ARTE

Artissima, Torino incontra l’arte contemporanea

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Presentata la 33ª edizione 

Artissima Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Torino, unica fiera in Italia dedicata esclusivamente all’arte contemporanea, ha presentato la sua 33ª edizione. Si tratta di un appuntamento che si svolgerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre, con la preview il 29 ottobre, negli spazi dell’Oval Torino, per il quinto anno sotto la direzione e di Luigi Fassi. Gli spazi dell’Oval accoglieranno le sezioni principali della fiera: Main Section, New Entries, Monologue-Dialogue e Art Editions, e le tre sezioni curate: Present Future, Back to the Future e Disegni.

L’edizione 2026 di Artissima vede complessivamente la partecipazione di 183 gallerie italiane e internazionali, di cui 66 presenteranno progetti monografici. L’offerta espositiva si distingue per la capacità delle gallerie di presentare progetti inediti e sperimentali, coinvolgendo sia giovani talenti sia artisti già affermati. Si tratta di una predisposizione che aderisce perfettamente all’identità della fiera e al suo voler essere proiettata verso le tendenze più innovative, confermandosi come piattaforma di incontro intenso e accelerato con l’arte contemporanea in tutte le sue forme, come veine esplicitato nel tema di questa edizione, che è “Fancy: A Flexible, Acrobatic Body”.

Il tema di Artissima nasce da un’immagine della filosofa Martha Nussbaum (1947,New York), per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato dalla Fancy, la proiezione in avanti della fantasia, possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze per avvicinarsi alla pluralità di chi è altro da noi. L’arte non si limita a dare forma a ciò che esiste, ma apre la visuale a ciò che potrebbe esistere, diventando un’intelligenza pubblica cruciale capace di nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità. Artissima incarna questo esercizio acrobatico dell’immaginazione, orientato verso possibilità invisibili: la fiera è un incontro fisico intenso e accelerato con le opere d’arte, che ci allena a pensare al modo in cui abitiamo e condividiamo il mondo.

“Il tema di quest’anno – dichiara Luigi Fassi, direttore di Artissima – narra la qualità acrobatica della Fancy, la forza protettiva dell’immaginazione resa possibile dall’arte. Secondo Martha Nussbaum, la Fancy è un linguaggio che va costantemente allenato, una facoltà capace di spingersi oltre l’evidenza, di trascendere l’oggetto e di aprire a uno sguardo benevolo verso l’altro  elle nostre relazioni morali, politiche e civili. In questa capacità trasformativa, risiede una delle funzioni più profonde dell’arte: modificare chi guarda affinando la possibilità di riconoscersi nell’esperienza altrui. È la forma stessa dell’arte, corporea, complessa, mobile a guidarci verso questa apertura. In un esercizio democratico dello sguardo che si oppone a rigidità e chiusure attraverso il movimento libero della fantasia. Artissima è da sempre in luogo in cui il pensiero prende forma attraverso incontri differenti e inattesi. Fancy è capace di raccontare l’energia dell’arte contemporanea e anche il movimento continuo della fiera stessa: essere uno spazio vivo di sperimentazione, intuizione e scoperta”.

Artissima, anche quest’anno, ha rinnovato la collaborazione con lo studio grafico torinese Fionda, e l’immagine coordinata per il 2026, interpretando il tema di Fancy, ci fa vedere storici loghi diventati parentesi che si trasformano in un sistema visivo in continua evoluzione. Le forme si piegano, si moltiplicano e generano traiettorie inattese suggerendo un’apertura che, pur rileggendo la propria storia, non esclude nuove possibilità e immaginari futuri.

“La città – ha dichiarato l’assessora alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia – si appresta ad accogliere la 33ª edizione di Artissima che, dal 30 ottobre all’1 novembre, farà di Torino il centro del mondo dell’arte contemporanea. Artissima si conferma fiera d’arte contemporanea leader in Italia e un punto di riferimento globale capace di attrarre galleristi, artisti e appassionati da ogni angolo del mondo. Si tratta di una manifestazione che ha saputo crescere di anno in anno divenendo un evento espositivo di prim’ordine, ma anche una leva straordinaria di sviluppo culturale per la nostra città. L’edizione di quest’anno si distingue per un respiro internazionale di straordinario rilievo, accogliendo ben 183 gallerie provenienti da 35 Paesi e quattro continenti, tra cui 36 realtà che scelgono Torino per la prima volta. Questo traguardo conferma l’attrattività di Torino nel panorama culturale contemporaneo globale. La nostra città ha sempre investito tantissimo nella promozione dell’arte e della cultura, e continuerà a farlo: il grande successo di Artissima è la dimostrazione che puntare su questo ecosistema culturale, capace di connettere pubblico e privato, e coniugare ricerca e innovazione è fondamentale”.

“Fondazione Arte CRT, che opera grazie al contributo di Fondazione CRT, rinnova il proprio sostegno ad Artissima, dichiara Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione Arte CRT – confermando un impegno che ne riconosce e ne rafforza il ruolo di piattaforma internazionale per la ricerca artistica contemporanea. Con un budget di 300 mila euro, continuiamo a investire nel patrimonio pubblico attraverso nuove acquisizioni per le collezioni della GAM e del Castello di Rivoli. Artissima sarà l’occasione per presentare il nuovo catalogo della collezione della Fondazione Arte CRT, e per raccontarne il patrimonio attraverso uno stand dedicato al nostro nuovo progetto, denominato ‘Pastis Social Club’. Oltre a queste azioni, sopportiamo la prima edizione del ‘Curator’s Choice’, ideato per favorire nuove relazioni tra gallerie, artisti e curatori. Per Fondazione Arte CRT investire su Artissima significa sostenere gli artisti, le loro opere, le idee e le connessioni che alimentano la crescita dell’arte contemporanea e del suo ecosistema”.

Le sezioni di Artissima 2026 sono sette, di cui quattro selezionate dal comitato delle gallerie della fiera: Main Section raccoglie 103 gallerie, tra le più rappresentative nel panorama artistico mondiale; New Entries comprende 17 gallerie internazionali provenienti da continenti, emergenti, con meno di cinque anni di attività e per la prima volta in fiera; Monolgue-Dialogue è riservata alal gallerie emergenti con approccio sperimentale, che presentano uno stand monografico o un dialogo tra artisti, con 37 gallerie; Art Editions ospita gallerie specializzate in edzioni e multipli di artisti, librerie, project space e spazi no-profit. Le sezioni curate da Board Internazionale di Curatori sono tre: Presenti Future, Back to the Future e Disegni. Il panorama della fiera nel 2026 si distingue per una significativa presenza di gallerie provenienti dall’Asia, dall’America del Sud e Centrale, dal Sud Africa e dagli Stati Uniti, e si conferma una forte partecipazione di gallerie dall’est Europa, da Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svizzera.

Da ventisei anni Present Future è la sezione che Artissima dedica ai talenti emergenti. Curata per il terzo anno da Léon Kruijswijk, performance curator presso il Mudam di Lussemburgo, e Joel Valabrega, curatrice indipendente con base a Porto e a Milano. La sezione ospita progetti monografici allo scopo di mettere in risalto le nuove tendenze che caratterizzano il panorama artistico internazionale. Propone i lavori di dieci artisti presentati da dieci gallerie, di cui nove stranere. Back to the Future è la sezione curata di Artissima che include progetti monografici di grandi pionieri dell’arte contemporanea, il cui lavoro ha avuto un ruolo nella storia dell’arte. Il team curatoriale è composto per il terzo anno da Heike Munder, Otake Hiroshima e Jacopo Crivelli Visconti, curatore indipendente con base a San Paolo. Nel 2026 partecipano in qisata sezione 10 artisti presentati da 9 gallerie straniere e tre italiane. Disegni è giunta alla sua decima edizione ed è l’unica sezione in Italia dedicata a questo mezzo espressivo , guidata da Irina Zucca Alessandrelli, curatrice della Collezione Ramo di Milano e della Milano Drawing Week. Presenta per il quinto anno consecutivo progetti concepiti come mostre personali, capaci di valorizzare l’autenticità e l’autonomia dell’opera su carta. In questa sezione verranno portati all’attenzione del pubblico i lavori di dieci artisti rappresentati da dieci gallerie, di cui quattro italiane.

Un progetto speciale di Artissima 2026 e di Juventus è Artissima Junior: nato nel 2018 e pensato per i giovani dai 6 agli 11 anni. Il progetto si intitola “Domani, pezzo per pezzo”, ed è realizzato da Franci Hoffman (Rwanda 1987), artista tutor che coinvolgerà i partecipanti in un processo creativo che li porterà a riflettere sulla fiducia che riposiamo negli altri e sull’ascolto, valore base di ogni gioco di squadra, in campo come nella vita. I bambini, divisi in squadre interdipendenti, lavoreranno alla costruzione di un’unica grande opera, scelta dall’artista, in dialogo con la sua pratica pittorica che utilizza fondi di caffè, carte recuperate, tessuti, garze, pigmenti e altri materiali trovati o ricevuti.

Ogni anno, la VIP Lounge della fiera prende forma con un progetto nuovo, quest’anno dedicato al tema della Fancy. È stato invitato l’artista Edoardo Piermattei ad accogliere gli ospiti con il suo immaginario, con la sua capacità di trasformare uno spazio da do valore al contesto che abita. Piermattei ha realizzato “Delizie”, che riprende il nome con cui i medici chiamavano le proprie ville di piacere, luoghi in cui ci si conserva la finzione del riposo. La VIP Lounge diventa un “Hortus conclusus”, a metà il registro sacro dell’Hortus e quello nobiliare dei giardini di un tempo. “Delizie” nasce grazie al supporto di Krumiri Rossi 1778, storica eccellenza dell’arte pasticcera italiana e simbolo di Casale Monferrato, trasformato da Piermattei nel mattone che compone la forma di un’architettura barocca piemontese.

Mara Martellotta

Un’opera di Mario Merz a Candiolo

La Fondazione Allegra Agnelli per la ricerca sul cancro, insieme alla Fondazione Merz, inaugurano venerdì 18 settembre

Per celebrare i suoi primi 40 anni, la Fondazione Allegra Agnelli per la ricerca sul cancro dà vita, insieme alla Fondazione Merz, a un progetto di arte contemporanea in un ospedale oncologico unico al mondo: un’installazione permanente di Mario Merz davanti all’istituto. La presentazione si svolgerà venerdì 18 settembre, alle ore 12, in viale della Ricerca 7, a Candiolo. Nello spazio antistante l’istituto, prende forma un Igloo che, combinato con la successione numerica di Fibonacci, traduce visivamente la crescita armoniosa e la spinta vitale della natura. Si tratta di una sequenza che dal 2000 illuminala cupola della Mole Antonelliana di Torino con l’opera “Il volo dei numeri”.

Interverranno le Istituzioni, Allegra Agnelli, presidente della Fondazione omonima per la ricerca a sul cancro, Beatrice Merz, presidente della Fondazione Merz, un rappresentante di Intesa Sanpaolo, e Pietro Boffa, AD del Gruppo Building, main partner del progetto.

Mara Martellotta

“Mario Dondero. Inediti”. Al “Forte di Bard”

Le fotografie inedite, in bianco e nero, tratte dall’“Archivio” di uno fra i massimi fotografi e fotoreporter italiani del Novecento

Fino a domenica 18 ottobre

Bard (Aosta)

In parete ci sono gli scatti dei grandi fotoreportage realizzati cavalcando “campi di lavoro” (spesso teatro di gravi crisi sociali e politiche mai prive di reali contingenti e ben calcolati pericoli) che dall’Europa lo spinsero all’etica documentazione dei “fatti” storicamente fondamentali e “rivoluzionari” dell’Africa “post-coloniale”, non meno che dell’America Latina, di Medio Oriente e Asia: dal racconto, per immagini e parole, del “regime dittatoriale” (1965 – 1997) di Mobutu (Sese Seko) nella “Repubblica Democratica del Congo” alla Libia della “Jamahiriya” di Mu’ammar Gheddafi e alla Persia – Iran dell’ultimo “Scià degli Scià” Mohammad Reza Pahlavi ritratto al fianco della moglie, l’imperatrice Farah Diba, e del figlio primogenito Reza Pahlavi, da decenni in esilio negli States. E ancora, dalla Grecia dei Colonnelli e dalla Spagna Franchista al “Muro” di Berlino e alla Russia post-sovietica. Senza mai cedere ad effetti di voluto sensazionalismo, ecco la “grande” Storia. Ma anche quella di quotidiane (ma quanto importanti!) “minuzie” e immense “verità”: dal sorriso delicato e lieve del “sarto” di quella Baghdad il cui nome (ironia della sorte) storicamente significa “donato da Dio” e che invece è da anni e anni crogiolo di conflitti, atti terroristici, criminalità e tensioni geopolitiche tali da renderla oggi una delle terre più insicure al mondo fino alla “nostrana” piccola Scuola di quel “Piccolo mondo antico” raccontato nella “Scolarizzazione con la Tv” in quel di Reggio Emilia , negli Anni ’50 e ’60, allorché contro la piaga, assai diffusa nelle zone rurali, dell’analfabetismo, insieme alla “Televisione di Stato” (“Programma Ministeriale Telescuola”), un ruolo politico e sociale fondamentale svolse anche il cosiddetto “Reggio Emilia Approach” o progetto dei “cento linguaggi” (celebre ancor oggi in tutto il mondo) sotto la guida del pedagogista Loris Malaguzzi.

E’ davvero l’“Archivio di un partigiano dell’umano” – titolo della mostra a cura di Claudio Composti – il progetto fotografico dedicato a Mario Dondero (Milano 1928 – Petritoli di Fermo, 2015) in programma, fino a domenica 18 ottobre, nelle “Sale delle Cantine” del valdostano “Forte di Bard”. L’esposizione rivela, per la prima volta, un “corpus” di fotografie inedite tratte dall’“Archivio” (conservato, in larga parte dalla “Fototeca Provinciale” di Fermo ad Altidona e riordinato, con intensa passione, anche dall’ultima compagna di vita del fotografo, Laura Strappa) di uno dei maggiori fotoreporter e “testimoni civili” del nostro tempo. Tutte rigorosamente in bianco e nero.

 “Il colore – scriveva Dondero – distrae. Fotografare una guerra a colori mi pare immorale”. E ci pare proprio avesse ragione. Lui  che non solo è stato un eccezionale fotoreporter, ma anche un “cronista militante” della stampa politica italiana del dopoguerra (da “Lavoro Nuovo” all’“Avanti!” dall’“Unità” a “Le Ore”) e, soprattutto, un “testimone” attento e coraggioso che ha ben saputo scegliere, in ogni istante della sua vita, da che parte stare. Fin dagli anni giovanili, che lo videro fervente partigiano sulle alture della Val d’Ossola. Partigiano di fatto e, in arte, “Partigiano dell’Umano”. Raccontava: “Mi interesso a tutto quello che interviene nella nostra vita”. E scrive, in tal senso, il curatore Composti“Un operaio sudamericano o un rifugiato asiatico avevano per lui lo stesso peso di Sartre, Beckett, Giacometti o Pasolini, intellettuali e artisti amici che ritrasse con la stessa misura: nessuno mai in posa, il potere sempre disarmato, l’eroismo mai esibito”.

Molte delle stampe vintage selezionate per questa mostra (e distribuite in tre macro-sezioni tematiche, da “Memorie del presente” a “Verso il mondo” passando per “Sguardi politici”) recano sul retro, annotazioni a penna o a matita, riflettendo per Dondero l’inseparabilità tra scrittura e immagine, due forme complementari – e “mai neutrali” – di testimonianza. Proprio come i suoi oltre duecento quaderni di appunti, pieni di frasi interrotte, osservazioni sul presente, brevi racconti di ciò che leggeva o di cui era testimone. “I fotografi – annotava in uno di essi – di solito non scrivono e neppure parlano. Sono come i pesci, muti anch’essi nel vasto mare silente”. Lui era la “bella” eccezione. “Mi auguro – sempre parole di Dondero – che le mie fotografie, mosse dalla simpatia, colgano nel segno lo spirito dei luoghi e l’umanità intensa delle persone”. Frase totalmente emblematica rispetto alla sua “poetica”. “In un tempo che tende a trasformare tutto in icona e consumo visivo – scrive ancora Composti – i suoi inediti riaffermano la fotografia non come semplice memoria visiva, ma come esercizio critico. L’archivio politico di un ‘partigiano dell’umano’ che continua a parlare di uomini agli uomini”.

Gianni Milani

“Mario Dondero. Inediti – L’archivio di un partigiano dell’umano”

“Forte di Bard”, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it . Fino al 18 ottobre. Orari: da mart. a ven. 10/18, sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto da “Archivio Mario Dondero”: “Mobutu”, “Scià di Persia con Farah Diba e figlio”, “Reggio Emilia Scolarizzazione con la Tv”, “Il sarto di Baghdad”, “Gheddafi”

Torino, piazza San Carlo: gli affreschi dedicati alla Sindone

Due opere per celebrare uno dei simboli della città 

La Sacra Sindone rappresenta molto per Torino. Il suo  fascino misterioso e senza tempo racconta, attraverso un telo di lino bianco in uso nella cultura ebraica per la sepoltura dei morti, la Passione di Cristo. Emblema del confronto tra Chiesa e scienza, rimane la reliquia piu’ famosa di sempre, capace di far peregrinare milioni di persone devote ad ogni sua sontuosa ostensione, un evento molto sentito e solenne. Questo lenzuolo, carico di storia, ma anche di miti e leggende, appare nella storia nel 1353 quando Goffredo di Charny, cavaliere e scrittore medievale francese, lo   porto’ dalla Terra Santa nella cittadina francese di Lirey dove fece costruire una chiesetta per custodirlo. Successivamente fu venduto al Ducato di Savoia, che aveva il suo capoluogo a Chambery, dove fu conservato fino al 1532 nella Sainte-Chapelle duSaint-Suaire quando un incendio, che fortunatamente non lo distrusse completamente,  gli provoco’ degli evidenti segni di bruciatura.

 

Dopo vari spostamenti il  sacro lino fu portato da San Carlo Borromeo, particolarmente devoto, da Milano a Torino per ordine di Emanuele Filiberto di Savoia, “testa di ferro”. Lo spostamento fu un vero e proprio pellegrinaggio che duro’ 4 giorni, con intervalli di meditazione spirituale ed esercizi di pieta’,  percorso a piedi scalzi e  accompagnato da un gruppo  di quattordici persone. Appena arrivato a Torino  fu subito onorato con una ostensione pubblica a cui parteciparono numerosissimi fedeli.

In piazza san Carlo, cosi’ nominata in memoria del viaggio del Santo con il famoso lenzuolo, ci sono due affreschi, di piccole dimensioni e poco conosciuti, che narrano i fatti accaduti quell’ottobre  del 1578 quando la Sacra Sindone arrivo’ a Torino con la promessa scritta di Emanuele Filiberto, mai mantenuta, di riportarla a Chambery in breve tempo. Questi dipinti murali commemorativi, dall’autore ignoto e che un tempo erano ben 4, si trovano all’estremita’ della piazza, il primo, che raffigura la Madonna con Emanuele Filiberto e San Carlo Borromeo, nell’angolo con via Alfieri e l’altro, dove si riconosce ancora la Vergine Maria, questa volta con San Francesco D’Assisi e un frate, e’ sito all’angolo con via Santa Teresa. Gli altri due dipinti sono purtroppo andati perduti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nella Chiesa di San Carlo Borromeo, inoltre,  si possono ammirare due affreschi che celebrano l’arrivo a piedi di San Carlo a Torino e  il Santo in adorazione del piu’ famoso telo.

MARIA LA BARBERA 

“Ouverture”: apertura delle gallerie associate a TAG

Giovedì 17 settembre, dalle 18 alle 23

L’associazione TAG Torino Art Galleries annuncia la 26ª edizione della sua storia a iniziativa “Ouverture”, che si terrà presso le gallerie associate a TAG, a Torino, giovedì 17 settembre prossimo dalle ore 18 alle 23. La manifestazione “Ouverture” è realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT, unico ente sostenitore fin dalla sua prima edizione, avvenuta nel 2000. Dopo quella dello scorso anno, che testimonia una continuità sorprendente del progetto TAG, questa nuova edizione è guidata dal gallerista Umberto Benappi, subentrato alla presidente Elisabetta Chiono.

“Ouverture” è una manifestazione artistica di rilievo per la città di Torino. Sin dalla sua fondazione, TAG ha contribuito in modo significativo alla crescita e alla diffusione dell’arte contemporanea a Torino, accompagnando decine di migliaia di visitatori alla scoperta dei luoghi che, da sempre, ne sostengono la ricerca e la produzione, ovvero le gallerie d’arte. Attraverso il lavoro dei galleristi, questi spazi hanno promosso nel tempo artisti e artiste capaci di sperimentare nuove forme espressive e di contribuire all’evoluzione dei linguaggi contemporanei. L’appuntamento si articola in una mostra diffusa nel territorio cittadino, che riunisce in un’unica serata le inaugurazioni delle esposizioni ospitate dalle gallerie associatea TAG. Su 16 gallerie cittadine, 13 sono le partecipanti. L’accesso agli spazi sarà libero e gratuito, e il programma offrirà uno sguardo sulla pluralità delle ricerche che caratterizzano la scena contemporanea, confermando “Ouverture” come uno degli appuntamenti più importanti e attesi della scena torinese.

“Ouverture – dichiara il presidente di TAG, Umberto Benappi – è un momento fondamentale per la vita delle gallerie torinesi e per la città, capace di creare un’esperienza condivisa dell’arte contemporanea. La continuità di questa iniziativa testimonia la forza di un progetto nato dalla volontà delle gallerie di fare rete e di contribuire concretamente allo sviluppo della scena artistica cittadina”.

L’Associazione TAG Torino Art Galleries ha per scopo la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea quale elemento di crescita culturale del territorio e della comunità locale, favorendo lo sviluppo di una sensibilità artistica attraverso l’incontro delle arti plastichee figurative con il pubblico, gli appassionati e le nuove generazioni.

Con “Ouverture 2026”, l’arte contemporanea torna a disegnare una mappa diffusa di Torino: le gallerie di TAG aprono i propri spazi componendo un itinerario che attraversa il centro e si spinge verso Vanchiglia, Aurora e le aree postindustriali della città. Un possibile punto di partenza è rappresentato dalla galleria Mazzoleni di piazza Solferino, dove dall’8 settembre è in programma “Presenze”, che ha inaugurato la stagione autunnale della galleria. Pochi passi di distanza conducono alla Tucci Russo Chambre d’Art, in via Bertolotti 2, che presenta Harald Klingelhöller nella mostra “And the world apart, twice (horizont)”. Da qui si può raggiungere Weber & Weber, in via San Tommaso 7, al primo piano, dove è presenta la mostra “Pittura condivisa 2016-2026”, progetto realizzato da Idem Studio, a cura di Chiara Manca e Fabio Vito Lacertosa. Il percorso prosegue in via Stampatori 4, dove palazzo Scaglia di Verrà accoglie oggi le gallerie Giorgio Persano, che presenta l’artista Lina Fucà con “Torniamo a casa”, e la nuova sede di Simóndi, che inaugura la mostra dal titolo “Inspira, trattieni, esplora cap 1. Ogni nuovo inizio richiede un tempo d’ascolto”; 15 artisti compongono una mostra che è anche un rito d’apertura del nuovo spazio, mettendo in relazione memoria e trasformazione, questioni ambientali, conflitti, migrazioni e fragilità sociali. Durante l’inaugurazione di “Outsider Live” di Roberto Casti, farà entrare nella galleria i suoni registrati nel quartiere, rielaborandoli in tempo reale. Presso la Pick Gallery è proposta una riflessione sulla memoria come materia viva e continuamente trasformabile con la mostra “Carnalia a Plot For Memory Resistance”. In “Domingo”, José Victor De Castro costruisce una pittura sospesa tra memoria e invenzione, tra cristianità, esoterimo, mitologia e cultura brasiliana. Risalendo verso Borgo Nuovo, la galleria Photo&Contemporary, in via dei Mille 36, propone la mostra “30 Years of Photo&Contemporary. Lights&Shadows Part 2”. A poca distanza, Rocca 3 articola la propria proposta in due spazi: in via della Rocca 3/b, la mostra pone in relazione un ampio gruppo di autori appartenenti a generazioni diverse, quali Francesco e Felice Casorati, Italo Cremona, Francesco Menzio, Giulio Paolini, Salvo e Sandro De Alexandris, in una sorta di attraversamento della storia artistica torinese e italiana del Novecento. Al civico 4, “Il sipario” è il titolo della mostra di Michel Gribinski, offrendo un contrappunto monografico alla coralità della mostra principale. Luce Gallery, in largo Montebello 40, propone la personale di Shanee Roe dal titolo “Entangled Fragments”, che accoglie i collages che riflettono la vita e le figure vicine all’artista. In corso San Maurizio 73/f, Metroquadro presenta Jean Paul Charles con la personale “Everyday”, curata da Roberto Mastroianni: visione, colore, gesto e segno diventano strumenti di un‘indagine filosofica, estetica e spirituale, nell’ambito di una pittura postconcettuale che cerca la meraviglia nella materia del quotidiano. In via vanchiglia 16, la galleria Febo & Dafne presenta “Pottery Invaders” di Pierre De Felice, a cura di Carina Leal. La terracotta smaltata invade la pittura. Proseguendo verso nord, si raggiunge in via Parma 66 D La Chiono Resova Art Gallery, dove è presente la mostra “Living Architectures” dell’artista catalana Bea Sarias. L’architettura non è un organismo immobile, ma spazio attraversato da luce, memoria e tracce di presenza umana. Il percorso si conclude negli spazi di Gagliardi & Domke, in via Cervino 16, con due “Solo Show Visioni” di Giulio Mosca e “De Coloribus” di Paolo Basso. In occasione di TAG Ouverture si terrà il talk “Creazione. Generazioni a confronto”, durante il quale i due artisti, lontani per generazione e linguaggio, converseranno fa di loro.

Mara Martellotta

Arte, inclusione e sostenibilità con la Fondazione Mossetto

“Abbracciare gli alberi” è il titolo dell’iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione Giovanni Battista Mossetto, che coniuga tutela dell’ambiente, benessere psicofisico, creatività e inclusione sociale, con una 0articolare attenzione a chi è affetto da autismo. L’iniziativa si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, nello storico giardino di Palazzo Dal Pozzo Della Cisterna, e nell’atrio e cortile d’onore di Palazzo Birago, che saranno trasformati per l’occasione in un laboratorio a cielo aperto di relazioni e cura comunitaria. Al centro dell’iniziativa vi sarà l’installazione di arte urbana a maglia e all’uncinetto, vere e proprie “braccia di lana” avvolte attorno ai tronchi degli alberi, fissate con cura per non arrecare alcun danno alle piante. Si tratta di un gesto simbolico per manifestare rispetto verso l’ambiente e riscoprire il valore del lavoro manuale e del riutilizzo dei filati. Sono numerosi le realtà associative che vi collaborano: tra queste l’Associazione Approdo Sociale ODV di Settimo Torinese, la Cooperativa Sociale Il Riccio di Castiglione Torinese, la Fondazione Teda per l’autismo e l’Associazione di Promozione Sociale Teatro8. L’evento si collega idealmente alla Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre, e promuove le attività creative come strumento d’aiuto contro ampia e stress. Nel corso del weekend saranno proposti workshop di lanaterapia a cura di Bianca Balocco, letture poetiche e momenti di confronto aperti al pubblico, alle scuole e alle realtà che coinvolgono persone con disabilità e neurodivergenze. A presentare l’iniziativa, giovedì 10 settembre, nella Sala Carpanini del Palazzo Comunale, a Torino, è stata la presidente della Fondazione Mossetto, Anna Paola Mossetto, alla presenza dell’assessore al Verde della Città di Torino, Francesco Tresso, di Rosanna Schillaci, consiliera metropolitana delegata alle Politiche di Parità, e di Guido Bolatto, segretario generale alla Camera di Commercio.

“Abbracciare gli alberi – ha dichiarato la consiliera Rosanna Schillaci – rappresenta la forza dell’inclusione. Attraverso un gesto semplice, ma profondo, questo progetto dimostra come la cura dell’ambiente e i progetti di una persona viaggio sulla stessa strada. Riuscire a coinvolgere anche le fasce più deboli significa abbattere i muri dell’isolamento e costruire una comunità coesa e attenta l benessere di ciascuno”.

“Dall’arte all’inclusione, dalla scuola allo sport – ha dichiarato la presidente della Fondazione, Anna Paola Mossetto, che guida insieme al figlio Alexandre Campra la Fondazione nata nel 1992 per volontà di Giovanni Battista Mossetto e Laura Camoletto – la nostra Fondazione continua a a guardare al futuro del territorio torinese e metropolitano mettendo la persona al centro. ‘Abbracciare gli alberi’ sintetizza la nostra missione: quella di unire innovazione sociale, sostenibilità e relazioni umane autentiche”.

Nel fine settimana del 19 e 20 ottobre, intorno agli alberi del giardino di Palazzo Cisterna, saranno avvolte delle sciarpe di lana.

Mara Martellotta

“Posso uscire”: a Torino i piccoli disegni nati dal lockdown di Fabio Francardo

Martedì 15 settembre, ore 18:30, inaugura alla Libreria Borgopò la mostra che raccoglie le opere realizzate dal pittore durante l’isolamento del 2021. A cura di Gregorio Thaon di Revel Mazzonis, allestimento di Marco Gennaro.

Sono nati per caso, o quasi. Nel 2021, durante uno dei mesi più duri del lockdown, Fabio Francardo, pittore con una lunga carriera alle spalle, ha ripreso in mano la matita per un motivo che definisce “quasi domestico”: insegnare a disegnare a una nipotina. Da quel gesto, ripetuto giorno dopo giorno, sono nati centinaia di piccoli disegni, realizzati recuperando i ritagli delle scatole delle cialde del caffè: un formato minuscolo, dieci centimetri per dieci, diventato presto una pratica quotidiana.

Quei disegni compongono ora “Posso uscire”, la mostra che la Libreria Borgopò di Torino inaugura martedì 15 settembre alle 18:30, a cura di Gregorio Thaon di Revel Mazzonis, con l’allestimento dell’architetto Marco Gennaro.

Un segno infantile, una mano esperta

Nelle piccole tavole di Francardo convivono un’immediatezza quasi ingenua e decenni di mestiere. Le fonti sono le cronache di quei mesi sospesi: i giornali, i telegiornali, le notizie che arrivavano da un mondo fermo. Da lì nascono vere e proprie serie tematiche. Alcune guardano all’attualità più stringente, come la condizione delle donne in Afghanistan al momento del ritiro americano, raccontata in opere come Lo sposo che balla per voi e Cosa hai fatto di me?. Altre affrontano il tema dell’immigrazione, particolarmente caro all’artista, in lavori come Porte aperte e Dove andare. Non mancano incursioni nella memoria personale, con il ricordo delle lotte politiche di fine anni Sessanta in Chiedo il permesso, accanto a soggetti più leggeri e decorativi ispirati alla natura o al mondo animale, come in Topigni bar, dove gli animali diventano specchio ironico dei comportamenti umani.

A legare idealmente l’intera produzione è una frase di Papa Francesco che ha colpito profondamente l’artista, «Adelante juntos», scelta anche come titolo di una serie di disegni: l’idea che da soli non si possa andare avanti, che serva farlo insieme.

Una vita per strade impreviste

Classe 1944, nato a Sangano, in provincia di Torino, il 4 agosto, Fabio Francardo ha attraversato con la sua biografia più di un’epoca e più di un mestiere. Dopo studi irregolari fino al 1961, lavora dal 1964 come disegnatore in un cantiere di posa cavi telefonici. Nel 1966 presta servizio militare a Padova, dove vince il primo premio di pittura interregionale per militari; l’anno successivo lo vede cuoco nel deserto del Sahara, a Ekkar, in un fortino della legione straniera. Con il 1968 vive, come molti della sua generazione, la stagione delle lotte politiche, viaggiando tra Londra e Parigi, per poi lavorare nel cinema come aiuto scenografo.

È nel 1971 che comincia la sua attività di artista, esponendo pittura figurativa alla galleria Il Vaglio di Firenze. Dal 1972 cambia casa quasi ogni anno: San Pancrazio Val di Pesa, Pantelleria, Torino,  mentre dalla metà degli anni Settanta si dedica a una scultura-pittura di impronta concettuale e minimalista, con interventi di Land Art, esposta in gallerie come Mantra a Torino (1974), Omar Aprile Ronda a Biella (1977), Paolo Tonin a Torino (1978), Piero Cavellini a Brescia (1979) ed E-Tre a Roma (1980).

Nel 1982 arriva una svolta radicale: Francardo abbandona improvvisamente l’arte per lavorare nel campo dell’abbigliamento sportswear, prima come designer poi come responsabile d’azienda, un’occupazione che comunque definisce creativa e stimolante e che lo porta a viaggiare in tutto il mondo, da Hong Kong a Bangkok, da New Delhi a Città del Messico, da Los Angeles a New York, accumulando una vasta esperienza visiva.

Nel 1992 si trasferisce a Formentera, dove riemerge il suo vecchio amore per la pittura. Tornato a Torino nel 1996, ricomincia a esporre regolarmente: la galleria San Michele di Brescia (1997), L’Isola di Trento (1998), Weber di Torino (1999) e ancora L’Isola nello stesso anno, oltre a due partecipazioni all’Arte Fiera di Bologna, nel gennaio 1998 e nel 2000.

Oggi Francardo vive tra Torino e Formentera. “Posso uscire” segna la sua prima mostra dopo un lungo periodo lontano dalla scena artistica. Non resta che uscire, dal lavoro, da casa, e incontrarci, questa volta di persona, alla Libreria Borgopò che inaugura domani martedì 15 settembre alle ore 18:30, in via Luigi Ornato 10, Torino.

Lori Barozzino

Al Sacro Monte di Crea il Kuoredistoffa di Stefano Bressani

IL 20 SETTEMBRE 2026 PRESENTATO DA A.L.E.R.A.MO. APS

 

A.L.E.R.A.MO. incontra Stefano Bressani e gli dedica una personale al Museo di Moncalvo e nasce immediatamente una amicizia e una comunanza di intenti artistici e culturali. Con grande gioia A.L.E.R.A.MO. si è fatta portavoce del desiderio di Stefano di offrire in dono una delle sue opere all’amato Santuario di Crea.

Il KUOREDISTOFFA © di Stefano Bressani, che sarà presentato domenica 20 settembre 2026, durante la Santa Messa delle ore 11.00, presso il Santuario.

Il cuore sarà introdotto e benedetto da Monsignore Francesco Mancinelli, Rettore del Santuario della Madonna di Crea. Al termine della celebrazione, l’opera sarà portata in processione dalla balaustra all’altare dedicato alla Madonna.

Il gesto si inserisce nella continuità del progetto dei Kuoridistoffa, opere già presentate e accolte in altri luoghi di culto: non viene semplicemente esposto, ma affidato al luogo sacro e alla comunità che lo accoglie.

A Crea questo passaggio assume un significato particolare. Il Sacro Monte appartiene infatti al complesso dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, riconosciuti nel 2003 dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale.

Il KUOREDISTOFFA © non entra formalmente nella Lista del Patrimonio Mondiale, ma viene accolto all’interno di un luogo che appartiene al patrimonio culturale dell’umanità, entrando idealmente nel racconto e nella memoria universale di Crea.

Il cuore di Bressani diventa così una presenza contemporanea all’interno di una storia secolare: un’opera del presente affidata a un luogo nel quale fede, arte e memoria continuano a dialogare.

Il progetto nasce dalla ricerca di Stefano Bressani, artista conosciuto come il “Sarto dell’Arte”, che da anni utilizza la stoffa come materia espressiva. Nei suoi lavori il tessuto non è soltanto un elemento da trasformare, ma porta con sé una storia: è stato indossato, conservato, utilizzato, dimenticato. Ogni frammento contiene una memoria e, attraverso l’opera, può acquisire una nuova vita.

Questa ricerca trova nel Pianeta delle Stoffe una delle sue espressioni più significative: recuperare la materia significa anche interrogare il nostro rapporto con ciò che consideriamo esaurito, superato o destinato alla dimenticanza.

Il legame con Crea nasce soprattutto dal linguaggio dell’ex voto, da secoli parte della storia del Santuario. L’ex voto è un gesto di gratitudine, ma anche una testimonianza: racconta qualcosa che è accaduto e che merita di essere ricordato. Malattie e guarigioni, incidenti, viaggi, nascite, lavoro, famiglia, paure e speranze hanno trovato negli ex voto una forma attraverso cui essere consegnati alla memoria.

Il KUOREDISTOFFA © raccoglie questa tradizione senza imitarla. Se l’ex voto antico nasce generalmente dopo un evento, il cuore di Bressani nasce da una domanda del presente: come possiamo essere davvero connessi? Con il divino, con l’altro, con la comunità, con il nostro tempo.

L’ex voto non scompare. Cambia domanda.

All’interno del cuore compare inoltre un cavo. Non un collegamento tecnologico, ma una metafora della relazione.“Se non sei connesso, non meriti il mio amore”.

La frase diventa una provocazione rivolta al presente. Viviamo in un’epoca nella quale siamo costantemente raggiungibili, ma non necessariamente presenti; possiamo comunicare con chiunque, ma non sempre sappiamo ascoltare.

Il 20 settembre 2026, a Crea, un’opera nata dalla contemporaneità verrà affidata a un luogo che custodisce secoli di memoria. Il cuore di Bressani non interrompe questa storia. La continua.

E, nel silenzio del Sacro Monte, davanti alla Madonna di Crea, aggiunge una domanda semplice e universale: SEI DAVVERO CONNESSO?

INFORMAZIONI SULL’EVENTO

Domenica 20 settembre 2026

Ore 11.00 – Santa Messa

Santuario della Madonna Nera di Crea

Serralunga di Crea (AL)

Durante la celebrazione il KUOREDISTOFFA © di Stefano Bressani sarà presentato, introdotto e benedetto da Monsignore Francesco Mancinelli, Rettore del Santuario della Madonna Nera di Crea, e successivamente collocato sull’altare della Madonna.

COME ARRIVARE

Sacro Monte di Crea

Piazza Santuario

15020 Serralunga di Crea (AL)

Germinale Monferrato Art Fest, un museo diffuso

Fino al 4 novembre si svolge la terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest, mostra di arte contemporanea promossa da quasi Fondazione Carlo Gloria, in Provincia di Asti

Germinale Monferrato Art Fest è giunta alla sua terza edizione e prosegue il suo cammino trasformando le colline del Monferrato in un museo diffuso, in cui arte contemporanea, storia, tradizione e bellezza naturale si incontrano in un viaggio sensoriale alla scoperta del territorio.

Sono diciannove i Comuni del Monferrato coinvolti, trenta le sedi espositive e 65 gli artisti  interessati in un’edizione che proseguirà fino al 4 ottobre.

Obiettivo del festival è promuovere l’arte e la cultura contemporanea, ma anche valorizzare il paesaggio e il patrimonio unico di queste terre.

La rassegna ormai da tre anni mette in rete  numerosi comuni tra le province di Asti e Alessandria, creando un itinerario artistico ramificato in cui ogni borgo non rappresenta soltanto una tappa di un percorso culturale, ma anche un’opportunità di partecipazione e di condivisione.

Le sedi espositive che compongono la costellazione di Germinale sono state selezionate per il profondo legame che presentano con la storia, l’architettura e la tradizione locale.

Si tratta di chiese sconsacrata, di castelli, costruzioni di pregio storico architettonico e spazi dalla forte valenza simbolica, che diventano lo scenario perfetto in cui ambientare le opere d’arte contemporanea, contribuendo alla loro tutela e valorizzazione.

La mostra d’arte è stata inaugurata venerdì 11 settembre scorso a Rinco di Montiglio Monferrato, in provincia di Asti ed è stata promossa dalla Quasi Fondazione Carlo Gloria.

In questa grande mostra diffusa espongono artisti affermati, mid-career, affiancati da giovani talenti coinvolti in progetti speciali come SELVAartprize o le Residenze d’arte.

Le opere sono collocate in sedi uniche e fortemente simboliche, invitando i visitatori a scoprire attraverso i linguaggi contemporanei gli spazi più suggestivi e le realtà peculiari di questo territorio così vario.

L’offerta della rassegna non si limita all’esposizione visiva di mostre e installazioni open air, ma si arricchisce  di un calendario che affiancherà i contenuti espositivi durante tutto il corso dell’evento, con talk, incontri culturali, pratiche esperienziali e workshop. Un ricco programma di spettacoli e performing arts, curato da Casa degli Alfieri, animerà i giorni di apertura e le varie sedi per l’intero periodo del festival.

Il tema di questa edizione di Germinale, il cui scopo è la produzione di almeno un’opera per ogni edizione che possa rimanere in modo permanente sul territorio, è “Di marne feconde, un mare”, rassegna curata da Francesca Canfora e titolo che invita a un’esplorazione profonda, verticale del territorio. Si parte da un percorso che si addentra nelle sue fondamenta geologiche, laddove il tempo si è fatto roccia. L’identità del Monferrato rappresenta un paradosso geografico: le sue colline sono l’esito di un’antica marina. Le marne, un mix di argilla e calcare, non sono semplici sedimenti, ma archivi biologici che conservano la memoria di un oceano scomparso. Questa “eredità oceanica” ancora oggi agisce nel presente, e rappresenta la materia che trattiene l’umidità, il fossile che riaffiora tra i solchi ricordandoci che ogni paesaggio rappresenta una sovrapposizione di ere. Il rapporto con la marna definisce l’anima del Monferrato anche nel suo farsi architettura. L’uomo ha riconosciuto in questa pietra una docilità feconda, scavando gli infernot, le cattedrali sotterranee nate per custodire il vino e oggi riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale. In queste stanze ipogee il confine tra natura e cultura si annulla, dove l’architettura rivela il cuore profondo della terra.

“Di marne feconde, un mare” rappresenta una sollecitazione a guardare sotto ciò che calpestiamo: il sottosuolo diventa metafora dell’inconscio, della riserva di risorse, della memoria che non svanisce, ma si trasforma.

Germinale 2026 non celebra solo la terra, ma la sua profondità generatrice: è un invito a scoprire che il terreno su cui camminiamo è un amore solido, un giacimento di storie millenarie che attendono di essere nuovamente narrate.

Sessantacinque sono gli artisti che danno vita alla rassegna, e tra questi sono rilevanti i nomi di Luigi Mainolfi, di cui viene esposta una scultura in bronzo nell’atrio Soltitan nel palazzo di Città, ad Asti; Riky Ferrero, che presenta un‘installazione in un infernot di Vignale Monferrato; Domenico Borrelli, che presenta un’installazione a palazzo Mazzetti, ad Asti, e Carlo Gloria, che ha realizzato un murale dato in omaggio alla comunità di Rinco di Montiglio Monferrato, dove è stata inaugurata la terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest.

Mara Martellotta

Chieri fa doverosa memoria del “suo” Gilli

Nella “Cappella di San Filippo”, la presentazione di otto importanti opere del pittore e incisore Alberto Maso Gilli diventate patrimonio ufficiale della Città

Fino al 26 settembre

Chieri (Torino)

Anno 1873. “Maestro di pittura”: così viene definito, ancora in giovane età, nell’elenco dei soci dell’allora “Circolo degli Artisti” di Torino, Alberto Maso (Tommaso) Gilli. Pittore e incisore di solide basi e gran “belle e meritate speranze”, Gilli aveva allora 33 anni. Era nato a Chieri nel 1840 da Vincenzo e Felicita Serra (sarti, di mestiere) e aveva trascorso la sua giovinezza nella casa dei Montefamerio, in piazza Umberto I, l’antica piazza delle Erbe. Dalla dolce, pacata vita della collina chierese alla convulsa (già allora?) frenesia del vicino capoluogo, a Torino Gilli approda nel 1858 dove studia “pittura” all’“Accademia Albertina” e “incisione” con Agostino Lauro, tra i più noti “acquafortisti” piemontesi. Da allora, il suo “taccuino di viaggio” s’arricchisce di  non poche “vittoriose” tappe. A Parigi ottiene nel 1878 il primo Premio all’“Esposizione Universale” e altri prestigiosi riconoscimenti vanno a rimpinguare il suo ricco palmarès, attraverso la partecipazione ad altre importanti esposizioni nazionali con dipinti di soggetto “paesistico” e “storico”, come il suo celebre “Arnaldo da Brescia dopo il diverbio con Papa Adriano IV”, oggi custodito alla “Galleria d’Arte Moderna” di Torino.

 Altra tappa fondamentale, Roma, dove nel 1885 viene nominato direttore della “Reale Calcografia” e dove promuove la formazione di una nuova “Scuola di incisione”Estremamente formativi anche gli anni di insegnamentodal 1865 al 1873, quale professore aggiunto alla cattedra di Andrea Gastaldi all’“Accademia Albertina” e come docente di “Disegno di Figura” nel 1883 in sostituzione dello scomparso Enrico Gamba, già suo professore. Il ritorno. Chieri e Torino e il Piemonte nel cuore. Sempre. A testimoniarlo, anche la sua appassionata partecipazione alla rinascita dell’architettura medievale collaborando con Edoardo Arborio Mella al restauro del Duomo di Casale e di quello della sua Chieri. Grande successo ottenne anche all’“Esposizione Generale Italiana” del 1884 (tenutasi a Torino con lo scopo di celebrare il progresso scientifico, artistico ed industriale del Regno d’Italia), dopo essere stato scelto da Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade a rilevare graficamente i dipinti da inserire nel ciclo pittorico e decorativo del Castello e del Borgo Medievale del Parco del Valentino. Lontano dalla sua terra e dalla sua gente, l’artista scompare a soli 54 anni, il 28 luglio (o il 24 settembre?1894 a Narni (Roma) o, secondo altre fonti, a Calvi dell’Umbriain provincia di Terni. A ricordarlo a Chieri è, dal 1898 – ’99, una lapide commemorativa sulla sua casa natale nell’antica piazza Delle Erbe.

Ora, ad oltre 130 anni dalla scomparsa e a rendere ufficiale un percorso iniziato nove anni fa, quando alcune opere di Gilli furono acquistate, grazie alla mobilitazione di privati e associazioni e date in custodia alla “Città di Chieri”, l’“Amministrazione chierese” e l’“Associazione Carreum Potentia ODV” tornano a fare doverosa memoria dell’illustre cittadino, organizzando la mostra “Alberto Maso Gilli: vita e opere di un artista chierese che ha varcato i confini”, allestita all’interno della “Cappella di San Filippo” (via Vittorio Emanuele II, 63), fino a domenica 27 settembre e visitabile tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di formalizzare la donazione di otto opere del grande pittore e incisore, cinque delle quali già in custodia al Comune, più una nuova acquisizione e due incisioni di grande pregio che entreranno ufficialmente a far parte del patrimonio cittadino. Da segnalare, in particolare quattro quadri acquistati nel 2017 presso una Galleria d’arte romana grazie all’iniziativa di un gruppo di benefattori chieresi cui si aggiungono il “Ritratto di Luigi Collo” (sindaco di Chieri negli anni Settanta dell’Ottocento) e il “Ritratto di Margherita Collo” (sorella del sindaco). A completare il lotto due incisioni all’acquaforte e  altre due grandi tele, attualmente custodite nel Palazzo Comunale, raffiguranti un poderoso “Ritratto di Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosé” datato 1874 e un altrettanto rigoroso, per forme e colori, “Autoritratto”.

Pittura di gran mestiere, quella di Gilli, “seria” mai “seriosa”, ben guidata dal Maestro chierese attraverso i dogmi e le tecniche del più classico realismo ottocentesco. Forme squadrate, senza fronzoli, nelle sue tele domina la “realtà”, realtà di paesaggi ancor oggi perfettamente riconoscibili (quella “Chiesa di San Giorgio” in cima al colle e quella fedele “Porta Torino”, antico varco d’accesso occidentale alla Città) di scorci rurali o urbani privi di idealizzazioni (Gilli pare guardare molto ai parchi principi della vicina “Scuola di Rivara” non meno che alla solida “macchia” dei colleghi toscani) e di quella piccola dignitosa gente d’antan, immersa nella grandiosa umiltà di lavori e di sguardi e di moti “umani”, persi, ahinoi, nel tempo. Quadri senza trucco né inganno. Come esigeva la grande, vera ed onesta pittura di un tempo, in cui mestiere e intuito poetico sapevano convivere e regalare sempre forti emozioni. Da subito. Senza indurti ad astruse, mai certe elucubrazioni per “capire” e “comprendere”. E cosa mai? Per infowww.comune.chieri.to.it

Gianni Milani

Nelle foto: Alberto Maso Gilli “Chiesa di San Giorgio”; Locandina mostra; “Porta Torino”; “Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosè”, olio su tavola, 1874