La Reggia di Venaria ospita dal 28 maggio al 30 agosto prossimi, lungo la Promenade della Galleria Alferiana, una nuova mostra fotografica dal titolo “Eredità visiva di tre generazioni”.
L’esposizione, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento dell’architetto Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, personalità e enti, che hanno consentito il suo allestimento e la sua realizzazione ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che, nel corso di tre quarti di secolo, si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini scattate dalla macchina fotografica, dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale.
Si tratta di un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione dell’immagine tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
La mostra è articolata in tre sezioni ordinate in senso cronologico, ciascuna dedicata a un membro della famiglia e si apre con le fotografie del padre Stefano, seguite da quelle del figlio Paolo, per chiudere con le elaborazioni e produzioni digitali del nipote Filippo.
Di Stefano Robino ( 1922-2017) sono presenti 85 stampe fotografiche, realizzate tra il 1948 e il 1970, che ricostruiscono l’attività di questo autore che, nelle sue stesse parole, ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante la notorietà raggiunta a partire dalla metà degli anni Cinquanta, con partecipazione a mostre e concorsi internazionali e la pubblicazione su importanti riviste quali “Il Corriere Fotografico”, “Ferrania”, “Leica Photografie”, “Life” e “Modern Photography”.
Il lavoro condotto sull’archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha permesso di comprendere il suo processo di produzione e le tematiche da lui privilegiate, i Luoghi, le Fabbriche, le Figure, i Racconti, per chiudere con una sezione intitolata L’Archivio rivisitato, che si propone come una ulteriore apertura, quasi un suggerimento di ricerca, costituita di immagini che egli non aveva scelto, non aveva mai stampato, ma che ancora oggi ci appaiono suggestive e stimolanti.
Sono 54 le fotografie in mostra di Paolo Robino ( 1952), professionista dal 1978. La sua sequenza antologica parte dai primi anni Settanta, quando raccoglieva l’eredità artistica del padre, per giungere fino alle ultimissime produzioni, con un’ampia proposta di campagne di documentazione del patrimonio artistico e architettonico, indicata anche dal progressivo passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale, cui si aggiungono alcuni ritratti e figure ambientate, tracce di legami affettuosi professionali e personali.
Ambiente digitale e immagine di sintesi sono ormai il territorio di elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali ( FX Artist) e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali. In mostra l’artista fotografo propone un interessante video di animazione in AI delle fotografie realizzate dal nonno Stefano e uno Showreel personale con estratti delle proprie produzioni VFX per film e serie TV, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.
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