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LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Thyssen, la Cassazione: “Colpa imponente dei manager”

in BREVI DI CRONACA

corte_di_cassazione_Secondo la Cassazione è stata una “colpa imponente” quella dell’ex Ad della Thyssen Harald Espenhahn: egli insieme ad altri cinque manager del gruppo industriale ha provocato, per la totale e consapevole mancanza di adeguate misure di sicurezza, il rogo della fabbrica torinese nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del thyssen-preteroti2007 in cui morirono sette operai. E’ scritto nelle motivazioni del verdetto del 13 maggio a conferma delle pene lievemente ridotte nell’ appello bis.  La Suprema Corte ritiene che la colpa dell’ex ad e degli altri dirigenti, è “imponente” sia  per la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento prima che poi ebbe a realizzarsi, sia “per la pluralità e per la reiterazione delle condotte antidoverose riferite a ciascuno di essi” che, sinergicamente, avevano confluito nel determinare all’interno dello stabilimento “una situazione di attuale e latente pericolo per la vita e per la integrità fisica dei lavoratori”.

Video ricatto: "Lapo venne ripreso mentre era in stato confusionale"

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 “Era stato condotto all’interno di un’abitazione dove era stata creata ad arte una situazione compromettente”

 

Nel momento in cui era stato ripreso, Lapo Elkann  era in stato confusionale. “Era stato condotto all’interno di un’abitazione dove era stata creata ad arte una situazione compromettente”. E’ quanto afferma il gup di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato i fratelli Enrico e Giovanni Bellavista e il padre Renato per le accuse di estorsione e tentata estorsione ai danni del membro della famiglia Agnelli. Si tratta del processo con al centro un cosiddetto ‘video-ricatto’.

"Furchì aveva un complice il giorno dell'agguato a Musy"

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“Si può combattere contro qualunque nemico tranne che contro il pregiudizio”, così replica attraverso l’Ansa  Giancarlo Pittelli, uno dei legali di Furchì

 

Non è verosimile, secondo gli investigatori, che Francesco Furchì, in carcere per la condanna all’ergastolo per l’uccisione del consigliere comunale torinese Alberto Musy, abbia agito da solo.  Lo spiegano le motivazioni della sentenza, in cui i giudici, dicono che sia “assai verosimile” la partecipazione all’agguato di un complice con la funzione di avvisare  l’attentatore degli spostamenti della vittima. “Si può combattere contro qualunque nemico tranne che contro il pregiudizio”, così replica attraverso l’Ansa  Giancarlo Pittelli, uno dei legali di Furchì.

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