SOMMARIO: Il nuovo direttore de “La Stampa” – Un presidente della Repubblica deve essere il più possibile super partes – Lettere
Il nuovo direttore de “La Stampa”
Antonio Di Rosa è il nuovo direttore del quotidiano “La Stampa”, designato dalla nuova proprietà, che sicuramente sarà migliore di quella precedente, che ha solo collezionato insuccessi, distruggendo l’immagine industriale di Torino e dell’auto italiana.
Giovedì sera sono stato a Pollone a presentare un libro antologico su Luciana Frassati Gawronska, che scrisse anche un’importante storia della “Stampa”. Ho parlato a lungo di Alfredo Frassati, fondatore e direttore del quotidiano torinese. Alla fine ho voluto fare gli auguri al nuovo direttore dal paese di Frassati, dove andava a villeggiare Croce.
Il pubblico, molto numeroso, ha applaudito. Il suo primo editoriale, uscito il 2 luglio, appare diverso da quelli molto ideologici del predecessore. Emana un equilibrio di parole e di concetti che sono alla base della buona informazione.
Andranno in futuro aboliti o almeno modificati certi titoli ideologici imposti da Giannini e non cambiati da Malaguti, che vanno persino oltre il contenuto di certi articoli: dei veri e propri giudizi sommari, incompatibili con il desiderio dei lettori non militanti, che vorrebbero dal giornale soprattutto un’informazione equilibrata.
Il richiamarsi all’equilibrio di Mattarella è un’ottima manifestazione di intenti da parte del nuovo direttore.



LETTERE








La Città metropolitana intitola oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti, le ventuno elette su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.












Massimo G i l e t t i non è a mio parere un grande conduttore e spesso non ha dimostrato equilibrio, ma ha ricercato l’eccesso, nell’illusione del successo che forse non è mai arrivato come avrebbe sperato.






