Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Mazo de la Roche “La fortuna di Finch” -Fazi- euro 18,00
Dopo “Jalna” e “Il gioco della vita”, ecco il terzo capitolo della saga che prende il nome della casa che domina le praterie e i boschi dell’Ontario, di proprietà della famiglia Whiteoak. Partono da lì gli intrecci di personaggi e vite che l’autrice scrisse tra fine anni 20 e 50 del 900.
La vita stessa della scrittrice canadese Mazo de la Roche (nata a Newmarket nel 1879, morta a Toronto nel 1961 a 82 anni) vale più di mille romanzi. Un’infanzia solitaria allietata dalla passione per la lettura, una fantasia inarrestabile che la cala in un mondo immaginario. Un rapporto fuori dagli schemi con la compagna di tutta la vita Caroline Clement: la cugina orfana di 8 anni che i genitori di Mazo avevano adottato.
Da allora sono state inseparabili, in quello che all’epoca era chiamato “Boston Marriage”, e adottarono anche due bambini.
Nell’arco della sua esistenza ha scritto 23 romanzi, tra i quali la saga di Jalna, lunga storia familiare architettata in 16 volumi che abbracciano l’arco di tempo tra 1854 e 1954 e che si rivelò un successo internazionale.
Ambientata in Canada, racconta le vicende di più generazioni di Whiteoak, padroni del maniero di Jalna, nell’Ontario. Capostipiti il capitano Philiph e la sua adorata moglie Adeline, circondata da uno stuolo di figli e nipoti di cui detiene il controllo, tra una bizza e l’altra.
Nel terzo volume la centenaria Adeline è morta da più di un anno e come ultima beffa ha stabilito che erede della sua fortuna sia il nipote Finch al compimento dei 21 anni.
Nel corso della festa per il compleanno decisivo, Finch propone agli zii Ernest e Nicholas di offrirgli un viaggio in Inghilterra, dove aveva avuto inizio la loro stirpe; un modo per ampliare il suo orizzonte ed incontrare persone e un mondo nuovi.
Molti i personaggi che si affacciano sulla scena, a partire dalla cugina Sarah, orfana cresciuta dalla zia Augusta nella campagna del Devon. Giovane fanciulla sensibile, raffinata e amante della musica. Finch ne è stregato ma dovrà vedersela con un altro pretendente.
Nel frattempo a Jalna i rapporti tra Renny (che gestisce la proprietà) e sua moglie Alayne, da passionali si fanno turbolenti, anche per l’amicizia del marito con una vedova tostissima che forse sarebbe più adatta come sua compagna …..e poi altri continui sviluppi raccontati con l’incanto di questa scrittrice.
Rachel Cusk “Il lavoro di una vita” -Einaudi- euro 12,00
Rachel Cusk è l’autrice di successo della trilogia “Resoconto”, “Transiti” e “Onori” con i quali ha rivoluzionato la scrittura contemporanea, usando in modo nuovo la prima persona singolare in libri che sfiorano l’autobiografia e il memoir, ma sono una cosa ancora diversa e non facilmente incasellabile in una definizione.
Nata in Canada, si è trasferita in Gran Bretagna dove vive tra Londra e il Norfolk, è madre di due figlie e proprio di maternità parla in “Il lavoro di una vita”; una sorta di diario di questa esperienza che fu pubblicato la prima volta 20 anni fa e le valse una montagna di critiche. Fu messa all’indice, bollata come madre inadeguata, egoista e ostile verso i bambini.
La verità è che ha avuto il coraggio di sviscerare a fondo pensieri, dubbi, ansie, tormenti e cambiamenti di vita e del corpo… e lo ha fatto in modo lucido, quasi spietato, senza indulgere nei soliti luoghi comuni relativi all’essere madri.
In 150 pagine l’autrice descrive il rito di passaggio della maternità con il corollario di stati d’animo oscillanti, fatica, paura e dolore del parto.
La sua è una visione dirompente rispetto alla letteratura classica in materia, dal momento che invece di osannare gestazione, parto e cura della prole, parla di difficoltà oggettiva nell’affrontare un cambiamento così enorme che non solo incide a fondo sul fisico, ma muta radicalmente il percorso di vita.
Perché, come scrive: «il corpicino di mia figlia mi viene consegnato…in quel momento mi rendo conto che ora esiste una persona che è me, ma non è confinata nel mio corpo».
Per darvi un’idea ecco la sua narrazione dell’allattamento al seno: «i suoi seni sono requisiti, riprogrammati….Quando il bebè arriva sono come due testate pronte al lancio. Il bambino succhia; il macchinario entra in azione».
Poi c’è la riorganizzazione della vita e della coppia per accudire la prole, il tabù dello scambio di ruoli
in cui magari è la donna ad andare al lavoro, mentre l’uomo resta a casa. Ma più facilmente c’è la rinuncia materna alla carriera, perché le donne sono anche un po’riluttanti ad abdicare al prestigio dell’essere madre.
La Cusk sottolinea come «quando nasce un bambino non è detto che nasca anche una madre. A volte deve nascere anche lei, ed è come imparare una lingua straniera». Ecco possiamo sintetizzare così il suo pensiero. Ma non perdetevi il suo libro che contiene molto di più ….
Carlo Verdone “La carezza della memoria” -Bompiani- euro 17,00
Tenerezza e melanconia sono ciò che rende carezzevole la memoria del passato. Potremmo definire così questo libro di Carlo Verdone, attore, regista e sceneggiatore che non ha bisogno di presentazione.
Dopo il successo del memoir precedente “La casa sopra i portici” nel 2012, ora prosegue con il racconto di parte della sua vita.
Galeotto fu il Covid 19, per colpa del quale, scrive Verdone «Stiamo perdendo la generazione degli anziani, i veri custodi della memoria».
Complice l’isolamento imposto dal lockdown, si è ritrovato immerso nella solitudine e nel silenzio della sua casa romana, con il terrazzo la cui vista spazia dalla Pineta di Castel Fusano al Pincio. E’ nata così l’idea di aprire finalmente un grosso scatolone, parcheggiato da un decennio sull’ultimo ripiano di un armadio.
Uno scrigno siglato “Fotografie sparse (da riordinare)”, pieno di autentici tesori della memoria: lettere, pagine varie, fotografie e biglietti.
Il libro prende vita da lì e in 14 capitoli, ognuno aperto da una fotografia in bianco e nero, Verdone ci diletta con spizzichi del suo passato…. e non un passato banale.
Gli inizi da giovane, quando emerge il suo talento nel comporre monologhi per il teatro. E’ bravo e si fa subito notare dal regista Enzo Trapani, all’epoca eminenza grigia della Rai sempre in cerca di nuovi talenti. Lo vuole a Torino, nel 1978, dove per tre mesi alloggia in un orrido hotel del centro, e lavora in Rai con “I gatti di Vicolo Miracoli”,“I Giancattivi” e incontra Nuti e Troisi.
Poi ci sono i ricordi dei genitori, il padre Mario, grande critico stimatissimo, ma negato nella guida…e preparatevi ad aneddoti divertenti.
I fratelli, i viaggi con il padre, i rapporti con i suoi due figli, l’amore per la musica e la sua collezione di dischi che contagia il figlio Paolo e gli indica una strada per superare la sua timidezza.
C’è molta famiglia in questo libro, quella che l’ha cresciuto con precisi valori e grande sensibilità. Doti che fanno amare Verdone e a volte lo mettono in imbarazzo, come quando la gente lo ferma e gli chiede aiuto. Una popolarità che gli permette di entrare, anche se per poco, nella vita di persone meravigliose, come l’ex modella bellissima, Stella.
Ma c’è molto altro in queste pagine soffuse di malinconia, in cui uno degli attori più amati del cinema italiano ci fa entrare, con infinito garbo, nelle pieghe più intime del suo animo.
Massimiliano Governi “L’editor” -Blu Atlantide- euro 16,00
Lo scrittore romano in questo romanzo porta in scena una trama gialla e l’ambienta nel mondo dell’editoria.
L’inizio promette subito bene, nel parco della Caffarella, con il ritrovamento di «..un corpo disarticolato come quello di un rospo, disteso nello spiazzo erboso……ucciso a colpi di bastone sul volto e alla testa».
Dapprima si pensa che la vittima di tanta efferata violenza potrebbe essere uno dei tanti barboni della capitale.
Poi si scopre che è un famoso editor romano di 47 anni. Chi e perché si è accanito tanto da avergli sfondato il cranio, sfigurato il volto, spezzato gambe e braccia forse con una mazzetta da muratore?
Sulle tracce dell’assassino si avventura un ispettore di mezza età, che in passato aveva indagato su fatti di mafia, poi trasferito dal sud. Il suo nome non compare mai, si sa solo che è un accanito fumatore di “Stop” senza filtro, appassionato di letteratura, si è cimentato anche come scrittore, ha una moglie malata e il suo lavoro da tempo non gli dà più grandi soddisfazioni.
L’idea di entrare nel mondo dell’editoria ad alto livello sembra più che mai nelle sue corde.
La sua però più che un indagine è una vera e propria ossessione: ripercorre i passi dell’editor quasi al millimetro, ricostruisce i suoi rapporti personali e professionali, i dolori che hanno segnato la sua vita.
Mette a ferro e fuoco autori, scrittori, imprenditori privi di scrupoli, amici, nemici e colleghi del morto.
Interroga la vedova, della quale finisce per subire il fascino, e che gli lascia aperta la porta di casa nella quale l’ispettore entra più volte, dormendo nel letto della vittima, frugando nel suo computer e nelle sue cose con un’attenzione maniacale per ogni minuscolo dettaglio.
Procede praticamente in solitaria e conduce un’indagine fuori dagli schemi, quasi un diario esistenziale, dalle atmosfere malinconiche.
L’ispettore si muove sullo sfondo di una Roma affascinante, con le sue strade piene di storia e l’indagine che lo conduce anche tra le lapidi del mastodontico cimitero del Verano. Accumula prove, restringe il campo e ovviamente finisce per trovare il colpevole.


A raccontarcela, in un centinaio di pagine ricche di sincera empatia, a metà strada fra l’indagine psicologica e quella giornalistica, è oggi Sabrina Sezzani, anche lei – come Rossella – fiorentina e già autrice nel 2017, sempre per “Neos Edizioni”, della raccolta di racconti “Seduta sul tuo splendore. Trenta storie fiorentine al femminile”. Racconta la Sezzani: “In queste pagine mi sono arrogata un diritto che non ho: quello di sostituire i suoi pensieri con quelli che io ho immaginato fossero i suoi. Questo quindi, non è un libro su Rossella Casini, ma un libro della mia Rossella Casini”. Per anni di Rossella si sono occupati in pochi. “Scomparsa” nel 1981 a soli 25 anni, la sua storia è rimasta a lungo dimenticata. Una storia che sembrava destinata al silenzio, finché nel 1994 un pentito racconta agli inquirenti che Rossella Casini, giovane donna vittima di un amore “sbagliato”, era stata rapita, stuprata, fatta a pezzi e gettata in mare nella tonnara di Palmi. Senza dubbio, uno dei più vili, turpi e racapriccianti delitti mai commessi dalla ‘ndrangheta. Quale la sua colpa? Quella di aver convinto il fidanzato Francesco Frisina, calabrese di Palmi (conosciuto alla Facoltà di Pedagogia dell’Università di Firenze), a collaborare con la Giustizia, dopo l’assassinio del padre del ragazzo, imprenditore agricolo, per mano di due killer e il ferimento dello stesso giovane in un agguato tesogli pochi mesi dopo nel dicembre del ’79. Francesco accetta l’invito di Rossella, ma la sua conversione dura poco e il ragazzo ritratta. Rossella si ritrova così coinvolta nella faida mafiosa che vede contrapporsi ferocemente le ‘ndrine Gallico – Frisina contro i Parrello – Condello, finendo stritolata dalle regole dell’omertà mafiosa che s’era illusa di riuscire ad infrangere per amore. “Fate a pezzi la straniera”, fu a quel punto l’ordine dei boss mafiosi. E il 22 febbraio 1981 Rossella scomparve nel nulla. Il suo corpo non fu più ritrovato. I suoi genitori non hanno mai avuto la consolazione di una tomba dove poterla piangere. Il processo, iniziato nel 1997, si concluderà nove anni dopo con l’assoluzione per insufficienza di prove: Rossella non ha mai ricevuto giustizia, la magistratura si è arresa, non è stata in grado di fare chiarezza, di individuare e punire esecutori e mandanti. Ci racconta la giovane con le parole scritte dalla Sezzani: “Per le aule dei Tribunali, io, semplicemente, non sono più. Ho smesso di esistere in una data imprecisata, in un modo imprecisato, per mano di non si sa chi. Sono sparita, ho smesso di dare contezza di me. Il resto è sconosciuto, questo dice la verità processuale”. Ma quale la vera verità? Se lo chiede con palese tormento la scrittrice, riaprendo ferite profonde mai rimarginate, ben consapevole di quanto “sia davvero importante ricercare il perché delle cose, andare alla fonte delle informazioni e cercare di dare un senso alla nostra sete di sapere”.
Inizia nel 1972 ad Hanoi con la piccola Guava e sua nonna Diệu Lan in fuga dalle bombe americane che radono al suolo la loro casa. Senza scoraggiarsi decidono di ricostruirla ed è anche l’inizio del racconto della vita della nonna e della sua famiglia. E’ la storia del Vietnam ripercorsa in modo magistrale da una vietnamita: senza retorica o vittimismo, solo la cruda e spietata realtà, più affilata di un coltello nel colpire il lettore. Attraverso la saga familiare si ricostruisce il dramma di un paese martoriato: il colonialismo francese, la spietata occupazione giapponese, la divisione tra nord e sud in guerra tra loro, la grande carestia, le ingiustizie della riforma agraria che trasformano il vicino in nemico mortale, il ruolo degli americani.
In questo romanzo Teresa Ciabatti riconferma la sua bravura nel raccontare l’universo femminile, e sviscera a fondo le emozioni e le dinamiche di madri, sorelle, figlie e amiche.
La storia è ambienta nella New York blasonata dei party dell’editoria, e racconta di due editor affermati, Quinn e Margot, che dopo un inizio imbarazzante- lui cerca di infilare la mano sotto la gonna di lei- finiscono per diventare grandi amici. Entrambi felicemente sposati e realizzati nelle loro carriere, sono legati da un rapporto consolidato.
Il 67enne scrittore cinese Ma Jan da tempo vive esule a Londra e i suoi libri sono proibiti nella sua patria: un ostracismo del regime scattato anni fa, a partire dal suo pamphlet -denuncia sui fatti di Piazza Tiananmen “Pechino è in coma” del 2009.