ECONOMIA- Pagina 263

Salvare i piccoli esercizi commerciali per far rivivere la montagna piemontese. In arrivo gli aiuti della Regione

PUBBLICATO IL BANDO PER LE BOTTEGHE DEI SERVIZI.

CONTRIBUTI PER 3 MILIONI DI EURO

LE DOMANDE DAL 30 SETTEMBRE AL 15 NOVEMBRE

E’ stato pubblicato sul sito della Regione il bando da 3 milioni di euro per il mantenimento e lo sviluppo delle “botteghe dei servizi” in aree montane, in Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti.

Le domande di contributo potranno essere presentate dal 30 settembre al 15 novembre 2022.

Il bando è rivolto a microimprese singole, iscritte al registro imprese della Camera di Commercio, e a cooperative di comunità, iscritte all’albo della Regione Piemonte, attive al momento della presentazione della domanda di sostegno.

Il contributo massimo previsto per ogni singola domanda è di 50.000 euro, di cui 30.000 per investimenti e 20.000 per spese di gestione.

Le botteghe dei servizi sono esercizi commerciali di prossimità per la vendita al dettaglio di beni alimentari e di prima necessità, in cui si integrano attività di informazione per la cittadinanza: in sostanza veri e propri “terminali” per la pubblica amministrazione sul territorio e nel contempo esercizi che svolgono altri servizi utili a migliorare la qualità di vita dei residenti.

Per il Presidente della Giunta regionale Albero Cirio e per il Vice Presidente ed Assessore alla montagna Fabio Carosso il bando sulle botteghe dei servizi è un ulteriore segnale di attenzione, dopo i bandi sulla residenzialità (10 milioni a favore di chi si trasferisce dalla città alla montagna), sulle scuole (500 mila euro) ed il riparto dei fondi destinati alle Unioni Montane (10 milioni e 700 mila euro). L’obiettivo è ridare nuova linfa alle zone montane, per evitare la desertificazione del territorio e valorizzarne invece i punti di forza non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico.

La pubblicazione del bando è stata preceduta da un’indagine conoscitiva avviata dalla Direzione regionale dell’Assessorato allo sviluppo della montagna per mappare le aree carenti di servizi e le zone di maggior fragilità economica, sociale e territoriale.

Dall’indagine, che ha interessato 440 Comuni montani con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, sono emerse informazioni utili sui servizi alla popolazione e sugli esercizi commerciali presenti sul territorio.

https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/bando-botteghe-dei-servizi

Torino casa della 500 e base della Maserati

Mirafiori sarà la casa della 500 e anche la base per la gamma premium di Maserati. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio dopo l’incontro che insieme al sindaco di Stefano Lo Russo Torino ha avuto con una delegazione di Stellantis guidata da Davide Mele. Il 20 settembre ci sarà quello con l’amministratore delegato Tavares.

Il presidente ha aggiunto che mantenere gli impegni per la produzione non è però sufficiente a garantire i livelli occupazionali e, per questo, Torino e il Piemonte si candidano a ospitare uno degli hub dell’economia circolare. Ha poi precisato che si stanno raccogliendo i frutti di un metodo nuovo di lavoro, più ordinato, che ci si confronta sulla base di dossier e ordini del giornom e che si parla con i vertici perché occorre un’interlocuzione diretta con chi decide.

Le istituzioni, ha proseguito il presidente, monitorano che il piano industriale, che per Mirafiori prevede 2 miliardi di investimenti, venga attuato in ogni aspetto e si mettono a disposizione perché ciò avvenga non più per dire con tono lamentoso che Stellantis deve stare in Piemonte, ma per dimostrare con i fatti che a Stellantis conviene stare a Torino e in Piemonte. Dal canto suo la Regione metterà a disposizione il sostegno sul piano logistico ed energetico, dimostrando come il territorio può essere competitivo.

Infine, il presidente ha garantito che non ci sarà campagna elettorale che dividerà questo impegno comune.

Comune Rivalta, Tav: “Il progetto va migliorato per la tutela del territorio”

Ora più che mai è necessario proseguire il confronto e la discussione costruttiva con RFI per elaborare il miglior progetto possibile per la città.

A ribadirlo ancora una volta, sia al Prefetto di
Torino che al Commissario straordinario, è stata l’amministrazione comunale di Rivalta,
intervenuta il 22 luglio scorso al secondo incontro dell’Osservatorio tecnico per la realizzazione
dell’asse ferroviario Torino-Lione.

Questo perché, come emerso durante l’incontro e come riportato nella newsletter
dell’Osservatorio consultabile al link https://www.otinord.it/allegati/6993.pdf, «per quanto
riguarda la nuova linea Avigliana–Orbassano, in forza dell’Ordinanza del Commissario
Straordinario del 5 maggio scorso, RFI ha avviato la progettazione definitiva dell’intervento».

«Il lavoro di progettazione – ha spiegato il vicesindaco di Rivalta Agnese Orlandini – che vede
anche il supporto della consulenza di META, sarà lungo e complesso. Al momento si è riusciti a
prevedere la rimodulazione di un segmento della tratta, principalmente finalizzata alla
conservazione delle residenzialità e alla tutela del patrimonio di San Vittore». «Ma – aggiunge il
vicesindaco – restano ancora criticità importanti, soprattutto in merito alla realizzazione della duna,
alla cantierizzazione e alle interferenze con la viabilità oltre che alla mitigazione degli impatti
idrogeologici e ambientali». A oggi queste criticità non sono state ancora recepite dai tecnici di
RFI e Italfer che hanno il compito di redigere il progetto.

Considerazioni analoghe sono emerse anche in occasione della conferenza stampa organizzata
dall’Unione Montana Valle Susa ad Avigliana il 21 luglio, durante la quale è stata illustrata la nota
inviata alle Commissioni Trasporti di Camera e Senato, al Commissario, alla Regione Piemonte e a
Città Metropolitana. Il documento chiede una rivalutazione e un aggiornamento dei futuri
scenari di traffico, anche in funzione delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di
distanziamento dei treni. Tale aggiornamento, alla luce dei nuovi scenari europei post pandemici
e bellici, consentirebbe una revisione delle conclusioni assunte dall’Osservatorio nel 2017, in
merito alla possibile saturazione della tratta esistente Avigliana–Orbassano e alla reale necessità
del potenziamento infrastrutturale previsto attraverso la realizzazione di una nuova tratta tra
Avigliana e Torino (la variante Collina Morenica).

Il 27 luglio, infine, si è svolta a Palazzo civico una Commissione consiliare congiunta Opere
pubbliche e Politiche del territorio aperta al pubblico, nella quale il consulente della società
META ha illustrato i percorsi migliorativi sulla progettazione intrapresi con RFI. In
quell’occasione l’amministrazione ha ribadito la volontà di perseguire nella richiesta di un
aggiornamento dei dati di scenario futuro in quanto ritiene doveroso, pur continuando a
interagire con il Commissario Straordinario ed RFI, lavorare per attenuare l’impatto dell’opera e
approfondire la necessità di una nuova linea.

Sul trenino nelle miniere di Prali

Felpa, giacca a vento, caschetto, scarpe da ginnastica e via sul trenino alla scoperta della miniera di talco più grande d’Europa, quella di Prali, in Val Germanasca, vallata alpina a una settantina di chilometri da Torino.

Il talco, quel prezioso minerale che viene impiegato in vari settori, dal cosmetico al chimico, dall’alimentare al farmaceutico, abbondava in queste valli e in parte c’è ancora, e per evitare che la chiusura delle miniere ne cancellasse per sempre la memoria è stato realizzato un grande progetto museale. L’obiettivo è quello di valorizzare il lavoro in miniera e di accendere i riflettori sulla cultura e sulla storia di un’intera valle, dalla religione alla cultura valdese, dalla lingua occitana all’economia familiare. Tutto ciò è diventato realtà nell’Ecomuseo delle miniere e della Valle Germanasca. Per andare all’avventura sotto terra e per scoprire segreti e curiosità legati alla vita dei minatori e all’estrazione del talco più puro d’Europa bisogna andare a Prali ed esplorare due miniere, la miniera Gianna e la miniera Paola percorrendo, su un trenino e in parte a piedi, quasi due chilometri di gallerie e cunicoli, senza naturalmente correre alcun pericolo. Tutto è organizzato alla perfezione e la prenotazione è obbligatoria. Il trenino sferraglia nelle gallerie di Prali in assoluta sicurezza. È lo stesso trenino che un tempo portava il “Bianco delle Alpi”, una varietà di talco assai pregiata, e oggi trasporta i visitatori.
All’uscita delle gallerie, al termine del tour, è interessante dare un’occhiata al museo che mette in vetrina gli strumenti utilizzati dai minatori e descrive le condizioni di vita degli stessi lavoratori. Il lavoro minerario ha in passato trasformato radicalmente il modo di vivere degli abitanti e l’ambiente della Val Germanasca. Nelle gallerie venivano impiegati centinaia di minatori, oltre 350, e la miniera di Prali era la più grande d’Europa. Per oltre un secolo e mezzo la coltivazione del talco ha dato un lavoro ai valligiani, un’occupazione stabile e ben pagata, anche se dura e pericolosa, ma pur sempre una valida alternativa all’emigrazione in cerca di fortuna e lavoro. Molti minatori ci lasciavano le penne, non tanto per incidenti in galleria o vittime di esplosioni ma a causa della respirazione della polvere di talco che invadeva i polmoni. Ci si ammalava di silicosi polmonare e molti minatori morivano prima dei settanta anni. Le miniere di Prali sono chiuse dal 1995 ma il talco resiste in valle. Con poche decine di minatori al lavoro e con sistemi più moderni e più sicuri, la vicina miniera di Rodoretto continua a produrre talco pregiato, ogni anno almeno 30.000 tonnellate. La visita nelle gallerie di Prali dura quasi due ore. Le miniere sono visitabili da marzo a novembre, solo su prenotazione. Per informazioni contattare l’Ecomuseo Miniere di Prali, telefono 0121-806987 – info@ecomuseominiere.it. È aperto tutti i giorni tranne il martedì con orario 9,30 -12,30 / 13,30-17,00. E’ obbligatoria la mascherina FFP2. Il biglietto costa 16 euro, ridotto 13,50, scuole 11 euro, gratis 3-5 anni e Abbonamento Torino Musei.      Filippo Re

Coldiretti: sì al Distretto del cibo in Canavese ma senza consumo del suolo

Coldiretti Torino offre la propria collaborazione alla Città metropolitana di Torino per realizzare, anche in Canavese, il Distretto del cibo.

Ma chiede che lo stesso ente accantoni i progetti che prevedono nuovo consumo di suolo e che dimostri, nei fatti, una reale volontà di valorizzare l’agricoltura canavesana.

Nei giorni scorsi una delegazione di Coldiretti Torino con il presidente Bruno Mecca Cici e il direttore Andrea Repossini ha incontrato la consigliera metropolitana delegata allo sviluppo economico e al turismo Sonia Cambursano proprio per lanciare questo nuovo strumento di promozione dei valori agroalimentari del territorio.

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Coldiretti: si al Distretto del cibo in Canavese ma senza consumo del suolo

Arte, ambiente, tecnologia con “Esponente 2022” di Fondazione Crt

Arte, ambiente, tecnologia connotano i 90 progetti espositivi sostenuti dalla Fondazione CRT con il bando “Esponente 2022”: i contributi, per complessivi 930 mila euro, renderanno possibili mostre, catalogazione e riordino delle collezioni e, da quest’anno, anche eventi collaterali “off” come laboratori, workshop e performance.

 

Musei e mostre tenderanno a offrire esperienze sempre più innovative, inclusive e sostenibili, in linea con i goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: per questo la Fondazione CRT amplia il proprio sostegno anche alle iniziative culturali che orbitano attorno alle attività espositive, per intercettare le diverse esigenze di pubblici eterogenei e alimentare nuove opportunità di occupazione e crescita del territorio”, affermano il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia e il Segretario Generale Massimo Lapucci.

 

I contributi di Esponente sono diffusi capillarmente sul territorio: dal Cristallo di Luce, installazione itinerante che coniuga arte e sostenibilità ambientale “firmata” Share Festival a Torino, alle “Balene di Frankestein” del Parco Paleontologico Astigiano; da “Geometrie d’Acqua” del Mu.Di. il Museo dinamico di Casale Monferrato nell’Alessandrino, alla mostra “Joan Miro’. Genius loci: l’alfabeto del segno e della materia” a Cherasco nel Cuneese. Da “S+T+ARTS4Water” della Fondazione biellese Pistoletto che supporta artisti, ricercatori ed esperti di tecnologia nel rispondere alle sfide territoriali legate all’acqua, alla mostra “Giacomo Manzù scultore e scenografo” a Vercelli; dal progetto C.A.R.S, che coinvolge gli artisti in una cartografia “sentimentale” del paesaggio del Verbano Cusio Ossola, all’iniziativa “Dalla pietra all’acqua” dell’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone nel Novarese.

 

Dal 2005 a oggi, la Fondazione CRT ha reso possibili con il bando Esponente circa 1.200 mostre e attività espositive, per oltre 15 milioni di euro di contributi.

A Torino il turismo estivo si sta riprendendo

Torino è meta turistica anche nei mesi estivi. Il tasso di occupazione delle camere nei mesi di giugno e luglio si attesta al 65%. Nell’estate 2019 era del 70 per cento. Nel mese di agosto, secondo i dati previsionali di Federalberghi, dovrebbe registrarsi un andamento in linea con il 2021 grazie ad alcuni appuntamenti sportivi e congressuali di rilievo a inizio mese e alle tre partite casalinghe della Juventus, in primo luogo il big match con la Roma di sabato 27.

100 milioni al Gruppo Iren per gli obiettivi di sostenibilità

BPER Banca, attraverso la divisione Corporate & Investment Banking guidata da Marco Mandelli, e il Gruppo Iren hanno sottoscritto in data odierna una Linea di Credito Term Loan pari a 100 milioni di euro, della durata di 6 anni, a supporto degli investimenti correlati ad obiettivi di sostenibilità, contribuendo al rafforzamento della solidità finanziaria del Gruppo.

Il finanziamento, di tipo Sustainability Linked, è destinato a sostenere il piano di investimenti previsti nella strategia al 2030 del Gruppo Iren perseguendo gli obiettivi di riduzione dell’intensità carbonica, della riduzione delle perdite di rete idrica, nonché un uso più razionale delle risorse e la progressiva crescita nella produzione di energie rinnovabili.

L’operazione si inserisce nel contesto del rafforzamento della struttura di liquidità del Gruppo adeguata agli attuali livelli di rating e con condizioni di tasso e durata allineate agli standard di Iren. Un’ulteriore operazione che evidenzia la completa integrazione tra gli obiettivi industriali e di sostenibilità e che coniuga questi due aspetti attraverso il meccanismo premio/penalità legato al raggiungimento dei target prefissati.

Marco Mandelli, Responsabile della Direzione Corporate & Investment Banking di BPER Banca, dichiara: “La diffusione della cultura ESG interna ed esterna alla Banca è tra gli obiettivi principali del recente Piano Industriale 2022-2025, che vede un’importante previsione di spesa, tra le altre cose, nell’erogazione del credito green. La linea di credito sottoscritta con un Gruppo importante come Iren ci consente una condivisione di valori importanti, uno su tutti il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, tema fondamentale per entrambe le realtà.”

Anna Tanganelli, CFO del Gruppo Iren ha inoltre commentato: “La sottoscrizione di questa nuova linea di credito con BPER Banca, evidenzia la capacità del gruppo di diversificazione delle fonti di finanziamento supportata dal solido merito di credito riconosciuto dal mercato oltre che dalle consolidate relazioni bancarie anche in ambito territoriale. Al contempo viene rafforzato il ruolo della Finanza come strumento di completo allineamento agli obiettivi di sostenibilità del Gruppo”.

Torino è nella top ten delle “città fotovoltaiche del 2021”

Roma, Brescia e Treviso sono le prime tre province italiane ad aggiudicarsi il premio di “città fotovoltaiche” del 2021

Ecco come si è chiuso il 2021 per il solare in ltalia e quali sono le prospettive future

Elmec Solar presenta la quinta edizione del Barometro del Fotovoltaico in Italia che mette in evidenza le 10 province d’Italia che si sono distinte per maggior numero di installazioni fotovoltaiche nel corso del 2021. L’analisi mostra che a dicembre 2021 sono 1.061.083 il totale degli impianti collocati nel BelPaese contro i 935.961 dell’anno precedente, con una percentuale di aumento pari a +13% in un solo anno. E il trend è in costante crescita.

 Il 2021 si chiude con dati incoraggianti per l’Italia che ha raggiunto un installato complessivo di oltre 1 milione di impianti su tutto il territorio nazionale, per l’esattezza 1.061.031.
Questa è la prima evidenza emersa dalla quinta edizione del Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar, l’azienda di Brunello (VA) del gruppo Elmec che si occupa di installare e manutenere impianti fotovoltaici residenziali e industriali. Con questa nuova edizione, Elmec Solar ha voluto stilare la classifica delle 10 province italiane più virtuose in termini di approvvigionamento sostenibile; in altre parole, si tratta delle città che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici nel corso del 2021.
Oltre a stilare la classifica delle “10 città fotovoltaiche del 2021”, Elmec Solar, offre nel suo periodico Barometro del fotovoltaico una panoramica sullo stato attuale delle rinnovabili in Italia e le prospettive per il futuro.

“In Italia negli ultimi 10 anni si è passati da poco più di 50 megawatt di potenza installata a circa poco più di 60 megawatt” afferma Alessandro Villa Amministratore Delegato di Elmec Solar e Membro del Consiglio di Italia Solare. “Il valore totale delle rinnovabili in Italia rappresenta circa il 16,3 % di cui, una buona fetta (più o meno il 40%), è occupata dall’idroelettrico che è un settore storico in italia e la cui crescita è rimasta costante nel tempo.  D’altra parte invece, Il fotovoltaico rappresenta il 35% che, a sua volta, si traduce in una percentuale pari al 6,7% del totale del valore delle rinnovabili in Italia mentre, il restante, è occupato dall’eolico”. La strada intrapresa è quella giusta, ma serve fare sempre di più per un progressivo allontanamento dai combustibili fossili che sono ancora molto utilizzati e rappresentano fonte di inquinamento”.

Secondo la rielaborazione da parte di Elmec Solar dei dati pubblicati da Italia Solare, sono 10 le province d’Italia che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici a tutto il 2021. Le 10 province sono rispettivamente: Roma (40.559 impianti), Brescia (33.330 impianti), Treviso (32.773 impianti), Padova (30.939 impianti), Vicenza (26.949 impianti), Torino (25.838 impianti) , Bergamo (23.371 impianti) , Verona (23.331 impianti), Venezia (23.007 impianti) e Milano (22.340 impianti).
Complessivamente, sono stati installati in Italia circa 80.000 impianti fotovoltaici nel corso del 2021, con una crescita costante nell’arco dei mesi: a marzo 2021 erano 950.160 gli impianti totali installati sul suolo italiano, a giugno 2021 968.711 (+18.551), a settembre 2021 989.687 (+20.976) e a dicembre 2021 1.016.083 (+ 26.393).

Di seguito la classifica delle 10 province italiane che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici a tutto il  2021.

CLASSIFICA PROVINCIA Numero totale di impianti a dicembre 2021
1 Roma 40.559
2 Brescia 33.330
3 Treviso 32.773
4 Padova 30.939
5 Vicenza 26.949
6 Torino 25.838
7 Bergamo 23.371
8 Verona 23.331
9 Venezia 23.007
10 Milano 22.340
                                                                       
Fotografia di un’Italia sempre più rinnovabile: il parere della Elmec Solar di Brunello             
In Italia ci sono diversi documenti che fissano gli obiettivi da raggiungere in tema di rinnovabili entro il 2030: il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) e la Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
A livello pratico, per raggiungere gli obiettivi del 2030, si dovrebbero installare circa 70 GW di rinnovabili nei prossimi 10 anni, il che significa installare circa 7 GW all’anno.
La missione per incrementare in questo decennio (2020-2030) il parco fotovoltaico di 30-50 GW è certamente impegnativa, ma non impossibile. Oggi giorno risulta più problematico l’approvvigionamento dei materiali, i produttori di pannelli fotovoltaici, ma non solo, sono in difficoltà e si fa sempre più fatica a soddisfare le crescenti richieste del mercato.Per centrare gli obiettivi del 2030, è dunque necessario aumentare la velocità di installazione dei nuovi impianti fotovoltaici a seconda dello scenario di riferimento. Riassumendo quindi gli obiettivi, la capacità globale di energia elettrica da fonti rinnovabili è più che raddoppiata del 2010 e nel 2020 arrivando quasi ai 3.000 gigawatt ora di produzione annua; si tratta di una tendenza che, con molte  probabilità, continuerà ad aumentare negli anni a venire raggiungendo una produzione stimata di 6.000 gigawatt entro il 2029. Questi numeri segnano un evidente successo verso uno  sviluppo sempre più sostenibile nel mondo dell’energia ma, per poter restare sulla cresta dell’onda, è necessaria una ancor maggiore consapevolezza da parte di tutti che è importante andare in questa direzione.
Direzione che, tra l’altro, gioverebbe anche alle finanze visti i rapidissimi tempi di rientro (3-6 anni) di un investimento sul fotovoltaico. Tenendo conto oltretutto della capacità di produzione di energia pulita e garantita per una media di 30-50 anni a seconda della tecnologia installata. È necessario un cambio di paradigma. Abbiamo bisogno di trovare una direzione e mettere in campo azioni concrete. Gli obiettivi dell’agenda 2030 richiedono l’impegno di ognuno. Siamo tutti responsabili.

Lotta al contante, un’impresa inutile e dannosa

“Dopo un mese di incassi accettando il bancomat mi sono rovinato, ma sono fiero di aver dato una mano decisiva nella lotta contro le mafie che riciclavano il denaro sporco nel mio negozio…” Il tono del mio fruttivendolo è beffardo, ovviamente, ma la sostanza è (purtroppo per lui e per tanti piccoli commercianti obbligati ad accettare pagamenti elettronici) pienamente vera.

L’obbligo scattato a luglio di incassare solo per mezzo di carte di credito o altri strumenti tracciabili è una tagliola penalizzante per i piccoli punti vendita, che debbono accollarsi costi pesanti per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge.
Chi si ostina a pretendere i contanti per vendere ai clienti quattro pesche o una T-shirt rischia una multa salata, pari a 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione.
Se una signora compra quattro spiedini di carne per 20 euro e il macellaio le rifiuta l’utilizzo della sua VISA, scatta una sanzione di 30,80 euro (pari ad oltre il 150% dell’acquisto). Se la stessa signora esce e va a comprarsi una camicetta firmata del costo di 900 euro e si vede rifiutare il pagamento con la carta, la sanzione è di 66 euro (pari a meno del 7% della compera). Come si nota subito, una tassazione regressiva, che colpisce molto più duramente i piccoli trasgressori rispetto ai grandi (nota sulla quale riflettere un po’…).
Riepiloghiamo brevemente la storia della lotta al contante e facciamo qualche considerazione sugli obiettivi della legge e sui risultati concreti ottenibili.
Il denaro contante è uno dei mezzi di pagamento legali: le monete ed i biglietti sono emessi dagli Stati, ed hanno caratteristiche tali da poter essere ben difficilmente contraffatte. Chi incassa contanti è sicuro di avere in cassa l’importo della transazione commerciale o del servizio professionale senza avere alcun onere.
Da anni però molti Stati hanno avviato crociate più o meno decise contro l’utilizzo delle loro monete come mezzo di pagamento, considerando il contante uno strumento nelle mani di mafie, evasori fiscali, criminali di ogni genere che riuscirebbero, grazie all’anonimato della circolazione, a prosperare allegramente senza lasciare traccia. Bancomat e carte di credito, invece, seguono il proprietario passo passo con una “scia” che consente di verificare ogni operazione.
In Italia, come accennato, da anni esiste una norma che spinge esercenti commerciali e professionisti a dotarsi di un POS (l’apparecchiatura che consente i pagamenti elettronici), ma fino al 30 giugno la norma era poco seguita perché non erano previste sanzioni per chi pretendeva il pagamento in contanti.
Ora invece, dopo una massiccia e martellante campagna di marketing, il governo ha sconfessato la sua stessa moneta, appiccicando addosso a chi la usa l’etichetta di criminale. Tiri fuori un biglietto da 100 euro, ti guardano con sospetto; esibisci un biglietto da 200 ed intorno a te si crea il vuoto. Non parliamo se poi dal portafoglio spunta un introvabile biglietto da 500, rischi di essere immediatamente arrestato…
E coì tabaccai, commercianti, ristoranti, alberghi, artigiani e professionisti debbono non solo dotarsi del POS, ma anche usarlo per ogni operazione, a partire dalla soglia minima di 5 euro.
Si dirà: cosa cambia, l’importante è incassare, l’importo delle vendite finisce direttamente sul conto in banca, è anche una comodità.
Ecco il punto: l’importo finisce sul conto in banca, il POS è gestito dalla banca, bancomat e carte di credito sono in mano alla banca.
Mentre i contanti sono emessi, garantiti e gestiti dallo Stato in forma gratuita, gli strumenti elettronici e le transazioni sono gestiti dal sistema bancario.
Il fruttivendolo deve usare il POS?
Deve comprarlo, sborsando alcune centinaia di euro. Deve attivare un contratto con la banca, pagando un canone periodico (20-30 euro il mese) più una commissione fissa per ogni operazione, più una commissione variabile sull’importo incassato (2-3% in media).
L’assurdo è che, per combattere il fantomatico giro di contante legato alla criminalità, si concentra l’attenzione sul modesto giro d’affari di piccoli esercizi commerciali (immaginando che uno spacciatore di droga “pulisca” i propri incassi a botte di 50 euro in cartoleria o dal macellaio) caricandoli di oneri, mentre la malavita continua imperterrita a spostare miliardi di dollari da Singapore alla isole Cayman con un semplice clic sul computer muovendo bitcoin, ethereum o una delle altre migliaia di criptovalute circolanti in totale anonimato senza POS e senza bancomat!
Facciamo due rapidi conti.
L’amico macellaio che comprava carne per 800 euro e la rivendeva in contanti a 1.000 euro poteva rifornire le celle frigorifere con 800 euro e trattenere 200 euro per coprire i costi e mantenere la famiglia.
Oggi però incassa solo 980 euro, perché 20 se li trattiene la banca; quindi (se non vuole ridurre il suo livello di vita) può acquistare solo 780 euro che rivende (mantenendo intatto il margine di guadagno del 25%) a 975 euro, con i quali può ricomprare (dedotte le commissioni e la quota spese) solo 755,5 euro di carne.
Ad ogni passaggio la situazione peggiora, si riduce pian piano il giro d’affari e si arriva inesorabilmente alla chiusura della macelleria…
Nel frattempo, la banca, con una dozzina di passaggi (vedi tabella) accumula oltre 160 euro!

Tav.1- Effetto delle commissioni POS
acquisti vendite netto banca spese+fam
800,0 1000,0 980,0 20 200
780,0 975,0 955,5 19,5 200
755,5 944,4 925,5 18,8 200
725,5 906,9 888,7 18,1 200
688,7 860,9 843,7 17,2 200
643,7 804,6 788,5 16,1 200
588,5 735,6 720,9 14,7 200
520,9 651,2 638,1 13,0 200
438,1 547,7 536,7 10,9 200
336,7 420,9 412,5 8,4 200
212,5 265,6 260,3 5,3 200
60,3 75,4 73,9 162,3 2200

Ricapitolando, la lotta al contante:
⦁ trasferisce ricchezza dalle attività produttive al sistema bancario
⦁ provoca una riduzione del giro d’affari del commercio
⦁ in alternativa, provoca una riduzione del tenore di vita degli operatori economici
⦁ in alternativa, spinge all’aumento dei prezzi (scarico sul consumatore del costo del bancomat)
Possibile che non si possano trovare soluzioni alternative e (soprattutto) più efficaci se veramente si vuole combattere l’evasione e la malavita?
Proviamo a suggerirne un paio.
⦁ Bloccare le transazioni in criptovalute, chiudendo le piattaforme di negoziazione, individuando chi acquista le monete virtuali per eseguire accertamenti fiscali sulla provenienza e sulla destinazione dei fondi.
⦁ Bloccare ogni movimento di capitale da e verso i “paradisi fiscali”, luoghi in cui si accumulano i soldi veramente illegali.
⦁ Fissare un limite ragionevole all’uso del contante (ad esempio 5.000 euro) che non penalizzi il piccolo commercio.
⦁ Rendere completamente gratuito l’utilizzo di POS e bancomat, per equiparare realmente l’utilizzo del contante a quello elettronico.
⦁ Introdurre l’euro digitale in vista dell’abolizione dei biglietti cartacei, dando legalità, controllo ed efficienza alla circolazione della moneta virtuale sotto il controllo dello Stato.
Difficile? Certo.
Impossibile? Assolutamente no, gli strumenti per intervenire ci sono, basta usarli ed avere la volontà di combattere veramente (e non solo a parole) evasione, malavita, crimine.

Gianluigi De Marchi