IL COMMENTO Di Pier Franco Quaglieni
“Repubblica” accusa Nordio di “rancore” verso i Pm, ma la realtà parla di un odio giustizialista contro di lui. “La Stampa” gianniniana e’ giunta a titolare in prima pagina senza neppure le virgolette: Nordio giustifica gli evasori. Un titolo che meriterebbe una querela immediata e che rivela il settarismo intollerabile di quel giornale che tanti lettori non leggono più. Ha scritto Massimo Teodori, non propriamente un mio amico che mi ero proposto di non più citare : “Nell’Italia illiberale delle corporazioni finalmente un anticorporativo, Carlo Nordio”. Ha infatti affermato il ministro che “l’interlocutore istituzionale del Governo è il CSM”, replicando al Presidente dell’ A N M il quale dava per scontato che il sindacato dei magistrati avesse diritto a giudicare preventivamente una legge che riguarda la riforma della Giustizia, prima ancora che essa venisse scritta. La richiesta assurda aveva dei precedenti nell’ arroganza dell’A N M e nell’ arrendevolezza della politica. Non era e non è assolutamente accettabile che un sindacato corporativo possa dettar legge al Governo e al Parlamento come faceva, ad esempio, Palamara, considerato forse troppo sprezzantemente da Cossiga una marca di tonno.I tempi sono cambiati e il consociativismo e’ finito. Nordio è stato un magistrato indipendente con la schiena diritta e oggi è un ministro competente, saggio e coraggioso. Se pensiamo al poco coraggioso Alfano, cogliamo molto bene le differenze tra passato e presente. E’ uno come Alfredo Biondi o Giovanni Conso che furono fermati dal corporativismo di un gruppo di “toghe rosse”, come si diceva un tempo.
“Amai” Nordio tanti anni fa quando a Venezia fece ciò che a Milano fece Tiziana Parenti: indagare anche verso il PCI. Di Nordio mi piacevano anche i berretti a spicchi di colori diversi che portava. In un negozio di Venezia li vidi in vetrina e ne acquistai tre. Mi dissero che quello era il negozio preferito da Nordio che nel 1999 invitai al Centro Pannunzio insieme al principe del foro Claudio Dal Piaz e a Giovanni Conso che parlo’ di indagini giudiziarie e indagini giornalistiche, riferendosi al “killer” Travaglio.
Solo recentemente ho avuto modo di conoscere Tiziana Parenti, donna straordinaria che seppe dire di no a Borrelli e d’Ambrosio, piu’ giustizieri che giudici. Nordio sta facendo ciò che l’Italia aspettava da decenni: ripristinare le regole costituzionali, tutelare i cittadini e la loro dignità, arginare lo strapotere di alcuni magistrati malati di protagonismo. In passato questi ultimi ebbero un tale peso che un mio ex allievo, che entrò a far parte di una famiglia di magistrati, evidenziava ad ogni piè sospinto che era il genero di un “noto magistrato“, per dare più autorevolezza al suo dire.
Quella fama conquistata con il tintinnare delle manette è finita piuttosto male con Palamara destinato a pagare per tutti. Oggi l’ex giudice Davigo è stato condannato da un tribunale in prima istanza. Io gli auguro che venga assolto in appello e che non trovi giudici che condividano le sue idee sulla giustizia. Nordio e’ il punto di arrivo di una svolta civile che tutti i liberali autentici non possono non condividere e sostenere.Va ripristinata la Costituzione. Anche Marco Pannella sarebbe a fianco del ministro, mentre i finti radicali di “Più Europa “ non lo sostengono. Carlo Nordio ha fatto persino il miracolo di farmi riconciliare con Teodori! E non è poco!
L’intervista a Giordano Bruno Guerri su “La Stampa del 2 giugno rappresenta qualcosa di importante sia perché è un fatto davvero inusuale che il giornale di Giannini dia voce a personalità libere come Guerri, sia perché essa chiarisce in modo inequivocabile la posizione dello storico e dello scrittore, attuale presidente del Vittoriale. Guerri ha spiegato in modo ineccepibile che occuparsi in termini storici di fascismo , non significa affatto essere nostalgici. L’accusa di aver sdoganato il fascismo con la sua opera storica colpì in primis Renzo De Felice e venne rivolta a tutti coloro che con il necessario distacco storico si occuparono del Ventennio e vennero accusati di revisionismo.

All’ età di 103 anni è mancato un grande latinista torinese, il prof. Lodovico Griffa ,autore di innumerevoli libri scolastici che continuano ad avere molte adozioni, è stato un preside storico del liceo classico “Cavour “. Iscritto alla Federazione nazionale dei docenti fondata da Salvemini e Kirner e presieduta da Gliozzi, seppe difendere le ragioni di una scuola seria nel diluvio universale provocato dal ‘68. Al liceo scientifico di Moncalieri seppe tener testa ad una violenta contestazione negli anni 70.
Era un preside – studioso, come lo fu Giovanni Ramella e come continua ad essere Gianni Oliva, e non di quei presidi burocrati ed ottusi che spesso governano le scuole in modo grigio ed alcune volte senza possedere le qualità minime richieste ad un dirigente scolastico. Il coraggio di decidere a Griffa non è mai mancato. Credo che al Liceo Cavour sia ricordato insieme ai grandi Presidi a cui purtroppo sono succeduti molti personaggi , ubbidienti, fino al ridicolo ,al politicamente corretto, persino adottando gli *, condannati dall’ Accademia della Crusca nel catalogare gli allievi, anzi alliev*. Non è casuale che l’ ultraottantenne Presidente a vita degli ex allievi del” Cavour” abbia ignorato la morte del prof. Griffa che lascia un’opera immensa editoriale per la scuola .Almeno gli ex allievi dovrebbero ricordarlo e il presidente ha l’età per aver conosciuto Griffa.
ci siamo visti all’Università mi prese da una parte e mi disse: ” Tieni duro, guai se molli”. Nei momenti più difficili ho pensato spesso a quelle parole così affettuose ed imperative. Per me Griffa resterà un maestro di vita morale e intellettuale come lo fu il comune amico Oscar Navarro. Grandi figure lontane di monaci del sapere ,ma anche uomini decisi e molto concreti nel condurre una scuola nelle acque agitate più insidiose di anni bui e difficili, tutt’ altro che “formidabili“.