SOMMARIO: Saragat – Il patentino – Adolfo Battaglia – Lettere
Saragat
Il fatto che agli esami di maturità 2026 sia stato proposto agli studenti il testo del discorso di inaugurazione dei lavori dell’Assemblea costituente da parte del suo presidente Giuseppe Saragat è un modo storico – non meramente celebrativo – per ricordare gli 80 anni della Repubblica. Saragat rappresentava il vertice di un’assemblea a cui era affidata la stesura della Carta costituzionale italiana. E Saragat fin da allora era una figura diversa da quella dei diversi leaders che animarono il dibattito del referendum istituzionale durante il quale si distinse per lo stile e la sobrietà. Offrire ai giovani la possibilità di leggere un testo di spessore storico è cosa molto positiva. Saragat venne demonizzato dal 1947 per la scissione socialista di Palazzo Barberini che consentì la nascita in Italia di un partito socialista democratico che riprendeva le idee di Matteotti.
Poi quel partito si impantanò nel clientelismo, ma la figura di Saragat, che fu eletto presidente della Repubblica nel 1964, è sempre stata quella di uno degli statisti più importanti della storia italiana. Che si offra ai giovani di scoprire un uomo come lui è un’ottima opportunità offerta a chi sicuramente non sa nulla su di lui perché la damnatio memoriae dei comunisti ha cancellato il suo nome. Solo il sindaco Piero Fassino consentì che il suo nome entrasse nella toponomastica torinese. Saragat fu molte volte eletto deputato e consigliere comunale a Torino, città a cui fu sempre molto legato perché vi nacque, ci visse e studiò.
Nella storia torinese del ’900 Saragat ha rappresentato uno degli esponenti politici più importanti che hanno qualcosa da dire anche oggi che le ideologie novecentesche sono tramontate. L’idea di una democrazia fondata soprattutto sui rapporti tra uomo e uomo, prima ancora che sui rapporti politici, appare di un’assoluta modernità. Verrà compresa dai giovani e dai meno giovani? Verrà compresa dagli studenti, ma anche da tanti professori che continuano ad indottrinare piuttosto che ad istruire ed educare – anche sotto il profilo civico – i loro studenti?
Il patentino
L’idea del patentino per accedere ai saloni del libro, condannata dalla presidente del Consiglio Meloni, rivela il livello infimo della polemica politica a cui siamo giunti. E rivela anche il grado di faziosità a cui si è arrivati. Senza entrare nel merito della polemica a cui non intendo partecipare, mi pare di poter dire che qualunque richiesta di dichiarare obbligatoriamente la propria fede politica per poter accedere ad un salone del libro sia di per sé non condivisibile. L’articolo 21 della Costituzione non lo consente. Ma soprattutto non dovrebbe consentirlo un altro fatto: accedere o non accedere ad un salone per un editore è semplicemente lavoro e non si può reintrodurre un’odiosa tessera del pane che è inconciliabile con il concetto stesso di democrazia. Il lavoro non può essere negato a nessuno in base alle sue idee politiche, per quanto aberranti. Pensando a Saragat che patì l’esilio e il carcere, credo di poter dire che mai avrebbe approvato un’idea così balzana.
Mi fa tornare alla mente certi studenti del liceo “Segre” di Torino che volevano, in anni fortunatamente lontani, impedire il diritto alla frequenza scolastica a dei loro colleghi considerati “neofascisti”. Il diritto al lavoro e il diritto allo studio deve avere la preminenza su ogni altra valutazione politica, confidando nella pacifica convivenza delle idee. La vera tolleranza, d’altra parte, la si dimostra verso le idee opposte alle proprie, ma solo a quelle diverse.
Adolfo Battaglia

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Mussolini collare dell’Annunziata
Vorrei ricordare che Vittorio Emanuele III, che nel libro del bisnipote Emanuele Filiberto viene considerato una vittima di Mussolini, lo nominò Cavaliere della Santissima Annunziata nel 1924, neppure due anni dopo la chiamata al governo. Il 1924 è l’anno dell’omicidio Matteotti e delle elezioni con brogli e violenze. Il Re premiò il futuro duce con la massima onorificenza sabauda che consentiva di considerarsi cugini del re. Tra il re e il duce correva buon sangue, anzi ottimo. Carlo Ottino

È questione della data del mese. Il Collare venne conferito nel marzo 1924, le elezioni si tennero nell’aprile e il rapimento di Matteotti nel giugno. Vittorio Emanuele voleva “premiare” Mussolini per aver risolto la questione di Fiume italiana. E gli diede il Collare che appartenne a Cavour. Aveva dato nel 1904 il Collare a Giolitti per la nascita del principe ereditario Umberto. Forse il futuro “Bolscevico dell’Annunziata” – come venne definito da Luigi Albertini, direttore del “Corriere della Sera” – avrebbe meritato quello di Cavour. Ma i problemi riguardanti i rapporti del re Vittorio con il duce sono molto più complessi e complicati di quanto scrive il lettore Ottino.
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La fine del Classico?
La Maturità classica 2026 esclude tra le discipline d’esame scritte ed orali il Greco. Un primo passo per eliminare il liceo Classico? Giusy Niccoli

Condivido i suoi dubbi. Il liceo classico di oggi non ha più nulla di quello che ho frequentato io o di quello dove ho insegnato in passato. È andato sempre di più smarrendo la sua identità storica gentiliana. Forse era inevitabile perché nulla è immutabile nella storia. Ma certo l’impronta della classicità si sta perdendo. Io ho battagliato per anni in difesa del Classico, suscitando più critiche che consensi. È prevalsa la logica secondo la quale il Greco e anche il Latino non servono a nulla. È un pregiudizio sbagliato, ma è diventata un’opinione prevalente. Il valore formativo degli studi classici è unico. Ma perché il discorso regga occorre che le due lingue classiche siano studiate seriamente. Quasi dappertutto non accade più. La scuola è stata sempre di più facilitata. Specie quella più difficile ed elitaria. Mi aspettavo un’inversione di tendenza da governi di centro-destra, ma la speranza è andata delusa. Oggi ripristinare la serietà di certi studi diventa quasi impossibile. Io sinceramente non ci spero più. I tempi di Concetto Marchesi che criticava i suoi compagni del partito comunista perché volevano abolire il Latino, sono finiti. Oppure magari, quando meno ce lo aspetteremo, ci sarà un nuovo Umanesimo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Non è così utopistico come magari a prima vista può sembrare. Dopo il Medio Evo ci può esserci una Rinascita.
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LETTERE 



Massimo G i l e t t i non è a mio parere un grande conduttore e spesso non ha dimostrato equilibrio, ma ha ricercato l’eccesso, nell’illusione del successo che forse non è mai arrivato come avrebbe sperato.














