IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni Per avere un’idea di come il governo Conte si ponga di fronte ai centri culturali e alla cultura e’ sufficiente leggere il Decreto del Presidente del Consiglio del 13 ottobre.
Al paragrafo z dell’articolo 1 si legge che ”le attività dei centri di benessere, dei centri culturali, dei centri sociali ( assimilare i centri culturali con i centri di benessere appare decisamente fuorviante !) sono consentite a condizione che le Regioni abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività alla situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli e le linee guida applicabili, idonei a prevenire o il ridurre il contagio. Questo comma significa aver delegato alle Regioni le attività culturali del territorio, mentre per tante altre attività il Governo ha dettato comportamenti precisi, come, ad esempio, i commensali a cena fissati in 30 partecipanti. Non si comprende perché attività che riguardano la cultura siano assimilati a realtà che nulla hanno a vedere con essa.
E cosa significa parlare di attività culturali ? Esse sono molteplici e riguardano conferenze, convegni, seminari, consultazione di biblioteche ecc. Ma i centri culturali non sono necessariamente regionali o circoscritti ad una regione. Essi a volte organizzano iniziative che vanno oltre i confini regionali, coinvolgendo persone provenienti da altre regioni, per non dire delle iniziative di carattere internazionale. Delegare alle regioni equivale a pensare alla cultura come fatto locale e non come fatto che travalica i confini, come in effetti è. Comunque il governo non si assume le sue responsabilità , ritenendo questi temi non di suo interesse. Giostrarsi tra protocolli e linee guida che dovranno essere definiti dalle Regioni significa per i centri culturali la paralisi delle attività.
C’è da augurarsi che le Regioni siano sollecite nel definire le procedure. Altrimenti la cultura chiuderà inevitabilmente i battenti con conseguenze catastrofiche sulla cultura medesima. Le attività programmate nei mesi futuri sono in bilico.
E’ evidente in questi tempi la difficoltà di fare e persino di vivere normalmente. Ne siamo ben consapevoli ma le decisioni assunte con il comma z appaiono davvero inspiegabili se non come manifestazione di un disprezzo che offende il lavoro e l’impegno di tanti studiosi e di tanti volontari che si dedicano al miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva magari da molti anni con passione e disinteresse.
Lo scorso 6 ottobre il Parco Dora di Torino è stato la cornice del passaggio del testimone della Staffetta Pink che coinvolge 14 città lungo tutta la penisola per un totale di 2.100 Km. Le Pink Ambassador di ogni area urbana corrono la staffetta per unire simbolicamente l’Italia e il 18 ottobre parteciperanno al Pittarosso Pink Parade percorrendo gli ultimi 5 Km tutte insieme. Negli anni scorsi l’evento era una mezza maratona, ma il Covid ha impedito il regolare svolgimento dei programmi ed è stata quindi organizzata una staffetta nazionale. Perché, dicono le ambasciatrici, nulla le ferma, nemmeno la pandemia!
“Attraverso la Rete del dono: una raccolta fondi attivata da ogni Ambassador il cui link è






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