La cura passa anche dagli animali: protocollo per la veterinaria sociale

 

Prendersi cura di un animale significa spesso prendersi cura anche di sé. È da questa consapevolezza che prende forma il nuovo Protocollo d’intesa presentato  a Palazzo Civico, un accordo che riconosce il valore della relazione tra persone in condizioni di fragilità e animali d’affezione come strumento concreto di promozione della salute e del benessere, secondo l’approccio One Health.

L’iniziativa vede uniti la Città di Torino, l’ASL Città di Torino, l’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Scienze Veterinarie, l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Torino e la LAV – Lega Anti Vivisezione, sede di Torino. Un’alleanza istituzionale e sociale che punta a rendere pienamente operativo l’ambulatorio veterinario sociale di via degli Abeti 16, garantendo cure medico-veterinarie gratuite o a condizioni agevolate alle persone residenti in città e seguite dai servizi sociali.

Il Protocollo si inserisce nel solco delle politiche di tutela degli animali d’affezione e di prevenzione del disagio sociale, valorizzando il ruolo che il legame uomo–animale può avere sul piano fisico, psicologico ed emotivo, soprattutto per le persone più vulnerabili. Un modello che integra salute umana, animale e ambientale e che trova applicazione concreta nella collaborazione strutturata tra enti pubblici, professionisti e terzo settore.

Tra gli obiettivi principali dell’accordo figurano il rafforzamento dell’attività settimanale dell’ambulatorio veterinario sociale, la presa in carico tempestiva delle situazioni segnalate dai servizi sociali, la promozione di attività di formazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e il sostegno a interventi integrati nei casi più complessi, a tutela sia della persona sia dell’animale.

Il Protocollo, della durata di tre anni a partire dal 15 gennaio 2026, potrà essere ampliato ad altri enti del terzo settore e prevede l’istituzione di un Tavolo di confronto e monitoraggio per valutare periodicamente l’efficacia delle azioni intraprese. Il primo incontro del Tavolo si è svolto subito dopo la presentazione ufficiale.

«Con questo Protocollo rendiamo pienamente operativo un servizio fondamentale che riconosce il valore profondo della relazione tra le persone e i loro animali d’affezione, soprattutto per chi vive in condizioni di fragilità», ha dichiarato Jacopo Rosatelli, assessore alle Politiche Sociali della Città di Torino, sottolineando come l’accesso alle cure veterinarie rappresenti un sostegno concreto alla salute e alla dignità delle persone.

Un concetto ribadito anche dall’assessore alla Tutela Animali Francesco Tresso, che ha ricordato come a Torino siano censiti oltre 80mila cani e 16mila gatti: «Numeri che raccontano una città in cui il legame con gli animali è sempre più centrale, soprattutto in una realtà dove quasi la metà delle famiglie è composta da una sola persona».

Dal punto di vista sanitario, Carlo Picco, direttore generale dell’ASL Città di Torino, ha evidenziato il valore strategico dell’ambulatorio veterinario sociale, che finora ha già visitato oltre 150 animali, effettuando esami diagnostici e vaccinazioni: «Da oggi l’attività sarà ulteriormente incrementata, offrendo cure gratuite agli animali delle persone seguite dai servizi sociali».

Un ruolo importante è affidato anche all’Università di Torino. Come spiegato da Tiziana Civera, vice direttrice vicaria del Dipartimento di Scienze Veterinarie, il Protocollo rappresenta un’opportunità di didattica, ricerca e Terza Missione, oltre che un’occasione formativa per gli studenti, chiamati a sviluppare competenze trasversali e relazionali.

A supporto dell’iniziativa interviene l’Ordine dei Medici Veterinari di Torino, che – come ricordato dal presidente Massimo Stramazzo – coinvolgerà i liberi professionisti per prestazioni non erogate dall’ambulatorio sociale a costi concordati, rafforzando la rete delle cure veterinarie sul territorio.

Infine, la voce del terzo settore con Francesca Mandarini, responsabile LAV Torino, che ha sottolineato come la veterinaria sociale sia uno strumento fondamentale per prevenire abbandoni, rinunce di proprietà e maltrattamenti: «Siamo orgogliosi che Torino abbia scelto di garantire il diritto alla cura anche agli animali, affinché nessuno resti escluso».

Un Protocollo che mette al centro una relazione spesso invisibile, ma capace di fare la differenza nella vita quotidiana di molte persone: quella tra fragilità umana e affetto animale.

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Semaforo antismog, torna il livello 0 (bianco)

Secondo i dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte, da sabato 24 gennaio, e fino a lunedì 26 gennaio 2026 (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico torneranno al livello 0 (bianco), con le sole misure strutturali di limitazione del traffico previste del semaforo antismog.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute  .

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Passaporti alle Poste, incontro a Roma

A febbraio il via al servizio anche nell’Astigiano e Biellese, ad aprile nel Verbano Cusio Ossola. Il prossimo step coinvolgerà le grandi città
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio ha incontrato a Roma, al ministero dell’Interno, Claudio Palomba, Capo del Dipartimento per l’amministrazione generale, e i funzionari del Dipartimento, per fare il punto sui prossimi passi del progetto Polis che consente ai cittadini di presentare la richiesta e ottenere il rilascio del passaporto direttamente all’ufficio postale.
Il servizio, grazie alla collaborazione tra Regione Piemonte, governo e Poste italiane, è già attivo nei comuni sotto i 15 mila abitanti delle province di Alessandria, Cuneo, Novara, Vercelli e Torino.
Durante l’incontro è stato condiviso il calendario delle prossime tappe di estensione del servizio: il 10 febbraio il servizio sarà disponibile negli uffici postali dell’Astigiano e del Biellese e il 21 aprile nel Verbano Cusio Ossola.
“L’estensione del servizio ai comuni sotto i 15 mila abitanti di tutte le province del Piemonte rappresenta il frutto di un lavoro che abbiamo portato avanti in questi mesi dapprima per inserire il Piemonte nella sperimentazione e poi per ampliare progressivamente i territori coinvolti – spiega il presidente Alberto Cirio – con l’obiettivo di rendere le procedure per la richiesta dei passaporti più veloci, più accessibili e vicine anche nelle zone più periferiche e lontane dai grandi centri urbani. L’estensione alle città più grandi è per noi il prossimo step, per alleggerire il lavoro delle questure e dei commissariati e per rendere il servizio sempre più capillare e agevole su tutto il territorio regionale”.

Tentato stupro a Mirafiori Sud, in strada il Comitato Torino Tricolore

Dopo l’iniziativa in piazza Bengasi, è tornato in strada  il Comitato Torino Tricolore, questa volta a Mirafiori Sud, nella zona compresa tra via Biscaretti di Ruffia, via Pramollo e via Buriasco, dove pochi giorni fa una ragazza ha rischiato di essere stuprata.

“Siamo scesi in strada a Mirafiori Sud, precisamente nei pressi di via Biscaretti di Ruffia dove pochi giorni fa una ragazza ha rischiato di essere stuprata – ha dichiarato Matteo Rossino, portavoce del Comitato Torino Tricolore -, ma sono mesi che in questa zona residenti e commercianti fanno i conti con aggressioni, furti nei negozi e garage, auto spaccate, è ora di dire basta! Periferia non deve essere sinonimo di degrado – ha concluso Rossino -, non possiamo permettere che i nostri quartieri siano ostaggio della criminalità, siamo pronti ad aiutare tutti quei torinesi stanchi di vedere la propria città morire giorno dopo giorno!”

Comitato Torino Tricolore

“Sabato, domenica e lunedì”, la pièce di Eduardo De Filippo al Carignano  

Debutto al teatro Carignano martedì 27 gennaio, alle ore 19.30, della commedia in tre atti “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo. L’allestimento è firmato da Luca De Fusco che, inserendosi nelle pieghe della drammaturgia originale, offre allo spettatore un affresco vivido sui segreti, le tensioni intime e le dinamiche  di una famiglia. De Fusco dirige Teresa Saponangelo, accanto, tra gli altri, a Claudio Di Palma, Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bertolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino,  Renato De Simone, Antonio Elia , Domenico Moccia e Paolo Serra.

Scritta nel 1959, “Sabato, domenica e lunedì “ rappresenta una commedia corale che dimostra quanto il teatro di Edoardo sia ancora, tra leggerezza e profondità,  così vitale e necessario, in quanto riflette i drammi e le caratteristiche del nostro tempo, in equilibrio tra una ironia acuta e una crescente conflittualità,  esplorando i meccanismi delle relazioni parentali che si snodano intorno a un pranzo domenicale.

“Il testo – spiega il regista Luca De Fusco – è il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo” . Delinea un momento di equilibrio sociale oggi perduto, tra le mura di una grande casa della famiglia Piscopo, di cui abbraccia tre generazioni, il nonno Antonio, i due coniugi Peppino Priore e Rosa, i figli, e la classica zia zitella Amelia Priore.
Si tratta di una famiglia affezionata ai propri rituali come quello del pranzo domenicale. È  proprio nella lenta ebollizione del succulento ragù che si insinuano le tensioni che minacciano sentimenti e  equilibri, tra Rosa e il marito Peppino, lei in competizione culinaria con la nuora, lui in preda ad una inesistente gelosia tolstoiana.
Tutti gli altri componenti si adoperano per risanare i conflitti e a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare, mentre i figli sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori.
Si tratta di una commedia senza tempo, in cui si sorride, ci si commuove e che suggerisce una riflessione sul ruolo della donna. Centrale risulta la figura di Rosa Priore, interpretata da Teresa Saponangelo, volto molto amato della TV e del cinema, che incarna l’archetipo femminile capace di assorbire le tensioni e mantenere la coesione familiare.

“La famiglia De Piscopo è una vera famiglia  – spiega il regista De Fusco – compatta e affezionata ai propri rituali. Commuove lo spettatore perché sa curare le proprie ferite e ci tiene alla salute del gruppo come ad un proprio valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini al marito e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro, ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione di futuri conflitti, ed emerge il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta.

Teatro Carignano-piazza Carignano 6, Torino

“Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo – dal 27 gennaio all’8 febbraio 2026

Orario: martedì, giovedì e sabato ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ domenica ore 16 e lunedì riposo

Biglietteria: piazza Carignano 6 – telefono: 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

 “Seeing Auschwitz”, la mostra in piazzetta Mollino

È  stata inaugurata giovedì 22 gennaio scorso la mostra dal titolo “Seeing Auschwitz” all’Archivio di Stato di piazzetta Mollino, dove rimarrà visibile gratuitamente fino al 31 marzo prossimo.
La mostra presenta un centinaio di scatti mai esposti prima in Italia e realizzati tra il 1941 e il 1944 all’interno del campo di sterminio nazista.  Le immagini compongono un  reportage di straordinaria forza documentaria sulla vita e la morte di oltre un milione di prigionieri, offrendo un triplice sguardo sul più grande centro di sterminio della storia.
Da un lato vi sono le fotografie scattate in gran parte dai carnefici nazisti che documentano le diverse fasi del processo di eliminazione dei deportati, dall’arrivo nel campo fino alle camere a gas. A queste si affiancano alcuni rari scatti realizzati clandestinamente dai prigionieri, che restituiscono il punto di vista delle vittime.  Completa poi il percorso lo sguardo degli Alleati che, sorvolando l’area, riprendono dall’alto ciò che accade.

Fa così tappa a Torino la mostra commissionata da ONU e Unesco e realizzata dall’ente culturale spagnolo Musealia in collaborazione  con il Museo Statale di Auschwitz Birkenau. L’esposizione è già stata ospitata in importanti sedi internazionali tra cui Madrid, Londra, Parigi e diverse città degli Stati Uniti. Il suo arrivo a Torino è stato reso possibile grazie alla Comunità Ebraica di Torino, alla Fondazione di Studi Gaetano Salvemini e all’Ambasciata di Polonia in Italia e all’ospitalità dell’Archivio di Stato.
La mostra si articola in nove aree tematiche distribuite in quattro spazi. “Le straordinarie immagini dell’orrore di Auschwitz” , come sono state definite da Dario Disegni , presidente della Comunità Ebraica di Torino,, sono comunque concepite come una mostra divulgativa pensata per essere proposta anche alle scuole.

Mara Martellotta

Il Politecnico di Torino, dove le idee diventano futuro

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SCOPRI – TO   ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino ha sempre avuto un rapporto speciale con l’ingegno, con il lavoro e con la capacità di trasformare le intuizioni in realtà concrete. Nel cuore di questa tradizione si trova il Politecnico di Torino, una delle università tecniche più antiche e prestigiose d’Europa, un luogo che da oltre centocinquant’anni forma menti capaci di lasciare un segno nel mondo dell’ingegneria, dell’architettura, della ricerca e dell’innovazione.

Fondato nel 1859, lo stesso anno dell’Unità d’Italia, il Politecnico nasce come Scuola di Applicazione per gli Ingegneri e cresce insieme al Paese, accompagnandone lo sviluppo industriale, scientifico e tecnologico. Dai primi laboratori legati alla meccanica e alle costruzioni, fino ai moderni centri di ricerca su aerospazio, sostenibilità ed energia, l’ateneo torinese ha sempre mantenuto uno sguardo rivolto al futuro, senza mai dimenticare le proprie radici.

Dalle aule al mondo: i nomi che hanno fatto la storia

Tra i corridoi del Politecnico di Torino sono passati studenti e docenti che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia italiana e internazionale. Uno dei nomi più noti è senza dubbio quello di Giulio Natta, premio Nobel per la chimica nel 1963, che al Politecnico ha insegnato e condotto parte delle sue ricerche fondamentali sui polimeri, aprendo la strada a materiali oggi utilizzati in ogni ambito della vita quotidiana.

Anche il mondo dell’industria automobilistica e aerospaziale porta l’impronta dell’ateneo torinese. Numerosi dirigenti, progettisti e ingegneri che hanno lavorato per aziende come Fiat, Ferrari, Leonardo e grandi gruppi internazionali si sono formati tra le sue aule. Il Politecnico ha rappresentato per molti di loro non solo un luogo di studio, ma un vero laboratorio di idee, dove imparare a unire teoria e pratica, visione e concretezza.

Non mancano figure che si sono distinte anche in ambiti diversi, come l’architettura e l’urbanistica. Progettisti formati a Torino hanno contribuito a ridisegnare città, spazi pubblici e infrastrutture in Italia e all’estero, portando con sé uno stile che unisce funzionalità, attenzione all’ambiente e sensibilità per il contesto urbano.

 

Innovazioni che nascono a Torino

Il Politecnico di Torino non è soltanto un luogo di formazione, ma un vero e proprio motore di ricerca e sperimentazione. Negli ultimi decenni ha sviluppato progetti che spaziano dall’energia rinnovabile alla mobilità sostenibile, dall’intelligenza artificiale ai materiali avanzati. Nei suoi laboratori si studiano soluzioni per rendere le città più intelligenti, i trasporti più sicuri, le industrie più efficienti e rispettose dell’ambiente.

Uno dei settori in cui l’ateneo si è distinto a livello internazionale è quello dell’aerospazio. Grazie alla collaborazione con aziende e agenzie spaziali, il Politecnico partecipa allo sviluppo di satelliti, sistemi di navigazione e tecnologie per l’esplorazione spaziale. Torino, grazie a questo legame, si è guadagnata un ruolo di primo piano nel panorama europeo dell’industria aeronautica e spaziale.

Importante è anche il contributo nel campo dell’energia. Ricercatori e studenti lavorano su soluzioni per migliorare l’efficienza delle reti elettriche, sviluppare nuove tecnologie per l’accumulo di energia e promuovere l’uso delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è quello di accompagnare la transizione verso un modello più sostenibile, capace di rispondere alle sfide ambientali del presente e del futuro.

Un’università aperta alla città e al mondo

Il Politecnico di Torino non vive isolato dal contesto che lo circonda. Al contrario, è profondamente legato alla città e al territorio. I suoi campus, distribuiti tra il centro urbano e le aree limitrofe, sono spazi vivi, frequentati non solo da studenti e docenti, ma anche da cittadini, professionisti e imprese che partecipano a eventi, conferenze e progetti condivisi.

Allo stesso tempo, l’ateneo ha una forte dimensione internazionale. Accoglie ogni anno migliaia di studenti stranieri e collabora con università e centri di ricerca in tutto il mondo. Questo scambio continuo di idee e culture contribuisce a creare un ambiente dinamico, in cui il confronto diventa una risorsa fondamentale per la crescita personale e professionale.

Per molti giovani, studiare al Politecnico di Torino significa entrare in una comunità che guarda lontano, che crede nel valore della conoscenza e nella responsabilità di metterla al servizio della società. È un’esperienza che non si limita agli anni universitari, ma lascia un’impronta duratura nel modo di affrontare il lavoro, i problemi e le sfide della vita.

Oggi come ieri, il Politecnico continua a rappresentare uno dei simboli più forti di Torino: una città che ha saputo reinventarsi più volte, passando da capitale industriale a polo di innovazione, cultura e ricerca. Tra le sue aule, i suoi laboratori e i suoi cortili, si respira ancora quella stessa idea che lo ha fatto nascere oltre un secolo fa: che il sapere, se coltivato con passione e rigore, può davvero cambiare il mondo.

NOEMI GARIANO

Voglia di lavorare saltami addosso

Ho già scritto in passato sul tema dell’occupazione e su quello in decisa crescita delle little girl e dei sugar daddy; scorrendo gli annunci dei numerosi siti di incontri e di annunci, salta all’occhio la quantità di annunci tanto di little alla ricerca di daddy che il contrario.

Per i non addetti ai lavori vado a spiegare: la little girl è una ragazza (diciamo dai 18 ai 25 anni circa) in cerca di un sugar daddy, ovvero un dolce papà che la coccoli, la mantenga agli studi, le paghi qualche svago, i vestiti, ecce cc.

Il fenomeno in sé sarebbe già inquietante, se non altro perché cerco coccole da uno sconosciuto che, ça va sans dire, vorrà qualcosa in cambio. Solitamente le little girl sono piuttosto onnivore, accontentandosi di chiunque venga in loro soccorso, preferendo sua la carta di credito a quella di identità.

Il fenomeno davvero eclatante, però, è che molte cerchino un sugar daddy esclusivamente virtuale, cioè che soddisfi ogni necessità della little solo via mail, chat, telefono, ecc senza alcun incontro e, quel che è peggio, è che i daddy accettino.

Tradotto per gli estranei significa che io daddy sono disposto ed elargire qualche centinaio di euro al mese (se non migliaia) ad una fanciulla che mi dice paroline dolci al telefono, mi fa le fusa virtuali, mi fa vedere foto e video erotici ed io, tac, sborso.

E’ palese che il rapporto non sia esclusivo: ogni little può avere più di un daddy, anzi solitamente è così, ed alcune di esse sono riuscite ad avere dieci daddy (qualcuno virtuale, qualcuno reale) così da potersi permettere auto, università, affitto, vestiti e accessori griffati, vacanze in barca (quello si paga a parte) e molto altro.

I daddy migliori, neanche a dirlo, sono quelli sposati che non si innamorano (pena far giungere alla di lui moglie qualche notizia scomoda) e che, comunque, sono più ricattabili.

Al di là di ogni considerazione morale, emergono subito due fattori: da parte delle fanciulle la capacità di attuare una pseudoprostituzione pur di mantenere un tenore di vita agiato (nessuna di loro chiede aiuto per arrivare a fine mese o per mantenere un figlio) e da parte del daddy il bisogno di sentirsi coccolato, vezzeggiato, di potersi confidare anche se il conto (anticipato) è piuttosto salato.

Iconico questo annuncio, del centro Italia, comparso su un giornale di incontri:

Sono una little di 23 anni, molto bella e molto dolce, sono in cerca di un daddy gentiluomo, anche sposato o fidanzato, che abbia voglia di avere una “relazione” o conoscenza little-daddy online, anche hot se ci troviamo d’accordo.

Sono disponibile anche per chi vuole una “finta fidanzata”, con cui condividere momenti romantici, sempre virtuale, con foto video ecc. ecc.
Annuncio riservato solo a chi sa come gira il mondo e valido in tutta Italia.
Foto mie in privato.

E’ il motivo per cui molti maschietti si rivolgono alle prostitute alle quali, spesso, chiedono non un rapporto sessuale ma qualche minuto di chiacchiere, ascolto ma dietro un corrispettivo sicuramente molto inferiore al contributo da elargire alle little.

Consideriamo anche che, a 18 -25 anni, le ragazze hanno sviluppato la loro personalità molto meno rispetto a 20-30 anni fa e, dunque, il rischio è che percepiscano questo stile di vita come normale, come corretto, come una vera attività imprenditoriale.

Ve lo immaginate un Paese che cerchi di aumentare il proprio PIL attraverso le dazioni di denaro dei sugar verso le little o la cui unica produzione sia di beni di lusso elargiti alle little da ricchi daddy in cerca di emozioni proibite?

Non vorrei che il buon Cetto La Qualunque dovesse modificare il suo slogan in “Cchiù PIL pe’ tutti”.

Sergio Motta

“Donna, Vita, Libertà”: presidio di solidarietà, in piazza Castello a Torino, con il popolo iraniano

In testa l’“Associazione Culturale Italia Iran”

Lunedì 26 gennaio, ore 18

Non si può non reagire, oltre che non inorridire.

Di fronte alla brutale ondata repressiva che sta colpendo l’Iran (oltre 2500 vittime dal 28 dicembre scorso, giorno di inizio delle proteste contro il regime dell’Ayatollah Alì Khamenei, che arrivano a 12mila per il sito di opposizione “Iran International” e addirittura a 20mila secondo “CBS”, fra le principali reti televisive americane), AcliAnpiArci e CGIL insieme all’“Associazione Culturale Italia Iran” promuovono un “presidio di solidarietà” con il popolo iraniano che si terrà lunedì 26 gennaioalle 18in piazza Castello, a Torino. Obiettivo: “dare voce – dicono i promotori – a una mobilitazione popolare ampia, non violenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali”.

“L’urgenza di questa manifestazione – proseguono – risiede nella volontà di esprimere una posizione politica e sociale limpida, fondata sulla condanna senza ambiguità della violenza del regime e sul sostegno incondizionato alle istanze di libertà che arrivano dalle piazze. I promotori riconoscono in questa rivolta il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, esacerbata dalla corruzione sistemica e da un apparato di potere che risponde alle richieste di dignità con l’uso illegale della forza, arresti di massa e torture”.

L’iniziativa subalpina risponde all’appello di “AOI – Associazione Organizzazioni Italiane” (la rete che rappresenta le “ONG” italiane di Cooperazione Internazionale), di “Rete Italiana Pace e Disarmo”“Sbilanciamoci” (rete di “Associazioni Italiane” che dal 1999 promuove un’economia di giustizia e sostenibilità, focalizzandosi su diritti, ambiente, pace, welfare e finanza etica) e “Stop Rearm Italia”; appello teso a chiedere con forza il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e una ripresa reale dell’iniziativa diplomatica internazionale. Dietro, l’impellente necessità, che l’Europa scelga la strada della “pace” e della “pressione politica”, abbandonando la “logica del riarmo” e dell’“escalation militare” per investire, al contrario, risorse nella “giustizia sociale” e nella “cooperazione”.

Forti, dietro e in appoggio a tali richieste, le parole di Samir Garshabi, membro dell’“Associazione Culturale Italia-Iran” di Torino:  “Come iraniani e iraniane della diaspora seguiamo con profonda preoccupazione e dolore quanto sta accadendo in Iran. Il regime ha oscurato i mezzi di comunicazione, isolando il Paese dal mondo mentre è in corso una repressione durissima e un massacro che colpisce la popolazione civile. Nonostante tutto, il popolo iraniano continua a scendere in piazza con straordinario coraggio, rivendicando diritti, libertà e dignità”.

“Per tutto questo chiediamo alle forze politiche progressiste e alla società civile italiana – aggiunge Samir – di non restare in silenzio e di schierarsi apertamente al fianco di chi oggi lotta per il proprio futuro. Allo stesso tempo, respingiamo ogni ipotesi di intervento militare esterno: la storia dimostra che le ingerenze straniere e le logiche di guerra non portano democrazia. L’unica via possibile è l’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua volontà, della sua pluralità e del suo diritto a costruire un futuro di libertà, democrazia e uguaglianza sociale”.

g.m.

Nelle foto:  Immagine repertorio Presidio, Locandina Presidio

Emergenza freddo. La Croce Rossa lancia raccolta di coperte

 

Per proteggere chi non ha un riparo dalle rigide temperature invernali, la Croce Rossa – Comitato di Torino promuove una raccolta straordinaria di materiali termici.
L’appuntamento è per sabato 31 gennaio, dalle 14 alle 18, nella sede torinese di via Bologna 171. Chiunque desideri offrire il proprio contributo può donare coperte, piumoni e sacchi a pelo in buono stato. Tutto il materiale sarà consegnato tempestivamente dalle Unità di Strada alle persone senza dimora durante i servizi notturni, fornendo una protezione vitale contro il gelo. Ogni singola donazione rappresenta un gesto concreto di solidarietà per chi vive in condizioni di estrema fragilità.
L’appuntamento per la consegna dei materiali è dunque fissato per l’ultimo sabato di gennaio, dove i volontari e le volontarie della Croce Rossa saranno pronti ad accogliere le donazioni.