SOMMARIO: Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli – A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense” – Le alghe del Po, la verità viene a galla – Lettere

Piazza semivuota e contestazioni. Flop del campo largo a Napoli
In prima pagina un titolo così non sarebbe stato leggibile su “La Stampa” prima del cambio di direttore. Il testo del pezzo riporta quanto segue:
“Comincia come era difficile immaginare, la manifestazione unitaria a Napoli dei leader del campo largo. Piazza semivuota e poliziotti schierati davanti al palco in tenuta antisommossa. Caschi, scudi e manganelli. Un gruppo formato da una cinquantina di disoccupati urla un po’ di tutto. “Ce l’hanno con il ministero, ma anche con la Regione e il Comune, ambedue di centro-sinistra. Sotto il palco arriva anche un gruppo di “Potere al Popolo”, la sigla d’annata della violenza ispirata alla contestazione del ’68. Il presidente Fico e il sindaco di Napoli parlano fra i fischi pochi minuti e poi desistono. Per Fico è quasi la legge del contrappasso.

Conte viene definito un “buffone”. Il comizio è sospeso per lunghi minuti in un clima surreale”, scrive “La Stampa”, mentre i manifestanti urlano “fuori i fascisti”. Scrive ancora il giornale: “L’obiettivo della trasferta napoletana era mostrare che l’alternativa è pronta”. Forse, considerando il clima afoso, avrebbero dovuto trasferire l’adunata a Cortina d’Ampezzo. Il sole di Napoli uccide. La strada “per vincere e governare” è ancora lontana. Marcello Sorgi commenta: “Nel campo largo l’unità resta lontana”. Il centro di Renzi non era stato invitato o non si è visto. Si aggira solo Magi di “Più Europa”, forse per cercare di farsi notare in vista di un’altra candidatura sicura.
A Nava il ricordo del gen. Emilio Battisti e della “Cuneense”
Sul Colle di Nava anche domenica scorsa l’Associazione Nazionale Alpini ha ricordato al sacrario dove riposa l’eroico generale Emilio Battisti i caduti della Cuneense, la divisione “Martire” della campagna di Russia. È stata una giornata in cui si è respirata aria fresca di montagna e aria buona perché sono stati rivissuti ideali patriottici che gli alpini hanno saputo salvaguardare. Oggi parlare di storia militare fa accapponare la pelle a tanti che confondono la pace con il pacifismo di certi cortei, spesso molto violenti e quindi assai poco pacifici.
Vorrei ricordare in particolare il Generale Emilio Battisti, comandante della “Cuneense”, che rifiutò di avvalersi di un aereo tedesco per tornare in Italia e condivise – come fece in Africa il Duca d’Aosta – la sorte dei suoi sildati durante una durissima prigionia in URSS. Fece ritorno in Italia a cinque anni dalla fine della guerra, il 15 maggio 1950. Ricordo che l’ambasciatore italiano a Mosca, che era stato ministro della Guerra, Manlio Brosio, si interessò alla sorte dei 60mila prigionieri italiani in Russia, di cui solo 10 mila fecero ritorno.
A Cuneo non venne accolto perché considerato come un “fascista”, una pagina indegna dimenticata di cui Nuto Revelli fu magna pars.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Terra Madre in centro
Adesso capisco perché hanno pedonalizzato via Roma, eliminando il marciapiede. Via Roma sarà sede del prossimo mercato alimentare di Carlin Petrini che voleva il ritorno in centro dei 700 stand di “terra madre” – Salone del gusto. E poi sicuramente seguiranno altri eventi commerciali perché il Salone del gusto di Slow Food è in primis un’iniziativa commerciale come quando si teneva al Lingotto. Giuseppe Romeo

Condivido le sue riserve (anche se non credo che via Roma pedonale sia stata ideata per onorare Petrini) ma spero che sia un modo per onorare eccezionalmente Petrini nell’anniversario della sua morte. Parteciperà anche il Presidente Mattarella. Può essere un fatto eccezionale. Almeno così spero. Addirittura gli stand partiranno da piazza Carlo Felice e giungeranno in piazza Vittorio. La città sarà bloccata. L’enoteca verrà collocata in piazza San Carlo. La nostra idea di Torino è cosa molto diversa, caro lettore.
Corso Moncalieri
Ridurre a due corsie corso Moncalieri è cosa assurda. Equivale a paralizzare la città. Cosa ne pensa? Barbara Tieste

Concordo con lei. Una scelta insensata. Forse si sono dimenticati che corso Moncalieri è la tangenziale est che non venne costruita, di cui si parlava negli Anni 70 e che le amministrazioni di sinistra dal 1975 al 1985 hanno cancellato insieme alla metropolitana. Le code infinite che si determineranno saranno ulteriore motivo di inquinamento.
Banchetto al Vittoriano
Questa fotografia di un banchetto all’Altare della Patria mi sembra un’offesa al Milite Ignoto e a ciò che storicamente rappresenta il Vittoriano. Che sia un consigliere del ministro della Difesa a protestare mi sembra ridicolo perché certe aberrazioni vanno prevenute. Liana De Luca

La fotografia andrebbe verificata. Potrebbe essere un fotomontaggio. Penso che l’Istituto italiano per il Risorgimento, da cui dipende parte del Vittoriano, non sia scaduto al punto da organizzare banchetti.
Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.












La Città metropolitana intitola oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti, le ventuno elette su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.

















