AMBIENTE

Pellerina: “Ribadiamo il No all’ospedale nel parco”

Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
“Comitato Salviamo la Pellerina” e “Assemblea Pellerina – No Ospedale nel Parco”

In merito all’interpellanza consiliare del 16 giugno 2026 e alla risposta del Sindaco sul nuovo
ospedale Torino Nord, i Comitati Salviamo la Pellerina e Assemblea Pellerina – No Ospedale nel
Parco ritengono necessario ribadire le ragioni della propria contrarietà alla localizzazione dell’opera
nell’area del parco della Pellerina.

L’interpellanza e la replica del Sindaco confermano un dato politico: l’Amministrazione intende
procedere senza affrontare le criticità tecniche, ambientali e urbanistiche che rendono l’area
della Pellerina non idonea alla costruzione del nuovo ospedale. Una scelta che espone la città a
rischi futuri e non garantisce la qualità, la sicurezza e la funzionalità del nuovo presidio sanitario.

1. L’interpellanza ignora le criticità tecniche dell’area della Pellerina
Né nell’interpellanza né nella risposta del Sindaco si fa cenno ai vincoli che gli atti tecnici e le
analisi indipendenti hanno già evidenziato:

• fascia fluviale della Dora Riparia, con limiti agli interventi che aumentano la superficie
impermeabile;
• falda superficiale, incompatibile con laboratori, centrali tecnologiche, sterilizzazione e
parcheggi interrati;
• livelli acustici oltre soglia per un presidio sanitario;
• assenza di corridoi di emergenza e contesto viario congestionato;
• area insufficiente: la stessa analisi tecnica regionale del 2023 indicava che i 59.000 m²
dell’area giostrai non bastano per un DEA di I livello.
Questi elementi non sono opinioni: sono dati tecnici. Eppure non compaiono né nella domanda dei
consiglieri né nella risposta del Sindaco.

2. Nessun chiarimento sul rischio urbanistico del PRG
Il Sindaco non ha fornito alcuna risposta sul tema più delicato: la classificazione “area per spazi
pubblici – c)4 parco polifunzionale” nel Progetto preliminare della Variante generale al PRG.

Questa categoria, normata dall’art. 32 delle Norme, non prevede alcun parametro massimo di
rapporto di copertura né indici di edificabilità. Di conseguenza, la quantità di suolo
potenzialmente trasformabile è non definita.
Per assurdo, il consumo di suolo potrebbe avvenire senza alcun limite massimo, con un rischio
urbanistico che va ben oltre i soli 59.000 m² dell’area giostrai.
Non si tratta quindi di discutere solo del progetto ospedaliero: la riclassificazione proposta dal PRG
apre la porta a una trasformazione urbanistica di estensione non determinata, con effetti
permanenti sulla disponibilità di verde pubblico.
Chiediamo che il Comune chiarisca pubblicamente quali limiti intenda applicare all’interno della
categoria “parco polifunzionale”.

3. Il ricorso al TAR non è un dettaglio
Il Sindaco afferma che:
“Non è stata formulata alcuna istanza cautelare” “Ad oggi non risultano variazioni del
cronoprogramma”
Queste frasi sono formalmente corrette, ma non rispondono alla questione centrale: il ricorso
riguarda la legittimità della localizzazione, non un dettaglio procedurale.
Il fatto che l’ASL abbia chiesto a INAIL di “non interrompere l’iter” dimostra che il rischio di
rallentamenti è reale. E che la scelta dell’area è tutt’altro che consolidata.

4. Il comodato d’uso è un espediente, non una soluzione
La proposta del Comune di concedere l’area in comodato gratuito all’ASL per “recuperare tempo”
conferma che:
• l’iter è fragile,
• la localizzazione è contestata,
• il cronoprogramma non è affatto garantito.
Il comodato non risolve le criticità tecniche dell’area. Non risolve il contenzioso. Non risolve i
vincoli idrogeologici. Non risolve la mancanza di corridoi di emergenza.
Serve solo ad accelerare un percorso che, per la sua complessità, non dovrebbe essere accelerato
ma approfondito.

5. Nessuna parola sull’alternativa reale: via Traves
Né l’interpellanza né la risposta del Sindaco affrontano il tema dell’unica alternativa concreta già
valutata dagli enti: via Traves.
Via Traves è:
• già urbanizzata,
• pubblica,
• priva di vincoli idrogeologici,
• vicina alla Tangenziale Nord,
• più accessibile dai quartieri più popolosi del quadrante Nord.
La Regione l’ha esclusa per un criterio sanitario (“non baricentrica per il 118”) non supportato da
analisi tecniche pubbliche. Questo punto non viene mai menzionato dal Sindaco.

6. La città merita risposte tecniche, non rassicurazioni generiche
L’interpellanza chiede “garanzie sui tempi e sul finanziamento”. Il Sindaco risponde che “non
risultano variazioni del cronoprogramma”.
Ma nessuno affronta la domanda fondamentale:
L’area scelta è davvero idonea?
Finché questa domanda non avrà una risposta tecnica, trasparente e pubblica, parlare di
cronoprogrammi è prematuro.

Conclusione dei Comitati

I Comitati ribadiscono che:
• non siamo contrari al nuovo ospedale,
• siamo contrari alla scelta sbagliata dell’area,
• la Pellerina è un parco fragile, prezioso e insostituibile,
• via Traves è un’alternativa reale e concreta,
• accelerare oggi significa rischiare domani,
• Torino merita scelte basate sui dati, non sugli slogan.
Chiediamo al Sindaco e al Consiglio Comunale:
• di affrontare pubblicamente le criticità tecniche dell’area,
• di chiarire il rischio urbanistico del PRG,
• di rendere pubbliche le simulazioni 118,
• di valutare seriamente via Traves,
• di garantire che la Pellerina resti un parco.
La Pellerina è vita. E la vita si difende

“Comitato Salviamo la Pellerina” e “Assemblea Pellerina – No Ospedale nel Parco”

Abbruciamenti: come gestirli

L’Aula di Palazzo Lascaris ha approvato a maggioranza,  la delibera che avvia una sperimentazione per la rimodulazione temporanea delle limitazioni alla combustione all’aperto dei residui vegetali. Il provvedimento è finalizzato a valutare gli effetti delle misure adottate e a raccogliere elementi utili per la definizione di nuovi indirizzi e criteri destinati alla futura ridefinizione della zonizzazione del territorio regionale.

L’assessore all’Ambiente Matteo Marnati ha relazionato i punti principali del provvedimento, in particolare  è stato affidato ad ARPA Piemonte il compito di attivare e diffondere uno specifico bollettino informativo che evidenzi le condizioni e le disposizioni vigenti in materia di abbruciamenti. Sulla base di tali indicazioni, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di competenza previsti dalla normativa regionale, nel rispetto delle disposizioni nazionali in materia ambientale.

La delibera prevede inoltre una sperimentazione dedicata alle colture di castagno, nocciolo, vite e altri fruttiferi situate in comuni confinanti con la zona montana regionale. La sperimentazione sarà attiva dal 15 al 30 settembre 2026 e dal 1° al 15 aprile 2027, secondo modalità e condizioni specificamente definite dalla Regione. La Direzione regionale Ambiente, Energia e Territorio, con il supporto tecnico-scientifico di ARPA Piemonte, monitorerà e valuterà gli effetti delle misure adottate.

I risultati raccolti saranno utilizzati per definire nuovi indirizzi e criteri utili all’aggiornamento della zonizzazione del territorio regionale, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.

In discussione generale Silvio Magliano (Lista Cirio) ha sottolineato che questo provvedimento servirà a mantenere i territori boschivi e agricoli più puliti. Una corretta gestione dei residui vegetali contribuisce infatti a prevenire situazioni di degrado e criticità ambientali. Critiche invece le opposizioni, Alice Ravinale(Avs) e Mauro Calderoni (Pd) hanno affermato che se si vuole migliorare la qualità dell’ aria non si può andare avanti a deroghe, ma bisogna affrontare il problema nel suo complesso con misure strutturali, a cominciare dal potenziamento del trasporto pubblico.

Approvato anche un ordine del giorno n.691, primo firmatario Claudio Sacchetto (FdI), che impegna la Giunta a inserire nella sperimentazione anche i pochi Comuni esclusi perché non immediatamente confinanti con la zona IT0121 ma assimilabili per continuità territoriale e morfologia.

Come aderire alla CER “Oltre Collina Torinese”

Ad ottobre a Chieri sarà organizzato un incontro informativo per cittadini, imprese e associazioni

 

La CER “Oltre Collina Torinese” è attiva, tutti i cittadini e le imprese possono aderirvi attraverso il sito www.octcer.it, e nel mese di ottobre il Comune di Chieri organizzerà un incontro informativo aperto a tutti (famiglie, negozi e pubblici esercizi, artigiani, Pmi, associazioni, etc.), in cui verranno illustrate le caratteristiche della Comunità Energetica Rinnovabile (CER), i vantaggi e le modalità di adesione. Lo annuncia il Sindaco di Chieri Alessandro Sicchiero, presidente del Consiglio direttivo della CER “Oltre Collina Torinese”.

“Oltre Collina Torinese” è una Comunità Energetica Rinnovabile a guida pubblica formata da sedici comuni (Andezeno, Arignano, Baldissero Torinese, Cambiano, Carignano, Chieri, Marentino, Moriondo Torinese, Pecetto Torinese, Pino Torinese, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Santena, Trofarello, Villastellone), con il Comune di Chieri come capofila.

Per aderire alla CER non è obbligatorio possedere un impianto fotovoltaico, né cambiare il fornitore di energia, e non servono nuovi allacciamenti. Non c’è, per ora, una quota di adesione. L’energia prodotta verrà distribuita dai membri in base ai loro consumi e quella in eccesso immessa nella rete energetica nazionale, originando così ulteriori benefici economici. Alla CER possono aderire anche i cittadini non residenti nei Comuni fondatori, ma la cui utenza è collegata ad una delle 6 cabine primarie coinvolte. Gli impianti allacciati alla rete elettrica dopo il 30 giugno 2025 possono entrare nella CER.

«Sin da ora è possibile aderire ad “Oltre Collina Torinese” scaricando il modulo di adesione dal sito www.octcer.it, dove si possono anche trovare FAQ con chiare risposte alle domande più frequenti-spiega Alessandro Sicchiero-ad ottobre organizzeremo a Chieri un momento pubblico per illustrare come i cittadini e le attività del territorio possono trarre beneficio dall’iniziativa, partecipando attivamente alla produzione di energia pulita e alla riduzione dei costi. E altri eventi si stanno organizzando sui territori. La CER è una risposta innovativa e virtuosa e alla sfida del cambiamento climatico, rendendo protagonisti i Comuni del territorio, i cittadini e le realtà produttive, integrando responsabilità ambientale e solidarietà sociale. La CER, oltre alla valenza ambientale ed economica (riduzione delle emissioni di CO2 e abbattimento dei costi energetici), ha anche una rilevanza etica e sociale, dal momento che potranno accedervi persone e famiglie meno abbienti e i benefici generati dalla condivisione di energia pulita verranno in parte utilizzati per il contrasto alla povertà energetica, quindi a favore dei soggetti più fragili».

La Comunità Energetica Rinnovabile è un soggetto giuridico no profit, cui possono aderire persone fisiche, amministrazioni comunali, piccole e medie imprese, associazioni, enti religiosi e del terzo settore, con l’obiettivo di produrre, autoconsumare e gestire localmente e in modo condiviso energia elettrica da fonte rinnovabile. La normativa sulle CER prevede incentivi, agevolazioni per i privati e vantaggi per le imprese.

Piemonte, la rivoluzione verde: via libera alle rinnovabili, stretta sui data center

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Transizione energetica

Indipendenza energetica, innovazione e tutela del territorio sono i principi alla base della strategia illustrata dall’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Matteo Marnati durante il Forum per la transizione energetica del Piemonte, svoltosi   al Grattacielo della Regione con la partecipazione dei rappresentanti di Enel Green Power Italia, Terna, Gruppo Iren ed Elettricità Futura.

Nel corso dell’incontro, Marnati ha presentato i due principali strumenti sui quali la Regione intende costruire il proprio percorso verso la decarbonizzazione: il nuovo Piano regionale per l’individuazione delle zone di accelerazione destinate agli impianti da fonti rinnovabili e il disegno di legge che disciplinerà l’insediamento dei data center secondo criteri di sostenibilità ambientale.

L’obiettivo è perseguire la transizione energetica senza ricorrere a soluzioni uniformi, puntando invece sulla neutralità tecnologica. In questo quadro si inserisce anche il Piano Invasi, promosso dalla Regione per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso la realizzazione di nuovi bacini idrici, indispensabili per garantire riserve d’acqua, sostenere l’agricoltura e incrementare la produzione di energia idroelettrica.

Accanto a questa misura prosegue lo sviluppo della Hydrogen Valley piemontese e viene incentivato l’impiego di biocarburanti avanzati, ritenuti strategici soprattutto per ridurre le emissioni del trasporto pesante e delle industrie ad alto consumo energetico.

Il mix energetico regionale comprende inoltre il ricorso alla geotermia per il riscaldamento degli edifici e la valorizzazione della biomassa legnosa locale, trasformando residui forestali e agricoli in una fonte energetica programmabile e a filiera corta.

Sul fronte autorizzativo, la Regione ha avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale del nuovo Piano delle zone di accelerazione terrestri. Il provvedimento prevede un iter semplificato per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, con procedure ancora più snelle rispetto a quelle previste per le aree idonee ordinarie e con l’obiettivo di ridurre sensibilmente i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni.

La pianificazione esclude in modo esplicito parchi, aree protette e siti appartenenti alla Rete Natura 2000, privilegiando invece superfici già urbanizzate o compromesse, come coperture di capannoni industriali, ex aree produttive superiori ai cinque ettari, parcheggi, discariche e terreni da bonificare.

Grande attenzione è riservata anche allo sviluppo digitale. Il Piemonte, infatti, sta ricevendo numerose manifestazioni di interesse da parte delle grandi aziende tecnologiche per la realizzazione di infrastrutture dedicate al cloud e all’intelligenza artificiale. Per governare questa crescita ed evitare un impatto eccessivo sulle risorse idriche ed energetiche, la Regione ha aperto la consultazione pubblica sul nuovo disegno di legge dedicato ai data center.

Il testo introduce criteri stringenti, tra cui l’obbligo di adottare sistemi di raffreddamento ad alta efficienza, basati sull’utilizzo dell’aria o di circuiti chiusi per limitare il consumo di acqua, il recupero del calore prodotto dai server da destinare alle reti di teleriscaldamento a servizio di edifici pubblici come scuole e ospedali, l’integrazione con impianti alimentati da fonti rinnovabili per l’autoconsumo energetico e la localizzazione preferenziale all’interno di aree industriali già riqualificate.

«La transizione ecologica non si subisce, si governa – ha dichiarato l’assessore Marnati – Con il piano sulle aree idonee dimostriamo che è possibile correre verso gli obiettivi europei proteggendo i nostri campi e l’eccellenza del nostro agroalimentare. Al tempo stesso, diciamo sì allo sviluppo digitale e all’arrivo dei data center, ma solo alle nostre condizioni: chi vuole investire in Piemonte deve garantire il massimo rispetto delle risorse idriche, l’autosufficienza energetica e la restituzione del calore di scarto alle comunità locali. Regole chiare significano trasparenza per le imprese e sicurezza per il territorio».

Progetto Arca per il Parco del Monte San Giorgio di Piossasco

Il territorio del Parco naturale del Monte San Giorgio di Piossasco, una delle aree protette che la legislazione regionale ha affidato alla Provincia prima e dal 2015 alla Città metropolitana di Torino, sarà ulteriormente tutelato e valorizzato dal progetto ARCA, finanziato dalla Regione Piemonte con fondi PR-FESR.

Vediamo nel dettaglio costi e azioni previsti dal progetto.
L’importo dei lavori previsti dal progetto ARCA per quanto riguarda il territorio di Piossasco ammonta a circa 65.000 euro, più circa 10.000 euro per attività di comunicazione. Vi sono inoltre alcune somme a disposizione fuori dal computo metrico: si tratta di circa 30.000 euro per supporto tecnico e indagini specialistiche. Il Comune cofinanzia il progetto con un contributo pari a 3.000 euro. Quando la Città metropolitana riceverà la determina regionale di approvazione del finanziamento la inoltrerà al Comune, affinché possa procedere ad assumere l’impegno a bilancio. È prevista la convocazione di una Conferenza dei Servizi per acquisire tutte le autorizzazioni richieste. Seguirà la progettazione esecutiva e quindi inizierà la fase di affidamento. I lavori saranno eseguiti presumibilmente nell’autunno 2027, per fare in modo che non interferiscano con i periodi riproduttivi – in particolare degli anfibi – e siano in generale compatibili con le esigenze ecologiche.

 

EX VASCA AIB


La “Vasca AIB”, realizzata grazie al progetto Corona Verde, non più utilizzata a scopo antincendio, verrà rimodellata e trasformata in una zona umida dall’aspetto il più possibile naturale. La profondità sarà ridotta da circa 3 ad 1 metro. Sarà riprofilato l’impluvio a monte, che convoglia l’acqua dalla bealera alla vasca, in modo da garantire un più efficace afflusso di acqua. È prevista la rimozione della recinzione esistente, ma l’accesso verrà parzialmente limitato con la messa a dimora di specie arbustive e la posa in opera su parte del perimetro di una staccionata in rete metallica elettrosaldata, per impedire l’accesso ai cinghiali. L’intervento è pensato per favorire la comunità di anfibi e pertanto si vuole rendere la vasca più naturale possibile, anche per quanto riguarda la fluttuazione stagionale del livello dell’acqua. In fase di progettazione esecutiva sarà possibile concordare nel dettaglio come procedere per garantire la sicurezza e la funzione didattica della vasca. A monte della vasca è previsto un piccolo bacino con una griglia: quindi i pesci non dovrebbero entrare nella vasca, ma essere deviati di nuovo alla bealera, nel percorso di deflusso. Si ridurrà in maniera significativa la pendenza delle sponde, per evitare che la terra posta sul telo bentonitico si accumuli sul fondo. Lo stagno passerà da circa 95 a circa 225 metri quadrati di superficie.

 

POZZE DEI MORTAI


Il secondo intervento riguarda le cosiddette “Pozze dei Mortai” sulle quali è previsto un rimodellamento leggero. La superficie attuale è di circa 30 metri quadrati. Si prevede di riprofilare l’area umida esistente e di realizzarne una nuova poco più grande, a breve distanza e in un terreno argilloso, anche in questo caso delimitata da una rete per impedire l’accesso ai cinghiali. L’aspetto delle pozze dovrà essere il più naturale possibile.

 

IL PERCORSO PER TUTTI


Sul sentiero che si sviluppa lungo la bealera, dall’area barbecue verso la regione Galli, dove sono già state realizzate alcune pedane in legno per ovviare ad alcuni ristagni dell’acqua, si prevede il rimodellamento del fondo del percorso per garantire la percorribilità a chi ha difficoltà motorie: è prevista inoltre la delimitazione con una corda-guida per ciechi e ipovedenti. La larghezza del passaggio verrà mantenuta per consentire il transito dei mezzi AIB e lungo il percorso verranno installate bacheche e leggii tattili a beneficio di una comunità inclusiva.

 

AREA UMIDA “EX INCAFER”


Nell’area umida “Ex Incafer”, in cui si verificano schianti di alberi e sono presenti materiali di accumulo sul fondo, l’intervento sarà finalizzato al miglioramento della biodiversità e non alla fruizione. Saranno infatti mantenute le condizioni di naturalità e verranno messe a dimora specie acquatiche e palustri. L’accessibilità necessaria per la manutenzione sarà resa possibile attraverso un piccolo sentiero.

 

BOSCO DELLE FATE


Gli interventi per favorire la biodiversità nel Bosco delle Fate prevedono la valorizzazione della necromassa presente e la totemizzazione di esemplari arborei morti in piedi, utile anche al fine di garantire la sicurezza dei numerosi fruitori dell’area. A terra saranno allestite alcune pile stones utili per gli insetti, i roditori e i piccoli mustelidi. In fase di progettazione esecutiva si valuterà come armonizzare le esigenze di tutela e incremento della biodiversità con quelle di protezione dagli incendi. Si intende anche apporre una cartellonistica per spiegare l’importanza della necromassa in un bosco, per sensibilizzare il pubblico sul tema e disporre di supporti illustrativi utili alle attività didattiche.

 

CONTENIMENTO DELLE SPECIE ESOTICHE INVASIVE E TUTELA DELLE SPECIE PROTETTE


È previsto il contenimento dell’Ailanto, albero esotico invasivo che si sta sviluppando nel tornante esterno della strada sterrata che porta al parcheggio dei Tiri e sulla vetta del Monte San Giorgio. All’interno del Vivaio Comunale, invece, si realizzerà un prato fiorito a favore degli impollinatori, che potrà essere sfalciato solo alla conclusione del processo di disseminazione. Sarà inoltre realizzata un’area di conservazione ex situ delle specie floristiche protette presenti nel Parco quali la Peonia officinalis, il Dictamnus albus e il Lilium bulbiferum, creando un piccolo vivaio che potrà consentire la produzione di nuovi esemplari da reintrodurre nelle stazioni di origine per aumentarne la consistenza. Nel salone pluriuso del vivaio si allestirà un percorso autoguidato, per accompagnare il pubblico alla scoperta del parco, della sua biodiversità, del suo valore ecologico. Le aree di intervento saranno concordate con il Comune in fase di progettazione esecutiva affinché siano compatibili con le esigenze di spazio dei centri estivi comunali.

 

Allarme crisi idrica: oltre 10 mila imprese piemontesi rischiano gli effetti della scarsità d’acqua

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In Piemonte la crescente carenza di risorse idriche, aggravata dalle alte temperature e dalla prolungata assenza di precipitazioni, rappresenta un motivo di forte preoccupazione anche per il mondo dell’artigianato e per il sistema produttivo regionale.

Secondo uno studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese dedicato alle attività a maggiore consumo di acqua, elaborato utilizzando l’indicatore ISTAT sull’intensità d’uso della risorsa idrica, nella regione – classificata a severità idrica media – i dieci comparti più dipendenti dall’acqua comprendono oltre 10 mila imprese, che occupano circa 125 mila lavoratori. Di queste, quasi 7 mila sono aziende artigiane, con circa 28 mila addetti, pari al 66,9% delle imprese attive nei settori a più elevato fabbisogno idrico.

Il tema non riguarda soltanto le attività manifatturiere, ma anche numerosi servizi alla persona, come lavanderie, parrucchieri ed estetisti, la cui operatività dipende da un utilizzo quotidiano e significativo dell’acqua.

“La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua. In relazione al fabbisogno di acqua, vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona: lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale.”

A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le condizioni della rete idrica. I dati di una recente analisi della CGIA di Mestre evidenziano infatti che in Piemonte vengono immessi ogni giorno negli acquedotti 359 litri d’acqua per abitante, ma ben 127 litri si disperdono lungo il percorso, con una perdita complessiva del 35,4%.

A livello nazionale, il primato negativo spetta alla Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua distribuita, seguita dall’Abruzzo con il 62,5%. All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, che limita le perdite al 29,7%.

Guardando ai capoluoghi piemontesi, la situazione più critica si registra a Verbania, dove la dispersione raggiunge il 43%. Seguono Novara e Cuneo, entrambe al 31,5%, quindi Biella con il 30,7%, Alessandria con il 28,9%, Torino con il 25,6%, Vercelli con il 22,2% e Asti con il 19,2%.

“Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete! – conclude Felici – Con la scusa del “cambiamento climatico” non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini ed imprese. E’ necessario, con estrema rapidità continuare a ripensare alle priorità del PNRR e sfruttare quindi le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte al perdurare di assenza di precipitazioni senza dover rincorrere l’emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche”.

La qualità dell’aria premia il Piemonte

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L’assessore Marnati: “I dati certificano il trend positivo: le stazioni fuori limite scendono da 6 a 5″.

Al via la cabina di regia con i Comuni per illustrare la strategia per l’autunno-inverno 2026/2027, basata su rigore scientifico

“I dati ufficiali validati da Ispra confermano il trend di miglioramento della qualità dell’aria in Piemonte. Grazie all’applicazione della metodologia nazionale che permette di sottrarre il contributo naturale delle polveri desertiche provenienti dal Sahara, le stazioni che nel 2025 non hanno rispettato il limite giornaliero di PM10 scendono da 6 a 5″: lo ha rivendicato con forza l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, durante il Tavolo dell’Aria svoltosi oggi nel Grattacielo Piemonte.

Un momento strategico di coordinamento con i sindaci del territorio per pianificare le nuove misure strutturali in vista della stagione autunno-inverno 2026/2027.

“La stazione di Torino Lingotto – ha spiegato Marnati – beneficia della deduzione di 4 giornate di intrusione sahariana, scendendo da 38 a 34 superamenti e rientrando così pienamente nei limiti di legge. Questo dimostra l’importanza di un’analisi scientifica e rigorosa dei dati, che ci permette di distinguere l’impatto delle emissioni locali dai fenomeni naturali globali, supportando al meglio le nuove misure e il costante lavoro che, insieme alle amministrazioni locali, stiamo portando avanti per la tutela del nostro territorio”.

L’appuntamento di oggi è stato fondamentale per illustrare le strategie e le azioni che la Regione sta mettendo in campo per il miglioramento della qualità dell’aria sul territorio, in linea con le indicazioni nazionali e comunitarie. Il Piano, strumento chiave per la lotta all’inquinamento atmosferico, ha appena superato un passaggio legislativo decisivo ricevendo il via libera dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale. Ora il testo è pronto per il prossimo e definitivo passaggio in Aula per l’approvazione finale entro fine luglio.

La Regione Piemonte ha evitato il blocco dei veicoli diesel Euro 5 nell’area metropolitana di Torino e a Novara approvando un pacchetto di misure compensative e alternative equivalenti sotto il profilo dell’abbattimento delle emissioni: biocarburanti (HVO), carte sconto, semafori con Intelligenza artificiale, cubi filtranti urbani, bandi per car/bike sharing e velostazioni, rottamazione di stufe obsolete e colture agricole anti-smog.

A rendere particolarmente significativo l’incontro di oggi è l’annuncio di importanti novità sul fronte delle risorse. La Regione Piemonte ha infatti informato della prossima apertura di un bando specifico da 30 milioni di euro (Rigenerazione Urbana) rivolto ai Comuni che verrà presentato il 21 luglio. L’obiettivo è supportare la capacità di spesa e di progettazione dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, garantendo che le linee guida del Piano regionale della qualità dell’aria si traducano in interventi a tutela della salute dei cittadini.

Piemonte, oltre 1.200 studenti coinvolti per un anno di educazione ambientale

 

Nel 2025-2026 realizzati 21 incontri nelle scuole grazie ai referenti di Plastic Free Onlus. Le attività proseguiranno nei centri estivi

Sono 1.253 gli studenti coinvolti in Piemonte in attività di educazione ambientale durante l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università, sono stati realizzati 21 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.

Il dato piemontese si inserisce nel bilancio nazionale delle iniziative realizzate da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.

Gli incontri vengono modulati in base all’età degli studenti e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche, il consumo consapevole e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.

Durante numerosi appuntamenti vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.

Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere l’impatto delle proprie abitudini: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi, agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.

“Coinvolgere 1.253 studenti in Piemonte significa entrare nelle scuole con un messaggio concreto, capace di parlare ai ragazzi e alle loro famiglie – dichiara Flavia Faccia, referente regionale Piemonte di Plastic Free Onlus –. L’educazione ambientale non è fatta solo di nozioni, ma di consapevolezza, esempi e piccoli gesti quotidiani che possono cambiare il modo in cui viviamo il territorio. Dai rifiuti abbandonati nei parchi e lungo i corsi d’acqua fino all’uso eccessivo della plastica monouso, ogni incontro diventa un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente parte anche dalle scelte di ciascuno. La partecipazione degli studenti e la disponibilità delle scuole ci confermano quanto sia importante continuare su questa strada”.

Cia Agricoltori delle Alpi: allarme siccità in montagna

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Il caldo estremo e la persistente siccità stanno producendo gravi effetti sui territori agricoli del Torinese e della Valle d’Aosta, con le situazioni più critiche che si registrano nelle aree interne, collinari e montane, dove la disponibilità di acqua rappresenta ormai il principale fattore di rischio per la tenuta delle aziende agricole e zootecniche.

«Le conseguenze di questa torrida estate non sono uguali ovunque – dichiara Luigi Andreis, direttore provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi –. Nelle aree di pianura la presenza di impianti irrigui, canalizzazioni e sistemi di captazione consente, pur con molte difficoltà, di gestire la situazione. Ben diverso è il quadro nelle zone collinari, marginali e soprattutto in alta montagna, dove non esistono infrastrutture per l’approvvigionamento idrico. Quando manca l’acqua, manca anche l’erba e gli allevatori sono costretti a rinunciare all’alpeggio oppure ad anticipare la demonticazione, riportando le mandrie a valle con settimane di anticipo».

Una situazione che rischia di trasformarsi in un doppio danno economico per le aziende zootecniche.

«Chiediamo a Regione Piemonte, Regione Valle d’Aosta e Governo di prevedere deroghe immediate alle regole sul calendario del pascolamento – prosegue Andreis –. Chi è costretto ad abbandonare l’alpeggio prima del tempo, oppure non può nemmeno salirvi per mancanza di pascolo, non deve perdere i contributi pubblici. Sarebbe inaccettabile che, oltre ai danni causati dalla siccità, gli allevatori fossero costretti anche a restituire gli aiuti ricevuti o a vederseli negare, mentre devono acquistare foraggio in pianura per alimentare animali che avrebbero potuto pascolare in montagna. Oltre al danno, sarebbe una vera e propria beffa».

Per questo, Cia Agricoltori delle Alpi chiede anche che venga dichiarato lo stato di emergenza nei casi di demonticazione anticipata o di mancato alpeggio dovuti alle condizioni climatiche eccezionali.

L’associazione sottolinea inoltre come l’attuale quadro normativo non sia più adeguato all’evoluzione del clima: «Prendiamo amaramente atto che il clima cambia molto più rapidamente delle norme – osserva Andreis –. Regole scritte decenni fa non possono più governare una realtà profondamente diversa. Non ha più senso fissare rigidamente al 15 ottobre la conclusione della stagione del pascolamento, quando ottobre e novembre presentano ormai temperature molto più elevate rispetto al passato, consentendo in molti casi ancora il pascolo. È necessario aggiornare la normativa alla nuova realtà climatica, introducendo maggiore flessibilità nella gestione delle attività agricole e zootecniche».

Accanto agli interventi urgenti, Cia Agricoltori delle Alpi ribadisce la necessità di affrontare il problema della siccità con una strategia di lungo periodo: «L’emergenza va gestita, ma non basta più. Occorre mettere in campo misure strutturali che consentano all’agricoltura di adattarsi a un cambiamento climatico ormai evidente. Servono un piano straordinario per la realizzazione di nuovi invasi e micro-invasi, semplificando il più possibile le procedure autorizzative, così da trattenere l’acqua nei periodi piovosi e renderla disponibile durante quelli siccitosi. È fondamentale incentivare la diffusione di sistemi irrigui a basso consumo idrico, dall’irrigazione a goccia a quella a pioggia, e promuovere sistemi agroidraulici per la raccolta delle acque meteoriche, soprattutto nelle aree collinari».

Infine, secondo Andreis, è inevitabile pensare anche all’aggiornamento del modello produttivo: «Se vogliamo mantenere le colture tradizionali, dobbiamo investire in ricerca per rendere varietà come il mais e il nocciolo resistenti ai climi siccitosi, prima che gli agricoltori siano costretti ad affidarsi a produzioni tropicali, come il mango e le banane, uno scenario che preferiremmo non dover vedere».

Toret verde fluo per segnalare l’allarme clima

Extinction Rebellion ha ridipinto in verde fluo un Toret, in piazza Arbarello, a Torino, che versava in condizioni di degrado. In sovraimpressione la scritta “Caldo e siccità: chi governa ti lascia a secco”. Si tratta, dicono gli attivisti del clima, di “Una denuncia delle responsabilità politiche di Regione e Governo che continuano a minimizzare la crisi ecoclimatica e a negare ogni responsabilità per il peggiorare della situazione, di cui il caldo insopportabile e lo stato di secca del fiume Po sono un innegabile segno”.