Una mostra al castello di Rivoli, alla Fondazione Merz e alla GAM
Castello di Rivoli, Museo d’arte Contemporanea, Fondazione Merz e GAM, Galleria Civica d’arte Moderna e Contemporanea, si uniscono per collaborare a una mostra in tre atti che celebra il centenario della nascita di Marisa Merz, realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT. Concepita per ripercorrere opera ed eredità dell’artista nata a Torino il 23 maggio 1926, la mostra dal titolo “Marisa Merz – la danza delle ore” rappresenta una retrospettiva senza precedenti e difficilmente replicabile nella sua completezza e profondità.
L’esposizione riunisce un insieme straordinario di lavori, di cui alcuni inediti, a testimonianza di una vita creativa che continua ad essere fonte di ispirazione e riscoperta artistica in tutto il mondo.
I tre episodi della mostra danno l’opportunità di approfondire diversi aspetti quali il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione creativa e la casa come laboratorio alchemico, la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Nell’insieme la mostra vuole rendere conto della continua trasformazione che l’artista ha messo in atto lungo tutta la sua esistenza, dando vita ad un’opera d’arte sempre aperta.
L’esposizione al castello di Rivoli, curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, rappresenta l’occasione per ricostruire e proporre al pubblico l’installazione intitolata “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, un importante progetto che Marisa presentò nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo, per poi farne una nuova versione lo stesso anno alla 39esima Biennale Arti Visive di Venezia. L’installazione, collocata nella Manica Lunga al terzo piano del castello di Rivoli, costituirà il fulcro espositivo da cui si dirameranno visioni metafisiche, rivelando il reale, oltre le sue apparenze sensibili. La mostra invita inoltre alcune artiste che proseguono nella pratica e nella visione che sono state di Marisa a partecipare alla retrospettiva.
“Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, al tempo stesso, per raccontare la capacità da parte del Piemonte di fare sistema – precisa l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chirelli – Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per la comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere”.
“Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea – ha spiegato, Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino – Questa congiuntura rappresenta una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche per la lungimiranza da parte della Fondazione Crt che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato “.
Al castello di Rivoli la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot, alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi.
Le tre sedi costituiscono un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.
La mostra aprirà i battenti il 29 ottobre prossimo e sarà aperta fino al 4 aprile 2027 e si configura come una retrospettiva senza precedenti.
Castello di Rivoli Museo di Arte Contempornea
Piazza Mafalda di Savoia Rivoli (Torino)
Orari da mercoledì a venerdì dalle ore 10 alle 17
Sabato, domenica e festività dalle ore 11 alle ore 18
Fondazione Merz
Via Limone 24 , Torino
Orari da martedì a domenica dalle ore 11 alle ore 19
GAM
Via Magenta 31
Orari da martedì a domenica , dalle 10 alle 18.
Lunedì chiuso.
Mara Martellotta
Inviato dall’app Tiscali Mail.






Ribadisco il concetto che l’arte vada insegnata nel modo più concreto possibile, invitando i ragazzi a guardare le architetture dal vivo -nel limite del possibile ovviamente- e non solo sulle pagine dei libri o attraverso la LIM, convincendoli a toccare colori e materiali, e se anche se ci si sporca un po’ non è un problema. È così che mi piacerebbe poter spiegare alle mie classi il “Barocco”, portando i ragazzi a passeggiare per le vie del centro, fermandoci a commentare e a chiacchierare tra piazza Castello e Piazza Vittorio, desidererei poterli condurre alla Palazzina di Caccia di Stupinigi o alla Basilica di Superga, rendendo loro lo studio un’esperienza concreta e trasformando delle nozioni prettamente storico-artistiche in un autentico ricordo di vita.
Immaginiamo ora di prendere un pullman e di allontanarci dei rumori della città. La nostra direzione è la verdeggiante collina torinese, dove ci aspetta uno dei simboli della città subalpina. La Basilica di Superga, edificata tra il 1717 e il 1731, svolge una duplice funzione, essa è sia mausoleo della famiglia Savoia, sia edificio celebrativo dedicato alla vittoria ottenuta contro l’esercito francese nel 1706. L’edificio svetta su un’altura, la posizione è tipica dei santuari tardobarocchi, soprattutto di area tedesca. L’impianto centralizzato con pronao ricorda il Pantheon, la cupola inquadrata da campanili borrominiani, invece, si ispira a Michelangelo. Nonostante i modelli di riferimento, sono del tutto assenti quelle tensioni tipiche del Buonarroti o dell’arte barocca: il nucleo centrale ottagonale si dilata nello spazio definito dal perimetro circolare del cilindro esterno, perno di tutto l’edificio; da qui si protendono con uguale lunghezza il pronao arioso e le due ali simmetriche su cui si innestano i campanili. Quest’ultima parte è in realtà la facciata del monastero addossato alla chiesa che su uno dei lati corti fa corpo con essa. L’edificio si estende nello spazio e asseconda l’andamento della collina, e diventa un nuovo e interessante punto di osservazione per chi si trova a guardare verso le alture torinesi.