IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.
Io resto fermo a Bruno Caccia, il magistrato martire del dovere che evitava le interviste e le ostentazioni politiche.
Adesso apprendo dal “Corriere della Sera” che il prode Scarpinato ha sostenuto che la Costituzione “non è di tutti”, contravvenendo allo spirito e alla lettera del testo del 1948, che risultò essere un compromesso alto tra posizioni in partenza divergenti. Certo, alla Costituente non ci furono i missini, ma essi già nel ’48 vennero eletti in Parlamento senza problemi di ordine costituzionale. Scarpinato riprende in modo rozzo l’idea dell’arco costituzionale di De Mita, che avrebbe dovuto escludere i missini, che invece crebbero in voti. De Mita diceva qualcosa di anticostituzionale, perché la Costituzione è una garanzia per tutti gli italiani. Salvo che in una norma transitoria, non fa mai riferimento al passato regime perché i Costituenti seppero guardare avanti a un nuovo modello di società democratica. Scarpinato elenca i delitti di mafia e le stragi attribuite ai neo-fascisti, ma, ad esempio – è il Corriere a ricordarlo – dimentica di citare il terrorismo rosso che ha insanguinato il Paese, uccidendo anche dei magistrati. Sarebbe interessante sapere se le Br sono fuori o dentro la Costituzione, visto che per Scarpinato essa “non è di tutti”.
In una visione democratica la Costituzione dovrebbe essere la legge di tutti senza eccezioni. Estremizzare il discorso porta inevitabilmente a ridurre la Carta a un documento di parte. La Carta ha garantito libertà e pace e solo le quasi inapplicate leggi Scelba e Mancino fecero da gendarme al neo-fascismo, che andava combattuto e va combattuto con la politica più che con le manette, usate in via preferenziale, se non esclusiva, dal fascismo. Lasciamo fuori la Costituzione dalle diatribe di parte. Essa merita rispetto e non può essere un richiamo elettorale come poteva essere Garibaldi nel 1948, che non portò fortuna a chi se ne appropriò come simbolo elettorale. Il fatto che il “Corriere” prenda posizione su questi temi mi pare cosa molto importante. Guai se la Costituzione diventasse un’arma politica devastante. Salterebbe lo Stato di diritto.





LETTERE








La Città metropolitana intitola oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti, le ventuno elette su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.

















