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L’arte si fa design e celebra l’acqua

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Operart – Via della Rocca 12, Torino

Dal 5 aprile al 10 maggio lo showroom torinese Operart organizzaAquae”, mostra multidisciplinare che abbatte le frontiere fra moda, arte e design autoprodotto. Performances e incontri arricchiscono l’evento, che è una novità per la cultura torinese. Installazioni modulate come onde del mare, oggetti di design che richiamano la fluidità dell’acqua, performances che della liquidità fanno il loro tratto fondamentale. Operart, showroom torinese di interior design, si trasformerà dal 5 aprile al 10 maggio in spazio espositivo multi-disciplinare per rendere omaggio, attraverso arte, design e moda, al terzo prezioso elemento della natura: l’Acqua, che, come diceva il poeta cileno Raul Zurita, è l’intermediario tra noi e le stelle, ogni sua goccia è un respiro dell’universo. “Aquae”, questo il titolo della mostra, vuole sensibilizzare il pubblico con fattori evocativi estetici e simbolici sull’importanza dell’acqua, patrimonio dell’umanità e metafora dell’energia vitale presente in ogni individuo. L’ esposizione guarda ai nuovi linguaggi espressivi, quelli che abbattono le frontiere tra arte e design autoprodotto, fenomeno in crescita e in grado di ispirare produzioni seriali numerate, disegnate da artisti per i grandi brands dell’interior design. Percorsi creativi e linguaggi uniti nel segno della modernità diffusa e partecipata. Una novità per il panorama artistico torinese, in linea con una tendenza che promuove il design concettuale e trova autorevoli consensi e pubblico in gallerie, musei e fiere di tutto il mondo. Un nuovo linguaggio espressivo che, interagendo con l’arte contemporanea, ne diviene parte. Raoul Gilioli, artista installativo, Walter & Hamlet, artisti eclettici e designer di moda con atelier a Torino, e Operart hanno ideato un ambiente espositivo ‘fluido’, dove le opere create dialogheranno con lo spazio appositamente riconfigurato e con i ricercati elementi di design tematici, allestiti in esclusiva per la mostra-evento.

 

Carlo Bocca, fondatore di Operart, ha creato un allestimento specifico sui due piani dello spazio espositivo in cui le opere degli artisti tra video-arte, design autoprodotto, installazioni e performances, dialogheranno con alcuni elementi di arredo dedicati. L’allestimento è stato ‘disegnato’ seguendo linee fluide, come onde e suggestioni materiche, giocando con le geometrie dello spazio ed il richiamo ancestrale dei materiali. Raoul Gilioli, artista installativo ideatore di Aquae, presenta in anteprima due collezioni tematiche realizzate in cristallo digitalizzato, legno grezzo e plexiglass. Le linee sono morbide e scolpite digitalmente o manualmente sulle superfici come tracce fossili di onde marine. Per l’occasione sarà presentato il monolite Terra di Minotti Cucine, un blocco di pietra rara disegnato da Claudio Silvestrin, autore e progettista per Fondazione Sandretto. La texture riproduce trame fossili d’acqua in sintonia con il tema del lavoro di Gilioli e le installazioni di Walter & Hamlet. Il duo ha un solido e riconosciuto percorso nell’ambito dell’haute couture, ispirato da una visione artistica contemporanea che si esprime in Aquae con 4 installazioni specifiche presentate in anteprima. Mariano Dallago, fotografo professionista tra sperimentazione e design, presenta una trasposizione delle immagini mediante matrici e calchi su gesso, trasformando le immagini fotografiche in opere luminose. Lo spazio espositivo sarà nel mese della mostra anche teatro di incontri con ospiti di rilievo, che dialogheranno con il pubblico. Il vernissage del 5 aprile si aprirà con la performance Aquae di Raoul Gilioli con Giulia Ceccarelli e una video-installazione in collaborazione con Fripsel.

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Sono previsti altri 2 appuntamenti il 12 aprile ed il 3 maggio, che si chiuderanno con lo spettacolare finissage del 10 maggio, curato dal duo Walter & Hamlet, con il Balletto di Torino intitolato ‘il Canto dell’Acqua’.

Il “bacio” di Rodin arriva in Piemonte

Le Baiser di Rodin, tra i cinque “baci” più famosi al mondo, verrà esposto a Domodossola grazie alla Fondazione Ruminelli.
La copia in bronzo dell’originale in marmo proviene dalla Fondation Gianadda di Martigny. In mostra dal 6 aprile al 13 maggio a Palazzo San Francesco. Si tratta senza dubbio di una delle sculture più celebri di Rodin ed è forse “il bacio” più famoso della storia dell’arte. Auguste Rodin (1840-1917) è stato celebrato nel corso del 2017 con mostre ed esposizioni di grande valore in occasione del centenario della morte (tra le più importanti quelle al Grand Palais di Parigi e al Metropolitan Museum di New York e in Italia con una grande mostra visitabile fino a giugno di quest’anno a Treviso).


Dal 6 aprile al 13 maggio il Borgo della Cultura di Domodossola, grazie all’importante collaborazione tra Fondazione e Associazione Ruminelli, Assessorato alla Cultura del Comune di Domodossola e Fondation Pierre Gianadda di Martigny, ospiterà all’interno dello splendido Palazzo San Francesco la riproduzione in bronzo della celebre scultura in marmo di Rodin. Rodin esprimeva nelle sue opere l’idea più alta della vita, come limpida espressione dell’animo umano, e il suo Baiser è un chiaro esempio dell’ammirazione che il grande scultore francese nutriva nei confronti delle opere degli ultimi anni di Michelangelo. Gli amanti Paolo Malatesta e Francesca Da Rimini rappresentati nel Bacio (1881-1882) si rifanno dunque decisamente al Rinascimento, ma l’opera lancia uno sguardo chiaro verso il presente di Rodin, con quell’indagine profonda nella psiche tipica del Novecento. Il successo dell’opera in marmo convinse lo stesso Rodin ad autorizzare la riproduzione della stessa, a partire dal 1898, in alcune copie in bronzo, tra cui quella ospitata attualmente nel Parco delle Sculture della Fondation Pierre Gianadda di Martigny. La giornata inaugurale di venerdì 6 aprile inizierà alle 17.30 con un momento ufficiale nei pressi della Chiesa della Madonna della Neve per festeggiare il termine dei lavori di rifacimento delle facciate del piccolo santuraio domese, realizzati grazie alla donazione di oltre 130.000 euro del mecenate svizzero e cittadino onorario di Domodossola, Léonard Gianadda.
Alle 18.30 è invece fissato il taglio del nastro dell’esposizione presso Palazzo San Francesco, in Piazza Convenzione, che ospiterà anche la mostra “Sculptures en lumière” di Michel Darbellay, sempre realizzata grazie alla Fondazione Gianadda (ingresso libero tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 19). «La bellezza è il carattere e l’espressione. Ora, non c’è nulla nella natura che abbia più carattere del corpo umano. Esso evoca con la sua forza e la sua grazia le immagini più diverse. Il corpo umano è soprattutto lo specchio dell’anima e da là viene la sua più grande bellezza» disse Auguste Rodin nel 1911. La storia di Rodin, uomo che nella solitudine ha sempre trovato grande ispirazione, è una storia di emozioni grandissime e il Bacio ne rappresenta uno degli esempi più fulgidi, in cui la bellezza e l’arte si abbracciano creando un istante di pura felicità e seduzione.

 

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Per informazioni sulle attività dell’Associazione Culturale Mario Ruminelli www.associazioneruminelli.it – www.facebook.com/associazionemarioruminelli info@associazioneruminelli.

IL CROONER TORINESE MARCELLO PASQUALI RICORDA FABRIZIO FRIZZI

 

Marcello Pasquali, stimato crooner torinese con un passato di spicco anche nella dance – già opinionista per Sanremo 2018 di Sanremonews.it – prossimo al lancio del nuovo album per l’etichetta indipendente ‘Capogiro Records’ nata nel lontano 1986 sotto la Mole e che vanta collaborazioni illustri a vario titolo con artisti del calibro di Rita Pavone, Piero Chiambretti, Mario Lavezzi, Gerardina Trovato e Franco Tozzi, ricorda con affetto il caro e indimenticato Fabrizio Frizzi. “Un uomo e un artista perbene – dichiara l’artista – icona del sorriso genuino e schietto sul piccolo schermo per milioni di italiani. Cresciuto alla scuola del valente regista e produttore Michele Guardì, avrebbe meritato di più per il garbo e la cortesia che hanno sempre contraddistinto uno stile di conduzione raffinato e d’altri tempi. Lo avrei visto benissimo, per esempio, al timone del ‘Festival di Sanremo’, traguardo più volte sfiorato per un soffio”.  Per poi concludere: “Riempie di tristezza la sua precoce scomparsa, l’Italia perde per sempre un campione del buongusto, alieno e lontano dagli schiamazzi di una tv spazzatura che oggi la fa da padrona. Memorabili i suoi siparietti canori con il grande Andrea Mingardi, tra i suoi cantanti più amati da sempre, con cui ha spesso duettato davanti alle telecamere, anche seduto al pianoforte”.

 

LA CITTADELLA DEL CAFFE’, SUCCESSO ALLA MOSTRA CONVEGNO TIRRENO

L’Azienda leader nel Centro Italia nel settore della caffetteria inaugura la stagione formativa. E’ stato uno degli acclamati e attesi protagonisti, lo scorso fine febbraio, alla ‘Mostra Convegno Tirreno C.T.’, svoltasi con grande affluenza italiana e internazionale nel polo fieristico di Carrara. La manifestazione, da quasi 40 anni a questa parte, è il punto di riferimento per i principali operatori del settore alberghiero e ristorativo. ‘La Cittadella Spa’, marchio storico leader nel Centro Italia nella produzione e distribuzione di prodotti e servizi per la caffetteria e la ristorazione, si è distinta come sempre per qualità, servizi offerti ed innovazione. In questa occasione, si è presentata con il loro responsabile comunicazione- marketing ed un ricco e variegato parterre di testimonial d’essai, tra cui Cristiano Malgioglio, Irene Pivetti, Naike Rivelli, Nina Moric e Ignazio Moser. Da sempre attenta agli investimenti legati alle human resources del comparto, punto di forza della politica di sviluppo attuata con successo da ‘La Cittadella del Caffè’ (www.lacittadella.com), tramite la propria divisione dedicata ‘La Cittadella Coffe School’, è l’ampia gamma permanente di Corsi di Formazione SCA di Caffetteria in perfetto stile tailor made – la più importante ed autorevole associazione a livello mondiale che promuove caffè di qualità - con rilascio di diploma valido a livello internazionale, Corsi Barman e Corsi di Latte Art. Percorsi formativi prestigiosi, che hanno già visto la partecipazione, in cattedra, anche di ospiti d’eccezione quali la Trainer di fama internazionale Chiara Bergonzi e Francesco Corona. Tra le materie oggetto di formazione, Introduction to Coffe, Brewing, Barista Skills, Workshop di Caffetteria, Latte Art, Green Coffe, Roasting, Sensory, corsi Barman oltre a una molteplice possibilità di seminari di taglio individuale, modulati e schedulati sulle reali esigenze di ciascun iscritto.

In cima al mondo per la libertà delle donne

FOCUS  di Filippo Re

Raha Moharrak è la prima donna saudita a scalare sei delle sette montagne più alte del mondo senza il velo e senza avere il permesso del padre o del marito divenendo un simbolo per la speranza di riforme nel regno.

Ha sfidato il sistema del “guardiano” in vigore in Arabia Saudita che prevede che le donne debbano avere il consenso di un maschio per fare certe cose come lavorare, viaggiare o praticare attività sportive. Anche su questioni che riguardano l’educazione e la vita privata delle donne deve essere sempre presente un tutore. Raha ha voluto sfidare tutto ciò e lo ha fatto con coraggio e determinazione. Si è allenata per alcuni mesi facendosi portare nel deserto da un’autista perchè le donne non possono guidare e ha cominciato a fare trekking sulle dune. Non poteva fare altrimenti poiché il regno saudita ostacola in tutti i modi lo sport femminile e lascia le scuole senza palestre. Lo sport è considerato un gioco solo maschile e va contro la religione a causa dell’abbigliamento. Nata a Gedda, Raha Moharrak ha 30 anni e negli ultimi cinque anni ha preso parte a una decina di spedizioni alpinistiche. Non è stato facile per lei liberarsi dei divieti imposti dalla famiglia che inizialmente era contraria alla sua passione e ai suoi sogni sportivi. Dopo infiniti tentativi è riuscita a convincere i genitori e a gettarsi nell’impresa di opporsi al “sistema”. E soprattutto è riuscita a mobilitare un gran numero di donne che hanno lanciato una campagna sui social media dal titolo “Io sono la guardiana di me stessa” mirata contro le norme in vigore in Arabia Saudita secondo le quali ogni scelta di una donna dipende dalla volontà del maschio “guardiano”, che può essere il padre, il marito, il figlio o il fratello. Hanno inviato al monarca re Salman 2500 telegrammi e una petizione di 14.000 firme. Nel maggio di tre anni fa Raha conquistò la cima dell’Everest (8850 metri), la prima ragazza araba a raggiungere il “tetto del mondo” dopo aver già scalato la vetta del Kilimangiaro e altre cime. Raha continua a scalare le montagne insieme agli uomini e la sua vicenda dimostra ciò che le donne arabe possono fare per emergere e autodeterminarsi nonostante i divieti e le rigide leggi che penalizzano le donne, in particolare in un Paese retrivo come l’Arabia Saudita dove alle donne non viene neppure concesso di guidare l’auto. Il regno dei Saud è infatti l’unico Paese al mondo in cui le donne possono acquistare una vettura ma non possono usarla. Il divieto non ha una base legale ma è stato introdotto nel 1990 per rispettare la tradizione tribale.

Una donna, se vuole spostarsi con la macchina, deve chiedere a un parente maschio di accompagnarla oppure pagare un autista e così ogni giorno. Per chi viola il divieto di guida sono previsti arresti, multe e condanne alle frustate. Nel 2015 due donne saudite furono arrestate dopo avere sfidato il divieto di guida e poi deferite alla Corte criminale specializzata di Riad, istituita per processi per terrorismo ma utilizzata anche per dissidenti pacifici e attivisti. Da anni le autorità saudite provano a bloccare i tentativi delle donne di guidare e nonostante non ci sia alcuna legge che lo vieta nel Paese, le autorità non rilasciano loro la patente e i religiosi ultraconservatori emettono fatwe contro le donne al volante. Divieti simili non esistono in nessun altro Paese del mondo, neanche negli altri Stati del Golfo. Eppure nel Paese arabico c’è ancora spazio per festeggiare le donne come è successo di recente con la Women’s Day, una festa che ricorda il nostro 8 marzo ma soprattutto la prima festa dedicata alla donne in Arabia Saudita, anche se rigorosamente coperte con il burqa nero e magari con gli occhiali da sole. In base alla classifica stilata dal World Economic Forum, l’Arabia Saudita si trova al 134esimo posto su 145 come parità fra uomo e donna. A sfidare il sistema che penalizza le donne ci ha pensato anche Sarah Al Souhaimi, diventata la prima donna presidente della Borsa saudita. Già direttrice generale da tre anni della banca di investimenti NCB Capital, Al Souhaimi guiderà la principale piazza finanziaria del mondo arabo. Anche nel settore bancario le donne cercano di trovare spazi per affermarsi dal punto di vista professionale e a volte ci riescono con grande successo.

 

(rivista “Il Dialogo-Al Hiwar” del Centro Federico Peirone)

 

Over My Eyes, immagini dall’Iraq in mostra a Palazzo Lascaris

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27/01/2015 — Kirkuk, Iraq — Abdullah Hazbar from outside his tent. Abdullah was wounded by Iraqi war planes’ bombing when he left his village with his family.

Dal 1° marzo a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte (via Alfieri 15 a Torino), la mostra fotografica “Over My Eyes: una mappa di sfollamento”.

Dal 2014 in Iraq la guerra contro l’ISIS (Islamic State in Iraq and Syria) ha costretto alla fuga più di tre milioni di persone. La metà ha trovato rifugio nel Kurdistan iracheno, una regione autonoma nel nord del Paese abitata da circa cinque milioni di curdi e amministrata dal Governo Regionale del Kurdistan.

La mostra Over My Eyes presenta quaranta immagini di diverso formato, alcuni testi e due video. Attraverso lo sguardo di una giovane generazione di fotografi locali presenta frammenti della realtà quotidiana  degli Iracheni che spesso non sono documentati: dalle vaste montagne ai confini settentrionali del Paese, alle più disparate situazioni in ogni angolo dell’Iraq che raccontano le vite e le storie di chi vive da anni nei campi profughi, mentre la guerra continua a devastare la nazione.

Le fotografie sono il risultato di un anno di collaborazione tra un gruppo di fotografi iracheni e un team di editor, curatori e scrittori internazionali.

Le immagini esposte fanno parte di Darst Projects e sono state realizzate dai fotografi: Rawsht Twana, Bnar Sardar, Seivan M. Salim, Aram Karim, Hawre Khalid, Twana Abdullah, Sebastian Meyer e Ali Arkady.

Intervengono alla presentazione:

Francesca Cirilli, rappresentante Associazione Jest

Stefano Carini, fotografo ideatore del progetto

Rawsht Twana, fotografo del progetto

Younis Tawfik, giornalista e scrittore iracheno

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La mostra “Over My Eyes: una mappa di sfollamento” sarà aperta al pubblico a Palazzo Lascaris

dal 2 al 30 marzo 2018.

Orari: dal lunedì al venerdì 9 – 17

Ingresso gratuito

Sulle colline del Monferrato torna la Fiera dei Fiori

Torna in Fiera il Festival canoro San Giuseppe per giovani talenti. L’evento collaterale si terrà domenica 18 marzo a partire dalle ore 16

 

Nell’ambito della edizione numero 72 della Mostra Regionale di San Giuseppe, manifesttazione che si terrà al Quartiere Fieristico della Cittadella di Casale Monferrato, da venerdì 16 a domenica 25 marzo, a cura di D&N Eventi Srl, c’è anche quest’anno un gradito ritorno.

Domenica 18 marzo, a partire dalle ore 16, si svolgerà, infatti, la settima edizione del Festival San Giuseppe, manifestazione canora che è riservata ai piccoli artisti dai 7 ai 13 anni, suddivisi per categoria. Ad organizzarla è il Gruppo Artisti Canori che, anche quest’anno, ripetendo un’esperienza degli anni precedenti, sarà presente con un stand per tutta la durata della Mostra, con un banco di beneficenza, al quale potranno iscriversi coloro che vorranno prendere parte al Festival canoro.

“Domenica 18 marzo – anticipa Federico Marchese, direttore artistico dell’evento canoro e presentatore dello stesso – con me sarà a presentare la casalese Emanuela Capretto che è anche una collaboratrice del Gruppo e ci sarà la cantante Noemi Colombini, proveniente da Milano. E davvero una grande gioia poter dire che avremo due cantanti, una del territorio ed una che arriva da lontano”.

La Mostra, invece, continuerà a proporre i due ingredienti vincenti degli ultimi anni, l’ingresso gratuito e il percorso a giorni alterni, che tanta accoglienza positiva hanno sempre avuto da pubblico ed espositori e non mancheranno altri ritorni ormai classici, dall’Area Giochi riservata ai giovanissimi, alla “Piazzetta del Gusto”, con l’enogastronomia di diverse regioni italiane abbinata a quella del territorio, o “Arteinfiera”, ideata a curata dall’artista e critico d’arte Piergiorgio Panelli, quest’anno alla sua ventiquattresima edizione.

Ma l’offerta fieristica dell’edizione 2018 non si ferma qui: “Stiamo anche lavorando, in continuità con le edizioni precedenti – dice ancora Carlo Manazza – ad un programma di eventi collaterali, musicali, artistici, dibattiti, che vadano, da un lato a realizzare realtà del territorio, dall’altro a costituire un elemento di attrazione e di aggregazione”

 

Questi gli orari di apertura della Mostra

Feriali: dalle ore 18 alle ore 23

Sabato: dalle ore 15 alle ore 23

Domenica 18: dalle ore 11 alle ore 23

Domenica 25: dalle ore 11 alle ore 21

 

 

 

 

 

 

 

 

Il questore di Fiume nel Giorno del Ricordo

Martedì 20 febbraio 2018 presso la Sala Didattica del Polo del ‘900,  alle ore 17 in via del Carmine 14 a Torino si terrà il  Convegno “Giovanni Palatucci, Questore di Fiume”. Intervento di Silva Bon (Presidente Istituto Regionale per la Cultura Ebraica di Trieste e del Friuli Venezia Giulia) e di Pier Franco Quaglieni (Centro Pannunzio). L’incontro si svolge in occasione delle iniziative per il Giorno del Ricordo.

COMUNICARE SE STESSI ATTRAVERSO L’ARTE

La Divisione Arte di Torino Castello inaugura giovedì 8 febbraio la stagione espositiva 2018 con una mostra personale dell’artista Giorgio Giraudi

La mostra, dal titolo La comunicazione artistica tra umane visioni e oniriche realtà“, propone un gruppo di oltre quaranta opere, acrilici su tela realizzati dopo il 1995 e sculture in legno, attraverso le quali Giorgio Giraudi, nato a Torino nel maggio 1936, riesce a comunicare la propria visione delle cose e, perché no, forse anche della vita. Le opere di Giorgio Giraudi sono inserite nel Catalogo d’Arte Moderna dell’Editoriale Giorgio Mondadori, della De Agostini, nell’Annuario Comed, nei volumi “I giudizi di Sgarbi” e “Catalogo degli Scultori Italiani” editi da Giorgio Mondadori e su di lui si sono espressi alcuni fra i più noti critici e giornalisti del settore. L’esposizione, aperta al pubblico e con entrata libera, sarà ospitata nel Tower Center Torino Castello, sede di TORINO CASTELLO Agenzia Principale di REALE MUTUA Assicurazioni, uno spazio polivalente e tecnologico nel cuore della nostra città, in piazza Castello 111, divenuto ormai meta abituale e punto d’incontro per estimatori e critici dell’arte.

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La mostra rappresenta un momento importante ed esclusivo per conoscere da vicino un pittore e scultore restio a parlare di se stesso al punto tale da autografare le proprie opere nella parte posteriore della tela, la “più nascosta”, seguendo un po’ le logiche dei pittori ante Ottocento. Lucio Cabutti, nel 1996, lo definì L’”Eremita Urbano” ma, conoscendolo più da vicino, è possibile scoprire un uomo ricco di umanità e mitezza. Una persona con grande capacità espressiva in grado di comunicare, attraverso le proprie opere, l’inquietudine dell’animo umano che, attraverso un lavoro incessante e passionale, riesce a far parlare i propri silenzi. Paul Watzlawick, lo psicologo austriaco naturalizzato statunitense noto a tutti coloro che si occupano di comunicazione e marketing (ma non solo…), eminente esponente della Scuola di Palo Alto in California, diceva: “È IMPOSSIBILE NON COMUNICARE, ANCHE IL SILENZIO È COMUNICAZIONE” e questo per il sabaudo Giorgio Giraudi sembra essere molto naturale.

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La mostra sarà visitabile dal 9 febbraio al 12 aprile 2018, dal lunedì al venerdì con orario: 09-12.30 / 15-17.30. Festivi esclusi. Possibilità di organizzare visite guidate su prenotazione : 011 537866 o divisionearte@torinocastello.it.

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Antonio De Carolis

Presidente CDVM

Club Dirigenti Vendite e Marketing presso Unione Industriali di Torino

 

Il periplo del lago d’Orta

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Il lago d’Orta, o Cusio, è davvero particolare. Un po’ strano, dolce e malinconico ma – quando è il caso – orgoglioso e aspro come l’uva che  orna le toppie di Nonio e Pettenasco. “Di origine vallivo-glaciale” , come dicono gli esperti,  si alimenta con le acque dei torrenti Pescone, Fiumetta, Qualba, Pellino, Plesna e Lagna. Gli altri non sono poi gran cosa, come il Rial Camin, anche se – quando s’arrabbiano – nelle notti d’ira e di tempesta, possono far danno e versar lacrime. Le acque, irridendo la logica e il principio di gravità, defluiscono a nord,  attraversando Omegna nella Nigoglia per poi, in sequenza, transitare nella Strona e nella Toce e, alla fine di un viaggio nemmeno tanto lungo, trovar sfogo nel più largo e profondo lago Maggiore.

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Infatti, il Cusio, è un lago piuttosto raccolto: non piccolo ma nemmeno invadente. Si trova mediamente a 290 metri sul livello del mare , ha una profondità massima di 143 metri nelle acque di fronte a Oira e misura 13 chilometri e mezzo di lunghezza e poco meno di uno e mezzo in larghezza. Questo suo fatto d’essere orientato in senso contrario al verso dei maggiori laghi italiani che si raccolgono ai piedi delle Alpi, con la testata a sud e lo sbocco a nord, lo pone in sintonia con chi ne abita le sponde ( o forse è lui stesso a influenzare i cusiani? Chi può dirlo..). Testardo e caparbio, pronto all’abbraccio e alle tenerezze di un innamorato, a volte s’adira fino al punto di diventare livido e scuro. Comunque, dite pure quello che vi pare: a chi vive sulle sue sponde piace così. Il suo bordo meridionale, dalle parti di Gozzano,  benché eretto solo poche decine di metri sopra la superficie del lago, è comunque in grado di proteggerlo dai negativi influssi del clima della pianura,  garantendo – soprattutto d’estate – quel refrigerio dall’afa padana che gli abitanti della bassa novarese, da Borgomanero in giù, possono vedere solo con il binocolo. Non a caso, quando la canicola estiva morde le risaie, sulla statale del lago d’Orta è un via vai di auto da far invidia a quei posti dove  improvvisamente appaiono, piangendo, madonne e santi sui muri. La sponda sud, si diceva, è situata nel territorio di Gozzano che, tra l’altro, ha un bel lido che molti nemmeno conoscono, e forse il bello sta anche in questo. Spostandoci verso nord , seguendo la serpentina di curve della “statale 229” ( ora regionale, con lo stesso numero) che sale e scende, costeggiando a sinistra  il lago e a destra ville e parchi, si passa da Imolo per raggiungere il bivio di Orta: a sinistra si va in paese, a destra si sale verso la frazione alta di Legro ( il paese dipinto, con le case che offrono alla vista i loro muri dove sono raffigurate scene da film famosi)  e, ancora più su, a Miasino, Ameno, Armeno , fino alla vetta del Mottarone.

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Proseguendo dritti  sulla statale si arriva a Pettenasco e alla Punta di Crabbia . L’altra sponda , quando cala la sera, si presenta piuttosto buia mentre di giorno i paesi della riva occidentale s’intravvedono l’uno sopra l’altro:  Pella, Ronco e Oira giù, a pelo dell’acqua; Alzo, sovrastata da Boleto e dalla rupe di granito bianco sulla quale sorge il santuario della Madonna del Sasso, e poi Cesara e Nonio a mezza montagna, con i campanili che svettano in lontananza sopra il verde dei boschi. Da Crabbia in poi la dolcezza del lago finisce  e il bel sorriso del Cusio, quello largo e aperto,  si piega in una smorfia. Le due sponde si guardano un po’ in cagnesco,strette fra ripide montagne: il Camisino e il monte delle Quarne ad ovest e il Mottarone ad est. Il lago sembra assottigliarsi , trasformandosi in un cuneo acuto che si conficca nel cuore di Omegna, infrangendosi contro i “pastori”, la saracinesche di largo Cobianchi che ne regolano il livello, governandone gli umori delle acque. Da Omegna si può proseguire il viaggio salendo da via Comoli fino all’incrocio “delle tre strade” e da lì imboccare il tracciato che percorre la sponda occidentale del lago, fiancheggiando il Montezuoli, attraversando Brolo, il paese dei gatti, e Nonio. La strada, imboccando una valle stretta e verde dove non si percepisce la presenza del lago ( a meno che, nel bel mezzo dell’abitato noniese,  non si scelga di svoltare e scendere a picco verso Oira, fino a lambirne le sponde)  porta a Cesara.

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Volendo si può salire, a sinistra,  verso le frazioni di Grassona e Egro, dove c’è un maestoso belvedere che schiude allo sguardo la prospettiva lacustre. Proseguendo diritti sulla strada, senza deviare verso Arola e la Colma, ci si riavvicina all’acqua del Cusio. Varrebbe la pena dello sforzo una rapida deviazione sulla dolce asperità del Monte San Giulio, godendosi il panorama, prima di incontrare Ventraggia e Alzo che, con Pella ( bella quasi come Orta, sul lago) e i “paesi di mezzo” come Artò, Centonara e Boleto ( che, insieme, appartengono alla municipalità di Madonna del Sasso) sono le terre degli scalpellini. Un po’ come Mergozzo – sull’omonimo lago – e Baveno, sul lago Maggiore, con le cave di granito. A lago c’è Ronco, gioiello di pietra. Da lì a San Maurizio d’Opaglio, con le sue industrie e le sue botteghe artigiane dove si  producono i rubinetti, il passo è breve e lo è ancor più da lì fino a Gozzano, tornando al punto di partenza di questo periplo attorno al lago.

Marco Travaglini