SOMMARIO: La legge sul fine vita – Il Woke nemico del liberalismo – La violenza prevale su tutto – Bonaccini e gli elettori – Lettere
La legge sul fine vita
In più occasioni ho scritto in passato che come credente sono personalmente crontrario al suicidio assistito, seguendo le obiezioni di Norberto Bobbio in materia di aborto. E avevo anche aggiunto che le leggi regionali in materia non hanno giuridicamente molto senso, perché occorrebbe una legge nazionale uniforme che finora non c’è stata.

Ed aggiungo che non mi pare di per sé sostenibile che la laicità dello Stato imponga il diritto al suicidio assistito, anche se la Corte Costituzionale ha sollecitato il Parlamento a legiferare in materia. Trovo strana l’opposizione della presidente del Consiglio che ritiene che non si debba legiferare prima delle elezioni politiche. Questi tatticismi sono incompatibili con un tema così delicato come il fine vita. L’unico modo liberale di agire è quello di lasciare ai parlamentari la libertà di coscienza.
Il Woke nemico del liberalismo
Ho letto con piacere un articolo su “La Stampa” di Alessandro De Nicola sul Woke nemico del liberalismo. Uno scritto non ideologico, ma fondato su ragionamenti molto seri che documentano come alcuni valori liberali siano disconosciuti o addirittura negati dal Woke. Sono i valori dell’individuo, del merito, della libertà di parola, del garantismo giuridico.

Il Woke nega questi valori che sono anche dei diritti inalienabili. Avevo scritto al nuovo Direttore de “La Stampa” Antonio Di Rosa una mail in cui esprimevo il mio consenso e apprezzamento ad un articolo certamente controcorrente anche rispetto alla linea del giornale. Non ho avuto finora risposta. Venerdì scorso è invece apparsa un’intervista annunciata in prima pagina all’attrice Jane Fonda che rilancia il Woke. Un immediato contrappeso all’articolo eretico di De Nicola.
La violenza prevale su tutto
C’è più che mai oggi un pullulare sempre più vasto di violenze, omicidi, femminicidi davvero raccapriccianti. Essi rivelano una società che ha smarrito ogni valore di convivenza pacifica, di tolleranza e di rispetto del valore della vita che io continuo a considerare sacro. Nella società scristianizzata di oggi che non è laica, ma è volgarmente profana e irridente ed è fondata su un esasperato individualismo, la violenza prevale su tutto. L’Homo homini lupus di Hobbes è rinato.
Mi domando se non sia il caso che il mondo dell’informazione non debba autonomamente scegliere una riduzione drastica di notizie che magari fanno vendere più copie, ma sono diseducative nei confronti non solo dei giovani. Questo sguazzare esagerato su troppi episodi descritti in tutti i particolari posso indurre ad un’emulazione assai pericolosa. Anzi l’emulazione ha già contagiato delle persone fragili che andrebbero tutelate.
Bonaccini e gli elettori
L’on. Bonaccini ha accusato gli elettori di destra di non essere colti e di leggere poco. Possibile che Bonaccini non sappia che basta controllare su internet e sapere che lo stesso Bonaccini non è laureato? E’ un diplomato, come diplomata e’ la presidente Meloni.
Come fa a sapere che gli elettori di destra non leggono o leggono poco? Come fa a dire che gli elettori di sinistra leggono molto? Sono affermazioni senza prove che rivelano la supponenza di Bonaccini il quale si ritiene autorizzato a dare i voti agli elettori, mentre saranno gli elettori a dare o non dare il proprio voto alla destra o alla sinistra.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Calabresi sindaco?
Lei sicuramente conosce il giornalista Mario Calabresi che si auto candida a Sindaco di Milano. Cosa ne pensa?
Narciso Lietti

L’ho conosciuto in più occasioni e non ne ho tratto un’idea molto positiva. Ha diretto “La stampa” e “Repubblica”. Da quest’ultima venne licenziato e stento ‘ molto a trovare occupazione. E me sembra una figura scialba. Fece una trasmissione televisiva che, per mancanza di pubblico, venne chiusa dopo poche puntate.
Non credo che sia in grado di fare il sindaco di una grande città difficile come Milano. Tra l’altro non ha nessuna esperienza amministrativa.
Il Marp
Vorrei avere notizie sull’antesignano della Lega Nord in Piemonte, il Marp. Mio nonno mi raccontò che fu un suo militante. Fulvia Alzati
Il movimento per l’autonomia piemontese venne fondato dal prof. Villarboito negli Anni 50 ed ebbe il battesimo del voto alle elezioni comunali del 1956, raggiungendo oltre il 5 per cento che consenti’ al Marp di avere consiglieri comunali e provinciali. Partiva dalla rivendicazione dell’istituzione delle Regioni previste dalla Costituzione, ma attuate solo nel 1970. Il Marp iniziò la polemica nordista di un Sud e di una capitale che vivevano alle spalle del Nord, un tema ripreso da Bossi con la Lega.

Già nelle politiche del 1958 il Marp fece naufragio a causa delle liti interne. Alcuni suoi dirigenti come Germano Benzi e Timoteo Nobile confluirono nel PSDI che da allora divenne un partito quasi esclusivamente clientelare. Benzi arrivò ad essere presidente del Consiglio regionale e Nobile, medico ginecologo, fu assessore comunale a Torino. Con Magliano senatore del PSDI nel 1963 fecero di quel partito un comitato elettorale fondato sulle clientele soprattutto meridionali. Un paradosso, se si considera che i marpisti, anche definiti astiosamente marpioni, erano partiti dal Piemontesismo autonomista. Se guardiamo all’esito del regionalismo, oggi comprendiamo bene come la Dc avesse rinviato l’istituzione delle Regioni. L’abolizione delle Provincie fece il resto. Ma ormai pensare al superamento delle Regioni diventa una cosa impossibile.
Padre Bianchi uomo e cristiano
Tanti hanno parlato di padre Enzo Bianchi. Lei cosa pensa di questo monaco laico davvero unico?
Vittorio Cavallotti

Ho conosciuto padre Bianchi e ho avuto qualche rapporto con la comunità di Bose attraverso il cardinale Ravasi. Fummo anche correlatori in un convegno che si tenne ad Albenga sul mitico don Balletto che donò la sua biblioteca alla cittadina ligure.
Credo sia stato, come dice lei, un esempio unico di “monaco laico” aperto al confronto con tutti. La sua personalità fu decisamente più importante di quella del vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi.
Penserà il tempo a rendere la sua figura nella giusta dimensione, andando oltre la vicenda dolorosa del forzato abbandono di Bose a quasi 80 anni.
Tra le tante testimonianze che ho letto mi pare molto pregnante quella del suo amico, fin dagli anni universitari, Valentino Castellani, uomo di profonda umanità da cui ho imparato molto.
Mi ha incuriosito nella sua testimonianza il ricordo di Bianchi grande cuoco, una qualità non comune in un mistico. Castellani ha ricordato che faceva la supervisione anche delle marmellate e dei sughi, aggiungendo: “Non dico che mettesse sullo stesso piano il sugo con le lettere di San Paolo, ma non li separava”. Una umanissima testimonianza di un uomo, come ha detto Castellani, che ha tenuto insieme con l’esempio cristianesimo ed umanità. Non si è cristiani se non si è profondamente uomini. Questo è il suo lascito più grande.








Generali e governo
Nella storia d’Italia spicca il generale Luigi Pelloux, presidente del Consiglio che usò le armi contro i cittadini e tentò la svolta reazionaria di fine ‘800. Nel ‘900 spicca il maresciallo Badoglio (nella foto di copertina) responsabile della rotta di Caporetto e capo del governo dopo Mussolini che dal luglio a settembre 1943 dimostrò tutta la sua incompetenza politica. Non è solo in Italia che i generali in politica falliscono come Birindelli e prima di lui De Lorenzo. Pensiamo ai colonnelli greci e ai generali argentini, per non parlare del generalissimo Franco che fu un dittatore, non uno stupido. Stiamo attenti alle semplificazioni manichee e alle battute pronunciate come fossero cose serie. La democrazia va tutelata. E’ il primo bene della nostra vita.
Fu un evento indimenticabile; da allora a volte ci siamo tenuti in contatto in più occasioni col telefono e una volta, di recente, ci incontrammo di persona. Era interessato ad incontrare il principe Aimone d’Aosta che doveva venire al Lions di Torino nei giardini di Palazzo Reale per una mia conferenza sul Ramo Savoia – Aosta. Mi chiese notizie del prossimo ricordo della Regina Maria Vittoria, moglie del primo Duca d’Aosta e Re di Spagna. Parlando mi disse “Fa bene a ricordare i Savoia Aosta perché è l’ultima nostra speranza“. Disse anche altro che in questa occasione evito di scrivere. Fu un uomo lineare e intransigente che si interessò anche al ritorno in Italia degli ultimi reali che avrebbe voluto veder sepolti a Racconigi, un’idea non priva di interesse.


Pensiamo a due luoghi liguri vicini: Alassio e Albenga. Alassio è una città, Albenga un paesone che non sa valorizzare neppure il suo centro storico. Il primo ha alberghi di rango, il secondo ha campeggi quasi senza alberghi. L’eleganza è ad Alassio, i pacchiani con la canottiera alla Bossi si danno appuntamento ad Albenga e giocano con le fionde, non sapendo che sono armi di offesa e anche di morte.





Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.



Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.



















