Rubriche- Pagina 30

La forza del silenzio / 1

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Per molti, soprattutto in questi nostri tempi nei quali la “cultura” imperante ci vuole aggressivi e pronti a intervenire in ogni occasione e su qualsiasi argomento, saper stare in silenzio è un segno di debolezza o di mancanza di argomenti.

La persona che sa quello che vuole, a detta dei più, deve saper reagire in ogni situazione, rispondere a tono, reagire verbalmente se attaccata o provocata. Quanto più si parla, quante più parole si dicono, più ci si afferma.

E si dà l’impressione di essere forti, in grado di padroneggiare le situazioni. Anche molti di noi si sentono a disagio nel restare in silenzio, e pensano che stare zitti faccia si che il mondo li consideri deboli e fragili. Ma è davvero così?

La capacità di saper tacere quando riteniamo che sia il caso di farlo è una forza che in pochi sono in grado di avere. A ben pensarci il silenzio si rivela una dimostrazione di forza, di solidità, di controllo di se stessi e delle proprie emozioni.

Molte, troppe volte, si viene presi da una irrefrenabile voglia di dire la propria. Alimentando in tal modo l’ego, il bisogno spesso poco controllabile di sentirsi importanti per chi sta attorno, di evitare di essere giudicati poco intelligenti, poco preparati, poco attenti.

Quante volte taluni parlano solo perché sembra loro negativo stare zitti… In questi casi continuare a non dire nulla fa sentire profondamente a disagio. Per assurdo anche quando non si sa cosa dire, quando non si é così sicuri delle conseguenze del parlare, si é spesso spinti a parlare pur di dire comunque qualcosa…

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della prima parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Zucchero e Flowers Festival

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Lunedì. Allo Ziggy suonano gli Earth Crisis+ Caged.

Martedì. Per San Giovanni Santo Patrono di Torino dalle 21 in Piazza Vittorio, “Torino is Fantastic”, kermesse con : Mahmood, Tananai, Alessandra Amoroso, Annalisa, Noemi, Antonello Venditti, Gianna Nannini, Il Volo e i finalisti di Amici. Ospite Shaggy. A seguire il consueto spettacolo pirotecnico alle 23.30. Presenta la serata Gerry Scotti. All’ OST Barriera suona Chiara Ariagno Quartet.

Mercoledì. Inizia la decima edizione del Flowers Festival nel parco della Certosa di Collegno con l’esibizione di Willie Peyote preceduto da Anna Castiglia. Al Blah Blah si esibiscono i Rondò della Forca. All’Osteria Rabezzana suona il trio di Federico Bratovich. Al One Torino è di scena rap al femminile con Anna Pepe.

Giovedì. Allo Stadio Olimpico arriva Zucchero. Per Flowers Festival si esibiscono gli Eugenio In Via Di Gioia. Al Blah Blah suonano gli Exira + Tuan Davi.

Venerdì. Al Blah Blah è di scena Daniele Guerini. Per Flowers Festival suonano Franco 126 + Joan Thiele. Per Evergreenfest al parco della Tesoriera si esibiscono Mael e Casadilego. Al Circolino suonano i Bongclouds.

Sabato. Per Flowers Festival a Collegno sono di scena Bandabardò + I Patagarri. Al Blah Blah si esibisce Margarita Witch Cult.

Pier Luigi Fuggetta

Pasta risottata alla mediterranea

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Avete letto bene, e’ una pasta ma… cuoce come un risotto, provatela: e’ proprio appetitosa!

 

Ingredienti (per 4 persone):

320gr. di pasta corta tipo penne

15/20 pomodorini tipo Pachino

1 cucchiaio di capperi dissalati

3 cucchiai di olive taggiasche denocciolate sott’olio

1 piccola cipolla

1 spicchio di aglio

3 cucchiai di olio evo

1 bicchierino di vino bianco secco

3 cucchiai di pecorino grattuggiato

acqua per cottura

basilico e  prezzemolo freschi

Sale q.b.

 

In una larga padella mettere a dorare la cipolla,  l’aglio e i capperi tritati, aggiungere poi  le olive e i pomodorini tagliati a meta’, insaporire per qualche minuto poi unire la pasta cruda e rimestare. A questo punto, salare, sfumare con il vino bianco e poi coprire completamente gli ingredienti con acqua calda e rigirare, proprio come… un risotto. Lasciar cuocere per 10 minuti (dipende dal tempo di cottura della pasta) rimestando di tanto in tanto aggiungendo, se occorre, poca acqua. Quando pronta, spolverizzare con basilico, prezzemolo fresco tritati e pecorino grattuggiato. Servire subito. Potete sostituire gli ingredienti secondo i vostri gusti, magari aggiungendo 2 filetti di acciuga… La pasta cotta in questo modo risultera’ molto piu’ gustosa e avvolta da una cremina che vi conquistera’.

Buon appetito.

Paperita Patty

 

“La maledizione di Joshua” un noir intenso che intreccia memoria, vendetta e mistero

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TORINO TRA LE RIGHE

Per gli amanti del noir e delle atmosfere torbide, oggi vi porto nel cuore del nuovo romanzo di Patrizia Valpiani, La maledizione di Joshua (Edizioni Pedrini): una storia avvincente che mescola passato e presente, colpi di scena e riflessioni profonde sull’animo umano.
Originaria di Pietrasanta, ma ormai torinese d’adozione, Valpiani ha saputo fare della nostra città non solo lo sfondo, ma il respiro stesso della sua narrativa. Alternando poesia e romanzo noir, ha affinato negli anni una scrittura attenta all’introspezione psicologica e alla costruzione di atmosfere dense e inquietanti. Il suo noir non urla, sussurra. Non ostenta la violenza, la lascia emergere lentamente, dalle crepe dell’anima.
Protagonista ricorrente delle sue opere è Pietro Jackson, pittore e musicista dalla sensibilità straordinaria, capace di cogliere le vibrazioni più oscure della realtà. Nato con Ascoltando Coltrane (Neos Edizioni, 2009), Jackson si muove in una Torino meticolosamente descritta nei suoi dettagli urbani, sociali e culturali: una città che, nei romanzi di Valpiani, è presenza viva e pulsante.
Dopo una pausa narrativa, l’autrice è tornata a raccontare le vicende di Jackson in collaborazione con il medico legale Gianfranco Brini, sotto lo pseudonimo di Tosca Brizio. Da questa sinergia sono nati Chiaroscuro (2017) e L’ombra cupa degli ippocastani (2019), pubblicati da Golem Edizioni. Alla scomparsa di Brini, Valpiani ha continuato da sola il cammino del suo protagonista, portandolo avanti fino al recente Pietro J (2022).
Con La maledizione di Joshua, ci troviamo di fronte a un nuovo capitolo, denso di tensione e mistero. La storia prende avvio a Santa Fé, in Argentina, dove incontriamo Joshua, un uomo di origini ebraiche la cui vita è stata devastata dall’antisemitismo degli anni Quaranta. Ormai anziano e gravemente malato, Joshua decide di tornare in Italia per chiudere i conti con il passato e reclamare giustizia. O forse vendetta.
Il romanzo si sposta poi a Torino, dove le ombre di Joshua si intrecciano con quelle di Pietro e Matteo, un giornalista deciso a far luce su una serie di eventi oscuri che coinvolgono una famiglia italiana. In questo mosaico di personaggi e destini, Valpiani intreccia con maestria la memoria storica e la tensione narrativa, regalando al lettore un noir che è anche un viaggio nell’inconscio.
La maledizione di Joshua conferma la capacità dell’autrice di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, dimostrando che il noir può essere non solo intrattenimento, ma anche strumento di riflessione.
Un romanzo da non perdere, perché dietro ogni pagina si cela una verità inattesa. E, come sempre nei libri di Patrizia Valpiani, niente è mai come sembra.
MARZIA ESTINI

L’isola del libro

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RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Chiara Marchelli “La figlia di lui” -Feltrinelli- euro 18,00

Bella, brava, scrittrice e saggista di notevole caratura. Davvero complimenti a Chiara Marchelli, valdostana, trapiantata da anni nella Grande Mela, dove è docente alla New York University.

La figlia di lui” è il suo ultimo romanzo, scritto magnificamente, senza sbavature, puntando dritta all’essenziale e con il pregio di non indulgere in inutili orpelli. La trama cerca di rispondere a una domanda che credo non sia ancora mai stata sollevata e sviscerata così bene in un libro.

Come comportarsi se ci si innamora di un uomo che, purtroppo, ha una pecca di un certo rilievo?

Una figlia insopportabile e urticante all’inverosimile!

E’ quello che accade a Livia, 40enne italiana che vive a New York da anni, donna indipendente grazie al suo lavoro di editor e traduttrice.

Pienamente realizzata, non ha nessuna particolare propensione per i bambini, tantomeno è presa dal ticchettio dell’orologio biologico connesso al desiderio di maternità.

Poi conosce -e si innamora- dell’americano Arno, analista informatico di successo …e fin qui tutto bene. Ma lui si porta appresso un bagaglio di quelli che pesano parecchio; Emma, insopportabile figlia di 5 anni, che fin dal primo incontro entra in rotta di collisione con Livia. Una bimba maleducata e capricciosa in modo esasperante.

Arno ha mantenuto un ottimo rapporto con la ex moglie, si spartiscono il tempo di Emma armoniosamente, ma entrambi sembrano mancare di polso nell’educarla. Loro non lo vedono, ma Livia si, e mal sopporta l’accondiscendenza di Arno verso la figlia. Inutile dire che quando Emma sta con loro la convivenza del trio è una complicazione dopo l’altra.

Crescendo l’atteggiamento pestilenziale della piccola non farà che peggiorare; scavallando infanzia, preadolescenza e adolescenza, fino a traghettarla in una giovane di 21 anni.

Nel frattempo, preparatevi a scenette al limite del tollerabile, in cui persino voi avrete l’impulso di prendere a sberle la ragazzina infingarda e insolente che si rigira il padre come vuole; con continui tentativi di scavare fossati che per Livia siano sempre più difficilie da saltare per raggiungere il compagno.

Per fortuna la protagonista è una donna equilibrata e intelligente che cerca di tenere tutto insieme. Arriva a mettere in discussione se stessa nella faticosa ricerca di un ruolo nuovo e complesso, tutto ancora da delineare, che non aveva previsto.

Ma niente sarà scontato, tantomeno facile, perché vanno mantenuti in equilibrio tre sensibilità, esigenze e caratteri diversi tra loro.

L’autrice segue la storia adottando il punto di vista di Livia e la segue per 15 anni nel corso dell’evoluzione del legame con Arno; tra New York e la casa di famiglia nell’astigiano che lei ha ristrutturato e nella quale è andata a vivere per stare anche più vicina agli anziani genitori.

E’ lì che Arno la raggiunge appassionandosi all’orticoltura; mentre Emma trova la sua strada in America ed instaura un grande feeling con il secondo marito della madre.

Uno dei tanti pregi di questo romanzo è raccontare la realtà oggi sempre più diffusa della famiglia allargata, rappresentando più possibile le posizioni dei protagonisti.

Chiara Marchelli riesce a dare voce a tutti, cogliendone le sfumature con sensibilità. Arno ha le sue ragioni, Livia pure e sa esprimere la rabbia e mettere uno stop quando è in tempo per salvare un legame.

Anche Emma, diventata giovane donna, affronterà Livia: «Ero una bambina…ma tu niente….sempre lì con la bacchetta da maestrina..».

Il finale è a sorpresa e direi aperto a più interpretazioni

 

 

Chiara Marchelli “Le notti blu” -Giulio Perrone Editore- euro 15,00

Dopo aver letto l’ultimo romanzo di questa scrittrice ho pensato di approfondire, ed ecco un’altra sua opera che è stata tra i candidati al premio Strega 2017. Una storia decisamente tosta, narrata con delicatezza.

Affronta due temi impegnativi. Primo: la morte di un figlio.

Secondo: la verità che può celarsi dietro l’apparenza, dunque l’impossibilità di conoscere davvero fino in fondo le persone che ci stanno vicino.

Michele e Larissa sono una coppia di quasi 70enni, stanno insieme da 30 anni, da molto tempo si sono trasferiti negli Stati Uniti e vivono a New York. Hanno avuto un solo figlio, Mirko, che dopo gli studi ha percorso l’itinerario a ritroso ed ha eletto l’Italia come luogo in cui vivere.

A Genova ha conosciuto Caterina, se n’è innamorato e l’ha sposata, nonostante i genitori non avessero fatto salti di gioia. Poi, un giorno, Mirko ha ingoiato una dose massiccia di farmaci e si è lasciato morire. Nessuno ha mai capito perché.

Marchelli affronta il dolore più grande che possa esser inflitto ad un essere umano, la perdita di un figlio, per la quale è impossibile trovare consolazione e pace. In queste pagine scorrono le reazioni dei personaggi, vissute in modi diversi, se non addirittura opposti. Forse l’unico tratto comune è l’essere scivolati in una sorta di dolorosa “vita-non vita”.

A 5 anni dalla scomparsa di Mirko, arriva la telefonata della nuora Caterina che ha trovato la lettera di un avvocato per conto di una donna che chiedeva a Mirko il riconoscimento della paternità di suo figlio.

E’ una bomba che deflagra su tre anime già spezzate dal dolore. Ora non sanno neanche più bene chi fosse realmente quel ragazzo che tanto avevano amato.

Anche di fronte a questo rebus divergono le reazioni dei personaggi che, attoniti, si interrogano sulla reale possibilità che Mirko avesse nascosto a tutti loro una relazione extraconiugale dalla quale era nato un bambino. Inoltre, questo potrebbe essere in qualche modo il motivo del suicidio?

Larissa elabora dolore e dubbi non riuscendo a credere che il figlio potesse averle tenuto nascosto un segreto di tali proporzioni. Rifiuta del tutto l’idea e abbraccia l’ipotesi che sia stata solo un’invenzione di quella donna, che chissà cosa voleva da Mirko.

Michele, invece, pensa che se quel bambino esiste -ed è davvero suo nipote- allora è un’opportunità da cogliere. Vorrebbe dire che qualche preziosissima oncia di Mirko scorre nelle vene di quella creatura ed è la sua vita che continua oltre la sua morte.

 

Paul Murray “Il giorno dell’ape” -Einaudi- euro 22,00

E’ uno dei romanzi tanto osannati dalla critica e in cima alle classifiche di vendite. Forse un tantino sopravvalutato, comunque parte di quel fenomeno per cui se alcune testate o nomi prestigiosi ne parlano bene, praticamente il gioco è fatto e gli altri vanno al seguito. Sicuramente, una sforbiciata alla lunghezza delle circa 600 pagine male non avrebbe fatto.

E’ il quarto romanzo dello scrittore irlandese ed è la storia di una famiglia tradizionale che vive in una bella casa ai margini di un bosco, in un paese a due ore da Dublino. Sono i Barnes e, attraverso le loro vicende, Murray racconta quelle che in linea di massima sono le oscillazioni della vita in generale, fatta di successi e cadute, splendori e miserie.

I Barnes sono tra i più in vista e benestanti della zona, proprietari di una concessionaria d’auto tra le più quotate del circondario, ereditata dal padre. Proprietario è Dickie, sposato con la bellissima Imelda, accumulatrice di beni di lusso e griffati.

Il quadro è completato da due rampolli.

La primogenita Cass: appassionata di letteratura e della quale, scopriremo, strada leggendo, altre predilezioni consone alla fase adolescenziale.

Il fratello minore, Pj: geniale, nerd, ossessivo, alquanto rompiscatole, grande osservatore, dotato di abbondante spirito critico.

Poi la crisi e il crollo dei mercati assestano il colpo di grazia al declino che era già iniziato per l’attività di Dickie. La caduta dei Barnes risaliva a molto tempo prima, come scoprirete –nel fatidico giorno dell’ape che ha segnato la famiglia-. Poi lo scivolone sociale era stato inarrestabile e la rovina economica precipitosa.

Tutto improvvisamente cambia.

I Barnes, dal piedistallo, finiscono sul fondo. Nella contea, ora, tutti li guardano con occhi diversi; peggio, vengono stravolti completamente anche i rapporti tra i 4 membri della famiglia. Fino al baratro finale per cui non si rivolgeranno neanche più la parola.

In mezzo c’è il particolareggiato affresco corale della vulnerabilità degli individui, dei rapporti che intessono. L’approfondimento psicologico delle loro personalità e anche uno sguardo allarmato sulla fragilità dell’ecosistema che regge il mondo. E non anticipo altro….

 

Martta Kaukonen “Butterfly” -Longanesi-

Euro 18,60

E’ il romanzo di esordio della scrittrice e giornalista finlandese 49enne che è anche un importante critico cinematografico, e il suo aspetto sorridente e rassicurante non farebbe pensare a una fantasia tanto diabolica.

Il suo thriller arriva direttamente dai ghiacci finlandesi e in patria è diventato subito bestseller.

Al centro una serial killer che uccide a sangue freddo uomini malvagi. Si chiama Ira, e già il nome sembra implicare la sua natura più profonda; lei organizza accuratamente la tessitura della ragnatela nella quale cattura le sue prede, ovvero maschi spregevoli.

Quello di Ira è un disturbo ossessivo compulsivo che arriva da lontano e risale a quando era bambina ed era stata rapita e abusata sessualmente da un uomo. Un marchio di sofferenza abissale che vorrebbe curare con l’aiuto di un valido specialista.

Sceglie di affidarsi alla terapeuta Clarissa Virtaten, 50enne grondante fascino e fama, sempre in prima fila in tv e sui giornali. E anche lei con qualche scheletruccio rintanato e occultato nell’armadio, lì dove è meglio che continui a rimanere.

Aspettatevi continui colpi di scena, intrighi e azione; tutto condito da ironia e condotto spesso come sofisticato gioco.

 

 

Rock Jazz e dintorni a Torino: Pinguini Tattici Nucleari e Raphael Gualazzi

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. “Sguardi Live” al Parco Salvemini di Rivoli, propone il concerto di Raphael Gualazzi.

Martedì. Allo Stadio olimpico suonano i Pinguini Tattici Nucleari. Al Circolo Mossetto è di scena il quartetto Jam Mossetto.

Mercoledì. Al Blah Blah si esibiscono i Castle Rat.

Giovedì. Sempre al Blah Blah sono di scena i Lem + The Traders. All’Hiroshima Mon Amour va’ in scena “Canzoni al Telefono”. Al Vinile suonano i Beggar’s Guess.

Venerdì. Per “Sguardi Live” a Rivoli si esibisce Elio. Al Vinile sono di scena i Kolbes. Al Circolino suona l’Anonima Sonora. Al Blah Blah si esibiscono gli Edamame +Euphonia. Allo Ziggy suonano gli Origod + Ozora.

Sabato. Al Peocio di Trofarello sono di scena Point & Counterpoint. Allo Ziggy suonano Kairos Killer + Franco Forte.

Pier Luigi Fuggetta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Cristina Prandi Rettrice – Miriam Mafai – Trump, il reazionario – Lettere

Cristina Prandi Rettrice
Eletta con 1538 voti e un’ affluenza dell’86,48 per cento, Cristina Prandi  è la nuova rettrice dell’Università di Torino dopo il discusso mandato di Geuna. E’ una scienziata di prestigio. Mi ricorda il mio amico Pelizzetti, indimenticabile rettore. Ai vertici dell’Ateneo  in oltre seicento anni di storia c’è una donna come lei che può  davvero portare buon senso ed equilibrio, ponendo fine agli estremismi che hanno caratterizzato la vita universitaria, una donna non bastava, ci voleva proprio Prandi.
Pro rettore sarà Cuniberti, storico dell’antichità  greca , allievo di una studiosa straordinaria come fu Cracco Ruggini. L’Università di Torino dal ‘68 in poi ha vissuto momenti difficili e sono sicuro che la prof. Prandi saprà  essere all’altezza del grave compito che le è stato affidato.
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Miriam Mafai
Miriam Mafai è  stata recentemente  autobiografata ed è stata vista come una giornalista critica, tollerante, aperta. Anche Mughini, il bastian contrario  in verità un po’ bollito, negando il suo acceso comunismo, coniugato con un furente femminismo, ha messo l’accento sulla sua  mitezza.
Forse in rapporto all’estremismo del suo compagno Pajetta (che si fece tanti anni di carcere) la Mafai era più disposta ad ascoltare. Ma il suo giornalismo e il suo protagonismo politico sempre all’ombra del PCI appaiono oggi il retaggio di anni da dimenticare. Il dubbio non le appartenne mai.
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Trump, il reazionario
La violenze di Chicago contro i migranti ( a loro volta violenti) rivelano un Trump che ormai appare fuori da ogni logica democratica  e in antitesi con lo spirito americano. La nuova frontiera di Trump è quella del cow boy. Non è un conservatore, ma è un reazionario.
La sola  parola deportazione evoca storie che ci fanno tremare le vene e i polsi. Certo esiste anche negli USA un problema migranti, ma  il ricorso alla violenza, che viola lo stesso federalismo degli Stati Uniti, esprime una forma mentis reazionaria che va respinta nel modo più fermo e assoluto.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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I monarchici nella Resistenza
Faranno un modesto convegno sulla Resistenza monarchica, tema già trattato da Waldimaro Fiorentino  e  soprattutto da Lei, ripetutamente,  con tante manifestazioni e libri .Stupisce che figli di orgogliosi reduci di Salò e accusati di non  aver rispettato il Tricolore per ragioni non proprio nobili  siano tra i relatori. C’è anche chi ebbe un parente moschettiere del Duce. Una bella compagnia di pseudo – storici della domenica, salvo uno che si sentirà fuori posto. Lei che questi temi li ha studiati seriamente , cosa ne pensa?   Giulio Castello
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Non sapevo di questo convegno. Mi fa piacere che si parli del mio amico Mauri e anche del mio amico Sogno, anche se su quest’ultimo ho qualche riserva circa il  suo impegno politico più recente. Consiglierei di parlare di Geuna, Carando, Curreno che ho ricordato sul “Corriere della Sera”  e di leggere le memorie di Mauri che ho pubblicato con una mia introduzione. Bisogna sempre tenere alto  un certo livello, ma anche i piccoli storici  servono a smuovere chi non sa nulla del nostro passato. I monarchici nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione sono stati molto importanti. Fu la Resistenza con le stellette.
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Perché non Oliva?
Paolo Mieli nel suo quotidiano rapporto televisivo su Rai 3  con la storia ha dedicato una puntata alla questione di Trieste, affidando al solito Pupo la trasmissione. Pupo è  uno studioso con simpatie Jugoslave. Perche’ non far parlare Oliva che ha studiato esodo e Foibe quando Pupo le ignorava e le minimizzava?   Elena Cassin
Gianni Oliva
La trasmissione di Mieli è  oggi la migliore possibile. Anni luce dalle smargiassate di Barbero.  Mieli è stato allievo di De Felice, anche se  a volte se ne dimentica  perché è stato anche attivo nella contestazione studentesca. Non gli avrei voluto conferire il Premio Pannunzio, poi fui costretto da Mario Soldati.  Durante la trasmissione a cui si riferisce la lettrice, Pupo non ha parlato degli eroici ragazzi di Trieste caduti per l’italianità  della città di San Giusto sotto il fuoco inglese, ha  esaltato le scritte bilingue quasi fossimo in Alto Adige, non ha mai pronunciato la parola foiba. Neppure quella di Basovizza. E mi fermo qui. E’ chiaro che con Gianni Oliva il discorso avrebbe preso una piega diversa.
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Matteotti 101 anni dopo
Il prof . Pietro Polito  esimio direttore del Centro “Gobetti “ ha scritto un articolo su Giacomo Matteotti che verrà ricordato a 101 anni dall’omicidio a Torino. E’ difficile leggere un articolo tanto generico e pressapochista, pieno di giaculatorie ideologiche  e privo di riflessioni storiche. Polito scrive addirittura, usando il plurale, delle opere di Matteotti, forse ignorando che Matteotti fu uomo d’azione e non di pensiero e non ebbe comunque tempo di scrivere “opere”… Cosa ne pensa, lei che è uno studioso di Matteotti?  Tina Rizzi
Io da tempo non leggo gli articoli del dottor Polito che si auto definisce “storico delle idee”. Lo scorso anno ho pubblicato un saggetto su Matteotti, allegando un testo di Gobetti che commemorò a caldo la fine tragica di Matteotti nel 1924 . Gobetti non ebbe la lucidità  dello storico perché era contemporaneo di Matteotti di cui colse ben poco. Chi avrebbe avuto la distanza storica di oltre un secolo per scrivere con pacatezza scientifica di Matteotti ( ho recuperato il testo politiano) temo non abbia, a sua volta, colto che Matteotti era un socialista che aveva capito tutto sul fallimento antidemocratico della Rivoluzione russa che invece  Gobetti definì incredibilmente  “liberale” .

Il Mocha Mousse e i suoi abbinamenti /2^ parte

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Già ci si siamo avvicinati alle combinazioni del Colore Pantone per l’anno 2025, il Mocha Mousse, più adatte per l’estate, presentando varie tonalità di blu. Il colore che, in questa stagione, ci fa pensare al mare, comunica tranquillità e trasmette fiducia. Volendo aggiungere un terzo colore, possiamo pensare alla combinazione Mocha Mousse-blu-azzurro, oppure a quella, più raffinata, Mocha Mousse-beige (o sabbia)-blu.

Ci sono però colori che utilizziamo con preferenza in estate, per varie ragioni. Tra essi, il giallo e l’arancione.

Il giallo ci rimanda al sole: un colore luminoso e in prevalenza caldo. Chi ama il giallo è spesso creativo, originale, innovativo, curioso, ama le sfide ed è un perfezionista. In genere è ottimista e realizza le proprie ambizioni. Per contro, chi non ama questo colore è una persona che preferisce non rischiare, bensì scegliere percorsi dall’esito sicuro: si tratta delle cosiddette persone “con i piedi per terra”.

L’arancione è un colore secondario, cioè la fusione di rosso e giallo. Ha dunque caratteri propri di entrambi questi colori. E’ il colore del tramonto, ma anche dell’energia, delle persone determinate, di successo, che si impegnano in progetti sempre nuovi. Chi ama l’arancione può essere un po’ volubile e sempre alla ricerca di nuovi amici/he..; si fa perdonare, per il suo senso dell’umorismo e per l’essere, in genere, persona ricca di fascino e stimoli.  Avete notato che le confezioni di vitamine, integratori, etc. hanno spesso questo colore? L’arancione è infatti un colore stimolante: iniziate la vostra giornata con qualcosa di questo colore, come una spremuta d’arancia.

Il Mocha Mousse ben può essere abbinato al giallo o all’arancione in estate. Attenzione a scegliere la migliore tonalità di questi colori. Non tutte, infatti, si prestano a un abbinamento che doni al nostro colore dell’anno 2025 un tocco di vivacità.

Tra gli arancioni, sceglieremo quelli più accesi, o la tonalità corallo. Tra i gialli, saranno perfetti il giallo più tenue del sole al mattino e il giallo del sole nel mezzogiorno; i gialli ambra, oro, grano, mimosa, escludendo, invece, i gialli con tonalità fredde o molto chiari.

Dunque, potremo optare per un abbinamento Mocha Mousse-giallo oppure Mocha Mousse-arancione, scegliendo, di questi colori, la tonalità più adatta a noi o preferita. L’abbinamento si potrà trovare, ad esempio, con un accessorio: raffinato un abito Mocha Mousse con una borsa giallo pannocchia; una gonna svasata Mocha Mousse con una camicia a stampa o a righe verticali arancioni e Mocha Mousse; una borsa da mare in raffia Mocha Mousse e giallo sole; un tailleur in lino Mocha Mousse con camicia o, perché no, Tshirt gialla, da indossare in contesti professionali.

Se non vi ritrovate in queste idee, le proposte non finiscono qui. Alla prossima puntata.

 

 

 

Chiara Prele

Consulente d’immagine

L’Altro Campagnolo. Il gusto autentico di Monica e Flavio a Candiolo

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SCOPRI-To Alla scoperta di Torino 
Tra le colline che fanno da corona a Torino, in una cornice calda e familiare, sorge L’Altro Campagnolo, ristorante condotto con passione da Monica Sbaragli e Flavio Ponzo, coppia nella vita e nel lavoro. Qui, l’eredità lasciata dai genitori di Flavio si rinnova ogni giorno, mettendo al centro materie prime d’eccellenza, piatti dal sapore radicato e un’ospitalità che ti fa sentire subito a casa.
Il locale ha saputo conquistare negli anni una clientela affezionata, grazie a una cucina che parla piemontese ma sa anche sorprendere, un servizio attento senza rigidità e un ambiente accogliente che fa della semplicità il suo tratto distintivo. D’estate, poi, la bella area esterna regala uno spazio verde perfetto per pranzi e cene all’aperto, lontani dal rumore della città.
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Antipasti che aprono il viaggio: fassone, uovo poke e aromi di stagione.
L’esperienza gastronomica inizia con una scelta mirata di antipasti: il fassone piemontese si declina in tre versioni – battuta al coltello, vitello tonnato e girello marinato – esaltando la qualità della carne e il rispetto per la materia prima. Ogni assaggio è calibrato, sincero, con il sapore protagonista senza sovrastrutture.
Tra le proposte più originali c’è l’uovo poke, una preparazione che mette insieme la cremosità dell’uovo, la dolcezza sapida della toma e il tocco fresco degli asparagi. È un piatto moderno ma perfettamente coerente con l’identità del ristorante: legato al territorio ma aperto alla sperimentazione.
Completano l’offerta altri antipasti stagionali, pensati in base alla disponibilità degli ingredienti e alla creatività dello chef, con una sensibilità particolare per il bilanciamento dei sapori e la leggerezza.
Una sinfonia di primi e secondi: tajarin, risotto e carni selezionate
I primi piatti sono un vero punto di forza: imperdibili i tajarin ai tre ragù, pasta fatta in casa condita con sughi diversi, dal classico ragù di carne a varianti più delicate o rustiche per un’esplosione di gusto che resta impressa. La pasta sottile, saporita, cattura perfettamente ogni salsa, e trasmette subito l’idea di una cucina curata, concreta.
Tra le proposte più sorprendenti c’è il risotto con pesche e funghi, un accostamento fuori dagli schemi che però convince grazie al gioco tra dolce e umami. È il classico piatto che incuriosisce sulla carta e conquista al primo assaggio, dimostrando che si può innovare senza strafare.
I secondi ruotano principalmente attorno alle carni, protagoniste indiscusse del menù: tagli selezionati, cotture attente, abbinamenti pensati per valorizzare il gusto naturale. Ogni piatto riflette la filosofia del ristorante: pochi elementi ma scelti con cura e portati al massimo della loro espressione.
Il gran finale: gelato artigianale e dolci d’eccellenza.
Il momento del dolce è tutt’altro che un semplice “di più”. Qui, il gelato viene preparato artigianalmente poco prima di essere servito, direttamente da Monica e Flavio. Il risultato è un prodotto cremoso, freschissimo, che cambia completamente l’esperienza rispetto ai classici dessert da freezer.
Le versioni con caramello salato e amarene sono tra le più amate, ma d’estate conquista anche l’abbinamento con la pesca fresca, in un connubio che sa di sole e semplicità. Accanto al gelato, la carta dei dolci offre anche altre proposte più strutturate, tutte accomunate dallo stesso principio: ingredienti veri, lavorati con passione.
Monica e Flavio hanno realizzato un ristorante che va oltre il semplice mangiare bene. L’Altro Campagnolo è un posto dove si respira la cura quotidiana, la passione per le cose fatte bene, la voglia di offrire un’esperienza che rimanga nel ricordo. Un ristorante che ha saputo crescere senza perdere il suo cuore e che continua ogni giorno a raccontare una storia fatta di sapori, famiglia e ospitalità autentica.
Un posto da provare almeno una volta, ma dove si finisce sempre per tornare.
NOEMI GARIANO

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

L’amore che non muore – Commedia drammatica. Regia di Gilles Lellouche, con Adèle Exarchopoulos, François Civil e Mallory Wanecque. Negli anni Ottanta, gli adolescenti Jackie e Clotaire vivono una turbolenta e appassionata storia d’amore nonostante la loro differenza di classe e d’indole. Uscito di prigione dopo aver scontato 12 anni per un crimine che non ha commesso, Clotaire cerca disperatamente di ricongiungersi con Jackie, ma lei ormai si è sposata e sembra aver voltato per sempre le spalle al loro comune passato. Durata 166 minuti. (Nazionale sala 3)

Aragoste a Manhattan – Commedia drammatica. Regia di Alfonso Ruizpalacios, con Raùl Briones e Rooney Mara. Al The Grill, ristorante iperfrequentato di New York, lavora una moltitudine di persone, tra cucina, sala e uffici. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con le sue isterie. Tra di loro ci sono Estela, che trova un posto di lavoro, Julia che dovrà prendere una decisione importante e Pedro, a cui l’esperienza di cuoco cambierà per sempre la vita. Durata 139 minuti. (Eliseo)

Come gocce d’acqua – Drammatico. Regia di Stefano Chiantini, con Edoardo Pesce e Sara Silvestro. Alvaro e Jenny sono padre e figlia, lui camionista e suo primo tifoso, lei promessa del nuoto. Il loro legame si è incrinato quando l’uomo ha deciso di lasciare Margherita, la madre di Jenny: una scelta che la figlia non riesce a perdonargli e non smette di rinfacciargli. Così il loro rapporto, prima forte e tenero, si è trasformato in altro, riempendosi di astio e sofferenza. Tutto però cambia quando Alvaro a causa di un malore ha bisogno di cure continue e viene quindi affidato a un badante, una scelta che Jenny fatica ad accettare. Prova ad andare avanti con la sua vita ma alla fine, travolta dagli accadimenti e dalle emozioni, decide di stare vicino al padre. Quell’unione “forzata” diventa però pian piano un modo di riscoprirsi. Durata 97 minuti. (Fratelli Marx sala Chico, Romano sala 1)

Fino alle montagne – Drammatico. Regia di Sophie Deraspe, con Antoine Duval e Solène Rigot. Mathias, giovane agente pubblicitario di Montréal, decide di lasciare la sua frenetica vita di città per seguire il desiderio di riconnettersi con la natura e diventare pastore nel sud della Francia. Arrivato in Provenza senza alcuna esperienza, Mathias si scontra presto con la dura realtà del mondo pastorale, che lo costringe a mettere in discussione la sua visione romantica della professione. L’incontro con Elise, una giovane impiegata che sceglie di lasciare il lavoro per seguire il ragazzo, porta una nuova luce nel percorso formativo di Mathias, che riacquista così fiducia in se stesso e nel proprio obiettivo. I due, dopo aver ottenuto l’affidamento di un gregge di pecore, partono per la transumanza, compiendo un viaggio negli incantevoli paesaggi montuosi delle Alpi di Provenza, dove si confronteranno con sfide e incontri che li condurranno verso un nuovo stile di vita in montagna. Durata 113 minuti. (Romano sala 3)

Fuori – Drammatico. Regia di Mario Martone, con Valeria Golino, Matilda De Angelis, Elodie, Corrado Fortuna e Stefano Dionisi. Goliarda finisce in carcere per un furto di gioielli, cinque giorni di carcere, ma a Rebibbia l’incontro con alcune giovani detenute diventa per lei un’esperienza di rinascita. Una volta uscite di prigione, in una torrida estate romana, le donne continuano a frequentarsi. In questo tempo che sembra sospeso, Goliarda stringe una relazione profonda e decisiva per la sua vita, un legame autentico e trascinante che nessuno, lì fuori, riuscirà a comprendere. Questo film racconta un momento della vita di Goliarda Sapienza, scrittrice, una storia di amicizia, di amore e di libertà. Unico film italiano in concorso a Cannes, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Abbandonando qualsiasi ambizione biografica per raccontare l’estate di due amiche che si sono incontrate in carcere e decidono di lasciarsi andare alla deriva, Mario Martone trova non solo l’approccio giusto per raccontare un personaggio complesso come Goliarda Sapienza, ma anche la chiave per arricchire di sfumature il suo approccio realista, rimescolando i piani temporali e disallineando le immagini mentali. Grazie anche alla straordinaria prova delle sue attrici.” Durata 117 minuti. (Eliseo Grande, Nazionale sala 1, Reposi sala 2)

Mani nude – Drammatico. Regia di Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann, Francesco Gheghi e Fotinì Peluso. Un ragazzo è prelevato all’improvviso all’uscita da una discoteca, buttato all’interno di un camion e chiuso al buio in una squallida stanza. All’improvviso, senza un perché. Sarà costretto a prendere parte a incontri di lotta clandestini, a mani nude, organizzati con avversari sconosciuti e sempre diversi da uomini senza scrupoli, un faccendiere e un allenatore che gli faranno conoscere gli aspetti più oscuri e brutali della vita. S’incroceranno altresì rapporti di disprezzo in un primo tempo e di abbandono e fiducia poi, mentre il ragazzo prenderà a conoscere meglio se stesso e tutto quanto gli sta intorno gravitando attorno a quel mondo di scontri. Durata 124 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Reposi sala 5)

La mia amica Zoe – Commedia drammatica. Regia di Kyle Hausmann-Stokes, con Sonequa Martin Green, Natalie Morales, Ed Harris e Morgan Freeman. Coinvolta in uno strano e misterioso rapporto con la sua sarcastica (e defunta) migliore amica, una veterana dell’Afghanistan si riunisce con il burbero nonno reduce del Vietnam, recluso nella casa di famiglia sul lago. Durata 103 minuti. (Romano sala 2)

Mission Impossible – The Final Reckoning – Azione. Regia di Christopher McQuarrie, con Tom Cruise, Hayley Atwell, Vanessa Kirby, Hannah Waddingham e Ving Rhames. Ultima tappa del lungo percorso iniziato nel 1996 da Ethan Hunt e le sue mirabolanti imprese. L’eroe con l’intero suo gruppo è impegnato ad affrontare una nuova pericolosa minaccia: sarà suo compito scoprire due chiavi che possono sbloccare un sistema di intelligenza artificiale, in grado di far esplodere disastri e distruzioni a livello mondiale, entrando in circuiti bancari come gettando nel caos migliaia di chilometri di reti elettriche. Dovranno superare la sfida che gli tende Daniel, misterioso individuo chiuso nel passato di Ethan, anch’egli alla ricerca delle due chiavi. L’impresa sarà quella di impossessarsi del codice sorgente da un sottomarino affondato. Durata 165 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Per amore di una donna – Drammatico. Regia di Guido Chiesa, con Ana Ularu e Marc Rissmann. Anni ’70. Esther, un’inquieta quarantenne americana, alla morte della madre riceve una lettera: deve trovare una donna vissuta negli anni Trenta in Palestina, – all’epoca sotto mandato britannico – che nasconde un segreto sulla sua vita. Arrivata in Israele, Esther è aiutata nella sua ricerca da Zayde, un professore dal passato ingombrante. Anni ’30. Un villaggio di coloni, l’atmosfera di un mondo nuovo. Il contadino Moshe, rimasto vedovo con due bambini, chiama a dargli una mano una giovane donna, Yehudit, che sconvolge la sua vita e quella di altri due uomini, il sognatore Yaakov e il commerciante Globerman. Intrecciando i fili che legano passato e presente, Esther e Zayde scopriranno una sorprendente verità sulle proprie vite. Durata 117 minuti. (Romano sala 3)

Questa sono io – Drammatico. Regia di Michal Englert e Malgorzata Szumowska, con Joanna Kulig e Mateusz Wieclawek. Aniela, fin dall’infanzia, si riconosce donna anche se alla nascita sia stata riconosciuta maschio con il nome di Andrej. Sposa Izabela e ha due figli, continua la vita di sempre ma sempre di più comprende che la sua esistenza non è quella che la sua autentica identità denuncia. Inizia il suo percorso d’affermazione di genere, un percorso fatto di difficoltà dettate nel privato come nel pubblico, continuamente ostile, anche da parte del governo del suo paese, la Polonia dove è nata, un governo avverso a riconoscere un diverso genere, attraverso anni di burocrazia e di intralci. Anche in famiglia le cose non sono facili, se genitori, figli, moglie e fratello si oppongono alla sua decisione. Durata 132 minuti. (Centrale)

Scomode verità – Commedia drammatica. Regia di Mike Leigh, con Marianne Jean Baptiste. Pansy, una casalinga schiacciata dalle sue paure e in conflitto costante con il marito e il figlio, si richiude sempre più in se stessa. Sarà il confronto con la sorella Chantelle, più solare e indipendente, a riaprire vecchie ferite, ma anche a offrirle una possibilità di rinascita. Durata 97 minuti. (Nazionale sala 4)

La trama fenicia – Commedia drammatica. Regia di Wes Anderson, con Benicio del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Tom Hanks, Scarlett Johansson, Charlotte Gainsbourg e Bill Murray. Sopravvissuto a un incidente aereo per la sesta volta in tutta la sua vita, il magnate internazionale Zsa-Zsa Korda tenta di ricucire i rapporti con sua figlia Liesl, nel frattempo diventata suora, che non vede da troppo tempo. Durata 102 minuti. (Eliseo, Fratelli Marx sala Harpo anche V.O., Massimo V.O., Nazionale sala 2 anche V.O., Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

L’ultima regina – Storico, drammatico. Regia di Karim Aïnouz, con Alicia Vikander e Jude Law. Nell’Inghilterra dei Tudor intrise di sangue, Catherine Parr cerca di destreggiarsi nella politica inglese quando diventa la sesta (e ultima) moglie di Enrico VIII. Verrà nominata reggente mentre lui è fuori a combattere, quando il sovrano tornerà sarà costretta a fronteggiare non soltanto il suo terribile carattere – causa della fine di tutti i matrimoni precedenti, alcuni sfociati nelle morti sanguinose delle regine – ma anche l’intransigenza contro chiunque abbia simpatia per i protestanti. Evidentemente intenzionate a non edulcorare lai il proprio racconto, adattato dal libro “Queen’s Gambit” scritto da Elizabeth Fremantle, Ainouz racconta con stile asciutto e senza risparmiare dettagli cruenti e raccapriccianti una storia di corte che è al tempo stesso un thriller psicologico sulla violenza patriarcale, dentro e fuori le mura domestiche. Un titanico Jude Law è un collerico e delirante Enrico, sovrappeso, in tutti i suoi tratti shakespeariano. Durata 121 minuti. (Due Giardini sala Nirvana)

Volveréis – Commedia. Regia di Jonàs Trueba, con Itsaso Arana, Vito Sanz e Fernando Trueba. Ambientato a Madrid, il film analizza i comportamenti di una coppia – lei è Ale, regista di cinema, lui è Alex, attore – che, insieme da quindici anni, vede il proprio percorso giunto alla fine. Decidono di separarsi, lo faranno di comune accordo, con l’idea che non si festeggiano le unioni ma le separazioni, organizzeranno una bella festa con amici e conoscenti e famigliari per dirsi addio. L’organizzazione s’intreccia con il set in cui i due stanno girando un film insieme: mentre ad ogni attimo riemergono ricordi, un passato in comune, sentimenti condivisi, conversazioni che li hanno uniti o divisi. Un nuovo modo di affrontare la propria unione, forse il modo per pensare a un nuovo avvio? Durata 114 minuti. (Centrale V.O., Fratelli Marx sala Chico V.O.)