


Torino è spesso raccontata attraverso i suoi grandi simboli: le piazze eleganti, i portici interminabili, i caffè storici e i ristoranti della tradizione. Eppure esiste un’altra città, più discreta e meno visibile, fatta di piccole botteghe e laboratori dove sopravvivono mestieri antichi. Sono attività che raccontano un passato fatto di manualità, pazienza e conoscenze tramandate per generazioni. Oggi molte di queste professioni sono sempre più rare, schiacciate dalla produzione industriale e dai cambiamenti delle abitudini di consumo. Tuttavia, tra le vie del centro e in alcuni quartieri storici, esistono ancora artigiani che continuano a lavorare come si faceva un tempo.
Entrare in una di queste botteghe significa spesso fare un piccolo viaggio nel passato. L’odore del legno, il rumore degli strumenti manuali, le pareti ricoperte di attrezzi raccontano una tradizione che resiste con discrezione nel cuore della città. Non si tratta soltanto di attività commerciali, ma di veri e propri presidi culturali, luoghi in cui sopravvive un patrimonio di saperi che rischierebbe altrimenti di scomparire.
Il liutaio e la musica costruita a mano
Tra i mestieri più affascinanti ancora presenti a Torino c’è quello del liutaio. Nei laboratori dedicati alla costruzione e al restauro degli strumenti ad arco si lavora con un’attenzione quasi rituale. Violini, viole e violoncelli nascono da legni selezionati e da lavorazioni che richiedono precisione millimetrica e lunghi tempi di attesa.
Il lavoro del liutaio non è soltanto tecnico, ma anche profondamente artistico. Ogni strumento possiede caratteristiche uniche, legate alla qualità dei materiali e all’abilità di chi lo costruisce. A Torino questa tradizione continua grazie a pochi artigiani che mantengono viva una pratica secolare. Le loro botteghe sono frequentate da musicisti professionisti, studenti dei conservatori e appassionati che cercano strumenti costruiti secondo i metodi della tradizione. In un’epoca dominata dalla produzione in serie, il valore di uno strumento realizzato interamente a mano diventa ancora più prezioso.
Botteghe storiche e antiche manualità
Accanto ai liutai sopravvivono altri mestieri che raccontano la Torino artigiana di un tempo. Tra questi vi sono i restauratori di mobili antichi, nelle botteghe del centro storico, in zona Quadrilatero e piazza Vittorio, figure fondamentali per la conservazione del patrimonio artistico domestico. Nei loro laboratori si interviene su armadi, tavoli e credenze che spesso hanno attraversato più di un secolo di storia. Il restauro richiede competenze specifiche, dalla conoscenza dei diversi tipi di legno alla capacità di riprodurre tecniche decorative ormai poco diffuse.
Un’altra figura sempre più rara è quella del rilegatore di libri. In queste botteghe si restaurano volumi antichi e si realizzano copertine artigianali utilizzando carte pregiate, tele e pelli lavorate a mano. Il lavoro è lento e meticoloso, lontano dalla velocità del mondo digitale, ma continua ad attirare collezionisti, biblioteche e appassionati.
Anche alcune botteghe dedicate alla lavorazione del cuoio e alla riparazione di oggetti continuano a resistere. Qui si aggiustano borse, si restaurano cinture, si riportano alla vita accessori che altrimenti verrebbero sostituiti. Sono attività che raccontano un rapporto diverso con gli oggetti, basato sulla durata e sulla cura.
Un patrimonio da preservare
La presenza di queste botteghe rappresenta una ricchezza culturale oltre che economica per la città. I mestieri artigiani custodiscono competenze difficili da sostituire e mantengono vivo un rapporto diretto tra chi produce e chi utilizza gli oggetti. In un contesto urbano sempre più dominato da grandi catene e da attività standardizzate, questi laboratori offrono un’esperienza diversa, fatta di autenticità e contatto umano.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il valore dell’artigianato tradizionale. Sempre più persone riscoprono il fascino degli oggetti realizzati a mano e delle botteghe che conservano tecniche antiche. Tuttavia il futuro di questi mestieri rimane incerto. La trasmissione delle competenze richiede tempo, dedizione e nuove generazioni disposte a intraprendere percorsi professionali spesso impegnativi.
Torino, città che ha costruito gran parte della propria identità sulla capacità di innovare, conserva dunque anche una dimensione più silenziosa e preziosa. Nelle piccole botteghe disseminate tra il centro storico e alcuni quartieri meno turistici, gli artigiani continuano a lavorare con la stessa cura di un tempo. Sono presenze discrete, ma fondamentali, che contribuiscono a mantenere viva la memoria materiale della città.
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Noemi Gariano

C’è un momento della giornata in cui il Po sembra fermarsi. Succede verso sera, quando la luce scende dietro la collina e il fiume si colora di riflessi dorati, mentre le sagome dei ponti si allungano sull’acqua. Torino, spesso raccontata per le sue piazze eleganti e i viali ordinati, trova proprio qui una dimensione diversa, più intima e naturale. Il Po non è solo un corso d’acqua che attraversa la città: è una presenza costante, un luogo di incontro, di sport, di passeggiate e di storie che si intrecciano da generazioni.
Le barche storiche e la tradizione sul fiume
Tra le immagini più amate dai torinesi ci sono le due imbarcazioni storiche che solcano il Po durante la bella stagione: la Valentina e la Valentino. I loro nomi, quasi a voler incarnare lo spirito romantico della città, richiamano il Parco del Valentino e quel tratto di fiume che da sempre è sinonimo di tempo libero. Non sono semplici barche turistiche, ma un modo per riscoprire Torino da una prospettiva insolita, navigando lentamente tra i ponti e osservando le facciate dei palazzi riflesse nell’acqua. A bordo si respira un’atmosfera sospesa, fatta di racconti, di curiosità storiche e di quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve del motore e dallo sciabordio contro lo scafo.
Il legame tra Torino e il Po affonda le radici lontano nel tempo. Le società remiere, i circoli storici e gli atleti che si allenano ogni giorno lungo le sponde raccontano una tradizione sportiva viva e sentita. Canottieri e vogatori trasformano il fiume in una palestra a cielo aperto, mentre i passanti si fermano a osservare le barche sottili che fendono l’acqua con movimenti sincronizzati.

Murazzi, passeggiate e vita all’aperto
Scendendo verso i Murazzi, il fiume cambia ancora volto. Le arcate che costeggiano l’acqua sono state per anni il cuore della movida torinese e, ancora oggi, rappresentano uno spazio che si reinventa tra locali, eventi e iniziative culturali. Camminare lungo il Po significa attraversare una Torino dinamica, dove studenti, famiglie e turisti condividono lo stesso panorama.
Il Parco del Valentino, con i suoi viali alberati e i prati che si aprono fino alla riva, è uno dei luoghi più frequentati nelle giornate di sole. Qui si viene per correre, andare in bicicletta, leggere un libro all’ombra o semplicemente per sedersi su una panchina a guardare il fiume scorrere. Poco distante, il Borgo Medievale aggiunge un tocco fiabesco al paesaggio, mentre la collina torinese, dall’altra parte, offre uno sfondo verde che cambia colore con le stagioni.

Mangiare e rilassarsi con vista sull’acqua
Il Po è anche un luogo dove fermarsi a tavola. Lungo le sue sponde si trovano ristoranti e locali che propongono aperitivi al tramonto, cene all’aperto e serate con musica dal vivo. Sedersi a pochi metri dall’acqua, con il rumore del fiume in sottofondo, regala una sensazione di evasione che sorprende chi pensa a Torino soltanto come città industriale o sabauda. In realtà, qui il rapporto con la natura è parte integrante dell’identità urbana.
Tra un giro in battello, una pedalata lungo la ciclabile e una cena affacciata sul fiume, il Po continua a essere uno dei luoghi più autentici della città. Non ha la monumentalità delle grandi piazze né la solennità dei palazzi storici, ma possiede qualcosa di più sottile e duraturo: la capacità di far rallentare il passo, di far sentire Torino meno frenetica e più vicina al ritmo dell’acqua che la attraversa da secoli.
Noemi Gariano




SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.
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I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA
Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.
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COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI
I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.
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COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA
Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.
Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.
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NOEMI GARIANO














A Torino, parlare di alta pasticceria significa inevitabilmente evocare una tradizione solida, stratificata, fatta di grandi classici e di una cultura del gusto che affonda le radici nella storia sabauda. In questo contesto si inserisce il lavoro di Fabrizio Racca, maestro pasticcere che negli anni ha costruito un percorso riconoscibile, fondato su rigore tecnico, materie prime selezionate e una costante tensione verso la contemporaneità.
La sua pasticceria è oggi uno spazio in cui il dolce diventa espressione di studio e sensibilità. Le vetrine raccontano una produzione ampia e articolata: dalla piccola pasticceria alle torte moderne, dai lievitati alle monoporzioni di design, fino alle creazioni dedicate alle festività. Ogni proposta rivela una ricerca attenta sugli equilibri, sulle consistenze e sull’intensità aromatica, con un’attenzione particolare alla pulizia del gusto e alla precisione delle finiture.
Tradizione piemontese e linguaggio contemporaneo
Il legame con il territorio resta centrale. I grandi riferimenti della tradizione piemontese non vengono semplicemente replicati, ma reinterpretati con misura. Il cioccolato, materia identitaria per Torino, è declinato in diverse forme e lavorazioni, così come la frutta secca, le creme e le basi classiche della pasticceria italiana. L’approccio è quello di chi conosce profondamente le regole del mestiere e sceglie, quando necessario, di riscriverle con coerenza.
La produzione spazia dalle torte da ricorrenza alle proposte da banco quotidiane, con una linea moderna che punta su forme essenziali e su un’estetica raffinata. Le monoporzioni, in particolare, rappresentano uno dei tratti distintivi della casa: piccole architetture dolciarie in cui ogni elemento è calibrato, dalla base croccante alla mousse, fino alle glasse e agli inserti.
Le monoporzioni di Cioccolató
In occasione di Cioccolató 2026, la manifestazione dedicata al cioccolato che anima il centro cittadino, Fabrizio Racca ha presentato una selezione di monoporzioni pensate per dialogare con il pubblico e con la tradizione torinese, senza rinunciare a un’impronta innovativa.
Tra le proposte, una creazione che unisce pesca, cioccolato e amaretti: un incontro tra la dolcezza della frutta, la profondità del cacao e la nota aromatica tipica dell’amaretto, in un gioco di consistenze che alterna cremosità e friabilità. Un’altra monoporzione è stata dedicata alle rose, con un profilo più delicato e floreale, capace di sorprendere per equilibrio e finezza. Infine, il gusto bicerin, omaggio alla bevanda simbolo di Torino, reinterpretato in chiave dolce: caffè, cioccolato e crema si fondono in una composizione che richiama la stratificazione del celebre bicchiere, trasformandolo in un dessert contemporaneo.
Queste creazioni hanno confermato la capacità del laboratorio di confrontarsi con eventi di rilievo cittadino proponendo prodotti coerenti con la propria identità, ma al tempo stesso pensati per un pubblico ampio e curioso.
Qualità, ricerca e visione
Alla base di ogni produzione c’è una selezione rigorosa delle materie prime e una lavorazione che privilegia freschezza e stagionalità. L’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma si traduce in studio delle tecniche, sperimentazione controllata e aggiornamento costante. È questo equilibrio tra tradizione e slancio creativo a definire il percorso di Fabrizio Racca nel panorama torinese.
In una città dove la cultura del dolce è parte integrante dell’identità collettiva, la sua pasticceria rappresenta un esempio di come sia possibile rinnovare il linguaggio della tradizione senza snaturarlo. Un laboratorio in continua evoluzione, capace di raccontare Torino attraverso il gusto, con uno sguardo rivolto al futuro.
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NOEMI GARIANO
