Dal 12 marzo al 27 settembre
È stata inaugurata mercoledì 11 marzo scorso una nuova mostra a Flashback Habitat, Ecosistema per le Culture Contemporanee, in corso Giovanni Lanza 75, dal titolo “Scarecrow artisti a presidio della vita “, curata dal direttore artistico Alessandro Bulgini e dallo storico e critico d’arte Christian Caliandro. Sarà visitabile fino a domenica 27 settembre.
La direzione di Flashback con Scarecrow conferma la propria volontà artistica e culturale di utilizzare l’arte come denuncia, capace di smascherare e mettere in luce gli inganni e i soprusi della società. Si tratta di una posizione che non si limita alla contemplazione estetica, ma che fa dell’arte un gesto civile, un invito a guardare, a riconoscere, a prendervi parte.
Nati per difendere i campi, gli spaventapasseri rappresentano tra le più antiche forme di protezione create dall’uomo. Figure immobili, costruite con materiali poveri, non agiscono con la forza ma con il segno, con la presenza. Non combattono, ma avvertono. Non inseguono, stanno. Tradizionalmente servono a tenere lontano ciò che minaccia il raccolto, il frutto di un lavoro lento e fragile. Oggi, però, il loro significato può spostarsi dal campo coltivato al campo sociale e politico. In un’epoca segnata da leadership aggressive, decisioni irrazionali e poteri che sembrano muoversi senza responsabilità, lo spaventapasseri diventa una figura di autodifesa simbolica. È un corpo vuoto che si espone al vento, al tempo e allo sguardo. Proprio per questo è potente, non impone, non domina, non governa, esiste come soglia e come monito silenzioso. Ricorda che esiste un limite da non superare, un territorio da rispettare, una comunità da non saccheggiare. Nella sua immobilità c’è una scelta etica di opporsi senza diventare ciò da cui ci si difende.
In questo momento storico in cui il potere sembra agire come un predatore lo spaventapasseri assume una nuova funzione, non spaventare i deboli, ma mettere in guardia i forti. Queste figure, esposte come sentinelle mute, ci ricordano che anche l’umanità ha bisogno di essere difesa, e che talvolta la forma più efficace di resistenza è restare visibili, ostinatamente umani e non cedere alla follia del comando. Spaventapasseri come autodifesa politica. Lo spaventapasseri nasce per difendere il raccolto da chi saccheggia senza seminare. È una figura povera, costruita con ciò che resta, eppure incaricata di un compito fondamentale, proteggere la vita futura. Oggi quel campo non è più soltanto agricolo, è il mondo.
Lo spaventapasseri è l’arte, un elemento umile, che apparentemente si confonde con il contesto di riferimento, ma che svolge un ruolo importante contro alcune forze oscure.
Lo spaventapasseri/arte/opera/art
Lo spaventapasseri non ha volto, perché il potere ama i volti carismatici, non ha voce, perché il potere si nutre di slogan, non si muove, perché il potere è ossessionato dalla velocità e dall’emergenza permanente. La sua immobilità è un’accusa, mostra quanto il rumore del comando sia spesso inutile.
Questa mostra non chiede pace come slogan ma richiama alla responsabilità e rifiuta l’equidistanza. Rifiuta il linguaggio che maschera lo sterminio e l’occupazione come fatto compiuto. In un mondo in cui gli Stati armati si comportano come predatori, lo spaventapasseri resta in piedi come un errore nel sistema, fragile, esposto, non negoziabile.
“Lo spaventapasseri ( Scarecrow)- spiega il curatore Christian Caliandro – presidia un territorio vivo dalle aggressioni e dagli attacchi esterni. È passivo, non aggredisce né reagisce ma, attraverso la sola presenza, ha il compito da sempre di proteggere l’esistente e l’esistenza. È fatto in emergenza, con ciò che è sottomano, con ciò che si trova lì dove starà. E arrangiato con i detriti e gli scarti della vita. È l’opera d’arte, ma è anche l’artista, esso è il guardiano, un elemento umile, che si confonde apparentemente con il contesto di riferimento, ma che svolge un ruolo importante contro alcune forze oscure”.
“Più che una mostra si tratta di un dispositivo – spiega il direttore artistico di Flashback Alessandro Bulgini – perché non è più il tempo, per me, delle mostre. Voglio ridare, se possibile, una migliore funzione, o meglio una responsabilità, un’opportunità all’arte. Penso che gli artisti per troppo tempo siano stati in qualche modo isolati all’interno di mura algide, spazi asettici, lontani dalla vita. E credo ancora che il valore simbolico dell’arte possa avere un’opportunità, una valenza. Dati i tempi, ho sentito fortissimo e inderogabile l’urgenza di adoperare quelle che sono le mie energie, i miei incarichi e anche i miei strumenti personali come artista per entrare nel dibattito di questo tempo”.
43 esponenti della scena artistica italiana hanno accolto la chiamata dei curatori. Le opere si configurano come un grido, una rottura necessaria, un’interruzione al silenzio indifferente. Una mostra corale che spazia dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alle installazioni site specific. Scarescrow è un atto di presenza e di responsabilità, un invito a presidiare il campo, a difendere ciò che conta, anche quando l’unico gesto possibile è quello di tenere la posizione.
Mara Martellotta



Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?
A quale pubblico è rivolto?



