L’Ente Turismo Langhe, Monferrato e Roero presenta la nuova edizione di “Orma. Tracce d’artista in Langhe, Monferrato Roero”, itinerario che da maggio a novembre 2026 mette in rete e fornisce valore alle sue progettualità dando espressione alla migliore vitalità del territorio.
“Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato e Roero” è il segno che riunisce in un’unica intenzione le realtà territoriali che, sviluppatesi autonomamente e ciascuna con una propria modalità, portano l’arte contemporanea e la residenzialità d’artista a dialogare con il territorio.
La progettualità è orientata alla valorizzazione di eventi e manifestazioni artistiche nate e cresciute in questi tre territori, capaci di esaltare i luoghi ospitanti, diventare risorsa turistica e motivazione al viaggio, restituendo alla comunità una vera e propria legacy.
Nel 2026 ORMA si arricchirà con l’ingresso di tre Comuni caratterizzati dalla presenza di opere e progetti di arte contemporanea, il Comune di Canelli, che ospiterà da giugno 2026 un’opera d’arte di Maria Theresa Alves in partnership con il castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea e l’Associazione per la Tutela dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, e i Comuni di Neviglie e Roddino, uniti nel progetto transfrontaliero Italia/Francia Prospettive/Perspectives, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Villa Arson. È anche stato avviato un dialogo con la Collezione Fondazione San Patrignano e Associazione Genesi.
Mara Martellotta




In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerra – ma una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.







