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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SONMARIO: 25 aprile di pace – Profanato il cimitero di Santena – Lettere

25 aprile di pace
Sono stato a Chivasso nel bellissimo Palazzo dedicato ad Einaudi, su invito dell’amico Beppe Busso, a parlare delle Forze Armate nella Resistenza. Ho raccontato  del sacrificio della Divisione Acqui a Cefalonia , degli internati militari in Germania, del corpo italiano di liberazione del Regno del Sud ,di partigiani come Mauri, Cordero di Montezemolo (nella foto), Luraghi   provenienti dall’Esercito. Ho parlato del Comitato Militare del CLN piemontese comandato dal Gen . Perotti  e composto, tra gli altri, da Balbis, Geuna, Fusi. Il pubblico presente ha colto il mio distacco storico lontano da ogni settarismo  ed alcuni dei presenti  si sono fermati a parlarmi con una  cordialità che ho molto apprezzato. Ho parlato non solo di militari , ma anche di Brigate Garibaldine e “GL“, soffermandomi su Pompeo Colajanni , Barbato , che ebbe ai suoi ordini i due fratelli Carando e Luraghi.
Quando leggo che c’è ancora chi non sa storicizzare e vede il 25 aprile come un elemento divisivo, mi torna alla mente l’importante saggio sulla guerra civile opera di Claudio Pavone. Oggi occorre procedere ad un superamento di quel clima che divise le famiglie italiane anche al loro interno, per recuperare il valore della Resistenza come guerra  patriottica di Liberazione. Il 25 aprile 1945 segnò anche la fine della seconda guerra mondiale dopo cinque anni di sofferenze, di lutti e di distruzioni. I miei famigliari che vissero quegli anni, portarono con sé fino nella tomba i ricordi di quei cinque anni di privazioni, pericoli, violenze inaudite. Non parlo dei miei famigliari impegnati in guerra e  nella Resistenza perché mi sembra “inelegante” per uno studioso di storia  e non parlo di cosa significo ‘ trovarsi  in poche ore con la casa rasa al suolo dai bombardamenti, come capitò  nel 1943 a mio padre che non dimentico’ mai quella notte, la più terribile della vita  di un uomo  che servi’  con onore l’Italia in pace e in guerra.
Il clima di tensione prodotto in modo incauto e perfino blasfemo da Trump ci porta oggi  a considerare ancora di più   il valore della pace come bene supremo. Il 25 aprile sono stato a Borghetto Santo Spirito in Liguria  su invito del sindaco Canepa a ricordare la ricorrenza della festa nazionale decretata dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia nel 1946, pochi giorni prima di diventare re, come  ha ricordato il Duca d’Aosta. Sul manifesto della manifestazione  è riportata una frase del Papa Leone XIV : “Che sia una pace disarmata, umile e perseverante”. Non è solo una grande idea cristiana, avrebbe detto Calamandrei, ma un modo di vivere la storia in modo nuovo perché mai come oggi la pace è il bene più prezioso, come scrisse Bobbio, perché la guerra nucleare sarebbe la fine dell’ umanità. La “pace disarmata“ è il modo più intelligente per vivere il 25 aprile 2026.
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Profanato il cimitero di Santena
Parecchie di tombe del cimitero di Santena sono state fatte oggetto di ruberie. La banda del rame non ha più limiti e si accanisce anche con i morti. È un segno dei tempi barbari che viviamo. Nessuno pretende che oggi  sopravviva il culto foscoliano dei “Sepolcri” che appare un carme lontano anni- luce dalla volgarità senza storia di un presente  privo di radici e di  moralità. Il Foscolo pensava che dai tempi più remoti il culto dei defunti fosse un qualcosa di condiviso in ogni età della storia umana.
Già Napoleone – criticato dal Foscolo per l’editto di Saint – Cloud –  con l’egualitarismo delle fosse comuni aveva dato un colpo mortale – e’ il caso di dirlo – alla concezione classica e laica del poeta che non vedeva nella “morte eternatrice “ragioni trascendenti di tipo cristiano, ma il  giusto riconoscimento dei meriti acquisiti nel corso della vita. Anche la valutazione dei meriti  oggi appare totalmente appannata da un egualitarismo esasperato che finisce di negare la stessa giustizia. L’assalto  ai cimiteri in cui si devastano le tombe per ricavare un bottino,  appare tuttavia un segno che ha sorpassato ogni limite. Chi si accanisce contro i defunti va messo in condizione di non nuocere. E’ comprensibile che in una società in cui la vita delle persone diventa poco importante ,si possa anche considerare un fatto  secondario offendere i morti. E’ comprensibile ,ma non è accettabile. Gli assassini e  i ladri ci sono sempre  stati, ma chi non rispetta i morti è il peggio del peggio. E’ il segno  allarmante del tramonto della civiltà “ laica o non laica che sia”, avrebbe detto Benedetto  Croce.
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I figli di Silvio
Non mi piace che i figli di Berlusconi interferiscano nelle scelte politiche di Forza Italia. Un conto era il leader fondatore, un conto è la famiglia.
Cosa ne pensa?  Rina Trotta
Lo chieda ai dirigenti e iscritti di Forza Italia. Io non sono iscritto. Certo sarebbe logico un partito non etero diretto dall’esterno, ma quasi nessun partito italiano è  oggi davvero democratico. Anche i falsi congressi della prima repubblica non erano un esempio di democrazia. Il PMP di Lauro non era il partito monarchico popolare, ma il partito mio personale. Nella stessa Dc molti iscritti venivano reclutati attraverso la guida telefonica, per non parlare del clientelismo becero del PSDI.
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Le buche nelle strade
Il sindaco di Torino Lo Russo  esprime la sua preoccupazione sui tempi  necessari per riempire le fosse  che rendono pericoloso camminare per strada. La guerra in Iran metterebbe in pericolo il bitume necessario ai lavori. Ma cosa hanno fatto in Conune in tutti questi anni per rendere le strade percorribili? Quasi nulla o molto poco.   Tavo Buratti
Il sindaco si è sempre impegnato su questo terreno con serietà. Ci sono alcuni assessori inefficienti e forse incapaci che andrebbero rimossi. Ci sono i  cinque stelle che fanno dell’ostilità al sindaco la loro bandiera. L’opposizione nel suo complesso non è all’altezza. La settimana scorsa sono inciampato attraversando via Madama Cristina. Niente di rotto, ma tanto spavento e perdita di tempo con l’arrivo dell’ambulanza. Le buche ci sono a anche  a Roma e a Milano. Sono state trascurate. L’impegno del sindaco Lo Russo fa sperare che il problema finalmente si risolva.
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Labate
Il giornalista con i baffetti alla Hitler Labate che si esibisce su rete 4  con pochissimi ascolti e molta faziosità di estrema sinistra  andrebbe sostituito; si faccia assumere alla 7 che è la sua casa.   Vincenzo Saverio  Raiteri
Il pluralismo va garantito in tutte le reti e i tempi squallidi di rete 4  con Emilio Fede, il comico servitore di fiducia, non possono essere rimpianti. Ma Labate come la Gruber, Floris ed altri sono casi di scarsa deontologia perché un conduttore vero dovrebbe essere o fingere di essere un moderatore. Cosa difficile in un paese di estremisti che urlano, ma non sanno parlare, come osserva Galli della Loggia in un editoriale sul  “Corriere”.
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Mussolini e il 25 aprile
Ho partecipato ad una manifestazione per il 25 aprile  in cui hanno parlato molti politici di diversa matrice. E’ stata una delusione ascoltare persone con il solito foglietto, incapaci di dire due parole decenti. Almeno Mussolini sapeva parlare, mi verrebbe da dire. La democrazia è in crisi anche per l’infimo livello dei nominati ed eletti  che ci governano.  Luigi Gasco Albenga
Anch’io ho ascoltato per il 25 aprile delle rancide banalità. Già il fatto che a parlare fossero persone di diverso orientamento, è un elemento che dimostra come  la democrazia ha trionfato rispetto alla parola unica. E’ vero che il Duce sapeva parlare, ma la cosa grave è che ha tolto la libertà di parlare agli Italiani.

E’ morto Vercellone maestro dell’Ateneo torinese

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

E’ morto all’improvviso ad appena 70 anni Federico Vercellone, autorevole docente di Estetica  dell’Università di Torino.La sua è  una morte precoce, legata ad una malattia improvvisa non precisata.

Chi scrive lo conobbe molti anni fa quando il giovane Vercellone era alle prime armi ed era noto più come il figlio del grande medico Antonio Vercellone. Lo conobbi a casa del prof Giuseppe Piccoli successore nella Facoltà di Medicina di Vercellone e futuro preside della facoltà. Federico  Vercellone  ci tenne a dirmi che voleva distinguersi dal padre  e che aveva scelto  per profondo  interesse  personale gli studi filosofici.  Alcuni figli di cattedratici famosi scelsero la strada facilitata da un cognome conosciuto. Si era appena laureato con una tesi su Nietzsche e fu  uno degli allievi più originali di Gianni Vattimo di cui apprezzo’ il pensiero debole che lo portò ad approfondire il tema del nichilismo, che ho ritenuto del tutto estraneo al mio concetto di laicità. Su laicità e laicismo avemmo anche l’occasione di discutere serenamente. Io ero fermo alla lezione di Bobbio.
Era uno studioso di fama internazionale, uno dei pochi rimasti nell’ateneo torinese insieme a Maurizio Ferraris.
Le accuse violente nei suoi confronti portarono l’Università a sospenderlo per un mese nel 2024, senza prove che non fossero la chiacchiera e la protesta assembleare come in un nuovo ‘68, certamente di tono molto minore rispetto agli anni “formidabili“ del secolo scorso ,quando studiosi come Venturi , Garosci ed altri furono fatti oggetto di attacchi violentissimi.  Il glottologo di fama internazionale Giuliano Bonfante, volontario contro Franco in Spagna, fu accusato di essere un  fascista e dovette trasferirsi all’ Università di Roma. Vercellone  torno ‘ad insegnare nel 2025 , ma venne affiancato da  un collega con la scusa – che in realtà dimostrava il valore indiscusso di Vercellone – che gli allievi del suo corso di Estetica erano troppo numerosi.  Fu un goffo tentativo di mettergli un tutor, un abominio giuridico e una condanna  aprioristica  e umiliante nei suoi confronti Ci furono altre proteste contro di lui che si decise a denunciare per calunnia le sue accusatrici .
L’esito di quella denuncia  non è mai arrivato, almeno pubblicamente  ad essere noto. Incontrai Vercellone in via Po nel 2025 e scambiammo poche parole. Era un uomo profondamente ferito, ma forte della sua dignità di studioso e di professore. Molti di noi non ebbero il coraggio di scrivere qualcosa su atti che sapevano tanto di intimidazione. Io stesso  scrissi qualcosa di troppo generico contro il clima che si respirava e che esplose poi in modo virulento  nella contestazione pro Palestina.
La mia  lunga malattia di quel periodo non mi  giustifica. Io  non avevo mai avuto un rapporto significativo con lui e lo invitai solo occasionalmente al Centro Pannunzio. Lo consideravo troppo vicino a Vattimo e sbagliavo. Vercellone resta e resterà uno studioso importante che in futuro  sarà un vanto del nostro Ateneo.
Egli fu un perseguitato. E come tale va considerato. Non è un fatto occasionale che il Centro studi intitolato a Luigi Pareyson   –  che fu il maestro di Riconda e di Vattimo , ambedue suoi assistenti, quando frequentai il suo corso nel 1969 – abbia reso nobilmente  omaggio a Federico. E qui mi fermo perché il primo rispetto verso un morto e’ tacere.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Trump – Pannella – Piazza San Carlo – Lettere

Trump
Possibile che solo le parole di Trump  contro il Papa abbiano aperto gli occhi a tanti che lo esaltavano? Anche Napoleone e altri maltrattarono dei papi che fecero anche prigionieri. Il primo Papa, San Pietro, morì crocifisso come San Paolo, i papi Clemente I e Martino I vennero martirizzati. Bonifacio VIII venne schiaffeggiato ad Anagni al culmine del suo scontro con Filippo il Bello, re di Francia  . Eravamo in altre epoche che forse l’ignorante Trump non conosce. Esistono comunque dei precedenti.
Pio IX dopo la breccia di Porta Pia del 1870 si considerò “prigioniero“ degli usurpatori piemontesi. Oggi manca lo studio della storia  e la gente e gli stessi politici giudicano con superficialità. Stupisce che da qualche giorno  siano diventati  tutti filopapisti. Trump era chiaro chi fosse fin dall’inizi : un velleitario pericoloso che può gettare il mondo nel disastro. Chi lo ha esaltato ha capito poco e si è gloriato dei suoi elogi per molto tempo  considerandolo persino un fautore di pace.
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Pannella
Al  bel ricordo torinese di  Marco Pannella voluto domenica scorsa  da Sergio Rovasio, ho un attimo perduto la pazienza dopo ore di ascolto  e ho ricordato in tre  parole ad un  vecchio “Lotta continua” che esaltava le imprese del gruppo, che c’era anche l’omicidio di Calabresi a pesare. La breve osservazione, fatta senza microfono, ha infastidito un altro fanatico che mi ha scritto, dicendo che avevo “rovinato il ricordo di Pannella per soldi”.
Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni

 

Ripeto:  per soldi. Volevo querelarlo, poi ho lasciato perdere il poveretto  che, non avendo argomenti, offende. Bontà  sua, aveva  a voce anche apprezzato il mio discorso inaugurale del convegno. Pensando a quell’elogio, mi è venuto il dubbio di aver fatto un discorso inadeguato.
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Piazza San Carlo
Sono stato a fare un giro in piazza San Carlo che dalla crisi di via Roma si è quasi salvata anche se Paissa e Olimpyc non ci sono più come il grande De Candia.  Basterebbe Stratta a tener alto il nome e la storia della piazza, insieme al caffè Torino. E’ invece chiuso da anni El caval d’brons, il ristorante di cui rimane molto  trascurato il logo storico  all’ingresso.
I torinesi di un certo rango ne  erano abituali e affezionati frequentatori. Il locale è tristemente chiuso da anni dopo essersi trasformato per un certo periodo  in caffè. Possibile che nessuno voglia rilevarlo? Damilano che ha salvato il caffè Zucca e il pastificio  De Filippis sarebbe l’uomo giusto per un rilancio nel salotto di Torino. E’ un’impresa difficile se non disperata anche perché il rango dei torinesi è molto sceso e molti prediligono, anzi sono costretti, alla pizzeria.
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La scuola di liberalismo di Morbelli

Enrico Morbelli ebbe l’idea di creare le scuole di liberalismo diffuse un po’  in tutta Italia, trovando dei fondi per gestirle. Invitava a fare lezioni professori qualificati che si prestavano gratis. Adesso gli eredi Morbelli hanno voluto far sopravvivere la scuola solo più a distanza e hanno reclutato anche  persone che più che studiosi sono dei piazzisti o degli attivisti del liberalismo che non è una dottrina politica, ma un metodo, come ricorda Lei spesso, citando Matteucci. Questa scuola dei Morbelli boys  allontana dal liberalismo.     Giuseppe De Sanctis

Enrico Morbelli (Foto Istituto Bruno Leoni)
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Ho aiutato Morbelli padre  in molte occasioni, ospitando la scuola a Torino per anni e indicando come direttore Edoardo Massimo Fiammotto che venne messo un po’ da parte dal centro Einaudi che voleva egemonizzare la scuola. Ho anche fatto qualche lezione, ma adesso non seguo più quello che è  rimasto della scuola che è diventata ben poca cosa: una congrega di amici, non certo di studiosi. L’idea di una Frattocchia liberale era comunque sbagliata perché i liberali non sono dei comunisti da rimpinzare di fanatismo politico. Anche la scuola di Berlusconi dove voleva invitare Putin, è naufragata prima ancora di nascere. Il liberalismo si studia con serietà, leggendo Croce, Einaudi, Popper, gli Austriaci, se vogliamo, Rosselli. Andando indietro, studiando gli inglesi e soprattutto i francesi  Tocqueville e Constant. Leoni lo lascerei stare come gli anarco – libertari che non sono liberali. E attenzione ai fessi che fino a ieri esaltavano Trump.
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L’erede al trono che non c’è

Ho letto una intervista alla figlia di ventidue anni di Emanuele Filiberto che con l’abolizione assai discutibile della legge Salica, dovrebbe essere la erede al trono d’Italia, per tagliare fuori in modo maldestro gli Aosta. E’ una ragazzina che fa teatro e non ha la benché minima cultura politica per sua stessa ammissione La regalità in lei è pari allo zero. Cosa ne pensa?     Giulia Sentini

Non ne penso nulla perché ho cose più serie a cui pensare: la pace, la guerra, l’Iran, Israele  ecc. Come viva la prinicipessa non può interessarmi di meno.
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Dopo il referendum
La sconfitta al referendum ha provocato conseguenze nel governo e nei partiti di maggioranza che hanno deluso gli elettori. Le interferenze dei figli di Berlusconi  nel partito di FI per “rilanciarlo”, hanno creato forti critiche. Tajani ha dimostrato capacità indiscutibili , meno come ministro degli esteri. Chi ha sbagliato le strategie per il referendum è stato invece  tranquillamente al suo posto. L’unico a brillare per lucidità è stato il ministro Pichetto Fratin che di fronte alla crisi energetica ha colto la palla al balzo per invitare le Camere a decidere sul nucleare , unica prospettiva reale di sviluppo dopo la follia del referendum che interruppe persino la ricerca nucleare in Italia. Pichetto ha mantenuto la lucidità del piemontese con i piedi per terra. Peccato che la mente calda accompagnata magari da un cuore freddo di altri abbia dato uno spettacolo deprimente e abbia riportato in attività vecchie cariatidi abituate a saltellare da un partito all’altro. Sono errori che si pagano.    Franco Fedeli
Gilberto Pichetto
Lascio perdere le polemiche perchè sono errori non più rimediabili, prendo della sua lettera la parte positiva: il comportamento del ministro Pichetto che sicuramente è il migliore ministro del governo attuale che affronta con silenziosa, tenace serietà, tutta piemontese, i problemi. Oggi ci vorrebbero tanti Pichetto.
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Assolto Saviano che definì Salvini “ministro della malavita”
Vorrei capire da uno storico come lei perché un grave insulto da parte di Saviano non ha avuto una sanzione penale. Saviano è stato assolto. Mi sembra aberrante.
Francy Giglio
L’espressione “ministro della malavita” risale a Salvemini che così definì Giovanni  Giolitti. Salvemini riconobbe l’errore tanti anni dopo. All’epoca Giolitti ignorò il libretto di Salvemini che non ebbe nessuna diffusione. Se Giolitti avesse querelato avrebbe dato visibilità alle fandonie di Salvemini.  E’ proprio questo precedente ad aver  portato il giudice all’assoluzione di Saviano che avrebbe adattato il giudizio salveminiano a Salvini, anche se tra Giolitti e Salvini c’è una bella differenza e soprattutto è vistosa la diversità tra Salvemini, comunque un  grande storico malgrado i focosi estremismi occasionali, e Saviano.

Guerri e Collodi

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli italiani a Gardone, si sta dedicando al rilancio della Fondazione Collodi con lo stesso entusiasmo che  da molti anni pone nella Fondazione del Vittoriale. Collodi e “Pinocchio” sono espressione importante di quella che Asor Rosa definì l’ “Italia bambina”del post – Risorgimento. Già Benedetto Croce colse la grandezza del libro che non era una semplice  fiaba  per l’infanzia.  Collodi ha contribuito a fare  gli Italiani, a dare loro una coscienza civile  che mancava perché il decennio cavouriano aveva troppo in fretta creato, quasi miracolosamente, lo Stato italiano ma non poté pensare al dopo Unità. La morte di Cavour impedì di proseguire nel disegno originario. La nuova Italia nacque senz’anima o con poche e contrastanti anime.  Il tuttologo   B a r b e r o    che parla, scrive e motteggia dalla preistoria ai nostri giorni,  si è permesso di demolire in poche frasi, senza alcun  senso storico, Collodi.  In questo disgraziato Paese ci sono i Guerri che costruiscono e  i   B a r b e r o    che distruggono.  I primi però  sono destinati a prevalere sui secondi. Chi è nato nelle terre delle risaie vercellesi  resta prigioniero di un inverosimile successo che solo un errore di Piero Angela gli ha consentito di conseguire.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Oltre un milione di voti musulmani – Marco Pannella Ministro degli Esteri? – Lettere

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Oltre un milione di voti musulmani
Stando una ad una affermazione di autorevoli esponenti della Comunità islamica italiana, circa un milione duecentomila islamici residenti nel nostro Paese hanno votato nel referendum sulla Giustizia. C’è da rallegrarsi per la partecipazione alla vita politica del paese di cui sono diventati cittadini, in forte  controtendenza con l’assenteismo dal voto di troppi nostri altri  concittadini. Molti islamici hanno scoperto la democrazia in Italia perché nei loro paesi di origine essa non c’è o è molto fragile ed apparente.
La democrazia, insegnava Calamandrei, è partecipazione e gli islamici italiani hanno appreso la sua lezione. In futuro bisognerà considerare che la minoranza islamica residente in Italia può contare su un numero considerevole di voti che può fare la differenza. E’certo che chi è stato dalla parte della Palestina contro Israele potrà contare su un consenso che appare scontato.
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Marco Pannella Ministro degli Esteri?
Oggi aprirò alla Fondazione de Fonseca di Torino  la prima  manifestazione italiana  per  il decennale della morte di Marco  Pannella. Suscita in me una forte emozione riandare al giorno in cui ,appresa della sua morte, feci fermare il taxi a Roma per lasciare un fiore in via della Panetteria dove abitava Pannella. Ricorderò soprattutto il liberale Pannella che ci porta a riandare al primo Pannella pannunziano eretico  e all’ultimo Pannella che aveva ripreso i temi della giovinezza liberale,  rivivendoli nella vecchiaia. Una delle ragioni di un Pannella sempre giovane è proprio questo riandare alle origini, persino a Benedetto Croce.
Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni

 

Come era lontano l’ultimo Pannella da Emma Bonino  sempre più ministeriale e contigua al Pd. Ho conosciuto Sergio  Rovasio, stretto e fedelissimo collaboratore di Pannella, e tra di noi è nata un’amicizia nutrita di stima reciproca. Non anticipo cosa dirò oggi al convegno su Pannella. Eviterò di parlare di me  commemorandolo, come di spesso accade a chi accetta certi ruoli. Cercherò di fare una riflessione sull’assenza di Pannella in questi dieci anni, un’assenza che certifica anche  la progressiva pochezza dei politici di oggi. In un frangente terribile come quello che viviamo, cosa potrebbe fare  oggi Pannella ministro degli Esteri? E’ un interrogativo che credo abbia i suoi fondamenti perché Marco ha saputo intrattenere relazioni internazionali che sono andate molto oltre al fatto di essere stato un parlamentare europeo fuori ordinanza.
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Patty Pravo
Domenica andrò al Colosseo a rivedere Patty Pravo un idolo della mia giovinezza. Ricordo un suo articolo di alcuni anni fa sul “Torinese “che mi sono riletto. Patty ha 78 anni. Temo di restare deluso.   Gino Ravera
Io non andrei al Colosseo perché mi sembra un revival inutile, anzi dannoso. Patty Pravo non c’è più da molti anni, anche se dicono non abbia abbandonato la vita un po’ sregolata di sempre. Conviene tenerci il ricordo della Patty conosciuta al Piper di via XX settembre. Andare a sentirla sarà triste anche per i suoi fans invecchiati e magari pieni di acciacchi. Al massimo mettiamo un disco, chiudiamo gli occhi e sognamo di tornare giovani.
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Fratelli d’Italia
Pensavo il partito “Fratelli d’Italia” anche in Piemonte un partito unito, invece ci sono forti personalismi e conflitti di potere. Una delusione,  anche se già nel MSI dopo la morte di Tullio Abelli ci furono divisioni abbastanza forti. Io sono un elettore di destra da sempre e soffro per queste lotte intestine che indeboliscono il partito.      Virgilio Facci
Non seguo le vicende interne  dei partiti a livello locale e non so dirle. Potrei riprendere i pettegolezz , ma  non lo ritengo degno di questa rubrica. Certo la vicenda dell’ex sottosegretario alla Giustizia è demoralizzante, a voler essere gentili. Rientra nella mancata selezione della classe politica e della velocissima crescita di Fratelli d’Italia che non ha consentito adeguate selezioni. Ma questo riguarda tutti i partiti che stentano ad esprimere una classe dirigente all’altezza perché prevalgono i nominati.Un’eredita’ nefasta della legge elettorale voluta da Calderoli.
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Umberto di Savoia sepolto a Racconigi?
Un venerando  sacerdote di  Racconigi intervistato da “La stampa” in modo irrispettoso per la memoria dell’ultimo Re d’ Italia, propone che Umberto II venga sepolto a Racconigi dove nacque nel 1904. Alcuni politici si dicono d’accordo, vedendo anche un risvolto turistico per Racconigi. Uno scoop davvero  fuori posto. Il Re Umberto merita il Pantheon. Non è vero che desiderava essere sepolto a Racconigi. La parola deve passare al capo della Casa di Savoia il Duca Aimone d’Aosta       Vittorio Rovati
Re Umberto II

 

Conosco quel sacerdote, il canonico Troya,  andai come storico  a ricordare il Re Umberto nel 2023,  su invito del “Regina Elena”, nella cappella reale a Racconigi dove il Principe di Piemonte venne battezzato. Il rettore della Cappella è persona degna di fede. L’intervista non è onesta nei suoi confronti. Credo anch’io che a dare una risposta eventuale debba essere il Capo di Casa Savoia, ammesso che la notizia della “Stampa” meriti attenzione. Io ho qualche dubbio in proposito. Concordo con il lettore.

Una deputata europea molto speciale

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

Benedetta  S c u d e r i   è  una giovane deputata europea  di Verdi – sinistra italiana che è stata quasi offuscata da Ilaria  S a l i s, maestra insuperabile  di estremismo non solo verbale. La   S c u d e r i   è un’estremista fortunatamente  solo a parole, ma è una donna ansiosa ed ansiogena  da evitare assolutamente come un male inquietante che ti blocca il pensiero, come una specie di donna angelicata del nuovo millennio.  Rete 4 ce la impone spesso come commentatrice di politica estera.  Ascoltandola, mentre parla a macchinetta, da’ l’idea di essere una “sempliciotta” e invece è laureata in Legge a Roma Tre  ed ha conseguito parecchi master, per quel che i master oggi  possano valere.  Su temi seri, anzi drammatici,  come la guerra, Gaza, Israele, l’Iran,  Trump, sentenzia come fosse un libro stampato, anzi un libretto rosso maoista  del secolo scorso. Schematizza,  semplifica la complessità della guerra cercando di imporre in modo a volte esagitato un pacifismo fuori dalla realtà. Pannella, il non violento, non l’avrebbe sopportata: una specie di suor Marisa Galli che da radicale divento’ comunista. Ascoltandola si finisce di rivalutare Trump. Sembra impossibile, ma è così .

Quando parla, quasi non respira perché la foga tribunizia la divora.  Sembra una Teresa Noce rediviva che perfino il marito Luigi Longo non riuscì più a tollerare.
Forse non sa neppure chi sia stato,  ma ricorda gli allievi – modello di Zdanov  che fu l’ispiratore culturale dello stalinismo.
Forse non se ne rende conto, ma sta mettendo indietro le lancette della storia. L’Europa è a pezzi, ma una deputata così appare un fenomeno tipicamente italico,  mediterraneo di chi non guarda alle Alpi, ma all’Africa, come diceva Ugo La Malfa. Quando penso che ho conosciuto deputati europei come Rosario Romeo, Enzo Bettiza, Jas Gawronski,  lei mi  fa venire in mente solo Giulietto Chiesa, il filo sovietico bigotto  che sostituì Occhetto a Bruxelles.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Vittorio Messori – Andar avanti – Il Piano energetico – I ninnoli – Lettere

Vittorio Messori
E’ mancato a 84 anni l’amico Vittorio Messori. Ci sarà tempo e modo di ricordarlo. Cito solo  un suo pensiero fulminante sui “cattolici adulti” di Prodi, definiti una contraddizione in termini rispetto al Vangelo che invita a mantenere il candore dei bambini, i soli che entreranno nel Regno dei cieli. Messori aveva letto Machiavelli e conosceva le leggi ferree della politica, ma aveva mantenuto l’animo  che voleva  Gesù. E’ morto il venerdì santo, ma  le sue idee non sono destinate all’oblio del sepolcro più o meno imbiancato. Resteranno vive.
Andar avanti
Bisogna che il Governo esca dal trauma provocato dal referendum e da una cattiva gestione della campagna elettorale. Un rilancio con la legge elettorale sarebbe un passo falso. Meloni deve andare in Parlamento, magari dopo aver fatto un rimpastino, anche eliminando Urso come ministro poco capace e rivolgersi agli italiani con un programma che vada oltre la fine della legislatura e ipotechi anche l’altra, offrendo agli Italiani riforme che incidano sull’economia e precisi la posizione italiana in Europa e con gli USA. Il periodo tragico di guerra non favorisce, ma la Nazione italiana deve recuperare la sua dignità in un quadro europeo sempre più sfilacciato. Un governo di centro – destra  non può andare a rimorchio. Certo con moderazione ed equilibrio, ma l’Europa si salva solo con le Nazioni. Gli Stati Uniti d’Europa, appunto, il federalismo europeo, che parte dalle Nazioni storiche.
Questa era anche l’idea dei Padri dell’idea di Europa. Via l’idea oggi impraticabile della repubblica presidenziale o semi presidenziale, distrutte da Trump e da Macron. L’economia italiana deve essere al centro di un nuovo programma che non veda nel solo Giorgetti, il deus ex machina della ragioniera. Bisogna aprire gli orizzonti, eliminare la paura di perdere. Essere più liberali è indispensabile. Non il falso liberalismo, ma quello vero. Il Governo deve ridare fiducia al Paese, rivolgendosi ad esso come ,ad  esempio , sapeva fare De Gaulle o De Gasperi. Nei prossimi giorni il Governo si giocherà il suo  futuro. Stanno rimettendo in piedi la gioiosa macchina da guerra debellata da Berlusconi. Bisogna agire anche a tutela della libertà che una parte della minoranza oggi vuole conculcare, affiancandosi a Landini e all’estrema sinistra. Va messo in condizioni di non nuocere il rozzo generale – scrittore che fa votare contro il governo. Non chiacchiere, ma progetti che ridiano modernità all’Italia, passando dalle infrastrutture e dai servizi, per passare ad un progetto reale volto a sconfiggere la decrescita democratica e ripristinare il valore della famiglia  fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Basta ai finti diritti che sono solo desideri edonistici. Basta ad una scuola in cui la violenza prevale e l’irrazionalità sta distruggendo quel poco che era rimasto dopo l’eterno ‘68. La generazione Z va rimessa al suo posto e i ragazzini della maranza vanno messi in condizione di non nuocere.  La migrazione illegale va fermata, dando opportunità di integrazione a chi  viene a lavorare, non a delinquere.
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Il Piano energetico
La guerra ha messo in evidenza in modo del tutto inoppugnabile  la fragilità dell’ Italia sul piano energetico. Il Governo deve mettere a frutto il grande lavoro realizzato dal ministro Pichetto Fratin, uno dei migliori e più seri ministri dell’attuale Governo, e procedere a dare attuazione ad un piano energetico che reintroduca il nucleare sicuro.
Gilberto Pichetto

 

Sul nucleare siamo vittime della demagogia verde – rossa che portò ad un referendum suicida fondato sull’ allarmismo. Il piano energetico deve dare il via  nei tempi più rapidi al Nucleare senza accantonare le energie rinnovabili oggi  del tutto insufficienti e inadeguate. Acquistare energia dalle centrali nucleari altrui appare oggi un vera e propria follia. E pensare all’energia eolica e solare, senza il nucleare, resta un’utopia e  si rivela un inganno.
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I ninnoli
Nella sua casa di Parella dove abitò Giacosa, Nina Ruffini si era trasferita negli ultimi anni della sua vita, portandosi da Roma i ninnoli che avevano suscitato le ironie del radicale Angiolo Bandinelli che veniva considerato un piccolo “guastatore” quando andava nella casa, piena di ninnoli delicatissimi,  di Nina che era il capo della segreteria di Pannunzio al “Mondo”. Preciso: capo, non capa.  La Ruffini era una presenza molto importante al “Mondo”, una sorta di vestale laica. Arrigo Olivetti mi portò a conoscerla a Parella già nell’estate nel ‘69 dopo che l’anno prima alla presenza di Saragat presidente della Repubblica fondammo il Centro Pannunzio.
Avevo  così potuto vedere i suoi ninnoli sopravvissuti al trasloco da Roma. Oggi il concetto di ninnolo è quasi sconosciuto. Io nella mia casa di vacanza sono pieno di oggettini, spesso di nessun valore,  se non affettivo, che sono ricordi di vita e di viaggi nel mondo: da Bali a Moncalieri, dalla Cina a Bordighera, da Roma a Capri per non parlare delle amatissime Vienna, Venezia, Parigi, Londra. Ogni oggettino  è un ricordo di vita vissuta. In questi giorni mi è nata un’altra piccola angoscia: dove finiranno i miei  ninnoli dopo la mia morte? E’ solo una piccola angoscia perché le angosce oggi sono ben altre e riguardano la fine del mondo. I giovani nelle loro case squadrate dalla modernità che precipita a volte nel cattivo gusto, non credo abbiano dei ninnoli. La generazione Z in particolare irriderebbe i ninnoli come faceva Bandinelli che pure era una degna persona, amica di Pannella. Temo finiranno tutti o quasi nella spazzatura o da un rigattiere, ammesso che siano sopravvissuti.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La Famija Piemonteisa di Roma

Da vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere  in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso  metà dei soci.  Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto  rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione.     Lettera firmata

Enrico Morbelli
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Doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto perché questi problemi non si risolvono con lettere come la sua. Bisogna uscire allo scoperto. Da vecchio amico della Famija sono indignato per quanto leggo. Non sono piemontesi a Roma, ma persone che del vecchio Piemonte non hanno nulla. Va fatta una formale  diffida a convocare subito un’assemblea per eleggere le cariche con lo statuto vigente. E’ scorretto scrivere un nuovo statuto con valore retroattivo che snatura la Famija. Lo statuto verrà eventualmente  elaborato dal nuovo direttivo e votato da una assemblea ad hoc dopo il recupero almeno dei vecchi soci. Adesso è urgente nominare un nuovo presidente con le regole vigenti. Altrimenti rivolgetevi anche al Sindaco di Roma che dà i locali, segnalando la cosa. Se necessario fate un esposto. La Famija è troppo importante per rischiare di finire come già accadde con Zanone che pure non era uno sprovveduto , ma non si interessava dell’associazione e perse la sede prestigiosa che fu di Soleri e di Einaudi. Anche a Torino ci sono miopi nemici della Famija che vanno snidati. Avrete tutto il mio appoggio.
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Titoli e onorificenze
C’è un mercato di onorificenze e persino di titoli nobiliari in Italia davvero  incredibile. Piccoli borghesi arricchiti vogliono medaglie e stemmi per darsi un tono. 80 anni di Repubblica non sono bastati. Anche  attorno ai titoli sabaudi di Emanuele Filiberto si addensano ombre cupe. Circolano tanti soldi. Dicono per beneficenza. Sarà poi vero? Dovrebbero avere bilanci pubblici e trasparenti che non vedo sui siti.  Ing. Ines Scotti
Non so darle una risposta precisa. Posso dirle di un notevole disagio che si coglie in certi ambienti, specie se legati al Duca d’Aosta – figura di alto livello intellettuale e morale –  che non tollerano commistioni di denaro. L’esempio è l’altissima e nobile  figura di Re Umberto II.
Gli ordini dinastici fanno sicuramente beneficenza e a Torino restaurano la basilica Mauriziana di via Milano con l’aiuto della Fondazione dell’Ordine che finalmente e’ presieduta  da una donna competente e capace: Licia Mattioli. Questi bulletti con il titolo di cavaliere o addirittura grande ufficiale,  esibito in modo sfrontato e strafottente, assomigliano ai personaggi che il Foscolo definiva il volgo che “ha sepoltura nelle adulate  regge, già vivo e i stemmi unica laude “.
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Trump
Non si può stare nell ‘ambiguità’ su Trump. I liberali, i laici, i democratici, i conservatori veri devono dichiararsi senza ambiguità contro Trump. La Meloni è esitante e non rivela doti di statista, ma solo piccoli tatticismi molto miopi. Annella Robusti
Concordo con lei su un fatto: Trump ha distrutto il Partito repubblicano in America, anche se il Partito Democratico ha accumulato grosse colpe e molti deficit.Trump è un avventuriero che non è neppure machiavellico, ma soltanto un  improvvisato affarista che non sa quasi nulla di cosa sia la politica e uno Stato democratico. Trump ha distrutto il sogno americano. La presidente italiana rappresenta un’ Italia che conta poco e deve fare i conti con la realtà come qualunque altro premier, a partire da Giuseppi Conte. Non può scegliere i suoi interlocutori, ma deve accettarli senza lasciarsi condizionare troppo. Il diluvio universale ha ucciso le colombe della pace. Bisogna prenderne atto.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Buttafuoco, Bobbio e i comunisti – La consolazione – Zone rosse – Lettere

Buttafuoco, Bobbio e i comunisti

Debbo all’amico critico cinematografico Fabrizio Dividi che ha intervistato per il “ Corriere della sera “Pietrangelo Buttafuoco se ho avuto modo di tornare col ricordo all’intervista storica che Buttafuoco fece a Norberto Bobbio (ndr: nella foto di copertina a destra con il prof. Quaglieni) di cui sono stato amico per lunghi anni, fino poi ad emanciparmi in modo netto soprattutto rispetto alla cerchia di amici – discepoli -vestali del suo pensiero, diventato per colpa loro, via via, un dogma. Quella intervista di Buttafuoco resta una testimonianza importante che fa da spartiacque tra l’onestà intellettuale di Bobbio e il codazzo post azionista, anzi gramscianazionista, per dirla con Cofrancesco, dei suoi scudieri, alcuni dei quali sono diventati professori, ma non sono mai stati maestri. Sono gli stessi che volevano impedire l’intervista di Buttafuoco.

Pier Franco Quaglieni e Norberto Bobbio

Ricordo che in quell’occasione, anche se i nostri rapporti si erano “raffreddati“ da tempo, Bobbio volle sentire il mio parere sul fatto di concedere l’intervista nel corso della quale finì per ammettere il suo non antifascismo e la sua simpatia per il regime fino ai primi Anni Trenta. Bobbio dopo l’intervista per lui molto sofferta ,resa splendidamente da Buttafuoco con assoluta obiettività ,mi disse di essersi trovato a suo agio con Buttafuoco. Fu rilevato dopo l’intervista che Buttafuoco non gli fece la domanda più “ cattiva“, quella sulla eccessiva indulgenza verso il PCI di tanti azionisti. Chiederò a Buttafuoco di spiegarmi il perché si astenne dal porgli quella domanda. Quando io pubblicai una breve presentazione alla ripubblicazione di “Realtà del partito d’azione” di Augusto Monti che identificava nel 1945 il Pci nel nuovo partito liberale, Bobbio mi disse tutta la sua contrarietà a quell’opuscolo e alla sua ristampa perché avrebbe rafforzato l’idea del filo comunismo degli azionisti. In effetti tutti i gobettiani entrarono nel PCI e furono almeno compagni strada fedeli e ossequienti al partito. Bobbio che polemizzò con Togliatti negli Anni 50, in tempi successivi finì anche lui di cedere alle seduzioni del Pci. La biografia di Alberto Papuzzi, comunista tutto di un pezzo , dimostra il cedimento. Scegliere Papuzzi fu già di per sé un cedimento.

La consolazione
Ho visto in Tv l’ultima puntata della serie di “don Matteo“ che ha cambiato nome in don  Massimo.  Quella serie vecchia e nuova non mi ha mai interessato, ma l’ho seguita per evitare l’ennesimo, insopportabile  dibattito sul  referendum. Ad un certo punto mi ha colpito il verbo “consolare” una persona afflitta, detto da un maresciallo dei carabinieri. Era tanto tempo che non sentivo quella parola . Nella nostra vita edonistica e veloce in cui gli altri quasi non esistono , parlare di consolare qualcuno sa di antico. Mi fa pensare al Dio di Manzoni che atterra e consola. L’uomo d’oggi ha quasi cancellato l’idea di consolare. Consolare con le parole a volte non basta ed occorrerebbero i fatti.
Spesso ci chiudiamo in noi stessi, al massimo ci allarghiamo  al nostro stretto nucleo famigliare. Durante la mia lunga malattia  quasi nessuno ha tentato di consolarmi, forse pensando che non servisse ad alleviare il mio dolore. Ed io stesso devo ritornare al mio lontano passato per ricordare un qualche episodio in cui ho cercato di consolare qualcuno. Ed invece la parola cristiana -ma anche umana e laica-  ha una grande importanza ed aiuta a vivere e può in qualche modo ad alleviare il dolore. La Madonna Consolata, Consolatrice degli afflitti e’ rimasta nel Santuario che ritorna una volta all’anno nella solenne processione. Durante il Covid c’e’ stato chi è andato a pregare la Consolata, come i torinesi facevano nel passato in occasione delle guerre e delle pestilenze.
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Zone rosse
Un po’ in ritardo sono state stabilite 6 zone rosse a vigilanza rafforzata che riguardano quartieri come Vanchiglia, Barriera di Milano, Millefonti-Lingotto, Borgo San Pietro ed alcuni giardini come quello Sambuy di Porta Nuova. Il sindaco aveva richiesto rinforzi e li ha ottenuti. Non attendiamoci miracoli, perché la situazione è davvero degenerata come in tante zone delle città italiane del Nord e del Sud. L’immigrazione selvaggia ne è la causa maggiore, ma anche una parte di italiani ne è responsabile.
La mafia nigeriana si trova a competere e a volte a collaborare con la nostrana, ho letto su un giornale. Occorre prevenire prima ancora di reprimere. E ‘ un principio illiberale, lo so ben , ma in casi estremi occorrono estremi rimedi almeno momentanei . In alcuni quartieri vivere diventa pericoloso e difficile. I cittadini che pagano le tasse, hanno diritto di essere tutelati e va resa la vita impossibile ai delinquenti. Forse e’ un’utopia, ma le moderne tecnologie consentono di tentare un recupero di zone abbandonate per troppo tempo al loro destino da tanti governi.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Titoli cavallereschi
Come mai non ha scritto in rapporto all’articolo che Le ho mandato del “Fatto quotidiano” che accusa Emanuele Filiberto di Savoia di  “vendere” titoli cavallereschi dinastici vietati dalla legge italiana? Le accuse sono pesanti e forse qualche magistrato vorrà vederci chiaro. Il principe si è attorniato di persone inadatte,  rozze e arroganti, dei veri e propri cortigiani nel senso della “vil razza dannata” del “Rigoletto”.   Giusy Tittoni
Non ho scritto perché tanto tempo prima avevo già espresso con misura alcune delle cose scritte dal “Fatto” con la solita cattiveria.  Io non degno il”Fatto” neppure di uno sguardo, mai. Rispetto alle cose scritte da quel giornale, sarei solidale con il principe.

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Dopo il referendum
Il centro – destra appare in subbuglio se non atterrito dopo la sconfitta al referendum. Ha ragione il ministro Crosetto, Meloni ha sbagliato nel violare il principio del garantismo come già fece con un suo assessore piemontese liquidato dalla sera al mattino con toni un po’ fascisti. Agire così significa dar ragione ai giustizialisti del No. Filippo Faletti
Ho già scritto un pezzo sull’argomento. Il garantismo deve valere sempre e non a corrente alternata. Ha ragione Crosetto.
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Il governo Meloni
Riuscirà il governo a fare qualcosa nell’ultimo anno dopo il colpo subito dalla sconfitta referendaria? Io credo che tornerà a vincere la sinistra perché Meloni si è rivelata deludente e con lei tanti ministri incapaci. La sinistra ha uomini competenti e preparati che potranno essere utili al Paese in momenti drammatici come quelli voluti da Trump.   Francesca Azzolini
Palazzo Chigi, Roma

 

Non so prevedere il futuro, come fa l’ex ministro Martelli che dovrebbe stare zitto almeno per dignità con se stesso e il suo passato. Stando ai conduttori di Mediaset quasi tutti schierati contro il Governo, Meloni non arriverà alle elezioni. Un cupio dissolvi ingiustificabile. Il governo ha i suoi limiti, ma gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. Meloni deve rivolgersi al Paese in Parlamento o con un messaggio a reti unificate, facendo un appello contro il disfattismo che in momenti come questi non è moralmente lecito. Le tensioni provocate da Trump possono portare alla guerra e alla rovina. Per poter governare meglio, Meloni dovrebbe fare un rimpasto con gente tipo Giorgetti. Nulla di più. La sinistra è ancora ferma su temi divisivi. Aver vinto un referendum non significa avere la via spianata verso Palazzo Chigi. Le difficoltà a vincere della sinistra le vede persino Cazzullo.

Riflessioni sul referendum

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ho commentato a caldo le conseguenze immediate del referendum sulla giustizia, ma non avrei mai pensato il festeggiamento un po’ settario e quasi disinvoltamente sessantottino, dei magistrati di Napoli che per mezz’ora hanno messo da parte il loro ruolo istituzionale che hanno invece voluto difendere votando NO. Quel festino euforico, umanamente comprensibile, ha suscitato la critica coraggiosa del senatore Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte per un decennio. Ghigo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, presentandosi come cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza dello Stato. Giustamente ha fatto riferimento a quel riconoscimento che ebbe dal Presidente Ciampi, ribadendo la sua fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Con il suo stile sempre calmo ed equilibrato Ghigo ha a che chiesto l’intervento del Presidente a tutela di due minoranze: quei magistrati e quei cittadini che hanno votato SI’ che oggi vengono considerati dei reietti. In riferimento all’episodio napoletano, quasi un oraziano “Nunc est bibendum”, il senatore ricorda che la forma è anche sostanza, un richiamo importante. Il sommo giurista Mario Allara amava ricordarlo spesso ai suoi studenti.
Un effetto inaspettato dell’esito referendario e’ la richiesta di dimissioni immediate di un ministro e di un sottosegretario, nonché di una capo di gabinetto ministeriale. Sembra quasi un paradosso che la presidente abbia assunto una posizione “giustizialista”, dimenticandosi del diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Questo invito appare l’effetto primo sul governo: imporre le dimissioni senza condanne neppure di primo grado. Paolo Liguori, che ricordo denunciò le aberrazioni di “Mani pulite”, ha giustificato la Meloni, dicendo che desiderava “liberare il governo dalla zavorra“, anche se giustamente Giovanni Sallusti gli ha replicato che così saltavano i principi liberali che dovrebbero animare il centro – destra. Si tratta di temi degni di una riflessione pacata che vada oltre l’emotività del momento che però ai politici non dovrebbe essere concessa. Vedremo quali saranno gli effetti a medio e lungo termine di una sconfitta destinata a pesare, una sconfitta dovuta anche agli errori commessi dai sostenitori del SI’. Può sembrare quasi incredibile che il loquacissimo procuratore di Napoli sia stato silenzioso nel suo ufficio, mentre i suoi sottoposti festeggiavano la vittoria in modo tipicamente
partenopeo, nello spirito quasi di Piedigrotta.

PS  Meriterebbero anche una riflessione le dimissioni – non richieste dalla Meloni – della vicepresidente della Regione Piemonte che però resta assessore, mentre è accusata come il sottosegretario biellese, suo sodale in politica e sembra, stando ai giornali, anche in affari.

Quaglieni: Referendum, le riflessioni di uno storico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I risultati del referendum sulla giustizia ha visto un’ampia partecipazione al voto di  cittadini che rappresenta un fatto molto positivo, se si considera l’assenteismo che stava caratterizzando la democrazia italiana da molti anni. Un quesito apparentemente tecnico si è rivelato fortemente politico, forse esageratamente politico perché i due fronti in lizza lo hanno politicizzato anche in modo strumentale. La gente è andata al voto e la sinistra ha dimostrato una capacità di mobilitare le masse che la destra non ha mai avuto. Si è parlato di manipolazione della Costituzione e questo argomento ha fatto breccia. Il fronte del SI’, come già più volte avevo sommessamente evidenziato ,si è rivelato inadeguato nei suoi sostenitori, accettando tra le proprie file personaggi come Di Pietro e Malara. Certe espressioni estreme del ministro Nordio si sono rivelate controproducenti perché sono state il corrispettivo delle sparate del procuratore Gratteri. Il Si’ poteva far leva su valori liberali che non sono stati spiegati: quei valori sono stati lasciati in mano alla Fondazione Einaudi romana che ha organizzato una maratona di “smargiassi”  in piazza in cui hanno avuto spazio oves et boves indistintamente. Einaudi si è rigirato nella tomba. Ci sono stati sostenitori del No che hanno criminalizzato la riforma, dando l’impressione di una rinata egemonia politica che sembrava ridimensionata. E’ tornato in vetta l’antifascismo come fossimo tornati al 1945. Oggi ci troviamo di fronte ad un elettorato quasi  spaccato a metà. La stagione delle riforme appare archiviata sine die e la sconfitta del Sì avrà quasi sicuramente ripercussioni anche sul Governo. La situazione internazionale creata da Trump e i gravi contraccolpi economici derivati hanno giocato un ruolo anche  sul voto degli Italiani. In questo ultimo anno di legislatura sarà difficile predisporre una riforma elettorale che pareva sbagliata prima del referendum e oggi appare quasi impossibile da proporre, se non si vuole esasperare le divisioni del Paese. Parlare di premi di maggioranza a chi raggiunge il 40 per cento potrebbe essere considerato “golpismo” o qualcosa di molto simile. Si apre un anno difficile, tutto in salita con un’opposizione  galvanizzata dall’esito referendario. Essa non deve tuttavia illudersi perché un’aggregazione in nome del No non significa affatto la concretizzazione di una maggioranza capace di governare. Meloni dovrebbe cogliere l’occasione di un rimpasto  per sostituire ministri inadeguati e sottosegretari screditati. E’ indispensabile un tagliando al governo, se Meloni vuole sperare in un successo elettorale nel 2027. Tutto il Piemonte – salvo la provincia di Torino – ha votato per il Sì. Un dato che va meditato e studiato.

Foto: TorinoClick