

Promossa dalla Fondazione della Comunità Chierese, riunisce oltre 15 comuni nel territorio del chierese e dell’alto astigiano. Un insieme di eventi e iniziative diffuse per rimarcare l’importanza delle relazioni sociali, consolidare i rapporti tra vicini e raccontare storie e tradizioni di luoghi e persone

Nasce in Piemonte, tra i borghi e le colline del Chierese e dell’Alto Astigiano, ma punta a diventare un appuntamento nazionale. Si tratta della Giornata dell’Energia Sociale, l’ambizioso progetto ideato e organizzato dalla Fondazione della Comunità Chierese, che ha raccolto in breve tempo l’entusiasmo e la partecipazione di una quindicina di comuni del territorio.

L’appuntamento è in programma per l’intera giornata di sabato 11 aprile e si pone l’obiettivo di trasformare il territorio in un primo grande “ecosistema di energia umana”, invitando istituzioni, Associazioni, scuole, cittadini, il settore economico produttivo, a “prendere una pausa” dal virtuale per “ricaricare” il reale, promuovendo un modello di cittadinanza attiva e consapevole che contrasti l’isolamento sociale.

“Stiamo attraversando un momento storico molto complesso, nel quale le relazioni umane sono soffocate e diventa ogni giorno più difficile prendersi del tempo per vivere esperienze reali a contatto diretto con le altre persone – spiega Riccardo Civera, Presidente della Fondazione della Comunità Chierese – In questo mondo sempre più frenetico e impersonale, abbiamo deciso di fermarci un attimo e condividere qualcosa di partecipativo e aggregante insieme ai nostri “vicini”, perché siamo convinti che l’energia più preziosa per una comunità non corra sui cavi elettrici, ma nasca dalle relazioni.”

 

La Giornata dell’Energia Sociale sarà un evento corale e partecipativo di aggregazione, divertimento e cultura. Le associazioni e i comuni aderenti, coadiuvati e coordinati dalla Fondazione della Comunità Chierese, metteranno in gioco le proprie risorse per creare ognuno un’iniziativa che ne rappresenti la storia, le tradizioni e i valori di riferimento, attingendo da quattro diverse aree tematiche: da quella della Curache concerne il giardinaggio, la semina, il cucito, la botanica e l’hobbistica, a quella dell’Espressione con il teatro, la musica e la danza. Da quella del Gioco e Sport con spazi ludici per tutte le età, ma anche con scacchi, enigmi e giochi da tavola, fino alla tematica della Parola e Comunità con incontri culturali, letture, dialoghi, volontariato e racconti di territorio.

Tutti gli eventi prenderanno il via all’unisono e copriranno l’intera giornata, dando vita a un esteso “circuito di energia sociale”, diffuso sul territorio e destinato a valorizzare gli incontri, le relazioni e le pratiche di comunità come motore di benessere collettivo.

“Invitiamo tutti quanti a partecipare a questa giornata che ci auguriamo possa essere la prima di una ricorrenza annuale – Conclude Marina Zopegni, Vice Presidente della Fondazione della Comunità Chierese – La nostra non vuole essere un’iniziativa contro gli smartphone e i social network, strumenti ormai fondamentali nelle nostre vite, ma in contrasto al loro utilizzo indiscriminato. Vogliamo mostrare alle persone di tutte le età, a cominciare dai più giovani, che esiste una strada alternativa fondata sull’aggregazione, sull’inclusività e sulle relazioni umane”.

La Giornata dell’Energia Sociale è un progetto della Fondazione della Comunità Chierese (www.fondazionecomunitachierese.it) e si avvale del fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Miguel Benasayag, “La mia casa è nel mondo”

Venerdì 13 febbraio  al teatro Il Mulino di Piossasco

Venerdì 13 febbraio, alle 20.30, presso il teatro Il Mulino di Piossasco, in via Riva Po 9, il filosofo e psicanalista Miguel Benasayag sarà ospite del progetto “La mia casa è nel mondo”, promosso da YEPP ITALIA, in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis e Cooperativa Madiba, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito delle linee guida di sostegno alle Scuole di Politica. Il titolo dell’incontro con Miguel Benasayag sarà “Stare nel presente. Dialogo su come agire nella complessità di questo tempo”, e sarà un’occasione di confronto su come vivere in un mondo che sta venendo meno, in attesa del futuro che tarda ad arrivare.

“Un senso di minaccia incombente è ormai parte integrante del nostro mondo, che appare senza orizzonti di futuro, precario e cinico – spiegano gli organizzatori  – viviamo un tempo caotico, di grandi cambiamenti e sfide impellenti. Come pensare e agire dentro questo caos ? Essere genitori, adulti ed educanti, significa affrontare una sfida complessa, aiutare i figli a crescere in un mondo in rapido cambiamento senza smarrire il senso del legame con gli altri”.

Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista, è originario dell’Argentina, dove sotto la dittatura ha conosciuto il carcere e la tortura. A Parigi si occupa dei problemi dell’infanzia e dell’adolescenza, e dell’interazione tra tecnologia ed essere umano. Nel suo approccio l’analisi teorica è strettamente legata all’agire concreto. Tra le sue opere più conosciute “L’epoca delle passioni tristi”, “Elogio del conflitto”, “Oltre le passioni tristi: dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa”.

“La mia casa è nel mondo” rappresenta la prima edizione sperimentale di un percorso che propone di portare la politica, intesa come cura del bene comune, dentro le case, accompagnando gli adulti nella costruzione di strumenti concreti per affrontare con i figli i temi che caratterizzano la nostra società. La proposta è nata dalla consapevolezza, evidenziata in una ricerca su giovani, partecipazione e volontariato dal titolo “Tu sei una persona che partecipa?”, curata da YEPP Italia, pubblicata nell’aprile 2025, che l’ambiente familiare possieda un’influenza determinante sui percorsi di partecipazione dei minori e dei giovani. La famiglia rappresenta un ponte tra la vita privata e quella pubblica, luogo dove si intrecciano valori, affetti e responsabilità, ma anche il primo spazio dove esercitare il senso civico. Favorire la conversazione in casa sui temi del mondo significa educare al pensiero critico, alla solidarietà e alla cura.

Il progetto è stato realizzato nei comuni di Orbassano, Beinasco, Piossasco, Volvera, Bruino e Rivalta di Torino, e ha intrecciato due percorsi paralleli, uno per i genitori e l’altro per i figli, che si sono sviluppati in incontri plenari, laboratori esperienziali e attività ludico-educative.

Mara Martellotta

Spreco alimentare: in Piemonte e’ nata “Una Buona Occasione”

Un problema globale con responsabilità quotidiane

Ogni anno, nel mondo, circa un terzo della produzione alimentare finisce nella spazzatura. Oltre un miliardo di tonnellate di cibo sprecato, con conseguenze pesantissime sul piano ambientale, climatico ed economico. Secondo le stime internazionali, questo fenomeno è responsabile fino al 10 per cento delle emissioni globali di gas serra, oltre a comportare un enorme consumo inutile di risorse naturali come acqua, suolo ed energia. Anche l’Italia non è immune da questo fenomeno. I dati più recenti indicano che ogni cittadino getta mediamente oltre mezzo chilo di cibo alla settimana, pari a circa 29 chilogrammi all’anno. Un dato in lieve diminuzione rispetto al passato, ma ancora lontano dagli obiettivi fissati dalla Strategia europea “Farm to Fork” e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che prevedono di dimezzare lo spreco alimentare pro capite entro il 2030. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo spreco non riguarda soltanto la fase di produzione agricola, la quota maggiore si concentra, infatti, nella distribuzione e, soprattutto, nel consumo domestico. Nelle case si buttano alimenti ancora commestibili per una pianificazione imprecisa della spesa, per la confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione, per una cattiva conservazione o per porzioni eccessive che restano inutilizzate.

Eppure, ridurre lo spreco è possibile a partire da gesti semplici per esempio pianificare i pasti e la spesa in base alle reali abitudini familiari, leggere con attenzione le etichette, conservare correttamente gli alimenti rispettando le temperature adeguate del frigorifero e della dispensa. Importante è anche imparare a valorizzare gli avanzi: bucce, scarti commestibili e cibo non consumato possono trasformarsi in nuove ricette, dalle zuppe ai dolci, recuperando gusto e valore. Un ruolo significativo è giocato anche dalle scelte di acquisto: privilegiare prodotti locali e di stagione, oltre a sostenere le filiere del territorio, può ridurre fino al 70 per cento lo spreco come evidenziato da Coldiretti Piemonte. Proprio il Piemonte sta affrontando il tema attraverso strategie integrate di prevenzione, educazione e sensibilizzazione. La Regione ha avviato iniziative come il progetto “Una Buona Occasione”, che coinvolge cittadini, scuole, enti pubblici e imprese nel contrasto allo spreco e nel recupero delle eccedenze alimentari, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Sebbene manchino dati ufficiali aggiornati sul totale delle tonnellate sprecate annualmente, in passato si stimava una produzione di circa 450 mila tonnellate di spreco alimentare all’anno, con solo una quota limitata recuperata attraverso le donazioni. Oggi, tuttavia, il territorio mostra segnali di crescente impegno: scuole, centri di ricerca e imprese locali promuovono formazione specifica, innovazione tecnologica e nuove strategie di valorizzazione dei residui agroalimentari. Ridurre lo spreco alimentare non è soltanto una necessità ambientale, ma una responsabilità etica e sociale. Significa rispettare il cibo, le risorse naturali e il lavoro di chi lo produce, ma anche rispondere a una disuguaglianza ancora troppo diffusa nell’accesso a un’alimentazione adeguata. Spesso basta un piccolo cambiamento nelle abitudini quotidiane per generare benefici concreti, per la comunità e per il pianeta.

 Maria La Barbera

“Racconti di cambiamenti”. Percorsi di dialogo, esperienze e cittadinanza

Rivolti a giovani, “con” o “senza” disabilità under 35, negli spazi di “Open – Fondazione Time2”

Da mercoledì 11 febbraio a mercoledì 23 settembre

In totale, 13 incontri mensili programmati nell’arco di otto mesi. L’idea è quella di creare una sorta di “laboratorio civico e relazionale”, con l’obiettivo di “favorire il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni sui temi di maggiore attualità sociale, culturale e politica”.

A dirla tutta è già lo stesso titolo, “Racconti di cambiamenti”, rassegna oggi al via e inserita all’interno del più ampio programma “Cambiamenti”, avviato nel 2023 da “Fondazione Time2” (Fondazione nata nel 2019 su iniziativa di Antonella e Manuela Lavazza, per affiancare “persone con disabilità” nel passaggio all’età adulta e nel costruire il proprio futuro su basi di uguaglianza e pari opportunità) per accompagnare progetti capaci di trasformare i contesti di vita, rendendoli più accessibili, inclusivi e partecipativi per le persone “con disabilità”. Il tutto attraverso “pratiche concrete”, cui hanno prestato sostegno numerosi enti e associazioni locali, a partire dal “Comune di Torino” alla “Fondazione Sandretto Re Rebaudengo” all’“Istituto dei Sordi” fino al “CPD – Consulta per le Persone con Disabilità”, solo per citarne alcune.

L’esperienza condivisa, la parola, il confronto e l’ascolto fra mediatori e partecipanti, rappresentano nel concreto il “cuore del percorso”. Un dialogo costruttivo e creativo cui si affiancherà, in occasione di ogni appuntamento, la collaborazione con “Hangar Piemonte”, agenzia per le trasformazioni culturali della “Regione Piemonte”: ogni incontro vedrà, infatti, la partecipazione dei progetti culturali del suo “ecosistema”, chiamati a intervenire sui temi della rassegna.

Ma quale, nello specifico, la struttura degli incontri? “Ogni incontro – sottolineano gli organizzatori – sarà dedicato a un tema di forte attualità e rilevanza pubblica, scelto per la sua capacità di generare riflessione e confronto. La chiave di lettura costante dei diversi temi è quella dell’accessibilità, e per questo per ciascun ambito tematico sarà coinvolto almeno un progetto della ‘rete Cambiamenti’ che, attraverso le proprie azioni, ha contribuito a rendere più accessibili e inclusivi i contesti di riferimento, traducendo in pratiche concrete i principi di trasformazione e inclusione”.

Gli appuntamenti si terranno nella sede torinese di “Open – Fondazione Time2”in corso Stati Uniti 62/B e seguiranno una formula condivisa, adattata di volta in volta al tema affrontato. L’incontro si aprirà con un “momento introduttivo” teso a permettere di entrare nel tema; seguirà il “cerchio di parola”, uno spazio partecipato di confronto e ascolto reciproco. Il dialogo verrà, inoltre, arricchito dal contributo di persone attiviste, del mondo dell’associazionismo e della ricerca, insieme a “Fondazione Time2” e alla rete di “Hangar Piemonte”. Parteciperà agli incontri anche la “Libreria Binaria” di via Sestriere che proporrà consigli di lettura coerenti con il tema dell’incontro.

Ogni appuntamento si concluderà con una fase di “decompressione creativa”, pensata come un momento di svago o un gesto simbolico in grado di tradurre il tema in un’esperienza condivisa.

Il via, come detto, mercoledì 11 febbraio alle 18: il primo appuntamento è dedicato all’ “educazione affettiva” e alla “sessualità positiva e consapevole”. Partecipano al “cerchio di parola” “My Safe Space APS”, associazione composta da professionistə della salute mentale, “Associazione Verba” e “Aps Me.dea” di “Io sono Unica”, il progetto “Cambiamenti” che ha lavorato sull’accessibilità del “Centro Antiviolenza” di Alessandria e Casale Monferrato e sulla consapevolezza sulla violenza di genere delle “donne con disabilità”.

Dell’ecosistema di “Hangar Piemonte” partecipa “Social Community Theatre” con l’esperienza di “OnStage+”, progetto interattivo di teatro sociale e di comunità creato per contrastare le discriminazioni “LGBTQIA+”.

Si ricorda che la partecipazione a tutti gli incontri è libera. Tutti gli eventi saranno inoltre progettati con particolare attenzione all’accessibilità: per questo, è prevista la trascrizione automatica degli interventi, l’utilizzo di testi semplificati, la possibilità di richiedere la presenza di un “interprete LIS” e la predisposizione di uno spazio tranquillo, protetto da stimoli esterni e dotato di “stimming toys”.

Per info sul programma nel dettaglio: www.open.fondazionetime2.it

G.m.

Nelle foto: “Open – Fondazione Time2”, immagini di repertorio