IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .






LETTERE



All’età di 97 anni è morto a Roma Gennaro Sasso rinomato studioso di storia della filosofia e direttore per decenni dell’ istituto di studi storici fondato da Benedetto Croce a Napoli. Si potrebbe ripetere per lui il celebre Soliloquio di Croce: la vita intera è preparazione alla morte. Infatti lo studio assiduo e perfino smisurato ha riempito la sua vita. Fu allievo di Carlo Antoni e si laureò con una tesi su Machiavelli che ebbe correlatore Federico Chabod, grande studioso del Segretario fiorentino e direttore dell’ Istituto di studi storici di Napoli dove Sasso divenne borsista. Era presidente della Fondazione Giovanni Gentile ed a lui si deve un lavoro intenso per favorire uno studio non aprioristicamente divisivo di Gentile e Croce. Ho conosciuto e frequentato Sasso a Napoli e a Roma . Ritengo la sua opera il lavoro di un grande erudito che avrebbe desiderato oltrepassare con il suo pensiero Croce e Gentile che studiò a lungo, senza raggiungere l’obiettivo. Di sicuro interesse è la sua interpretazione di Machiavelli che vede nel suo totale rifiuto del Cristianesimo colpevole di aver cancellato i valori del mondo classico. Meno convincente è il fatto di averlo accostato agli Esistenzialisti per una visione sulla caducità che sarebbe comune: un accostamento forzato perché Machiavelli fu uomo del’ 500 e del Rinascimento, mentre l’esistenzialismo espresse la crisi profonda della società decadente del Novecento. Avemmo anche qualche discussione sui temi della laicità: lui sostenitore ferreo del laicismo, io formato alla scuola di Bobbio ma anche di Croce, laico, rispettoso di ogni fede e portato non solo a “dirsi cristiano , ma ad una fede depurata da ogni forma di intolleranza alla maniera di Tocqueville. Era un carattere malinconico e chiuso, direi quasi algido. Me lo disse Alda Croce prima ancora del nostro primo incontro avvenuto a Palazzo Filomarino a Napoli. Si occupò anche di studi danteschi che hanno interessato anche Cacciari. Vidi in lui il vecchio Azionismo“ che gli impedì di essere un liberale. Il Partito d’azione, tanto odiato da Croce, era destino che, dopo aver fulminato le figlie e il genero, dovesse restare di casa a palazzo Filomarino. Un azionismo meridionale alla De Ruggiero, vicino anche a Guido Calogero di cui aveva sposato la figlia, un azionismo per fortuna non gobettiano. Muore con lui un grande studioso che non divenne mai filosofo come invece Nicola Matteucci, cresciuto anche lui all’ Istituto di Napoli, ma subito aperto ad interessi e studi internazionali.














L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila Alpini rappresenta un’altra Italia che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.