A Mirafiori la memoria passa di generazione in generazione e diventa arte
Nel Rifugio Antiaereo sorge ANTOPIA, l!opera di Francesco Bertelé costruita insieme
agli abitanti del quartiere: anziani e bambini trasformano storie, ricordi e
testimonianze in un nuovo immaginario condiviso.
L!inaugurazione il 17 settembre 2026 con l!intitolazione del Rifugio ad Aldo Ratto.
Torino, 8 settembre 2026 _ Per decenni è stato un luogo in cui trovare riparo dalla guerra. Oggi,
a più di 80 anni di distanza, il Rifugio Antiaereo, nei sotterranei della Chiesa della
Visitazione di Maria Vergine e San Barnaba, torna ad accogliere una comunità, con
funzioni radicalmente diverse: ascoltare, raccontare, immaginare.
È nel cuore dell!antica borgata di Mirafiori che nasce Antopia, installazione site-specific
di Francesco Bertelé, nuova opera nell!ambito di “Mirafiori dopo il Mito”, il programma che
dal 2019 ha come obiettivo di mettere in relazione memoria industriale, paesaggio e
comunità. L!Opera, che verrà inaugurata giovedì 17 settembre, è la prima delle tre
residenze d!artista all!interno di spazi di comunità del quartiere, promossa nell!ambito de
“L!Oro di Mirafiori”, iniziativa di Fondazione della Comunità di Mirafiori, in collaborazione
con il Tavolo delle Idee, il comitato scientifico composto da esperte rappresentanti di enti
culturali torinesi, dedicato all!arte contemporanea e alla rigenerazione urbana di Mirafiori.
La Chiesa della Visitazione, fondata nel 1617 per iniziativa del duca Vittorio Amedeo I,
costituisce uno dei nuclei storici della borgata Mirafiori. Durante la Seconda Guerra
Mondiale nei suoi sotterranei venne costruito il Rifugio Antiaereo per la popolazione di
Mirafiori. È proprio questa stratificazione di memoria a rendere il rifugio un luogo
particolarmente significativo per Antopia. Non si tratta infatti soltanto di restaurare o riaprire
uno spazio storico, ma di chiedersi che cosa può diventare oggi un luogo nato per
proteggere una comunità.
L!opera di Francesco Bertelé è stata ideata attraverso un processo di co-creazione
intergenerazionale che ha coinvolto due gruppi rappresentativi del quartiere: alcuni
anziani del Comitato di Borgata di Mirafiori e alcune classi delle scuole dell!infanzia




La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.