Sommario: Una netta distinzione – L’8 settembre – Ad Agliè c’è un affascinante luogo gozzaniano che merita di essere conosciuto – Farinetti in tv – Lettere

Una netta distinzione
Le polemiche aspre che turbano il confronto politico, portandolo fuori dal perimetro della democrazia obbligano a piantare dei paletti. Il primo è quello volto a ribadire che il Nazionalismo non va confuso con il patriottismo. L’idea di Nazione è quella definita da Federico Chabod sull’onda del Risorgimento.
Il Nazionalismo è una concezione sbagliata di Nazione. Per troppo tempo molti hanno ridotto tutto a Paese, mentre l’idea di Nazione è ben altro. Ma andare oltre nel concepire presunte superiorità nazionali è proprio dei fascismi e può condurre alla guerra. Chi riscopre la retorica del Ventennio in un clima normale sarebbe ridicolo, ma oggi può essere una minaccia. Ogni estremismo va combattuto sul piano delle idee e vinto sul terreno del voto. Basta alle crociate e anti crociate che ricacciano l’Italia indietro nella storia di un passato negativo.
L’8 settembre
L’8 settembre è una data nera della storia d’Italia perché segnò la morte della Patria, come disse Galli della Loggia. Troppi errori, troppe viltà, ma anche qualche eroe nel momento più tragico: ricordo l’ammiraglio Bergamini ed altri che non si misero in borghese per tornare a casa.
Quest’anno sui social l’8 settembre viene rievocato anche da chi ha una folle nostalgia della Repubblica sociale che causò la guerra civile tra Italiani. Ogni colpa è attribuita al Re e a Badoglio che scapparono a Brindisi. Non fu una pagina gloriosa, ma la fuga a Brindisi consentì di salvare Roma dalla sua distruzione e soprattutto di trasferire la sede del governo italiano in un territorio libero. Il regno del Sud fu una pagina importante per il riscatto dell’onore perduto.
Gran parte degli errori e delle omissioni è da attribuire a Badoglio che non si rivelò all’altezza del compito e dei tempi calamitosi. Anche gli Alti comandi ebbero gravissime responsabilità. Ma sostenere la tesi del tradimento nei confronti dell’alleato tedesco è prova di malafede e di ignoranza. Dopo la data nefasta ci furono i Martini – Mauri e i Sogno, i Montezemolo, i comunisti, i socialisti, i cattolici, i liberali, i repubblicani, gli anarchici, i senza- partito a rialzare il tricolore caduto nella polvere. Per non parlare degli IMI, gli internati militari in Germania di cui Guareschi ci ha narrato la storia. La storia è sempre complessa e chi cerca di vedere solo una pagina per tornaconto politico si rivela ingenuo, per dire cretino. Di fessacchiotti così ne conobbi anche tra i miei allievi ed alcuni contribuii a “salvarli” dalle ingenuità instillate dai padri o dai nonni che erano stati e continuavano ad essere fascisti.
Ad Agliè c’è un affascinante luogo gozzaniano che merita di essere conosciuto
È l’affascinante dimora storica, composta da tre corpi,- uno settecentesco, l’altro ottocentesco e l’ultimo risalente al 1926- che è stata ereditata da uno dei due figli di Giovanni Cordero, Jacopo- e da Annabella Parenzo, madrina e zia acquisita di Jacopo.

Annabella, donna di grande stile e raffinatezza, buyer di Fiorucci negli Stati Uniti e collezionista d’arte, ogni estate lasciava Nizza, dove viveva, per tornare in questa dimora avvolta nelle atmosfere crepuscolari, una volta frequentata da Guido Gozzano, che amava scrivere sulla panchina del suggestivo giardino, dove domenica 27 settembre si terrà la presentazione di Certe donne, a Torino- Incontri ravvicinati con figure straordinarie, opera di una delle scrittrici d’oggi più interessanti, Marina Rota. Andrò ad ascoltarla. E spero di tornarci a fare io una conferenza. Gozzano morì nel 1916, quindi quest’anno c’è un anniversario da ricordare.
Farinetti in tv
Qualche rara volta vado da Eataly in via Nizza, anche se penso sempre al privilegio assurdo di dare gratuitamente l’uso dei locali a Farinetti. L’ultima volta sono stato a comprare dell’ottimo Pata Negra, simile a quello che mangio da Botin a Madrid.
Ma l’ultima apparizione di Oscar Farinetti a Rete 4 mi ha schoccato. L’ennesimo libretto di Oscar niente meno che su Omero e con l’intento di redifinire i concetti di antifascismo e di democrazia. Un intruglio neppure ben amalgamato che mescola Omero alla attualità contemporanea. Un pasticcio. Solo gente palesemente incolta farebbe accostamenti così arditi. Farinetti è uno spregiudicato uomo d’affari, per tanti anni renziano, rimasto sempre di sinistra. Con il suo accento langarolo e i suoi baffi un po’ volgari dovrebbe evitare di andare in televisione. Ma la scrittura soprattutto non è il suo mestiere. Non ha le qualità minime dello scrittore, neppure dello scrittorello di provincia. Ad Alba ci fu Fenoglio, adesso si è insediato Farinetti. Un segno dei tempi di oggi.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Addio a Bonino e Costa
Sembra una coincidenza che due politici siano mancati quasi contemporaneamente: Emma Bonino e Raffaele Costa. Due cuneesi, anche se la famiglia di Costa era di origini meridionali. So che lei li ha conosciuti, cosa ne pensa? Tonio Filippini

La morte impone sempre rispetto e quindi mi trattengo da giudizi storici troppo severi. Sono stati due politici di successo che furono anche ministri, deputati, parlamentari europei e tanto altro. Non godettero mai della mia simpatia se non in alcune occasioni. Bonino era collaboratrice fedele di Pannella, quando volle far da sé, commise errori. Passò ad un esagerato liberismo, per poi ritornare su posizioni di sinistra dopo la morte di Pannella. Ricordo che una volta mi telefonò dal ministero un sabato pomeriggio: mi stupii per lo zelo. Era più sessantottina che liberale. Il liberalismo non le era congeniale, un certo estremismo sì. Il partitino + Europa è detestabile. Ma io per far piacere ad Alda Croce la premiai al centro Pannunzio nel 1999, invece di premiare Pannella con cui divenni amico. Andammo anche a cena al “Cambio” dove Emma si trovò a disagio.
Costa è una mia vecchia conoscenza. Lo conobbi nel 1964 quando era segretario di Cuneo del PDIUM che alleò ai missini, distruggendo il partito monarchico a Cuneo. Lo ricordo nel 1965 quando ad Asti non volle parlare insieme all’avvocato Nela che ricordava i partigiani azzurri di Mauri. Rimasi allibito. Poi l’ho risentito quando era uno dei leaders liberali, ma io ero troppo amico di Badini Confalonieri per apprezzarlo. Il suo era un liberalismo abbastanza privo di cultura, volto a cogliere la polemica spicciola, se non il qualunquismo. Il mio amico Giorgio Cavallo promosse più incontri con lui, ma non ne uscii convinto. Era meglio Zanone che non era ancora così sinistro come poi divenne. Io avevo lasciato la tessera del PLI nel 1969 e quindi da allora ero e sono un cane sciolto. Provo piacere nel rifiutare collari e non scodinzolare a favore di nessuno. Costa ebbe però una colpa che io non ho il diritto di dargliela perché non ero un militante del PLI: chiudere il PLI in modo poco degno anche al fine di ottenere un seggio da Berlusconi. Venne gettato anche l’archivio storico del partito, quando vennero gli ufficiali giudiziari a pignorare i mobili in via Frattina, sede nazionale di quel partito. Ma nello squallore della classe politica italiana d’oggi ambedue, Bonino e Costa, giganteggiano. Pace alla loro anima, anche se molti più che onorarli li strumentalizzano.
La nuova via Roma
È stato visto all’inaugurazione di via Roma nuova. Lei ne era critico e i festeggiamenti solenni creati per fare un’apoteosi alla Giunta mi sono sembrati pacchiani. E poi citare Hermès nell’invito mi è sembrata una esagerazione. Ci sono problemi fermi che marciscono come il mancato sottopasso di largo Maroncelli. Questa è una giunta con troppi assessori incapaci e faziosi.
Felice Ghio
Sono stato perché invitato dal sindaco con cui ho un buon rapporto personale fatto di reciproco rispetto. Ero anche curioso di vedere. Non so se meritasse una festa così la nuova via Roma. Neanche quando la fece, abbattendo quella vecchia, il regime fece una festa così. Ma erano altri anni, anche se il regime non mancava certo nella capacità di onorare i suoi successi.
Lidia Poët
Cosa pensa dello sceneggiato televisivo dedicato all’ avvocato Lidia Poet ? Non mi ha suscitato finora entusiasmo, anzi mi ha deluso. Gianna Casula




Mi domando se non sia il caso che il mondo dell’informazione non debba autonomamente scegliere una riduzione drastica di notizie che magari fanno vendere più copie, ma sono diseducative nei confronti non solo dei giovani. Questo sguazzare esagerato su troppi episodi descritti in tutti i particolari posso indurre ad un’emulazione assai pericolosa. Anzi l’emulazione ha già contagiato delle persone fragili che andrebbero tutelate.










Generali e governo
Nella storia d’Italia spicca il generale Luigi Pelloux, presidente del Consiglio che usò le armi contro i cittadini e tentò la svolta reazionaria di fine ‘800. Nel ‘900 spicca il maresciallo Badoglio (nella foto di copertina) responsabile della rotta di Caporetto e capo del governo dopo Mussolini che dal luglio a settembre 1943 dimostrò tutta la sua incompetenza politica. Non è solo in Italia che i generali in politica falliscono come Birindelli e prima di lui De Lorenzo. Pensiamo ai colonnelli greci e ai generali argentini, per non parlare del generalissimo Franco che fu un dittatore, non uno stupido. Stiamo attenti alle semplificazioni manichee e alle battute pronunciate come fossero cose serie. La democrazia va tutelata. E’ il primo bene della nostra vita.
Fu un evento indimenticabile; da allora a volte ci siamo tenuti in contatto in più occasioni col telefono e una volta, di recente, ci incontrammo di persona. Era interessato ad incontrare il principe Aimone d’Aosta che doveva venire al Lions di Torino nei giardini di Palazzo Reale per una mia conferenza sul Ramo Savoia – Aosta. Mi chiese notizie del prossimo ricordo della Regina Maria Vittoria, moglie del primo Duca d’Aosta e Re di Spagna. Parlando mi disse “Fa bene a ricordare i Savoia Aosta perché è l’ultima nostra speranza“. Disse anche altro che in questa occasione evito di scrivere. Fu un uomo lineare e intransigente che si interessò anche al ritorno in Italia degli ultimi reali che avrebbe voluto veder sepolti a Racconigi, un’idea non priva di interesse.


Pensiamo a due luoghi liguri vicini: Alassio e Albenga. Alassio è una città, Albenga un paesone che non sa valorizzare neppure il suo centro storico. Il primo ha alberghi di rango, il secondo ha campeggi quasi senza alberghi. L’eleganza è ad Alassio, i pacchiani con la canottiera alla Bossi si danno appuntamento ad Albenga e giocano con le fionde, non sapendo che sono armi di offesa e anche di morte.




Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.



Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.







