POMPEO (PD): “LA REGIONE E’ PRONTA A AVVIARE UN CONFRONTO?”
25 febbraio 2025 – “Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per fare chiarezza sulle problematiche legate all’accessibilità dell’Ospedale Santa Croce di Moncalieri e per sapere dall’Assessore regionale ai Trasporti se intenda avviare un confronto per istituire un servizio navetta dedicato, finanziato congiuntamente dalla Regione Piemonte e dal Comune di Moncalieri, al fine di garantire un collegamento rapido ed efficiente con l’ospedale. Inoltre, vorrei sapere se, in attesa della realizzazione del nuovo ospedale di Cambiano, siano previsti ulteriori interventi per migliorare l’accessibilità e i servizi offerti dall’Ospedale Santa Croce” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.
“L’Ospedale Santa Croce di Moncalieri – prosegue la Consigliera regionale Pd – è un punto di riferimento essenziale per la città e per i comuni limitrofi. La struttura offre servizi sanitari fondamentali per la comunità locale, ma l’accessibilità risulta complessa sia per i cittadini che per il personale sanitario a causa di problemi di viabilità e della carenza di mezzi pubblici diretti ed efficienti. E’ importante, poi, sottolineare, che il nuovo ospedale di Cambiano, la cui progettazione dovrebbe concludersi entro il 31 maggio 2025, rappresenterà solo in futuro una risposta alle esigenze sanitarie del territorio dal momento che i tempi di realizzazione sono troppo lunghi e non affrontano le criticità attuali. È, quindi, necessario adottare soluzioni immediate per migliorare l’accesso all’Ospedale Santa Croce, garantendo ai cittadini e al personale sanitario un collegamento più agevole e dignitoso”.
“L’istituzione di un servizio navetta dedicato rappresenterebbe una soluzione concreta e rapidamente realizzabile che potrebbe rispondere efficacemente alle esigenze di mobilità della popolazione” conclude Laura Pompeo.
Ci voleva Alfredo Altavilla ,il manager italiano più vicino a Sergio Marchionne, per dire ai Torinesi, tramite il Corriere, che qui a Torino ci sono competenze uniche, ovviamente nella produzione di auto. Nel nostro Paese , e a Torino in particolare, c’è tutto per costruire un’auto come ripete giustamente l’Anfia. E l’auto è la filiera industriale più importante non solo per le migliaia di aziende dell’indotto che producono le parti dell’auto ma perché attorno ci sono aziende di design, aziende meccaniche, agenzie pubblicitarie, fotografiche, tutti i servizi da quelli più complessi come le attività di ricerca . Un settore che vale 8% del PIL nazionale e che paga stipendi discreti, più alti di quelli del commercio e del turismo per intenderci.
Ci sono dei momenti nella vita politica di un paese democratico che richiedono un salto di qualità o un rinnovato spirito unitario. Non capita solo in Italia ma in molti paesi democratici ed occidentali. E, di fronte agli attuali sconvolgimenti della geo politica mondiale, questo è uno di quei momenti. Purtroppo, però, per poter centrare quell’obiettivo sono necessari ed indispensabili almeno due elementi. Innanzitutto partiti responsabili che sappiano unirsi attorno ad un progetto di politica estera comune. E, in secondo luogo, una classe dirigente politica che sia all’altezza della situazione. Due condizioni che, purtroppo, oggi sono semplicemente inesistenti. Per svariate motivazioni. Per la presenza di partiti che hanno una chiara e netta cifra populista, estremista e massimalista. Elementi, questi, che impediscono di fatto di avere una strategia comune di politica estera perchè coltivano una prospettiva all’insegna del “tanto peggio tanto meglio”. È appena sufficiente prendere atto del comportamento concreto di partiti come i 5 stelle e la Lega per rendersene conto. Partiti che non coltivano alcuna coerenza sulla prospettiva di una politica estera del nostro paese che ricalchi la sua tradizionale e naturale vocazione di essere coerentemente inserito nella cornice europea da un lato e in piena sintonia con gli Stati Uniti d’America dall’altro. Quello che comunemente viene definito come Occidente. Anche se in crisi di identità e profondamente diviso al suo interno. Ma, purtroppo, oltre ai partiti populisti non mancano anche i partiti estremisti e massimalisti che praticano quotidianamente la radicalizzazione della lotta politica e che non hanno alcuna intenzione di perseguire una linea, un progetto e una prospettiva anche solo lontanamente riconducibile alla cosiddetta “solidarietà nazionale”.