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Quaglieni presenta alle Vallere “La passione per la libertà”

Venerdì  10 settembre alle 17,30 al Parco delle Vallere (corso Trieste 98, Moncalieri), lo storico GIANNI OLIVA presenterà il nuovo libro di PIER FRANCO QUAGLIENI “ La passione per la libertà. Ricordi e riflessioni”, Buendia Books,un libro carico di reminiscenze pannunziane, di grandi figure storiche, di riflessioni su pagine cruciali delle vicende italiane

Chiude il volume una lucida analisi sul tema della laicità,del Cristianesimo e dell’ Islam con pagine che sembrano scritte dopo l’occupazione talebana di Kabul . Sarà anche un modo per rendere omaggio a tre anni dalla morte a Giovanni Ramella ,preside del Liceo “ d’Azeglio” a cui è dedicato un capitolo del libro. E’ stato scelto un parco attrezzato per grandi eventi alle porte di Torino, con il massimo distanziamento ed ampio parcheggio, messo a disposizione dall’Assessore alla Cultura di Moncalieri, LAURA POMPEO, che coordinerà l’Incontro. Sono obbligatori il green pass e la prenotazione ( prolocomoncalieri@gmail.com o 0116407428). Sarà a disposizione gratuita un bus con partenza da Torino (corso Stati Uniti 27) con il dovuto distanziamento di posti.  Per prenotazione obbligatoria tel. al 3488134847.

Con coraggio per la verità

Alba.3 settembre 2021, alle ore 17:00, Sala Beppe Fenoglio(Cortile della Maddalena)

Tavola rotonda e presentazione del libro “Con coraggio per la verità – Storie pubbliche e private di un magistrato coraggioso” di Sebastiano Sorbello.  

Un corso di formazione e aggiornamento professionale accreditato dall’Ordine degli Avvocati del Foro di Asti e dall’Ordine dei giornalisti (ndr: a breve in piattaforma Sigef)sul tema della Giustizia in Italia.

La Tavola rotonda – corso di formazione, si terrà a cura del Club Lions Alba Langhe, dell’Associazione Culturale Giulio Parusso di Alba e Solstizio d’Estate Onlus.

Il corso prenderà spunto dalla presentazione dell’ultimo lavoro editoriale del dottor Sebastiano Sorbello: “Con coraggio per la verità – Storie pubbliche e private di un magistrato coraggioso”.  

Sorbello: una vita professionale e lunga carriera di Magistrato (Giudice presso il Tribunale Penale di Torino e poi Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti) si incrociano per rappresentare una verità scomoda ed a tratti irriverente.  

Il racconto su indagini eclatanti fa da prologo alla disamina delle problematiche della giustizia italiana: connivenza con la politica, spartizione di incarichi, indipendenza e credibilità della Magistratura.

La Tavola rotonda accreditata, è a ingresso libero e sarà coordinata da Gian Mario Ricciardi già capo redattore centrale Rai del Piemonte.

Gli altri relatori saranno Giuseppe Rovera, già giornalista Rai, esperto di cronaca giudiziaria, Stefano Zurlo, parimenti esperto di cronaca giudiziaria de Il Giornale, l’avvocato penalista Roberto Ponzio del Foro di Asti e Tommaso Lo Russo, giornalista e presidente del Lions Club Alba Langhe.

La Giustizia italiana è come un giallo. Non si sa mai come va a finire.

Si entra e si esce dal carcere. Chi dovrebbe andarci non ci va oppure ne esce troppo presto, mentre altri, se ci entrano, non ne escono più.

E, sulla certezza della pena, ci sono molte declinazioni. Tutti la pensano in un modo antitetico rispetto all’altro.

Figuriamoci se ci si mette di mezzo la politica e pure certa magistratura.

Sulla separazione delle carriere fra magistrati e Pubblico Ministero le opinioni sono contrastanti, stantie, vecchie di anni.

Per non parlare della riforma della Giustizia che, ogni tanto, torna di moda e qualche volta subisce modifiche normative di vario genere, ma quasi mai in modo coordinato, esaustivo, efficace e lungimirante. Semmai sono norme tampone, valide nella provvisorietà.

I nodi della Giustizia sono tanti, di questi tempi; ci sono in previsione i Referendum proposti dai Radicali e dalla Lega. Le opinioni sull’argomento sono discordanti e, come le convergenze parallele, non si incontreranno mai.

Ma se separazione delle carriere ci dovrà essere, anche l’introduzione della responsabilità dei giudici è importante. Questo è il momento ideale per portarle avanti perché, mai come adesso, la Magistratura, per via di scandali eclatanti, è sotto accusa e indebolita. Si potrebbe dire ora o mai più. Sembra il refrain di una canzone: meglio stasera che domani o mai. Noi pensiamo che sarà mai, ma forse siamo pessimisti.

Il focus sarà in particolare sugli Affair da Palamara ad Amara per arrivare a quello di Davigo, il Grande Vecchio della Magistratura e di Mani pulite, con la proposta conseguente di una riforma del CSM ed un referendum popolare.

I radicali, intanto, hanno portato avanti la raccolta delle firme.

Sono tempi bui per la magistratura e i magistrati e sono all’evidenza tutte le peggiori tragedie e nefandezze in cui si dibatte la Giustizia italiana.

Il libro di Sorbello è un report, una sorta di Bignami denso di notizie, alcune note, altre meno: da Ezio Enrietti, già presidente della Regione Piemonte, a Adriano Zampini, alla metropolitana leggera, allora abortita per passare ad un fantomatico Jumbo Tram, al giallo irrisolto di Ilaria Alpi e le conseguenti indagini partite proprio a cura di Sebastiano Sorbello, fino alle storie di malaffare della stagione di Mani Pulite e alla fine della Prima Repubblica che sarà stata anche corrotta, ma vi erano un fior fiore di capacità politiche.

Per passare ai giorni nostri, dove l’evidenza di desolazione è sotto l’occhio di tutti, anche di quelli miopi.

Ci vuole fegato per parlarne, <<Con coraggio, per la verità>> è un libro che svelerà molti retroscena.

Un viaggio nella memoria di storie e vicende, anche personali, che vi potranno sorprendere.

Le donne dell’Età dei lumi, libere e ignorate

LIBRI / Massimo Novelli “Donne  libere” Interlinea  18 euro

Di Pier Franco Quaglieni

Massimo Novelli è uno dei  migliori giornalisti  torinesi  della sua generazione, figlio dell’ indimenticabile Piero, grande firma della “Gazzetta del Popolo“.  E ‘ stato firma autorevole di ”Repubblica“ ed oggi scrive sul “Mattino“. La sua città, come sempre capita ai grandi torinesi, non gli è stata finora sufficientemente grata. I maggiori riconoscimenti li ha avuti come scrittore non sotto la Mole, ma in tutta Italia. Novelli è un rarissimo esempio di giornalista con una vasta ed approfondita cultura storica. Di norma i giornalisti che scrivono di storia sono leggibili (pensiamo a Montanelli), ma poco approfonditi ed a volte poco attendibili. Cosa opposta si può dire per gli storici che seguono criteri metodologici più o meno rigorosi, ma sono riescono a raggiungere il vasto pubblico con il loro periodare trascurato ed a volte persino contorto (pensiamo a De Felice). Novelli riesce ad essere leggibile, pur affrontando i temi con rigore storico che lo rende un giornalista anomalo. In questo nuovo libro, l’ultimo di una lunga e fortunata serie, affronta un tema di particolare interesse: le donne dell’Eta’ dei lumi: amanti, patriote, eroine e pensatrici settecentesche  in molti casi quasi del tutto sconosciute. L’autore ha sicuramente fatto un lungo e disagevole lavoro di ricerca per consentire ai lettori di conoscere un mondo femminile che fa parte dell’Illuminismo anche se non ha mai contato abbastanza . La Rivoluzione Francese che fu la fase che affermò i principi dell’Illuminismo e li tradì quando scelse il giacobinismo, non fu abbastanza attenta alla parità tra i due sessi perché i suoi protagonisti furono quasi interamente ed esclusivamente uomini. Il cammino della parità non è neppure concluso oggi a distanza di secoli. Le figure femminili che Novelli indaga sono state ignorate da una storia scritta al maschile. Anche un maestro come Franco Venturi che ha scritto pagine conclusive sul ”Settecento riformatore“ e sui diversi Illuminismo, malgrado la militanza politica della giovinezza in G.L., ha rivolto la sua attenzione ai Verri, ai Beccaria, al Passerano amato da Gobetti  e a tanti altri personaggi maschili. Un illuminista sui generis, uomo controcorrente anche lui molto amato da Gobetti, il Baretti manifestò una incomprensione astiosa verso il mondo femminile, malgrado le aperture internazionali della sua vita e della sua cultura. Novelli sembra rispondere a Baretti dimostrando che l’universo femminile settecentesco che passa dai cicisbei e dalle parrucche incipriate alle ghigliottine e alle trichoteuses, è ricco di personalità diverse in tutta Europa che attraversano le classi  sociali, rivelandosi protagoniste capaci di battersi per le loro idee. Novelli  scrive di un  amore del principe Eugenio di Savoia, di una margravia di Brandeburgo, dell’amica di Lord Byron, delle ballerine di Casanova, ma scrive anche di donne che non vivono di luce riflessa. La stessa  moglie del Conte Passerano è un esempio di donna con una sua precisa e forte personalità. Ci sono donne di umili origini, cortigiane, persino soldatesse. Se l’Illuminismo fu una sfida ai pregiudizi, questa sfida andrebbe declinata soprattutto al femminile. E’ un libro obbligatoriamente da leggere da parte di chi chi ritiene il Secolo dei Lumi la grande stagione del rinnovamento  civile e kantianamente  lo sente come l’uscita dallo stato di minorità.  Quello di Novelli è un libro che avrebbe dovuto scrivere Venturi o anche solo Ricuperati. Ma succede che gli storici trascurino elementi importanti e siano i giornalisti a colmare le lacune. Non voglio far arrabbiare l’autore, ma mi sia consentito di ricordare cosa scrisse il giornalista  Pansa su temi ignorati dagli storici. Tra Pansa e Novelli c’è però una grande differenza : il primo non andò mai oltre il giornalismo , mentre Novelli si rivela corazzato di una cultura storica che gli consente di scrivere libri di significativo ed originale spessore storico.

Il Grifo e il Leone, Genova e Venezia in guerra nel Mediterraneo

Fu l’abile mediazione di Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, a far tacere le armi tra Genova e Venezia. La pace, che concluse la guerra di Chioggia, fu siglata a Torino l’8 agosto 1381. A fare il padrone di casa nell’attuale Palazzo Madama fu proprio il Conte Verde che ricevette le numerose delegazioni per la firma del trattato di pace che poneva fine a quattro anni di ostilità tra le due città, super potenze navali e commerciali del Mediterraneo, rivali da almeno due secoli.

Entrambe uscirono sfinite dalla guerra di Chioggia che fu uno dei numerosi conflitti che scoppiarono tra le due Repubbliche marinare. Alla lunga lotta tra Genova e Venezia per l’egemonia nel Mediterraneo orientale è dedicato il libro “Il Grifo e il Leone” di Antonio Musarra, editori Laterza.
Passano le epoche, trascorrono i secoli ma le caratteristiche geopolitiche di quell’angolo di mare non mutano. Anche oggi il Mediterraneo è un luogo di incontri, di scambi culturali e commerciali ma anche di violenti scontri tra potenze rivali. Accadeva nel pieno Medioevo tra Genova e Venezia che per controllare le rotte marine nel Mediterraneo orientale si sono combattute per due secoli e accade oggi tra turchi e greci, con le cannoniere del sultano di Ankara schierate contro le navi ateniesi in una sfida senza respiro per assicurarsi le ricchezze energetiche sottomarine. Una contesa che infiamma l’intero Mediterraneo dell’est coinvolgendo anche Cipro, Israele, il Libano e l’Egitto. Sette-otto secoli fa il commercio era fiorente tra un porto e l’altro dove attraccavano galee e imbarcazioni cariche di merci e prodotti ma poi improvvisamente il Mediterraneo si incendiava e gli scambi lasciavano il posto alla guerra. Genova e Venezia furono protagoniste di una lotta furiosa e feroce per assicurarsi il controllo delle vie marittime. Per imporre la propria egemonia sulle principali rotte commerciali “Genova e Venezia, scrive l’autore, ricorrevano a ogni mezzo, lecito o illecito, pur di sopravanzare l’avversario e dimostrare al mondo la propria superiorità”. Un po’ come oggi la lotta nelle stesse acque tra turchi, greci e ciprioti per controllare gas e petrolio nascosti nei fondali del Mediterraneo orientale affollando quel tratto di mare con navi da esplorazione e da guerra. A convincere veneziani e genovesi a deporre le armi fu, come detto, la mediazione del Conte Verde. Il conflitto nell’Adriatico tra Genova e Venezia, che con “la pace di Torino” si chiuse definitivamente, sancì l’inizio della fine dell’influenza genovese sul Mediterraneo orientale lasciando alla Serenissima il dominio delle rotte commerciali marittime. Fin dalla fine dell’XI secolo le due potenze moltiplicarono i propri insediamenti guardando in modo particolare all’Egitto e alla costa siro-palestinese. La conquista di Costantinopoli nel 1204 ad opera dei crociati veneziani sconvolse il contesto politico e mise Genova e Venezia una contro l’altra. Il primo scontro armato fu la “guerra di San Saba”, combattuta tra la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Genova nella seconda metà del XIII secolo per il controllo del commercio nel Vicino Oriente. Scoppiò per il possesso del monastero di San Saba nella città di Acri (oggi l’israeliana Akko) diventato il nuovo centro politico e religioso della regione dopo la caduta di Gerusalemme nel 1187. Si concluse con la sconfitta e l’espulsione dei genovesi da Acri e “da questo momento, annota Musarra, il Grifo e il Leone esprimeranno un’accesa rivalità, scandita da innumerevoli battaglie navali che si protrarrà per oltre un secolo e mezzo”. All’interno della lunga guerra di San Saba, il 14 agosto 1264, si svolse la battaglia di Saseno, attorno all’isola omonima, di fronte alla costa albanese, tra la flotta genovese e un convoglio commerciale veneziano. La prima delle quattro guerre veneto-genovesi fu vinta dalla Repubblica marinara di Genova. Il momento cruciale della seconda guerra fu la battaglia di Curzola, al largo della Dalmazia, l’8 settembre 1298. Anche qui vinsero i genovesi e Marco Polo fu fatto prigioniero. La terza guerra vide la conquista genovese dell’isola di Chio nel Mar Egeo e la guerra per il controllo degli Stretti sul Bosforo nel 1352, uno dei più grandi e sanguinosi scontri navali del tardo Medioevo. La quarta e ultima guerra veneto-genovese si concluse con la pace di Torino.
Filippo Re

A passi andanti. In viaggio con Matteo Vinzoni, cartografo della Serenissima Repubblica di Genova

LIBRI/ A passi andanti (Sagep Editori,2021) è il titolo del libro bello e importante che Clara Cipollina – scrittice nata a Gavi e residente a Novara – ha dedicato a Matteo Vinzoni, cartografo della Serenissima Repubblica di Genova.

Il volume è la realizzazione di un progetto che l’autrice coltivava da tempo, riprendendo il filo delle ricerche negli archivi storici e gli incontri con il geografo Massimo Quaini che fu suo professore all’Università di Genova. Scorrendo le pagine del libro si ripercorre la storia di questo ligure – nato a Montaretto, frazione di Bonassola (La Spezia) il 6 dicembre 1690 e deceduto a Levanto nel 1773 – che rivoluzionò la storia della cartografia, rendendola meno arida e asettica. Lo studio dell’attività di Matteo Vinzoni cartografo proposta da Clara Cipollina si intreccia alla riflessione sulla sua esperienza del mondo e della vita come uomo del suo tempo, si focalizza sui percorsi del viaggiatore impegnato a mappare i territori della Serenissima, percorrendo nel corso della sua lunga vita, con la minuziosità di un agrimensore, il dominio genovese, prendendo misure di notte, in incognito, per anticipare le mosse avversarie, spostandosi tra terra e mare, interfacciandosi con una folla di personaggi minori e con gli abitanti dei territori stessi, validissimi confidenti. Cartografo ufficiale della Repubblica di Genova il Vinzoni realizzò non solo carte geografiche dello stato ligure (che comprendeva parte del basso Piemonte e altri possedimenti) ma anche cartine di molte città. Un attività minuziosa, incredibilmente precisa e sorprendente per la qualità delle raffigurazioni considerando i pochissimi mezzi di cui poteva disporre a quell’epoca. La repubblica della Lanterna contando sulle sue innate qualità, gli affidò gli incarichi più svariati: dirimere controversie sui confini di Stato, come quello con il Regno di Sardegna, o interni con i Feudi Imperiali, progettare i restauri delle fortezze, individuare percorsi di strade senza dazi, predisporre i lavori per l’arginamento dei corsi d’acqua, controllare mulini e un’infinità di altre missioni che lo tennero sempre lontano dalla sua casa di Levanto. Matteo Vinzoni, con le sue innovative riproduzioni, influenzò le basi della cartografia moderna, utilizzando anche gli acquarelli per colorare le sue precise  e artistiche mappe. Nell’introduzione a A passi andanti la geografa spezzina Luisa Rossi scrive che quella di Clara Cipollina non è solo interessante sotto i profilo scientifico-culturale ma ripropone in chiave odierna lo studio su Vinzoni che significa “offrire la possibilità di scoprire il legame diretto fra paesaggi del passato e paesaggi contemporanei”.  Un testo quindi molto importante per riscoprire l’enorme contributo del grande cartografo nel quale Massimo Quaini vedeva incarnati” aspetti del Barone rampante di Calvino”: come quel personaggio, pur partecipando agli avvenimenti e alle criticità della collettività, sapeva vedere la realtà dall’alto, operando scelte audaci, fuori dagli schemi e dalle consuetudini nelle quali era spesso obbligato a rientrare, con il vantaggio di aver scelto autonomamente le procedure e con il rischio di vivere momenti di separatezza e persino di isolamento. Clara Cipollina, con una scrittura al tempo stesso lieve e profonda, ha idealmente percorso a passi andanti con il Vinzoni molta strada, concentrandosi soprattutto sui territori interni, su di un paesaggio, quello ligure, in cui è ancora facile ravvisare l’armonia cromatica delle tavole dell’Atlante dei Domini della Serenissima Repubblica di Genova e Terraferma, forse il più importante lavoro che Vinzoni approntò con il figlio Panfilo.

Marco Travaglini

“L’ultimo lenzuolo bianco”, viaggio interiore in Afghanistan

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Vi riproponiamo questa recensione che torna di stretta attualità per le drammatiche vicende afghane

LIBRI / L’AFGHANISTAN E IL VIAGGIO INTERIORE DI FARHAD BITANI

Dice di non essere uno scrittore Farhad Bitani, ma un militare che la vissuto la paura, un essere umano che porta i segni indelebili della guerra, visibili e invisibili, che hanno condizionato, facendolo tuttora,  il suo modo di guardare la vita. Figlio di un generale e mujaheddin, appartenente ad una delle famiglie più ricche e fortunate dell’Afghanistan, Bitani ha vissuto nella guerra, assuefatto dalla normalità del conflitto, proprio come, purtroppo, tutte le ultime generazioni della popolazione afghana.

Da vincitore prima, il padre contribuì alla sconfitta del potere sovietico,  e da perseguitato in un secondo momento, a causa della presa di potere da parte dei talebani, ha egli stesso partecipato alla guerra che ha significato assisterne agli orrori, vivendoinevitabilmente una vita che non ha mai conosciuto la pace.

Nel 2011, durante una vacanza che lo riporta dall’Italia, dove studiava presso l’Accademia Militare,  al suo paese d’origine  accade un terribile episodio, un attentato, che cambia la sua esistenza per sempre: “la strada era piena di dossi, ho rallentato, dai boschi arriva uno sparo, poi una grandinata di colpi, cinque o sei sparano coi kalasnikov, corriamo come pazzi in mezzo ai colpi”. Bitani si salva, ma rimane ferito. “Non sono morto, ci ripenso e non so spiegarmi perché”.

Il libro racconta la vita dell’autore, un afghano di Kabul, ci porta in un disperato scenario di guerra cronica, in una realtà scandita da un indottrinamento radicato contro l’occidente, da una cultura opprimente. Si narra di una quotidianità che cambia drammaticamente sotto il potere talebano, vessazioni giornaliere, interrogazioni sulla dottrina seguite da terribili punizioni, burqa per le donne e barba per gli uomini con obbligo inappellabile di osservanza.

Quella di Bitani è una testimonianza importante, una critica robusta ai fondamentalismi, una presa di consapevolezza sulle falsità raccontate a proposito della “guerra santa”,  complice il ruolo dell’ignoranza, che ha portato ad utilizzare “il nome dell’Islam per il potere”.

Il lavoro dello scrittore è un racconto consapevole, vissuto sulla propria pelle, del dramma di tutte quelle persone che fuggono dalla guerra con una speranza, carichi di una tragedia inimmaginabile, avvolti da quella disperazione a volte incompresa.

 

Maria La Barbera

Storia di una giovane insegnante e dei suoi ragazzi delle Vallette

LIBRI / NON SAPEVAMO DI ESSERE GIRASOLI

Maria Luisa Mosele pp. 280 – 16,00 €

Il libro d’esordio dell’autrice Maria Luisa Mosele che racconta l’appassionante storia di una giovane insegnante degli anni ‘80 che sceglie di insegnare in una scuola delle Vallette, zona di periferia della città di Torino. Marilena prova a cercare il vero spirito della scuola nei segni lasciati nell’anima di coloro che
crescono in quella piccola parte di mondo che è un istituto scolastico. E così s’affacciano alla memoria i suoi ragazzi: Vito, Cosimo, Filomena, Martina, Anna… tante storie segnate da violenza, paura, miseria. I numerosi figli del “treno del sole”. Un biglietto di sola andata e una valigia di cartone piena di speranza nel futuro e di amara nostalgia per la terra natia. Un popolo di emigranti. A Torino, ad attenderli, le Vallette, una sorta di paese a sé, senza servizi, ai margini della città dei piemontesi. Palazzine grigie e “case bianche” riservate agli indigenti. Desolazione e aria marcia intorno alle vie dai nomi profumati. La strada, teatro di vite bruciate, è dove si trova la “roba”. E poi il carcere che ha preso il nome di quel posto, quasi a connotarlo. E così Marilena si ritrova in una scuola media di quel quartiere nel 1983. Intorno a lei adolescenti allo sbando che collezionano botte, fallimenti e pluribocciature. Emozioni forti abitano i loro giovani corpi che parlano ad adulti assenti: il loro unico rifugio è il branco. Annaspano cercando di non affondare nel mare di malessere e di solitudine nel quale navigano senza rotta. Ma non tutti ci riescono. Le loro storie si intrecciano con quella di Marilena: il suo vissuto doloroso di bambina umiliata e denigrata, poi adolescente sciatta e tormentata, le fa ritrovare se stessa nello sguardo di quei ragazzi. Fili invisibili li uniscono. Ma la sua determinazione la conduce per una strada in salita, molto faticosa, dove la aspettano i suoi ragazzi che gridano senza voce: vogliono uscire dal buio del loro assordante silenzio per esistere agli occhi di coloro che sono ciechi e sordi.

Per maggiori informazioni o richiedere una copia: buckfastedizioni@yahoo.it

“Cronaca di un amore non corrisposto”

LIBRI / A Sauze d’Oulx, splendida cornice montana, viene presentato il romanzo di Carlo Buonerba “Cronaca di un amore non corrisposto”

 

Il romanzo “Cronaca di un amore non corrisposto”, opera prima del giornalista e scrittore Carlo Buonerba, verrà presentato dall’autore nella splendida cornice montana di Sauze d’Oulx, in Val di Susa, lunedì 23 agosto prossimo alle 21, presso la sala ATL, in viale Genevris 7.

A moderare la serata sarà il giornalista Marco Gregoretti, scrittore e autore tv (Panorama/Mondadori)

Per l’autore, che ha vissuto diversi anni della sua vita in questa ridente località montana, si tratterà di un vero e proprio ritorno a casa.

Nel titolo e nella scrittura questo romanzo si richiama ad una delle tecniche tanto care al giornalismo,  anche se quest’opera, trattando sentimenti, assume, nella forma diaristica, dei tratti intimistici e psicologici. Si tratta di un romanzo infatti, fortemente autobiografico, narrato in prima persona dal protagonista, Federico Spes, che assume le vesti di un ingegnere delle telecomunicazioni e insegnante precario in un istituto milanese. Egli racconta la storia maledetta di un amore impossibile, in cui ha dato tutto se stesso, nei confronti di una collega, con la quale era riuscito ad avviare un rapporto contraddistinto da una strana sintonia emozionale, una sorta di affinità elettiva. Si tratta di un rapporto di continua ricerca, quasi ossessiva, che porterà il protagonista a scavare, nel tempo successivo della scrittura, nella memoria di questo dialogo, costituito di lunghe telefonate, incontri, pranzi e messaggi WhatsApp.

Mara Martellotta 

Le città che leggono di più secondo Amazon.it: Torino al terzo posto

Milano conquista l’oro per il nono anno consecutivo, mentre Roma è sempre medaglia d’argento. Napoli continua a scalare la classifica, aggiudicandosi la settima posizione. Palermo – al quarantatreesimo posto due anni fa – arriva all’undicesimo posto.

 

Amazon.it  stila la classifica delle città italiane che hanno acquistato più libri nell’ultimo anno pro capite.

Milano continua ad essere la regina indiscussa della classifica, questo è infatti il suo nono anno consecutivo in prima posizioneRoma la riconcorre e si aggiudica il secondo posto, la competizione è davvero serrata. Entrambe le città si confermano appassionate di libri sia in formato digitale sia cartaceo. Al terzo posto, per il secondo anno consecutivo, si conferma Torino.

Bologna mantiene il quarto postoesattamente come l’anno precedente, mentre Genova, che nel 2020 per la prima volta era entrata in Top 10, quest’anno fa un ulteriore balzo in avanti e si guadagna il quinto posto. Firenze scende al sesto, mentre Napoli continua a scalare vertiginosamente la classifica raggiungendo la settima posizione. La seguono Padova e Verona, quest’ultima perdendo una posizione rispetto all’anno precedente. Trieste si conferma stazionaria alla decima postazione. Palermo lascia sbalorditi anche nel 2021, con una crescita continua e incalzante: raggiunge l’undicesimo posto non rientrando per pochissimo nella classifica delle prime dieci. Soltanto l’anno scorso si trovava al tredicesimo posto e ancora prima al quarantatreesimo.

Notevole è l’incremento della lettura in formato digitale: la città in cui i clienti hanno acquistato il maggior numero di eBook è Roma che supera, seppur di poco, Milano. Un segnale positivo per i lettori di tutta Italia che percepiscono sempre più il valore aggiunto dei libri digitali: è grazie a questi strumenti che è possibile avere a disposizione un’intera libreria ovunque ci si trovi, sia in viaggio sia in vacanza, e allo stesso tempo sono un’occasione per limitare l’uso della carta, tematica che sta a cuore in particolar modo ai giovani italiani come conferma la recente Ricerca sulla lettura, commissionata da Amazon ad Ipsos nel 2021.

Ecco la Top 10 completa delle città italiane che amano avere sempre un libro sul comodino:

  1. Milano
  2. Roma
  3. Torino
  4. Bologna
  5. Genova
  6. Firenze
  7. Napoli
  8. Padova
  9. Verona
  10. Trieste

Dai libri per bambini ai manuali di sociologia ed economia, i generi di lettura preferiti dai clienti in Italia

Al primo posto i libri per bambini e ragazzi, seguiti dai classici della letteratura. Medaglia di bronzo ai sempre più amati e popolari fumetti e manga, a seguire storie d’amore e thriller, rispettivamente al quarto e quinto posto.  Infine, tantissmi i libri acquistati per conoscere e approfondire il mondo contemporaneo, i manuali di scienze sociali e sociologia, economia e finanza, sviluppo personale, arte, viaggi e cucina.

Ad ogni città il suo genere letterario

Milano e Roma si attestano le città in cui si scelgono libri di tutte le categorie. Nella Capitale, oltre ai libri per bambini e ragazzi, al top della classifica si posizionano manuali di tecnologia, salute, sviluppo personale e fumetti, mentre i classici della letteratura, musica e arte conquistano il capoluogo lombardo. Anche a Torino, Napoli, Genova e Palermo si prediligono i libri per bambini e giovani adulti.

I dieci titoli più amati, dalla cucina alle storie del mistero

Per quanto riguarda i libri cartacei scelti dagli italiani, ai primi tre posti della classifica si trova Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta» di Benedetta Rossi, un libro che riesce a trasmettere l’amore per la cucina e per la condivisione in tutte le sue forme, Le storie del mistero di Lyon Gamer, che dopo aver conquistato bambini e adulti con Le storie del mistero, li riaccompagna nel suo mondo fatto di personaggi bizzarri, sfide impossibili e segreti da svelare e – al terzo posto – Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana, il libro intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara, ex membro del Csm.

I dieci titoli che hanno saputo conquistare e fare esplorare nuovi mondi delle menti dei lettori in Italia:

  1. Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta» di Benedetta Rossi
  2. Le storie del quartiere di Lyon Gamer
  3. 3.       Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana di Alessandro Sallusti e Luca Palamara
  4. Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin
  5. Cucina Botanica di Carlotta Perego
  6. Fu sera e fu mattina di Ken Follet
  7. La canzone di Achille di Madeline Miller
  8. Harry Potter e la pietra filosofale di J.K Rowling
  9. Una terra promessa di Barack Obama
  10. Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi e Claudia Marseguerra

Opere di autori indipendenti, un’occasione da non perdere per scoprire nuove storie grazie ad Amazon Storyteller.

Il potere dei libri, cartacei o digitali, riesce a guidare e indirizzare la vite di tantissime persone, da nord a sud.  Tra i bestseller di Amazon.it si possono trovare anche tanti libri indipendenti e autopubblicati. Inoltre, per far conoscere l’eccezionale creatività degli autori a sempre più utenti, Amazon ha scelto ancora una volta di proporre il premio letterario Amazon Storyteller 2021. Tutti i libri partecipanti al premio, sono disponibili in versione cartacea e digitale al link www.amazon.it/premioletterario, e sono anche inclusi in Kindle Unlimited, servizio in abbonamento che offre un accesso illimitato a oltre 1 milione di eBook. Gli aspiranti scrittori avranno la possibilità di inviare nuove opere fino al 31 agosto 2021, in palio, un premio in denaro e una campagna marketing dedicata. Un’occasione da non perdere.

L’isola del Libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Richard Ford “Scusate il disturbo” -Feltrinelli-

Richard Ford, nato a Jackson nel Mississippi nel 1944, -profondo osservatore dell’americano medio- è considerato uno dei grandi maestri del minimalismo americano contemporaneo. In questo libro, scandito in 10 racconti, c’è tutta la sua maestria di scrittore universale.
Compaiono i suoi luoghi. New Orleans, dove ha vissuto per anni; il Maine dove si è trasferito successivamente per iniziare una vita nuova, a East Boothbay, in quell’affascinante New England spesso al centro della sua narrativa. Il Canada (di cui ha ampiamente scritto nell’omonimo romanzo del 2012), altro luogo legato alla sua esistenza.
Elemento nuovo è invece l’Irlanda, in cui ambienta 2 racconti, ma presente sullo sfondo anche di altri, legata alle sue origini dal lato paterno (irlandesi erano gli antenati di Ford, ma in famiglia non se ne parlava).

Protagonisti sono per lo più uomini di mezza età, mediamente ricchi, spesso avvocati o agenti immobiliari, alle prese con le pastoie della vita. Ford indaga il loro modo di affrontare unioni e rotture, e come si destreggiano da divorziati o vedovi, mettendo a fuoco anche i loro rapporti con figli, parenti e amici. Sempre scandagliando le loro anime e menti con una maestria che è il suo marchio di fabbrica.

Sono 8 racconti brevi e 2 più lunghi, come “Mantenere il controllo” in cui il maturo agente immobiliare Peter Boyle, che da anni trascorreva le vacanze estive nel Maine con la moglie Mae, ora rimasto vedovo decide di affittare la casa limitrofa a quella in cui erano soliti villeggiare, e nella quale lei si era tolta la vita.
Tra gli altri brani, “Andando su”, in cui protagonista è Ricky Grace che fugge dalla leva di guerra ai tempi del Vietnam, quando si sorteggiavano gli anni di nascita dei giovani da mandare al fronte.

Chiude la raccolta il racconto “Seconda lingua” intesa come nuova possibilità rappresentata da un secondo matrimonio. Ford esplora le vicende matrimoniali di Jonathan e Charlotte, entrambi alle loro seconde nozze. Questo dopo che il primo marito di lei aveva preso letteralmente il largo verso l’Irlanda e oltre, alla ricerca di stesso; mentre Jonathan continua a rimpiangere la prima moglie Mary Linn, improvvisamente stramazzata davanti a lui e passata nell’al di là.
Inizialmente il secondo matrimonio di Jonathan e Charlotte sembra veleggiare felice, poi qualcosa succede…

 

Valeria Usala “La rinnegata” -Garzanti- euro 16,00

E’ stato decisamente un gran successo questo romanzo di esordio della giovane cagliaritana Valeria Usala, perché ha saputo raccontare una società arcaica, ancorata a vecchi valori e consuetudini, e ha dato vita a un personaggio indimenticabile. Una sorta di eroina che si erge contro il pregiudizio dilagante in un mondo di vedute assai ristrette.
E’ anche una storia di coraggio, in parte realmente accaduta, tramandata di generazione in generazione, ambientata in una Sardegna rurale e tradizionale, tuttavia anche straordinariamente contemporanea.
Protagonista è l’eroina tragica Teresa, cresciuta con la nonna che era a servizio presso una famiglia di ricchi proprietari terrieri, che le lasciano un’eredità. E’ una ribelle, crede nel suo diritto a libertà, indipendenza ed emancipazione. Però è schiacciata dalle maldicenze e dagli ignoranti sospetti degli abitanti del paese di Lolai; una sorta di coro malevolo ma molto potente col quale deve fare i conti.
Teresa è bella, e già questo non l’aiuta con le altre donne divorate dall’invidia che erigono un muro di falsa cordialità; mentre gli uomini sparlano di lei senza nascondersi e le gettano occhiate che la fanno sentire violata.
E’ sposata con Bruno, uomo mite e gentile, dal genio imprenditoriale, che accumula successi, e perciò sospettato di fare affari loschi, perché «Se vivi di semina e raccolto non puoi avere grandi sogni, solo grandi speranze».
Fin dalle prime pagine, in cui Teresa ha dato alla luce il terzo figlio da sola, (mentre il marito è via per lavoro), diventa cosa quasi scandalosa per le altre donne del borgo che dai consorti sono molto più dipendenti. Il lettore entra subito nel clima del romanzo, avverte immediatamente il fondo di cattiveria, pettegolezzo, e maldicenza di piccolo cabotaggio, che anima il paesino dall’orizzonte angusto.
Nel libro c’è anche la storia difficile di un’altra figura femminile che ci incanta: è Maria figlia di due umili servitori spesso in trasferta da una famiglia all’altra per lavoro. Quando vanno a servizio presso i ricchi Collu il destino di Maria si compie.
Lei ha l’ingenuità e il fuoco dei 15 anni, si innamora perdutamente del rampollo dei Collu, Vincenzo, che ha due anni meno di lei, ma le promette il matrimonio e la vita insieme. Rimane incinta e il giovane farà una virata a 360°. E’ così che Maria viene ostracizzata da tutti e prende la grande decisione di andarsene per non tornare più indietro, e dare alla luce la sua bambina “Bastarda”.
Maria diventa la “Bruja”, che in Sardegna sta per strega, una donna istintiva e vista come pericolosa, ostracizzata dalla società.

 

Elizabeth Hardwick “Notti insonni” – Blackie Edizioni- euro 19,00

La Hardwick è stata la critica letteraria americana di maggior peso per quasi mezzo secolo e questo suo libro fu pubblicato la prima volta nel 1979, quando lei aveva 63 anni.
Nata in Kentuchy nel 1916 e morta nel 2007, insieme al marito, il poeta Robert Lowell, fece parte del pool di intellettuali che nel 1963 fondò la “New York Review of Books”.
I due si conobbero nel 1946 al Greenwich Village, si sposarono 3 anni dopo creando un sodalizio affettivo e intellettuale che li condusse in giro per il mondo. Fu amica di scrittori della levatura di Mary McCarthy e Philip Roth e di altri grandi personaggi dell’editoria e della crema culturale della sua epoca.
“Notti insonni” è definito romanzo, ma in realtà è un caleidoscopio di più cose. Un misto di memoir, collage di ricordi e pensieri, persone incontrate e più o meno famose, episodi familiari, stralci di lettere, frammenti di conversazioni e fantasmi della sua vita passata. Ma anche saggio, taccuino di appunti sparsi, risultato di notti insonni in cui rielaborò esperienze ed impressioni fino a comporre una sorta di meditazione sulla vita.

Fuggita dalla provincia giovanissima, plana a New York dove per anni vive nelle residenze per sole donne e apre gli occhi su un’umanità variegata e complessa. Dapprima si immerge nella Big Apple come città luminosa e carica di promesse, salvo scoprire poi anche un sottofondo di solitudine, tristezza e delusioni.
E’ un’acuta osservatrice delle persone e delle loro dinamiche che mette a nudo con una profondità notevole. Soprattutto delle donne che in “Notti insonni” compaiono spesso, a partire dalla figura di sua madre: vincenti o perdenti, appartenenti un po’ a tutte le classi sociali, con mestieri diversi e differenti modi di relazionarsi con gli uomini e le difficoltà della vita.
E tra gli argomenti toccati, anche sessismo e razzismo, su sfondi non solo newyorkesi, ma a spasso per il mondo che ha scoperto strada facendo: da Boston a Montreal, da Honolulu alla Russia, passando per tante altre mete, compresa Amsterdam dove visse per un anno.

 

Muriel Barbery “Una rosa sola” -Edizioni e/o- euro 16,50

L’autrice del best seller “L’eleganza del riccio” questa volta compie un viaggio intimo nell’animo di una botanica 40enne che parte per il Giappone dove è appena morto il padre che non ha mai conosciuto. Ma è anche un tuffo nelle affascinanti radici della cultura nipponica.

Rosa, capelli rossi e occhi verdi, vive a Parigi, ma in realtà “quasi non aveva vissuto”.
La madre aveva abbandonato il ricco padre, e ancora incinta era tornata in Europa. Alla figlia aveva trasmesso malinconia e doloroso senso di abbandono ed è così che Rosa è cresciuta infelice, anche perché attanagliata dal vuoto dell’assenza della figura paterna.
La sua giovinezza è stata triste, e non è andata meglio negli anni a seguire. E’ diventata botanica, ma senza convinzione, e si trascina da un uomo all’altro senza coinvolgimento perché a nessuno si affeziona ed è ricambiata con la stessa moneta
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A stravolgere questa traiettoria insoddisfacente di vita è la notizia che il padre, stimato mercante di arte contemporanea, le ha lasciato un testamento.
L’arrivo a Kyoto la catapulta in una realtà totalmente diversa da quella fino ad ora conosciuta. Aiutata dal giovane assistente del padre, Haru (belga trapiantato in Giappone), Rosa compie una sorta di viaggio iniziatico tra antiche leggende, fascinazione di templi, incontri con personaggi che l’aiutano a capire molte verità sul paese in cui è planata, sul padre e soprattutto su se stessa.

Possiamo dire che l’altra grande protagonista del romanzo è proprio l’antica capitale imperiale del Giappone, nella quale coesistono due realtà diverse. Da un lato povertà e squallore, urbanizzazione selvaggia che ruba spazio ad alberi e uomini, aree inospitali, affollate e disumanizzate.
Però c’è anche la profonda e diffusa bellezza dei giardini di Kyoto, carichi di spiritualità, dove la protagonista compie una sorta di pellegrinaggio culturale.