“Questo piccolo e modesto opuscolo è stato preparato con un solo scopo: fare conoscere una bellissima zona del Monferrato, raggiungibile da Torino in poco meno di un’ora, percorrendo la S.S. 590, tutta panoramica, partendo da San Mauro e passando per Gassino, Cavagnolo e Brozolo.
Chi ci va una volta, ci ritorna una seconda volta, e poi un’altra ancora, e poi periodicamente sente il bisogno di passare una giornata fra quei colli”. In queste poche righe si condensa la ‘Guida breve della Valcerrina – (Alla scoperta del Basso Monferrato’ realizzata da Giuseppe Negro ed edita nel 1974 dalla Tipografia Editrice Cav. G. Capella e Figli di Ciriè. Si tratta di una rarità nel suo genere perché, se è vero che di guide sul Monferrato se ne annoverano diverse e tutte di qualità, opere specifiche sulla Valcerrina, in realtà, non se ne trovano, quanto meno in tempi recenti. Questa, pur non essendo analitica (rinvenuta tramite un amico in un mercatino antiquario a Moncalieri qualche mese fa) tuttavia ha il pregio di focalizzarsi su una parte dei comuni della Valle in Provincia di Torino (Murisengo, Villadeati, Valcerrina (Cerrina Monferrato), Gabiano, Mombello, Serralunga di Crea) e di Asti (Robella). Qualcuno potrà obiettare, giustamente, che mancano altri centri come Odalengo Grande, Villamiroglio, Moncestino (e poi ancora Odalengo Piccolo, Ponzano Monferrato, Alfiano Natta) in Provincia di Alessandria e Moransengo nella provincia astigiana, oltre a quelli nell’attuale Città Metropolitana di Torino, toccati dalla ex Strada Statale 590 (oggi provinciale) ma il pregio della pubblicazione, che si snoda in 66 pagine con fotografie che all’epoca erano attualissime, è focalizzarsi su una zona che non ha mai realmente valorizzato il suo enorme potenziale turistico, pur trovandosi lambita da due Patrimoni dell’Umanità Unesco (il Santuario di Crea ed il territorio di Langhe-Rosero e Monferrato) oltre che dalla Collina Po. L’autore, così almeno si evince leggendola sua premessa, ha voluto illustrare soprattutto a chi vive a Torino le bellezze e le ricchezze della Valle, posta ad una breve distanza dal capoluogo regionale e facilmente raggiungibile in auto. E la direttrice di Torino, ancora oggi all’inizio del secondo ventennio del XXI secolo, è quella privilegiata perché la Valcerrina possa accogliere quei flussi turistici della gita fuori porta della domenica o dei festivi, più che quelli provenienti dal Milano o dalla Lombardia che sinora si sono sempre orientati verso un asse Casale Monferrato – Crea – Moncalvo. Naturalmente non è un’affermazione assoluta ma un’attenta osservazione non può che portare a queste conclusioni. Prima di entrare nelle caratteristiche dei 7 paesi visitati Negro ha affidato a Giuseppe Colli, un contributo su ‘Paesi e Castelli’. Colli, nato a Lu (oggi Lu e Cuccaro Monferrato) e scomparso a Torino nel 201, fu nel secondo dopoguerra uno dei più intraprendenti artefici della ricostruzione culturale torinese, fondando alcune associazioni e nel 1952 il periodico letterario ‘Il Solitario’. Tra le sue opere una ‘Monferrato’ del 1960 è stata ristampata da Alzani Editore nel 2005. Un altro interessante contributo è quello di Remo Grigliè ‘Monferrato alla sbarra’ nel quale viene evidenziato come il Monferrato sia oggi (1974) ‘trascurato ancor più che in passato’, pur essendo fra le ‘subregioni italiane, una delle più note per la sua storia millenaria’. Grigliè, autore di ‘Invito al Monferrato’ edito da Andrea Viglongo nel 1965 e di un ‘Invito alla Collina Torinese’, comasco di origine, aveva diretto la Gazzetta dello Sport per un anno tra il 1975 ed il 1976. Ma i riflettori della Guida breve sono tutti sulla Valcerrina ed i suoi paesi descrivendone, sia pure succintamente, l’economia, la storia, le tradizioni, i luoghi dove si mangiava e si beveva bene, le fondi idropiniche (Murisengo e Villadeati) e dedicando, nella parte di Serralunga di Crea una lunga descrizione al Santuario di Crea. Nello spazio dedicato a Gabiano, una scheda è riservata a Cantavenna ed ai suoi ristoranti e vini. Il pregio dell’opera è di focalizzarsi unicamente sulla Valcerrina, area che è ricca di storia e tradizioni e, che pur essendo parte del Monferrato, tuttavia è opportuno che riesca a mantenere una propria identità, andando anche al di là dei suoi confini provinciali alessandrini nella direzione di Asti e di Torino. Un’opera della quale di avverte la necessità che venga ripresa, seguendone la traccia che ha dato, anche con uno sguardo al futuro che non dimentichi il passato
Massimo Iaretti
“Niente al mondo può essere paragonato al fascino di queste giornate trascorse ai laghi (…) nei boschi di castagni cosi verdi, che sembrano immergere i loro rami nell’acqua”: l’autore de Il rosso e il nero e La Certosa di Parma così la passione che provò per questo lago diviso tra Piemonte, Lombardia e Svizzera ticinese.
turbata da molto tempo, quando ultimamente durante l’assedio di Arona una palla la colpì al petto, per fortuna senza danneggiarla“.
L’amica Mirella Serri, su “La Stampa”, ha rievocato il partigiano Mario Fiorentini, morto a 103 anni, e scritto “Senza il mitico Mario non ci sarebbe stata la resistenza romana che, oltre a lui, ebbe fra i personaggi di maggior spicco Rosario Bentivegna, Carlo Salinari, Antonello Trombadori, Franco Calamandrei, Gioacchino Gesmundo e donne come Carla Capponi, Maria Teresa Regard e Marina Musu. Sì Grazie a questi gappisti gli uomini di Hitler e di Mussolini subirono attacchi e sconfitte clamorosi”.
Tex, Pecos Bill, Kinowa, Capitan Miki, il Grande Blek, il Piccolo Ranger e le loro avventurose gesta colpivano la fantasia di un largo pubblico di adolescenti e adulti e si affermava anche un’originale linea di fumetti comici. Tre personaggi raggiunsero una grande popolarità: Cucciolo, Beppe e Tiramolla. Il loro creatore grafico era Giorgio Rebuffi, prolifico inventore di protagonisti e comprimari del fumetto comico italiano. Nato a Milano nel 1928, Rebuffi ( morto nell’ottobre del 2014, a 86 anni) iniziò la sua attività di professionista del fumetto nel 1949 creando lo Sceriffo Fox ( un corvo nero, con tanto di pistole e stella) per le edizioni Alpe, le stesse che porteranno al successo Cucciolo e Beppe che, di lì a poco, saranno affidati proprio alle cure di Rebuffi per un decisivo restyling. I due personaggi esordirono nel 1941, disegnati da Rino Anzi. In origine erano due cagnolini antropomorfi che, grazie alla matita e ai pennini di Rebuffi, si trasformarono in una coppia che ricordava la parodia di Topolino e Pippo (anche qui il piccoletto era scaltro e l’allampanato un po’ svampito) con qualche richiamo alle coppie comiche del cinema, come Gianni e Pinotto e Stanlio e Ollio. Nell’agosto del 1952 comparve per la prima volta, a pagina 12 del numero 8 di Cucciolo mensile, un nuovo protagonista dei fumetti: Tiramolla. L’episodio fu il primo di una lunga storia in quattro puntate che si concluse con il numero 11 del novembre dello stesso anno. Dieci anni dopo, quei quattro episodi vennero unificati e ristampati con il titolo “Il mistero della villa” (Le storie di Tiramolla – anno II n. 18, 23 agosto 1962). La penna che lo tratteggiava era quella dell’eclettico Rebuffi e Tiramolla (ideato da Roberto Renzi), elastico personaggio di caucciù con il cilindro in testa, aristocratico e pigro ma, suo malgrado, coinvolto in guai e avventure, costituì un indissolubile trio di successo con Cucciolo e Beppe. Insieme a una serie di straordinari comprimari (il malvagio Bombarda, il menagramo Giona, il maggiordomo Saetta,il cane Ullaò, il nipotino Caucciù e, soprattutto, Pugacioff, il perennemente affamato e sovversivo “luposki della steppaff” ), raggiungeranno il successo e segneranno in modo indelebile il fumetto comico di quegli anni. Erano di fatto delle strisce semplici e un poco ingenue, ricche di invenzioni e divertenti gag, che hanno accompagnato i nostri lunghi e spensierati pomeriggi quando eravamo poco più che bambini.
Venerdì 12 agosto
Beppe Fenoglio_foto di Aldo Agnelli_archivio Centro Studi Beppe Fenoglio_Valdivilla 1958.jpg
Censa Di Placido- San Benedetto Belbo__foto di Filippo Ghisi
