AMBIENTE

Youth Climate Action Fund, bando per finanziare le idee dei giovani per la transizione ecologica

 

Un’idea per contrastare il cambiamento climatico? Non serve essere già grandi esperti, né un curriculum pieno di titoli: basta avere tra i 15 e i 24 anni, un progetto valido e la voglia di metterlo in pratica. C’è tempo fino all’8 ottobre per farlo, grazie al Torino Youth Climate Action Fund, il bando appena pubblicato dalla Città di Torino che mette sul piatto contributi a fondo perduto tra i 1.000 e i 4.000 euro per sostenere le proposte dei giovani torinesi in materia di sostenibilità ambientale.

Il programma, finanziato da Bloomberg Philanthropies, è arrivato quest’anno alla sua terza edizione, e Torino è stata selezionata per il terzo anno consecutivo tra le città beneficiarie, un segnale dell’impegno della città nel dare spazio al protagonismo dei giovani sui temi ambientali. Il fondo, su scala globale, sostiene quest’anno 300 città in tutto il mondo, con l’obiettivo di costruire una rete internazionale di giovani impegnati nella transizione ecologica.

Il bando non si rivolge direttamente ai singoli ragazzi, ma a enti giuridicamente costituiti di natura privata senza finalità di lucro, che dovranno presentare le proposte per conto di gruppi composti da almeno due giovani tra i 15 e i 24 anni.

I progetti dovranno riguardare uno o più ambiti individuati dal Climate City Contract della Città di Torino: la riduzione dei consumi energetici, la mobilità sostenibile, le infrastrutture verdi e le soluzioni basate sulla natura, l’economia circolare. Le forme che i progetti possono assumere sono molteplici: si va dalle campagne creative di comunicazione e sensibilizzazione alle installazioni artistiche, dalle soluzioni digitali e le app sperimentali alle iniziative di monitoraggio civico, fino agli interventi concreti per rendere più sostenibile il territorio.

Nella valutazione delle proposte peseranno la qualità e la fattibilità del progetto, i tempi di realizzazione, la coerenza con gli obiettivi dell’avviso, la qualità del budget, il livello di coinvolgimento dei giovani in tutte le fasi dell’iniziativa, l’impatto atteso e la capacità di proporre soluzioni davvero innovative. È prevista inoltre una premialità per i progetti che rispondono a specifiche sfide ambientali indicate dall’avviso, e per quelli capaci di coinvolgere persone in condizioni di fragilità sociale.

Le domande vanno presentate entro le ore 12.00 dell’8 ottobre 2026. Il testo integrale dell’avviso, la modulistica e tutte le indicazioni operative sono disponibili sul sito del Comune, mentre per informazioni e chiarimenti è possibile scrivere a fondieuropei@comune.torino.it.

Il Youth Climate Action Fund è promosso da Bloomberg Philanthropies in collaborazione con il Bloomberg Center for Public Innovation (BCPI) della Johns Hopkins University, il C40 Cities Climate Leadership Group e United Cities and Local Governments (UCLG), con il supporto finanziario di Rockefeller Philanthropy Advisors (RPA).

TorinoClick

Siccità, il Piemonte torna a fare i conti con l’emergenza idrica

Corsi d’acqua in sofferenza e agricoltura sempre più a rischio

L’estate 2026 si sta rivelando particolarmente difficile per il Piemonte, dove la scarsità di precipitazionie le temperature eccezionalmente elevate hanno aggravato una situazione idrica già delicata. Dopo una primavera caratterizzata da piogge inferiorialla norma, il mese di luglio è stato segnato da ripetute ondate di calore che hanno accelerato l’evaporazione dell’acqua e ridotto ulteriormente le riserve disponibili. Il risultato è un quadroche richiama da vicino la grave crisi del 2022, con fiumi, laghi e invasi in progressivo calo e crescenti preoccupazioni per il settore agricolo.

A Torino e in gran parte della pianura piemontese iltermometro ha raggiunto più volte valori compresi tra 36 e 38 gradi, mentre durante la notte letemperature sono rimaste elevate, senza offrire un reale raffrescamento. Il caldo persistente ha aumentato il fabbisogno idrico delle colture proprio nel momento in cui le disponibilità d’acquasono diminuite sensibilmente, mettendo sottopressione l’intero sistema di approvvigionamento.

Le precipitazioni registrate nei primi mesi dell’anno non sono state sufficienti a compensare il deficitaccumulato e, nel corso di luglio, la disponibilità idrica nei principali bacini piemontesi è risultata nettamente inferiore rispetto alle medie climatiche. La riduzione delle risorse interessa praticamente tutto il territorio regionale e coinvolge sia i corsi d’acqua sia le falde utilizzate per l’irrigazione.

La situazione più delicata riguarda il fiume Po, che nasce ai piedi del Monviso e rappresenta la principale risorsa idrica del Nord Italia. Le portate sono scese ben al di sotto dei valori normalmente osservati in questo periodo dell’anno, tanto che in diversi tratti del corso fluviale il volume d’acqua risulta drasticamente ridotto. Una condizione che non incide soltanto sul Piemonte, ma si ripercuote lungo tutto il bacino del Po fino all’Adriatico, con effetti negativi sugli ecosistemi, sull’irrigazione e sulla qualità delle acque.

Anche gli altri corsi d’acqua piemontesi mostrano evidenti segnali di sofferenza. Tanaro, Scrivia e numerosi affluenti del Po presentano livelli inferiorialla norma, mentre la riduzione delle portate limita la disponibilità di acqua destinata sia all’agricoltura sia agli usi civili. Parallelamente, i principali laghi della regione stanno registrando un progressivo abbassamento dei livelli. Il Lago Maggiore, in particolare, ha perso circa un metro d’acqua nell’arco di poche settimane, una diminuzione che potrebbe avere ripercussioni sulla navigazione, sull’ambiente naturale e sulla gestione delle risorse idriche destinate all’irrigazione.

Tra i comparti più colpiti figura l’agricoltura. Le coltivazioni di mais, riso, foraggi, ortaggi e frutta stanno risentendo della combinazione tra temperature elevate e disponibilità d’acqua sempre più limitata. Molte aziende agricole sono costrette a irrigare con maggiore frequenza, sostenendo costi più elevati e disponendo però di quantitativi d’acqua inferiori rispetto alle necessità. Le organizzazioni di categoria segnalano cali produttivi significativi in diverse aree della regione, mentre negli allevamenti il caldo intenso sta incidendo anche sul benessere degli animali e sulla produzione di latte.

Per affrontare l’emergenza, la Regione Piemonte continua a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione insieme agli enti che gestiscono il bacino del Po e ai consorzi irrigui. In diversi comuni sono già state introdotte limitazioni all’utilizzo dell’acqua potabile per gli impieghi non essenziali, mentre proseguono gli interventi finalizzati a garantire le risorse necessarie alleattività agricole e agli approvvigionamenti civili.

L’evoluzione delle prossime settimane sarà determinante. Senza precipitazioni abbondanti e diffuse, il deficit idrico rischia infatti di accentuarsi ulteriormente.

Siccità, nuovi fondi dalla Regione: a giorni bando per micro-invasi aziendali

Un’ottima notizia per la gestione delle risorse idriche in agricoltura e la prevenzione dell’emergenza acqua in Piemonte. Dal consuntivo del bando regionale del Csr 2023-24 per gli Investimenti Irrigui, che ha già consentito di finanziare e realizzare 243 progetti su tutto il territorio regionale, sono stati recuperati 571.686,00 euro risultanti da mancati utilizzi e risparmi. Essi saranno rimessi a disposizione quale dotazione di un nuovo bando regionale che sarà lanciato entro l’estate.

Grande soddisfazione dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, che ha fatto approvare il provvedimento dalla Giunta regionale: «Proprio nelle settimane in cui la Regione Piemonte sta affrontando ad ogni livello e con tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti la possibile emergenza e il più generale tema della gestione della risorsa idrica, è una gran bella notizia poter rimettere in gioco oltre mezzo milione di euro per un nuovo bando che sostiene progetti mirati al risparmio e all’uso efficiente e sostenibile delle risorse irrigue. Non stiamo parlando di megainvasi, che fanno riferimento ad altri livelli e quadri normativi, ma di progetti diffusi che concernono il miglioramento, rinnovo e ripristino di impianti irrigui aziendali e di investimenti che promuovono lo stoccaggio e il riuso di tali risorse, quali i fondamentali microinvasi aziendali per la raccolta di acque piovane o la manutenzione straordinaria delle peschiere per l’uso irriguo, anche nell’ottica di fornire l’irrigazione di soccorso in periodi di scarsa disponibilità».

I fondi rimessi a disposizione sono così ripartiti: Fondi europei Feasr euro 232.676,20 (40,70%); risorse dallo Stato: euro 237.306,86 (41,51%); risorse da bilancio Regione Piemonte: euro 101.702,94 (17,79%).

«L’efficienza a regime di un sistema idrico regionale – conclude Bongioanni – passa anche per il sostegno agli investimenti di quel fondamentale tassello rappresentato dagli impianti aziendali. I nostri imprenditori agricoli sono i primi a pagare sulla loro produzione la crisi idriche: sostenerli nei loro investimenti significa sostenere l’intera filiera».

Il verde che purifica

Non solo belle e decorative, ma anche utili e protettive. Le piante sono una risorsa magnifica per la salvaguardia della nostra salute, sono in grado di catturare infatti alcune sostanze dannose per il nostro organismo, eliminare cattivi odori, come quello delle sigarette, mantenendo l’aria di casa salubre. La loro funzione ornamentale, come le notevoli proprietà balsamiche   che aromatizzano i nostri ambienti, fanno di questi organismi vegetali dei fedeli compagni che ricambiano cure e attenzioni con apprezzabili cortesie che favoriscono la salute. Anche la Nasa si è interessata a questo tema confermando la capacità di alcune piante di eliminare fino al 73% delle sostanze tossiche presenti nell’aria. Ogni pianta svolge un compito specifico nella sua azione depurativa per esempio l’Azalea, pianta dai meravigliosi colori originaria del Giappone e della Cina, filtra la formaldeide. L’Edera, il vivace rampicante verde, assorbe l’odore lasciato da pitture e inchiostri, ma anche il benzene contenuto nei detersivi. Inoltre è una pianta che arreda moltissimo soprattutto se si ha spazio per farla crescere ed espandere sulle pareti. L’Anthurium, dalle foglie a forma di cuore e fiori colorati e bianchi, può rimuovere una importante dose di ammoniaca ma anche di toluene (impiegato per il trattamento di vernici e colle) e xilene (solvente per gomme e cuoio). Il Ficus Benjamin, molto utilizzato negli appartamenti ma anche negli uffici oltre che per la sua piacevolezza anche per la sua facilità nella cura, è tra i migliori agenti nella rimozione degli allergeni provocati dalla presenza di mobili e tappeti. L’Aloe Vera, pianta africana facilissima da coltivare: poca acqua e tanta luce, è in grado di eliminare ben il 60% del benzene contenuto in vari prodotti in uso quotidianamente come i detergenti chimici. Non dimentichiamo inoltre le sue proprietà medicinali, è infatti un antinfiammatorio, un cicatrizzante, un idratante ma anche un antibatterico e gastro protettivo. Il Falangio, molto resistente e indicato per chi non ha propriamente il pollice verde, filtra anche l’ossido di carbonio oltre al benzene e alla formaldeide. La Palma di Bamboo, piccola e graziosa pianta che produce piccoli fiori e frutti, è molto utile per combattere le esalazioni di trielina, un pericoloso agente cancerogeno spesso usato nei prodotti sintetici per il lavaggio a secco e nei solventi. Infine la Dracaena, conosciuta come il Tronchetto della Felicità, oltre a filtrare l’aria dalle sostanze nocive già citate, è abile a ridurre l’ansia, la tristezza e lo stress. E’ molto utile anche contro il mal di testa e il bruciore agli occhi e grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica mentre emette ossigeno ha effetti positivi sulla concentrazione e sulla produttività.

Maria La Barbera

 

Pellerina: “Ribadiamo il No all’ospedale nel parco”

Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
“Comitato Salviamo la Pellerina” e “Assemblea Pellerina – No Ospedale nel Parco”

In merito all’interpellanza consiliare del 16 giugno 2026 e alla risposta del Sindaco sul nuovo
ospedale Torino Nord, i Comitati Salviamo la Pellerina e Assemblea Pellerina – No Ospedale nel
Parco ritengono necessario ribadire le ragioni della propria contrarietà alla localizzazione dell’opera
nell’area del parco della Pellerina.

L’interpellanza e la replica del Sindaco confermano un dato politico: l’Amministrazione intende
procedere senza affrontare le criticità tecniche, ambientali e urbanistiche che rendono l’area
della Pellerina non idonea alla costruzione del nuovo ospedale. Una scelta che espone la città a
rischi futuri e non garantisce la qualità, la sicurezza e la funzionalità del nuovo presidio sanitario.

1. L’interpellanza ignora le criticità tecniche dell’area della Pellerina
Né nell’interpellanza né nella risposta del Sindaco si fa cenno ai vincoli che gli atti tecnici e le
analisi indipendenti hanno già evidenziato:

• fascia fluviale della Dora Riparia, con limiti agli interventi che aumentano la superficie
impermeabile;
• falda superficiale, incompatibile con laboratori, centrali tecnologiche, sterilizzazione e
parcheggi interrati;
• livelli acustici oltre soglia per un presidio sanitario;
• assenza di corridoi di emergenza e contesto viario congestionato;
• area insufficiente: la stessa analisi tecnica regionale del 2023 indicava che i 59.000 m²
dell’area giostrai non bastano per un DEA di I livello.
Questi elementi non sono opinioni: sono dati tecnici. Eppure non compaiono né nella domanda dei
consiglieri né nella risposta del Sindaco.

2. Nessun chiarimento sul rischio urbanistico del PRG
Il Sindaco non ha fornito alcuna risposta sul tema più delicato: la classificazione “area per spazi
pubblici – c)4 parco polifunzionale” nel Progetto preliminare della Variante generale al PRG.

Questa categoria, normata dall’art. 32 delle Norme, non prevede alcun parametro massimo di
rapporto di copertura né indici di edificabilità. Di conseguenza, la quantità di suolo
potenzialmente trasformabile è non definita.
Per assurdo, il consumo di suolo potrebbe avvenire senza alcun limite massimo, con un rischio
urbanistico che va ben oltre i soli 59.000 m² dell’area giostrai.
Non si tratta quindi di discutere solo del progetto ospedaliero: la riclassificazione proposta dal PRG
apre la porta a una trasformazione urbanistica di estensione non determinata, con effetti
permanenti sulla disponibilità di verde pubblico.
Chiediamo che il Comune chiarisca pubblicamente quali limiti intenda applicare all’interno della
categoria “parco polifunzionale”.

3. Il ricorso al TAR non è un dettaglio
Il Sindaco afferma che:
“Non è stata formulata alcuna istanza cautelare” “Ad oggi non risultano variazioni del
cronoprogramma”
Queste frasi sono formalmente corrette, ma non rispondono alla questione centrale: il ricorso
riguarda la legittimità della localizzazione, non un dettaglio procedurale.
Il fatto che l’ASL abbia chiesto a INAIL di “non interrompere l’iter” dimostra che il rischio di
rallentamenti è reale. E che la scelta dell’area è tutt’altro che consolidata.

4. Il comodato d’uso è un espediente, non una soluzione
La proposta del Comune di concedere l’area in comodato gratuito all’ASL per “recuperare tempo”
conferma che:
• l’iter è fragile,
• la localizzazione è contestata,
• il cronoprogramma non è affatto garantito.
Il comodato non risolve le criticità tecniche dell’area. Non risolve il contenzioso. Non risolve i
vincoli idrogeologici. Non risolve la mancanza di corridoi di emergenza.
Serve solo ad accelerare un percorso che, per la sua complessità, non dovrebbe essere accelerato
ma approfondito.

5. Nessuna parola sull’alternativa reale: via Traves
Né l’interpellanza né la risposta del Sindaco affrontano il tema dell’unica alternativa concreta già
valutata dagli enti: via Traves.
Via Traves è:
• già urbanizzata,
• pubblica,
• priva di vincoli idrogeologici,
• vicina alla Tangenziale Nord,
• più accessibile dai quartieri più popolosi del quadrante Nord.
La Regione l’ha esclusa per un criterio sanitario (“non baricentrica per il 118”) non supportato da
analisi tecniche pubbliche. Questo punto non viene mai menzionato dal Sindaco.

6. La città merita risposte tecniche, non rassicurazioni generiche
L’interpellanza chiede “garanzie sui tempi e sul finanziamento”. Il Sindaco risponde che “non
risultano variazioni del cronoprogramma”.
Ma nessuno affronta la domanda fondamentale:
L’area scelta è davvero idonea?
Finché questa domanda non avrà una risposta tecnica, trasparente e pubblica, parlare di
cronoprogrammi è prematuro.

Conclusione dei Comitati

I Comitati ribadiscono che:
• non siamo contrari al nuovo ospedale,
• siamo contrari alla scelta sbagliata dell’area,
• la Pellerina è un parco fragile, prezioso e insostituibile,
• via Traves è un’alternativa reale e concreta,
• accelerare oggi significa rischiare domani,
• Torino merita scelte basate sui dati, non sugli slogan.
Chiediamo al Sindaco e al Consiglio Comunale:
• di affrontare pubblicamente le criticità tecniche dell’area,
• di chiarire il rischio urbanistico del PRG,
• di rendere pubbliche le simulazioni 118,
• di valutare seriamente via Traves,
• di garantire che la Pellerina resti un parco.
La Pellerina è vita. E la vita si difende

“Comitato Salviamo la Pellerina” e “Assemblea Pellerina – No Ospedale nel Parco”

Monferrato Green Farm torna nel mese di ottobre

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Fiera Nazionale del Verde e dell’Agricoltura a Casale Monferrato

Molte novità di una rassegna sempre più specialistica
Da venerdì 2 a domenica 4 ottobre prossimi, il Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato ospiterà Monferrato Green Farm quarta edizione, seconda come Fiera Nazionale. L’innovativa Fiera del Verde e dell’Agricoltura vede il coinvolgimento al loro ‘servizio’ degli altri comparti produttivi, artigianato, industria e commercio in una prospettiva di crescita del territorio sostenibile per l’ambiente da quest’anno, ormai forte delle esperienze acquisite, si allinea alle altre Fiere di settore e prepara una serie di novità a partire dall’incremento dell’offerta di laboratori, incontri, momenti di approfondimento e di formazione nei vari settori, per andare sempre di più incontro ai gusti ed alle esigenze di pubblico ed espositori. Un’altra novità è costituita dall’orario in quanto tutte le sere il ‘sipario’ calerà alle ore 21.

La rassegna prevede, come negli anni passati cinque sezioni, ognuna delle quali presenterà diverse novità che verranno disvelate man mano all’avvicinarsi dell’evento:

Agricoltura; Vivai; Mostra con esposizione di animali; Salone eccellenze alimentari; Cura della persona

L’evento è organizzato dalla società D&N Eventi Srl in collaborazione, con il patrocinio la partnership di Istituzioni, Enti, Aziende ed Associazioni in fase rinnovo

Orari
Venerdì 2 ottobre 17 – 21
Sabato 3 ottobre 10 – 21
Domenica 4 ottobre 10-21

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi ai seguenti contatti

cell. 366 28 29 982
mail: commerciale@deneventi.it

Casale Monferrato, 15 luglio 2026

Ufficio Stampa
D&N Eventi Srl
Cell. 370 3017529

Abbruciamenti: come gestirli

L’Aula di Palazzo Lascaris ha approvato a maggioranza,  la delibera che avvia una sperimentazione per la rimodulazione temporanea delle limitazioni alla combustione all’aperto dei residui vegetali. Il provvedimento è finalizzato a valutare gli effetti delle misure adottate e a raccogliere elementi utili per la definizione di nuovi indirizzi e criteri destinati alla futura ridefinizione della zonizzazione del territorio regionale.

L’assessore all’Ambiente Matteo Marnati ha relazionato i punti principali del provvedimento, in particolare  è stato affidato ad ARPA Piemonte il compito di attivare e diffondere uno specifico bollettino informativo che evidenzi le condizioni e le disposizioni vigenti in materia di abbruciamenti. Sulla base di tali indicazioni, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di competenza previsti dalla normativa regionale, nel rispetto delle disposizioni nazionali in materia ambientale.

La delibera prevede inoltre una sperimentazione dedicata alle colture di castagno, nocciolo, vite e altri fruttiferi situate in comuni confinanti con la zona montana regionale. La sperimentazione sarà attiva dal 15 al 30 settembre 2026 e dal 1° al 15 aprile 2027, secondo modalità e condizioni specificamente definite dalla Regione. La Direzione regionale Ambiente, Energia e Territorio, con il supporto tecnico-scientifico di ARPA Piemonte, monitorerà e valuterà gli effetti delle misure adottate.

I risultati raccolti saranno utilizzati per definire nuovi indirizzi e criteri utili all’aggiornamento della zonizzazione del territorio regionale, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.

In discussione generale Silvio Magliano (Lista Cirio) ha sottolineato che questo provvedimento servirà a mantenere i territori boschivi e agricoli più puliti. Una corretta gestione dei residui vegetali contribuisce infatti a prevenire situazioni di degrado e criticità ambientali. Critiche invece le opposizioni, Alice Ravinale(Avs) e Mauro Calderoni (Pd) hanno affermato che se si vuole migliorare la qualità dell’ aria non si può andare avanti a deroghe, ma bisogna affrontare il problema nel suo complesso con misure strutturali, a cominciare dal potenziamento del trasporto pubblico.

Approvato anche un ordine del giorno n.691, primo firmatario Claudio Sacchetto (FdI), che impegna la Giunta a inserire nella sperimentazione anche i pochi Comuni esclusi perché non immediatamente confinanti con la zona IT0121 ma assimilabili per continuità territoriale e morfologia.

Come aderire alla CER “Oltre Collina Torinese”

Ad ottobre a Chieri sarà organizzato un incontro informativo per cittadini, imprese e associazioni

 

La CER “Oltre Collina Torinese” è attiva, tutti i cittadini e le imprese possono aderirvi attraverso il sito www.octcer.it, e nel mese di ottobre il Comune di Chieri organizzerà un incontro informativo aperto a tutti (famiglie, negozi e pubblici esercizi, artigiani, Pmi, associazioni, etc.), in cui verranno illustrate le caratteristiche della Comunità Energetica Rinnovabile (CER), i vantaggi e le modalità di adesione. Lo annuncia il Sindaco di Chieri Alessandro Sicchiero, presidente del Consiglio direttivo della CER “Oltre Collina Torinese”.

“Oltre Collina Torinese” è una Comunità Energetica Rinnovabile a guida pubblica formata da sedici comuni (Andezeno, Arignano, Baldissero Torinese, Cambiano, Carignano, Chieri, Marentino, Moriondo Torinese, Pecetto Torinese, Pino Torinese, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Santena, Trofarello, Villastellone), con il Comune di Chieri come capofila.

Per aderire alla CER non è obbligatorio possedere un impianto fotovoltaico, né cambiare il fornitore di energia, e non servono nuovi allacciamenti. Non c’è, per ora, una quota di adesione. L’energia prodotta verrà distribuita dai membri in base ai loro consumi e quella in eccesso immessa nella rete energetica nazionale, originando così ulteriori benefici economici. Alla CER possono aderire anche i cittadini non residenti nei Comuni fondatori, ma la cui utenza è collegata ad una delle 6 cabine primarie coinvolte. Gli impianti allacciati alla rete elettrica dopo il 30 giugno 2025 possono entrare nella CER.

«Sin da ora è possibile aderire ad “Oltre Collina Torinese” scaricando il modulo di adesione dal sito www.octcer.it, dove si possono anche trovare FAQ con chiare risposte alle domande più frequenti-spiega Alessandro Sicchiero-ad ottobre organizzeremo a Chieri un momento pubblico per illustrare come i cittadini e le attività del territorio possono trarre beneficio dall’iniziativa, partecipando attivamente alla produzione di energia pulita e alla riduzione dei costi. E altri eventi si stanno organizzando sui territori. La CER è una risposta innovativa e virtuosa e alla sfida del cambiamento climatico, rendendo protagonisti i Comuni del territorio, i cittadini e le realtà produttive, integrando responsabilità ambientale e solidarietà sociale. La CER, oltre alla valenza ambientale ed economica (riduzione delle emissioni di CO2 e abbattimento dei costi energetici), ha anche una rilevanza etica e sociale, dal momento che potranno accedervi persone e famiglie meno abbienti e i benefici generati dalla condivisione di energia pulita verranno in parte utilizzati per il contrasto alla povertà energetica, quindi a favore dei soggetti più fragili».

La Comunità Energetica Rinnovabile è un soggetto giuridico no profit, cui possono aderire persone fisiche, amministrazioni comunali, piccole e medie imprese, associazioni, enti religiosi e del terzo settore, con l’obiettivo di produrre, autoconsumare e gestire localmente e in modo condiviso energia elettrica da fonte rinnovabile. La normativa sulle CER prevede incentivi, agevolazioni per i privati e vantaggi per le imprese.

Piemonte, la rivoluzione verde: via libera alle rinnovabili, stretta sui data center

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Transizione energetica

Indipendenza energetica, innovazione e tutela del territorio sono i principi alla base della strategia illustrata dall’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Matteo Marnati durante il Forum per la transizione energetica del Piemonte, svoltosi   al Grattacielo della Regione con la partecipazione dei rappresentanti di Enel Green Power Italia, Terna, Gruppo Iren ed Elettricità Futura.

Nel corso dell’incontro, Marnati ha presentato i due principali strumenti sui quali la Regione intende costruire il proprio percorso verso la decarbonizzazione: il nuovo Piano regionale per l’individuazione delle zone di accelerazione destinate agli impianti da fonti rinnovabili e il disegno di legge che disciplinerà l’insediamento dei data center secondo criteri di sostenibilità ambientale.

L’obiettivo è perseguire la transizione energetica senza ricorrere a soluzioni uniformi, puntando invece sulla neutralità tecnologica. In questo quadro si inserisce anche il Piano Invasi, promosso dalla Regione per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso la realizzazione di nuovi bacini idrici, indispensabili per garantire riserve d’acqua, sostenere l’agricoltura e incrementare la produzione di energia idroelettrica.

Accanto a questa misura prosegue lo sviluppo della Hydrogen Valley piemontese e viene incentivato l’impiego di biocarburanti avanzati, ritenuti strategici soprattutto per ridurre le emissioni del trasporto pesante e delle industrie ad alto consumo energetico.

Il mix energetico regionale comprende inoltre il ricorso alla geotermia per il riscaldamento degli edifici e la valorizzazione della biomassa legnosa locale, trasformando residui forestali e agricoli in una fonte energetica programmabile e a filiera corta.

Sul fronte autorizzativo, la Regione ha avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale del nuovo Piano delle zone di accelerazione terrestri. Il provvedimento prevede un iter semplificato per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, con procedure ancora più snelle rispetto a quelle previste per le aree idonee ordinarie e con l’obiettivo di ridurre sensibilmente i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni.

La pianificazione esclude in modo esplicito parchi, aree protette e siti appartenenti alla Rete Natura 2000, privilegiando invece superfici già urbanizzate o compromesse, come coperture di capannoni industriali, ex aree produttive superiori ai cinque ettari, parcheggi, discariche e terreni da bonificare.

Grande attenzione è riservata anche allo sviluppo digitale. Il Piemonte, infatti, sta ricevendo numerose manifestazioni di interesse da parte delle grandi aziende tecnologiche per la realizzazione di infrastrutture dedicate al cloud e all’intelligenza artificiale. Per governare questa crescita ed evitare un impatto eccessivo sulle risorse idriche ed energetiche, la Regione ha aperto la consultazione pubblica sul nuovo disegno di legge dedicato ai data center.

Il testo introduce criteri stringenti, tra cui l’obbligo di adottare sistemi di raffreddamento ad alta efficienza, basati sull’utilizzo dell’aria o di circuiti chiusi per limitare il consumo di acqua, il recupero del calore prodotto dai server da destinare alle reti di teleriscaldamento a servizio di edifici pubblici come scuole e ospedali, l’integrazione con impianti alimentati da fonti rinnovabili per l’autoconsumo energetico e la localizzazione preferenziale all’interno di aree industriali già riqualificate.

«La transizione ecologica non si subisce, si governa – ha dichiarato l’assessore Marnati – Con il piano sulle aree idonee dimostriamo che è possibile correre verso gli obiettivi europei proteggendo i nostri campi e l’eccellenza del nostro agroalimentare. Al tempo stesso, diciamo sì allo sviluppo digitale e all’arrivo dei data center, ma solo alle nostre condizioni: chi vuole investire in Piemonte deve garantire il massimo rispetto delle risorse idriche, l’autosufficienza energetica e la restituzione del calore di scarto alle comunità locali. Regole chiare significano trasparenza per le imprese e sicurezza per il territorio».