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Pubblichiamo la dichiarazione dell’on. Osvaldo Napoli, capogruppo di Coraggio Italia al Comune di Torino:
È un dato di fatto che le due maggiori società farmaceutiche produttrici del vaccino anti-Covid, cioè Pfizer-Biontech e Moderna, hanno finora richiesto l’autorizzazione alla FDA americana per la somministrazione del vaccino ai soggetti over-12. È stata concessa alla Pfizer e, probabilmente, lo sarà anche a Moderna.
L’assessore piemontese Chiara Caucino ha ritenuto di anticipare le evidenze della ricerca scientifica dicendosi contraria a “sperimentare” il vaccino agli under 12. Se un politico ha bisogno di mostrare bandiera su ogni tema, Caucino è stata brava. Una strizzatina d’occhio al mondo No-vax può fare sempre comodo. Per il resto mi permetto un suggerimento banale: lasciamo che siano la ricerca e la clinica a pronunciarsi. Montare polemiche sul nulla serve solo a riempire le pagine dei giornali.
Certo, per svariati decenni la classe dirigente era la conseguenza concreta e diretta di un cursus honorum preciso e dettagliato. C’erano alcuni ingredienti di fondo che caratterizzavano quel percorso: militanza politica, radicamento territoriale, rappresentanza sociale, capacità di elaborazione politica e culturale e, soprattutto, conoscenza dei problemi. Certo, poi c’erano le eccezioni ma, di norma, il contesto politico ed ambientale in cui maturava la classe dirigente politica ed amministrativa rispettava quei canoni di fondo. Una prassi e un percorso che sono definitivamente saltati dopo l’irruzione dei partiti personali, dei cartelli elettorali e, soprattutto, dopo l’avvento del populismo di marca grillina. Metodi e prassi – o meglio sub culture – che hanno distrutto i partiti democratici e collegiali, raso al suolo le tradizionali culture politiche, azzerato la competenza e la preparazione e, infine, premiato l’improvvisazione, la casualità e la strutturale e granitica fedeltà al capo partito. Elementi, questi, che di fatto bloccano all’origine qualsiasi forma di selezione vera ed autentica di una credibile classe dirigente politica. Il tutto è condito da leggi elettorali che, come ovvio e persin scontato, riflettono la natura e il profilo dei partiti. Cioè partiti o rigorosamente personali oppure, come nel caso del Pd, articolato in una molteplicità di correnti militarmente organizzate che riproducono la natura personale del partito. Nel caso specifico, ogni corrente è un partito in miniatura.
Ecco perchè non sarà affatto facile invertire la rotta sul tema, spinoso e decisivo, della selezione della classe dirigente. Un tema antico e noto alle cronache politiche se è vero che già all’inizio della seconda repubblica si paventava il rischio che il tempo dell’investitura dall’alto precedeva quello della legittimazione democratica dal basso. E proprio la fedeltà è diventata il criterio di fondo attorno al quale si gioca l’intero capitolo della selezione della classe dirigente. Una fedeltà al capo che prescinde dalla politica, dalla discussione, dal confronto e da tutto ciò che qualifica la politica, rafforza i partiti e rilancia la partecipazione democratica. Un compito e una sfida che nella politica italiana non possono più attendere e che richiedono da parte dei partiti, o di ciò che resta di loro, un soprassalto di orgoglio. Certo, non sono sicuramente le primarie lo strumento per centrare questi obiettivi. Un escamotage burocratico e protocollare che ha dimostrato la sua strutturale inefficacia e la sua inutilità se si vuole realmente favorire una selezione mirata e qualificata della classe dirigente. E, forse, è anche giunto il momento affinchè le storiche e nobili tradizioni culturali del nostro paese riscoprano sino in fondo la loro ricchezza e la loro specificità per rilanciare quei valori e quelle modalità concrete che hanno contribuito per decenni a fare della politica non solo un esercizio di esaltazione del capo e delle sue gesta ma un luogo di elaborazione e di costruzione della politica. Per questi motivi la selezione della classe dirigente diventa, ora più che mai, un tema decisivo per la stessa qualità della nostra democrazia.
Giorgio Merlo
LE PAROLE DEI CANDIDATI
“Siamo molto soddisfatti della squadra che si è creata, a dimostrazione della fiducia che c’è attorno al nostro progetto rosso-verde” dichiarano Jacopo Rosatelli e Alice Ravinale, portavoce del gruppo che ha fra i suoi promotori il consigliere regionale Marco Grimaldi.
La testa di lista è formata da 6 persone. Apre la 21enne Sara Diena, la più giovane, una delle leader dei Fridays for future torinesi, a seguire. l’insegnante, collaboratore de “il manifesto” e dirigente Arci Jacopo Rosatelli, l’avvocata Alice Ravinale, l’attivista lgbtqi+ Emanuele Busconi, l’insegnante architetta e già assessora all’istruzione Federica Patti e Beppe Piras, architetto e anima del “Bike Pride” per la mobilità sostenibile.
“Per testimoniare la nostra fortissima impronta ecologista ci teniamo a sottolineare la presenza della giornalista Claudia Apostolo, per anni inviata del settimanale Rai Ambiente Italia, delle docenti universitarie Silvana Dalmazzone e Cristina Caimotto, e del fondatore del comitato Torino Respira Roberto Mezzalama, che fra l’altro è anche autore di uno dei libri più importanti sulla crisi climatica in Italia uscito quest’anno per Einaudi”, affermano i portavoce della lista.
“La prossima Giunta dovrà curare le ferite economiche e ambientali e, allo stesso tempo, offrire una nuova prospettiva di rilancio di Torino come capitale della qualità della vita e del progresso civile e sociale in Italia e in Europa, sapendo coinvolgere le sue energie migliori come abbiamo provato a fare noi. Ecco quaranta persone di generazioni diverse e impegnate socialmente e politicamente in modo diverso, ma tutte unite da due valori: giustizia sociale e giustizia climatica” afferma il consigliere regionale Grimaldi, che ricorda il contributo dei partiti Sinistra Italiana e Possibile.
“Per rappresentare i bisogni della cittadinanza candidiamo persone che sono quotidianamente a contatto con la gente, che ne conoscono i problemi, ma anche che ne condividono l’impegno nelle tante associazioni di volontariato, nei sindacati, nei circoli ricreativi che in questo periodo di pandemia hanno dato il meglio di loro stesse”, concludono i portavoce Rosatelli e Ravinale.
Il consigliere comunale Rachele Sacco di progetto Per Chieri – Salviamo l’ospedale Insieme ha scritto al Prefetto Palomba e al Sindaco di Chieri Sicchiero per avere maggiori informazioni e dettagli sulla modalità di accoglienza dei profughi afghani in città a seguito delle dichiarazioni del Sindaco che dava disponibilità da parte di Chieri ad accoglierli. Ecco il testo integrale della missiva (la lettera è stata inviata lunedì ma ad oggi non è pervenuta risposta da nessuno dei destinatari):
“Appropriazione indebita. L’idea che il trascorso movimento delle sardine sia associato solo ed esclusivamente a candidature nel centrosinistra per le prossime amministrative non corrisponde affatto alla realtà. Tantomeno a Torino dove le immagini riportate ancor oggi dai giornali danno plasticamente la raffigurazione di una nutrita presenza di “sardine” che, sia detto, hanno fatto una scelta diversa, quella di appoggiare o candidarsi in Sinistra in Comune (la lista sostenuta da Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, DemA, Torino Ecosolidale) a sostegno di Angelo d’Orsi Sindaco di Torino”. Così il segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino Ezio Locatelli stigmatizza la notizia riportata dai giornali di candidature delle cosiddette sardine. “E’ del tutto evidente – continua Locatelli – che nessuno può pensare di appropriarsi di piazze che hanno visto la presenza di decine di migliaia di persone animate non solo dall’idea di contrastare il populismo di destra ma dall’aspettativa di una società più giusta ed eguale. Noi in quelle piazze c’eravamo e anche in tante e tanti. C’eravamo, applauditissimi, con l’idea che i populismi e le forze reazionarie vanno contrastati portando avanti una politiche di giustizia sociale, di difesa del diritto e dignità del lavoro, del diritto alla casa, alla salute, alla vivibilità ambientale. Politiche e diritti, sia detto, messi a repentaglio dalle scelte governative di questi anni. Ognuno faccia le scelte che meglio crede ma nessuno si appropri indebitamente di piazze che ci sono state al tempo delle sardine per salvaguardare semplicemente determinati equilibri politici. Quelle piazze si sono riempite anche e soprattutto per chiedere cambiamenti che sono tutti da costruire”.
Milioni di cittadini che da quasi due anni assistono alla sostanziale violazione dei più elementari diritti
costituzionali, a colpi di DPCM e di provvedimenti di proroga di questa “emergenza” infinita.
Siamo arrivati al
punto di ricattare apertamente chi ha compiuto la libera, e perfettamente lecita, scelta di non vaccinarsi,
negando il diritto al lavoro o comunque sottoponendo questi lavoratori alla gogna di una reiterata
sottoposizione ad esami invasivi che possono arrecare seri danni alla salute.
Tutte le forze politiche, anche quelle di finta opposizione, alla fine accettano di fatto passivamente questa
indegna violazione dei più elementari diritti di libertà pur in presenza di studi scientifici ed evidenze
statistiche che sottolineano come il green pass non costituisca, nemmeno dal punto di vista sanitario, una
risposta efficace alla diffusione del virus.
Noi di Italexit per l’Italia non ci stiamo e facciamo appello alla coscienza democratica ed etica dei
magistrati italiani per bloccare questo strisciante processo neoautoritario, nella speranza che i giudici che
esamineranno l’inevitabile contenzioso che inonderà i Tribunali nelle prossime settimane trovino la forza
morale di resistere alle pressioni del potere esecutivo e garantiscano la tutela dei principi costituzionali del
nostro ordinamento giuridico.
Con questo spirito Italexit per l’Italia” lancia l’iniziativa “C’è un Giudice a Berlino?” e invita tutti i
cittadini ad unirsi ai presidi che verranno organizzati dal partito nelle prossime settimane dinanzi ai
tribunali di tutta Italia per difendere la democrazia e la libertà, nella convinzione che chi riveste la
delicatissima funzione di custode dei nostri diritti saprà e vorrà ascoltare.
A Torino la prima manifestazione si terrà il 27 agosto 2021 alle ore 18,30 ai giardini davanti al
Tribunale, corso Vittorio Emanuele II, 130 e a seguire tutti i venerdì di settembre alla stessa ora.
Italexit
“Dal sindaco pentastellato arriva l’ennesima proposta insensata: favorire politiche finalizzate alla fusione dei comuni. Qualcuno, evidentemente, si diverte a giocare con le carte geografiche facendo credere che lo fa per una migliore gestione territoriale, fregandosene del fatto che questo andrebbe a cancellare una parte della nostra identità, della nostra storia, delle nostre tradizioni. D’accordo con la necessità che Pinerolo debba avere un ruolo centrale e che debba diventare seriamente capofila nel territorio, giustissimo anche fare squadra con i comuni contermini ma sarebbe assolutamente sbagliato fondere realtà diverse tra loro, borghi con priorità ed esigenze differenti. E non lo sostengo solo io ma anche diversi sindaci e amministratori pinerolesi, oltre al candidato sindaco Giuseppino Berti che, a differenza di Luca Salvai, sa benissimo che ogni territorio ha le proprie specificità. Chi porta avanti questi ragionamenti evidentemente non ama il proprio comune, il proprio territorio, le proprie tradizioni, le bellezze uniche che ogni comune riesce a produrre e conservare, diverse comune per comune. Sicuro di condividere il pensiero e la linea dei 24 candidati consiglieri: questo assurdo progetto va fermato. La storia ci insegna che i grandi comuni la faranno da padrone e i piccoli comuni verranno dimenticati”.
Così il deputato Gualtiero Caffaratto, commissario della Lega Pinerolese.