Ancora una volta parliamo di un’opera che vede santa Maria indossare un mantello nero

Per le donne (in nero) a Torino è già periodo di mele

La Madonna è emblema per eccellenza della femminilità, è donna idolo di purezza e giovinezza, porta con sé la forza della madre, infine è simbolo della serena accettazione degli eventi; per la settima uscita di donne (in nero) a Torino vediamo il dipinto olio su tela conservato ai Musei Reali di Torino, intitolato Madonna con bambino tra i santi Bobone e Eligio vescovo con angelo musicante del pittore italiano Gaudenzio Ferrari; sullo sfondo del quadro scelto, alberi di melo carichi di frutti

All’incrocio tra via XX Settembre e via G. Garibaldi a Torino ogni ultimo venerdì di ogni mese si trova il presidio di Donne in Nero. La manifestazione si svolge dalle ore 18 alle 19 e vede impegnate le volontarie della Casa delle Donne di Torino in una protesta silenziosa, discreta: uno striscione e del volantinaggio; le donne in nero di Torino protestano contro la guerra, contro la militarizzazione, chiedono che il ruolo della donna nei confronti dei conflitti armati sia ripensato e che le prospettive di pace non vengano distrutte, così come si impegnano affinché nessuna guerra sia dimenticata. La protesta è portata avanti tacitamente, senza propaganda; sul volantino le informazioni per sapere qualcosa del movimento nato inIsraele nel 1988, ciò che occorre per farsi un’idea e poi i contatti per continuare a seguire Donne In Nero, per partecipare. In generale Donne in Nero è un campanello che suona a memento della fragilità della pace. Ricorda delle responsabilità anche personali affinché la pace non sia perduta come spesso è accaduto quando si è dimentichi della rovina e dell’orrore che la guerra porta con sé. Le donne (in nero) di Torino, giocando sul significato, sono anche una raccolta di opere pittoriche accumunate da un particolare comune: la veste nera. Come i lettori della rivista ricorderanno abbiamo fin qui menzionato dipinti di donne ammantante di nero, a parte per la Madonna con Bambino di Ambrosius Bensonconservata a Palazzo Madama di cui abbiamo parlato nella sesta uscita. Ancora una volta dunque parliamo di un’opera che vede santa Maria indossare un mantello nero, realizzata all’incirca nel 1534. La Madonna con bambino tra i santi Bobone e Eligio vescovo con angelo musicante fa parte di un polittico di cui la predella si trova al Lowe Art di Coral Gabes in Florida.  La Madonna del Ferrari di cui trattiamo arriva da Casale Monferrato in provincia diAlessandria. L’opera anticamente è realizzata per la chiesa che un tempo sorgeva a pochi passi dal duomo di Casale, la chiesa di Santa Maria di Piazza, e ha dimensioni di circa un metro e sessanta per due metri e trenta di altezza. La particolarità che lo rende inconfondibile a nostro avviso sono le frasche sullo sfondo, costituite da meli in frutto. La freschezza dei meli può far pensare ad un luogo ai piedi di un crepaccio, con funzione di nicchia e, per così dire, di cassa di risonanza alla musica dell’angelo che si vede in primissimo piano e che regge uno strumento simile alla lira. La freschezza è anche nel contatto del Bambino con la mela gialla retta da sant’Eligio, santo il cui nome ha una doppia etimologia, quella latina che richiama la parola “elezione” e quella ebraica di “guida” e che è caratterizzato -nell’iconografia- dal bastone pastorale. San Bobone alla sinistra del quadro regge tra le mani una foglia di palma e una spada e è dipinto con l’aureola, segno indicativo della condizione di beatitudine. Curiosamente infine si nota, spuntare alle spalle di sant’Eligio, il muso di un cavallo con i finimenti. La Madonna, in breve, ha un manto nero che vira al blu a complemento del risvolto e della veste arancione e è ritratta nel mentre in cui tiene una guancia appoggiata teneramente sul capo del bambin Gesù. Nella prossima uscita il trittico tempera e oro su tavola, di Giovanni Martino Spanzotti, Resta connesso!

Ellie

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