SOMMARIO: Il governo di oggi – Occorre una svolta – Il bagnino di Andora – I gettoni – La festa dell’Unità – Lettere

Il governo di oggi
In un dibattito sul fascismo promosso dal “Fatto quotidiano” alcuni relatori negavano che ci stessimo avviando verso un nuovo fascismo, mentre altri sostenevano il contrario, denunciando l’arrivo di uno Stato autoritario. Oggi, se guardiamo senza il paraocchi ideologico, possiamo accusare di inefficienza il governo, ma certo non di fascismo. L’unica riforma realizzata è quella sulle autonomie regionali che rischia di riportare il Paese agli staterelli prerisorgimentali. Quindi nessun nazionalismo, ma semmai un leghismo vicino alla secessione di Bossi.

Il Premierato forte che doveva fare da contrappeso alla forza centrifuga del leghismo, finora non c’è stato e non ci sarà. La riforma della Giustizia è stata battuta dal referendum. Di quattro anni resta ben poco. Anche la politica estera appare incerta e senza una linea chiara. Mussolini sapeva governare meglio, magari eccedendo in maniera decisionista e dal 1926 in maniera totalitaria. Questo è un giudizio che discende dalla storia.
Occorre una svolta
Secondo molti osservatori politici l’ipotesi di battere il candidato del centro-sinistra Lo Russo alle elezioni comunali del prossimo anno diventa difficile. Non c’è una rosa di candidati, ma solo sotterranei dissensi nei confronti del candidato Marrone considerato troppo a destra per riuscire a raccogliere consensi tra i moderati del centro-destra. L’obiezione del troppo a destra può essere superata dalla presenza del partito di Vannacci, considerato un partito neo-fascista in piena regola. Le indecisioni e la reale mancanza di altri possibili candidati di prestigio rende fragile la coalizione.
Certamente Lo Russo ha le sue rogne con una giunta spostata decisamente a sinistra e con un’Appendino ferocemente ostile alla sua candidatura. Torino è sempre stata una piazza difficile per il centro-destra che non ha mai vinto. Neppure Raffaele Costa riuscì a battere Castellani e in altre occasioni la candidatura di un personaggio paracadutato come Buttiglione era già in partenza sconfitta. Forse l’unico capace di contendere il posto da Sindaco era Enzo Ghigo con dieci anni in Regione con ottimi risultati. Ma non volle candidarsi.
La politica piemontese è ad un punto morto. Occorrerebbe una svolta per non sfasciare il centro-destra che a Torino non ha mai convinto, salvo l’eccezione di Ghigo e di Cirio.
Il bagnino di Andora
Il bagnino di Andora Fabrizio Valente, morto nel salvataggio di bagnanti in pericolo va ricordato degnamente come esempio luminoso di altruismo portato fino al sacrificio della propria vita. Mi ricorda il giovane Mario Soldati che si gettò nelle acque del Po per salvare un coetaneo. Va proposto per lui un riconoscimento al Valor civile che in passato veniva concesso per atti simili. Il bagnino è intervenuto, malgrado la bandiera rossa indicasse il divieto di balneazione.
In questo contesto va ricordato l’atto di teppismo di alcuni maranza che hanno tentato di gettare in acqua un ottantenne. Un modo vile di mancanza di rispetto verso un uomo anziano.
I gettoni
Le circoscrizioni non mi hanno mai convinto. Sono trabiccoli costosi pieni di aspiranti politici che si fanno le ossa a spese della comunità, ottenendo, attraverso i gettoni delle commissioni, sempre molto numerose, un vero e proprio stipendio. Paolo Coccorese ha scritto un’inchiesta esemplare sul funzionamento delle Circoscrizioni veritiero ed allarmante che dovrebbe preoccupare il Comune e il Sindaco in primis.
La festa dell’Unità
Quella di quest’anno a livello torinese si rivela chiusa al dibattito e al confronto delle idee, escludendo a priori tutti i partiti e gli orientamenti non allineati al Pd.
Dopo gli incidenti dello scorso anno la festa risulta essere blindata. Neppure ai tempi del Pci la festa dell’Unità era così. Fui persino invitato io come relatore, ma era il Pci di Fassino e di Ardito, un altro mondo. Siamo tornati al Pd di Bersani un togliattiano mai pentito, senza possedere l’intelligenza e l’acume politico del Migliore.
L’on. Bonaccini ha accusato gli elettori di destra di non essere colti e di leggere poco. Possibile che Bonaccini non sappia che basta controllare su internet e sapere che lo stesso Bonaccini non è laureato? E‘ un diplomato, come diplomata e‘ la presidente Meloni. Come fa a sapere che gli elettori di destra non leggono o leggono poco? Come fa a dire che gli elettori di sinistra leggono molto? Sono affermazioni senza prove che rivelano la supponenza di Bonaccini il quale si ritiene autorizzato a dare i voti agli elettori, mentre saranno gli elettori a dare o non dare il proprio voto alla destra o alla sinistra.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
La nipote che avvelena lo zio
Ho letto della nipote che tentò di avvelenare lo zio, per averne l’eredità, usando i succhi di frutta.
E’ un segno dei tempi tempestosi che viviamo, della caduta dell’etica a livelli così bassi da farci pensare alla giungla selvaggia.
Anch’io ho nipoti, ma almeno questi mi ignorano e non mi considerano. Lo ritenevo un dolore, ma oggi lo sento quasi paradossalmente un privilegio perché i succhi di frutta li compro e li bevo in santa pace a casa mia. Vittorio C.

Concordo, ma non facciamo di un caso un paradigma di comportamento. Il caso è estremo e per fortuna è stato scoperto. C’è da augurarsi che la nipote paghi penalmente per il tentato omicidio.
Un nuovo partito monarchico
Ho letto su Internet di un nuovo partito monarchico che riecheggia nel nome quello che fu di Covelli, con l’approvazione del Principe Emanuele Filiberto che già si candidò senza successo al Parlamento europeo. Mi sembra un ulteriore errore che danneggia l’immagine stessa dei Savoia che dovrebbero restare super partes. Tra il resto lo scudo sabaudo nel simbolo di un partito è un oltraggio alla storia. Cosa ne pensa? Angelo Cipriani

Per quel che vale, sono nettamente contrario. Ad 80 anni del referendum del 1946 non ci sono le condizioni per fare un partito monarchico. Covelli si rivolgeva a milioni di elettori monarchici al referendum che oggi sono tutti morti. E’ uno sforzo inutile che porterà la dinastia a perdere quella superpartiticita’ che è l’unico vero discorso che giustifichi una simpatia monarchica. Tra il resto non dimentichiamo che il partito di Covelli fu obbligato a fondersi con il Msi per sopravvivere alla fine per mancanza di voti. I fondatori oggi appaiono perfetti sconosciuti e tali sono destinati a restare. L’unica ad avere ragion d’essere è l’UMI che nacque nel 1944 e che è apartitica.

Generali e governo
Nella storia d’Italia spicca il generale Luigi Pelloux, presidente del Consiglio che usò le armi contro i cittadini e tentò la svolta reazionaria di fine ‘800. Nel ‘900 spicca il maresciallo Badoglio (nella foto di copertina) responsabile della rotta di Caporetto e capo del governo dopo Mussolini che dal luglio a settembre 1943 dimostrò tutta la sua incompetenza politica. Non è solo in Italia che i generali in politica falliscono come Birindelli e prima di lui De Lorenzo. Pensiamo ai colonnelli greci e ai generali argentini, per non parlare del generalissimo Franco che fu un dittatore, non uno stupido. Stiamo attenti alle semplificazioni manichee e alle battute pronunciate come fossero cose serie. La democrazia va tutelata. E’ il primo bene della nostra vita.
Fu un evento indimenticabile; da allora a volte ci siamo tenuti in contatto in più occasioni col telefono e una volta, di recente, ci incontrammo di persona. Era interessato ad incontrare il principe Aimone d’Aosta che doveva venire al Lions di Torino nei giardini di Palazzo Reale per una mia conferenza sul Ramo Savoia – Aosta. Mi chiese notizie del prossimo ricordo della Regina Maria Vittoria, moglie del primo Duca d’Aosta e Re di Spagna. Parlando mi disse “Fa bene a ricordare i Savoia Aosta perché è l’ultima nostra speranza“. Disse anche altro che in questa occasione evito di scrivere. Fu un uomo lineare e intransigente che si interessò anche al ritorno in Italia degli ultimi reali che avrebbe voluto veder sepolti a Racconigi, un’idea non priva di interesse.


Pensiamo a due luoghi liguri vicini: Alassio e Albenga. Alassio è una città, Albenga un paesone che non sa valorizzare neppure il suo centro storico. Il primo ha alberghi di rango, il secondo ha campeggi quasi senza alberghi. L’eleganza è ad Alassio, i pacchiani con la canottiera alla Bossi si danno appuntamento ad Albenga e giocano con le fionde, non sapendo che sono armi di offesa e anche di morte.





Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.



Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.



















