AMBIENTE

Smog, fino a venerdì 9 gennaio confermato il livello 0 (bianco)

 

Prosegue fino a venerdì 9 gennaio compreso –  giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti  da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata .

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Transizione ecologica, più verde nei Comuni piemontesi

La Giunta regionale approva la misura per la transizione ecologica proposta dall’assessore Marnati

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, una delibera che prevede il finanziamento di progetti finalizzati al rafforzamento della tutela della natura, della biodiversità e delle infrastrutture verdi, nonché alla riduzione delle diverse forme di inquinamento negli ambiti urbani.

La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 30 milioni di euro, destinati a sostenere interventi che migliorino la qualità ambientale delle città piemontesi, promuovendo modelli di sviluppo più sostenibili e resilienti.

Le risorse sono ripartite tra Fesr – Fondo europeo di sviluppo regionale (40%), Stato (42%) e Regione Piemonte (18%). I contributi, erogati sotto forma di sovvenzione sulla base delle spese effettivamente sostenute, sono riservati esclusivamente agli enti pubblici e mirano a supportare le amministrazioni locali nella programmazione e nella realizzazione di interventi capaci di rendere i centri urbani più sostenibili e adattabili alle sfide ambientali.

Con il provvedimento è stata approvata la scheda tecnica della Misura “Interventi per l’adattamento degli ambiti urbani per la riduzione delle emissioni inquinanti”, inserita nel Programma regionale Fesr 2021/2027, nell’ambito della Priorità II “Transizione ecologica e resilienza”. L’iniziativa è orientata in particolare al miglioramento della qualità dell’aria e alla vivibilità dei centri abitati.

«Con l’approvazione di questa scheda tecnica facciamo un passo decisivo verso la transizione ecologica delle nostre città – dichiara l’assessore all’Ambiente Marnati -. Stanziamo 30 milioni di euro, risorse importanti e concrete che la Regione mette a disposizione degli Enti Pubblici per combattere l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno. L’obiettivo è chiaro: dobbiamo rendere i nostri centri urbani più resilienti e sani. Intervenire sugli ambiti urbani con infrastrutture verdi e soluzioni innovative per ridurre le emissioni non è solo un obbligo europeo, ma una priorità assoluta per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio. Vogliamo supportare le amministrazioni locali affinché possano realizzare opere che abbiano un impatto reale e immediato sulla vita delle comunità. Questa Giunta conferma, ancora una volta, il suo impegno per uno sviluppo sostenibile che guardi al futuro del Piemonte»

La misura, in coerenza con gli obiettivi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana e in attuazione del Piano regionale della qualità dell’aria, finanzierà una serie di interventi promossi dai Comuni piemontesi per il miglioramento della qualità dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili e agli ossidi di azoto. Gli interventi sono finalizzati alla promozione di una mobilità attiva, sicura, integrata e attrattiva, contribuendo al rientro, nel più breve tempo possibile, dei valori degli inquinanti entro i limiti previsti, anche in sinergia con le misure nazionali.

Le azioni previste permetteranno di ridurre le emissioni derivanti dal traffico veicolare e di limitare l’esposizione degli utenti più vulnerabili all’inquinamento di prossimità, favorendo al contempo l’uso di modalità di spostamento alternative all’auto privata e riducendo la congestione stradale, soprattutto nelle ore di punta, con un conseguente consolidamento dell’uso della bicicletta negli ambiti urbani.

Sono ammissibili progetti che prevedano interventi infrastrutturali di ridisegno degli spazi pubblici in prossimità di poli attrattori urbani, come scuole e aree pubbliche. Tra le opere finanziabili rientrano la definizione, la riorganizzazione e la segnalazione delle aree soggette a limitazioni per i veicoli più inquinanti, l’installazione di segnaletica verticale, l’istituzione o l’estensione di aree pedonali e di zone con limite di velocità a 30 km/h.

La misura comprende inoltre la trasformazione di piazze, parchi, giardini e aree gioco, la creazione di scuole car-free mediante percorsi pedonali e ciclabili casa-scuola, l’attivazione di iniziative per gli spostamenti sicuri verso gli istituti scolastici (come pedibus e bike to school), l’estensione e l’efficientamento delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale e la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili urbani.

Tra gli interventi finanziabili rientrano anche la deimpermeabilizzazione del suolo e la realizzazione di nuove infrastrutture verdi, funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Le risorse saranno assegnate a partire dal 2026 fino al 2030, assicurando una programmazione pluriennale degli interventi. La Giunta ha inoltre previsto uno stanziamento aggiuntivo di 189.591,36 euro per l’assistenza tecnica necessaria alla gestione della Misura. I contributi potranno coprire fino al 90% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 630.000 euro per i piccoli Comuni e di 1,8 milioni di euro per i capoluoghi e per i Comuni con oltre 10.000 abitanti.

I fondi, ripartiti tra Unione europea, Stato e Regione, saranno assegnati tramite bando a sportello. La gestione della Misura è affidata alla Direzione regionale “Ambiente, Energia e Territorio”, attraverso il settore “Qualità dell’Aria e Innovazione Tecnologica per l’Ambiente”, che curerà la predisposizione del bando attuativo, la definizione delle procedure per la presentazione delle domande e la selezione degli interventi secondo i criteri approvati dal Comitato di Sorveglianza del Pr Fesr 2021-2027, garantendo trasparenza e coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile della Regione Piemonte.

Qualità dell’aria: l’analisi di Torino Respira

Caro direttore,

come consuetudine il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’Assessore all’Ambiente Matteo Marnati hanno rilasciato un comunicato stampa trionfalistico sullo stato della qualità dell’aria in Piemonte, celebrando i presunti successi del nuovo Piano Regionale per la Qualità dell’Aria.

Anche se ormai le mezze verità o i “fatti alternativi” stanno diventando la regola a tutti i livelli, come cittadini responsabili non possiamo rassegnarci a una parziale rappresentazione della verità, soprattutto quando c’è di mezzo la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine. Ed ecco allora l’altra verità sull’aria di Torino, quella che Cirio e Marnati non raccontano, sempre basata sui dati dell’ARPA.

Partiamo dalle polveri sottili. Nel 2025 nelle tre stazioni ARPA che misurano il particolato fine, il PM2,5, si sono registrati superamenti del limite dell’OMS per la tutela della salute per 145 giorni a Lingotto, 165 giorni a Rebaudengo e 147 giorni a Rubino. In pratica per oltre un giorno su tre i torinesi hanno respirato aria insalubre grazie al PM2,5. Se confrontiamo questi dati con i limiti della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, più alti dei criteri dell’OMS, i superamenti diventano 92 a Lingotto, 99 a Rebaudengo e 93 a Rubino, contro un limite massimo di 18 giorni all’anno. E questi sono i limiti che la Regione deve rispettare entro il 2030.

Questi dati sono peggiori di quelli del 2024 quando i superamenti dei criteri OMS erano stati 146 a Lingotto, 158 a Rebaudengo e 124 a Rubino, mentre i superamenti dei limiti della nuova direttiva erano stati 89 a Lingotto, 87 a Rebaudengo e 75 a Rubino.

Se passiamo all’Ozono, pericoloso inquinante estivo, che è stato anche oggetto di una campagna di monitoraggio civico del Comitato Torino Respira, anche qui situazione non mostra affatto un miglioramento. Il numero di superamenti dei valori obiettivo della legge in vigore è stato infatti di 46 giorni a Lingotto e di 69 giorni a Rubino, in peggioramento rispetto ai valori misurati nel 2024 (36 a Lingotto e 48 a Rubino). Anche qui si superano di oltre il doppio i limiti previsti dalla legge, che sono di 25 giorni.

Anche il biossido di azoto, che la Regione dichiara essere sotto il limite di legge ha superato i criteri OMS per 322 giorni a Rebaudengo, 250 a Consolata, 214 a Lingotto e 193 a Rubino, e ha superato i limiti giornalieri della nuova direttiva europea di più del doppio a Consolata e di quasi quattro volte a Rebaudengo. Nel 2024 i valori erano solo di poco superiori.

Perché queste differenze? Alcune si spiegano con le condizioni meteo, che ogni anno sono diverse e influenzano la qualità dell’aria, altre si spiegano con il cambiamento climatico, che rende le estati più calde e soleggiate e fa aumentare i valori di ozono e gli inverni più miti, riducendo i giorni favorevoli all’accumulo degli inquinanti.

L’inquinamento dell’aria è un fenomeno complesso: alcuni indicatori sono in miglioramento mentre altri non lo sono affatto e tutti questi dati andrebbero letti nel loro insieme e spiegati in modo onesto e trasparente alla cittadinanza. Fornire spiegazioni parziali attraverso i dati che fanno comodo e che servono a coprire le proprie incapacità è scorretto e pericoloso.

Comitato Torino Respira

Guardie Ecologiche Volontarie, bilancio di un anno

Tra il 1° gennaio e il 30 novembre del 2025 le Guardie Ecologiche Volontarie hanno dedicato 26.185 ore di volontariato a favore della Città metropolitana di Torino, Ente che ne coordina l’attività, ma soprattutto della collettività, svolgendo 3.143 servizi in ambiti che vanno dalla tutela e vigilanza ambientale, all’educazione e alla didattica ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla gestione amministrativa al coordinamento del Servizio, dalla manutenzione del territorio e dei sentieri alla partecipazione a progetti scientifici di monitoraggio.

Il bilancio del servizio prestato dalle GEV e le prospettive dell’attività nei prossimi 12 mesi saranno al centro dei lavori dell’assemblea annuale delle Guardie Ecologiche Volontarie che si terrà sabato 10 gennaio nell’auditorium della sede della Città metropolitana di Torino, in corso Inghilterra 7. I lavori si apriranno alle 9,30 con il saluto del Consigliere metropolitano Alessandro Sicchiero, delegato all’ambiente e alla vigilanza ambientale, alle risorse idriche e qualità dell’aria, alla tutela della flora e della fauna, ai parchi e alle aree protette. Dopo gli interventi dei responsabili delle GEV è prevista la consegna degli attestati di anzianità e dei riconoscimenti alle Guardie Ecologiche Volontarie che hanno conseguito 40 anni di onorato servizio, con l’intervento del Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo.

I NUMERI DEL BILANCIO ANNUALE DELLE GEV NEI PRIMI 11 MESI DEL 2025

Nell’ambito della vigilanza sul rispetto della normativa in materia di tutela ambientale, che attribuisce alle GEV funzioni di organi di vigilanza e accertamento (ai sensi della Legge Regionale 32 del 1982), sono stati effettuati 3.644 controlli, da cui sonosono emerse 866 criticità. Sono state redatte 255 segnalazioni di diversa natura, trasmesse all’Ufficio di Coordinamento delle GEV per le opportune valutazioni e per l’eventuale inoltro ai Comuni o agli altri Enti competenti. Le attività didattiche e di educazione ambientale hanno previsto495 interventi, che hanno coinvolto 6.596 alunni, appartenenti a scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado. Le Guardie Ecologiche Volontarie hanno inoltre partecipato a progetti di monitoraggio ambientale, tra cui il progetto LIFE WolfAlps, dedicando 924 ore/uomo distribuite su 65 interventi. Nell’ambito delle attività di manutenzione e sentieristica, sono stati effettuati 74 interventi all’interno dei parchi e delle Aree Protette gestite dallaCittà Metropolitana di Torino, per un impiego complessivo di 1.155 ore/uomo. La gestione amministrativa e il coordinamento del Servizio GEV ha comportato705 servizi, per un totale di 4.388 ore/uomo. Di particolare rilievo l’introduzione e l’implementazione di nuove procedure informatiche, finalizzate alla progressiva digitalizzazione e dematerializzazione dei processi, con una significativa riduzione dell’uso della carta e la disponibilità in tempi quasi reali di dati oggettivi di autovalutazione dell’attività, utili all’individuazione di eventuali correttivi e al contenimento delle criticità operative.

“I numeri dell’attività svolta dimostrano l’importanza di una forma di volontariato doppiamente importante. – sottolinea il Consigliere metropolitano delegato Alessandro Sicchiero – Sotto il profilo civico, si tratta di un servizio svolto a vantaggio di numerose comunità locali, in accordo con gli amministratori locali, mentre sotto il profilo ambientale è la dimostrazione che l’informazione, la formazione e il coinvolgimento dei cittadini è fondamentale per preservare gli habitat naturali e la qualità degli ecosistemi del territorio”.

Biossido di azoto sotto i limiti: migliorano i dati sull’aria in Piemonte

Rispettato per la prima volta il valore limite del biossido di azoto. Confermato il trend di riduzione del PM10

I primi dati sul monitoraggio della qualità dell’aria relativi al 2025, elaborati da Arpa Piemonte, delineano un quadro complessivamente positivo, caratterizzato da miglioramenti significativi e dal pieno rispetto degli standard normativi per il biossido di azoto. L’analisi evidenzia come l’anno sia stato contraddistinto da condizioni meteorologiche generalmente favorevoli alla dispersione degli inquinanti, con inverni miti e precipitazioni nella norma.

Il 2025 rappresenta inoltre il primo anno di piena applicazione delle disposizioni previste dal Piano regionale della qualità dell’aria, approvato dalla Giunta nel settembre 2024. Secondo la relazione preliminare, redatta sulla base dei dati provenienti dagli analizzatori automatici e in attesa di validazione definitiva, il Piemonte ha raggiunto un risultato storico per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), inquinante generato principalmente dai processi di combustione e dal traffico veicolare: per la prima volta tutte le stazioni della rete regionale hanno rispettato il valore limite annuale di 40 μg/m³.

Le concentrazioni più elevate, pur restando al di sotto dei limiti di legge, sono state registrate nelle aree a maggiore intensità di traffico dell’agglomerato torinese, in particolare nelle stazioni di Torino Rebaudengo (39), Torino Consolata (35), Settimo Torinese (33), Collegno (31) e Carmagnola (31).

Anche per il particolato PM10 si conferma un andamento positivo, in continuità con la progressiva riduzione osservata negli ultimi anni. Tra i capoluoghi di provincia, le concentrazioni più basse sono state rilevate a Verbania. Nella maggior parte delle stazioni regionali è stata inoltre registrata una marcata diminuzione del numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m³ (consentiti fino a 35 giorni l’anno): nel 2025 il valore è stato rispettato in 29 stazioni su 33, contro le 25 del 2024. Le stazioni con criticità si sono dimezzate, passando da 8 a 4, tutte localizzate nell’area torinese.

Nel dettaglio, a Settimo Torinese sono stati registrati 48 superamenti (erano 68 nel 2024), a Torino Rebaudengo 39 (contro 55), e a Vinovo 38 (contro 55). Miglioramenti significativi rispetto al 2024 si rilevano anche a Ivrea (-22 superamenti), Settimo Torinese (-20), Vinovo (-19), Torino Rebaudengo (-16) e Torino Rubino (-10).

“Il 2025 è stato un anno storico – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati – perché per la prima volta da quando si eseguone le rilevazioni il Piemonte ha rispettato gli attuali limiti di legge per quanto riguarda gli ossidi di azoto, un risultato importante che, unito alla conferma di trend di positiva riduzione delle polveri sottili, conferma l’efficacia delle misure di contenimento degli inquinanti e a tutela della qualità dell’aria. E’ un risultato che consideriamo straordinario e frutto delle giuste politiche regionali che ci hanno consentito, in questi anni, di invertire la rotta di aumento degli inquinanti e raggiungere questo obiettivo. Continueremo con questo metodo e con investimenti importanti per ridurre gli inquinanti e migliorare la qualità dell’aria in Piemonte. Questi risultati, pur se in attesa della validazione finale dei dati, rappresentano un segnale importante e incoraggiano la Regione a continuare con determinazione nel lavoro di monitoraggio dei numeri e di tutela dell’ambiente con misure strutturali e combinate nella convinzione che la qualità dell’aria sia un obiettivo fondamentale da raggiungere con equilibrio, sostenibilità, attenzione alla salute e alle esigenze della comunità».

Frane, piogge e territorio fragile: l’allarme che arriva da Torino e dal Piemonte

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In Italia, anche nel 2025, la crisi climatica continua a lasciare un segno profondo. A certificarlo è il bilancio annuale dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, che restituisce l’immagine di un Paese sempre più esposto agli effetti degli eventi meteorologici estremi.

Nel corso dell’anno appena concluso, in tutta la Penisola sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con un incremento del 5,9% rispetto al 2024. Un dato che colloca il 2025 al secondo posto tra gli anni più colpiti dell’ultimo decennio, subito dopo il 2023, che aveva fatto segnare 383 eventi.

A dominare la scena sono stati soprattutto gli allagamenti dovuti a piogge intense (139 casi), seguiti dai danni provocati dal vento (86) e dalle esondazioni fluviali (37). Particolarmente preoccupante è il forte aumento dei fenomeni legati alle temperature record, cresciuti del 94% rispetto all’anno precedente, così come l’incremento delle frane da piogge intense (+42%) e dei danni da vento (+28,3%).

Il Nord Italia si conferma l’area più colpita, seguito da Sud e Centro. Tra le città spiccano Genova, con 12 eventi estremi, Milano e Palermo con 7 ciascuna. A livello regionale la Lombardia guida la classifica con 50 casi, seguita dalla Sicilia (45) e dalla Toscana (41). Sul piano provinciale Genova è al primo posto con 16 eventi, seguita da Messina e Torino (12), Firenze e Treviso (11), Milano (10), quindi Como, Lecce, Massa Carrara e Palermo (9).

Pesanti anche le ripercussioni sui trasporti: nel 2025 sono stati 24 gli episodi che hanno causato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale. Le interruzioni sono state provocate non solo da piogge, allagamenti e frane, ma anche da temperature eccezionalmente elevate e raffiche di vento particolarmente intense.

La fotografia tracciata da Legambiente mostra un territorio sempre più fragile e una crisi climatica che accelera, mettendo a rischio infrastrutture, economie locali e la sicurezza delle persone. L’associazione denuncia la mancanza di una strategia organica di adattamento, sottolineando come le azioni messe in campo risultino ancora frammentate e prive di una governance multilivello.

Secondo uno studio dell’Università di Mannheim, nel 2025 i danni causati da ondate di calore, siccità e alluvioni in Italia hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro, una cifra che potrebbe salire fino a 34,2 miliardi entro il 2029. Per evitare questo scenario, Legambiente richiama la necessità di attuare il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato nel 2023 ma ancora privo delle risorse necessarie per rendere operative le 361 misure previste. Urgente anche l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

“Ancora una volta l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – si è fatta trovare impreparata di fronte a una crisi climatica che è una dura realtà sul territorio nazionale da molti anni. Le immagini di quanto accaduto in diverse regioni, dalle alluvioni alla grande siccità, parlano da sole. E a pagarne lo scotto sono come sempre i cittadini, i territori, le imprese e più in generale l’economia del Paese. Continuiamo a riconcorrere le emergenze, invece che lavorare su piani di mitigazione e di adattamento e prevenzione. Al Governo Meloni chiediamo di mettere la crisi climatica al centro della sua agenda politica, attivandosi per lo stanziamento delle risorse necessarie per attuare al più presto il PNACC, che ad oggi resta purtroppo un piano sulla carta, che sono mancate anche nella legge di bilancio in approvazione; approvando il prima possibile una legge contro il consumo di suolo, che non si combatte fermando il fotovoltaico a terra ma vietando poli logistici, data center, nuove infrastrutture stradali, aree residenziali o produttive sui suoli agricoli; istituendo l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non sono più ammessi ritardi”.

Siccità

Il 2025 è stato segnato anche da una siccità ormai strutturale, che ha colpito soprattutto il Sud Italia, con particolare intensità in Sardegna, Puglia e Sicilia. Nel Nord della Sardegna, in particolare nella Nurra, numerose aziende agricole sono state costrette a rinunciare a molte colture, con gravi ricadute economiche. Drammatica la situazione degli allevamenti, che hanno dovuto affrontare il rischio di restare senza acqua per l’abbeveraggio, costringendo le imprese ad acquistare acqua a costi insostenibili.

In Sicilia, a settembre, i sindaci dei comuni del comprensorio irriguo di Ribera hanno chiesto una terza irrigazione di soccorso per salvare frutteti e colture di qualità. In Puglia, la Giunta comunale di San Severo ha deliberato la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale a causa della prolungata siccità e delle temperature elevate.

Caldo record in Europa

Le alte temperature rappresentano un ulteriore segnale di allarme. Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service, il 2025 è destinato a essere il secondo anno più caldo mai registrato, al pari del 2023 e subito dopo il 2024. È inoltre probabile che la temperatura media globale del triennio 2023-2025 superi per la prima volta la soglia di 1,5°C fissata dagli Accordi di Parigi.

In Europa, l’estate è stata segnata da ondate di calore eccezionali. Uno studio dell’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical Medicine stima che il cambiamento climatico abbia causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate priva dell’aumento delle temperature legato alle attività umane.

“Il bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – conferma una tendenza allarmante: gli eventi meteorologici estremi continuano ad aumentare, con impatti sempre più gravi anche sul nostro territorio. Piemonte e Valle d’Aosta non sono immuni: la provincia di Torino figura tra le più colpite in Italia, con 12 eventi registrati nell’anno, mentre le piogge intense e le frane hanno messo a dura prova la tenuta idrogeologica delle nostre aree montane e collinari, in particolare la provincia del Verbano-Cusio-Ossola. In Piemonte gli eventi estremi registrati nel 2025 sono 28 (+27% rispetto al 2024) e, come da trend nazionale, anche nel territorio piemontese sono gli allagamenti da piogge intense i fenomeni più frequenti.
Questi numeri non sono semplici statistiche: raccontano di territori fragili, di comunità esposte a rischi crescenti e di un’emergenza climatica che richiede risposte immediate. È indispensabile accelerare l’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e approvare una legge contro il consumo di suolo. Ma non basta: occorre avviare con urgenza la redazione dei Piani locali di adattamento al clima per Piemonte e Valle d’Aosta, strumenti fondamentali per tradurre le misure nazionali in azioni concrete sui territori, dalle città alle aree interne. Solo così potremo proteggere le persone, le infrastrutture e il nostro patrimonio naturale. Il tempo delle scelte è adesso.
Ricordiamo che nel 2025 i danni causati da ondate di calore, siccità e alluvioni in Italia ammontano già a 11,9 miliardi di euro: senza interventi strutturali, entro il 2029 si rischia di arrivare a 34,2 miliardi. È altrettanto urgente avviare una quantificazione economica puntuale dei danni subiti dal Piemonte, per programmare risorse e interventi adeguati. Non possiamo più permetterci ritardi: il PNACC deve uscire dalla teoria e diventare realtà, con risorse certe e governance efficace.”

Smog, fino a mercoledì 31 dicembre confermato il livello 0 (bianco)

 

Prosegue fino a mercoledì 31 dicembre 2025 compreso – prossimo giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e del percorsi stradali esclusi dai blocchi è disponibile alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

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Semaforo antismog: da martedì 23 dicembre torna il livello 0 (bianco)

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Secondo i dati previsionali forniti da Arpa Piemonte, da  martedì 23 dicembre, e fino a mercoledì 24 dicembre 2025 (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico torneranno al livello 0 (bianco), con le sole misure strutturali di limitazione del traffico previste del semaforo antismog.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute.

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Orti urbani: nuovo regolamento a Chieri

Il Comune di Chieri ha disposto l’acquisto di 17 “casette” in legno, a servizio di 34 orti urbani di zona Fontaneto, con un investimento di 90.000 euro. Lo annuncia l’assessore all’Ambiente e al Verde pubblico Andrea LIMONE.

Si tratta di strutture bipartite (ognuna al servizio di due orti), adibite a deposito per gli attrezzi, realizzate in legno massiccio e con tetto in lamiera grecata zincata. Saranno anche installati 38 cancelletti in legno. A seguito di diversi sopralluoghi, infatti, è emersa la necessità di procedere alla sostituzione delle strutture preesistenti, oramai deteriorate, e di sostituirle con nuove “casette” al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza, funzionalità e decoro.

Inoltre, il Consiglio comunale ha approvato il nuovo “Regolamento per la concessione e gestione degli orti urbani”.  Spiega l’assessore Andrea LIMONE: «Era necessario procedere ad un aggiornamento del testo, rivedendo i criteri di assegnazione e le modalità di gestione delle aree ortive comunali, al fine di garantire la continuità e la qualità dell’attività svolta dai concessionari, la coesistenza tra gli stessi, e dettando regole di dettaglio che stabiliscono ciò che si deve fare e ciò che si può o non si può fare. Il nuovo testo è frutto di un lungo e attento lavoro, condotto dall’attuale Gestore, insieme agli ortolani e agli uffici comunali, finalizzato a cercare di conciliare le esigenze di tutti i soggetti interessati».

Gli orti urbani sono appezzamenti di terreno di proprietà comunale, assegnati a titolo temporaneo ai residenti e destinati alla coltivazione per i bisogni del concessionario e della sua famiglia (solo produzione per uso proprio e non a scopo di lucro). Tre aree ortive possono essere destinate a “orti sociali” (ad es. patti di collaborazione). La concessione ha una durata di 5 anni, rinnovabile per ulteriori 5.

Tra le novità introdotte, il nuovo Regolamento stabilisce che il concessionario è responsabile del corretto utilizzo e della custodia dell’orto (nonché di eventuali danni, furti, manomissioni, infortuni o incidenti che possa subire o causare a terzi); deve provvedere personalmente e con continuità alla coltivazione; non può avvalersi di mano d’opera retribuita né può cederne e/o concederne a terzi l’uso anche a titolo gratuito; per periodi limitati è consentita la collaborazione di un familiare del titolare della concessione nelle attività di coltivazione. In caso di assenza, il concessionario può farsi sostituire nella conduzione dell’orto da un familiare ma la sostituzione non può avere durata superiore a sei mesi continuativi, pena la revoca della concessione. A ciascun nucleo familiare non può essere assegnato più di un orto.

L’orto può essere utilizzato esclusivamente per la coltivazione di ortaggi, piante erbacee edibili da frutto e fiori (sono vietati alberi da frutto, viti, essenze arboree, specie vegetali esotiche invasive, piante che possono arrecare allergie). Il concessionario deve smaltire autonomamente i rifiuti, senza utilizzare i bidoni collettivi.

Tra le attività vietate dal nuovo testo: realizzare pergolati e tettoie con strutture ancorate al deposito attrezzi (esclusivamente per quelli che ne siano sprovvisti, è consentita la realizzazione di una tettoia o di un pergolato, con struttura autonoma, indipendente dal deposito e non ancorata in alcun modo ad esso); installare reti ombreggianti o coperture intorno alla recinzione dell’orto di altezza superiore a 100 cm; occultare la vista dell’orto con teli, steccati o siepi; allestire strutture per la cottura e il consumo dei cibi nelle singole particelle ortive (barbecue, forni, fornelli, ecc.); conservare acqua in fusti o barili aperti privi di chiusura ermetica, onde evitare la diffusione di zanzare e altri insetti; parcheggiare nei vialetti o lasciare il veicolo in sosta oltre il tempo strettamente necessario al carico e scarico. Le reti antigrandine sono consentite, in via provvisoria e stagionale, a partire dal 15 aprile al 30 ottobre di ogni anno. Possono avere un’altezza massima al colmo di cm 240, devono essere di colore verde o grigio e realizzate con struttura autonoma, non ancorata ai pali della recinzione perimetrale.

Il Regolamento prevede l’individuazione di un Gestore esterno alla gestione degli orti urbani e dei rapporti con e fra gli assegnatari dei singoli orti. La durata dell’incarico è triennale. Tra i vari compiti, il Gestore deve far rispettare il Regolamento di gestione degli orti; controllare lo stato degli orti per procedere ad assegnazioni e revoche; sostenere la socialità e la partecipazione dei cittadini e la relativa possibilità di aggregazione, favorire la coesione e il presidio sociale, insegnare e diffondere tecniche di coltivazione, sostenere la produzione alimentare biologica e le essenze ortive tradizionali locali; realizzare attività didattiche e di educazione ambientale nei confronti di quanti desiderino avvicinarsi a questo tipo di attività; coordinare le manutenzioni ordinarie che saranno effettuate a carico degli assegnatari dei lotti, incluse quelle relative alle parti comuni; fare da mediatore e punto di contatto tra i singoli concessionari e gli uffici comunali competenti.

Il Gestore esterno può essere affiancato nello svolgimento delle attività di gestione, coordinamento e controllo, da un Comitato di Gestione composto da cinque rappresentanti dei concessionari.

L’accesso agli orti è consentito quotidianamente dalle ore 6:00 alle ore 20:00 (dal 1 novembre al 28 febbraio) e dalle ore 5:00 alle ore 21:00 (dal 1 marzo al 31 ottobre).

 

Semaforo antismog: da sabato 20 dicembre scatta il livello 1 (arancio)

 

Da  sabato 20 dicembre, e fino a lunedì 22 dicembre 2025 compreso (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 1 (arancio).

I dati previsionali forniti  da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento del valore di 50 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria per tre giorni consecutivi.

Alle limitazioni strutturali in vigore, per il trasporto persone si aggiungerà il blocco dei veicoli diesel con omologazione Euro 5 valido tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 8 alle 19, mentre il blocco dei veicoli diesel Euro 3 e Euro 4 si prolungherà alle giornate di sabato e domenica, sempre dalle ore 8 alle 19. Stessa regola anche per i veicoli adibiti al trasporto merci, che vedranno il divieto di circolazione estendersi ai diesel con omologazione Euro 3, Euro 4 ed Euro 5 su tutti i giorni (festivi compresi), sempre con orario 8-19.

Con l’attivazione del livello arancio si fermeranno anche tutti i veicoli dotati di dispositivo “Move In”, in quanto comunque soggetti alle limitazioni temporanee della circolazione veicolare conseguenti alle previsioni di perdurante accumulo degli inquinanti nell’aria.

Si ricorda infine che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute.

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