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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Buttafuoco, Bobbio e i comunisti – La consolazione – Zone rosse – Lettere

Buttafuoco, Bobbio e i comunisti

Debbo all’amico critico cinematografico Fabrizio Dividi che ha intervistato per il “ Corriere della sera “Pietrangelo Buttafuoco se ho avuto modo di tornare col ricordo all’intervista storica che Buttafuoco fece a Norberto Bobbio (ndr: nella foto di copertina a destra con il prof. Quaglieni) di cui sono stato amico per lunghi anni, fino poi ad emanciparmi in modo netto soprattutto rispetto alla cerchia di amici – discepoli -vestali del suo pensiero, diventato per colpa loro, via via, un dogma. Quella intervista di Buttafuoco resta una testimonianza importante che fa da spartiacque tra l’onestà intellettuale di Bobbio e il codazzo post azionista, anzi gramscianazionista, per dirla con Cofrancesco, dei suoi scudieri, alcuni dei quali sono diventati professori, ma non sono mai stati maestri. Sono gli stessi che volevano impedire l’intervista di Buttafuoco.

Pier Franco Quaglieni e Norberto Bobbio

Ricordo che in quell’occasione, anche se i nostri rapporti si erano “raffreddati“ da tempo, Bobbio volle sentire il mio parere sul fatto di concedere l’intervista nel corso della quale finì per ammettere il suo non antifascismo e la sua simpatia per il regime fino ai primi Anni Trenta. Bobbio dopo l’intervista per lui molto sofferta ,resa splendidamente da Buttafuoco con assoluta obiettività ,mi disse di essersi trovato a suo agio con Buttafuoco. Fu rilevato dopo l’intervista che Buttafuoco non gli fece la domanda più “ cattiva“, quella sulla eccessiva indulgenza verso il PCI di tanti azionisti. Chiederò a Buttafuoco di spiegarmi il perché si astenne dal porgli quella domanda. Quando io pubblicai una breve presentazione alla ripubblicazione di “Realtà del partito d’azione” di Augusto Monti che identificava nel 1945 il Pci nel nuovo partito liberale, Bobbio mi disse tutta la sua contrarietà a quell’opuscolo e alla sua ristampa perché avrebbe rafforzato l’idea del filo comunismo degli azionisti. In effetti tutti i gobettiani entrarono nel PCI e furono almeno compagni strada fedeli e ossequienti al partito. Bobbio che polemizzò con Togliatti negli Anni 50, in tempi successivi finì anche lui di cedere alle seduzioni del Pci. La biografia di Alberto Papuzzi, comunista tutto di un pezzo , dimostra il cedimento. Scegliere Papuzzi fu già di per sé un cedimento.

La consolazione
Ho visto in Tv l’ultima puntata della serie di “don Matteo“ che ha cambiato nome in don  Massimo.  Quella serie vecchia e nuova non mi ha mai interessato, ma l’ho seguita per evitare l’ennesimo, insopportabile  dibattito sul  referendum. Ad un certo punto mi ha colpito il verbo “consolare” una persona afflitta, detto da un maresciallo dei carabinieri. Era tanto tempo che non sentivo quella parola . Nella nostra vita edonistica e veloce in cui gli altri quasi non esistono , parlare di consolare qualcuno sa di antico. Mi fa pensare al Dio di Manzoni che atterra e consola. L’uomo d’oggi ha quasi cancellato l’idea di consolare. Consolare con le parole a volte non basta ed occorrerebbero i fatti.
Spesso ci chiudiamo in noi stessi, al massimo ci allarghiamo  al nostro stretto nucleo famigliare. Durante la mia lunga malattia  quasi nessuno ha tentato di consolarmi, forse pensando che non servisse ad alleviare il mio dolore. Ed io stesso devo ritornare al mio lontano passato per ricordare un qualche episodio in cui ho cercato di consolare qualcuno. Ed invece la parola cristiana -ma anche umana e laica-  ha una grande importanza ed aiuta a vivere e può in qualche modo ad alleviare il dolore. La Madonna Consolata, Consolatrice degli afflitti e’ rimasta nel Santuario che ritorna una volta all’anno nella solenne processione. Durante il Covid c’e’ stato chi è andato a pregare la Consolata, come i torinesi facevano nel passato in occasione delle guerre e delle pestilenze.
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Zone rosse
Un po’ in ritardo sono state stabilite 6 zone rosse a vigilanza rafforzata che riguardano quartieri come Vanchiglia, Barriera di Milano, Millefonti-Lingotto, Borgo San Pietro ed alcuni giardini come quello Sambuy di Porta Nuova. Il sindaco aveva richiesto rinforzi e li ha ottenuti. Non attendiamoci miracoli, perché la situazione è davvero degenerata come in tante zone delle città italiane del Nord e del Sud. L’immigrazione selvaggia ne è la causa maggiore, ma anche una parte di italiani ne è responsabile.
La mafia nigeriana si trova a competere e a volte a collaborare con la nostrana, ho letto su un giornale. Occorre prevenire prima ancora di reprimere. E ‘ un principio illiberale, lo so ben , ma in casi estremi occorrono estremi rimedi almeno momentanei . In alcuni quartieri vivere diventa pericoloso e difficile. I cittadini che pagano le tasse, hanno diritto di essere tutelati e va resa la vita impossibile ai delinquenti. Forse e’ un’utopia, ma le moderne tecnologie consentono di tentare un recupero di zone abbandonate per troppo tempo al loro destino da tanti governi.
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Titoli cavallereschi
Come mai non ha scritto in rapporto all’articolo che Le ho mandato del “Fatto quotidiano” che accusa Emanuele Filiberto di Savoia di  “vendere” titoli cavallereschi dinastici vietati dalla legge italiana? Le accuse sono pesanti e forse qualche magistrato vorrà vederci chiaro. Il principe si è attorniato di persone inadatte,  rozze e arroganti, dei veri e propri cortigiani nel senso della “vil razza dannata” del “Rigoletto”.   Giusy Tittoni
Non ho scritto perché tanto tempo prima avevo già espresso con misura alcune delle cose scritte dal “Fatto” con la solita cattiveria.  Io non degno il”Fatto” neppure di uno sguardo, mai. Rispetto alle cose scritte da quel giornale, sarei solidale con il principe.

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Dopo il referendum
Il centro – destra appare in subbuglio se non atterrito dopo la sconfitta al referendum. Ha ragione il ministro Crosetto, Meloni ha sbagliato nel violare il principio del garantismo come già fece con un suo assessore piemontese liquidato dalla sera al mattino con toni un po’ fascisti. Agire così significa dar ragione ai giustizialisti del No. Filippo Faletti
Ho già scritto un pezzo sull’argomento. Il garantismo deve valere sempre e non a corrente alternata. Ha ragione Crosetto.
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Il governo Meloni
Riuscirà il governo a fare qualcosa nell’ultimo anno dopo il colpo subito dalla sconfitta referendaria? Io credo che tornerà a vincere la sinistra perché Meloni si è rivelata deludente e con lei tanti ministri incapaci. La sinistra ha uomini competenti e preparati che potranno essere utili al Paese in momenti drammatici come quelli voluti da Trump.   Francesca Azzolini
Palazzo Chigi, Roma

 

Non so prevedere il futuro, come fa l’ex ministro Martelli che dovrebbe stare zitto almeno per dignità con se stesso e il suo passato. Stando ai conduttori di Mediaset quasi tutti schierati contro il Governo, Meloni non arriverà alle elezioni. Un cupio dissolvi ingiustificabile. Il governo ha i suoi limiti, ma gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. Meloni deve rivolgersi al Paese in Parlamento o con un messaggio a reti unificate, facendo un appello contro il disfattismo che in momenti come questi non è moralmente lecito. Le tensioni provocate da Trump possono portare alla guerra e alla rovina. Per poter governare meglio, Meloni dovrebbe fare un rimpasto con gente tipo Giorgetti. Nulla di più. La sinistra è ancora ferma su temi divisivi. Aver vinto un referendum non significa avere la via spianata verso Palazzo Chigi. Le difficoltà a vincere della sinistra le vede persino Cazzullo.

Riflessioni sul referendum

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ho commentato a caldo le conseguenze immediate del referendum sulla giustizia, ma non avrei mai pensato il festeggiamento un po’ settario e quasi disinvoltamente sessantottino, dei magistrati di Napoli che per mezz’ora hanno messo da parte il loro ruolo istituzionale che hanno invece voluto difendere votando NO. Quel festino euforico, umanamente comprensibile, ha suscitato la critica coraggiosa del senatore Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte per un decennio. Ghigo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, presentandosi come cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza dello Stato. Giustamente ha fatto riferimento a quel riconoscimento che ebbe dal Presidente Ciampi, ribadendo la sua fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Con il suo stile sempre calmo ed equilibrato Ghigo ha a che chiesto l’intervento del Presidente a tutela di due minoranze: quei magistrati e quei cittadini che hanno votato SI’ che oggi vengono considerati dei reietti. In riferimento all’episodio napoletano, quasi un oraziano “Nunc est bibendum”, il senatore ricorda che la forma è anche sostanza, un richiamo importante. Il sommo giurista Mario Allara amava ricordarlo spesso ai suoi studenti.
Un effetto inaspettato dell’esito referendario e’ la richiesta di dimissioni immediate di un ministro e di un sottosegretario, nonché di una capo di gabinetto ministeriale. Sembra quasi un paradosso che la presidente abbia assunto una posizione “giustizialista”, dimenticandosi del diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Questo invito appare l’effetto primo sul governo: imporre le dimissioni senza condanne neppure di primo grado. Paolo Liguori, che ricordo denunciò le aberrazioni di “Mani pulite”, ha giustificato la Meloni, dicendo che desiderava “liberare il governo dalla zavorra“, anche se giustamente Giovanni Sallusti gli ha replicato che così saltavano i principi liberali che dovrebbero animare il centro – destra. Si tratta di temi degni di una riflessione pacata che vada oltre l’emotività del momento che però ai politici non dovrebbe essere concessa. Vedremo quali saranno gli effetti a medio e lungo termine di una sconfitta destinata a pesare, una sconfitta dovuta anche agli errori commessi dai sostenitori del SI’. Può sembrare quasi incredibile che il loquacissimo procuratore di Napoli sia stato silenzioso nel suo ufficio, mentre i suoi sottoposti festeggiavano la vittoria in modo tipicamente
partenopeo, nello spirito quasi di Piedigrotta.

PS  Meriterebbero anche una riflessione le dimissioni – non richieste dalla Meloni – della vicepresidente della Regione Piemonte che però resta assessore, mentre è accusata come il sottosegretario biellese, suo sodale in politica e sembra, stando ai giornali, anche in affari.

Quaglieni: Referendum, le riflessioni di uno storico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I risultati del referendum sulla giustizia ha visto un’ampia partecipazione al voto di  cittadini che rappresenta un fatto molto positivo, se si considera l’assenteismo che stava caratterizzando la democrazia italiana da molti anni. Un quesito apparentemente tecnico si è rivelato fortemente politico, forse esageratamente politico perché i due fronti in lizza lo hanno politicizzato anche in modo strumentale. La gente è andata al voto e la sinistra ha dimostrato una capacità di mobilitare le masse che la destra non ha mai avuto. Si è parlato di manipolazione della Costituzione e questo argomento ha fatto breccia. Il fronte del SI’, come già più volte avevo sommessamente evidenziato ,si è rivelato inadeguato nei suoi sostenitori, accettando tra le proprie file personaggi come Di Pietro e Malara. Certe espressioni estreme del ministro Nordio si sono rivelate controproducenti perché sono state il corrispettivo delle sparate del procuratore Gratteri. Il Si’ poteva far leva su valori liberali che non sono stati spiegati: quei valori sono stati lasciati in mano alla Fondazione Einaudi romana che ha organizzato una maratona di “smargiassi”  in piazza in cui hanno avuto spazio oves et boves indistintamente. Einaudi si è rigirato nella tomba. Ci sono stati sostenitori del No che hanno criminalizzato la riforma, dando l’impressione di una rinata egemonia politica che sembrava ridimensionata. E’ tornato in vetta l’antifascismo come fossimo tornati al 1945. Oggi ci troviamo di fronte ad un elettorato quasi  spaccato a metà. La stagione delle riforme appare archiviata sine die e la sconfitta del Sì avrà quasi sicuramente ripercussioni anche sul Governo. La situazione internazionale creata da Trump e i gravi contraccolpi economici derivati hanno giocato un ruolo anche  sul voto degli Italiani. In questo ultimo anno di legislatura sarà difficile predisporre una riforma elettorale che pareva sbagliata prima del referendum e oggi appare quasi impossibile da proporre, se non si vuole esasperare le divisioni del Paese. Parlare di premi di maggioranza a chi raggiunge il 40 per cento potrebbe essere considerato “golpismo” o qualcosa di molto simile. Si apre un anno difficile, tutto in salita con un’opposizione  galvanizzata dall’esito referendario. Essa non deve tuttavia illudersi perché un’aggregazione in nome del No non significa affatto la concretizzazione di una maggioranza capace di governare. Meloni dovrebbe cogliere l’occasione di un rimpasto  per sostituire ministri inadeguati e sottosegretari screditati. E’ indispensabile un tagliando al governo, se Meloni vuole sperare in un successo elettorale nel 2027. Tutto il Piemonte – salvo la provincia di Torino – ha votato per il Sì. Un dato che va meditato e studiato.

Foto: TorinoClick

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Fallaci, Terzani e Trump – L’eterno dilemma dell’autonomia della Magistratura – “Dio distrugga Israele” – Lettere

Fallaci, Terzani e Trump
Pochi si sono ricordati dell’anniversario della morte di Oriana Fallaci , grande giornalista e donna coerente e coraggiosa mancata nel 2006. La sua “rabbia e l’orgoglio“ ha aiutato  molti a capire le radici profonde del terrorismo islamico e la necessità di non cedere alle minacce nei confronti dell’ Occidente.  Nessuno ha avuto il coraggio, salvo forse qualche estremista ignorante, di evocare il suo nome in riferimento a quanto sta accadendo in Iran dove gli Stati Uniti, per l’incapacità di Trump, si sono lasciati impelagare in una vicenda che difficilmente avrà un lieto fine di natura politica e potrà invece, quasi certamente, generare un’ immigrazione incontrollabile di profughi e determinare  pericoli reali di  terrorismo fanatico in Europa. Oriana che conobbi di persona, era una donna colta che da buona toscana amava Machiavelli. Una volta parlammo anche del Segretario fiorentino e del suo realismo politico coniugato all’utopia – allora – di liberare l’Italia dagli stranieri . Machiavelli analizzava l’essere, pur ipotizzando un dover essere.
Il suo “eroe”, il Duca Valentino fallì, anzi “ruinò ‘perché  manco’ di preveggenza.  Credo che Oriana viva sarebbe ferocemente contro il miliardario americano senza cultura politica che si rivela un farneticante che rischia la terza guerra mondiale senza neppure accorgersi. Certo lui non ha letto Machiavelli neppure in versione Wikipedia. L’altro giorno in Tv ho seguito un’interessante trasmissione dedicata ad un altro fiorentino, Tiziano  Terzani, che non mi  è mai stato simpatico soprattutto per le sue polemiche contro Oriana. Giustamente il prof. Cardini mise in evidenza che i due erano “faziosamente toscani senza moderazione alcuna”. Sono stato indotto ad approfondire le opere di Terzani che venne scoperto come giovane giornalista da Ferruccio  Parri all’ “Astrolabio”  (che fu concorrente del “ Mondo “ di Pannunzio), altro motivo che rafforza la mia scarsa simpatia per lui e per tutti gli ex azionisti finiti a fare i compagni di strada del PCI, se non i suoi “utili idioti“, come si diceva un tempo. Ma va detto che Terzani, uomo di sinistra, ebbe il coraggio di denunciare con totale fermezza i massacri in Cambogia e in Cina , rifiutando in blocco il sistema comunista che si rivelava “nemico dell’umanità“. Il suo anticomunismo nato direttamente sul campo e ‘ cosa apprezzabile perché constatato di persona, viaggiando , quindi senza deduzioni ideologiche. L’ultimo Terzani si impegnò fortemente per la pace, provvisto  di una cultura che andava ben oltre il fragile e pallido  pacifismo nostrano di Aldo Capitini e dei suoi seguaci. La pace per Terzani non era una chimera ideologica , ma rappresentava l’unica modalità di sopravvivenza dell’ umanità . Non dico cosa potrebbe dire di Trump Terzani, perché appare scontato il suo “disprezzo” (uso una parola a lui congeniale) per il presidente americano che gli sarebbe apparso un tragico clown che mette a repentaglio la vita di milioni di uomini, magari credendo di meritare il Nobel per la pace.
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L’eterno dilemma dell’autonomia della Magistratura
In Italia si discute da 80 anni dell’ autonomia e sulla indipendenza della magistratura , un argomento che genera i duelli all’ultimo sangue di questi giorni. E’ un eterno dilemma. Molti hanno fatto polemiche strampalate che rivelano la loro inesistente cultura giuridica anche solo  di base. Altri hanno dimostrato di non conoscere la storia. Tutti parlano e scrivono a ruota libera di temi che non conoscono. Solo così si spiega la confusione che si è generata e che non aiuta a capire un tema complesso eppure molto importante per una democrazia liberale o almeno non troppo illiberale. A far capire il problema dell’indipendenza della Magistratura intesa come potere autonomo  dello Stato  è l’episodio del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, il monarchico Pilotti, che all’apertura dell’anno giudiziario 1947 ignorò la presenza del capo provvisorio dello Stato De Nicola e  non fece  neppure un cenno del capo o un semplice riferimento a De Nicola e alla nascita della Repubblica del giugno 1946.
L’atteggiamento del procuratore Pilotti creò scandalo e suscitò un dibattito infuocato all’assemblea costituente al quale prese parte Piero Calamandrei che disse che quell’episodio lo induceva a non essere favorevole all’ “indipendenza  assoluta“ dei magistrati come non lo fu neppure  Togliatti che avrebbe  anzi voluto l’eleggibilità dei magistrati in nome della sovranità popolare. Calamandrei fu  per in ‘autonomia dei magistrati  temperata dal fatto che il presidente della Repubblica presiedesse il CSM che oltre ai togati doveva avere anche membri laici eletti dal Parlamento. I comunisti prevedevano inizialmente  un CSM sottoposto al ministero della Giustizia. L’episodio del procuratore Pilotti che offese, ignorandolo, il Capo dello Stato ,rende ancora oggi assai bene  l’idea  estrema di un magistrato del tutto autoreferenziale di cui c’è traccia assai eloquente anche oggi.  Il ministro comunista  della Giustizia Gullo, succeduto a Togliatti, rimosse Pilotti, ma lo nominò magistrato delle Acque con lo stesso grado e stipendio del Procuratore generale. Un episodio eloquente anche per la rimozione ricompensata con un incarico che Pilotti accettò di buon grado.
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“Dio distrugga Israele”
Ho dei  forti dubbi sulla politica e sulla guerra  di Netanyahu  che però non incrinano la mia storica vicinanza ad Israele, rinnegata da vergognosi  apostati come Anna Foa e Gad  Lerner, per non parlare di Moni Ovadia che non ho mai neppure seriamente considerato. Che adesso Il presidente Erdogan, un dittatore che fa parte della NATO ,chieda senza mezzi termini che sia Dio stesso a distruggere Israele, mi appare così mostruoso da farlo considerare un alleato dell’ Iran che vuole eliminare dalla faccia della terra Israele, come Hitler voleva eliminare il popolo ebreo. Questo antisemitismo va denunciato e combattuto. E’ quello che ha guidato i Pro Pal e i fessi d’oro che li hanno seguiti.
Trump è a sua volta un personaggio inaffidabile e inadeguato, iracondo e irrazionale, preda di una visione guerresca in cui la politica e la diplomazia sono bandite. Siamo in un mondo in cui prevalgono i violenti, gli irrazionalisti, i dittatori. Credo di dover  dire: Dio salvi il mondo e salvi i suoi abitanti dal disastro e dalla morte.
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Un piccolo oltraggio al grande Conte
Incuriosito dal suo ricordo di Maurizio Corgnati ho acquistato su una bancarella il libro del regista su Cavour che lei ha segnalato. Concordo sui contenuti e sul giudizio che lei ne dà, ma la veste editoriale è davvero pessima perché le fotografie delle lettere autografe di Cavour sono illeggibili. E si tratta di un libro  edito con un  contributo pubblico. La veste editoriale è approssimativa, direi casalinga. Capisco perché Lei ha scritto che Corgnati ha scelto male l’editore.
Filippo De Angeli
Ho ripreso in mano il libro ed è davvero scadente. Un piccolo oltraggio al grande Conte da parte di un editore che si vanta di difendere niente di meno che  la storia piemontese.
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Testimonial referendari
Cosa ne pensa di attori e cantanti che si pronunciano pubblicamente per il referendum? Mi sembra che la loro opinione non sia attendibile.      Tino Busi
Concordo sul fatto che attori e cantanti non siano molto ferrati sui temi giuridici, ma anche tanti politici non sono preparati. Forse non lo sono neppure tanti elettori,  ma queste sono le regole del suffragio universale. Non possiamo pesare i voti, ma dobbiamo limitarci a contarli. Certamente molti testimonial  non sono affidabili. Il problema è facilmente risolvibile. Basta non stare ad ascoltarli . Più problematico resta il voto di chi non sa. Ma anche il voto di chi sa non è di per sé così positivo. Non dovremmo mai dimenticare – senza pretendere di risolvere il problema – che molte dittature sono nate dal voto popolare. Per questo motivo esiste la democrazia delegata ai Parlamenti. Ma spesso nei Parlamenti siedono persone non preparate.  In passato anche cantanti ed  attori sono diventati onorevoli.

Perchè non ho condiviso le idee di Bossi

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Anche quando muore un politico, bisogna pensare che è morto un uomo con tutte le conseguenze umane che esso comporta, in primis il rispetto. Ma chi come me ha dedicato la vita allo studio del Risorgimento che ha amato e ama profondamente, non può provare sentimenti di lutto  politico, se non molto generico, per la morte di Umberto Bossi.  Io avrei potuto discutere con Miglio e con il mio amico Galli, come faccio da anni, ma la volgarità plebea di Bossi non poté mai interessarmi. Fu l’interprete di un secessionismo che non ebbe nulla in Comune con il federalismo di un Cattaneo nato per unire l’Italia, come ricordava Emilio Papa. Fu troppo demagogico, troppo amante della canottiera. Io non rinuncio quasi mai alla giacca e alla cravatta. Certo non si giudicano le persone per la canottiera o per la “gabina”, ma si incomincia a provare una certa  ripulsa quando c’è gente che vuole relegare il Tricolore nel gabinetto. Questo rivoluzionario a parole si è poi ammorbidito nell’esercizio del potere non sempre in modo limpido. I suoi collaboratori portarono il cappio in Parlamento – un atto infame -ma finirono poi di spartirsi il potere con tutti gli altri. Il pratone di Pontida divenne il pretesto di una scampagnata . La Lega di Salvini che nel 2015 andò sulle sue sponde a raccogliere in una ampolla le acque del Piave e non quelle del Po, è il simbolo di una Lega  molto diversa. Solo il razzismo implacabile fa da collante tra una e l’altra Lega, anche se la Bossi – Fini non ha neppure lontanamente risolto i problemi degli sbarchi . Salvini ha superato l’odio anti meridionale, una scelta antinazionale. Bossi rappresenta la II repubblica nei suoi aspetti meno significativi, per voler usare un eufemismo. Io per tante ragioni resto fermo alla prima Repubblica che ha garantito uomini capaci, pace e libertà a tutti i cittadini. Non seppe reagire al ‘68, ma seppe affrontare e piegare il terrorismo. Non ci sono atti politici significativi della II Repubblica  destinati a passare alla storia forse anche a causa della virulenza dell’ opposizione che ha bloccato le riforme. Berlusconi ne esce molto meglio perché comunque ha dimostrato un’inventiva politica indiscutibile, creando una alleanza politica destinata a durare. Bossi resta una figura secondaria con atteggiamenti contraddittori al di là della virulenza dei suoi linguaggi che potevano piacere ai semplici, ma di politico avevano molto poco.

Cosa accadde il 17 marzo 1861

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

Il 17 marzo è la giornata dell’ Unità nazionale, della bandiera e della Costituzione, una festività un po’ confusa che mescola realtà differenti e che non ha mai avuto seguito neppure nelle scuole.

E’ certo importante evitare di ridurre al 25 aprile e al 2 giugno le festività nazionali, ma in realtà la festa dell’Unità nazionale è il 4 novembre, quando con Trento e Trieste si completò il Risorgimento. Il 17 marzo 1861 non si realizzò l’ Unità nazionale perché mancavano ancora  il Veneto e Roma capitale,ma  nacque il Regno d’ Italia o, se non vi piace il Regno, l’idea di Nazione, formatasi nei secoli, divenne Stato unitario.

Croce parlò di “Sorgimento” come un unicum nella storia italiana. “La giornata della Costituzione non c’entra nulla, anche se la Costituzione repubblicana fu un approdo importantissimo e resta la nostra magna charta.

Approfittando degli studiati silenzi attorno al 17 marzo il principe Emanuele Filiberto ne ha approfittato per rivendicare a Casa Savoia il merito esclusivo del Risorgimento. Il Principe, prima di avventurarsi nelle sabbie mobili della storia  dovrebbe studiarla. Suo padre Vittorio Emanuele mi disse una volta che sarebbe venuto volentieri a sentire le mie lezioni. Troppo onore. Non pretendo tanto dall’attuale  principe molto  autoreferenziale, ma a distanza lo invito a studiare l’opera immensa e decisiva del Conte di Cavour a cui si deve lo Stato unitario del 1861. Certo Vittorio Emanuele II ebbe un ruolo importante.  La Casa Savoia ebbe il merito con Carlo Alberto di porsi alla guida del movimento nazionale, ma  affermare l’esclusiva della Casa Savoia  rivela una  ignoranza storica che avrebbe fatto arrossire Umberto II che nel 1961 scrisse uno storico messaggio che rivelò la statura dell’ultimo re d’Italia.

Ieri, parlando di questi temi, ho cercato, insieme a Barbara Ronchi della Rocca, di rinverdire la memoria storica del Risorgimento che ebbe al centro Cavour e Mazzini : il realismo e l’utopia.  Ambedue importanti a forgiare la Nazione italiana.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il referendum al bivio –  Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela – Occhetto – Io sto con Buttafuoco – Un esempio unico – Lettere

Il referendum al bivio
Il referendum è uno strumento prezioso di democrazia. I Costituenti lo Inserirono nella Costituzione come via legittima per le modifiche costituzionali che non  avessero i due terzi del voto parlamentar, un obiettivo non raggiungibile facilmente. Oggi  del referendum si fa un uso politico strumentale in cui tutti dicono la loro, trasformandolo  in un referendum pro o contro Meloni. Sicuramente ci sono stati gravi  errori di alcuni Ministri che si sono gettati nella mischia in modo inopportuno, ma ci sono anche esponenti politici  di opposizione che, senza competenze giuridiche di nessun tipo, demonizzano il Governo per tentare di mandarlo a casa a furor di popolo.
Una cosa simile accadde con Renzi che si buttò anima e corpo nel referendum costituzionale che fu la sua fine politica. Lo schieramento contro Meloni è molto simile a quello antirenziano. Sarebbe il caso di “tornare a bomba”, come diceva Bertrando Spaventa, insigne statista del passato. Tornare cioè a discutere se votare SI’ o NO  in base al quesito referendario. Questa sarebbe maturità democratica come lo è anche la partecipazione al voto, che è un diritto e un dovere.
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 Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela
Alberto Angela ha pubblicato un libro di successo su Giulio Cesare e “la conquista della eternità”. Interessato da sempre alla figura di Cesare anche perché io stesso studioso del Cesarismo moderno, ho letto volentieri il libro, ben sapendo che Angela non è la storica Cracco Ruggini, ma un  semplice divulgatore. Ho letto il poderoso volume che a Natale era andato  esaurito nelle librerie, ma sono rimasto deluso perché esso si chiude con la conquista delle Gallie. La figura di Cesare  protagonista della guerra civile e della vittoria su Pompeo non viene affrontata nel libro. E neppure la storia degli oppositori di Cesare e dei suoi sicari.
Non parlare di Cesare che conquista il potere è un limite colossale in termini storiografici, a meno che Angela si riservi un secondo volume non annunciato. Il fenomeno storico del Cesarismo, che al dittatore romano si ispira(pensiamo, ad esempio, a Napoleone) non è neppure ipotizzato. Non si comprende perché Angela non abbia ridotto i particolari, a volte inutili, delle campagne galliche e abbia ignorato Cesare protagonista  della politica a Roma che pose fine alla Repubblica e divenne un  modello per l’autoritarismo successivo  a cui lo stesso Mussolini si ispirò. Cesare fu un autocrate carismatico a cui alcuni politici di oggi guardano senza sapere che cosa sia il Cesarismo perché sono piuttosto  ignoranti. Trump è un esempio classico. Ma Trump ama fare le guerre, senza saperle condurre e gestire come dimostrò di saper fare Cesare in Gallia e nella guerra civile. Fermarsi al Rubicone, come fa Angela, appare una scelta non spiegabile  che impedisce una adeguata conoscenza del condottiero e politico romano.
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Occhetto
Achille Occhetto ha compiuto 90 anni , ma quasi nessuno ha ricordato il suo compleanno. Ho letto la voce che lo riguarda  su Wikipedia ed ho notato con stupore  un curriculum che non corrisponde al vero. Si parla di un Ochetto con decenni di anticipo antisovietico, addirittura contrario all’invasione sovietica dell’Ungheria.
Bisogna dar atto ad Occhetto di aver posto  fine al PCI. Una scelta sicuramente importante, ma arrivata dopo la caduta del Muro di Berlino. Se Occhetto fosse stato davvero antisovietico, avrebbe dovuto trarre delle conclusioni sul Comunismo reale prima e non dopo il crollo del Muro. Dopo la fine della sua segreteria del PDS Occhetto si alleò  con Di Pietro. Suo compagno di strada fu un sovietico impenitente, quel Giulietto Chiesa che continuò a sentirsi un  comunista  orgoglioso. Occhetto si è rivelato non un leader , ma poco più che un funzionario di partito. Al confronto era tanto meglio di lui Togliatti, non a caso il Migliore.
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Io sto con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco è un vero intellettuale e uno scrittore di talento. Mi legano a lui il ricordo di Carlo Delcroix che diventa anche  protagonista di un suo romanzo. Nella polemica con il ministro Giuli sto dalla parte di Buttafuoco perché quest’ultimo difende una biennale di Venezia  libera da pregiudiziali politiche che debbono restare lontane dagli eventi culturali. Venezia è sempre stata un  crocevia di culture diverse e tale deve restare. Persino Trump invita ì calciatori iraniani negli USA! Gli accanimenti sono sempre insensati.
E il presidente Buttafuoco ancora una volta dimostra equilibrio. Bruciare i libri di Dostojeski o di Toltstoi appartiene a sub culture molto pericolose che vanno rifiutate totalmente  sempre. La Biennale non può escludere a priori nessuno. Questo è un elementare principio liberale. Neppure i nemici della libertà.
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Un esempio unico
Il dottor Paolo Damilano è stato candidato sindaco a Torino ed è il primo escluso al Parlamento europeo, ma è soprattutto un grande imprenditore che ha esteso il campo d’azione della sua  famiglia  in ambiti gastronomici di nicchia come il ristorante “Gramsci” (un nome di per sé  non attrattivo, anche se prende il nome dalla via, perché  Gramsci evoca tutto, salvo la convivialità spensierata che si cerca a tavola).
Damilano ha subito un furto con scasso allo storico caffè Zucca che ha fatto rinascere per la gioia dei torinesi che sanno cosa era Torino fino agli Anni 70/80: il Cucolo in via Roma, il Gran Giardino a Torino esposizioni, la Vecchia Lanterna in corso Re Umberto, i Due Lampioni in via Carlo Alberto, il Ferrero in corso Vittorio. Damilano è un benemerito della difesa della tradizione subalpina anche con il pastificio De Filippis che tiene alto il nome del corridore ciclista  e pastaio eccelso. Damilano, dicevo, ha avuto un furto che è finito sui giornali. Pur rincresciuto del danno, ha ricordato la drammatica insicurezza delle periferie torinesi. Un esempio unico di uomo pubblico –  èconsigliere comunale in carica –  che sa anteporre gli interessi della città a quelli suoi personali.
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Pannella
Ho letto il Suo pezzo sui referendum e su Pannella. Ha messo bene in evidenza l’equilibrio con cui Pannella affrontò il confronto. Io voglio ricordare la legge “Fortuna – Baslini”, una legge saggia  per un divorzio responsabile “non all’americana”, come si disse allora. C’erano 5 anni tra la separazione legale e il divorzio un limite che poi venne eliminato. Io usufruii della Legge e divorziai. I cinque anni mi parevano assurdi. Con il senno di poi devo riconoscere che quell’intervallo mi evitò almeno due matrimoni che sarebbero stati fallimentari. E vissi anche una nuova giovinezza libera che mi  ripagò di un matrimonio troppo precoce.  N. A.
Pubblico volentieri la lettera. I legislatori di allora erano avveduti. Chi volle far coincidere la separazione con il divorzio  fece una scelta che poteva anche essere logica perché i  cinque anni erano un’ intrusione nella vita privata discutibile. Ma il divorzio immediato ha portato a prendere sotto gamba il matrimonio. Oggi comunque è tutto superato perché i giovani convivono senza sposarsiUna scelta libera che spiega anche l’inverno demografico.  Si tratta di problemi difficili che meriterebbero una riflessione adeguata. Il calo dei matrimoni anche civili e il calo dei figli  sono due dati su cui bisognerebbe riflettere.
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La capo gabinetto
La capo gabinetto del ministro Nordio deve tacere e non può rilasciare dichiarazioni più o meno avventate  sul referendum. E’ inacettabile.  Vittorio Giulio Olivetti
Concordo con Lei. Nordio dovrebbe rimuoverla dal posto occupato. L’ imparzialità  della pubblica amministrazione è un un obbligo costituzionale.
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Minacce ai giornali
Le minacce del procuratore Gratteri (dopo il referendum faremo i conti)  appaiono surreali, inquisitorie. Se vere, sono molto preoccupanti del clima che stanno creando. Giuseppe Giglio
Condivido. Il procuratore di Napoli, come quello di  Vercelli , di Cuneo , di Canicattì dovrebbero avere atteggiamenti conformi al ruolo che ricoprono. Danno in pasto all’opinione pubblica un’idea sbagliata della Magistratura che in larghissima parte è diversa da Gratteri e anche da Palamara . La politica deve restare fuori dalle Aule di Giustizia.
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Un Piemonte scomparso
La seguo nella Sua rubrica da quando venne con Lorenzo Mondo a ricordare a Leini’ Carlo Casalegno nel centenario della nascita. Vorrei condividere con lei due ricordi: il ristorante “Scudo di Savoia” del prof. Bigio  mitico vicepreside dell’ istituto alberghiero di Torino. Era un apparente  modesto locale con una cucina però  davvero eccellente e di altissima qualità. E’ chiuso ormai da molti anni ed è un peccato perché in paese e nei dintorni non c’è più nulla di simile.Vorrei inoltre ricordare il suo amico Maurizio Corgnati (su cui lei scrisse un bellissimo ricordo) che curiosamente  pubblicizzava su una Tv privata una celebre – allora – macelleria. Il famoso  regista marito di Milva era anche un buongustaio, amico di Mario Soldati. Un Piemonte scomparso.  Gino Accati
Ha ragione: un Piemonte scomparso che i giovani non  immaginano neppure. Ricordo il grande Bigio con i suoi baffi. Il locale era pubblicizzato anche al cinema. La qualità della sua cucina altissima. Una volta invitai il cav. del lavoro Aldo  Bugnone che aveva la fabbrica a  Volpiano. Il grande imprenditore divenne un cliente abituale di Bigio. Senza il  suo proprietario il locale decadde in modo irrimediabile. Mi fa piacere che ricordi anche  Corgnati amico di Mario Soldati con cui giocava a scopa. Averlo conosciuto è stato  per me un  grande piacere. Era un uomo colto, aveva anche scritto un bel libro su Cavour, scegliendo l’editore sbagliato che non consentì al libro di decollare.  Il ricordare Cavour non è fuori luogo. Era il Piemonte del Risorgimento che riviveva anche a tavola. Non distante c è Agliè con il Castello dei Duchi di Genova  e la villa di Gozzano. Vicino ad Aglié c’è Cuceglio dove c’era un ottimo e rinomato ristorante.  Anche qui un altro mondo  finito. Spero non per sempre, anche se, come diceva mio padre, “non ho fiducia nei giovani d’oggi”. Spero ovviamente di sbagliare e attendo le prove contrarie al mio pessimismo.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: I 150 anni del “Corriere” e la crisi de “La Stampa” – Gli psicologi e la violenza sessuale – I formidabili Anni 50 – Lettere

I 150 anni del “Corriere” e la crisi de “La Stampa”
Sembra una coincidenza inopportuna quella di festeggiare “Il Corriere della sera“ in un momento difficile per “La Stampa” dovuto ad un editore che si è rivelato indegno di Frassati e di Agnelli e di Giovanni Giovannini. Il “Corriere“ ha avuto anche lui momenti difficili, ma Cairo al timone e dei buoni direttori hanno consentito al giornale di essere oggi il principale quotidiano italiano  come lo fu per tanti decenni in passato, a partire dal grande Albertini. “La stampa” deve le sue difficoltà anche ad un direttore come Giannini che ha spostato l’asse politico del quotidiano in modo del tutto sbagliato e repentino. Oggi il quotidiano di via Lugano con Malaguti direttore ha recuperato in termini di equilibrio e anche di lettori.
Ha una cronaca torinese fatta con cura e attenzione per la Città nelle sue diverse realtà. Stiamo tornando ai tempi di Ferruccio Borio. Oggi chi ama il pluralismo deve stare con i giornalisti, gli impiegati e i tipografi de “La Stampa“, abbindolati da un editore  che ha letteralmente distrutto il nome di Giovanni Agnelli per ciò che l’avvocato ha rappresentato anche nel campo dell’informazione. Abbandonare il giornale, vendendolo a chi gli dà più soldi è come considerare un giornale un quintale di patat . Una vergogna destinata a restare nella storia della città, della cultura e del giornalismo.
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Gli psicologi e la violenza sessuale
Gli psicologi, una categoria che non gode della mia stima perché la psicologia non è una  vera scienza, ritengono che solo il “consenso libero e attuale“ garantisca che non si tratti di stupro. Gli psicologi che dovrebbero capire gli aspetti intimi e psicologici appunto della sessualità, sdottoreggiano come fossero dei giuristi.
violenza domestica
La violenza sessuale va sempre combattuta con assoluta fermezza, ma con strumenti legislativi chiari che non lascino i margini interpretativi del  “consenso libero e attuale“ che può portare a condanne ingiuste o a sentenze facilmente appellabili. La formula “volontà contraria all’atto sessuale“ proposta in Senato risponde di più alla necessità di chiarezza e di realismo che sono le basi di una vera giustizia. Il giustizialismo è l’esatto contrario della Giustizia. Mi sto occupando in termini storici di Sibilla Aleramo, una femminista  d’avanguardia che ebbe molti amanti. Chissà cosa direbbe di certe femministe di oggi?
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I formidabili Anni 50
Sono tornato da Stratta in piazza San Carlo. Da bambino, dopo essere usciti dalla Messa a Santa Cristina, mio Padre ci portava a comprare le paste da Stratta tutte le domeniche. Era un rito nel rito. Andavamo in piazza San Carlo con un ‘Aurelia  fiammante che parcheggiavamo in piazza.  Le macchine parcheggiate erano poche. Davvero un altro mondo.
Sono tornato da Stratta e ho preso il loro classico bitter, un panino dolce imbottito di spuma di prosciutto – una squisitezza –  ed ho comprato un po’ delle loro pastiglie di zucchero multicolori. Prelibatezze davvero uniche. Uscendo, ho pensato alla guerra in Iran e alle follie di Trump e ho pensato con nostalgia agli Anni Cinquanta. C’è chi li definì oscuri, invece erano luminosi e pacifici. Resiste solo Stratta che era imparentato con Saragat e che continua a diffondere dolcezza.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Quando c’era il re
Mi sono trasferito dopo la pensione in Portogallo in un paese non distante da Cascais dove visse in esilio l’ultimo re d’Italia Umberto II. Ho avuto in dono queste tre fotografie che ritraggono villa Italia quando era abitata da Umberto  e lo stato di abbandono della villa successiva alla morte del re  e all’incuria  indecente degli eredi.  Aggiungo un’ istantanea del Re a Cascais. Adesso Villa Italia è un hotel dal nome suggestivo e forse un po’ troppo irridente: Grande Real Villa Italia  a 5 stelle. Fu per anni in stato di   abbandono, oggi la villa è rinata a nuova vita, ma è irriconoscibile.
Le scrivo perché lei ebbe il merito in passato di proporre che all’hotel Principe di Piemonte di Viareggio venisse apposta una fotografia di Umberto che fu Principe di Piemonte. E’ strano che gli eredi Savoia attuali trascurino il passato e rivendichino un futuro che non ci sarà.   E voglio anche protestare indignato – anche a nome della piccola comunità italiana portoghese –  per la vendita all’asta a Ginevra  delle storiche onorificenze che appartennero ad Umberto II.   Felice Sanfelice
Ringrazio per il pensiero gentile. Io non aggiungo altro alle sue parole. Ricordo con nostalgia,  quando nel 1961 mio Padre mi portò a Villa Italia a Cascais. Era il centenario dell’Unita’ d’Italia. Umberto era un grande uomo e un re che avrebbe regnato con dignità. Parti’ per evitare una guerra civile .Nel 1964 mio Padre mi portò al matrimonio del Duca d’Aosta Amedeo di Savoia, altra grande  figura.

Il ladruncolo informatico
Ho chiamato un tecnico non italiano per farmi vedere il pc. Si tratta di un mago nel suo campo, ma è stato anche un mago nel far sparire e portarsi a casa oggetti di valore che erano vicini al pc. Mi sono sentito tradito. Al ragazzo mi sentivo affezionato. Ma è mai possibile che noi anziani dobbiamo subire questi arbitrii senza fiatare, temendo altre ritorsioni? Questa è violenza vigliacca. Lettera firmata
Non subisca altri arbitrii  e violenze e denunci ai Carabinieri il furto in casa che è cosa ancora più indegna dello scippo in strada. Magari lo rispediscono nel suo paese, impedendogli di  continuare a nuocere.
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Legge elettorale sbagliata
Ho letto cosa ha scritto sulla nuova legge elettorale. Concordo sul fatto che il premio di maggioranza al 40 per cento è troppo basso specie se si tiene conto della bassa affluenza al voto. La legge truffa prevedeva nel 1953 il premio a chi avesse avuto il 51 per cento dei voti. Inoltre è sbagliato togliere i collegi uninominali e non prevedere le preferenze nel proporzionale. Una legge dove ha messo mano Calderoli non può essere una buona legge . Così come è, potrebbe far vincere il campo largo.   Vittorio Enzo  Laguzzi
Concordo con Lei. I legislatori della destra non eccellono . E non eccellono neppure quelli di sinistra. Un governo che vive sui decreti legge da molte legislature ha snaturato il potere legislativo del Parlamento che non scrive più leggi , ma pigia bottoni . Aveva ragione la presidente del senato Casellati.

Riflessioni impaurite sulla guerra

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La guerra all’Iran suscita forti perplessità e può far pensare che Trump sia  incapace di una strategia internazionale che sicuramente c’era quando si parlava di imperialismo americano, dimenticando quello russo. Oggi i due imperialismi  sono risorti in nuove forme. Gli Stati Uniti non perseguono più la Causa dell’Occidente anche se gli slogan possono portare a pensarlo ma scopi americani in senso stretto e miope. L’imperialismo russo ha ripreso vigore dopo il crollo sovietico, manifestandosi anche come erede della Grande Madre Russia degli Zar. Si dice, e sicuramente è vero, che l’ordine internazionale è sconvolto e che il diritto internazionale è stato calpestato. Peccato che alcuni si dimostrino difensori dell’ordine internazionale a corrente alternata.

La pace resta l’obiettivo prioritario di ogni civiltà non fondata sul dominio della guerra. I regimi democratici, di norma, si fondano sulla pace e perseguono la pace , ma non sono di per sé pacifisti. Quelli che citano solo le prime parole dell’articolo 11 della Costituzione, oltre a falsare il senso dell’articolo, sono eredi di quei “partigiani della pace” pronti a schierarsi con l’Urss in ogni circostanza in modo aprioristico.

Benedetto Croce

 

La guerra – diceva Croce – è un dato ineludibile della storia, ma certo questa constatazione terribile non significa giustificare la guerra che deve restare l’extrema ratio, ammesso che il ricorso alla forza abbia una ratio. In non tanti casi ha una giustificazione  politica, ma il ricorso alla guerra è uno dei dati più longevi e comuni della storia dell’umanità. Spesso la guerra viene giustificata da una frase erroneamente attribuita a Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. Nella guerra del ‘900 e del nuovo secolo il discorso è inquinato dalle vittime civili coinvolte , dalle città distrutte, da uno stravolgimento che rende interi Nazioni territori di guerra. E ciò a prescindere dalle guerre nucleari e dai pericoli rappresentati da bombardamenti che colpiscano siti nucleari, provocando conseguenze devastanti. Mi stupisco, leggendo o ascoltando  i commentatori che parlano della guerra con una  vivace freddezza che non è lucidità,  ma esigenza spettacolare di intrattenimento  televisivo e di propaganda politica. Di fronte alla crisi iraniana, per usare un termine che si rivela assolutamente  inadeguato, appare ancora più evidente la pochezza di tanti politici italiani ed europei  e non solo loro, ovviamente. E’ possibile giustificare i mezzi brutali adottati nella guerra attuale  in nome di un fine?

Innanzi tutto i fini di Trump non sono affatto chiari, ma soprattutto viene spontaneo domandarsi chi possa giustificare i fini. Non esistono autorità in grado di stabilirlo. L’Onu è finita miseramente e il Papa è un’autorità morale e religiosa. A volte però  ribaltare il discorso aiuta a capire o tentare di capire. Oggi non possiamo illuderci di poter prevedere nulla. I vecchi generali in pensione reclutati in veste di commentatori sono penosi come i politici che si muovono in modo maldestro e goffo. Dei provinciali nati e cresciuti in paesi e cittadine non  sono in grado di capire. Alcuni non sono riusciti neppure a laurearsi , anche se una laurea oggi non basta… Liberare l’Iran dal regime oppressivo che lo domina dal 1979 potrebbe essere un fine lecito . Difendere Israele può essere un altro fine condivisibile. Ma fare un deserto e chiamarlo pace è cosa molto diversa. E’ realtà  vecchia che vedeva perfino Tacito che apparteneva ad un popolo guerriero ed era un realista che ispirò dopo secoli il Tacitismo. I costi umani della guerra quasi mai possono essere giustificabili e la diplomazia resta la via da seguire. Ma purtroppo il Conte di Cavour non ha avuto eredi. E neppure Kissinger. Le mie riflessioni di oggi sono impaurite e provvisorie. Impaurite perché sono nato e vissuto in periodo di pace e non so come si viva o si muoia in periodo di guerra. E impaurite anche per la piccolezza degli uomini: ha ragione Trump quando dice che  i  Churchill non ci sono più.

Enzo Tortora, storia di un gentiluomo fuori ordinanza

IL COMMENTO Di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Spesso la rete “Nove” propone programmi che non mi piacciono o che addirittura ritengo totalmente di parte e quindi improponibili. Ma ieri sera la “Nove” ha offerto una serata entusiasmante e commovente che ha rievocato Enzo Tortora. Una trasmissione storica, destinata a restare, che costringerà a riflettere inevitabilmente anche sul prossimo referendum, anche se accostare la serata alle polemiche spicciole di Gratteri sarebbe un sacrilegio.

In essa risalta l’uomo di straordinario livello morale e di grande coraggio intellettuale, umano e civile. L’uomo televisivo diventa quasi secondario rispetto a chi seppe difendere il commissario Calabresi, ucciso dalla canea urlante di giornalisti e intellettuali che uscirono moralmente distrutti dalla firma a un infame manifesto di Camilla Cederna, che ebbe l’ardire di scrivere contro Tortora imputato, mentre contribuì ad armare la mano degli assassini di Calabresi. È il Tortora che affrontò i giudici a testa alta, come quando venne arrestato in diretta televisiva e ammanettato in modo incompatibile con un paese civile. La trasmissione, per pietà, non cita il PLI di Zanone che abbandonò il liberale Tortora nelle grinfie dei suoi accusatori, dimenticando la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione e le basi stesse della civiltà giuridica liberale, che venne invece difesa da Marco Pannella e dai radicali. Lo conobbi da liberale quando Enzo era consigliere nazionale di un PLI ormai solo preoccupato di tornare al governo, e lo rividi quando si candidò al Parlamento europeo, nel quale venne eletto nelle liste radicali. Condannato in modo che definire pazzesco non risulta un’esagerazione, Enzo si dimise da Strasburgo, rinunciando all’immunità parlamentare per difendersi nel processo. La sua vicenda giudiziaria, che grida ancora oggi vendetta, lo portò alla malattia e alla morte.

«Fu un gentiluomo fuori ordinanza, un uomo del Risorgimento nato in un secolo sbagliato», mi disse una volta Mario Soldati, che lo volle in un suo film oggi introvabile. Protagonista indiscussa della serata è stata la sua compagna, la senatrice Francesca Scopelliti, che ha dedicato la sua vita alla causa della giustizia nel ricordo indelebile di Enzo. Chi non avesse potuto vedere la trasmissione cerchi di recuperarla. Una parte della storia italiana è passata dal martirio non voluto di Tortora, che ebbe da un giorno all’altro la reputazione e l’onorabilità distrutte dalle accuse di pentiti destituite di ogni fondamento, come riconobbero i giudici di appello. Il sindaco di Torino Piero Fassino gli dedicò un ricordo nella toponomastica torinese che non può essere dimenticato. Il nome di Tortora avrebbe meritato di più, ma è importante che Torino lo ricordi come un cittadino esemplare dell’Italia civile.