Il museo cambia volto alla galleria del Giappone, dialogando con le opere di Kazuko Miyamoto
Fino al 5 maggio 2024
Una felice ed armonica “contaminazione” fra passato e presente. Nasce e si sviluppa su quest’idea il nuovo riallestimento della “galleria giapponese” del “MAO- Museo d’Arte Orientale” di Torino, reso possibile attraverso l’accostamento di opere delle collezioni permanenti e i lavori realizzati dall’artista performativa giapponese Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942): un delicato “kesa” (mantello rituale buddhista) accanto a un minimale “kimono” fatto di corda annodata, l’imponente struttura delle armature dei “samurai” (nell’antico Giappone, i soldati che difendevano il palazzo imperiale) a fianco del video delle performance “Umbrella dance” e “In the garden” o le stampe lignee ottocentesche poste a dialogare con le fotografie che raffigurano attori “kabuki” (forma classica del teatro giapponese in cui performance drammatiche si mescolano con la danza tradizionale).

Si presenta così il progetto espositivo “Contemporary Monogatari: nuove narrazioni giapponesi”, visibile al “MAO” di via San Domenico, fino a domenica 5 maggio 2024, con la curatela del direttore Davide Quadrio, insieme allo staff del Museo e realizzato in stretto dialogo con la direttrice del “Museo Madre” di Napoli, Eva Fabbris. L’iter espositivo si apre con l’opera di Miyamoto “Kimono/corde” (2003), una sagoma di “kimono” stilizzata e minimalista realizzata in corda e posta in contrasto con la matericità serica e raffinata dei “kesa” delle collezioni permanenti del Museo, tre esemplari del XIX secolo decorati con elaborazioni astratte e geometriche di motivi ispirati al mondo naturale, quali fiori e nuvole. “Attraverso il processo creativo – sottolineano gli organizzatori – Miyamoto scarnifica l’originale struttura del ‘kimono’, uno dei simboli più potenti e universali del Giappone, e, attraverso un estremo gesto di sottrazione, la trasforma in un soggetto anatomico, uno scheletro che, però, del soggetto originale conserva l’essenza profonda”.

Quello del “kimono” è un tema ricorrente nella pratica performativa dell’artista nipponica – quanto quelli delle corde, degli ombrelli e della natura – e torna anche nello “sketchbook” (quaderno di schizzi), che riunisce fotografie e riproduzioni di 22 opere, così come nei disegni in cui torna evidente quel recupero della memoria e delle tradizioni nipponiche, ancora ben presente nei video “In the garden” (2014) e “Umbrella Dance” (2004), che rileggono alcuni degli elementi più caratteristici dell’iconografia tradizionale giapponese. Le due opere sono accostate alla presenza imponente delle armature dei “samurai” e alla delicatezza delle “fotografie” di fine ‘800 che raffigurano attori di teatro “kabuki”, beltà femminili (“bijin”) immerse in colorati giardini e fanciulle intente a comporre “ikebana”. E il percorso prosegue intercettando l’opera “Ladder and Branches” (2010), “effimera struttura dalle forme organiche e archetipiche – un po’ scala, un po’ nido – chiaro riferimento alle ‘shimenawa’, le corde utilizzate nei rituali di purificazioni ‘shintoisti’”, via via fino alla “Sala da tè” che chiude la sezione giapponese del “MAO”, dove troviamo collocata “Kimono con corde e bastoni” (2004), opera dal forte valore simbolico legato al “soffio vitale” che “permea spazio e corpo ed è al centro della ricerca espressiva di Kazuko Miyamoto”.

Spiega il direttore Davide Quadrio: “La sintassi espositiva scelta per il progetto ‘Contemporary Monogatari’, fondata sul rapporto dialogico fra le opere delle collezioni e lo sguardo laterale di un’artista donna della diaspora giapponese del secondo dopoguerra, si inserisce all’interno di un rinnovamento radicale del ‘MAO’, che ambisce a creare una tensione dinamica fra passato e presente con l’obiettivo di generare narrazioni che non si ripiegano su sé stesse, ma che aprono possibili declinazioni del futuro e inedite occasioni di comprensione della storia e delle sue manifestazioni in ambito artistico e creativo”. E conclude: “Con un approccio analogo verranno affrontati nei prossimi mesi anche i riallestimenti delle gallerie dell’Himalaya e della Cina, previste per i primi mesi del 2024”.
Gianni Milani
“Contemporary Monogatari: nuove narrazioni giapponesi”
MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it
Fino a domenica 5 maggio 2024
Orari: dal mart. alla dom. 10/18.Lunedì chiuso
Nelle foto:
– Kazuko Miyamoto: “Artist book”, 2016
– Kazuko Miyamoto: “Artist book”, 2016
– Allestimento Giappone: “Kesa”, metà XIX sec., Dinastia Edo, Ph. Giorgio Perottino
– Panoramica galleria Giappone 2


E in America restiamo ancora con “WOUNDED KNEE Indiani alla riscossa”, con il racconto, attraverso gli scatti di Angelo Quattrocchi, di quel febbraio del 1973 quando circa 200 nativi americani (Oglala Sioux) della riserva di Wounded Knee – Sud Dakota (già occupata nel 1890) decisero di ribellarsi agli abusi e al non rispetto dei trattati da parte degli Stati Uniti. “Furono settanta giorni di guerra, in cui pochi guerrieri, con qualche vecchio fucile, combatterono contro mille agenti della FBI, la polizia Indiana (fatta di rinnegati), la CIA e i carri armati. Il grande momento (tutti i giornali del mondo ne parlarono) in cui gli indiani, il popolo più bello del mondo e il più oppresso, voltarono pagina e storia, buttandosi alla riscossa. E da allora combattono ancora contro l’uomo bianco, per essere liberi e per essere un popolo”. Parole scritte dallo stesso Quattrocchi nell’omonimo libro (ne ha scritti una ventina) seguito alla realizzazione delle foto: “Wounded Knee: indiani alla riscossa”(Golena Edizioni, 2012).


A impreziosire il racconto, la “Galleria Sabauda” dedica, inoltre, per la prima volta una sala a venti opere eseguite da pittorileonardeschi – allievi, seguaci e imitatori del Maestro – nelle quali si evidenzia l’attualità della lezione di Leonardo. Non solo. In mostra troviamo anche una selezionata rassegna di 15 sculture di Giuliano Vangi (Barberino di Mugello – Firenze, 1931 – Pesaro 2024), segnate da una peculiare intensità espressiva, tesa a completare con uno sguardo contemporaneo l’ambito della raffigurazione del volto. A testimoniare la conoscenza dell’“Autoritratto” prima dell’acquisto da parte del re Carlo Alberto di Savoia Carignano nel 1839, sono preziosi in mostra anche due “fogli” conservati nel “Gabinetto dei Disegni e Stampe” delle “Gallerie dell’Accademia” di Venezia, parte della collezione di Giuseppe Bossi (1777 – 1815), poliedrico artista neoclassico e segretario dell’“Accademia di Brera”.
Esperienza eccezionale per il peso artistico, storico e culturale delle opere esposte, la mostra è resa peculiare anche per le suggestive “installazioni multimediali” e per il famoso “video” che racconta “il viaggio” dell’ “Autoritratto” e del “Codice sul volo degli uccelli” in un “microchip” a bordo del “Rover Curiosity”, lanciato da “Cape Canaveral” il 26 novembre 2011: grazie a un’idea di Silvia Rosa-Brusin del “TGR Leonardo” della RAI, accolta dalla “NASA”, Leonardo è approdato così anche su “Marte” il5 agosto 2012 e sta esplorando il “pianeta rosso” da 12 anni. E dove mai potrà ancora arrivare? Certo, a saperlo, il Genio di Vinci ne avrebbe esultato non poco. Magari con malcelata gioia e un pacato sorriso … alla “Gioconda”.



