Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea il barocco non è più reliquia, ma arena di metamorfosi.
Con la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni, curata da Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati, le sale auliche – stratificate di storia e ‘incompiutezza’ – diventano screen mirroring. Tre presenze radicali vi irrompono, tessendo genealogie inedite tra memoria ancestrale, violenza coloniale e immaginari futuri.
Gabriel Chaile evoca, dal pozzo medievale, una figura antropomorfa in creta che pare uscita da un tempo sospeso tra cosmologia indigena del nord-ovest argentino e scenario post-apocalittico: un’accampamento di sopravvivenza che interroga la “genealogia della forma” custodita nell’argilla e nell’adobe.
Lonnie Holley, nella Sala dei Continenti, alza un canto bruciante della Black Art del profondo sud, dell’Alabama e pare di sentire i canti ‘Cotton Fields’: assemblaggi di legno carbonizzato, metalli, filo spinato, idranti aggrovigliati sulle ‘poltrone del potere’ e oggetti quotidiani, sempre rappresentati come un ossimoro, trasformano l’allegoria settecentesca del potere in un teatro di memoria collettiva, disuguaglianza, istanza di giustizia sociale e possibile redenzione spirituale.
Huda Takriti penetra invece gli archivi italiani del secondo dopoguerra, rivelando le trame occulte tra ENI, ex colonie e industria cinematografica. Il suo video e l’affresco contemporaneo in vinile che avvolge la Sala 29 diventano una ferita luminosa: Clarity is the Closest Wound to the Sun, là dove l’immagine non documenta la storia, ma la costruisce.
Opere che non abitano lo spazio: lo fendono, lo fecondano, lo costringono a una nuova narrazione.
Un’esperienza che illumina, disturba talvolta e amplia irreversibilmente lo sguardo.
Da non perdere.
IRMA CIARAMELLA
In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerra – ma una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.










