La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni
SOMMARIO: Il tema della sicurezza – L’Odissea – La pizza ligure – Lettere


Tra gli eroi omerici è il più vivo e ricordato. Il recentissimo film di tre ore, opera di Nolan, sta ottenendo un grande successo di pubblico, anche se travisa la figura del re di Itaca che ingannò i Troiani con il famoso cavallo.
Molti spettatori, forse, sono andati a vederlo per stare al fresco dell’aria condizionata. È l’ultima americanata che si cimenta su una classicità estranea alla cultura superficiale degli USA. Non c’è un ritorno reale di interesse verso il mondo classico. In Tv ho sentito un’intervistata che discettava sulla questione omerica, ma dimostrava di non avere la cultura per farlo. Oggi la stragrande maggioranza delle persone non sa neppure che sia esistita una questione omerica, che il mio professore di Greco al liceo considerava importantissima. Forse era solo sterile nozionismo, perché poi non ci spiegò mai il valore poetico delle opere di Omero, fissato com’era sulle regole grammaticali e sintattiche.
Ho scoperto che il film di Nolan ha portato a un incremento delle vendite dell’Odissea. Un miracolo. Hanno superato un incremento del 25 per cento. Chissà quali traduzioni sono state scelte? Non penso che sia resistita la traduzione di Ippolito Pindemonte e neppure quella del geometra Salvatore Quasimodo, che tradusse senza conoscere il greco.
Il fatto di acquistare un libro è sempre un fatto positivo, ma la mia generazione tradusse dal greco parte delle opere omeriche. Fu una perdita di tempo? Non lo penso, anche se i tempi di Manara Valgimigli, allievo del Carducci, grande grecista e filologo sommo, sono davvero lontani. Il film aiuta a vendere, ma non certo a capire.
La pizza ligure
Nella mia giovinezza, andando a Bordighera in vacanza, mangiavo una deliziosa pizza ligure con olive nere, soffice e leggera. Era la squisitezza di un negozietto che aveva un nome strano: La Ragnatela.
La pizza ligure era cosa diversissima da quella napoletana, con la mozzarella contrabbandata come se fosse realizzata con latte di bufala fresco. Era buona soprattutto per la sua sottigliezza. Era nota anche come Sardenaira, condita anche con acciughe e aglio. Quella di Bordighera era molto semplice.
Ad Alassio non si trova perché le pizzone tagliate a pezzi hanno finito per prevalere. Sono pizze fatte per accontentare un pubblico di bocca buona che si accontenta. Anche a Sanremo è prevalsa una pizza che definirei extracomunitaria – senza offesa per nessuno, sia chiaro, perché i pizzaioli veri sono scomparsi anche a Napoli, dove furoreggia la pizza Margherita, ideata in onore della Regina, ma non certo particolarmente buona.
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Meglio Casalegno di Fallaci?
Ho letto sul Corriere della Sera una dichiarazione del presidente del Polo del Novecento, di cui si sente il guardiano e il giudice storico. In essa il prode Sinigaglia oppone alla candidatura di Oriana Fallaci quella di Carlo Casalegno per la toponomastica torinese. Dice di essere stato tanto amico e collega di Oriana da ritenere che la Fallaci non gradirebbe il riconoscimento. Non mi risulta che la Fallaci abbia avuto rapporti con lui.
Invece propone, nel 2027, di ricordare Casalegno, giornalista degno, eroico, ma certo non confrontabile con lei. È un uso strumentale del giornalista ucciso dai brigatisti, che un direttore de La Stampa definì pubblicamente uomo di destra. Fa tenerezza l’uso ambiguo delle parole, dicendo che Oriana potrebbe venire strumentalizzata.
Lei cosa ne pensa? Nino Ferri
Non penso nulla. Conosco Sinigaglia da quasi mezzo secolo e non mi aspettavo nulla di più di quanto ha scritto. So che molti lettori sono stati irritati nel leggere le sue parole. Io invece resto indifferente. Con questo caldo non ne vale la pena. Nel 2027 sarò il primo a proporre un ricordo toponomastico per l’amico Casalegno, che ho ricordato in decine di eventi e sul quale ho scritto. Io sì posso dire di aver avuto rapporti sia con Oriana sia con Carlo.
Il gioielliere di Grinzane Cavour
Forse sarebbe ora di darsi una regolata e finire la dose quotidiana giornalistica di Roggero, che ha dimostrato con la sua arroganza di non meritare attenzione. Un caso umano, non certo un caso politico come alcuni credono. È una contesa tra il generale e il capitano per farsi pubblicità politica. Umberta De Carolis
Concordo con lei. Non ho mai avuto simpatia per il gioielliere pistolero che prende a calci un moribondo che ha ucciso. E ovviamente non ho simpatie per i banditi. Cercare di lucrare voti sul suo caso mi appare indecente.
Affitti disinvolti
Il proprietario torinese di oltre millequattrocento alloggi affittati in modo disinvolto non fa neppure più notizia, malgrado le condanne. Giorgio Molino è sempre nell’occhio del ciclone, senza mai dare un segno di ravvedimento. Una cosa incredibile. Adesso è accusato di reati pesanti. Franca Agostino
In effetti è un nome sulla scena da molti anni, che passa da una condanna a un articolo di giornale senza mai fare una piega. Appare incredibile. Ha 83 anni. Adesso ha patteggiato una pena di tre anni da scontare ai domiciliari.
Me ne parlava con raccapriccio già mia madre, a cui toccò amministrare il patrimonio immobiliare del padre, morto improvvisamente, e che venne in contatto con lui. Già allora non godeva di buona fama. Sono passati oltre 60 anni! E lui, in qualche modo, si ritiene pure una vittima di accuse montate contro di lui.
Se penso che 25 anni fa percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, il Centro Pannunzio e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.







Avevamo già espresso un pensiero negativo, senza drammatizzare perché si trattava di una cosa ridicola, quando il Salone dei Libri “Liberi” (sic!) di Roma voleva imporre un patentino antifascista agli editori e agli autori. In realtà lo stesso Salone ha poi deciso di fare marcia indietro, senza peraltro spiegare con chiarezza il perché. A volte il caldo riesce anche a fare il miracolo di far capire le assurdità e non sempre eccita i cervelli negativamente, come raccontava Guareschi parlando del solleone della bassa parmense.


















La Città metropolitana intitola oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti, le ventuno elette su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.