AMBIENTE

Tutela del territorio, Fondazione Crt sostiene i progetti dei piccoli comuni

Online fino al 30 settembre il bando “Piccoli Comuni – Cantieri per l’Ambiente e il Territorio”, dedicato agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico
 
Dal 14 settembre al 30 ottobre aperto anche il nuovo bando “Legàmi in Comune”, per promuovere la rigenerazione comunitaria attraverso l’attivazione di presidi di protagonismo giovanile in spazi comunali
 
Torino, 1 settembre 2026 – Un autunno di opportunità per i piccoli Comuni del Piemonte e della Valle d’Aosta. La Fondazione CRT lancia due bandi dedicati ai territori con meno di 5.000 abitanti, sostenendo progetti per la tutela del territorio, la resilienza ambientale e la rigenerazione delle comunità locali: “Piccoli Comuni – Cantieri per l’Ambiente e il Territorio” e “Legàmi in Comune“.
Quest’anno l’impegno della Fondazione CRT per i piccoli Comuni, linfa dei nostri territori, si rafforza ulteriormente – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT -. Da un lato interveniamo per salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico, una sfida resa sempre più urgente visti gli effetti del cambiamento climatico; dall’altro investiamo nella vitalità delle comunità, sostenendo iniziative capaci di restituire nuova vita a spazi spesso inutilizzati rendendoli luoghi di incontro, partecipazione e crescita, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni”.
È online “Piccoli Comuni – Cantieri per l’Ambiente e il Territorio“, il bando che sostiene progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico, gestione sostenibile delle risorse idriche e adattamento ai cambiamenti climatici. L’iniziativa per quest’edizione si rinnova: si rivolge ai Comuni con meno di 5.000 abitanti – ampliando la platea dei beneficiari rispetto alle precedenti edizioni – e valorizza la collaborazione tra enti, il coinvolgimento del sistema della Protezione Civile, con cui Fondazione CRT collabora da sempre, e l’adozione di soluzioni tecniche avanzate per la prevenzione del dissesto idrogeologico, anche grazie al contributo di partner scientifici e tecnici qualificati. Grande attenzione sarà inoltre riservata ai progetti di sensibilizzazione sui temi ambientali e a quelli capaci di creare opportunità di inserimento lavorativo per giovani e persone in situazione di fragilità.
Il bando prevede due linee di intervento: una che assegna contributi fino a 30.000 euro per singoli Comuni o Unioni di Comuni, con un cofinanziamento minimo del 25%; una per contributi fino a 40.000 euro per ciascun Comune partecipante, per un massimo di 120.000 euro complessivi per progetto aggregato, con un cofinanziamento minimo del 20%. Le candidature potranno essere presentate fino al 30 settembre.
Dal 14 settembre al 30 ottobre sarà invece aperto “Legàmi in Comune“, il nuovo bando dedicato alla rigenerazione comunitaria, che sostiene la trasformazione di spazi comunali inutilizzati o sottoutilizzati in luoghi di partecipazione, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile (favorendo il coinvolgimento dei giovani under 35). L’iniziativa promuove la collaborazione tra amministrazioni locali, Terzo Settore, scuole e associazioni, con l’obiettivo di rafforzare il capitale sociale e offrire nuove opportunità di aggregazione e sviluppo alle comunità locali. Il contributo massimo previsto è di 60.000 euro per progetto, con un cofinanziamento minimo del 20%.

“Giornata del Panorama in Piemonte” promossa dal FAI il 6 settembre: alla scoperta dei tesori regionali

Attività per famiglie, visite speciali, laboratori artistici e concerti al centro della tredicesima edizione di “Giornata del Panorama”, l’evento che dal 2014 il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS organizza per invitare il pubblico a conoscere e osservare i tanti e multiformi panorami italiani, valorizzandone la straordinaria ricchezza. L’appuntamento, che prevede un programma di iniziative diffuse presso il Castello di Masino a Caravino (TO), il Castello della Manta a Manta (CN), Villa Flecchia a Magnano (BI) e l’Oasi Zegna a Trivero Valdilana (BI), si svolgerà nella giornata di domenica 6 settembre prossimo. In un tempo caratterizzato dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici e da trasformazioni, spesso irreversibili, provocate dall’azione dell’uomo, imparare a “leggere” il paesaggio permette di comprenderne le fragilità e riconoscere il valore della sua tutela. Fermarsi a guardare con attenzione e consapevolezza ciò che ci circonda diventa, dunque, un gesto di responsabilità verso il patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Appurato che la conoscenza è basilare nel sentimento che porta alla tutela e al rispetto di ciò che ci circonda, il FAI ha ampliato l’evento arrivando a coinvolgere e a raccontare i paesaggi dalle peculiarità uniche che circondano diciotto dei suoi Beni da Nord a Sud Italia: da Villa Rezzola a Lerici (SP) alle Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA), dal Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN) al Bosco di San Francesco ad Assisi (PG), da Villa Gregoriana a Tivoli (RM) alla Baia di Ieranto a Massa Lubrense (NA), ai quali si aggiunge l’Oasi Zegna a Trivero Valdilana (BI), grande progetto di valorizzazione ambientale e sociale voluto da Ermenegildo Zegna e patrocinato dal FAI. Per la prima volta parteciperanno Memoriale Brion, capolavoro di Carlo Scarpa ad Altivole (TV), e Casa Noha a Matera. Una vera e propria esperienza immersiva in diciannove paesaggi italiani, che potranno essere osservati da lontano con maggiore consapevolezza e curiosità, ma anche scoperti da vicino grazie alle iniziative ricreative e culturali offerte in occasione dell’evento, attraverso le quali si scoprirà non solo ciò che può essere visto, ma anche suoni, profumi, colori, atmosfere e memorie che danno vita a quel “paesaggio sensibile” capace di suscitare emozioni, ricordi e un profondo senso di appartenenza.

Presso il Castello e il Parco di Masino, alle ore 11, 14.15 e 15.45, avrà inizio l’escursione guidata da Roberto Brogliatti, che accompagnerà i visitatori in una passeggiata panoramica nel Parco storico del Castello, illustrando le caratteristiche ambientali e naturalistiche dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, con focus sugli aspetti storici che il passaggio del ghiacciaio balteo ha lasciato nel tempo. La passeggiata offrirà l’occasione unica di scoprire, oltre alle curiosità ambientali, anche aneddoti di questo paesaggio culturale. In caso di maltempo l’evento si terrà nel Palazzo Marchesa, dove il racconto verrà abbinato a una videoproiezione. L’evento è patrocinato da Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino e Comune di Caravino.
Info e prenotazioni agli indirizzi email: www.castellodimasino.itfaimasino@fondoambiente.it.

Due iniziative saranno in programma presso il Castello della Manta: la prima, sabato 5 settembre prossimo, alle ore 21.30, riguarda un appuntamento del ciclo “Astronomi per una notte”, dedicato all’osservazione della volta celeste con le sue costellazioni e i pianeti; la seconda, in programma domenica 6 settembre, prevede visite guidate del Castello con affacci dalla torre mozza di avvistamento e dalle finestre dell’ala quattrocentesca per osservare il panorama circostante. Sarà possibile consumare il cestino picnic proposto dal Castello (da prenotare all’indirizzo mail faimanta@fondoambiente.it a seguito della prenotazione online dei biglietti) o un aperitivo nel giardino. Gli eventi sono patrocinati da Regione Piemonte, Provincia di Cuneo e Comune di Manta.
Ulteriori informazioni, prezzi e prenotazioni scrivendo agli indirizzi email: www.castellodellamanta.itfaimanta@fondoambiente.it.

Centrale a Villa Flecchia, a Magnano (BI), sarà la Collezione Enrico, nata grazie a un gruppo di artisti, noto come la “Scuola di Rivara”, che sviluppò l’interpretazione sentimentale insieme a una definita ricerca del particolare realistico, tipica della pittura paesaggistica “en plein air” dell’Ottocento. Alcuni dei più importanti esponenti di questa corrente, che vede l’occhio dell’artista fare da tramite tra natura e spettatore, cercando di rappresentare anche le emozioni che derivano dall’osservazione del paesaggio, si ritrovano nella Collezione Enrico, tra cui spiccano le vedute di Antonio Fontanesi. La prenotazione è obbligatoria all’indirizzo email faiflecchia@fondoambiente.it o al numero 3441966276.

Domenica 6 settembre prossimo, all’Oasi Zegna, sita a Trivero Valdilana (BI), ampia area naturalistica nelle Alpi biellesi patrocinata dal FAI dal 2014, sarà ospitato l’evento “Paesaggio in Musica. Concerti all’aperto nel cuore dell’Oasi Zegna”. Un’intera giornata dedicata alla musica, con concerti all’aperto, e alla cultura, con la mostra permanente “From Sheep to Shop” e la temporanea “Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice” di Chiara Camoni, artista scelta per rappresentare l’Italia all’Esposizione Internazionale d’Arte-La Biennale di Venezia. Gli appuntamenti musicali sono sotto la direzione artistica di Enrico Carraro e si inseriscono nel programma delle attività sostenute da Fondazione Zegna nell’ambito della collaborazione con Obiettivo Orchestra, progetto formativo della Scuola APM di Saluzzo, realizzato insieme alla Filarmonica Teatro Regio Torino. Alle ore 10, presso la Conca dei Rododendri, sarà possibile partecipare al percorso musicale a tappe “Industria, Uomo, Natura”, con ritrovo al parcheggio del Craviolo e partenze ogni 30 minuti. Alle ore 15.30, nel giardino di Ermenegildo Zegna, si potrà assistere al concerto “Quadri e Paesaggi sonori” dell’Ensemble di fiati e archi della Filarmonica TRT, mentre dalle ore 10 alle ore 17, presso Casa Zegna, sarà possibile effettuare anche visite alle mostre sopraccitate. Per ulteriori informazioni e prenotazioni: www.oasizegna.comwww.fondazionezegna.orgcasazegna@fondazionezegna.org. Programma completo e informazioni su costi e prenotazioni sul sito www.giornatadelpanorama.it.

In caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.

Mara Martellotta

Parte la vendemmia nel Torinese, con un calo del 20% e perdite per due milioni di euro

Con la raccolta delle prime uve bianche da vinificare a spumante parte nel Torinese la vendemmia 2026; intorno a metà settembre inizierà anche la raccolta delle uve rosse.
Si tratta di una vendemmia che segna un calo di produzione  di circa il 20% un po’ in tutto il territorio, comprese le zone di bassa montagna. Ma nelle aree del Canavese infestate dal coleottero Popillia japonica si osserva un calo di produzione che arriva al 50%. Ma la qualità si prospetta ottima.

“Per le nostre produzioni vitivinicole è stata un’annata davvero difficile – ha osservato il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici – Se la qualità delle uve sembra soddisfacente, lasciando presagire anche un’ottima annata, è la quantità che preoccupa.
Guardando al valore medio delle uve, che in molti casi sono a denominazione di origine, stimiamo una perdita di valore per il comparto di circa 2 milioni di euro”.

Il calo generalizzato  è dovuto alla siccità e alle alte temperature, che hanno costretto le viti a ridurre il metabolismo già dai mesi di maggio e giugno. Il risultato sono acini più piccoli e grappoli più radi.
Le viti hanno soprattutto patito la mancanza di fresco e rugiada nelle ore notturne, quando le foglie riacquistano turgore per prepararsi ad affrontare le ore più assolate. Ma sono anche mancate le normali piogge di giugno, determinanti per sviluppare bene la vite, cosiccome sono mancati a luglio e nella prima metà di agosto quegli apporti da temporali moderati che aiutano la crescita dei grappoli.
Il coleottero, invece, si è  sviluppato prima del solito grazie al caldo anomalo e ha mangiato le foglie ancora tenere, indebolendo le viti quando erano in pieno sviluppo.
“La siccità e le temperature caldissime di questa estate seguono l’esperienza simile del 2022 e confermano che la nostra viticoltura ha bisogno di misure adeguate al cambiamento climatico. I nostri produttori si trovano a sostenere l’aumento dei costi di produzione per i rincari dei carburanti e dei materiali- spiega Bruno Mecca Cici- Inoltre devono affrontare mercati in pieno mutamento, con le esportazioni in sofferenza dovute ai dazi, in particolare negli Usa, e alle incertezze degli scenari Internazionali.
Ma soprattutto devono fare i conti con gli attacchi generalizzati alla civiltà del vino, generati da un affrettato salutismo, attacchi che stanno demonizzando un prodotto radicato nella tradizione e previsto dalla dieta mediterranea”.

Per questo Coldiretti Torino chiede interventi per la viticoltura torinese.
“Abbiamo bisogno di rivedere i disciplinari delle DOC e DOCG alla luce del cambiamento climatico. Servono infrastrutture come impianti di risalita meccanica per la viticoltura eroica di montagna. Ma soprattutto serve sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica per difendere la nostra biodiversità  viticola dai nuovi attacchi di funghi e insetti favoriti dal cambiamento climatico. Cosiccome serve riportare il dibattito sul consumo di vino sui giusti binari della cultura del buon bere”.
In provincia di Torino ci sono 752 produttori vitivinicoli con oltre 800 ettari di superficie a vigne.
La produzione attesa, al netto dei cali di quest’anno, si attesterà sui 65 mila quintali di uve con una resa finale di oltre 5 milioni e 500 mila bottiglie di vino.

MM

Po, fiumi e laghi più ricchi di acqua Ma la siccità non è finita

La disponibilità d’acqua nel distretto del fiume Po è decisamente migliorata grazie alle recenti piogge ma la situazione è ancora di emergenza, con condizioni di siccità alta. Lo rileva il bollettino dell’Osservatorio dell’Autorità di bacino distrettuale (AdbPo). Nel grande fiume, negli affluenti e nei grandi laghi l’acqua è cresciuta ma l’inversione di tendenza ancora non è evidente. I Comuni riforniti di autobotti per l’acqua potabile sono diminuiti e si concentrano tra Piemonte e Lombardia: Cuneo, Novara, Vercelli, Brescia, Pavia, Bergamo, Como.

Clima, Extinction Rebellion: “Qui i colpevoli”

La scorsa notte attivisti  di Extinction Rebellion hanno proiettato sul grattacielo della Regione, in via Nizza, la scritta: “Caldo e siccità: i colpevoli sono qui”.

Dopo i manifesti affissi in centro città e la scritta “Questo caldo è una scelta” proiettata sulla cupola della Mole, Extinction Rebellion torna a sottolineare “la responsabilità della attuale giunta regionale nell’aggravarsi della crisi”.

“Mentre si parla di futuri interventi legislativi su bonifiche e data center, è bene ricordare come la giunta regionale, in carica dal 2019, abbia fatto pressione affinché venissero alleggerite e ritardate  norme comunitarie pensate per ridurre le emissioni, come il bando dei motori a  combustione interna o la direttiva sull’inquinamento atmosferico. O la gestione della crisi idrica, con il tentativo, bocciato dalla Corte Costituzionale, di ridurre il minimo flusso vitale dei fiumi”, affermano i militanti ecologisti.

Monte Rosa Foreste, un modello di aggregazione

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Un modello per tutto il sistema forestale nazionale. Monte Rosa Foreste aggregatore di superfici a bosco pubbliche e private in Valsesia è capace di muovere opportunità e valore”. Così Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte, e Marco Bussone, Presidente Uncem nazionale, che hanno incontrato il Presidente Pietro Bolongaro, il Direttore Giovanni Maiandi, insieme con i vertici dell’Unione montana Francesco Pietrasanta e Alberto Daffara. “La certezza che proviene dall’Associazione è la volontà e capacità di superare i confini, con idee, azioni, valore – spiega Bussone – essere cioè insieme tra Comuni, con le proprietà forestali, con privati e imprese che operano efficacemente sui territori. Ce ne sono molte in Valsesia e l’Associazione, certificata per la catena di custodia e la gestione forestale sostenibile con PEFC, le valorizza pienamente”.

“Inizia un percorso – prosegue Colombero – per mettere insieme nuove filiere forestali territoriali. Ovvero per usare più legno del territorio, non solo per energia, legna da ardere, cippato. Possiamo impostare con l’Unione montana e Monte Rosa Foreste un processo, anche grazie alla Strategia Aree interne, che valorizza il materiale per costruire immobili, o parte di casa. Su questo la Regione può seguire l’esempio della Provincia di Bolzano, che ha incentivato le costruzioni in legno locale. Non siamo all’anno zero in Piemonte. Vi deve essere però una forza chiara, precisa, una volontà politica che come Uncem possiamo addensare”.

“L’esempio di Monte Rosa foreste, con le sue professionalità – aggiunge Bussone, che è anche Presidente di AIEL, Associazione per l’energia dal legno, e PEFC Italia – va raccontato oltre i confini. Molte altre persone e superfici possono aderire all’aggregazione, ma dobbiamo fare in modo che vi sia una gestione. Che le superfici pianificate, e certificate PEFC, vengano gestite, il materiale estratto utilizzato, valorizzato, lungo nuove filiere”.

Resistenza Verde: “Clima, cosa fa il Comune per gli alberi?”

Riceviamo e pubblichiamo

LE MISURE STRUTTURALI A FAVORE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO DELLA GIUNTA LO RUSSO

Un articolo di propaganda pre-elettorale elargito gratis a tutti da «La Stampa» del 20 agosto riferisce che Lo Russo, in visita al centro di accoglienza per persone senza fissa dimora dell’ex Buon Pastore in corso Regina Margherita, ha affermato che le piante di Torino «fanno riferimento a un certo tipo di clima, ma quello di oggi le sta mettendo in completa sofferenza». Il sindaco ha citato gli alberi di corso Belgio, perché, guarda caso, era appena stato lì e aveva notato foglie ingiallite, per cui «questo tema della gestione dell’ambiente che ci circonda e del patrimonio [arboreo] della città deve essere adeguato». A ottobre si completerà il quinto anno del mandato di Lo Russo: eppure, malgrado i blackout di maggio e giugno, il sindaco sembra scoprire soltanto ora “l’aria calda”, ossia gli effetti del cambiamento climatico e la necessità di «una risposta, che non può più essere solo emergenziale, ma deve essere pensata in maniera strutturale». Tipo? Climatizzare le bocciofile… Chiaramente non ci sembra essere una risposta “strutturale” adeguata per tutelare la salute della popolazione anziana in costante crescita. Quanto al verde pubblico, le “risposte” di Lo Russo fanno intuire che la Giunta non è guarita dalla fissazione maniacale di far partire da corso Belgio la rottamazione del patrimonio arboreo torinese. Lo sospettiamo anche perché proprio in questi giorni gli alberi di corso Belgio stanno subendo gli ennesimi controlli di stabilità.

Che di insensata fissazione si tratti, lo rivela il fatto che «La Stampa» dell’altro ieri (23/08/2026) non cita alcuna moria degli aceri di corso Belgio tra i 253 alberi adulti che la siccità degli ultimi tre mesi ha fatto soccombere. Gli Acer negundo di corso Belgio e di corso Umbria, infatti, sono una specie che reggerebbe benissimo al caldo e alla siccità se non fosse afflitta da una malevola malagestione (vedasi potature dello scorso giugno, nel pieno della seconda ondata di calore). Lo Russo dovrebbe quindi volgere lo sguardo altrove, ma evidentemente è affetto da “corsobelgite” cronica come l’assessore Tresso. Se la città viene colpita da una tempesta, subito Tresso evoca crolli di alberi in corso Belgio, anche quando lì è caduto soltanto qualche ramo. Ora i dati (e le osservazioni dirette dei cittadini) rivelano che la sofferenza degli alberi urbani è diffusa, anche se non come nel 2022. Il Comune si vanta di essere «riuscito a mantenere finora la quota di alberi morti sotto il 10 percento del patrimonio arboreo. Quest’anno, spiegano dalla Città, quella soglia potrebbe essere superata.» Il Comune in realtà non ha nulla di che vantarsi, in quanto per salvaguardare gli alberi adulti dal cambiamento climatico non ha fatto e non sta facendo niente. Dichiara infatti di stare annaffiando soltanto 5.000 alberi giovani (erano 7.000 nelle dichiarazioni di Tresso di inizio agosto, poi sono scesi a 6.500, ora a 5.000: nel momento del bisogno idrico sono quindi improvvisamente spariti dalla narrazione ufficiale almeno 26.000 nuovi alberi dei 31.700 vantati sui manifesti verdi dell’anno scorso). Peraltro l’irrigazione di soccorso prevista per questi 5.000 risulta comunque insufficiente: per fare qualche esempio dell’incuria comunale tra i tantissimi, sono morti o moribondi tutti i giovani platani di corso Monte Grappa, nonché numerosi nuovi impianti alla Pellerina, al Valentino, alla Tesoriera, in corso Francia ecc.

Il Comune dovrebbe invece vergognarsi, perché ha peggiorato e continua a a peggiorare le condizioni degli alberi adulti potandoli in giugno, luglio e agosto, durante le ondate di calore: danni al patrimonio arboreo che hanno anche un riflesso negativo sulla salute della popolazione umana. Leggiamo quindi con preoccupazione che saranno effettuate ancora su ben 1.500 alberi «potature necessarie per salvare gli 2 esemplari malati, deboli o danneggiati»: si presentano come «risanamento» operazioni che spesso mirano soltanto a mettere provvisoriamente in sicurezza alberi già danneggiati da precedenti capitozzature e potature drastiche. Sospettiamo che la causa della “corsobelgite” di Tresso e Lo Russo sia l’invidia per quegli amministratori di altri Comuni che in questi anni sono riusciti ad avviare il nuovo business della rottamazione degli alberi urbani. Gualtieri a Roma tra il 2021 e il 2025 ha abbattuto 30.000 piante (ma la mattanza non si è fermata e l’ultimo dato che circola è 39.000): un massiccio guadagno per le imprese appaltatrici delle operazioni, che si sono accaparrate anche un ricchissimo bottino di legno da ardere. A Torino, dopo l’infelice episodio di corso Umbria, ove 77 aceri – di cui 73 sani – sono stati sostituiti con peri cinesi di scarsissima chioma che produce scarsissima ombra e servizi ecosistemici insignificanti, il progetto pilota non è potuto proseguire in corso Belgio a causa della mobilitazione dei cittadini che, dopo aver bloccato le ruspe con un presidio 24 ore su 24 per 4 mesi, hanno intrapreso le vie legali. A maggio 2024 l’ordinanza del Giudice ha bocciato il progetto di abbattimento integrale e simultaneo del viale, riconoscendo che avrebbe leso il diritto alla salute. Se nei scorsi giorni Lo Russo è stato in corso Belgio, non vi è andato per incontrare i residenti, di cui ormai un anno fa ha ignorato la petizione che chiedeva un intervento non emergenziale ma strutturale, cioè Il ripristino di almeno 120 degli ormai 160 alberi abbattuti e non sostituiti nel corso di 25 anni.

Lo Russo in corso Belgio e altrove va nelle bocciofile a circuire elettoralmente gli anziani, e va a fare discorsi sul verde pubblico all’ex Buon Pastore di corso Regina Margherita, tacendo sul fatto che proprio in quell’isolato la sua maggioranza ha permesso all’impresa edile CO.GE.FA. S.p.A. (attualmente sottoposta a un programma di vigilanza antimafia in relazione ai cantieri del TAV) la ristrutturazione di un immobile includente un boschetto urbano spontaneo, che era stato a lungo preservato dal collettivo che occupava l’edificio di corso Principe Eugenio (donde il nome di “giardino boscoso del Prinz Eugen”). Boschetto che è stato in gran parte distrutto. Completamente distrutti sono stati altri boschetti spontanei in via Druento, dove il Comune ha edificato un cohousing, e in via Borgaro, per costruire dei condomini. La Giunta Lo Russo è inoltre responsabile della devastazione del polmone verde nonché riserva naturale protetta del Meisino convertita in area fitness, e intende insediare nel parco della Pellerina un ospedale, intervento che comporterebbe inizialmente l’abbattimento di almeno 53 dei circa 250 alberi adulti attuali, salvo modifiche in corso d’opera (abbiamo riscontrato al Meisino l’inaffidabilità delle previsioni progettuali). Inoltre l’Amministrazione ha mancato di salvaguardare il patrimonio arboreo di Torino durante la siccità di 17 mesi (autunno 2021 – primavera 2023), a seguito della quale sono morti non centinaia ma migliaia di alberi anche adulti.

Ancora, la Giunta ha abbattuto centinaia di alberi lungo le sponde fluviali. Quanto alle sostituzioni, è noto già dal 2022 che alcune specie di alberi (soprattutto faggi e carpini) non sopravvivono più alle estati torinesi rese torride dal cambiamento climatico. Il Comune dice che inserirà «specie ritenute più idonee al rischio di siccità»: si tratta in realtà di scelte determinate principalmente da ciò che passa il convento, ossia i vivai: che non dispongono di tigli e bagolari, ma di peri cinesi, noccioli turchi e parrotie persiane (specie tra l’altro più costose). Il nuovo modello di “alberata” torinese quindi sarebbe quello del filare che costeggia Porta Nuova, che consente di ridurre quasi a zero i costi di gestione ma anche l’ossigeno, l’ombra e l’evapotraspirazione che riducono la temperatura, la captazione di inquinanti, ecc. Queste sono le principali “misure strutturali” (perché irrimediabili e durature) a favore dell’incremento del cambiamento climatico effettuate e progettate dalla Giunta Lo Russo nell’ultimo quinquennio a Torino. Misura strutturale essenziale contro il cambiamento climatico resta quindi l’attivazione permanente dei cittadini contro qualsiasi Amministrazione che insista in simili progetti anacronistici, pratiche nocive e condotte antidemocratiche.

Torino, 25 agosto 2026

RESISTENZA VERDE, RETE DEI COMITATI TORINESI: Acqua Pubblica Torino Alberi urbani Difesa del Parco della Pellerina Essenon Salviamo gli alberi di Corso Belgio Salviamo i prati Salviamo il Meisino Salviamo il Paesaggio – Torino

Biodiversità, la Regione finanzia 21 progetti nelle campagne piemontesi

Un milione di euro per recuperare e rafforzare gli ecosistemi delle campagne piemontesi, dalle siepi alle zone umide, fino agli habitat destinati alla fauna selvatica. La Regione Piemonte finanzierà al 100% i progetti presentati da 21 aziende agricole ed enti, selezionati attraverso il bando 2026 Elementi naturaliformi dell’agroecosistema, avviato lo scorso gennaio nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027.

Gli interventi puntano a conciliare attività agricola e tutela ambientale, favorendo la biodiversità e il recupero di elementi naturali che caratterizzano il paesaggio rurale piemontese.

La parte più consistente dei beneficiari si concentra nella Città Metropolitana di Torino, con otto progetti localizzati a Carmagnola, Santena, Riva presso Chieri (due), Carignano, Moncalieri, Cavour e Caselle Torinese. Quattro interessano la provincia di Vercelli, a Crescentino, Trino (due) e Bianzè; tre quella di Alessandria, a Villanova Monferrato, Tortona e Novi Ligure; altri tre il Cuneese, a Racconigi, Villanova Solaro e Caramagna Piemonte; due il Novarese, a Borgolavezzaro e Casalbeltrame. Tra i beneficiari figura inoltre la Lipu, con sede nazionale a Parma ma con interventi previsti sul territorio piemontese.

Il finanziamento deriva per il 40,70% da risorse europee, per il 41,51% da fondi statali e per il restante 17,79% dalla quota regionale.

Il programma consentirà di realizzare o recuperare siepi, filari, boschetti e alberi isolati, ma anche laghetti, stagni, pozze, fontanili, lanche, maceri e altre zone umide. Alcune opere potranno avere anche una funzione di fitodepurazione. Sono inoltre previste strutture destinate a favorire la presenza e la riproduzione della fauna selvatica, come cassette-nido, posatoi e mangiatoie.

Nei parchi regionali e nei siti piemontesi della Rete Natura 2000 potranno essere finanziati anche interventi per rendere più sostenibile la fruizione degli ambienti naturali, attraverso capanni di osservazione, aree di sosta e pannelli informativi e didattici.

Il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni sottolineano il legame tra tutela dell’ambiente, attività produttive e valorizzazione del territorio: «Con questo bando la Regione Piemonte sostiene le aziende agricole e le associazioni del nostro territorio che hanno dimostrato sensibilità e capacità progettuale e hanno saputo cogliere l’opportunità per integrare le esigenze produttive con la salvaguardia di un ecosistema agricolo che ha plasmato e reso unico nel tempo il paesaggio rurale piemontese. Sostenere risorse primarie del nostro ecosistema agricolo come il suo rapporto con gli elementi naturali, le aree umide, la biodiversità delle specie vegetali e animali e i loro habitat rappresenta infatti un valore aggiunto per le nostre straordinarie produzioni agroalimentari e un’opportunità per la valorizzazione turistica del paesaggio di cui sono espressione».

L’obiettivo è dunque intervenire sul territorio agricolo non soltanto dal punto di vista produttivo, ma anche sulla sua funzione ambientale. Siepi, boschetti e zone umide rappresentano infatti spazi importanti per numerose specie animali e vegetali e contribuiscono a mantenere quell’equilibrio tra agricoltura e natura che caratterizza una parte significativa del paesaggio piemontese.

Che fine fanno i ghiacciai, docufilm al Forte di Bard

In un’estate in cui l’impatto del surriscaldamento globale è sempre più evidente, il Forte di Bard rinnova il proprio impegno sulle tematiche ambientali. Martedì 25 agosto 2026, alle ore 20.30, nella sala Archi Candidi, è in programma una serata di divulgazione e approfondimento promossa in collaborazione con Fondazione Montagna sicura e Arpa Valle d’Aosta che si aprirà con la proiezione del film documentario francese Glaciers, enquête sur une disparition (90 minuti, 2025), diretto da Pierre-Olivier François e Judith Rueff e prodotto da Gedeon Programmes con ARTE France.

Il titolo è emblematico di quanto sta avvenendo: in tutto il pianeta i ghiacciai si stanno fondendo a un ritmo allarmante, sconvolgendo gli equilibri naturali e umani. Attraverso un’inchiesta scientifica e umana condotta al fianco di ricercatori, decisori politici e cittadini impegnati, il film esplora le principali conseguenze di questa scomparsa annunciata. Un film forte e necessario, che lancia un allarme sull’urgenza di agire per preservare questi giganti di ghiaccio e, attraverso di essi, il nostro futuro.

Il film verrà proiettato in lingua francese.

COME PARTECIPARE
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria:
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foto. © GEDEON Programmes. Il glaciologo Matthias Huss ispeziona una cavità scavata dall’acqua di fusione nel ghiacciaio del Rodano, in Svizzera.