SPORT- Pagina 15

Nova Eroica Ivrea: si pedala tra le meraviglie del Canavese

Il 14 settembre 2025 debutta, in Piemonte, a Ivrea la Nova Eroica:

tre percorsi tra avventura, paesaggi e convivialità.

Un evento unico dove si pedala con il cuore, si corre con grinta

e si festeggia insieme

IVREA – Il 14 settembre 2025 Ivrea accoglie per la prima volta Nova Eroica, il format ciclistico che unisce la tradizione delle strade bianche alla scoperta dei territori più autentici. Dove la bicicletta diventa strumento di sport, avventura e incontro.

Nova Eroica è un viaggio, un rito, una festa del ciclismo moderno che si nutre di emozione e fatica. Si corre su bici gravel, ma con lo sguardo rivolto alla tradizione: strade bianche, salite che mordono, paesaggi che tolgono il fiato. Tratti cronometrati si alternano a momenti da vivere in piena libertà, in cui l’unica cosa che conta davvero è esserci.

Con Ivrea, Nova Eroica approda per la prima volta in Piemonte, una regione che per conformazione e identità rappresenta lo scenario ideale per questo format ciclistico. Le strade bianche, i rilievi morenici, i laghi e i vigneti del Canavese offrono un paesaggio che unisce bellezza naturale e cultura, rendendo questa regione una terra perfetta per celebrare lo spirito “eroico”.

Ivrea, città di cultura e identità

La nuova tappa di Nova Eroica nasce a Ivrea, una città che ha saputo unire radici e futuro, conservando al tempo stesso il suo carattere innovativo e ribelle. Ivrea è la città di Olivetti, che con le sue prime e rivoluzionarie macchine per scrivere ha segnato la storia industriale italiana; è la città dello Storico Carnevale e della Battaglia delle Arance, simbolo di libertà e passione popolare; è un territorio che custodisce cinque laghi, colline e foreste, che raccontano la memoria geologica dei ghiacciai.

L’arrivo di Nova Eroica in Piemonte non rappresenta soltanto una novità sportiva, ma anche un’opportunità per il territorio. Le esperienze delle sorelle Nova Eroica Buonconvento e Prosecco Hills testimoniano ka capacità del format di attrarre ciclisti da tutto il mondo, confermando il richiamo internazionale di un evento che unisce ciclismo, paesaggio e cultura, e che porta valore al turismo locale. Donne e uomini di ogni età, agonisti o semplici appassionati del piacere di pedalare si ritrovano “uniti dalla bellezza della fatica e dal gusto dell’impresa”, il motto che ha reso Eroica un movimento ciclistico amatoriale tra i più significativi al mondo.

Nova Eroica Ivrea si inserisce in questa visione, con l’ambizione di generare nuove opportunità per il Canavese e per l’intero Piemonte.

I percorsi

A fare da palcoscenico alla nuova nata sarà l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, un vero capolavoro della natura modellato dai ghiacciai: colline, vigneti, laghi e boschi diventeranno parte di un racconto collettivo.

Tre tracciati permetteranno a ogni ciclista di vivere il Canavese in tutta la sua varietà:

  • 43 km | Percorso Corto “Via dei Castelli” (350 m D+): un itinerario tra borghi e vigneti, accessibile ma suggestivo, ideale per chi vuole vivere l’esperienza eroica senza forzare.

  • 80 km | Percorso Medio “Serra Tour” (1.100 m D+): lungo la dorsale morenica più estesa d’Europa, alterna salite e panorami di grande respiro. Un percorso impegnativo e panoramico, ricco di fascino.

  • 133 km | Percorso Lungo “Anfiteatro Morenico” (1.740 m D+): il tracciato più completo, che – lungo 19 salite – attraversa il Lago di Viverone, raggiunge Candia e si sviluppa tra crinali e boschi dove la natura conserva il suo carattere più autentico. Un’impresa, che unisce memoria geologica e spirito di avventura.

Race. Ride. Relax

Come tutte le altre tappe del circuito, Nova Eroica Ivrea sarà caratterizzata da quello che è molto più di un motto: è la filosofia che guida ogni Nova Eroica: Race. Ride. Relax.

Race, nei tratti cronometrati in cui dare tutto, sfidando se stessi e gli altri. Ride, nei chilometri da percorrere in compagnia, ammirando i paesaggi, attraversando borghi, colline e castelli. Relax, nell’atmosfera di festa che accoglie ogni partecipante all’arrivo, dove la fatica si trasforma in gioia dell’impresa. È il ciclismo che emoziona, che unisce, che lascia il segno.

Il programma del weekend

Nova Eroica Ivrea è molto più di una gravel ride. È un weekend da vivere a 360°, tra sapori, musica e convivialità, nel cuore di Ivrea, in piazza Castello, dove tutto avrà inizio e tutto tornerà.

Sabato 13 settembre, a partire dalle ore 15, musica dal vivo, con djset di Zizzi HB, e degustazioni curate da realtà locali accompagneranno il pubblico fino alla serata, in un clima di attesa e incontro.

Domenica 14 settembre, dalle ore 7.30, la città si animerà con la partenza dei tre percorsi. Dalle 10, Piazza Castello diventerà nuovamente il fulcro della manifestazione, accogliendo arrivi, stand espositivi, momenti di intrattenimento e occasioni di condivisione.

Un ricordo che resta

Nova Eroica Ivrea non è soltanto una prova sportiva, ma un’esperienza che si trasforma in ricordo. Una giornata che comincia all’alba e si chiude con il sorriso, tra gambe stanche e cuori colmi. Un momento da condividere, che lega insieme sport, comunità e territorio.

Iscrizioni, regolamento e dettagli sul sito ufficiale: eroica.cc/it/nova-eroica-ivrea-1

Cristiana Ferrini “Mio Padre, Il Capitano dei Capitani”. Giorgio Ferrini, una storia granata / 2

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SECONDA PARTE dell’intervista  di Laura Goria a CRISTIANA FERRINI sul suo libro “MIO PADRE, IL CAPITANO DEI CAPITANI” dedicato al mitico Giorgio

1) Scrivi che Giorgio è stato più che un leader, senza neanche accorgersene, cosa intendi?

Me l’hanno detto tutti, anche il cappellano della squadra, Don Francesco, che per lui aveva un debole.

Perché era quello che si dava di più e sosteneva i compagni; se qualcuno stava per cedere, gli andava vicino e sussurrava “sono stanco-morto anche io, ma dai… andiamo!” Così lo spingeva a tirare fuori l’ultima piccola risorsa, a superare se stesso in nome della squadra. Questo è l’esempio trainante di un leader e capitano.

2) I suoi rapporti con i compagni di squadra?

Erano ottimi con tutti. Con alcuni il legame era più forte, basato sul piacere di stare sempre insieme… la continuità.

Queste solide amicizie le coinvolgeva in tutto. Se pensava di acquistare una casa, estendeva l’idea e il progetto anche a loro; chi poteva e voleva aderiva, idem per vacanze, gite, e altro.

3) E con il denaro e il lusso?

Aveva i piedi saldi per terra e non si concedeva lussi; prima venivano il mattone, sistemare i genitori, mettere da parte e investire per garantire la sicurezza futura della nostra famiglia, tutte cose normali. Mamma dice che spesso non dormiva la notte temendo che il preventivo della villa che costruiva a Pino andasse troppo oltre e si chiedeva se non fosse qualcosa più grande di lui. Si preoccupava che nulla fosse lasciato al caso.

4) Racconti un Giorgio “puro allo stato puro” che scartò proposte allettanti per restare e fare crescere il suo Toro.

Intorno ai 30 anni ricevette proposte da squadre decisamente importanti che lo avrebbero pagato 3 volte di più e lui rifiutò. Mamma non approvò molto.

5) Dici che amava il Toro come un figlio; in famiglia come la vivevate?

Credo ci sia stata qualche discussione con mamma per quanto lui dava e si dava; e non certo con il fine di ricevere.

Questa -squadra, società, maglia granata- chiamala come vuoi, secondo me lo aveva stregato. Non era solo la passione e il suo lavoro, c’era di più!

Non ci sentivamo sminuiti o inferiori rispetto a questo; noi eravamo noi, e lui ce lo dimostrava sempre, ci adorava. Però per il Toro non capiva più niente, neanche percepiva il sacrificio, e credo che gli abbia dato proprio tutta la sua vita.

6) Come affrontava fatica e pressione?

Mamma mi ha raccontato che papà non era il leader indiscusso della squadra solo perché era il capitano. Anzi, era quello messo sempre più in dubbio e sotto stress; che poi lui lo vivesse con naturalezza, la sostanza non cambiava.

Inoltre, non aveva mai contratti lunghi perché non sapeva vendersi.

Poi, in base all’allenatore, poteva piacergli o meno, ed ogni volta che entrava al Filadelfia doveva dimostrare il suo valore. Nulla era mai scontato; perché anche se era il capitano, poteva sbagliare una partita e non giocare più.

7) Come visse il fine carriera?

Non fu tragico. Più che altro un passaggio naturale, visto che è andato oltre la media di quegli anni. Per esempio, Trapattoni e Radice allenavano da tempo mentre lui era ancora in campo. Ha capito da solo quando era giunto il momento.

Accadeva che dalla tribuna sentissi ogni tanto commenti spiacevoli del tipo “Ferrini esci..”. La verità è che magari non aveva più la forza di qualche anno prima; ma ti assicuro che il carisma e la forza trainante per gli altri c’erano tutti. Era sempre quello che in campo faceva la differenza!

8) Per Giorgio Il Toro veniva prima anche di se stesso?

Certo. Verso la fine, l’allenatore diceva: “Voi avete una certa età, bisogna inserire e far giocare i giovani, altrimenti quando finirete loro non sapranno farlo”. Papà era d’accordo: per il Toro, per stare alti in classifica; per puntare allo scudetto. Tieni presente che allora non c’era il turnover di oggi.

9) Ci racconti il momento di felicità assoluta della sua vita… quel 16 maggio 1976 con il suo Toro Campione d’Italia.

Momento pazzesco. La mia gioia da tifosa; soprattutto quella negli occhi di papà che quasi tremava. Rideva e piangeva perché quel giorno aveva ottenuto quello per cui aveva vissuto, faticato e lottato tanto.

Dal balcone della sede del Toro lanciavamo fiori; io non c’entravo nulla, ma papà mi diede la mano e disse “lanciali anche tu”. Un momento mio e suo. Anche se intorno c’era il mondo in festa. La sua gioia incontenibile e i continui abbracci. Penso sia stato il giorno più felice della sua vita. Adrenalina pura. Non lo dimenticherò mai.

10) Perché scrivi che la morte precoce di tuo papà è diventata il parametro temporale per distinguere tra un prima e un dopo?

Molti suoi amici mi dicono che, morendo, ha stravolto le loro vite.

Da allora parlano di un “prima con lui” riferito solo a ricordi belli di cose fatte insieme: gite, vacanze, risate, pranzi, cene e altro..

E c’è un “dopo Giorgio”; che è stato un reinventarsi. Io pensavo fosse una cosa esclusivamente di noi familiari, invece no. Addirittura certi gruppi si sono sciolti, le persone non si sono più viste, molte non sono più riuscite a frequentarsi.

E’ diverso per me e Jerry Sattolo, che purtroppo è morto 2 anni fa. Aveva una bellissima foto di papà in cucina e mi disse che parlava sempre con lui, come se ci fosse ancora, proprio come faccio io.

11) Per tua mamma tra il prima e dopo Giorgio il solco è un precipizio profondo. Vedova giovanissima dell’amore della sua vita; come ha attraversato quel baratro… è un salto che dura ancora e non finirà mai?

Una parte di lei è morta con lui e questo le ha lasciato un pessimismo e una melanconia di fondo che hanno cancellato la Mariuccia gioiosa che ricordavo con papà. Non l’ho mai più vista ballare né ridere, in parte si è ripresa solo con i miei figli.

12) Che mamma e nonna è stata?

Una mamma eccezionale, sempre presente; ci ha lasciati liberi di scegliere, sbagliare, provare, viaggiare. Molto generosa, ci ha dato tanto, tutto. Con i miei figli è severa nel modo giusto: li giudica, li sprona, però c’è ed è molto moderna come mentalità.

13) Il libro lo dedichi a lei «donna lodevole dell’uomo che ha amato»; e perché credi che non lo leggerà?

E’ stata la moglie ideale che, rimanendo nell’ombra con amore e intelligenza, ha saputo sollevare papà di tutte le preoccupazioni e responsabilità che avrebbero potuto pesare su di lui e la carriera. Ha perfettamente incarnato “La grande donna dietro al grande uomo”, colonna portante della famiglia sulla quale papà poteva sempre contare.

Mamma il libro non l’ha ancora neanche toccato, ha paura che le faccia troppo male. Credo abbia messo il dolore in un baule e tema che io possa riaprirlo. Le ho spiegato che l’ho scritto da figlia e i miei non sono i suoi occhi da fidanzata e moglie. Ho la sensazione che non le faccia neanche piacere che io l’abbia scritto. Mi ha anche chiesto se papà approverebbe

14) Secondo un’antica massima poetica “Muore giovane chi è caro agli dei” …Come definiresti la parabola di vita di tuo papà, e che senso dai alla sua morte così precoce?

Io credo ci siano dei predestinati ed è come se lassù avessero avuto bisogno di lui. O almeno questo è quello che mi sono sempre raccontata perché mi aiutava.

15) Giorgio era molto legato al cappellano del Toro, la fede gli offriva risposte?

Papà era credente e praticante, amava entrare nelle chiese e scoprirle. Ero piccola e non so che spiegazione si diede per la morte di Gigi Meroni. Ma ricordo che fu la prima volta che lo vidi piangere disperato e mi colpì molto.

16) Tu sottolinei legami imperscrutabili nei numeri e che, nella lotteria della vita, la sorte ha assegnato a Giorgio il numero 8 per l’eternità.

Il numero 8 è stata una costante nella sua vita. A partire dalle date di quando è venuto al mondo a quando l’ha lasciato: è nato il 18 agosto, l’ottavo mese, ed è morto l’8 novembre. Da piccolo ha voluto l’8 sulla prima maglietta, lo stesso con cui ha sempre giocato nel Toro. Il Comune di Pino gli ha assegnato il civico 8 per la casa. Ed è il numero collegato a: perfezione, equilibrio, uguaglianza, amore eterno, armonia, forza interiore, saggezza, potere.

In matematica, poi, l’infinito è un 8 sdraiato; proprio come papà ora riposa per sempre, guardando verso la Basilica di Superga dove si sono schiantati i suoi eroi ed è iniziato il Giorgio calciatore che ne ha raccolto il testimone. E’ come se quel numero l’avesse avuto impresso nel cuore e ne avesse scolpito tutto il percorso.

17) Hai notato anche il tragico destino che accomuna i campioni granata morti tutti giovani: il grande Torino a Superga, Gigi Meroni e tuo papà? Solo inquietanti coincidenze?

Non ci avevo mai pensato. Credo nel destino e papà ha avuto una vita molto particolare legata al Toro. Società con una storia tutta sua, effettivamente caratterizzata da morti precoci. Forse coincidenze legate a questa Società un po’ stregata, dalla quale non ti puoi staccare.

18) E non è curioso che tuo papà e altri calciatori granata abbiano abitato proprio a Pino; la collina sorvolata dall’aereo poco prima di precipitare a Superga, in cima al colle successivo?

E partito tutto da papà, grazie all’amicizia con l’estroverso Gianni Mori e la sua bellissima famiglia, che a Pino vivevano da tempo. Una nota curiosa è che Gianni, grazie a questa nuova relazione, da tifosissimo juventino, diventò subito sfegatato granata.

La prima cena a casa Mori, papà, che da tempo guardava affascinato verso Superga, scoprì che Pino era la collina prima di quella dello schianto. E quando Gianni gli disse che il terreno di fianco era in vendita, lui decise di comprarlo e costruirci la nostra casa. Poi portò altri compagni di squadra: Sattolo, Rosato, Fossati e altri.

19) Tu oggi vivi proprio tra quelle mura e lì sei cresciuta con lui… che emozioni vivi?

Belle, appaganti, consolanti, ricche di quell’affetto che voglio prendermi da lui; perché so con quanta passione, sacrificio entusiasmo e gioia ha costruito la casa. Lì ci sono le mie radici. C’è lui e di lui mi parla tantissimo, anche nei difetti sottolineati da mamma.

Poi ci sono i suoi angoli del cuore: il divano dove si sedeva, il balcone dove fumava tutte le sere guardando verso Superga, o il punto in giardino. Del passato ho dei flash; come la sua ombra che veniva ogni sera in camera, a qualsiasi ora rientrasse, e ci aggiustava sempre le coperte, poi ci dava un bacio prima di andare a dormire.

20) E se oggi fosse seduto con te, di fronte alla grande finestra che hai spalancato sull’orizzonte, come vorresti il vostro tempo insieme?

Anche se non c’era fisicamente, me lo sono portato dentro tutta la vita, ci siamo sempre parlati e il nostro dialogo non è mai finito. Scrivendo il libro non lo vedo più ai suoi 37 anni, ma brizzolato, un po’ appesantito, più nonno… e la cosa mi piace. Sarei contenta si confrontasse con i miei figli, facesse delle cose con loro; sarebbe meno severo che con noi, ma con le stesse basi. E a loro è mancato.

21) Quanto e come hai trasfuso il tuo amore di figlia per Giorgio ai tuoi ragazzi?

Entrambi fanatici del pallone, ho avuto remore a parlargli di mio papà più di tanto. Ho raccontato solo del nonno Giorgio che aveva costruito questa casa… un nonno normale. Poi giocando a calcio hanno scoperto da soli che era stato un grande; ed è allora che ho cominciato a parlargli di lui.

22) Solo dopo la sua morte scopriste quanto bene aveva fatto in silenzio…cosa emerse?

Molte cose neanche mamma le sapeva. Per lo più fu Don Francesco a rivelarmi quanto papà avesse aiutato gli altri. Ma non con le solite raccomandazioni; lui forniva le carte per poi andare avanti da soli.

Per esempio, ricevevamo sempre oggetti africani e non capivamo, finché è arrivata la lettera di un medico africano che svelava di essersi laureato grazie agli studi che gli aveva pagato papà.

23) Come e dove pensi sia Giorgio oggi?

Può sembrare una visione infantile, ma mi ha sempre aiutata: mi piace immaginarlo in un prato verde, ad un tavolone con sempre più amici che arrivano e si siedono. Lui lì sta bene, fa la scuola calcio dei bambini e continuiamo il nostro dialogo. Lo ritroverò.

 

PS. Il libro offre anche la possibilità di rivedere immagini della vita di Giorgio Ferrini, molte inedite, e ricordi vari della carriera del capitano. Erano conservati in un baule che ora Cristiana mette a disposizione di tutti.

Basta inquadrare con la fotocamera del vostro cellulare il QR code che trovate sul risvolto di copertina. Vi collega alla pagina Instagram Giorgio Ferrini 8, dove Cristiana carica costantemente materiale prezioso.

CRISTIANA FERRINI “MIO PADRE, IL CAPITANO DEI CAPITANI” Cairo Editore

L’Open Day dello Sport a San Mauro

L’Open Day dello Sport è organizzato dal Comune di San Mauro Torinese domenica 14 settembre dalle 10 alle 13 in piazza Gramsci.

Un’opportunità per provare gratuitamente le diverse attività sportive che è possibile praticare a San Mauro; un’iniziativa aperte a tutti ma particolarmente dedicata ai ragazzi e alle ragazze in fascia scolare.

 

Saranno presenti le associazioni sportive del territorio:

  • Pallavolo Asd Allotreb
  • Pallavolo Sant’Anna
  • Rugby San Mauro
  • Autovip San Mauro
  • San Mauro country club
  • Pattinatori San Mauro
  • Dojo Yoshin Ryu
  • V02 Nuoto

Al via la stagione olimpica: l’Ice Club Torino lancia i suoi talenti verso Milano-Cortina 2026

Con l’inizio della stagione olimpica, l’Ice Club Torino si prepara a vivere mesi intensi e ricchi di emozioni, confermandosi ancora una volta come uno dei centri nevralgici del pattinaggio artistico internazionale. Le attività e i corsi di pattinaggio sono ufficialmente ripresi presso le due sedi storiche del Palatazzoli e del Palavela, dove si allenano quotidianamente atleti di altissimo livello sotto la guida del team tecnico coordinato da Edoardo De Bernardis.

Il club torinese, da sempre fucina di talenti, schiera una squadra internazionale di giovani promesse e campioni affermati, pronti a competere nei più prestigiosi appuntamenti della stagione. Tra settembre e dicembre, le gare del circuito ISU saranno decisive per il ranking nazionale e le convocazioni olimpiche in vista di Milano Cortina 2026.

Tra i convocati per il circuito internazionale dell’Isu Junior Grand Prix figurano Amanda Ghezzo e Noemi Joos per l’Italia, Carlota Garcia Barranco e André Zapata per la Spagna, e Raul Gracia per Andorra. Questi giovani atleti, che si allenano presso l’Ice Club Torino, rappresentano il futuro del pattinaggio europeo e si distinguono per talento, dedizione e spirito competitivo.

I riflettori sono puntati su Daniel Grassl, Tomas Guarino e Sarina Joos, atleti di punta che potrebbero prendere parte ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Le loro performance nei prossimi mesi saranno determinanti per definire la composizione delle squadre olimpiche.

“Siamo orgogliosi di iniziare questa nuova stagione con entusiasmo e ambizione. L’Ice Club Torino è una realtà che da anni investe nella formazione sportiva e artistica dei suoi atleti, offrendo loro un ambiente stimolante e professionale. Vedere i nostri ragazzi convocati per competizioni internazionali e candidati all’Olimpiade è motivo di grande soddisfazione. Auguro a tutti gli atleti una stagione ricca di successi, crescita e passione. Il nostro impegno è quello di continuare a promuovere il pattinaggio come disciplina che unisce tecnica, arte e valori umani. Torino è pronta a brillare sul ghiaccio” commenta la Presidente dell’Ice Club Torino Claudia Masoero.

«Questa stagione rappresenta un crocevia fondamentale per molti dei nostri atleti. Il lavoro che stiamo portando avanti non si limita alla preparazione tecnica, ma mira a costruire identità artistiche forti e riconoscibili. Ogni programma è pensato per raccontare una storia, per emozionare e per lasciare un segno. Allenare giovani talenti provenienti da diversi Paesi è una sfida entusiasmante: Torino è diventata un laboratorio creativo dove si incontrano culture, stili e visioni. Il nostro obiettivo è portare sul ghiaccio non solo una solida tecnica, ma anche autenticità e bellezza. Sono fiducioso che questa stagione ci regalerà momenti indimenticabili” aggiunge Edoardo De Bernardis.

L’Ice Club Torino si conferma come uno dei poli più dinamici e innovativi, grazie a un team tecnico di altissimo profilo, una visione artistica riconosciuta a livello internazionale e una struttura organizzativa solida e inclusiva.

Qualificazioni Mondiali: Israele-Italia 4-5, follia e gol a raffica a Debrecen

L’Italia di Gennaro Gattuso vince una partita al cardiopalma contro Israele, imponendosi 5-4 a Debrecen nelle qualificazioni mondiali. Un match rocambolesco, ricco di errori, ribaltoni ed emozioni fino all’ultimo secondo.
Israele parte meglio e trova il vantaggio al 15’ grazie a uno sfortunato autogol di Locatelli. Gli Azzurri faticano a reagire ma crescono col passare dei minuti, trovando il pareggio al 39’ con Moise Kean, abile a sfruttare un errore della difesa avversaria.
Nella ripresa Dor Petetz firma il 2-1 per Israele, ma l’Italia non ci sta: ancora Kean sigla il pari e poco dopo Politano completa la rimonta portando i suoi sul 3-2. Sembra fatta, ma Israele reagisce con orgoglio e in appena tre minuti ribalta tutto, riportandosi sul 4-4.
Quando il pareggio sembra ormai scritto, al 90’ Sandro Tonali trova il gol vittoria con un destro dal limite, facendo esplodere la panchina azzurra.
Gattuso può tirare un sospiro di sollievo: la sua Italia è viva, grintosa e ancora in corsa per il Mondiale, anche se la fase difensiva resta un punto da migliorare.

Enzo Grassano

Cristiana Ferrini: “Mio Padre, Il Capitano dei Capitani. Giorgio Ferrini, una storia granata” / 1

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Di Laura Goria

Cosa si può dire di un uomo meraviglioso che muore a soli 37 anni, lascia una moglie innamoratissima, due figli ancora piccoli e una moltitudine di tifosi affranti?

Il mitico capitano del Toro, Giorgio Ferrini, mancato l’8 novembre del 1976, rivive ora nelle pagine scritte dalla figlia Cristiana; un’intensa dichiarazione di amore al suo “Papitano”, che ha chiuso gli occhi ed è volato via troppo presto.

E sfatiamo subito l’errata idea che sia solo un libro di sport. No! E’ infinitamente di più.

Innanzitutto è la biografia dove sfogliamo la vita semplice –eppure straordinaria- di un uomo con valori solidi, spinto da un’immensa passione, notevoli doti, animo profondamente buono e corretto.

Ma con un tempo breve come un lampo che ne ha fatto leggenda.

Sono memorie preziose, uniche e appassionanti che vi conducono nella quotidianità del campione, scorrevoli come un ottimo romanzo. Soprattutto… distillate dal cuore.

Cristiana è la fotocopia al femminile di “Papitano” Giorgio. Stessi occhi color cielo terso, capelli biondi, cuore sempre spalancato agli amici, inscalfibile senso di lealtà, identica tenacia da mula triestina, di quelle che non mollano mai.

Indossa il cognome Ferrini come seconda pelle ed apre lo scrigno dei ricordi, regalandoci l’essenza di suo papà. Traccia il profilo innanzitutto dell’“Uomo”; prima ancora che del mitico campione granata.

Lo fa con l’emozione di una figlia che nel Dna ha ereditato la capacità di convertire l’impatto del dolore in tempra straordinaria. Oggi è una donna felicemente ancorata alle sue radici; ha volato alto per tornare realizzata, sempre positiva e con una gioia di vivere contagiosa.

Questa intervista è solo la punta dell’iceberg di un intero pomeriggio trascorso insieme. Peccato che le parole sciorinate per iscritto non possano trasmettere pienamente i toni vibranti della sua voce, l’entusiasmo straripante dalle sue parole, la luce che scintilla e diffonde radioso il suo sguardo mentre racconta la genesi del libro che… ci dice:

«E’ dentro di me da sempre. Sono pensieri, frasi, brani di canzoni o un tramonto che mi fanno pensare di raccogliere qualcosa da dedicare a lui. Probabilmente è arrivato il momento maturo in cui sono riuscita a scrivere quello che avevo dentro».

  1. Giorgio che uomo era?

Innanzitutto una persona per bene, con valori profondi, leale, incorruttibile, giusto, altruista. Buono, ma non debole; non scendeva a compromessi e non aveva mai secondi fini. Un puro, ma anche figura carismatica, un leader che ha portato i suoi valori nello spogliatoio e nella compagnia degli amici. Oggi percepisco dai racconti di chi l’ha conosciuto che era speciale e pieno di qualità. Cosa non scontata.

  1. Per te chi era l’amato “Papitano”?

Come per le mie amiche, il papà era il principe azzurro, la prima figura maschile di riferimento. Ma penso di avere avuto una fortuna in più; lo chiamavo “Papitano” proprio perché era anche il capitano della mia squadra del cuore. Io ero tifosissima fin da piccola; portata allo stadio dai nonni e dagli zii, casualmente, poi in me è nata la passione.

3) Hai perso il tuo Idolo quando avevi solo 12 anni: come si sopravvive e si supera?

Ci sono rabbia e rancore, poi ho visto la sofferenza di mamma e Amos, e in un pomeriggio sono cresciuta da bambina ad adulta. Ho sentito che dovevo proteggerli. Ero troppo piccola per un dolore così grande, e qualcuno doveva tenere duro. Per salvarmi, ho voluto farne la mia forza e conviverci. Mi sono creata come un film dove lui c’era e questo mi ha sempre aiutata.

4) Come si cresce con il rimpianto?

Io non l’ho lasciato quel giorno; per me era andato via solo il suo corpo. All’inizio, soprattutto nei week end, la sua assenza fisica era sopportabile, come se fosse al solito ritiro. Invece nei momenti importanti, come scelte da prendere, avvertivo terribilmente il vuoto.

5) Che genitore è stato per te e come siete stati educati?

Un papà amico, ma severo; con la sua parte di dolcezza e comprensione nei giochi e nei compiti. Poi si sdoppiava e diventava il mio idolo in campo.

In famiglia esistevano delle regole, papà e mamma per noi c’erano sempre ed erano il punto di riferimento. Ci davano la possibilità di sbagliare, ma poi dovevamo crescere e andare con le nostre gambe.

6) I ricordi più belli che hai di lui?

Sono infiniti e continuano a riaffiorare, perché da quando li ho messi nero su bianco, si è scatenato di tutto, tanto da scrivere un altro libro.

7) E con lui?

Un ricordo solo nostro è la nuotata. Esperienza forte e fisica, che facevamo in mare, soprattutto quello scuro e melmoso di Lignano. Mi prendeva sul dorso, ci immergevamo sott’acqua fin sul fondo, e riemergevamo. Poi un’altra spinta e tornavamo giù. Come due delfini sospesi uno sull’altro, staccati, io lo abbracciavo senza bloccarlo e ne imitavo il movimento. Era bellissimo!

E la prima volta nelle acque cristalline della Sardegna è stato pazzesco. Ancora oggi, ogni volta che mi tuffo, innanzitutto, mi immergo allo stesso modo. E quando vado sotto…è quello…il momento in cui forse ci uniamo ancora.

8) Quanto eri una fan sfegata?

La fede granata in me era innata. Adoravo andare allo stadio con papà, che mi guardava perplesso, chiedendomi se non preferissi giocare con le amichette.

Invece sceglievo di fare i compiti sulle gradinate e seguire gli allenamenti. Se il tempo era brutto stavo con la custode del Filadelfia, signora Franca, che mi ha insegnato a cucire e rammendare. Ancora oggi, per me, lì è casa.

Ed è curioso, perché pensa che, paradossalmente, l’unico pallone in famiglia, non l’aveva portato papà dallo Stadio, ma comprato la mamma, supplicata da me e mio fratello.

9) E Amos?

Era più piccolino, i compagni di squadra di papà gli facevano un sacco di scherzi e per lui era una tortura. Fingevano di fargli il gesso, un’iniezione, la doccia fredda. Papà, con intelligenza, aveva capito che il calcio non era il suo sport e, con sensibilità, l’aveva indirizzato verso la vela e il motocross.

10) Tuo fratello assomiglia a Giorgio?

Ha tutta la sua gestualità, che è pazzesca. Ma quanto a carattere, Amos è selettivo. Da un amico pretende tanto, è più esigente; a volte stupito che si comporti con lui in un certo modo. Invece papà di amici ne aveva veramente tanti. Amos no, è un solitario. Ma i principi e i valori che porta avanti sono gli stessi. Gli ho chiesto se voleva scrivere qualcosa e la sua introduzione è davvero bellissima.

11) Cosa ti è mancato più di papà nelle varie fasi della tua vita?

Sono credente e non chiedo mai “Perché non ci sei?”. So che c’è! Lo sento sempre presente e gli chiedo di guidarmi, non farmi sbagliare o fare il passo più lungo della gamba. Come se continuasse un dialogo e un confronto tra me e lui.

Ovvio che nelle scelte di studio e lavoro mi sono confrontata solo con mamma, che è stata bravissima. Ma aveva le sue idee e cercava di proteggerci, era cauta soprattutto se c’erano investimenti da fare. Si, l’opinione di papà sarebbe stata importante.

12) Perché Giorgio, fin da piccolo, pur essendo Triestino, aveva questo amore incondizionato per il Toro?

Non lo sappiamo, ed è inspiegabile, tanto più che all’epoca il calcio non era importante come oggi. Aveva voluto il numero 8 rabberciato col panno lenci su una maglietta. E sua mamma gli aveva anche confezionato un pallone con la gomma piuma, ricoperta di stracci cuciti insieme.

Non si capisce neanche perché proprio l’8 che non era neanche quello di Valentino Mazzola. Forse è il destino.

13) Quando l’aereo con a bordo la squadra del Grande Torino si schiantò a Superga, il 4 maggio 1949, per Giorgio fu straziante. E’ vero che quel dolore contribuì a forgiare il futuro capitano Granata?

L’aneddoto ce lo raccontò nonna. Papà, appena apprese la notizia corse via disperato; senza dirle niente, mentre lei stava allattando zio Bruno, di 10 anni più piccolo.

Inconsolabile, camminò da solo, lungo il mare fino a notte fonda, mentre tutti lo cercavano preoccupati.

Quando tornò, il padre non ebbe cuore di punirlo perché, guardandolo negli occhi, lo vide talmente sconvolto che lo mandò a dormire.

Al mattino gli chiesero spiegazioni e lui angosciato…«Ma sono morti tutti i miei eroi, volete capirlo!», poi aggiunse «Io diventerò il capitano!».

14) Giorgio era molto umile e semplice, come fu la sua infanzia?

E’ cresciuto in casa Ferrini dove c’erano molto amore, gioia, allegria, armonia… e la povertà del dopo guerra. Ma affrontata con lo spirito tipico dei triestini che sono goderecci e sanno far festa in modo sano e con poco. Si riuniscono, cantano e si divertono. Uova sode e sale, sedie a sdraio in macchina e per loro è vacanza.

Poi c’era il palazzo, con tutte le porte aperte, un modo per dire che esisteva condivisione tra le famiglie: gioie, dolori, chi aveva una patata la passava all’altro, nella corte i bambini giocavano insieme, una mamma li controllava e loro si guardavano tra loro. L’ultima volta che sono andata a Trieste l’ho visitato; c’è ancora, riammodernato, in lontananza il mare e l’Istria.

15) Passò dai banchi di scuola direttamente all’età adulta. Come arrivò la svolta dell’ingaggio granata?

Conclusa la scuola dell’obbligo lavorò in una fabbrica di scarpe americana; perché doveva già contribuire al bilancio familiare e per i nonni era l’avvio di un impiego sicuro con probabile assunzione all’orizzonte.

Dopo gli esordi a pallacanestro, era passato al calcio e uscito da lavoro si allenava e giocava nella squadra di Trieste, la Ponziana, dove era stato notato. Già allora aveva una marcia in più.

Dal Toro arrivò il dottor Motto, che poi ho conosciuto, e mi ha raccontato come i nonni lo ricevettero a casa con educazione, ma anche ostilità. Quando propose un contratto, il nonno rispose che a lui interessava solo quello con la fabbrica.

Nonna, invece, quasi bisticciando, si impose e disse «No, Giorgio va! Farà sempre in tempo a tornare, ma se non prova, ci chiederemo tutta la vita se abbiamo sbagliato. E poi chi siamo noi per dirgli di no!».

16) In parte, dunque, si deve a tua nonna l’arrivo di Ferrini 15enne al Toro, che donna era?

Tostissima, lungimirante, molto moderna, intelligente. Sicura, forte, coraggiosa, tipica donna giuliana, di confine. E ti dico anche che, finché c’è stata, è la persona alla quale ho sempre chiesto un consiglio e lei me l’ha dato ogni volta lucidissimo. Su qualsiasi cosa, a partire dal fidanzatino, mi diceva «no, non è giusto…», oppure «Cri, aspetta, sei frettolosa, lascia un attimo che le cose si calmino, cerca di ragionare…»

17) L’amore tra tua mamma Mariuccia e Giorgio sbocciò con un candore di altri tempi. Corteggiamento e timidezza…direi…a ruoli invertiti…

Lo raccontavano insieme ridendo e mamma ne ha riparlato a Natale.

Papà era timidissimo e complessato per l’acne; lei invece per niente e spigliatissima. Arrivava dalla Val Sugana che le stava stretta, e a Varese era cassiera in un bar. Bella e parecchio corteggiata, era però incuriosita da quel giovane sempre a testa bassa. Quando un amico le svelò che a Giorgio piaceva molto, prese in mano la situazione e organizzò un pomeriggio danzante col jukebox.

Arrivato da solo, papà si mise dietro la console, mamma andò a chiedergli di cambiare musica e lo invitò a ballare. Ha fatto tutto lei.

Peccato che i nonni avessero mandato zia Sandra, più piccola di 10 anni, per riportare a casa la sorella. E che papà abbia sentito il commento della ragazzina “Ma con tutti i ragazzi belli che ci sono ti sei messa a ballare proprio col più brutto”.

Papà sparì e mamma per riconquistarlo iniziò a comprare i giornali sportivi per capire chi fosse. Chiaro che lei non ne sapeva molto, ma lo provocò dopo un’espulsione; e lui risentito “Prima di fare queste battute vieni a vedermi”. Non se lo fece ripetere due volte e la storia si sbloccò.

Lei iniziò a seguire tutte le partite e a fare il tifo: lui a dare il meglio di sé in campo per piacerle.

18) Davvero un amore candido…

La storia poi è cresciuta, ma nel massimo rispetto delle regole. Entrambi lontani da casa, alloggiavano nella stessa pensione, dove si dormiva con le porte aperte e se avessero voluto…avrebbero potuto fare tutto quello che volevano, come tanti altri. Ma loro invece no! Mamma dice che erano due imbranati. Si limitarono a baci, carezze e abbracci e non superarono mai il limite prima del matrimonio. Lei tenne fede al diktat di sua madre che le aveva detto: “La reputazione, stai attenta, mai rovinartela. Lo ami, però aspetta”.

19) Che marito è stato?

Lui in casa era una bella figura, non dominava mamma, avevano i loro ruoli. Erano scherzosi, soprattutto ancora molto innamorati, avevano appena 34 e 37 anni e ancora tanto da darsi.

Li ricordo soprattutto sul divano abbracciati e giocosi: mamma che lo scompiglia tutto, lui che la lascia fare, con sguardi pieni di amore. Oppure giocare a cuscinate sul lettone tutti e quattro insieme; iniziavano sempre loro due, poi ci buttavamo anche io e mio fratello.

Non era mai per cose gravi, ma papà odiava le discussioni, mamma il contrario e quando qualcosa la infiammava, lui faceva muro; ogni tanto diceva “Rossa, basta!”, poi usciva e andava dai vicini Mori, o a camminare. Quando tornava, mamma avrebbe voluto riattaccare, ma ormai non era più il momento.

20) A voi che esempio è arrivato?

Direi perfetto. Amos ed io in casa avevamo un clima sereno e siamo cresciuti con un fortissimo senso della famiglia, dei suoi valori fondamentali. Ci sono entrati sottopelle grazie all’esempio e ai comportamenti quotidiani di mamma e papà, come si muovevano, come erano. E se pensi che da lui ho assorbito un segno così forte in soli 12 anni, l’esempio era davvero alto; certo poi portato avanti da una mamma eccezionale.

21) Quanto costava a lui e a voi il tempo sottratto alla famiglia per la squadra.

La normalità era che andava e veniva. Ma quando c’era, esisteva la qualità! Siamo cresciuti sapendo che nostro papà aveva semplicemente ritmi diversi. Certo, quando riuscivamo a godercelo più a lungo era una gioia enorme. Credo che per lui fosse un sacrificio molto meno che per noi, perché stava facendo quello che amava. Allora i calciatori il lunedì sera andavano nei Toro Club con la famiglia e neanche questo per lui era faticoso.

22) Giorgio era di poche parole, ma i suoi gesti e silenzi quanto erano intensi?

Gli occhi e il gesticolare erano il suo parlare. Con lo sguardo comunicava con me, gli amici e gli altri. A volte bastava che ci guardassimo da lontano come sapevamo fare noi…e non doveva dire nulla, lo sguardo bastava.

Ho ancora nitido il ricordo di quando era l’ora di andare a letto dopo il mitico carosello; mi guardava semplicemente indicando direzione zona notte. La magia era tutta negli occhi e nella gestualità.

23) La prima parola che ti viene in mente quando pensi a tuo papà?

I suoi occhi! Pace!

Cristiana Ferrini: “Mio Padre, Il Capitano dei Capitani. Giorgio Ferrini, una storia granata”  Cairo Editore

 

PS. Il libro offre anche la possibilità di rivedere immagini della vita di Giorgio Ferrini, molte inedite, e ricordi vari della carriera del capitano. Erano conservati in un baule che ora Cristiana mette a disposizione di tutti.

Basta inquadrare con la fotocamera del vostro cellulare il QR code che trovate sul risvolto di copertina. Vi collega alla pagina Instagram Giorgio Ferrini 8, dove Cristiana carica costantemente materiale prezioso.

 

CONTINUA…….

La stagione agonistica 2025/26 di Parella Volley

Il Volley Parella Torino, la più importante società di Torino, ha presentato alla piscina Pellerina, la stagione agonistica 2025/26. Parella Volley ha circa 6000 tesserati di tutte le età e disputa i campionati B1 Femminile e B maschile. Ai nostri microfoni il presidente Gianluca Facchini ha ricordato che la storica società di pallavolo ha come mission l’obbiettivo di far crescere i giovani con un percorso di formazione tecnica attraverso la maturazione equilibrata dei ragazzi.

FRANCESCO VALENTE

Guarda il video:

Jannik Sinner è cittadino onorario di Torino

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L’onorificenza a un simbolo sportivo assoluto – conferita per il contributo all’immagine nazionale e internazionale della Città – è stata votata oggi pomeriggio dal Consiglio comunale con l’approvazione unanime della proposta del sindaco Lo Russo sottoscritta da 24 consiglieri.

La mozione evidenzia il legame significativo tra il tennista e la Città; protagonista delle Atp Finals “ha saputo parlare con entusiasmo di Torino, valorizzando l’immagine e l’attrattività internazionale.”

E’ un atto – sottolinea il documento – che celebra il suo straordinario percorso umano e sportivo e consolida il rapporto speciale che lo unisce alla nostra comunità.

“Un modello virtuoso per i giovani nell’esempio comportamentale e uno stile dallo spirito sabaudo” ha evidenziato Lo Russo nel presentare l’iniziativa.

Vent’anni da Toro: L’era Cairo dei Trionfi” (2005-2025 – L’ucronia di un Grande Torino rinato)

Nel luglio del 2005, Urbano Cairo prende le redini del Torino FC tra mille dubbi. Ma in questa realtà alternativa, fin dall’inizio qualcosa cambia. Cairo, più audace, decide di investire subito in un progetto ambizioso: ricostruire un “nuovo Grande Torino”. Affida la guida tecnica a Gian Piero Ventura ma con un piano a lungo termine, stile Ajax o Athletic Bilbao: valorizzare i giovani del vivaio, investire nello scouting, e riportare l’identità granata al centro.
2008 Ritorno in Serie A e la rinascita granata
Dopo due anni di assestamento, il Toro torna in Serie A nel 2008 con una squadra giovane, grintosa, e un gioco spettacolare. Nasce il trio delle meraviglie: Belotti, Ogbonna e Baselli, cresciuti nel vivaio e ormai colonne del club.
2012 Il Primo Trionfo: Coppa Italia
Contro ogni pronostico, il Torino vince la Coppa Italia 2012, battendo in finale la Juventus 2-1 grazie a una doppietta di Alessio Cerci. È un trionfo storico, il primo trofeo ufficiale dai tempi dell’ultima Coppa Italia del 1993. I tifosi invadono le strade, il Filadelfia viene ricostruito e diventa centro nevralgico del club.
2014 Lo Scudetto del Cuore
La stagione 2013-2014 è leggendaria. In un campionato incerto, il Torino approfitta del caos in casa Juve (in questa realtà, Conte si dimette a gennaio) e con una squadra compatta e brillante guidata da Immobile e Belotti in attacco, El Kaddouri a centrocampo e Padelli tra i pali, vince il suo 8° Scudetto. È festa in tutta Italia: il Toro torna campione dopo 68 anni, e lo fa con stile e umiltà.
2015 Europa League: una cavalcata epica
Da outsider, il Torino stupisce l’Europa. Batte l’Everton, poi lo Zenit, poi l’Ajax in semifinale. In finale a Varsavia contro il Siviglia, Belotti segna una doppietta da urlo e il Toro alza la sua prima coppa europea. È l’apoteosi.
2020 – Il nuovo Stadio Filadelfia
Grazie ai successi e agli introiti europei, Cairo finanzia la costruzione di un nuovo Stadio Filadelfia da 33.000 posti, tutto dedicato alla storia granata. Un impianto moderno ma con l’anima degli Invincibili.
2023 Seconda Coppa Italia e Supercoppa
Nel 2023 il Torino batte la Roma in finale di Coppa Italia, poi vince la Supercoppa Italiana contro il Milan con un rigore decisivo di Ricci. A 18 anni dalla prima coppa, il ciclo vincente continua.
2025 – Vent’anni di Cairo, il “Presidente del Rinascimento Granata”
In 20 anni, Urbano Cairo ha trasformato il Toro:
1 Scudetto (2014)
2 Coppe Italia (2012, 2023)
1 Europa League (2015)
1 Supercoppa Italiana (2023)
Ritorno stabile in Champions League
Un vivaio tra i migliori d’Europa
Un nuovo stadio e un Filadelfia pulsante
Non è tornato il Grande Torino, perché quello resta irripetibile. Ma è nato un “Toro Moderno”, degno erede di quella leggenda.

Enzo Grassano

Amanda Ghezzo, Ice Club Torino: Junior Grand Prix ISU, ottavo posto e convocazione internazionale

7 settembre 2025 – Ottimo debutto stagionale per Amanda Ghezzo, giovane promessa del pattinaggio artistico italiano, che ha conquistato l’ottavo posto allo Junior Grand Prix ISU di Varese tenutosi questo fine settimana, una delle competizioni giovanili più prestigiose a livello mondiale.

 

Amanda, quindicenne torinese e due volte campionessa italiana junior, ha rappresentato l’Italia con grinta e raffinatezza, distinguendosi tra le migliori atlete internazionali. Cresciuta sportivamente all’interno dell’Ice Club Torino, si allena quotidianamente tra il Palatazzoli e il Palavela sotto la guida esperta di Edoardo De Bernardis e Renata Lazzaroni.

La sua performance ha incantato il pubblico e i giudici: nello short program ha interpretato con intensità le musiche del film “Dune”, mentre nel programma libero ha portato in scena l’energia e il carisma di “Chicago”. Entrambe le coreografie, firmate da Edoardo De Bernardis, hanno valorizzato le doti espressive e tecniche dell’atleta, confermando la sinergia vincente tra talento e visione artistica.

Grazie a questo importante risultato, Amanda ha ottenuto la convocazione per un’ulteriore tappa del circuito ISU Junior Grand Prix, consolidando il suo percorso verso i vertici del pattinaggio internazionale.

“Amanda ha dimostrato una maturità artistica sorprendente per la sua età. Nel programma corto ha saputo trasmettere la tensione e la profondità emotiva di “Dune”, mentre nel libero ha sprigionato tutta la sua energia interpretativa, dando vita a un’esibizione brillante e coinvolgente. Il nostro lavoro si è concentrato sull’equilibrio tra tecnica e narrazione, e questo risultato conferma che siamo sulla strada giusta. Amanda ha ancora ampi margini di crescita e sono certo che potrà affermarsi con continuità a livello internazionale” ha affermato Edoardo De Bernardis.

“Siamo estremamente orgogliosi del percorso di Amanda, che con determinazione e passione ha saputo affrontare una competizione di altissimo livello. Il lavoro del team tecnico e artistico è stato fondamentale per la preparazione di questa pattinatrice talentuosa” ha commentato la Presidente dell’Ice Club Torino Claudia Masoero.

Foto gara copyright Wilma Alberti