Così come una vittoria non fa primavera, una brutta sconfitta non fa tormenta invernale, si potrebbe parafrasare … E’, d’altro canto, vero però che la partita non sia stata giocata bene.
Tralasciando i commenti tecnici che molti avranno già visto sui giornali “ufficiali”, si può da queste righe solo (e come sempre) aprire a commenti di natura diversa, così come per vocazione nasce questa rubrica che non vuole mai essere solo una semplice distesa di dati e numeri, ma la visione
“palpitante” di un’emozione vissuta dai tifosi. Si potrebbe definire inquieta e altalenante la volontà del pubblico di sostenere la squadra, sospinta dalla passione e “bruciata” dagli ultimi eventi. Il problema risiede proprio in questo: cosa ne sappiamo veramente di cosa sia successo, e, anche sapendolo, come possiamo essere noi nelle teste dei protagonisti? Purtroppo quanto accaduto non è positivo, e cambiare in corsa da vincenti non è cosa di tutti i giorni, ma proprio questo deve far riflettere sulla gravità delle cose accadute per modificare una situazione positiva.Ma ricordo che stiamo parlando di situazioni diverse da una persona che lavora con a carico famiglia tutti i giorni che si reca in fabbrica rispetto a quelle sportive. Io vivo di sport e so che è un mondo difficile, soprattutto l’alto livello, ma ogni cosa dovrebbe essere dimensionata a dovere.Vedo persone che si espongono con rabbia e che stanno male per quanto accaduto, e vedo l’indifferenza di chi le ha lasciate… . Vedo che qualcuno nel bene e probabilmente in questa occasione, nel male, comunque ci mette la faccia e affronta la realtà in prima persona con contatto diretto senza intermediari. A memoria d’uomo non ricordo un presidente faccia a faccia con i tifosi all’aperto per spiegare una situazione.Errori? Probabilmente sì, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra diceva qualcuno tanti anni fa, e se tale affermazione fosse seguita, molte sarebbero le diatribe in meno.

Ho visto gente lamentarsi l’altr’anno di situazioni insostenibili e quest’anno ricercarle, a dire “si stava meglio quando si stava peggio” non si sbaglia mai e il mondo cambia poco in questi ultimi secoli. La situazione tra il pubblico e sui social è di sconcerto ma credo che a parte i “gufi” tifosi che stranamente sarebbero contenti se Torino perdesse (e la qualifica di tifosi è perlomeno dubbia… ) tutti sarebbero contenti di rivedere il sereno su una piazza che merita il meglio dello sport cestistico.Torino è appena tornata sui palcoscenici che conta è già qualcuno sembra lamentarsi: ma lo sport 2020 non è più una fabbrica di dilettanti, è un’industria e si deve muovere come tale. Tutti i tifosi di Torino, noi che guardiamo il basket e che vorremmo vedere il più alto livello di competizione in città, dobbiamo solo fare una cosa: vivere la realtà che abbiamo, stringerci intorno allo spettacolo e non farci prendere in giro dalle false informazioni. Ok, sono stati fatti tanti errori, farne di più non sarebbe proprio il caso. Ma sarebbe bene ricordarsi che con errori e con “ardite imprese”, diciamo così, noi guardiamo la serie A e l’Eurocup, altrimenti il Palaruffini avrebbe ancora ospitato le partite di sport diversi e concerti Rock .E comunque trovo inquietante che nessuno dei sottolinei che da quasi un mese non gioca Mbakwe, e non è una mancanza da poco, dopo di che, anche con Banchi si erano palesati momenti vuoti clamorosi anche a Varese nel primo tempo. Le critiche non portano a nulla e i saccenti che non sanno portano a qualcosa che non voglio commentare… A Venezia e ad Avellino dopo una sconfitta nessuno si diverte a picchiare i propri “idoli” con parole da “intenditore”. Ma come sempre, chi non può fare, parla, o scrive e anch’io faccio così. Se fossimo stati bravi saremmo tutti noi ad allenare o ad aver giocato in A o forse ad essere padroni di una società di alto livello sportivo… tutto il resto sono solo parole. A noi il compito, unico, di sostenere criticando, se serve, costruttivamente.
Paolo Michieletto


Il Torino era avanti con Obi nel primo tempo nel match con il Sassuolo
Al Palazzo del Nuoto di Torino è cominciata la domenica di gare del Campionato Regionale di Categoria di nuoto per salvamento, che in mattinata ha visto in acqua i 100 percorso misto, i 100 manichino pinne e la 4×25 manichino.
La Uisp Piemonte lancia il primo Campionato di ciclismo su strada per sole donne E’ in arrivo una bella novità per le appassionate del mondo su due ruote.
In vista del Campionato Italiano Primaverile Lifesaving di Categoria, in programma dal 15 al 18 febbraio a Riccione, il Comitato Regionale FIN Piemonte e Valle d’Aosta ha organizzato i Campionati Regionali di Categoria di nuoto per salvamento.
STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
giovanile, al secondo i riflettori della serie A. Poi accordi di cartello per avere un settore giovanile di altre società. E Massimo Feria, da Rivarolo, commercialista ed ex presidente FinPiemonte, in quota centro destra, dimissionario per grane con la giustizia. Forni dimostra di non temere le asperità della campagna acquisti. Lui i soldi necessari li trova sempre. Non lesina e compera anche il marchio Auxilium, si dice dal leggendario Gianni Asti che con don Gino ha fatto il basket
sportivo chiaramente di prestigio internazionale. Qui la Famiglia Muttoni a vario titolo con società qualificate gestisce il Parco olimpico.Cosa non facile se vogliono, come sembra stiano facendo, far tornare i conti.Ben venga il basket al Palavela ma deve “pagare un affitto” e saper gestire la complessa struttura. Qui la storia si fa più ingarbugliata. Massimo Feria ha l’idea vincente: paghi il Comune. Subito le trattative si arenano, il Comune non ha un euro. Non se ne fa niente. Rimane il progetto di portare Torino in Europa almeno nel basket. Tutto si gioca sui risultati di quest’anno, di fatto messi in dubbio dalle dimissioni di Banchi. Grandi muri ma con fondamenta molto fragili. Personalmente non metto in dubbio le qualità tecniche di Recalcati. Anzi non mi permetto minimamente. Ma una dirigenza così ambiziosa dovrebbe avere maggiore equilibrio. Mi sembra che sia questo che sia mancato. Uno scarto tra le ambizioni e le capacità manageriali. Si vedrà cosa succederà in campo e soprattutto sugli spalti. Ma si dovrà vedere che farà la dirigenza che, almeno per ora, si è fatta “scappare” un allenatore di respiro internazionale, scelto proprio perché capace di governare le dinamiche dei giocatori in campo e negli spogliatoi. Viceversa chi ” andava a rovinare le uova nel paniere” proprio negli spogliatoi ha dimostrato di non essere in grado di gestire una società che vuole essere di livello europeo
LE DIMISSIONI DI BANCHI
“follia” dei Forni vedrebbe probabilmente il basket non dal livello attuale, con i pro e i contro di ogni pensiero. Come si conduca una società è opinabile, che sia un fatto che con il loro arrivo sia coincisa la crescita del basket cittadino, no. L’allenatore, da sempre, nello sport è a rischio risultati e quando non è così, come nel nostro caso, può avere un ego e delle capacità molto alte tali da scontrarsi con personalità forti sia con giocatori che con dirigenza, ma a maggior titolo deve difendere con i fatti il proprio operato. Uno stipendio che raggiunge probabilmente cifre molto alte in tre anni a fronte di quello di gente tra gli spalti che spende del suo per seguire le trasferte e ci rimette anche un po’ di salute e famiglia, dovrebbe far riflettere su evidenti differenze tra lavoratore e “lavoratore”. La situazione in sé non è commentabile, la verità probabilmente è in caratteri forti da entrambi i lati e molta convinzione nei propri mezzi con poca gestione delle diplomazie necessarie per l’alto livello. Ma purtroppo è un male comune nel mondo dello sport, dove da sempre le proprietà litigano con gli allenatori e viceversa, salvo pochi periodi felici, e pensare di esserne immuni a Torino forse era un’utopia. Il mio pensiero va a tutti i tifosi che, come me, restano delusi da una passione, che come etimologia significa sofferenza, legata comunque a fattori umani. E il mio pensiero va proprio a coloro che vorrebbero con forza urlare la loro rabbia per quanto successo difendendo chi di loro non ha cura, avendo comunque
abbandonato la “nave”, e “offendendo” chi fino a poco tempo prima era l’artefice dei loro sogni. Probabilmente la ragione c’è ed è giustificata, però il giorno dopo gli allenatori, pur rinunciando a stipendi milionari troveranno il loro posto di lavoro “nuovo” e avranno nuove bandiere a cui alzare i pugni al cielo, le proprietà potrebbero anche cambiare interessi ma vivere comunque serenamente, ma loro, i tifosi veri, forse, avranno segni indelebili su aspetti della propria vita quotidiana che potrebbero turbare la loro esistenza “normale”. La saggezza imporrebbe il “non ti curar di loro ma guarda e passa”, ma la rabbia è un istinto difficilmente controllabile. E la parte maestra di noi vorrebbe che il fuoco delle passioni venisse soggiogato dalla forza della ragione. In tutto questo che sta succedendo vediamo tanti che si agitano e sembrano non curarsi delle persone che per questo sport “soffrono”, si emozionano, sbattono per terra i telecomandi quando le cose non vanno bene, piangono a fine partita quando si vince, danno la mano con gioia ai giocatori a fine partita e tanto altro . 
La fase di andata del campionato di serie A di basket si è conclusa. Ecco le otto partecipanti e gli accoppiamenti della Final Eight di Coppa Italia, dal 15 al 18 febbraio a Firenze.