GUSTO- Pagina 2

Quando il gusto diventa alchimia…

Alessandro SPEGIS e la magia del cioccolato… entra in scena la suadelizia!

Nel tempo, abbiamo imparato a conoscere i due unici rimedi contro il dolore, la tristezza e le piaghe del cuore umano : essi sono la cioccolata e il tempo. Lamore ormai diviene sopravalutato. Biochimicamente non è diverso da una scorpacciata di cioccolato.

Eh si, il cioccolato è essenziale, è un mondo a 360° capace di soddisfare il gusto della maggior parte della più golosa popolazione che lo fa diventare  il suo gioco perfetto.

Esso è un alimento completo, tanto sano quanto buono, un benefico compensatore del gusto più curioso.

Ma come tutti gli alimenti deccellenza fabbisogna di una qualità elevata capace di plasmarsi con la più eclettica delle fusioni.

La pasticceria molecolare, dove la scienza del gusto diviene eccellenza nel palato, può benissimo divenire la sua musa ispiratrice.

La parola molecolarediviene per molti  golosi un grande interrogativo, quasi minaccioso

Convinti che la gastronomia molecolare sia legata a chissà quale trasformazione o meglio trasfigurazione degli alimenti, in un periodo  in cui si sta diffondendo una filosofia che crea un connubio tra naturalezza , semplicità e minimalismo culinario, non è altro che la scienza della perfezione, capace di mettere in equilibrio gli alimenti più esclusivi come in questo caso il cioccolato.

Sfatando quindi le leggende che sfocano il valore della cucina molecolare , si può assolutamente affermare che la stessa rappresenti oggi unimportantissima conquista nellAlta ristorazione come in questo caso nella pasticceria, capace di farla arrivare ad elevatissimi livelli di eccellenza, creando oltretutto stelle nascenti dallincredibile talento, come in questo caso il giovane Alessandro Spegis, pastry chef chocolatier.

Lui, specialista ormai dellarte della cioccolateria contemporanea nazionale e internazionale, che con il suo stile eclettico riesce a donare al suocioccolato uninaspettato contrasto di sapori e magici abbinamenti, si identifica come un artigiano munito di grande estro e originalità , ma foriero di accurate conoscenze fisiche e chimiche degli alimenti, di come essi possano interloquire fra loro, con il protagonismo di una maniacale perfezione capace di generare risultati davvero inaspettati e sorprendenti, sposando le eccellenti qualità delle materie prime.

La fisica, la chimica, la struttura dei materiali e delle molecole creano nella sua arte dolciaria un vera e propria alchimia, dove la ricerca,  il gusto, il suo senso estetico  e  la sua passione, caratterizzano la sua produzione con un risultato  davvero eccellente.

Allievo dei grandi maestri dellarte dolciaria comincia la sua gavetta con Fabrizio Galla, Iginio Massari, Carlo Cracco, Alessandro Va da Paco Torreblanca (ormai cavaliere onorario dellalta pasticceria mondiale) , accorpando poi la sue grandi capacità collaborando anche con El Bulli di Ferran Adrià, Al Piccolo Lago di Marco Sacco, Il Cambio – Matteo Baronetto, Quique Dacosta e in ultimo, per oltre 10 anni , lavora con Guido Gobino, fino alla decisione di aprire una bottega tutta sua.

Un giovane talentuoso quindi Alessandro Spegis, una mente oltre capace di generare una  sperimentazione dotta  dai risultati eleganti, eclettici e delicati.

Un lungo tempo dedicato al cioccolato, ma anche una vita di sacrifici, di studio e di lavoro, di fatica e di rinuncia.

Una storia quella di Alessandro che inizia  a  soli 15 anni, ancora con i lacci delle scarpe un poslacciati e con la mente imbrattata dalle fantasie più disparate di unetà assai bizzarra.

Fu suo padre che lo spronò ad intraprendere questa professione (se pur lui non avesse ancora le idee molto chiare se non una spasmodica passione per la fisica) a trovargli un piccolo impiego   estivo alla pasticceria Bonfante di Chivasso. Da li si aprì un mondo.

Come  sempre si dice : da cosa nasce cosa.cominciò così ad alimentare una passione sempre più elevata per il cioccolato e la sua lavorazione,  accompagnandosi con ricerche molto approfondite a riguardo, dallo studio della fisica (per la quale si diplomò) , della chimica, allapprofondimento delle materie prime capaci di generare risultati davvero soddisfacenti.

Una ricerca continua e instancabile la sua, fatta di innumerevoli quesiti  e risoluzioni sempre più evolutive.

Una stimolazione autentica, generata da unumiltà senza confini, che non vuole arrampicarsi allapparenza esosa di un risultato generato soprattutto da una buona comunicazione, ma che semplicemente pretende da se stessa la risoluzione eccelletnte di una ricerca assolutamente qualificata, approfondita dal desiderio di soddisfare non solo il gusto strabiliante dei sapori, ma che disegna un mondo quasi filosofico, dettato da un credo capace di generare il lusso della competenza e dellunicità di nicchia.

Per questo lui sceglie di non creare e di non vendere un prodotto di massa troppo commerciale,  ma dipinge un prodotto plasmato da unarte capace di incantare innanzitutto il gusto e il desiderio di chi davvero lo sa apprezzare a sua misura e piacimento.

Alessandro Spegis ama la concorrenza ma solo se affiancata alla garanzia di qualità ,suo stimolo principale capace di migliorarlo .

Per questo le sue creazioni si limitano nella loro quantità, vestendosi di unecletticità capace di generare unartigianalità davvero sorprendente.

La sua ultima novità è il gianduiotto scartato, cioccolatini rigorosamente creati con cacao Criollo peruviano, colati  con il sac à poche e tagliati al coltello : una vera chicca!

Una storia che sa di buono la sua, con un proseguo che porta non solo il marchio delleccellenza, ma che sussurra anche amore e anima nei confronti di un lavoro artigianale che purtroppo va sempre più scemando in questo mondo dove la qualità e la ricerca di materie prime incontaminate, sta diventando un optional e non certo una dottrina, unetica dovuta nei confronti di una tradizione dolciaria che non deve mai degenerare, ma che al contrario deve essere in grado di sostenere i dettami dellarte dolciaria, innalzando i sensi del gusto come carezza per una qualità incapace di deludere ma solo  in grado di sorprendere.

Oggi, Alessandro Spegis, con sua moglie Francesca, hanno fatto nascere la bottega dei desideri in via Monferrato 20 a Torino, una piccola bomboniera ma dalle innumerevoli sorprese, dove  lo spirito  del piacere prende forma nel suo cioccolato, balsamo prezioso per un gusto esplosivo.

Entriamo quindi dal civico 20, inebriamoci di quel profumo intenso e proviamo  a capire oltre che ad assaggiare e gustare.chissà, forse ognuno di noi diverrà un vero e proprio intenditore!

Monica di Maria Chiusano

Peccati di gola: il panettone del nuovo anno

Farcito con crema al mascarpone ricoperto di cioccolato fondente

Natale e’ passato, e anche il nuovo anno è arrivato,ma non e’ Natale senza una fetta di panettone, il dolce natalizio per eccellenza. Vi propongo un “peccato di gola” , un dolce goloso, ricco e scenografico da servire ai vostri ospiti per rendere il panettone della tradizione una originale e squisita sorpresa. Un panettone farcito con crema al mascarpone ricoperto di cioccolato fondente, semplicemente divino !

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Ingredienti :

1 Panettone da 750gr.

400gr. di mascarpone

2 uova

2 cucchiai di zucchero a velo

1 bicchierino di liquore all’arancia

100gr. di cioccolato fondente

Latte q.b.

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Tagliare la calotta del panettone, asportare la parte interna lasciandone uno strato di almeno un centimetro sia ai lati che sul fondo. Tagliare a dadini la parte asportata. In una ciotola montare i tuorli con lo zucchero sino a renderli spumosi, aggiungere delicatamente il mascarpone e il liquore, mescolare con cura. Montare a neve ferma gli albumi, unirli al composto di uova e aggiungere i dadini di panettone. Mescolare e riempire il panettone. Coprire con la calotta. Sciogliere il cioccolato con poco latte e versare sulla calotta. Riporre in frigo. Prima di servire decorare a piacere. A tutti voi un sereno anno nuovo.

Paperita Patty

A Picciridda: a Torino sapori e tradizioni di Sicilia 

Abbiamo provato per voi un ristorante dove tutto, ma proprio tutto parla di Sicilia: A Picciridda di Piazza Carducci 122

 

È possibile trovare un angolo di Sicilia, o meglio di Catania, restando a Torino? Sì, se ci si spinge fino al n.122 di Piazza Carducci. A Picciridda è un’avventura familiare piuttosto recente, aperta nel 2020, poco prima del lockdown che ci costrinse chiusi a casa per una pandemia. Proprio qui un tempo c’era La Mela Stregata.

Ora in piazza Carducci è arrivato il sole caldo della Sicilia. È stata Laura insieme alla sua famiglia a creare un ristorante con annesso servizio di pasticceria e gastronomia d’asporto, una realtà sicula caratterizzata da una cucina curata nei minimi dettagli. L’ennesima ambizione per lei che di locali in città ne ha già rilanciati parecchi, ma il segreto è sempre lo stesso: “Tutto quello che è difficile noi dobbiamo pensarlo facile e soprattutto dobbiamo pensare al problema come se lo avessimo già risolto”.

Dalle variopinte e floreali maioliche che decorano i piatti alla materia prima, dalla carta dei vini al design di arredi e vettovaglie tra cinema, specchi e cornici che evocano l’isola del Gattopardo: qui tutto parla di Sicilia e nulla è lasciato al caso. Persino il menu stesso parla siciliano, come la proprietaria ci spiega con un divertente aneddoto: “É capitato più di una volta che i clienti ci chiedessero di portare loro un menu scritto in italiano, ma loro mica erano stranieri anche perché la traduzione in inglese c’è!”.

La prima tappa del nostro tour culinario è un trionfo di antipasti misti tra cui un carpaccio di tonno accompagnato da frutto della passione e agrumi, insalata di polpo in umido con pomodorini secchi e olive, alici olio e limone e le immancabili panelle, quadrotti a base di farina di ceci fritti e serviti ancora caldi. A rendere ancora più decisi i sapori dei piatti è il vino, un bianco Planeta rigorosamente made in trinacria.

Un morso dopo l’altro, decidiamo per sazietà di rinunciare alla Federico II, una pasta al nero di seppia con tripudio di molluschi e crostacei che porta il nome del nipote dello chef a cui è dedicata, ma di non sottrarci al più classico piatto della tradizione, la pasta alla Norma. Pomodoro, basilico, ricotta salata e una melanzana fritta così sottile da risultare leggerissima. Tutto è preparato sul momento e ci arriva al tavolo da una cucina a vista, tempio e simposio di chef Roberto.

Ultima e doverosa tappa, l’appuntamento con il dolce: una selezione di paste di mandorla al pistacchio, cannoli e un bicchiere di passito, un Ben Ryé Donnafugata.

Ad accogliere la clientela è Laura stessa, padrona di casa e della sala: “Chi viene da A Picciridda deve sentirsi in famiglia – dice avvicinandosi al tavolo con tre diversi digestivi, pistacchiello, meloncello e zibibbo – Organizziamo catering, feste, abbiamo avventori occasionali ma tantissimi sono abituali. Serviamo tanti avvocati, notai ma soprattutto medici”. Complici gli appena 400 metri di distanza, A Picciridda è infatti una certezza e una salvezza per tutto il personale ospedaliero delle Molinette e non solo. “Mix di arancini, 6 porzioni di pasta alla norma, 6 porzioni di caponata”, recita uno degli ultimi ordini arrivati via WhatsApp, un pranzo d’asporto destinato al personale del settore 2C dell’ospedale San’Anna. Così un arancino o un cannolo possono essere anche un sollievo durante i lunghi turni in corsia, una coccola prima di affrontare un intervento e sicuramente una valida alternativa al solito trancio di pizza!

E pensare che c’è anche chi sceglie A Picciridda come rito propiziatorio: “C’è un importante imprenditore nel settore dell’automotive che è un nostro cliente e tutte le volte che deve fare un’inaugurazione ci chiama per il servizio catering. Se per qualsiasi motivo non ci siamo o non possiamo, posticipa l’apertura! Gli portiamo il cibo ma anche fortuna”.

 

Lori Barozzino

Chiara Surano

Ristoranti etnici a Torino, un assaggio di sapori e gusti unici

Informazione promozionale

Il nostro quotidiano, Il Torinese, esplora il ricco patrimonio culturale ed enogastronomico della città, fatto di sapori, tradizioni e gusti di qualità.

Torino vanta un’ampia offerta di ristoranti etnici, sempre più apprezzati dalla clientela. L’amore per la cucina internazionale, inizialmente introdotto dalla ristorazione cinese, si è nel tempo ampliato verso orizzonti più vasti, abbracciando piatti e tradizioni di Cina, Corea, Giappone, Thailandia, India, Spagna, Messico, Grecia e persino Africa.

Che sia per effetto della globalizzazione o per il desiderio di rompere la monotonia delle abitudini alimentari tradizionali, la passione per le cucine etniche è ormai una tendenza inarrestabile. Negli ultimi anni, questa curiosità gastronomica ha continuato a crescere, conquistando il palato degli italiani da nord a sud.

Per voi lettori, Il Torinese ha selezionato alcuni ristoranti etnici che si distinguono per qualità e personalità. Vi invitiamo a scoprirli e a lasciarvi tentare dall’esperienza unica che offrono.

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Dawat Ristorante Indiano

 

VIA MILANO 8/H TORINO

TEL 3381125890

www. dawattorino.it

Leggi l’articolo:

Dawat ristorante indiano, eccellenza e qualità delle materie prime

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2018 Ristorante CHENRONG via Goito4 /f 

 Ristorante cinese
 Aperto dal martedì alla domenica ore 12:00 – 15:00 e 18:30 – 00:00

Chengioni97@gmail.com – 3392670532

SU INSTAGRAM:

  https://www.instagram.com/2018ristorante/

Leggi l’articolo:

2018 Ristorante CHENRONG, autentica cucina cinese: dove il cibo unisce

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Quinoa Cafè & Pastry LAB


Via Madama Cristina, 52 – 10125 Torino 
011 056 8505
https://quinoacafe.qromo.it/

Leggi l’articolo:

Quinoa Cafè & Pastry LAB, il gusto della pasticceria asiatica e del buon caffè

 

 

 

“Valsusa Emozioni da bere – Winter Edition”

BARDONECCHIA, EMOZIONI DA BERE: SOTTO L’ALBERO I VINI EROICI VALSUSA DOC CON I GIOIELLI DELLA PASTICCERIA UGETTI

Venerdì 26 dicembre al Foyer del Palazzo delle Feste una degustazione in pieno clima natalizio.

In primo piano le etichette del Consorzio Valsusa Doc, presentate dai produttori e dai sommelier dell’AIS con assaggi di prodotti tipici locali. Anche un video sul distretto vinicolo valsusino, poi l’esperienza immersiva “Blind Wine”. E infine una grande sorpresa, a base di vino valsusino, offerta dai maestri pasticceri e cioccolatieri di Bardonecchia.

Valsusa, Emozioni da bere”: l’appuntamento 2024 con la terza edizione della kermesse enologica valsusina, stavolta in versione invernale, è per venerdì 26 dicembre, Santo Stefano, dalle ore 16 alle 20 nel Foyer del Palazzo delle Feste di Bardonecchia. L’evento, completamente gratuito e ospitato dal Comune, è promosso dal Consorzio di Tutela e valorizzazione dei Vini DOC Valsusa.

Un’ottima occasione per degustare in purezza il frutto dei vitigni autoctoni valsusini: i rossi Avanà e Becuet e il bianco Baratuciat. Vini di carattere, nati da vigneti strappati faticosamente ai versanti alpini.

«A farli assaggiare e a raccontarli saremo noi stessi, produttori di montagna»annuncia Giancarlo

Martina, presidente del Consorzio DOC dei vigneron valsusini – I calici saranno illustrati anche attraverso un suggestivo percorso sensoriale grazie all’experience “Blind Wine” sotto la guida di sommelier di AIS Piemonte. Accompagnata dalla proiezione di un audiovisivo sul distretto vinicolo valsusino, la kermesse – sostenuta dalla Camera di Commercio di Torino e dall’Enoteca Regionale – sarà accompagnata dall’assaggio di altri prodotti d’eccellenza del territorio, dai formaggi ai salumi, sino ai Marroni IGP Valsusa.

Il pomeriggio di degustazioni terminerà con una “dolce sorpresa” realizzata con i vini Valsusa DOC, preparata in occasione del 70° anno di attività della Pasticceria-Cioccolateria Ugetti. Gli Ugetti (Franco e i figli Davide e Andrea, tutti Maestri del Gusto) saranno presenti a Palazzo delle Feste anche con la mostra “Tracce di Gusto”: la rassegna riassume la storia della loro famiglia, che da tre generazioni addolcisce i frequentatori della “Perla delle Alpi”.

Ad accompagnare in dolcezza questa speciale realizzazione sarà un bicchiere di valsusino “vino del ghiaccio”. Si tratta di un Eiswein da uve tardive a bacca rossa, lasciate disidratare in vigna e raccolte ormai gelate durante l’inverno, a temperature abbondantemente sotto zero.

MARTINA: FESTEGGIAMO LA DOC ALPINA CHE PREMIA L’AUTENTICO VINO DI MONTAGNA, AMBASCIATORE TURISTICO DEL TERRITORIO

«Questo appuntamento è iniziato due anni fa in occasione del 25ennale del riconoscimento della

DOC Valsusa» – ricorda Giancarlo Martina, presidente del Consorzio Doc Valsusa «Per il 2024

abbiamo voluto proporlo in veste invernale e natalizia a Bardonecchia, città che nel 2025, ormai

alle porte, con altri Comuni delle Montagne Olimpiche vedrà svolgersi i Giochi Mondiali Universitari Invernali. Un evento sportivo attorno al quale stiamo già progettando alcune iniziative, perché crediamo fortemente nell’importanza del vino, in valle di Susa, quale “prodotto vetrina” storicamente legato al territorio, insieme alle altre eccellenze locali».

Proprio la viticoltura eroica, per i produttori valsusini, è un elemento importante per fare turismo: «Il

vino contribuisce a riqualificare il paesaggio, conservando e rinnovando la sua bellezza». Ecco perché va raccontato e fatto conoscere direttamente, valorizzandolo insieme alle altre produzioni alpine: prelibatezze ormai riconosciute per la loro qualità, ma ancora limitate nella quantità. Da qui la scelta, condivisa con l’amministrazione comunale di Bardonecchia e il Consorzio turistico bardonecchiese, di realizzare questa terza edizione della kermesse enologica nel periodo più “turistico” e di massima frequentazione, cioè durante le festività natalizie.

«L’opportunità che ci ha dato la famiglia Ugetti di sperimentare un connubio tra vini DOC e pasticceria-cioccolateria – dice ancora Giancarlo Martina – ci ha resi particolarmente felici, perché questa nostra collaborazione è un esempio concreto di come si debba “fare squadra” per accogliere al meglio i nostri ospiti in questa Valle, che resta unica per storia e ambiente».

UGETTI: FELICI DI ENTUSIASMARE IL PUBBLICO CON LA QUALITA PIU’ PREZIOSA, L’AUTENTICITÀ.

ED ECCO IL MATRIMONIO TRA VINI E PASTICCERIA

«Combinare vini e pasticceria è una sfida che abbiamo accettato con entusiasmo», dichiara Franco Ugetti, Maestro del Gusto, premiato per l’eccellenza garantita dalla sua storica pasticceria di Bardonecchia, che ha alle spalle settant’anni di successi. «Dobbiamo sempre di più sforzarci di presentare il meglio del nostro territorio e rappresentare con orgoglio la Valle di Susa. Clienti e turisti oggi chiedono autenticità, identità e qualità: virtù che sanno apprezzare».

«In tanti anni di attività della nostra famiglia – aggiunge Ugetti – abbiamo sempre cercato di accogliere i clienti con un sorriso e dando il meglio nel nostro lavoro, in un settore molto cambiato ed evoluto con il trascorrere del tempo. Oggi tocca ai miei figli: siamo a Bardonecchia dal 1954, ma la storia della nostra famiglia inizia nel 1882, con la panetteria a Susa. Credo che sia fondamentale avere conoscenza delle proprie radici, del proprio territorio. Scambiare esperienze e valorizzare al meglio e con orgoglio i nostri prodotti e i loro produttori, con orgoglio, penso sia un dovere per chi lavora nell’accoglienza: gli albergatori, i ristoratori e tutti gli esercenti».

BARDONECCHIA: L’ECCELLENZA DELLO SPORT SI ACCOMPAGNAALL’ECCELLENZA DEL GUSTO.

LAVORIAMO INSIEME PER VALORIZZARE IL TERRITORIO

«Siamo felici di accogliere al Palazzo delle Feste questo appuntamento promosso dal Consorzio di Tutela e valorizzazione dei Vini Doc Valsusa sottolinea Chiara Rossetti, Sindaca di Bardonecchia – Riteniamo sia importante dare voce ai prodotti delle nostre terre, farli conoscere ed apprezzare anche da quanti saranno con noi in queste vacanze di fine anno.

La scoperta di un territorio passa anche attraverso la presentazione e degustazione dei prodotti tipici dell’enogastronomia ed in questo senso ospitare i vini della nostra Valsusa è un modo per raccontare e raccontarci e per fare apprezzare ad un maggior numero di persone quanto la nostra Valle produce»

VALSUSA DOC, LA RINASCITA DEI VITIGNI EROICI DA CUI DIPENDE IL RILANCIO DI TERRITORI LA CUI STORIA ENOLOGICA RISALE AL MEDIOEVO

Da più di venticinque anni, il Consorzio di Tutela e Valorizzazione dei Vini DOC Valsusa si impegna a garantire un futuro al piccolo comparto vinicolo alpino della Valle di Susa: appena una ventina di ettari vitati, con filari “eroici” spesso strappati ai versanti più scoscesi. Il mercato e la critica stanno premiando questa eccellenza vinicola piemontese, che si esprime attraverso tre vitigni autoctoni: due rossi (l’Avanà e il Becuet) e un bianco (il Baratuciat). Vitigni che riflettono il prestigio storico della valle di Susa come area vinicola: esploso con l’optimum climatico medievale, il vino valsusino era esportato in Savoia, nel Delfinato e ovviamente a Torino.

Di recente si è iniziato da parti di diversi produttori a valorizzare la produzione del Becuet in purezza: fino ad allora, infatti, il vitigno era impiegato solo nell’ambito dell’uvaggio Valsusa Rosso, per rafforzarne il corpo. L’Avanà, decisamente più esile, è oggi prodotto anche sotto forma di bollicine rosé metodo classico, mentre una quota di Becuet (da vendemmia tardiva, invernale) è utilizzata per l’apprezzatissimo Vino del Ghiaccio, prodotto tra Chiomonte ed Exilles.

Ultimo arrivato, il Baratuciat: “salvato” dall’estinzione da un appassionato professionista di Almese, Giorgio Falca, in una piccola “topia” di famiglia, il bianco autoctono è ora prodotto in tutta la valle, sia in versione bianco fermo che spumatizzato.

Minerali, suadenti, eleganti: i vini valsusini sono carichi di profumi, grazie anche all’escursione termica notturna dovuta all’altitudine dei vigneti. Sono vini genuini: la quota e il clima li mettono al riparo dalle avversità, riducendo al minimo la necessità di trattamenti protettivi. Gli enologi li apprezzano per la crescente qualità raggiunta: esprimono alla perfezione il carattere alpino del territorio da cui nascono. Missione del Consorzio, continuare ad accrescere la produzione aumentando ulteriormente la superficie vitata: ancora all’inizio del ‘900 i filari valsusini si estendevano su centinaia ettari.

I PARTNER

L’evento, promosso dal Consorzio di Tutela e valorizzazione dei Vini DOC Valsusa, è sostenuto da Camera di Commercio di Torino ed Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino e patrocinato dal Comune di Bardonecchia, da Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Unioni Montane Alta Valle Susa e Valle Susa e UNCEM, con la collaborazione del Consorzio Turistico Bardonecchia, di IREN, A.I.S. Piemonte, Laboratorio Alte Valli di CNA, Restart Valsusa, Graffio Edizioni e Pasticceria Ugetti.

IL PROGRAMMA

  • Degustazioni guidate vini DOC con prodotti del territorio: formaggi, salumi, carne, prodotti da forno, marroni, ecc.

  • Proiezione del video “Valsusa Emozioni da Bere”

  • Experience “blind wine”

  • Presentazione e assaggio della “dolce sorpresa” dei Maestri Ugetti

  • Brindisi finale

E’ di scena “Tutta l’Italia del pane”

Sarà l’ormai celebre personaggio televisivo e vero “tuttologo” del pane, Fulvio Marino, il prossimo ospite della “Fondazione E. di Mirafiore”

Dopo di lui, Oscar Farinetti

Venerdì 20 e domenica 22 dicembre

Fontanafredda (Cuneo)

Elogio al cibo più povero e nobile e antico d’Italia. Sua Maestà il “Pane”. Ne parlava (VII-VI sec. a. C.) l’antico scrittore greco delle “Favole”Esopo, e ancor oggi ne parlano scrittori e intellettuali d’alto rango e “mica da ridere”. Due esempi su migliaia e migliaia di “frasi celebri” dedicate al “pane”. “Una crosta mangiata in pace è meglio di un banchetto a cui si partecipa con ansietà” scriveva Esopo. E oggi, la nota scrittrice italo-britannica Simonetta Agnello Hornby“Io raccolgo sempre quel che rimane nel piatto con il pane, sostengo che sia fondamentale per dare la giusta soddisfazione al palato; chi dice che è maleducato sbaglia”. Da Esopo all’Agnello Hornby, sono passati otre 2mila anni. E ancora il pensiero di un anonimo condivisibile: “Non c’è cibo di re più gustoso del pane”. Se poi il pane e i suoi derivati, d’ogni gusto e forma e provenienza, ci vengono offerti da chi oggi può considerarsi fra i più esperti fantasiosi e geniali panificatori d’Italia (e non solo) allora il gioco è fatto. Parlo dell’astigiano di Canelli, classe ’86, Fulvio Marino, “re del pane”, mugnaio, fornaio, panificatore e personaggio oggi conosciutissimo grazie alla sua partecipazione a diversi programmi Tv, da “E’ sempre mezzogiorno” (Rai1, condotto da Antonella Clerici) a “Bake Off Italia” (Real Time) a “Discovery”. Ebbene sarà proprio Fulvio “il grande” il prossimo ospite del “Laboratorio di Resistenza Permanente” nel “Villaggio Narrante” in Fontanafredda della “Fondazione E. di Mirafiore”.

 

L’appuntamento è per il prossimo venerdì 20 dicembrealle 19. Nell’occasione Marino presenterà il suo ultimo libro (dopo “Dalla Terra al pane” – Cairo, “Pizza per tutti” e “Dulcis in forno”– Mondadori Electa) dal titolo che già dice tutto “Tutta l’Italia del pane” (“Slow Food Editore”, 2024). In questo libro, attraverso  ricette rivolte a tutti, anche ai principianti, Marino unisce le sue conoscenze a quelle di “Slow Food” per “raccontare l’Italia attraverso i classici della panificazione reinterpretati per il forno di casa”. Le ricette, inoltre, sono accompagnate dalla storia dei prodotti e dei luoghi e dagli approfondimenti dedicati alle diverse farine e tipologie di lievitazione utilizzate da Nord a Sud. “In questo viaggio attraverso l’Italia dei pani – è stato sottolineato – ci si può rendere conto concretamente della ricchezza e della varietà, espressione dei differenti territori e di come non ci sia una sola Italia per quanto riguarda il mondo dei forni, ma tanti paesi in uno”. Semplice e immediato lo stile, Fulvio Marino scarica nelle pagine tutta la sua passione e non lascia nulla al caso, dai piccoli trucchi del mestiere alle corrette dosi per ottenere sempre un risultato perfetto. Cresciuto tra le farine del “Mulino Marino”, azienda di famiglia, Fulvio è oggi un riferimento nel panorama della panificazione italiana, con una presenza consolidata nei media, programmi televisivi e pubblicazioni di successo. Recentemente, ha anche inaugurato “FuocoFarina”, una bakery con cucina ad Alba, dove si possono assaporare le sue creazioni.

E dopo Fulvio Marino, domenica 22 dicembre (ore 18,30) il palco sarà tutto per Oscar Farinetti, padrone di casa e fondatore nel 2010 della “Fondazione”, dedicata ad Emanuele di Mirafiore, figlio naturale di Vittorio Emanuele II e della Bela Rosin, nonché fondatore nel 1878 dell’azienda vinicola “Casa E. di Mirafiore”, che in futuro avrebbe preso il nome di “Fontanafredda”. Anche Farinetti presenterà in anteprima assoluta – dieci giorni prima dell’uscita ufficiale – il suo ultimo libro “Hai mangiato?”, edito sempre da “Slow Food”. L’opera raccoglie 23 racconti ispirati dalle fotografie del fotografo albese Bruno Murialdo“intrecciando storie di vita, territori e passioni, con un omaggio particolare alla Langa e ai suoi protagonisti”.

L’incontro sarà anche una sorta di “festa natalizia”, perché Beppe Scavino, storico pasticcere albese e uno dei protagonisti del nuovo libro di Oscar, rispolvererà per l’occasione tegami, fruste e forni per offrire al pubblico i suoi mitici “cannoncini alla crema”.

Per info: “Fondazione E. di Mirafiore”, via Alba 15, Fontanafredda (Cuneo); tel. 0173/626481 o www.fondazionemirafiore.it

Gianni Milani

Nelle foto: Fulvio Marino e Oscar Farinetti

Il cappuccino, rito irrinunciabile (Anche a Torino e senza lattosio)

A Torino sono diversi i bar dove gustarlo nelle sue diverse versioni.

Il 50 per cento della popolazione italiana sembra essere intollerante al lattosio  che consiste nella mancata capacita’ da parte del nostro organismo di digerire gli zuccheri del latte e dei suoi derivati, una conseguenza della insufficiente presenza dell’enzima lattasi. Puo’ essere congenita, transitoria, dovuta per esempio ad una malattia o ad una infiammazione dell’intestino, o primaria che avviene con la crescita e che e’ causata da una mutazione nel codice genetico dell’individuo. Chi ne soffre conosce i sintomi (gonfiore, nausea, reflusso ecc.) e puo’verificare la sua esistenza con i test medici appositi. Dopo aver appurato di soffrire di questa intolleranza si dovra’ correggere la propria alimentazione eliminando tutti gli alimenti che contengono il lattosio, ovviamente, con il supporto di uno specialista.

Ci sono  persone, tuttavia, che pur non avendo una vera e propria intolleranza al lattosio preferiscono bere il latte in versione leggera perche’, pur non perdendo i suoi nutrienti e il gusto, e’piu’ digeribile.

Il tema mi sta particolarmente a cuore, sono infatti una cultrice di questa meravigliosa bevanda che rappresenta un gesto affettuoso quotidiano che mi dedico con grande piacere, ma che ho dovuto correggere un po’ proprio perche’ il lattosio non e’ il mio migliore amico. Una delle strade alternative che ho intrapreso e che mi soddisfa molto e’ quella del cappuccino vegetale che utilizzo nella mia colazione casalinga. Soia, semplice o al cioccolato, avena o riso sono tutti validi sostituti a cui ci si puo’ abituare velocemente e che oramai troviamo anche al bar, soprattutto il primo. Ma un’amante del cappuccino, qualche volta almeno, vuole crogiolarsi bevendone uno tradizionale, di insostituibile bonta’. Quale puo’ essere la soluzione, soprattutto quando si fa colazione al bar? Il latte senza lattosio, buono ugualmente ma piu’ leggero.

Devo dire che fino a qualche tempo fa i bar che offrivano questo prodotto erano molto pochi e sembrava di chiedere un cappuccino alieno, ma gia’ da qualche anno si trova in moltissimi posti complice questa intolleranza o poca tolleranza che, sfortunatamente, sta aumentando. Questa crescita e’ dovuta al fatto che una volta il lattosio era contenuto solo nel latte e nei suoi derivati oggi invece e’ utilizzato anche come additivo e quindi si trova in molti tipi di cibo che spesso sono insospettabili. Fortunatamente oggi ci sono anche molti prodotti senza lattosio che favoriscono la digeribilita’ e ci danno la possibilita’ di non rinunciare al gusto.

A Torino sono diverse le caffetterie che preparano un buonissimo cappuccino senza lattosio, alcune tra queste sono:

Dezzutto Cit Turin. Un locale storico molto accogliente con pasticceria.

Via Duchessa Jolanda 23bis

Platti. Uno dei bar piu’ belli della citta’, elegante e signorile.

Corso Vittorio Emanuele 72

Zucca. Oltre alla caffetteria un aperitivo meraviglioso.

Via Gramsci 10

CafeParisien. Accogliente e familiare.

Corso G. Matteotti 8

Pasticceria Beatrice. Cappuccino scenico e brioche buonissime.

Corso Bramante 61

MARIA LA BARBERA 

Lo storico vitigno di Langa e le sue sfumature

Martedì 10 dicembre 2024 

AIS Piemonte presso la sede in via Modena 23 a Torino ha ospitato una speciale Masterclass dedicata alla Nascetta.
In assaggio 18 espressioni di annate
tra 2003 e 2019.Una retrospettiva sul primo decennio della denominazione Langhe Nascetta la cui istituzione, nel 2010, ha segnato un momento importante nel cammino verso la tutela di questo storico vitigno.
Per l’occasione saranno presenti le aziende aderenti a entrambe le Associazioni: Indigenous Langa e Produttori di Nas-cëtta del Comune di Novello.
In degustazione i vini di: Anna Maria Abbona, Cantina del Nebbiolo, Cascina Sòt, Castello di Perno, Diego Conterno, Franco Conterno, Fratelli Serio e Battista Borgogno, Ettore Germano, La Tribuleira, Marco Capra, Poderi Cellario, Reverdito, Rivetto, Cantina Stroppiana, Arnaldo Rivera Terre del Barolo, Elvio Cogno, Le Strette, Stra.
Alcune informazioni tecniche :

Annata 2019

È stata un’annata calda ed è stata la terza di tre annate calde .Ha dato sicuramente profumi diversi ,colori diversi nelle varie zone e questo è dato dalla particolare genetica del vitigno Nascetta . Articolazione olfattiva semi aromatica che lo rende interessante per certi aspetti collegata al Moscato ed a sentori di TDN tipici del Riesling .

Annata 2018

Annata piovosa fresca nell’estate e tutto sommato le temperature sono state calde, con inverno piovoso .

Annata 2017

Sicuramente un’annata calda che nella parte finale .Ha mandato in parte le vigne in stress e ha dato risultati molto interessanti.

Annata 2016

Per molti la migliore annata degli ultimi vent’anni, in particolar modo per la Nascetta , tale da farla considerare quasi un piccolo Chablis .

Annata 2015

Annata calda, ma tutto sommato abbastanza equilibrata che sta venendo fuori in questi ultimi anni alla grande.

Annata 2014

Un’annata molto lunga che è durato fino ai santi (inizio novembre) . un’annata top per Bianchi.

In degustazione:

Anna Maria Abbona – Farigliano

Netta 2019
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Farigliano.
Età media viti: 15 anni.
Esposizione: ovest.
Altitudine media: 490 – 530 metri s.l.m.
Terreno: argilla e marne calcaree.
Vinificazione: in acciaio, a temperatura controllata di 16 – 18 °C.
Maturazione: in acciaio.
Affinamento: qualche mese in bottiglia.
Prima annata prodotta: 2009.
Alla vista: colore paglierino e leggeri riflessi verdi
Al naso : vegetale, erbe aromatiche, quasi officinali frutta, frutta bianca
In Bocca: freschezza sottile, discreta sapidità media consistenza

Cascina Sot – Monforte d’Alba

Nascetta 2019
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Monforte d’Alba.
Vinificazione: macerazione per 5 – 6 giorni, svinatura e prosecuzione della fermentazione senza bucce per circa 20 giorni a 13 – 15 °C.
Maturazione: circa 2 mesi con bâtonnage.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: molto giallo scuro
Al naso: frutta matura, erba officinali, sentori di miele di castagno ,salvia essiccata, nocciola ,fiore appassito ,frutta matura sciroppata quasi uva passita
In bocca: freschezza ,bella sapidità finale con sentore di nocciola e frutta tostata

Franco Conterno – Monforte d’Alba

Nascetta 2019
LANGHE DOC NASCETTA DEL COMUNE DI NOVELLO
Zona di origine: Novello.
Esposizione: ovest.
Terreno: molto acclivio, plastico, di difficile lavorazione e ricco di argilla con alta percentuale di tufo.
Vinificazione: pressatura
soffice, fermentazione in acciaio a
temperatura controllata di 18 – 20 °C. Il mosto viene separato dalle bucce e messo a fermentare in vasca di acciaio per 25 – 30 giorni.
Maturazione: in botti d’acciaio inox per 5 mesi
Affinamento: almeno 5 mesi in bottiglia.
Alla vista: colore paglierino
Al naso: balsamico con erbe officinali, potenzialità interessanti , idrocarburi e sentori di TDN
In bocca: freschezza più sapidità, sentori di pietra focaia, pompelmo e finale veramente molto interessante. Uno dei miei preferiti.

Fratelli Serio e Battista Borgogno – Barolo

Nascetta 2019
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Diano d’Alba e Sinio.
Esposizione: ovest.
Altitudine media: 260 – 300 metri s.l.m.
Terreno: sabbia e argilla.
Vinificazione: macerazione in acciaio a freddo per circa 24 ore a temperatura controllata di 6 – 8 °C. Pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata di circa 16 – 18 °C per circa 15 giorni.
Maturazione: in botti di acciaio, sur lie con bâtonnage.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: colore paglierino
Al naso: balsamicita’ricca, erbe aromatiche in particolare salvia e menta ,leggero sentore di TDN, quasi pastiglia Sucai
In bocca: fiori bianchi, meno freschezza,
Vino più caldo e meno sapido sapidità ,erbe di montagna

Castello di Perno – Monforte d’Alba

Nascetta 2018
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Serravalle Langhe e Castelletto.
Vinificazione: diraspatura, macerazione di 8 ore e pressatura molto soffice. Fermentazione spontanea, malolattica non svolta.
Maturazione: in acciaio. Imbottigliamento a febbraio.
Affinamento: almeno 6 mesi in bottiglia.
Alla vista: riflesso verde
Al naso: elegante, frutta bianca leggera, sentori balsamici, salvia, cedro, vegetale armonico
In bocca: vegetale, aromatico, buona freschezza, sapido, rotondo nel finale sentori di frutto della passione e uva passa

La Tribuleira – Santo Stefano Belbo

Lunica 2018
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Santo Stefano Belbo (0,65 ha).
Anno di impianto: 2004.
Esposizione: sud – est.
Altitudine media: 250 metri s.l.m.
Terreno: bianco, sabbioso con presenza di marne.
Vinificazione: breve macerazione e fermentazione in
vasca
di acciaio inox a temperatura controllata.
Maturazione: in acciaio inox per circa 6 mesi.
Affinamento: in bottiglia 3 mesi.
Alla vista: riflesso verde
Al naso: floreale di fiori bianchi in particolare biancospino, margherita, camomilla, sulfureo, pietra focaia e ribes bianco
In bocca: morbidezza dolce, meno sapido, TDN morbido

Stroppiana – La Morra

Nascetta 2018
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: località Rivalta (La Morra).
Anno di impianto: 2012.
Altitudine media: 400 metri s.l.m.
Terreno: calcareo con marne sabbioso – argillose.
Vinificazione: pigiatura soffice. Il pigiato viene subito pressato delicatamente e il succo chiarificato in maniera statica e senza l’utilizzo di chiarificanti. Il mosto fermenta poi per 15 – 20 giorni a 18 – 20 °C.
Maturazione: in vasca di acciaio a bassa temperatura, mai sopra i 15 – 16 °C. Viene mantenuto in periodica agitazione per facilitare l’affinamento sulle fecce fini, fino alla fine dell’inverno.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflesso verde-giallo
Al naso: frutta gialla di media maturazione, erbe aromatiche, minerale, agrume, pietra focaia
In bocca: buona rotondità, finale amarognolo, crosta di pane, sapido . un bel finale lungo.

Strà – Novello

Nas-cetta 2018
LANGHE DOC NAS-CETTA DEL COMUNE DI NOVELLO
Zona di origine: Pallaretta (Novello).
Vinificazione: macerazione per 3 giorni a contatto con le bucce, successiva torchiatura leggera e fermentazione alcolica del mosto in vasche di acciaio inox a temperatura controllata per circa 14 giorni.
Maturazione: in acciaio inox.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista : riflesso giallo-verde
Al naso: zafferano, miele, TDN morbido
In bocca: erbe officinali, miele di cera d’api, un vino caldo dinamico con un finale amarognolo

Arnaldo Rivera – Castiglione Falletto

Nascetta 2017
LANGHE DOC NASCETTA DEL COMUNE DI NOVELLO
Zona di origine: Novello, inclusa una vigna storica del 1963 in località
Ravera.
Anno di impianto: 2011.
Vinificazione: lenta fermentazione in acciaio inox a bassa temperatura.
Maturazione: in acciaio con permanenza di 8 mesi sui propri lieviti.
Affinamento: in bottiglia per circa un anno.
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: erbe, sentori vegetali
In bocca: buona sapidità, armonico, di discreta beva

Marco Capra – Santo Stefano Belbo

Nascetta 2017
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Santo Stefano Belbo.
Altitudine media: 400 metri s.l.m.
Terreno: calcareo e sabbioso.
Vinificazione: dopo una breve macerazione pellicolare e una soffice pressatura, il mosto viene fatto fermentare in vasca di acciaio ad una
temperatura di 16 – 17 °C
Maturazione: a lungo sulle fecce fini, con frequenti bâtonnage.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflesso giallo verde
Al naso: erbe officinali, pompelmo, cedro, pietra focaia ,profumi complessi
In bocca: erbe aromatiche, fresco, sapido e con finale amarognolo, bocca calda persistente .
Bel vino Long time.

Diego Conterno – Monforte d’Alba

Nascetta 2016
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Monforte d’Alba.
Vinificazione: le uve fermentano in acciaio inox a temperatura controllata bassa con batonnage continuo a freddo
Maturazione: 6 mesi in acciaio inox.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: denso, pietra focaia, profondo e dolce con sentori di cedro candito
In bocca: equilibrato, una lunga sapidità e ed una bella eleganza nel finale. Davvero un bel vino.

Poderi Cellario – Carrù

Sè 2016
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Carrù.
Vinificazione: in acciaio inox.
Maturazione: in botti di rovere di Allier da 25 hl.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: dolce, miele, frutta matura, fiore giallo aperto, leggera ossidazione e sentori di caramello
In bocca: frutta candita, sapidità in bocca e complessità, pieno e rotondo

Reverdito – La Morra

Nascetta 2016
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: La Morra.
Esposizione: ovest.
Altitudine media: 250 metri s.l.m.
Terreno: marna e calcare.
Vinificazione: diraspatura, fermentazione in acciaio.
Maturazione: in acciaio inox.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Prima annata prodotta: 2013.
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: freschezza, profondità e buon amalgama, erbe officinali tese
In bocca: freschezza, pulizia ,bellissimo finale e sapidità evidente.

Ettore Germano – Serralunga d’Alba

Nascetta 2016
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Ciglie.
Età media viti: 15 anni.
Esposizione: sud – est.
Altitudine media: 500 – 560 metri s.l.m.
Terreno: limoso, calcareo e pietroso.
Vinificazione: diraspatura e pigiatura. La fermentazione alcolica avviene in serbatoi di acciaio verticali con macerazione di circa 10 giorni sulle bucce.
Maturazione: in anfore di terracotta per 8 – 10 mesi e successivo imbottigliamento.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflessi gialli leggeri
Al naso: vegetale, minerale, solfureo ,sentori di Iris e pompelmo ,sentori di TDN
In bocca: fresco, miele e soprattutto un’eleganza sottile espressa da sentori di mandorla fresca persistenti nel finale.

Cogno – Novello

Anas-cëtta 2016
LANGHE DOC NASCETTA DEL COMUNE DI NOVELLO
Zona di origine: località Ravera (Novello, 2 ha).
Altitudine media: 350 metri s.l.m.
Vinificazione: stabulazione a freddo del mosto, fermentazione per il 70% in acciaio e per il restante 30% botti Rovere di Slavonia da 15 hl.
Maturazione: 6 mesi in acciaio, 30% affinamento in botti di rovere di Slavonia da 15 hl per circa 4 mesi.
Affinamento: almeno 6 mesi in bottiglia.
Prima annata prodotta: 1994.
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: aperto, floreale con sentori di gelsomino e di erbe, ma sentori di vaniglia
In bocca: pieno, rotondo, gustoso con una freschezza lunghissima, ma ancora sentori di vaniglia

Cantina del Nebbiolo – Vezza d’Alba

Riveverse 2015
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Baldissero d’Alba, Piobesi d’Alba, Monticello d’Alba.
Esposizione: sud – est, sud – ovest.
Vigna del 2010
Terreni sabbiosi che portano il sale sempre in lingua
Vinificazione: lunga fermentazione controllata a 15 – 18 °C.
Maturazione: in acciaio con parziale sosta in botti di acacia.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista : riflessi gialli
Al naso: mineralità, roccia, agrume, erbe officinali tutte molto legate; e salvia
In bocca: grande coerenza di quello che si sente al naso, un vino verticale.

Rivetto – Serralunga d’Alba

Borea 2014
LANGHE DOC NASCETTA
Zona di origine: Sinio.
Esposizione: nord.
Altitudine media: 400 metri s.l.m.
Terreno: sabbioso – calcareo a reazione sub alcalina, basso contenuto di azoto.
Vinificazione: una piccola parte è vinificata in recipienti di terracotta con macerazioni di alcuni mesi.
Maturazione: parte in cemento.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflessi gialli
Al naso: grande complessità, erba aromatiche officinali agrumi tutti perfettamente amalgamati, sentori di TDN
In bocca: salino, fantastico, pulito finale lunghissimo. Top.

Le Strette – Novello

Nas-cetta 2003
VINO DA TAVOLA BIANCO
Zona di origine: località Pasinotti, Bergera, Pezzole e Tarditi (Novello).
Anno di impianto: 1948, 1983, 2009, 2014, 2016.
Altitudine media: 350 – 420 metri s.l.m.
Terreno: suoli di matrice calcarea con differenti infiltrazioni di sabbie e
argille
Vinificazione: pigiatura e diraspatura, macerazione pre – fermentativa a freddo e successiva pressatura soffice, fermentazione lenta e regolare in acciaio inox a 18 °C.
Maturazione: affinamento sulle fecce nobili di fermentazione per almeno 6 mesi.
Affinamento: alcuni mesi in bottiglia.
Alla vista: riflessi gialli un po’ più scuri
Al naso: sentori di tartufo bianco, dolce miele, canditi
In bocca: dolce, rotondo, e mantiene un’eccellente freschezza dopo oltre vent’anni.
Alla prossima.
LUCA GANDIN

Succulenti cannelloni al gorgonzola in crosticina dorata

Una ricetta gustosa adatta ad ogni occasione. Crosticina dorata, ripieno morbido e vellutato, un primo piatto delicato, facile da realizzare e super veloce.

Ingredienti

Pasta fresca per lasagne (tipo Rana) 12 sfoglie
300gr.di ricotta morbida
300gr.di gorgonzola dolce e cremoso
1 uovo intero
Latte fresco q.b.
50gr. di grana grattugiato
Sale, pepe, noce moscata q.b.
Granella pistacchi  (facoltativo)

Mescolare la ricotta con il gorgonzola, 30gr.di formaggio grana grattugiato, sale, pepe e noce moscata, aggiungere l’uovo intero e diluire con poco latte sino ad ottenere una crema densa.
Ungere una pirofila da forno.
Stendere l’impasto su ogni sfoglia di pasta e arrotolare a ” cannellone”, sistemare nella teglia, versare sulla superficie la crema rimasta, diluita con altro latte, cospargere con il rimanente grana e infornare a 200 gradi per 20 minuti coperto con un foglio di alluminio poi, 5 minuti sotto il grill. Servire a piacere con granella di pistacchi

Paperita Patty

“La Piadineria” apre all’Outlet Village di Torino

La Piadineria, il format di ristorazione che dal 1994 ha conquistato milioni di clienti con uno dei prodotti più schietti, e al contempo sfiziosi, della tradizione gastronomica italiana, la piadina, apre un nuovo punto vendita al Torino Outlet Village, famoso per il suo obelisco alto ben 84 metri che lo rende visibile anche a grande distanza. I cittadini torinesi e dei paesi limitrofi, nonché i sempre più numerosi turisti che visitano la città, collegata all’Outlet Village da servizio navetta, potranno gustare una delle oltre 30 ricette di piadine salate e dolci proposte da La Piadineria per ristorarsi e prendersi una pausa dallo shopping natalizio. Con l’apertura all’Outlet Village, saranno 24 i ristoranti de La Piadineria presenti, e ben distribuiti, tra Torino e provincia, e 430 i locali attivi in tutta la penisola.
Nei ristoranti de La Piadineria, tutto ruota intorno alla celebre piadina dall’impasto semplice, classico, integrale o di farina di grano Khorasan, sempre stesa, cotta e farcita al momento, con un processo ad alto tasso di trasparenza, che si intravede spesso in diretta nella cucina retrostante al banco.
Il menu è ampio e molto vario: dalle ricette più classiche, tra cui la mitica “Leggenda” con prosciutto crudo, squacquerone e rucola, a proposte più ricche e gustose, come “Pollorollo”, piadina arrotolata e farcita con pollo abbinato a diversi ingredienti in quattro versioni, fino alle proposte vegetariane e plant based: c’è una piadina per tutti i gusti, esigenze e scelte alimentari.             
Per stupire anche i clienti più frequenti, il menu propone le piadine limited edition. Novità di questo autunno è La Gran Polpetta, una nuova ricetta disponibile in quattro gustose varianti, con polpette di manzo o di zucca immerse nel sugo di pomodoro e da abbinare a provola o Parmigiano Reggiano.

Per i bimbi è previsto l’Enjoy menu, composto da una piccola piadina dolce o salata, una bibita e un gadget dedicato alla scuola. Ideale anche per una merenda golosa e semplice. Non mancheranno le patatine e, per una pausa ancor più leggera, una varietà di insalate accompagnate da spicchi di piadina.

 

Mara Martellotta