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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il governo di oggi – Occorre una svolta – Il bagnino di Andora – Il bagnino di Andora – I gettoni – La festa dell’Unità – Lettere

Il governo di oggi

In un dibattito sul fascismo promosso dal “Fatto quotidiano” alcuni relatori negavano che ci stessimo avviando verso un nuovo fascismo, mentre altri sostenevano il contrario, denunciando l’arrivo di uno Stato autoritario. Oggi, se guardiamo senza il paraocchi ideologico, possiamo accusare di inefficienza il governo, ma certo non di fascismo. L’unica riforma realizzata è quella sue autonomie regionali che rischia di riportare il Paese agli staterelli prerisorgimentali. Quindi nessun nazionalismo, ma semmai un leghismo vicino alla secessione di Bossi.

Il Premierato forte che doveva fare da contrappeso alla forza centrifuga del leghismo, finora non c’è stato e non ci sarà. La riforma della Giustizia è stata battuta dal referendum. Di quattro anni resta ben poco. Anche la politica estera appare incerta e senza una linea chiara. Mussolini sapeva governare meglio, magari eccedendo in maniera decisionista e dal 1926 in maniera totalitaria. Questo è un giudizio che discende dalla storia.

Occorre una svolta

Secondo molti osservatori politici l’ipotesi di battere il candidato del centro-sinistra Lo Russo alle elezioni comunali del prossimo anno diventa difficile. Non c’è una rosa di candidati, ma solo sotterranei dissensi nei confronti del candidato Marrone considerato troppo a destra per riuscire a raccogliere consensi tra i moderati del centro-destra. L’obiezione del troppo a destra può essere superata dalla presenza del partito di Vannacci, considerato un partito neo-fascista in piena regola. Le indecisioni e la reale mancanza di altri possibili candidati di prestigio rende fragile la coalizione.

Certamente Lo Russo ha le sue rogne con una giunta spostata decisamente a sinistra e con un’Appendino ferocemente ostile alla sua candidatura. Torino è sempre stata una piazza difficile per il centro-destra che non ha mai vinto. Neppure Raffaele Costa riuscì a battere Castellani e in altre occasioni la candidatura di un personaggio paracadutato come Buttiglione partiva già in partenza sconfitta. Forse l’unico capace di contendere il posto da Sindaco era Enzo Ghigo con dieci anni in Regione con ottimi risultati. Ma non volle candidarsi.

La politica piemontese è ad un punto morto. Occorrerebbe una svolta per non sfasciare il centro-destra che a Torino non ha mai convinto, salvo l’eccezione di Ghigo e di Cirio.

 

Il bagnino di Andora

Il bagnino di Andora Fabrizio Valente, morto nel salvataggio di bagnanti in percolo va ricordato degnamente come esempio luminoso di altruismo portato fino al sacrificio della propria vita. Mi ricorda il giovane Mario Soldati che si gettò nelle acque del Po per salvare un coetaneo. Va proposto per lui un riconoscimento al Valor civile che in passato veniva concesso per atti simili. Il bagnino è intervenuto, malgrado la bandiera rossa indicasse il divieto di balneazione.

In questo contesto va ricordato l’atto di teppismo di alcuni maranza che hanno tentato di gettare in acqua un ottantenne. Un modo vile di mancanza di rispetto verso un uomo anziano.

 

I gettoni

Le circoscrizioni non mi hanno mai convinto. Sono trabiccoli costosi pieni di aspiranti politici che si fanno le ossa a spese della comunità, ottenendo, attraverso i gettoni delle commissioni, sempre molto numerose, un vero e proprio stipendio. Paolo Coccorese ha scritto un’inchiesta esemplare sul funzionamento delle Circoscrizioni veritiero ed allarmante che dovrebbe preoccupare il Comune e il Sindaco in primis.

 

La festa dell’Unità

Quella di quest’anno a livello torinese si rivela chiusa al dibattito e al confronto delle idee, escludendo a priori tutti i partiti e gli orientamenti non allineati al Pd.

Dopo gli incidenti dello scorso anno la festa risulta essere blindata. Neppure ai tempi del Pci la festa dell’Unità era così. Fui persino invitato io come relatore, ma era il Pci di Fassino e di Ardito, un altro mondo. Siamo tornati al Pd di Bersani un togliattiano mai pentito, senza possedere l’intelligenza e l’acume politico del Migliore.

L’on. Bonaccini ha accusato gli elettori di destra di non essere colti e di leggere poco. Possibile che Bonaccini non sappia che basta controllare su internet e sapere che lo stesso Bonaccini non è laureato? E‘ un diplomato, come diplomata e‘ la presidente Meloni. Come fa a sapere che gli elettori di destra non leggono o leggono poco? Come fa a dire che gli elettori di sinistra leggono molto? Sono affermazioni senza prove che rivelano la supponenza di Bonaccini il quale si ritiene autorizzato a dare i voti agli elettori, mentre saranno gli elettori a dare o non dare il proprio voto alla destra o alla sinistra.

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La nipote che avvelena lo zio

Ho letto della nipote che tentò di avvelenare lo zio, per averne l’eredità, usando i succhi di frutta.

E’ un segno dei tempi tempestosi che viviamo, della caduta dell’etica a livelli così bassi da farci pensare alla giungla selvaggia.

Anch’io ho nipoti, ma almeno questi mi ignorano e non mi considerano. Lo ritenevo un dolore, ma oggi lo sento quasi paradossalmente un privilegio perché i succhi di frutta li compro e li bevo in santa pace a casa mia.   Vittorio C.

Concordo, ma non facciamo di un caso un paradigma di comportamento. Il caso è estremo e per fortuna è stato scoperto. C’è da augurarsi che la nipote paghi penalmente per il tentato omicidio.

 

Un nuovo partito monarchico

Ho letto su Internet di un nuovo partito monarchico che riecheggia nel nome quello che fu di Covelli, con l’approvazione del Principe Emanuele Filiberto che già si candidò senza successo al Parlamento europeo. Mi sembra un ulteriore errore che danneggia l’immagine stessa dei Savoia che dovrebbero restare super partes. Tra il resto lo scudo sabaudo nel simbolo di un partito è un oltraggio alla storia. Cosa ne pensa?  Angelo Cipriani

Per quel che vale, sono nettamente contrario. Ad 80 anni del referendum del 1946 non ci sono le condizioni per fare un partito monarchico. Covelli si rivolgeva a milioni di elettori monarchici al referendum che oggi sono tutti morti. E’ uno sforzo inutile che porterà la dinastia a perdere quella superparticità che è l’unico vero discorso che giustifichi una simpatia monarchica. Tra il resto non dimentichiamo che il partito di Covelli fu obbligato a fondersi con il Msi per sopravvivere alla fine per mancanza di voti. I fondatori oggi appaiono perfetti sconosciuti e tali sono destinati a restare. L’unica ad avere ragion d’essere è l’UMI che nacque nel 1944 e che è apartitica.

Un appello illiberale e antidemocratico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

L’appello della solita congrega di intellettuali, scrittori, giuristi, docenti che si sono rivolti al Presidente della Repubblica contro il programma politico del generale Vannacci appare totalmente sbagliato, profondamente illiberale e persino antidemocratico.

Le idee di Vannacci vanno combattute sul piano del confronto delle opinioni e non in base alla norma transitoria che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista.

Il delirio politico di Vannacci va combattuto sul piano politico e su quello elettorale, rivolgendosi agli elettori e non al Presidente della Repubblica. Le idee di Vannacci sono inaccettabili, ma non debbono essere combattute con la logica dello squadrismo rosso che ha avvelenato la nostra società creando un clima inquisitorio di tipo persino lessicale. La censura sulle idee è quanto di più odioso ci possa essere perché l’articolo 21 della nostra Costituzione garantisce la libertà di pensare e di divulgare le proprie idee.

Questo è il principio a cui richiamarsi, non certo a quello di vietare la circolazione delle idee, rivolgendosi al Presidente della Repubblica come se fosse un preside scolastico che decide la sospensione o l’espulsione di qualche allievo ribelle. I cittadini italiani, tutti i cittadini italiani, godono di diritti che nessuno può loro negare senza violare la Costituzione. I fascisti rossi non possono stravolgere le regole della democrazia liberale che forse non conoscono.

Vannacci ha pieno diritto di delirare. Saranno i cittadini elettori a decidere con il voto.

Altrimenti siamo paradossalmente al regime, in nome del rifiuto di un regime dittatoriale.

Non va data importanza al gruppuscolo di intellettuali che sognano la prigione per i loro avversari. Bisogna restare vigili contro tutti i possibili regimi che vogliono sopprimere le nostre libertà. Quindi contro Vannacci e chiunque altro voglia ridurre o annullare la libertà di opinione in Italia.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Generali e governo  – Tanti graditi auguri di buon compleanno – E’ morto  a 86 anni a Racconigi l’ultimo cappellano reale mons. Gianfranco Troya – Lettere

Generali e governo

Ci sono dei sostenitori  entusiasti del generale che ha rinunciato alla “Folgore“ per dedicarsi alla politica di parte, una scelta che non  gli fa onore. Ci sono gli eterni creduloni che lo esaltano senza sapere che i militari quasi mai hanno saputo fare gli statisti e neppure i politici. Giulio Cesare fu condottiero e politico e persino scrittore, ma è un’eccezione. Nella storia d’Italia spicca il generale Luigi Pelloux, presidente del Consiglio che usò le armi contro i cittadini e tentò la svolta reazionaria di fine ‘800. Nel ‘900 spicca il maresciallo Badoglio (nella foto di copertina) responsabile della rotta di Caporetto e capo del governo dopo Mussolini che dal luglio a settembre 1943 dimostrò tutta la sua incompetenza  politica. Non è solo in Italia che i generali in politica falliscono come Birindelli e prima di lui De Lorenzo. Pensiamo ai colonnelli greci e ai generali argentini, per non parlare del generalissimo Franco che fu un dittatore, non uno stupido. Stiamo attenti alle semplificazioni manichee e alle battute pronunciate come fossero cose serie. La democrazia va tutelata. E’ il primo bene della nostra vita.

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E’ morto  a 86 anni a Racconigi l’ultimo cappellano reale mons. Gianfranco Troya
E‘ morto l’ultimo cappellano reale nominato direttamente dal re Umberto II, nato a sua volta a Racconigi nel 1904. Il suo nome è legato alla storia sabauda in modo indissolubile.  Con orgoglio ricordo che nel 2023 su invito del “Regina Elena“ ricordai il Re nella chiesa di Racconigi. Fu un evento indimenticabile; da allora a volte ci siamo tenuti in contatto in più occasioni  col telefono e una volta, di recente, ci incontrammo di persona. Era interessato ad incontrare il principe Aimone d’Aosta che doveva venire al Lions di Torino nei giardini di Palazzo Reale per una mia conferenza sul Ramo Savoia – Aosta. Mi chiese notizie del prossimo  ricordo della Regina Maria Vittoria, moglie del primo Duca d’Aosta e Re di Spagna. Parlando mi disse “Fa bene a ricordare i Savoia Aosta perché è l’ultima nostra speranza“. Disse anche altro che in questa occasione evito di scrivere. Fu un uomo lineare e intransigente che si interessò anche al ritorno in Italia degli ultimi reali che avrebbe voluto veder sepolti a Racconigi, un’idea non priva di interesse.
Dopo Ferragosto dovevamo vederci, ma venne ricoverato in ospedale a Carmagnola dove è mancato. Dovevamo parlare dell’incontro rinviato con il Duca d’ Aosta : il vecchio sacerdote si sentiva molto legato ad Amedeo di Savoia eroe dell’ Amba Alagi  ed era stato amico del suo medico personale, l’albese  dott. Borra  che conobbi quando uscì il suo bel libro sul principe “africano“, l’esatto opposto del colonialismo rapace di Graziani e di Mussolini.
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Tanti graditi auguri di buon compleanno

Ieri  era il mio compleanno; molte amiche e tanti amici mi hanno fatto gli auguri. Li ringrazio tutti di cuore.  Ieri sera  ho festeggiato alla Casa Rossa sulla collina tra Alassio e Albenga  con una coppia di amici molto affezionati, un’amicizia  profonda nata nel 1985; ieri mattina ho inviato un messaggio a quello che considero ancora e sempre il mio Sindaco, un uomo eccezionale non solo per la sua cultura e la sua  umanità: il prof .Valentino Castellani, schiena diritta per eccellenza.

Gli ho scritto, dicendogli il mio grazie per ciò che ha fatto per dimostrarmi la sua amicizia anche in tempi molto difficili. Il compleanno per me è tempo di esami di coscienza più che di festa.

E mi è venuto naturale pensare al prof. Castellani.

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Strapaese e Stracittà dopo un secolo

Nel 1926 ci fu una famosa polemica tra due correnti culturali, “Strapaese” e “Stracittà”. Maccari, Longanesi e Malaparte contro Bontempelli. Cent’anni sembrano passati invano perché ci sono posti, anche oggi, che sono strapaesani e altri stracittadini, come se il tempo non fosse passato.

Pensiamo a due luoghi liguri vicini: Alassio e Albenga. Alassio è una città, Albenga un paesone che non sa valorizzare neppure il suo centro storico. Il primo ha alberghi di rango, il secondo ha campeggi quasi senza alberghi. L’eleganza è ad Alassio, i pacchiani con la canottiera alla Bossi si danno appuntamento ad Albenga e giocano con le fionde, non sapendo che sono armi di offesa e anche di morte.

Albenga è una città prima rosso fuoco e oggi antifascista all’estremo della faziosità. Alassio è una città in cui tutti possono dire la loro. Ci sarebbero tanti esempi per dire che ad Albenga sono rimasti fermi: un giullare anziano, ma pur goliardico, raduna centinaia di fan con i suoi libretti insulsi.

Rosina Cagliero

Non estremizzi tutto: il provincialismo sopravvive dappertutto e l’ineleganza lussureggia dove non si penserebbe. I patiti della divisa con i jeans, ad esempio, ci sono anche nei quartieri alti delle grandi città. Le città liguri hanno pregi e difetti. Cerchiamo di essere obiettivi! La Cattedrale e il Battistero di Albenga sono un gioiello artistico e storico importante, anche se non valorizzati. I libri di cui lei parla si vendono per beneficenza. Ne va dato atto. Non hanno pretese letterarie.

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Il Rousseau italiano
Il leader dei 5 Stelle Conte, l’avvocato del popolo (si pronuncia Poppolo) ha scritto una lunga lettera a “Repubblica” in cui alla fine dice che  lui si batterà per l’uguaglianza sociale. Un egualitarismo piatto (uno eguale ad uno) che ripropone  un Grillo ricotto. E’ questo il leader del campo largo ? Se si’, io sono per il  campo ristretto della libertà.
Adolfo Gatti
Conte riprende le elucubrazioni di Rousseau  e dei giacobini. E’ l’ opposto del liberalismo che lascia spazio ai talenti di crescere. C’è una diseguaglianza positiva che poi  è  la molla che attiva il mondo e genera progresso e ricchezza che, alla fine, crea benessere sociale. Ma il Rousseau italiano non ha  mai letto i grandi liberali inglesi e non possiede biblioteche che diano spazio alle idee di tutti.
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Fiammotto  giornalista  liberale
Crediamo  che sia giusto che Pinerolo ricordi il giornalista Massimo Edoardo Fiammotto,  come merita nella toponomastica. E’ stato direttore del quotidiano Corriere Alpino, consigliere ed assessore comunale, dirigente nazionale del PLI, vicedirettore del Centro Pannunzio quando lei ne era direttore. Cosa ne pensa?
Cosimo Gatti  Anna Viglietti
Aderisco e firmerei volentieri un appello al Sindaco  di Pinerolo. Soprattutto Fiammotto è  stato un uomo integro, assolutamente mosso sempre e solo mosso da nobili ideali, come un cavaliere del ‘200 avrebbe detto di lui il comune amico rettore dell’Università Giorgio Cavallo. Ambedue erano liberali veri, ma erano soprattutto dei veri  galantuomini.

 

Giovanni Damilano, 100 anni di vita esemplare

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

La Regione Piemonte ha conferito un diploma di Benemerenza all’architetto Giovanni Damilano, grande imprenditore nel campo dei vini langaroli – Barolo e Barbaresco  – e delle acque minerali . Poco tempo fa Damilano ha compiuto un agognato traguardo : cent’anni di vita in salute e in piena lucidità. Ho conosciuto bene Damilano come socio del Centro  Pannunzio e sono stato con lui in tanti viaggi in Italia e all’estero. Non ha mai voluto esibire la  sua figura di grande imprenditore: sempre riservato e  nel contempo gran signore.

Un  vero signore piemontese di quelli cantati da Nino Costa . Damilano fece anche il  partigiano , ma in tanti anni di frequentazione, non mi ha mai detto di averlo fatto.  Anche qui dimostrando di non essere a caccia benemerenze. E’ un langarolo esattamente opposto a Farinetti e anche al celebratissimo Petrini. Mai una parola fuori posto, sempre e solo concentrato nel lavoro. Ha una grande passione per l’arte e la laurea in architettura dimostra questa passione. Lo ricordo in un viaggio a Vienna, appassionatissimo della Secessione. Con la moglie anche lei  arzilla vegliarda, andammo insieme ad Altacomba a rendere omaggio al re Umberto II morto in esilio da un anno. E’ un uomo sempre misurato, dedito al lavoro e alla famiglia. Non volle mai impegnarsi in politica o intrattenere rapporti con politici e giornalisti. E’ davvero un piemontese che onora il Piemonte e con la sua vita rappresenta un grande esempio di sobrietà, eleganza, serietà e moralità. Il Presidente della Repubblica dovrebbe conferirgli un’alta onorificenza. Il cavalierato del Lavoro gli spetterebbe di diritto.

La strage di Pola del 1946 rimasta impunita

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.

Chi scrive andò vent’anni fa, alla guida di una delegazione del Centro Pannunzio, a portare fiori legati da un tricolore su quella spiaggia. Tenni anche un breve discorso che fu troncato dall’intervento della Polizia che verificò i documenti di tutti i presenti, partendo dal mio. Ebbi il tempo di concludere gridando “Viva l’Italia”. E poi fui costretto a tacere. A 80 anni da quei fatti appare un’anomalia che in Italia neppure si parli di quella strage di italiani. Giustamente si ricorda la strage fascista di Bologna, ma quella con molti più morti di Pola non viene ricordata in nome della “convivenza pacifica”. Può anche essere comprensibile, ma non è giusto perché la storia dell’altra sponda dell’Adriatico va ricordata. A mala pena salvammo Trieste solo nel 1954.

L’iniquo trattato di pace del 1947 ci tolse terre italiane, obbligando i loro abitanti all’esodo di massa in Italia. Molti italiani erano già stati infoibati e c’è chi adesso in modo vergognoso tenta di giustificare persino quelle stragi inumane.

L’Ottantesimo dell’atto terroristico di Pola non deve passare nell’oblio. Lo esige la dignità dell’Italia.

La rubrica di Ferragosto di Pier Franco Quaglieni

In occasione della festività di Ferragosto anticipiamo di un giorno l’uscita della “rubrica della domenica”

SOMMARIO: Ferragosto – Maria José, terza regina d’Italia – Il moralista Ranucci – L’ing. Ghidella – Lettere

Ferragosto

Il 15 agosto è una festa che mette d’accordo laici e cattolici, latinisti e gente che non conosce la lingua di Roma. Le Ferie d’Augusto  e la festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, un dogma  di fede proclamato da Pio XII. E’ un Ferragosto speciale con un caldo tropicale che porta tutti a desiderare la pioggia. Molti trascureranno la festività religiosa che è una delle più importanti e si limiteranno paganamente  a bere e mangiare senza misura.

Aldo Viglione

Le Ferie di Augusto coincidevano con i raccolti, come accade quest’anno con l’uva per il troppo caldo. Il presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione si concedeva a Ferragosto tre giorni di Vacanza in un alberghetto a santo Stefano al Mare. Diceva che faceva le ferie che erano concesse ai “fucinatori” delle fabbriche. Una razza di socialisti purtroppo estinta con la morte di Aldo.

Buon ferragosto alle lettrici e ai lettori

 

Maria José, terza regina d’Italia

Nasceva il 4 agosto 1906 a Ostenda la terza regina d’Italia, Maria José. La conobbi a Sintra, in Portogallo, quando partecipò insieme al marito Umberto II al matrimonio del nipote, il giovane Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Ero un giovane liceale e lei si fermò a parlare con me e, quando apprese che ero già allora appassionato di storia, mi parlò dei suoi studi storici sui Savoia. Mi fece mandare da Ginevra anche il suo libro su Amedeo VI, con prefazione di Benedetto Croce. Fu nettamente contraria al regime fascista e appoggiò i partigiani. Non ebbe una vita matrimoniale felice, anche se, da Regina Cattolica, non divorziò mai da Umberto II. Una via di Roma è a lei intitolata. Dopo l’abolizione della norma iniqua dell’esilio, ritornò per un viaggio in Italia, dove volle visitare Torino, città che la ospitò da sposa. La rividi anche in quell’occasione e mi regalò una sua fotografia con dedica. Era persona colta, amante delle arti e in particolare della musica. Massimo Mila non volle avere rapporti con lei per il suo livore antimonarchico. Il nipote scrisse di recente di lei in modo assai superficiale, senza cogliere il valore storico della regina che, al referendum istituzionale del ’46, votò per Saragat. Ricordo che il presidente ricambiò la stima e mi disse che sarebbe stata un’ottima regina, come mi dissero anche il presidente Ciampi e il presidente Cossiga.

Fu amica di molti intellettuali e scrisse libri in cui rivelò la sua tempra di studiosa.

Ne ho un ottimo ricordo e Torino, se non fosse prigioniera della faziosità anti-sabauda, dovrebbe ricordarla nella sua toponomastica. Il povero Carpanini andò su tutte le furie quando, dopo la fine del lungo, iniquo esilio, venne invitata in Comune dal vice sindaco-mecenate Marzano.

Il moralista Ranucci

Il moralista Ranucci, che in modo odioso ha cercato di distruggere tanti suoi avversari politici, non avrebbe dovuto essere amico del faccendiere Lavitola, ma, come diceva Dickens, i moralisti sono come i segnali stradali: indicano la via giusta, ma loro stanno immobili. Bisogna allontanarlo dalla Tv di Stato.

Ci saranno altre reti che lo accoglieranno come un martire. I moralisti che si arrogano il diritto di giudicare gli altri, di norma, sono persone pericolose da cui si deve stare lontano. L’anno scorso in Liguria i più faziosi e sciocchi “vecchi malvissuti”, con un piede nella fossa, l’avevano festeggiato come si festeggiano gli eroi.

L’ing. Ghidella

Ricorre l’anniversario della morte dell’ing. Vittorio Ghidella, che solo io ho ricordato sul Corriere. Ghidella è stato, dopo Valletta, il manager che salvò la Fiat dopo gli scioperi che avevano messo alle corde l’industria. Ghidella la rilanciò con nuovi modelli molto validi e curati, che ebbero successi incredibili nel mercato europeo. Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.

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Salvini e il gioielliere

Salvini raccoglierà fondi a Pontida per il gioielliere di Grinzane Cavour. È vergognoso solidarizzare con un pluriomicida, come ha fatto anche Emanuele Filiberto di Savoia, che non ha il dono del silenzio. Cosa ne pensa.

Luciana Ghio

Concordo con lei. Salvini è ormai alla canna del gas. Dovrebbe lasciare la guida all’ex presidente del Veneto, che è uomo equilibrato. Reclutando Vannacci ha dimostrato una improvvisazione che un leader non dovrebbe avere. E il generale traditore gli porterà via molti consensi.

Iniziative ad Albenga

Perché non promuove più iniziative culturali ad Albenga? Enrica Delfino

Non ci sono più le condizioni. Ho operato su Albenga con tante iniziative con sindaci come Guarnieri e Cangiano. Pur senza entusiasmo — perché avevo impegni nazionali sempre più pressanti — ero salito idealmente sul tandem dei giornalisti Chiaramonti e Strizioli e pedalavo anch’io per contribuire a rendere Albenga una città della cultura, come volevano l’avv. Costa e il prof. Lanboglia. Adesso, quando posso, collaboro con i sindaci di Alassio, Andora e vado a Bordighera e a Loano. Ad Albenga ho ancora un ottimo rapporto con il prof. Nante della Clinica San Michele, dove andava il mio amico Ceronetti. I miei molti impegni nazionali, anche in rapporto ai miei libri, mi costringono a delle scelte inevitabili.

Fa caldo governo ladro

Non trova ridicoli gli attacchi al governo per il troppo caldo estivo che ci opprime?

Luigi Di Carlo

Gilberto Pichetto

Attacchi ridicoli quelli di Bonelli. Nel 2003 fece un caldo disumano, ma nessuno attaccò Berlusconi, anche se va detto che troppi ministri del governo Meloni non sono all’altezza. Non sono all’altezza molti sindaci, come Gualtieri, che non pensa al verde romano. La classe politica oggi ha livelli molto bassi, non solo in Italia: Trump, Macron e tanti altri sono inadeguati e anche pericolosi per la pace del mondo. A salvarci sarà l’energia nucleare che il ministro Pichetto Fratin cerca di riavviare dopo il referendum abrogativo, che mandò il fisico Tullio Regge in crisi perché, come scienziato, fu per il nucleare, mentre il suo partito, il PCI, voleva eliminarlo.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Sommario: Enzo Tortora e il garantismo liberale – Bologna e la matrice fascista – La piazza di Lauro – Lettere

Enzo Tortora e il garantismo liberale

È un atto di civiltà aver votato la giornata per le vittime degli errori giudiziari dedicata a Enzo Tortora. Non amo in modo particolare le giornate che sono oggi più di trenta, a partire da quella dedicata ai nonni, dove si mescola il familismo buonista al ricordo delle foibe del 10 febbraio.

Enzo Tortora con Giovanni Negri

Enzo Tortora è diventato un simbolo delle vittime della malagiustizia, un uomo che seppe affrontare con dignità e coraggio i processi e non si sottrasse ad essi. Appare incredibile l’astensione di Pd, Avs, 5 Stelle. Cosa significa astenersi? Il voto passerà in Senato e bisogna augurarsi che nel nome di Tortora si passi all’unanimità, anche se i 5 Stelle e non solo loro non conoscono cosa sia il garantismo liberale.

Ha ragione la figlia di Tortora, Gaia, ad esprimere rammarico per un’astensione incomprensibile.

Bologna e la matrice fascista

A tanti anni dalla strage di Bologna del 1980 e dalle sentenze definitive emesse, è ancora possibile che un presidente del Consiglio parli di quei gravissimi fatti che attentarono alla vita stessa della Repubblica, senza far riferimento alla loro matrice fascista?

Non dovrebbe esserlo, ma la presidente Meloni, diversamente dal presidente della Repubblica e dal presidente del Senato, ritiene possibile parlare genericamente di terrorismo. Non dovrà però lamentarsi se ci sarà chi la accuserà di non aver preso le distanze dal suo passato missino. È una conseguenza inevitabile.

Chi scrive è stato dubbioso sulla matrice politica della strage perché terrorismo rosso e nero nella tragedia italiana degli anni ’70 e ’80 non sono elementi così netti e distinti, anche perché il ruolo nefasto della P2, che fu ben presente nei fatti di terrorismo, servì a creare confusione.

Chi scrive fu dalla parte di Cossiga che negò la matrice fascista, ma dopo la sentenza della Cassazione del 1995 risulta arduo mettere in discussione le responsabilità. I condannati hanno negato le proprie, pur dichiarandosi colpevoli di altri delitti. Questo fatto ha portato a ritenerli innocenti, senza peraltro contribuire a chiarire le cose. Le ultime inchieste negli anni 2000 hanno allargato il numero dei responsabili, definendo anche la connivenza dei servizi segreti dello Stato.

Non ho mai condiviso il settarismo di parte con cui è stata considerata l’intera vicenda, ho sempre condannato la lentezza con cui le indagini sono state condotte, portando a sentenze dopo oltre vent’anni dai fatti.

Ma tutto ciò non può significare confondere le acque, con giudizi che non portano certo ad una verità storica, ma disconoscono la verità giudiziaria. A volte le due verità non coincidono, ma in attesa di una verità storica che si raggiungerà in futuro, non si può ignorare quella emersa nelle sentenze.

 

Diamoci del tu

Mi è tornato in mente qualche giorno fa che Mario Soldati, quando si candidò nel PSI, tollerava assai malvolentieri che i compagni di partito gli dessero del tu.

Era la regola tra socialisti darsi del tu – gli dissi – e anche scambiarsi saluti “fraterni”, malgrado a volte le correnti socialiste si manifestassero in modo assai poco fraterno con gli avversari interni.

Quaglieni e Soldati

Era nulla rispetto a quanto accade oggi, dove benzinai, camerieri e persino titolari di locali che non vorrebbero essere bettole si rivolgono al cliente dandogli del tu.

Posso capire che gli immigrati appena arrivati diano del tu. Non sono scolarizzati e quindi si esprimono in modo primordiale. Ma gente che lavora dovrebbe sapere che ci si rivolge con il tu solo quando esso sia reciproco e venga concesso da chi è più anziano e/o più autorevole.

Io ai colleghi più anziani ho dato del Lei anche quando mi dissero di passare al tu. Solo tra giornalisti ci si dà sempre del tu, come mi disse Montanelli.

In questi ultimi anni si stanno sovvertendo le regole della buona educazione. Ricordo che ci furono dei professori che per demagogia chiesero ai propri allievi di passare al tu. Sembrava una moda sessantottina destinata a passare. Invece è rinata più forte che mai.

Può sembrare un atto di superbia non ricambiare il tu, mi risulta tuttavia impossibile accettare passivamente un trattamento che Soldati non gradiva neppure dai compagni socialisti, Craxi e Pertini esclusi, ovviamente.

 

La piazza di Lauro

Nel 1956 il sindaco di Napoli Achille Lauro fece abbattere – notte tempo –  i lecci secolari della piazza antistante al Municipio, suscitando proteste tra i napoletani. Alda Croce, figlia del filosofo, fu tre le prime ad esprimere dissenso verso un’operazione che privava  il centro di Napoli del poco verde esistente.

foto Wikipedia

Lauro che era stato negli Stati Uniti, voleva americanizzare  Napoli, una follia  che si inquadra nel clima del film “ Le mani sulla città“ che documentò assai bene la speculazione edilizia e il saccheggio subito dalla città. Con il caldo tropicale che ci attanaglia, mi è venuta in mente, sessant’anni dopo, la pessima amministrazione laurina che fu una sciagura per la città.

 

 

 

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Difendo Conso

L’on. Bignami sbaglia, dicendo che Scalfaro fece liberare oltre trecento mafiosi a cui il ministro Conso non rinnovò il 41 bis, ma restarono in carcere.

Scalfaro non aveva poteri in materia, ma Conso ebbe la piena responsabilità di tentare di evitare le stragi che venivano ordinate dai capi mafiosi al 41 bis.

Fu un atto discutibile, ma formalmente ineccepibile, animato dalle migliori intenzioni.

Io che non amo Scalfaro, difendo invece Conso, giurista sommo.

Lucia Empoli

Condivido la sua difesa di Giovanni Conso di cui mi onoro di essere stato amico. La sua attività di ministro della Giustizia venne fatta oggetto di attacchi ignobili che vennero ripetuti anche quando morì.

Conso era un vecchio galantuomo piemontese ed era un grande avvocato che sacrificò la professione per porsi al servizio dello Stato. Sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica, mille volte migliore di Scalfaro.

 

Esami di Maturità

I voti più bassi in Piemonte rispetto al Sud creano critiche da parte di molti presidi che vorrebbero voti eccellenti per i propri allievi, il che rappresenterebbe anche un riconoscimento alle scuole e ai loro dirigenti.

Accusare i commissari d’esame di troppo zelo mi sembra sbagliato e ingiusto. Andrebbero anche contate le giornate perse in cortei, in autogestioni e altre forme di protesta e di militanza antifascista e pro Pal.

I nodi vengono al pettine. Scuole troppo politicizzate come il D’Azeglio finiscono di perdere di vista gli obiettivi primari di una scuola.

Giacomo Bologna

I voti più alti al Sud ci sono sempre stati. Non sono una novità. I docenti più seri non regalano i cento e le lodi.

Il dato più eclatante è quasi il cento per cento dei promossi. Ricordo che una sciocca professoressa di un liceo torinese diceva: “Promuoviamoli perché anche se ripetessero non migliorerebbero”.

L’Esame di maturità andrebbe cambiato e dovrebbe essere più selettivo. Un esame di Stato deve essere selettivo o altrimenti è tempo perso.

 

La nuova via Roma con le piante

C’è chi propone le piante in via Roma. Si tratta di una vera corbelleria.

Già l’attuale verde è stato lasciato seccare dall’assessore alla cura della città, un assessorato che brilla per inefficienza e intempestività.

A parte che delle piante in via Roma sono inestetiche, va considerato che sotto via Roma c’è il parcheggio che impedisce di mettere piante con lunghe radici.

Elena Genta

Concordo con lei. Le piante snaturerebbero via Roma, trasformandola nel viale principale del Cimitero monumentale.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Da Bologna alla Valle di Susa – I prezzi dinamici – Bocca scrittore – Lettere

Da Bologna alla Valle di Susa

Quanto sta accadendo a Bologna e in Valle di Susa, con manifestazioni violentissime contro la polizia e gravissimi danni al territorio, deve far meditare su un estremismo che non è contestazione e dissenso, ma è diventato terrorismo di piazza. Noi abbiamo conosciuto i terroristi delle Br che uccidevano singole persone; oggi questo estremismo è diventato lotta aperta in piazza allo Stato e una minaccia continua alla convivenza civile. Mi domando come questi manifestanti possano portare con sé oggetti contundenti senza che la Polizia abbia la possibilità di rintracciarli e disarmarli preventivamente. Identificare i responsabili a cose fatte non basta. La Polizia deve sempre rispondere del suo operato ed è giustificata la prudenza, ma oggi non si può accettare che i feriti siano solo da una parte soltanto. Qui è in gioco la convivenza tra cittadini.

Aggiungiamo inoltre che i lavori per la Tav, in ritardo di tanti anni, possono rendere davvero obsoleto il progetto. Anche la Francia si rivela poco interessata al progetto. Le madamine, che vogliono riprendere visibilità cogliendo la palla al balzo nel momento più inopportuno, devono farsi da parte. Gli schieramenti politici non possono più giocare sulle dichiarazioni ambigue e devono assumersi delle precise responsabilità. Lo Stato non può cedere alla violenza di gruppi armati che vanno messi al bando.

L’unico che ha lavorato con coerenza e con coraggio è  stato Mino Giachino che non ha trovato nei partiti l’attenzione che merita. Con coerenza Giachino ha continuato ad indicare una strada che i tentennamenti di Virano non hanno certo giovato a rafforzare.

I prezzi dinamici

Il fatto che da qualche tempo i prezzi degli aerei, delle ferrovie e degli hotel siano variabili, a seconda del periodo in cui si viaggia, appare una forma di liberismo selvaggio inaccettabile che penalizza gravemente gli utenti. I prezzi dei servizi non debbono crescere o diminuire a seconda del periodo. Un treno offre sempre lo stesso servizio a Ferragosto o nel mese di ottobre. Anzi, è probabile che durante i giorni di calca turistica si accumulino ritardi e disservizi. A volte si viaggia in piedi. C’era, per gli hotel, la bassa e l’alta stagione; adesso la dilatazione quasi giornaliera dei prezzi appare una iniquità assurda.

Possibile che il governo accetti una situazione che consente di lucrare maggiori ricavi senza dare nulla al cliente che giustifichi l’aumento?

L’esempio che a fine luglio l’alta velocità ferroviaria sia strozzata a Firenze rivela incapacità gestionali non giustificabili, che provocano ritardi e disservizi da terzo mondo. Così il turismo subisce danni notevoli mai vissuti in passato. Un ministro dei Trasporti come l’attuale ha superato tutti i record. Per non parlare della gestione approssimativa del progetto del ponte di Messina, che è morto prima ancora di nascere. Uno spot pubblicitario che si ritorce contro l’immagine stessa dell’Italia. Governare non significa fare solo propaganda, ma agire con provvedimenti sensati e concreti.

Bocca scrittore

Dopo anni di giusto oblio sta rinascendo il culto di Giorgio Bocca, un giornalista di successo che pretese di diventare scrittore senza avere la cultura necessaria. Se lo confrontiamo con Giampaolo Pansa, abbiamo chiara una differenza abissale che li ha divisi. Bocca era un umorale fazioso che passò dal fascismo antisemita alla Resistenza; Pansa è stato un grandissimo giornalista che ha saputo diventare scrittore, sollevando temi fino ad allora tenuti nascosti, pagando di persona il rifiuto di una vulgata improponibile.

(1986: Giorgio Bocca, Sandro Viola, Bernardo Valli)

Bocca è rimasto un “provinciale” della provincia di Cuneo. Anche umanamente era scostante e presuntuoso, a volte irascibile. Nemico giurato di Berlusconi, aveva lavorato e promosso le sue reti. Non a caso nessuno dei suoi libri viene più ristampato, neppure la biografia di Togliatti, che ha il merito di aver incominciato la smitizzazione del Migliore. Nel 1975 ritenne le Br una favola, anche se fu costretto a ricredersi. Fu persino simpatizzante della nascente Lega Lombarda. Ha prodotto un numero altissimo di libri, nessuno dei quali meritevole di sopravvivere al suo autore.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Il centro bloccato

Non si accontentano di via Roma pedonale, ma per esigenze di quartiere o addirittura di una scuola privata vogliono chiudere via Viotti, via Andrea Doria, via Coazze, via San Francesco da Paola. Ciò significa paralizzare il centro, isolarlo. Un esempio: con via Lagrange e via Carlo Alberto pedonali, con l’aggiunta di via San Francesco da Paola, si è raggiunto il blocco: non ci sono più vie di attraversamento perché anche via Accademia Albertina è vietata alle auto. Bloccare via Viotti ostacola l’ingresso al parcheggio sotterraneo di via Roma. Bloccare via Andrea Doria significa bloccare l’accesso a corso Matteotti. Si rendono conto di cosa stanno facendo?     

Emilia Ruella

Sono d’accordo con lei. È un grosso errore a danno dei torinesi. Cito un solo tema che mi riguarda personalmente: ho un garage in via San Francesco da Paola. Non potrò più usarlo?Problemi concreti rispetto alle utopie velleitarie. Torino ha tanti anziani che hanno difficoltà a camminare. Vogliamo tenerli chiusi in casa? Ma in questa città nessuno fa sentire la sua voce.

Campo largo?

Il Movimento 5 Stelle è da sempre contro la Tav e ha ribadito recentemente la contrarietà all’alta velocità. Come è possibile creare un campo largo con un Pd che si dichiara, sia pure quasi sottovoce, favorevole alla Tav? I Cinque Stelle non hanno condannato le violenze in Valle di Susa perché legati a doppio filo con gli estremisti valsusini. Come potranno governare insieme?

Bianca Ravenna

Pd e 5 Stelle hanno già governato insieme e l’idea di battere la destra al governo appare prioritaria. La Tav è ferma e le elezioni sono vicine. L’ambientalismo rosso-verde è già saldamente alleato con il Pd. Certo, la coerenza è un’altra cosa, ma la politica finisce per giustificare tutto. Almeno su un punto non dovrebbero esserci dubbi: la condanna della violenza. Ma è proprio così?

Vera contro Oriana?

Ho letto della Sua proposta inviata al Sindaco di Torino e volta a riservare un ricordo toponomastico a Oriana Fallaci, la più importante giornalista italiana del ‘900. Sono rimasto choccato dalla controproposta di una consigliera regionale del Pd che ha opposto il nome di Vera Schiavazzi, una giornalista legata alla politica di parte locale, che non mi pare abbia mai scritto nulla di davvero importante. Questo è puro provincialismo. Come si fa ad opporre Oriana a Vera, conosciuta non oltre la cinta daziaria?    Franca Fedeli

Io rispetto tutte le idee e le persone, ma certo la Schiavazzi non può definirsi una gloria del giornalismo, neppure subalpino. È una delle tante firme, neppure tra le migliori. È morta cinquantenne e questo dispiace. Ma il dispiacere per una morte precoce non può cambiare i dati oggettivi di una limitata notorietà professionale.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il tema della sicurezza – L’Odissea – La pizza ligure – Lettere

 

Il tema della sicurezza
Sarà la sicurezza percepita effettivamente dai cittadini a far vincere o perdere le politiche del 2027. I decreti non bastano , le buone intenzioni non servono. Occorrono i fatti e oggi i cittadini sono vittime di una paura reale che si diffonde nell’aria  sia nelle barriere che nel centro delle città. L’altro ieri ero in camicia a maniche corte e avevo dimenticato un orologio al polso  che diventava così una pericolosa ostentazione. Un’amica incontrata  per strada mi consigliò subito di toglierlo. Una cosa analoga mi accadde a Milano nel giardino del ristorante “Don Lisander” in via Manzoni a pochi metri dalla Scala: un cameriere mi avverti’ che era pericoloso restare con l’orologio.
 Due piccoli fatti che ci dicono l’insicurezza che ci pervade anche nella più banale quotidianità. Il governo finora non ha fatto abbastanza per non parlare del l’inerzia di sindaci come Sala. E poi c’è il problema dell’ordine pubblico che si aggrava  sempre di più, come dimostra la manifestazione di Bologna convocata dal sindaco della città, senza neppure avvisare prefettura e questura. Un terzo elemento è l’immigrazione irregolare  che non viene affrontata in modo efficace. Molti ministri sono inadeguati e anche questo ha  purtroppo un suo peso. Al di là della legge elettorale il voto si giocherà su questi temi . La sinistra non ha le idee chiare e concordi, ma anche la destra non riuscirà probabilmente a portare a casa risultati tangibili rispetto alle promesse elettorali del 2022.
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L’Odissea
Ulisse ha sempre mantenuto un suo fascino particolare, mitizzato e riletto da Dante e da tanti scrittori come Joyce, che imita il viaggio omerico all’interno della psiche umana.

Tra gli eroi omerici è il più vivo e ricordato. Il recentissimo film di tre ore, opera di Nolan, sta ottenendo un grande successo di pubblico, anche se travisa la figura del re di Itaca che ingannò i Troiani con il famoso cavallo.

Molti spettatori, forse, sono andati a vederlo per stare al fresco dell’aria condizionata. È l’ultima americanata che si cimenta su una classicità estranea alla cultura superficiale degli USA. Non c’è un ritorno reale di interesse verso il mondo classico. In Tv ho sentito un’intervistata che discettava sulla questione omerica, ma dimostrava di non avere la cultura per farlo. Oggi la stragrande maggioranza delle persone non sa neppure che sia esistita una questione omerica, che il mio professore di Greco al liceo considerava importantissima. Forse era solo sterile nozionismo, perché poi non ci spiegò mai il valore poetico delle opere di Omero, fissato com’era sulle regole grammaticali e sintattiche.

Ho scoperto che il film di Nolan ha portato a un incremento delle vendite dell’Odissea. Un miracolo. Hanno superato un incremento del 25 per cento. Chissà quali traduzioni sono state scelte? Non penso che sia resistita la traduzione di Ippolito Pindemonte e neppure quella del geometra Salvatore Quasimodo, che tradusse senza conoscere il greco.

Il fatto di acquistare un libro è sempre un fatto positivo, ma la mia generazione tradusse dal greco parte delle opere omeriche. Fu una perdita di tempo? Non lo penso, anche se i tempi di Manara Valgimigli, allievo del Carducci, grande grecista e filologo sommo, sono davvero lontani. Il film aiuta a vendere, ma non certo a capire.

La pizza ligure

Nella mia giovinezza, andando a Bordighera in vacanza, mangiavo una deliziosa pizza ligure con olive nere, soffice e leggera. Era la squisitezza di un negozietto che aveva un nome strano: La Ragnatela.

La pizza ligure era cosa diversissima da quella napoletana, con la mozzarella contrabbandata come se fosse realizzata con latte di bufala fresco. Era buona soprattutto per la sua sottigliezza. Era nota anche come Sardenaira, condita anche con acciughe e aglio. Quella di Bordighera era molto semplice.Pizza a Lievitazione naturale

Ad Alassio non si trova perché le pizzone tagliate a pezzi hanno finito per prevalere. Sono pizze fatte per accontentare un pubblico di bocca buona che si accontenta. Anche a Sanremo è prevalsa una pizza che definirei extracomunitaria – senza offesa per nessuno, sia chiaro, perché i pizzaioli veri sono scomparsi anche a Napoli, dove furoreggia la pizza Margherita, ideata in onore della Regina, ma non certo particolarmente buona.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Meglio Casalegno di Fallaci?

Ho letto sul Corriere della Sera una dichiarazione del presidente del Polo del Novecento, di cui si sente il guardiano e il giudice storico. In essa il prode Sinigaglia oppone alla candidatura di Oriana Fallaci quella di Carlo Casalegno per la toponomastica torinese. Dice di essere stato tanto amico e collega di Oriana da ritenere che la Fallaci non gradirebbe il riconoscimento. Non mi risulta che la Fallaci abbia avuto rapporti con lui.

Invece propone, nel 2027, di ricordare Casalegno, giornalista degno, eroico, ma certo non confrontabile con lei. È un uso strumentale del giornalista ucciso dai brigatisti, che un direttore de La Stampa definì pubblicamente uomo di destra. Fa tenerezza l’uso ambiguo delle parole, dicendo che Oriana potrebbe venire strumentalizzata.

Lei cosa ne pensa?    Nino Ferri

Non penso nulla. Conosco Sinigaglia da quasi mezzo secolo e non mi aspettavo nulla di più di quanto ha scritto. So che molti lettori sono stati irritati nel leggere le sue parole. Io invece resto indifferente. Con questo caldo non ne vale la pena. Nel 2027 sarò il primo a proporre un ricordo toponomastico per l’amico Casalegno, che ho ricordato in decine di eventi e sul quale ho scritto. Io sì posso dire di aver avuto rapporti sia con Oriana sia con Carlo.

Il gioielliere di Grinzane Cavour

Forse sarebbe ora di darsi una regolata e finire la dose quotidiana giornalistica di Roggero, che ha dimostrato con la sua arroganza di non meritare attenzione. Un caso umano, non certo un caso politico come alcuni credono. È una contesa tra il generale e il capitano per farsi pubblicità politica. Umberta De Carolis

Concordo con lei. Non ho mai avuto simpatia per il gioielliere pistolero che prende a calci un moribondo che ha ucciso. E ovviamente non ho simpatie per i banditi. Cercare di lucrare voti sul suo caso mi appare indecente.

Affitti disinvolti

Il proprietario torinese di oltre millequattrocento alloggi affittati in modo disinvolto non fa neppure più notizia, malgrado le condanne. Giorgio Molino è sempre nell’occhio del ciclone, senza mai dare un segno di ravvedimento. Una cosa incredibile. Adesso è accusato di reati pesanti.  Franca Agostino

In effetti è un nome sulla scena da molti anni, che passa da una condanna a un articolo di giornale senza mai fare una piega. Appare incredibile. Ha 83 anni. Adesso ha patteggiato una pena di tre anni da scontare ai domiciliari.

Me ne parlava con raccapriccio già mia madre, a cui toccò amministrare il patrimonio immobiliare del padre, morto improvvisamente, e che venne in contatto con lui. Già allora non godeva di buona fama. Sono passati oltre 60 anni! E lui, in qualche modo, si ritiene pure una vittima di accuse montate contro di lui.

Genova, 25 anni fa: i fatti ricordati in modo settario

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Se penso che 25 anni fa percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, il Centro Pannunzio e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.

Continuano le analisi – si fa per dire – ormai piuttosto senili di Bertinotti, che ripercorre quei giorni con un bigottismo ideologico idillico e fuori dal mondo, a cui si aggiunge la voce della sorella di Carlo Giuliani (colpito da un carabiniere che lui stava aggredendo con un estintore), che sentenzia e viene onorata e celebrata addirittura nella sede aulica più prestigiosa della città, anche dalla sindaca Salis. Ritornano figure dimenticate come Agnoletto e Casarini, fomentatori di settarismi violenti e di slogan politicamente esagitati. I ricordi sono tutti a senso unico.

Io non dimentico ciò che accadde alla caserma “Diaz” e ho memoria precisa di ciò che fece la Polizia in quei giorni, una polizia messa in condizioni di non poter difendere l’ordine pubblico e la città dalla scelta scellerata di Genova come sede del G8, che offriva ai violenti posizioni di privilegio indiscutibili. Il fatto forse indiscutibile era quello, negativo a priori, della scelta di Genova per un evento internazionale che avrebbe avuto sicuramente delle contestazioni violente locali, nazionali e internazionali, capaci di mettere a ferro e fuoco la città.

Addossare tutte le catastrofi delittuose sui black bloc è un vistoso errore storico perché a Genova fu protagonista l’area antagonista, anarchica, antisistema di casa nostra, che ancora oggi è presente nei centri sociali e in Valle di Susa. Dare spazio e perfino onori agli eredi di Carlo Giuliani è, per chi ritiene le regole democratiche della non violenza l’unico modo civile di manifestare, un’offesa intollerabile.

Venticinque anni fa scrissi queste parole e le ribadisco oggi. Mi accorgo di essere quasi solo nel rifiutare che l’antifascismo sia stata una delle bandiere che giustificarono i vandali di Genova, che hanno dimostrato allora e, più che mai oggi, di credere solo nella violenza bruta, accompagnata da un utopismo ideologico velleitario.

Un’ultima osservazione: al di là dell’errore tragico della sua ubicazione, vedo con nostalgia tutti i protagonisti del G8 di Genova, anche i peggiori, non rapportabili con i loro successori di oggi, anche se appare in tutta evidenza come Putin sia sopravvissuto anche oggi, in versione peggiorata, dimostrando di essere senza alcun dubbio un feroce dittatore.